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Cronaca

Indagine sulla morte del ‘re dello zucchero’: la polizia spulcia nella sua vita e nei suoi conti

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Sarà l’autopsia a chiare le cause della morte dell’imprenditore Francesco D’Avino. Il “re dello zucchero” è stato trovato morto questa mattina in un albergo di Rimini dove era atteso per il Sigep, il megasalone della pasticceria. L’imprenditore di Poggiomarino nel tempo aveva raggiunto una fama mondiale, creando un vero e proprio impero esportando il suo zucchero in tutto il mondo. Francesco aveva ereditato lo zuccherificio da papà Vincenzo, portandolo da realtà locale a europea, “inventando” le bustine usa e getta che da anni si usano nei bar di tutto il mondo. La notizia della morte di D’Avino ha fatto il giro del web e si stanno facendo varie ipotesi. La polizia di Rimini che indaga sulla vicenda ha iniziato a spulciare nella vita dell’imprenditore per trovare tracce utili alle indagini.

 

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Cronaca Napoli

Maltempo, anche domani scuole chiuse a Napoli

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Maltempo: a Napoli scuole chiuse anche domani. Stop anche per cimiteri, parchi e impianti sportivi.

 

Scuole chiuse anche domani, a Napoli, a causa del maltempo. E chiusura anche per parchi, cimiteri, impianti sportivi cittadini. E’ quanto disposto dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha firmato un’ordinanza. La decisione e’ scattata dopo la proroga dell’allerto meteo – criticita’ ‘gialla’ – dalle ore 6 di domani mattina alle 6 di domenica mattina diramata dalla Protezione civile della Regione Campania.

Nell’ordinanza sindacale si ricorda che “il Centro Operativo Comunale, prontamente convocato dal sindaco, in via permanente e continua, monitora la situazione cittadina e coordina gli interventi necessari a tutela della sicurezza della popolazione e della citta’ e che la Protezione Civile del Comune di Napoli e la Polizia Locale, con il personale tecnico del Verde Pubblico, delle Municipalita’, della Napoli Servizi e di tutti i soggetti presenti nel C.O.C. da subito hanno presidiato le zone piu’ colpite intervenendo per limitare i disagi alla viabilita’ e alla circolazione stradale”.

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“Pertanto, in via prudenziale, si e’ ritenuto di dover adottare anche per la giornata di domani sabato 26 settembre 2020 gli stessi provvedimenti della precedente ordinanza emanata per la giornata di oggi 24 settembre al fine di prevenire le situazioni di pericolo per la circolazione stradale e la sicurezza di tutti gli abitanti”, si sottolinea.

L’ordinanza dispone di “consentire l’accesso negli istituti scolastici ai dirigenti, al personale di supporto da loro individuato e/o al personale tecnico per ripristinare e riallestire gli spazi ai fini della riapertura delle scuole nonche’ per la ricognizione di eventuali danni subiti dalle strutture a causa degli avversi fenomeni odierni”.

 

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Avellino e Provincia

Clan Graziano, chiesto oltre mezzo secolo di pena per 5 imputati

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Clan Graziano, chiesto oltre mezzo secolo di pena per 5 imputati

Avellino. Oltre mezzo secolo la pena chiesta per i cinque imputati legati al clan Graziano di Quindici. I pm antimafia, Simona Rossi e Luigi Landolfi, hanno richiesto 14 anni per Fiore Graziano e Antonio Mazzocchi, 12 anni per Salvatore Graziano, 10 anni di reclusione per Domenico Desiderio e 9 per Ludovico Domenico Rega. L’operazione nell’agosto del 2019, quando i carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, guidati dal capitano Quintino Russo, arrestarono i 5 imputati accusati di una serie di estorsioni e attentati intimidatori, porto e detenzione di arma, associazione a delinquere.

Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Nell’ordinanza c’era ampio spazio dedicato alla scarcerazione di Salvatore Cava, figlio del boss morto Biagio, finito subito nel mirino dei Graziano insieme alla madre Rosalba Fusco. Con un fucile di precisione, i killer dei Graziano si allenavano utilizzando un manichino. Lo ritrovarono nelle infinite campagne di Quindici, i carabinieri Cacciatori Puglia del Gargano ai quali avevano chiesto aiuto i colleghi di Avellino. Bianco, dalle sembianze femminili, residuo di una boutique visto che presentava anche un cinturino sul punto vita. Il fantoccio risultava stato colpito all’altezza del cuore, da due proiettili sparati con un fucile di precisione. Secondo la procura, il manichino sarebbe la conferma che gli esponenti del clan Graziano si addestravano al tiro di precisione.

 

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