Ennesimo caso di malasanità, vittima una 51enne di Terra di Lavoro che ha riportato seri danni alla colonna vertebrale. La donna R. A., residente a Caserta, è rimasta lesa a seguito di diversi interventi eseguiti presso la Casa di Cura “Villa Erbosa” di Bologna e presso l’Istituto Neurologico Mediterraneo “Neuromed” di Pozzilli in provincia di Isernia. Ad occuparsi del caso è l’avvocato, specialista in Diritto sanitario, Luca Supino Di Lorenzo. La storia, di cui è protagonista la 51enne casertana, si puo’ dire che cominci nel 2008. La signora, sottoposta in precedenza ad aspirazione di ernia discale L4-L5, a luglio del 2008 si ricoverava presso la Casa di Cura “Villa Azzurra” di Caserta, ove veniva sottoposta ad intervento di fissazione elastica mediante dispositivi interspinosi sulle vertebre L2-L3, L3-L4 e L4-L5. La donna però presentava nuovamente dolore in regione lombare e pertanto intraprendeva una serie di controlli clinico-strumentali fino ad arrivare al ricovero a metà gennaio del 2012 presso la Casa di Cura “Villa Erbosa” di Bologna, ricovero resosi necessario per l’evidenza strumentale di distabilità e stenosi foraminale. Durante tale periodo di degenza veniva espletato un intervento chirurgico di artrodesi con foraminotomia L4-L5. Nelle procedure operatorie si riscontrava in particolare la buona tenuta dei dispositivi L2-L3, L3-L4 e L5-S1, ma la distabilità L4-L5 e pertanto si rendeva necessaria l’artrodesi a tale livello mediante applicazione di barre e viti. Nonostante ciò le condizioni della donna non sono migliorate, persisteva difatti una grave lombalgia e quindi la signora veniva nuovamente ricoverata presso l’Istituto Neurologico Mediterraneo “Neuromed” di Pozzilli, in provincia di Isernia. Siamo tra fine giugno ed inizio luglio del 2016. E’ nella struttura molisana che la donna è stata sottoposta ad ulteriore intervento chirurgico di impianto di distanziatore interspinoso L5-S1. Anche a seguito di tale ultimo ricovero però non si manifestava alcun miglioramento clinico e si rendeva quindi necessaria una nuova degenza. Ad ottobre dello stesso anno la donna venne ricoverata nuovamente alla Neuromed di Pozzilli dove veniva operata un’altra volta. Durante le procedure chirurgiche si evidenziava, a livello dello spazio L5-S1, abbondante tessuto cicatriziale all’interno del quale si repertava una radice nervosa interrotta ed il cui moncone prossimale si staccava a livello della radice L5 che veniva quindi isolata dal tessuto cicatriziale. Pertanto, si procedeva ad una nuova artrodesi posterolaterale sinistra. Seguiva poi un’infezione del sito chirurgico ad etiologia ignota, documentata per la prima volta a novembre, ovvero quando risulta la richiesta per la prima volta di una consulenza infettivologica dai sanitari dell’Istituto Neurologico Mediterraneo”Neuromed” di Pozzilli. Ciò ha comportato un ennesimo ricovero nel mese di dicembre presso il suddetto nosocomio molisano, con la diagnosi di discite, per praticare le cure del caso. Sono seguite ulteriori degenze anche presso l’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, ove veniva trattato il processo infettivo che risultava in corso fino al 30 maggio di quest’anno, data in cui venivano prescritte ulteriori quattro settimane di terapia antibiotica. “Verosimilmente, a causa di un errore di tecnica chirurgica, a seguito dell’intervento del 16 gennaio 2012 realizzato presso la Casa di Cura “Villa Erbosa” di Bologna, venne a determinarsi una lesione di una radice nervosa a livello di L5, così come riscontrato durante l’atto operatorio del 12 ottobre 2016 eseguito a Pozzilli e pertanto, data la storia clinica, detta lesione era quindi da ritenersi responsabile della grave sintomatologia, ovvero intensa lombalgia e parestesie agli arti inferiori, lamentata dalla signora”, spiega il legale Luca Supino Di Lorenzo. Ma il procedimento del professionista tocca anche un altro aspetto. “Un ulteriore elemento di censura è poi individuabile nella successiva infezione del sito chirurgico realizzatasi a seguito dell’ultimo intervento chirurgico eseguito il 12 ottobre 2016 presso l’Istituto Neutrologico Mediterraneo “Neuromed” di Pozzilli e che la signora ha contratto non per l’opera tecnica dei sanitari, bensì con elevatissima probabilità per un’insufficiente disinfezione cutanea del paziente all’epoca in cura o per inadeguata sterilizzazione dello strumentario utilizzato per l’angioplastica con impianto di stent o di quant’altro presente in sala operatoria, o comunque con contaminazione degli ambienti ospedalieri e/o degli operatori sanitari che intervennero nella vicenda in esame, tenuto anche in conto che non risultano documentate valide procedure di prevenzione delle infezioni nosocomiali ed in particolare di continui controlli. E’ pacifico quindi che vi sia stata una responsabilità della struttura ospedaliera, ospitante la donna, poiché le procedure di profilassi messe in atto si sono verificate inidonee, insufficienti ed insoddisfacenti al fine di impedire l’instaurarsi di un’infezione nosocomiale a carico del proprio paziente”. Ad oggi la signora R. A., nonostante gli interventi subiti e la profilassi antibiotica effettuata, presenta un’intensa sintomatologia algico-sisfunzionale lombare ed a carico degli arti inferiori su base neuropatica. L’odissea vissuta ha portato la donna a decidere di rivolgersi all’avvocato Luca Supino Di Lorenzo che porterà il caso in tribunale.

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