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Napoli. “Ci spieghi perché lo fece, lei è ancora in tempo Nello. Non può vivere con il peso sulla coscienza di aver ucciso due persone solo per l’idea di non perdere tempo nel ritorno a casa dopo aver sbagliato direzione in Tangenziale”. Sono le parole dell’avvocato nella penultima udienza del processo di Appello a carico del Dj Nello Mormile che la notte tra il 24 e il 25 luglio 2015 causò uno schianto in Tangenziale che provocò la morte di due persone: Aniello Miranda e Livia Barbato che era in auto con lui. Nello Mormile era alla guida della sua auto e percorreva contromano il tratto tra Agnano e Fuorigrotta. Vendetta per un litigio con la donna Livia Barbato, una sfida o un errore che Nello provò a rimediare tornando indietro alla barriera di Fuorigrotta percorrendo quasi 5 km contromano? Tesi, l’ultima, sostenuta dai periti chiamati per una consulenza nel processo secondo cui Nello avrebbe cercato di uscire al casello di Fuorigrotta dalla direzione sbagliata. Per la difesa, invece, Nello non sapeva neanche di essere in Tangenziale in quanto ubriaco e inconsapevole di dove e cosa facesse. “No, era cosciente, sapeva cosa stava facendo, accettò il rischio di poter uccidere qualcuno” – ribatto gli avvocati della famiglia di Aniello Miranda. La richiesta è la conferma della pena di primo grado di vent’anni per duplice omicidio volontario con dolo eventuale (rito abbreviato). In appello la pubblica accusa ha chiesto, invece, sedici anni e sei mesi: Il prossimo 15 giugno la difesa del dj proverà a far derubricare il reato in duplice omicidio colposo e non volontario. Il 26 giugno ci sarà l’emissione della sentenza.
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