

“Ho sbagliato e me ne sono reso conto, ma non ho mai tentato di avvicinare fisicamente le due bambine” – così dichiara l’insegnante di musica popolare, sessantadue anni di Pagani. Una dichiarazione spontanea che però non ha convinto i giudici e non è servita ad evitargli la condanna di quattro anni e sei mesi, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni.
La violenza sessuale non si è mai consumata ma gli insistenti messaggi erotici, inviati alle due bambine, concretizzano comunque nella condotta – secondo gli orientamenti giuridici – la violenza sessuale.
L’indagine era partita dopo la denuncia sporta dalla madre di una delle due vittime, in seguito alle confidenze della figlia, condividendo assieme la lettura di quei messaggi spinti ed espliciti. In seguito i carabinieri ne acquisirono un centinaio circa.
La vicenda risale all’estate 2016, dal 10 al 26 luglio. Nella fase investigativa sia procura che gip concordarono su di “un’intensa e sistematica attività di subdola persuasione e di pressione psicologica” che l’indagato avrebbe esercitato verso le due minori. Durante le varie udienze arrivano le conferme.
La prima ragazzina riferì anche di aver avuto la percezione che l’uomo avesse tentato di baciarla, dandole il classico bacio da guancia a guancia. La seconda, invece, negò qualsiasi approccio fisico, confermando però l’invio di messaggi contenenti riferimenti di tipo sessuale. In alcuni di questi, l’uomo avrebbe minacciato di uccidersi se le allieve non lo avessero preso in considerazione. O di nutrire gelosia verso un’amicizia tra una delle due vittime e un ragazzino. Ne gennaio del 2017, il sessantaduenne è stato arrestato con un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Regime al quale l’imputato è tutt’ora sottoposto. Il maestro “abusò del suo ruolo di insegnante di musica, oltre che del rapporto di quotidiana frequentazione con le due allieve, inducendo entrambe a subire atti sessuali” con “richieste di incontri a sfondo sessuale e apprezzamenti diretti ad ottenere il consenso di quelle azioni”, come si legge nella tesi formulata dal gip e allegata al mandato d’arresto. La Procura ritenne le prove evidenti e richiese il giudizio immediato per l’imputato.
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