politica & camorra a scafati

Scafati. Cronaca di un arresto annunciato. Può racchiudersi in questa frase la storia dell’ex sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti, finita stamane dopo una battaglia di 425 giorni per evitare la parte più dura di una misura cautelare: il carcere. Alla fine ha dovuto arrendersi all’evidenza di una giustizia che gli ha fornito, per mesi, ogni garanzia possibile. Una giustizia affidata al parere della Suprema Corte di Cassazione per ben due volte. Quattrocentoventicinque giorni sono passati da quel 24 novembre 2016 quando i giudici del tribunale del Riesame, hanno accolto l’appello del pubblico ministero della Dda, Vincenzo Montemurro, ordinando l’arresto di Angelo Pasqualino Aliberti, allora sindaco di Scafati, e dei pregiudicati Gennaro e Luigi Ridosso. Per il fratello Nello Maurizio Aliberti, anch’egli indagato, non erano state ravvisate le ‘esigenze cautelari’.
In questi 425 giorni lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, ricorsi in Cassazione, avvisi di garanzia, nuove accuse, nuove difese, sequestri, incandidabilità. Tutto finito con l’arresto, oggi. Alle 12, gli uomini della Dia sezione di Salerno, coordinati dal colonnello Giulio Pini e dal capitano Fausto Iannaccone, hanno accompagnato Angelo Pasqualino Aliberti nel carcere di Fuorni. Dalla sede della Dia di Salerno alla casa circondariale ‘Antonio Caputo’ di Fuorni poche centinaia di metri. Un tragitto di pochissimi minuti, nel quale sono passati – come in un flashback – quattro anni di storia giudiziaria di un uomo politico accusato di essere stato eletto sindaco a Scafati e di aver fatto eleggere la moglie, Monica Paolino, al Consiglio Regionale della Campania, con i voti della camorra, quella del clan Loreto-Ridosso. Tecnicamente si chiama scambio di voto politico-mafioso. Un’accusa che gli scafatesi e non solo hanno dovuto, per forza di cose, conoscere. Un’accusa nella quale – questo è scritto nelle migliaia di pagine di atti di indagine – ci sono nomi, circostanze, intercettazioni, pentiti, circostanze. Ci sono prove che sono bastate ai giudici della Cassazione, due volte, per avallare un’accusa. Un flashback investigativo che per mesi è stato ripercorso nelle sedi giudiziarie, prima e dopo che i giudici disponessero l’arresto dei tre indagati: Aliberti e Luigi Ridosso in carcere, Gennaro Ridosso ai domiciliari.

Poche centinaia di metri dalla base operativa degli investigatori che per mesi hanno indagato su di lui, alla Casa circondariale ‘Antonio Caputo’ di via del Tonnazzo, per un flashback giudiziario, alla fine del quale ci sono i cancelli che si chiudono. Non è un film, non è un sipario: è un pezzo di storia di uomini e donne e di una città. Una storia amara. E’ la cronaca di un arresto annunciato, quello di Aliberti che fino alla fine ha sperato di evitare il carcere. Arresti domiciliari fuori dalla Campania: la richiesta dei suoi avvocati, Silverio Sica e Giovanni Aricò, ai giudici della Suprema Corte. La Cassazione ha rigettato. Alle 8 gli uomini della Dia hanno chiesto all’ex sindaco di seguirli. Il provvedimento emesso, ieri sera tardi, sarebbe stato eseguito di lì a poche ore. Era pronto Aliberti, sapeva che sarebbe finita così. Ieri, già durante la discussione dinanzi ai giudici della Cassazione, si presagiva la decisione. Il procuratore generale ha ribadito le accuse della Procura antimafia ed ha chiesto di far valere quell’ordinanza depositata il 22 settembre 2017, circa un anno dopo la prima pronuncia. Ieri, le nuove argomentazioni del Tribunale della Libertà sono state accolte in pieno. E’ passata una notte intera prima che la decisione dei giudici romani diventasse ufficiale e fosse notificata alla Procura antimafia di Salerno. Una notte interminabile finita alle 8 di stamane quando gli uomini della Dia hanno trovato Aliberti a Pagani e gli hanno chiesto di seguirli per eseguire un arresto annunciato. Quattro ore dopo l’ex sindaco è stato accompagnato a Fuorni. Innocente o colpevole non spetta all’uomo comune stabilirlo. Questo è il pezzo di una storia giudiziaria che non ha ancora un finale processuale. Nella quale c’è da attenersi ai fatti e quello di oggi lo è. Avranno ancora modo di difendersi Angelo Pasqualino Aliberti, Luigi e Gennaro Ridosso (assistiti dagli avvocati Michele Sarno e Dario Vannetiello). Saranno interrogati dal Gip nei prossimi giorni. Ma quest’ordinanza di custodia cautelare non è più appellabile. Non potrà passare più per il Tribunale per la Libertà, non potrà tornare in Cassazione per essere annullata. Resta com’è, fin quando non vi sarà una decisione contraria del giudice. Questo arresto annunciato è un pezzo di storia giudiziaria che coinvolge soprattutto un uomo politico e dei camorristi, ma non solo loro. Quello di oggi è un pezzo di strada, breve, ma interminabile.

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Rosaria Federico

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