Auto rubate, ecco come agiva la gang familiare specializzata in furti e riciclaggio a Napoli

Napoli. Una gang familiare per mettere a segno furti di auto, fino a quattro ogni notte, è stata sgominata dai carabinieri a seguito ad un’inchiesta della Procura di Napoli. Ieri il blitz con 15 arresti in carcere di cui 4 ai domiciliari, 30 gli indagati, tutti specializzati in furti d’auto e riciclaggio, per un giro di affari stimato in oltre un milione di euro. Tra i vertici della gang anche alcune donne Maria Finizio, accusata di occuparsi dei furti anche durante la semilibertà e con quattro condanne per furto e una per invasione di edifici nel curriculum. Un altro dei promotori, poi, è Ciro Serrazzi Castellano, individuato dai militari come uno dei vertici della banda, ha 18 condanne definitive per furto, una per rapina e una per evasione. Le ordinanze, emesse dal gip di Napoli su richiesta della Procura, sono arrivate dopo un lungo lavoro investigativo condotto dai carabinieri della compagnia Centro, agli ordini del comandante Michele Centola, che da gennaio a giugno 2015 hanno tenuto sotto controllo i sospettati, accertando 77 episodi, furti consumati o tentati: in carcere sono finite 15 persone, 4 delle quali ai domiciliari.
I reati contestati sono, a vario titolo, associazione per delinquere, furto aggravato, riciclaggio e ricettazione. In carcere, tra Poggioreale e il femminile di Pozzuoli, sono finiti Giovanni De Simini, 50 anni, Maria Finizio, 32, Antonio Meoli, 25, Gennaro Pezone, 68, Ciro Porreca, 58, Pasquale Ciro Russo, 34, Guglielmo Salvia, 39, Ciro Serrazzi Castellano, 64, Valentina Serrazzi Castellano, 24, Ciro Sparano, 29, e Antonio Tarantino, 62; ai domiciliari Vincenzo Di Maio, 52 anni, Marco Dommarco, 54, Aniello Facciolli, 33, e Anna Manzo, 34 anni. C’erano tre sottogruppi che si occupavano materialmente di prelevare le vetture e ognuno di questi riusciva a portare via fino a quattro automobili ogni notte, con l’aiuto anche delle donne che spesso facevano da palo; forzavano le portiere e cambiavano le centraline per farle partire.
Le vetture venivano abbandonate a Secondigliano, al Rione Berlingieri e al Rione Amicizia, private di eventuali antifurti gps. A quel punto entrava in azione un secondo gruppo, che recuperava l’automobile e la spostava a Ponticelli. Qui i canali erano due: nel caso l’automobile fosse stata rubata su ordinazione, finiva dal ricettatore che la smontava e ne rivendeva i pezzi. In alternativa, cominciava il riciclaggio partiva con i documenti fasulli provenienti in gran parte da Spagna, Francia e Germania. Le auto venivano ripunzonate creando così dei cloni di auto in circolazione all’estero. Le vetture venivano poi rivendute anche ad ignari clienti.

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Redazione

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