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Castellammare. Regge l’inchiesta Olimpo e reggono le accuse, nonostante sia stata sollevata la questione della mancanza delle proroghe delle indagini. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato, in serata, l’ordinanza di custodia cautelare degli ultimi indagati, che si trovano in carcere, nell’inchiesta della Dda che, lo scorso 5 dicembre, ha colpito la camorra di Castellammare di Stabia e dei comuni limitrofi. I giudici della decima sezione penale, collegio B, hanno confermato, le misure cautelari nei confronti di Michele e Raffaele Carolei, fratelli del boss del clan D’Alessandro Paolo, nonché di Umberto Cuomo, ritenuto il braccio destro del boss Afeltra. La conferma del Riesame blinda l’inchiesta coordinata dalla Procura Antimafia e della Squadra Mobile di Napoli anche se in mattinata, in sede di discussione, l’avvocato Francesco Romano, che assiste i fratelli Carolei, aveva sollevato un’eccezione di nullità degli atti di indagine, sostenendo che mancassero tutti gli atti di proroga delle indagini a partire dallo scadere dei primi 12 mesi di attività investigativa. Si attende il deposito delle motivazioni del Riesame per capire come è stata superata la questione. Il Tribunale del Riesame aveva già confermato gli arresti in carcere per l’imprenditore ‘borderline’ Adolfo Greco, con agganci molto forti nel mondo della politica locale per due episodi estorsivi aggravati dalla matrice camorristica.
Nel corso della discussione di stamane l’avvocato Romano aveva sottolineato la mancanza di atti di proroga delle indagini preliminari. C’è una data spartiacque oltre la quale si sarebbe creato un vuoto, o meglio una voragine che poteva vanificare tutto quello che la Procura antimafia di Napoli ha costruito per chiedere e ottenere l’ordinanza di custodia cautelare eseguita dalla Polizia tra Castellammare, Pompei e i Monti Lattari. Quella data spartiacque è il 24 aprile del 2014 termine in cui il sostituto procuratore Claudio Siracusa avrebbe dovuto chiedere una proroga di indagine che agli atti non c’è, almeno in quelli depositati al Tribunale del Riesame che ha valutato la posizione degli indagati. A sottolineare questo vuoto era stato stamane l’avvocato di Michele e Raffaele Carolei, fratelli di Paoluccio, uomo di punta della camorra stabiese con un passato nel clan Imparato e poi da alcuni anni uomo di riferimento del clan D’Alessandro. Secondo la difesa, i reati contestati agli indagati si sono concretizzati con prove acquisite proprio nel corso del 2014, anno in cui le cimici piazzate nell’ufficio, in casa e nell’auto di Adolfo Greco, hanno cominciato a produrre conversazioni diventate poi fonti di prova di estorsioni, pagamenti e anche contatti tra il re del latte e esponenti di diverse cosche del comprensorio stabiese. Dunque, per la difesa di Carolei mancano i presupposti per provare quando accaduto, non sono valide le intercettazioni – in mancanza di proroghe – non sono validi i riscontri. Tutto nullo. La mancanza di proroghe nel fascicolo trasmesso al tribunale del Riesame aveva spinto il legale dei Carolei a chiedere al Tribunale di acquisirle, ma la Procura e il sostituto procuratore Cimmarotta che ha ereditato il fascicolo ‘rinnovandolo’ nel 2017 e dando seguito alla richiesta di custodia cautelare hanno dovuto rispondere che tutti gli atti in possesso dell’ufficio erano già stati trasmessi. Dunque, se nel fascicolo del riesame non vi è traccia di proroghe allora vuol dire che probabilmente non ci sono. Stamane, al vaglio dei giudici della libertà vi erano oltre le posizioni dei fratelli Carolei anche quelle dell’altro imprenditore coinvolto nell’inchiesta, Liberato Paturzo, dei Di Martino Antonio e Luigi e di Umberto Cuomo. Dopo la conferma della misura cautelare nei confronti di Adolfo Greco – per il quale il Tribunale ha già deciso martedì scorso, arriva anche quella per gli altri indagati. Non resta che attendere le motivazioni per capire come sia stata superata la questione delle mancanze di proroga e poi bisognerà fare ricorso in Cassazione.
Greco resta per il momento in carcere la sua posizione è aggravata anche alla luce di quanto acquisito nel corso della perquisizione effettuata il giorno dell’arresto presso la sua abitazione. Il ritrovamento dell’ingente somma di danaro – due milioni e mezzo di euro in contanti – ha aperto un nuovo fronte di inchiesta. Nei suoi confronti si potrebbero profilare altre accuse, tra i quali il riciclaggio di danaro.


Di Redazione



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