Napoli. Contro le baby gang che imperversano a Napoli una soluzione potrebbe essere l’estensione del tempo pieno a scuola nelle aree più degradate della città. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervistato su Radio Capital da Massimo Giannini. Rispondendo alle affermazioni del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, secondo cui l’immagine del capoluogo partenopeo è eccessivamente penalizzata, Orlando ha sottolineato che “il tema delle baby gang c’è, e non riguarda solo Napoli. Purtroppo siamo di fronte a una crisi delle famiglie e dei corpi sociali intermedi – ha osservato – la cosa più forte che si può fare è pensare a una estensione del tempo pieno nelle aree degradate. Se i ragazzi stanno più tempo a scuola e meno in contesti degradati forse è meglio”.
“Abbiamo un sistema minorile che funziona nonostante queste vicende, quello che non funziona a questo punto sono un po’ le famiglie, forse lì c’è da intervenire per costruire strumenti che allontanino i bambini dai contesti più difficili”. Ha affermato il Ministro. Quanto all’ipotesi avanzata in questi giorni di abbassare sotto i 14 anni la soglia di punibilità Orlando si è detto in disaccordo. “Bisogna approvare strumenti di carattere alternativo e anche correttivo, ma il processo che prevede una piena consapevolezza degli atti compiuti non è uno strumento che si possa utilizzare. Non vorrei che tra qualche anno ci si trovasse a discutere se un ragazzino di 8 anni è in condizione di intendere e di volere, la risposta sarebbe ovviamente negativa”.
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“Abbiamo un sistema minorile che funziona nonostante queste vicende, quello che non funziona a questo punto sono un po’ le famiglie, forse lì c’è da intervenire per costruire strumenti che allontanino i bambini dai contesti più difficili”. Ha affermato il Ministro. Quanto all’ipotesi avanzata in questi giorni di abbassare sotto i 14 anni la soglia di punibilità Orlando si è detto in disaccordo. “Bisogna approvare strumenti di carattere alternativo e anche correttivo, ma il processo che prevede una piena consapevolezza degli atti compiuti non è uno strumento che si possa utilizzare. Non vorrei che tra qualche anno ci si trovasse a discutere se un ragazzino di 8 anni è in condizione di intendere e di volere, la risposta sarebbe ovviamente negativa”.
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