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I detenuti del carcere di Firenze imparano i mestieri dell’artigianato artistico

Grazie al protocollo d’intesa siglato a febbraio scorso tra l’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze con la case circondariali di Sollicciano e ”Mario Gozzini” e Cpia 1 Firenze, […]

    Grazie al protocollo d’intesa siglato a febbraio scorso tra l’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze con la case circondariali di Sollicciano e ”Mario Gozzini” e Cpia 1 Firenze, il primo del genere, è stata realizzata nei mesi scorsi un’attività educativa continuativa con i detenuti dei due istituti carcerari con lezioni in carcere e speciali uscite di una giornata per visitare il complesso museale dell’Opera del Duomo attraverso la partecipazione al percorso educativo Dialogo- ovvero la parola mostra la bellezza, laboratori sui mestieri d’arte. Un modo per consentire alle persone che vivono nelle due strutture di avere un’esperienza anche fuori dal carcere. In particolare il Laboratorio di Intaglio e Intarsio, realizzato sotto la guida del maestro artigiano Omero Soffici e finanziato dalla Cooperativa Il Borro, ha ottenuto grande successo tra i detenuti. I partecipanti sono stati introdotti alle tecniche di questo antico mestiere per poi realizzare un particolare della decorazione (un capitello) della celebre Sacrestia delle Messe nel Duomo, capolavoro dell’arte della tarsia lignea ad opera di Giuliano e Benedetto da Maiano. Stamani mattina a conclusione del laboratorio, si è tenuto un incontro nel Carcere di Sollicciano, durante il quale è stato consegnato ai detenuti un attestato di partecipazione al corso. Erano presenti: Il garante dei diritti dei detenuti fiorentino Eros Cruccolini, il comandante Massimo Mencaroni della Polizia Penitenziaria, il direttore dell’Area Trattamentale Gianfranco Politi, il comandante Massimo Mencaroni della Polizia Penitenziaria e il dirigente scolastico Renato Giroldini del Cpia 1 Firenze e il responsabile del Cpia Firenze 1 del carcere di Sollicciano, professore Claudio Pedron e il presidente della cooperativa il Borro, Massimo Mattei. ”Il complesso monumentale del Duomo di Firenze rappresenta una risorsa educativa inesauribile – spiega Enrica Paoletti, responsabile dell’area educazione dell’Opera di Santa Maria del Fiore – la condivisione di queste risorse con un pubblico come quello dei detenuti è stato un momento estremamente prezioso teso a favorire la conoscenza e la mediazione culturale”. ”Siamo felici di aver concretizzato i rapporti con l’Opera di Santa Maria del Fiore e ci auguriamo di implementarli”, ha affermato il professor Claudio Pedron, responsabile del Cpia Firenze 1 del carcere di Sollicciano. ”Dostoevskji diceva che il grado di civilizzazione di una civiltà si misura dalle sue prigioni. L’opportunità di contribuire in tal senso ci onora – ha dichiarato il presidente della Cooperativa il Borro, Massimo Mattei – E ci emoziona anche offrire un’opportunità a chi si deve misurare con un cambiamento, a chi ha sbagliato e soprattutto a chi è dovuta ancora un’opportunità”.

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