Cinema intorno al Vesuvio con Marcello Fonte e Laurent Cantet

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Due importanti ospiti a “Cinema intorno al Vesuvio”: Marcello Fonte, Palma d’oro a Cannes come miglior attore, sarà ospite il 4 luglio alle 21.15 per presentare Dogman di Matteo Garrone e il regista Laurent Cantet presenta il suo “L’atelier” per la prima volta in Campania. La rassegna cinematografica è curata da Arci Movie e si tiene a Villa Bruno a San Giorgio a Cremano. Le serate con ospiti sono curate da Antonella Di Nocera e Roberto D’Avascio.
“Dogman” di Matteo Garrone spirato liberamente a un fatto di cronaca nera accaduto trent’anni fa,  racconta la storia cupa e violenta di Marcello (Marcello Fonte). La sua esistenza scorre sempre uguale e indifferente tra le pieghe di in una periferia sospesa tra la grande metropoli e la natura incontaminata. Persona mite e tranquilla, Marcello gestisce un salone di toelettatura per cani. Durante le sue giornate deve destreggiarsi tra il lavoro, la figlia adorata, Sofia, e l’ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino (Edoardo Pesce), un ex pugile da poco uscito di prigione e temuto da tutto il quartiere per i suoi atteggiamenti al limite della follia. Continuamente vittima di bullismo e soprusi, ormai stremato da una vita di umiliazioni, Marcello decide di seguire le orme di Simoncino e di diventare il suo aiutante in una serie di rapine che sconvolgono la cittadina in cui vivono. Ormai in balia del carisma di Simoncino e legato dalla lealtà nei suoi confronti in quanto amico di vecchia data, Marcello finisce col tradire non solo la sua stessa moralità, ma anche i suoi compaesani. Il peso delle proprie azioni diventa sempre più insostenibile, tanto che arriverà ad autoaccusarsi, finendo per un anno in carcere, lontano dalla figlia di cui doveva prendersi cura. Dopo aver perso tutto e tutti, arriva finalmente per Marcello la presa di coscienza, insieme a un’irrefrenabile sete di vendetta…
Il mio non è assolutamente un film sulla tortura – dice Garrone –   Chi cerca questo aspetto splatter, basandosi sul fatto di cronaca da cui il film trae ispirazione, rimarrà deluso. Credo sia giusto comunicare il film, a rischio di perdere spettatori. Non è un film violento, Dogman è un film in linea con i miei precedenti, incentrato maggiormente sullo scavo psicologico dei personaggi”.
Venerdì 6 luglio alle ore 21.15 il regista Laurent Cantet, Palma d’oro a Cannes per “La classe”, sarà ospite a “Cinema intorno al Vesuvio” la rassegna cinematografica organizzata da Arci Movie a villa Bruno per la prima volta in Campania dove presenta il suo “L’atelier”; con il regista ci sarà il console generale Jean-Paul Seytre introdotti da Antonella Di Nocera.
A dieci anni dalla Palma d’Oro per lo straordinario “La classe”, Laurent Cantet torna a raccontare i conflitti politici e generazionali di oggi con un thriller di grande originalità, “L’Atelier”, scritto con Robin Campillo (“120 battiti al minuto”) accolto con successo all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard.
Protagonista del film è Olivia Dejazet, un’affermata autrice di gialli che deve tenere un laboratorio di scrittura a La Ciotat, città del sud della Francia nota un tempo per i cantieri navali ma ormai in piena crisi economica. Tra i suoi giovani allievi spicca Antoine, ragazzo introverso e di talento, spesso in rotta con gli altri sulle questioni politiche per le sue posizioni razziste e aggressive. L’atteggiamento di Antoine si fa sempre più violento con il passare dei giorni e Olivia sembra esserne spaventata e attratta al tempo stesso, finché la situazione sfugge drammaticamente di mano a entrambi…
“Il film è ambientato a La Ciotat – dice Laurent Cantet- città che alla fine degli anni ’80 ha vissuto una grande stagione di lotte operaie dopo la chiusura dei cantieri navali. Il nostro obiettivo era testimoniare la trasformazione radicale di una società che, probabilmente a causa degli della crisi politica e economica, non ha più alcun rapporto con quel mondo del passato – un mondo che le vecchie generazioni vorrebbero che non scomparisse. Quello che dicono i giovani partecipanti al laboratorio di scrittura è che non vogliono farsi carico di quel passato, che non gli appartiene in nessun modo. Oggi infatti devono confrontarsi con una serie di problemi completamente diversi: trovare il proprio posto in un mondo che ha per loro una scarsa considerazione, la sensazione di non avere nessun controllo sulle cose e tanto meno sulle proprie vite. Ma, soprattutto, sono costretti a confrontarsi con una società violenta e lacerata da terribili questioni politiche e sociali, come l’instabilità economica, il terrorismo o l’affermazione dell’estrema destra. Il cast è composto in gran parte da giovani esordienti, selezionati grazie a dei casting aperti nei bar, nelle palestre, nei teatri, nelle scuole. Tra questi Matthieu Lucci, che interpreta Antoine, è stata davvero un’incredibile scoperta. Un giorno mi ha confessato quanto odiasse quello che faceva il suo personaggio e quanto lo facesse soffrire interpretarlo, ma sul set è sempre stato aperto ad affrontare le cose più difficili che gli chiedevo. Ha la capacità di aggredire e fronteggiare cinque o sei persone con tale convinzione che, finita una scena, doveva andare a scusarsi con chi ancora non lo conosceva spiegando che si trattava solo del suo personaggio!”



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