Scafati. C’è stato un momento in cui si è rischiato la guerra tra la di Scafati e i Casalesi che si erano già infiltrati nei lavori pubblici della zona prima che diventasse sindaco di Scafati. Un atto di sfida con l’incendio di un escavatore di una ditta vicina ai Casalesi che stava effettuando dei lavori di pulizia lungo il fiume Sarno tra Scafati e Pompei. La ditta non aveva avuto quello che in gergo camorristico era chiamato come “il pensiero per i carcerati”. Vale a dire la percentuale data al clan locale dal clan la cui ditta si aggiudica l’appalto in un territorio non suo. Lo ha raccontato nelle sue deposizione il pentito in uno dei suoi incontri con il magistrato della Dda di Salerno, Vincenzo Montemurro. E’ il 5 ottobre scorso e Fattoruso racconta: “Già prima che era sindaco , mi sembra che all’epoca era consigliere, c’era già stata un’infiltrazione per quanto riguarda i lavori di pulizia del fiume di Scafati: le ditte erano già ditte appartenenti al e ci fu un episodio che ce lo confermò”. Fattoruso racconta che Generoso Di Lauro che all’epoca ‘era un’unica cosa con Saverio Tammaro e Antonio ‘o chiappacane’, referenti del andò a chiedere un’estorsione ad una ditta e intervennero i Casalesi. Fattoruso spiega al magistrato che Di Lauro appiccò il fuoco ad un macchinario della ditta e questo provocò la reazione del clan casertano con il quale gli Aquino-Annunziata mantenevano ottimi rapporti. “Intervennero i Casalesi in quanto quella era una ditta che faceva capo a loro – spiega – i Casalesi iniziarono a minacciare un po’ il Di Lauro perché.. A parte che non e’ aveva rapporti il Di Lauro con iCasalesi, i Casalesi l’avevano presa come un affronto questa cosa che il Di Lauro aveva bruciato e quindi, il Di Lauro per cercare di sistemare la cosa, si rivolse anche ad Aquino Raffaele (ritenuto uno dei capi del ,ndr) perchè noi comunque avevano un buon rapporto con i Casalesi. Io c’ho fatto la latitanza a Casal di Principe, e quindi si cercò di sistemare la cosa. I Casalesi stavanocomunque, nel torto perché, non avevano contattato nessuno del paese, quindi stavano nel torto e a quel punto, fanno diciamo, il pensiero ai carcerati per il danno a Di Lauro, ma da mandare al Matrone, perché per loro il referente su Scafati era Matrone, non era certo il Di Lauro. Gli Aquino su Scafati, in quel periodo là, diciamo, comandavamo nel senso, sul mercato della droga. Il mercato della droga lo fornivamo noi a Scafati, però per quanto riguardava quell’epoca là Per quanto riguarda invece, gli appalti, quelle cose là, in quel momento era Franchino Matrone”.

 

(nella foto il boss Franchino matrone a belva al momento del suo arresto e nel riquadro il pentito )



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