Non è mai semplice mettere in scena Pirandello e renderlo fruibile ad un’ampia platea. Anzi l’operazione è complessa, come è complesso da sempre Pirandello, che analizza in maniera sofisticata l’opacità della borghesia di inizio secolo scorso, usando le armi della filosofia e dell’ironia, dell’amarezza sotterranea e della dicotonia tra reale e irreale, vero e falso. Il tentativo in corso della Locandina, a Pagani, si può dire più che riuscito: l’hanno evidenziato i primi due spettacoli. La regia di Alfonso Tortora ha colto, in maniera originale e personale, gli spunti giusti. Chi l’ha resa carne viva interpretando il tutto, ha superato la prova. La regia disegna un grande buco rotondo invisibile, che, come un grande occhio, inquadra il piccolo mondo di pettegoli e beghine assetati di una verità che possa dare qualche sicurezza. Dall’altra parte del buco, separati perché diversi, si affacciano il signor Ponza e la signora Frola con le loro verità, che mal si accordano a quella visione unilaterale di cui i pettegoli sono fortemente assetati. Affascinante il ruolo defilato, sottile ma fondamentale di Laudisi, parente della famiglia dei pettegoli, ma di tutt’altra sensibilità, che si diverte a vedere gli uomini cercare di comprendere le regole di un gioco che egli già sa non esistere : inutile affannarsi a trovare una Verità, inutile tentare di dipanare il groviglio e la molteplicità delle verità esistenti. Bravo Alessandro De Pascale, sul serio. Stupendo, infine, il fatto che ogni personaggio giochi con il suo “pupo”, la sua marionetta : una scena nella scena nella scena ed una (quasi) consapevole ammissione, da parte degli stessi attori, della sorprendente duplicità di questo dramma, come di tutti quelli pirandelliani : la rappresentazione dell’apparente vacuità ed al contempo del grandioso mistero di complessità dell’esistenza umana. Bravi tutti, ognuno col suo “pupo” reso alla grande. Si prosegue stasera alle 21,00 e domani alle 18,30 a ritmo di quasi sold out in via Cauciello, a Pagani.
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