Napoli, cade al Loreto Mare dopo due interventi, muore dopo due giorni: aperta un’inchiesta
La magistratura ha aperto un’inchiesta sulla morte di un 68enne di Sorrento, Ciro Guida, morto all’ospedale Loreto Mare, dove era ricoverato. L’uomo nei giorni scorsi sarebbe caduto nella stanza e poi è deceduto dopo due giorni nel reparto di rianimazione. I familiari hanno presentato una denuncia e la polizia su disposizione della magistratura ha sequestrato la salma e la cartella clinica. L’uomo era arrivato al Loreto Mare con episodi di fibrillazione ventricolare instabile, per cui era stato trattato e ricoverato in utic (terapia intensiva coronarica) poi defibrillato e stabilizzato con l’impianto di un pace maker quindi trasferito nel reparto di cardiologia dove sarebbe avvenuto l’incidente mortale. Gli investigatori però non escludono che la morte sia avvenuta in conseguenza dei problemi al cuore. La caduta avvenuta il 9 settembre gli aveva causato delle ferite sullo zigomo e sulla bocca e, successivamente, ma da una tac era emerso che aveva un’emorragia cerebrale da monitorare. Il giorno successivo le sue condizioni si sono aggravate tanto che è stato necessario un intervento chirurgico a causa dell’emorragia. La notte tra il 12 ed il 13 settembre Ciro Guida è morta. Ora sarà l’autopsia e l’inchiesta della magistratura a stabilire la verità.
Il Vangelo del giorno
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,13-17.
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: «Nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Benevento: missione Napoli già partita
Oggi Marco Baroni inizierà a far entrare il gruppo nel vivo del prossimo impegno di campionato, quello di domenica (calcio d’inizio alle 15) al San Paolo per affrontare gli azzurri di Sarri. Sempre in tal senso, ieri sera tutto il «mondo giallorosso» è stato incollato ai monitor televisivi proprio per seguire le vicende della formazione partenopea impegnata in Russia contro lo Shakhtar Donetsk per la prima giornata dei gironi di Champions League. Al di là del risultato finale e dell’interesse per un match di rilievo internazionale, agli appassionati calciofili a tinte giallorosse interessava osservare quali fossero le più recenti condizioni generali del Napoli, dopo l’avvio in gran spolvero in campionato, ma stavolta a poche ore dal match contro i giallorossi. Rivedere movimenti di gioco ed azioni del «credo sarrista» e iniziare già ad immaginare le contromosse possibili da parte di Baroni e dei suoi uomini, sperando anche in un corposo dispendio di energie fisiche e nervose da parte degli azzurri così da ritrovarseli un po’ più scarichi domenica pomeriggio. Anche Baroni avrà speso la sua serata in tal senso, aggiungendo la partita di ieri sera del Napoli alle altre già visionate, proprio per studiare mosse e contromisure da attuare. Anche se, va detto, che il tecnico toscano non ha alcuna intenzione di adeguare la sua squadra, almeno per quanto concerne il sistema di gioco, alle fattezze degli avversari. Il credo dell’allenatore di Tavarnuzze resta invariato: «Il Benevento deve fare la sua partita senza cedere a tentazioni speculatrici» è il diktat di Baroni. Così per il giallorossi ci sarà un sicuro proponimento del 4-4-2, schema dogmatico di questo avvio di stagione.
Avellino: Marchizza è pronto
Salernitana: prove per Zeman e per San Matteo
Ieri pomeriggio la Salernitana ha approfittato della clemenza del meteo e ha potuto calcare il prato dell’Arechi. Provato ancora il tridente: carte mischiate in avanti, dove sabato tornerà dal 1′ Sprocati, che ha lasciato alle spalle le noie muscolari che a Carpi l’hanno costretto a giocare a mezzo servizio. Bocalon è imprescindibile centravanti, la terza maglia è un’incognita: non sarà di Rosina, che continua ad allenarsi a parte e non ha smaltito i fastidi al tendine rotuleo del ginocchio destro. Dovrebbe tornare per il match con lo Spezia del 23 settembre. Ieri differenziato pure per Gatto, che accusa fastidi muscolari e tiene in ansia Bollini. La speranza è che sia solo un affaticamento ma i dubbi permangono. Se giocherà, non sarà al top. E così ieri il tecnico ha provato Alex con Bocalon e Sprocati. Più defilati Cicerelli e Kadi (squalificato per 3 turni in Primavera, dopo l’espulsione di sabato con la Ternana, nda). Stamani al Mary Rosy e nella rifinitura di domani al Volpe se ne saprà di più. Valutazioni da fare anche a centrocampo, dove Signorelli si gioca con Della Rocca il posto in regia. Preoccupa Odjer, ieri a parte per un affaticamento. A Carpi non ha fatto male ma potrebbe accomodarsi in panca col Pescara, lasciando spazio a Minala sul centro-destra e Ricci sul centro-sinistra. Rizzo ancora out: s’è infortunato al pronti-via della sua avventura granata, ha una contrattura al polpaccio destro e continua il protocollo di recupero. Ne avrà ancora per una decina di giorni. In difesa Tuia ha recuperato e ha regolarmente partecipato alla partitella. Farà coppia con Bernardini sabato. Ok anche Schiavi, che vuol provare fino all’ultimo a conquistare un posto: ieri l’altro ha subito una botta, nulla di preoccupante. A destra duello Pucino-Perico, a sinistra nessun dubbio su Vitale. Tra i pali fiducia a Radunovic, con Adamonis che sarà in panchina: il lituano tornerà oggi dalla patria, dopo aver usufruito di tre giorni di permesso per motivi personali. Ieri sera la Salernitana ha partecipato alla Santa Messa degli sportivi, organizzata per il terzo anno consecutivo dal Coni presso il Duomo cittadino. Un modo per raccogliersi in preghiera, concentrarsi, unirsi ai tanti bambini e ragazzi che praticano le varie discipline. E, magari, invocare pure una protezione particolare di San Matteo, con l’approssimarsi dei festeggiamenti patronali. Assieme alle autorità militari, sportive e civili (a far le veci del sindaco c’era Angelo Caramanno, assessore allo sport, nda), quella granata era delegazione folta.
Paganese: Regolanti di conto…
Avventura nella città liguorina con tanto di contratto biennale a conferma della volontà della società di patron Trapani di costruire un progetto pluriennale in cui Regolanti potrebbe essere un tassello importante: «Ero in ritiro con la Salernitana dichiara l’attaccante e quando è arrivata l’offerta della Paganese non ci ho pensato due volte. Ho accettato all’istante e credo di aver fatto la scelta giusta in un ambiente ideale in cui sto iniziando ad allenarmi bene dopo l’infortunio della scorsa stagione». La punta laziale conferma poi che la squadra ha assorbito al meglio il primo scossone tecnico della stagione scaturito dall’esonero di Matrecano e dall’avvento di Favo in panchina: «Cambiare allenatore ci ha dato la scossa giusta prosegue Regolanti e poi mister Favo sta dimostrando quotidianamente di essere attento e preparato, oltre a saper lavorare con i giovani. In questo mi ricorda molto Roberto Stellone, un mio ex allenatore». Se il passato resta importante perché con Stellone è arrivato il titolo di campione d’Italia Berretti con la maglia del Frosinone nel 2012, il futuro di Regolanti è invece azzurrostellato con un occhio inevitabile al prossimo impegno di sabato prossimo in terra siciliana contro l’Akragas (fischio d’inizio alle 14.30): «Le problematiche societarie dei nostri avversari non devono interessarci sottolinea la punta della Paganese perché stanno comunque bene e daranno il massimo. Noi cercheremo di fare la nostra partita e di ottenere punti pesanti per allungare la nostra striscia positiva. Voglio che questo campionato sia diverso per me e soprattutto regalare gioie ai tifosi ed alla società».
Casertana: il gran ritorno di Alfageme
Sedicenne uccisa, il fidanzatino assassino ai magistrati: ”Noemi voleva ammazzare la mia famiglia”
‘L’ho ammazzata perche’ premeva per mettere in atto l’uccisione di tutta la mia famiglia”: cosi’ avrebbe detto agli inquirenti, alla presenza del proprio legale, il 17enne sottoposto da ieri sera a fermo per l’omicidio volontario di Noemi Durini, la sedicenne di Castrignano del Capo il cui cadavere e’ stato trovato ieri, sepolto dalle pietre, a 11 giorni dalla sua scomparsa. “L’ho uccisa con un coltello che Noemi aveva con se’ quando e’ uscita dalla sua abitazione”. E’ questo un altro particolare che l’omicida reo confesso della sedicenne Noemi Durini avrebbe rivelato agli investigatori durante il lungo interrogatorio che si e’ concluso nella notte nella stazione dei carabinieri di Specchia (Lecce), interrogatorio avvenuto alla presenza del difensore del ragazzo. Emergerebbe, quindi, secondo le parole del ragazzo, un ‘piano diabolico omicida‘ dietro l’assassinio di Noemi Durini. Sarebbe stato questo il motivo per cui il ragazzo recato alle 5 del mattino del 3 settembre scorso a casa della sedicenne: voleva cercare di dissuaderla a mettere in atto il piano che, forse, doveva essere attuato proprio in quella giornata. Il ragazzo ha anche detto che con se’ Noemi, quando e’ uscita dalla sua abitazione, aveva un coltello, a dimostrazione – a suo avviso – della determinazione della giovane di portare avanti il progetto di eliminazione di chi ostacolava il loro amore. Per dissuaderla piu’ volte, anche in passato, il giovane ha riferito agli investigatori di aver promesso a Noemi di portarla a Milano, una volta maggiorenne, dove avrebbero potuto vivere sereni. Al termine dell’ interrogatorio che si e’ svolto nella stazione dei carabinieri di Specchia e che si e’ concluso intorno all’una di questa notte, il ragazzo ha rischiato di essere linciato dalla folla – circa un migliaio di persone – che lo attendeva all’uscita.
Sant’Antonio Abate, violentata da quando aveva 5 anni: processo allo zio orco
Sant’Antonio Abate. Un vero e proprio teatro di terrore in una casa alla periferia del comune abatese. Per cinque lunghi anni una ragazzina, che all’ inizio dei fatti aveva sei anni, ha subito violenze sessuali dallo zio 50enne. Tutto questo è successo dal 2008 al 2013 prima che Marika (nome di fantasia) raccontasse tutto ad un’amica su Facebook. La ragazzina veniva affidata dalla madre di tanto in tanto allo zio che si è sempre mostrato gentile e disponibile.
Ieri mattina si è celebrata l’udienza del processo e a testimoniare è stata chiamata un’altra 15enne amica di Marika, protetta e separata da un telo verde per non mostrare il suo volto alle parti interessate al processo. Con voce marcata e decisa ha confermato quanto aveva già raccontato agli inquirenti tre anni fa, durante il primo interrogatorio.
Settembre 2013. Era la fine del mese quando Marika scrisse un post su Facebook che indusse l’amica a contattarla in privato. “Mi disse che lo zio aveva abusato sessualmente di lei per anni ha detto ieri la ragazza, durante il processo ma non mi spiegò in che modo. Io le consigliai di dirlo subito alla mamma e denunciare tutto, perché era una cosa gravissima. Ne riparlammo qualche tempo dopo, di nuovo, sempre su Facebook. Lei però, non volle scendere in particolari”. Qualche settimana dopo Marika disse tutto alla mamma. Nel frattempo lei e la madre già si erano rifatte una vita in un piccolo Comune del Nord. La Procura di Torre Annunziata ha indagato ed ottenuto il processo per lo zio pedofilo, accusato di abusi sessuali alla nipotina.
Emilio D’Averio
Violentarono una ragazza di 16 anni: tornano liberi dopo due anni
Sono tornati in libertà i due giovani di Pagani, Giuseppe Bombardino e Antonio Saggese accusati due aver violentato due anni fa una ragazzina di 16 anni. I due tra carcere e arresti domiciliari dopo due anni riassaporano la libertà con una decisone a sorpresa dei giudici del Tribunale di Nocera Inferiore. Decisione arrivata ieri mattina al termine dell’ennesima udienza processuale nel corso della quale c’è stata o la testimonianza di un maresciallo del Racis su di una perizia scientifica con raffronto sul Dna dei due che ha tra l’altro confermato la presenza del Dna di entrambi i ventenni sugli indumenti della giovane vittima. La sentenza a carico dei due è prevista per il 4 ottobre prossimo. Bombardino e Saggese furono arrestati dai carabinieri tra la notte del 13 e 14 febbraio 2016. La ragazza raccontò, mentre era in ospedale per farsi medicare, che dopo essere uscita da una cornetteria con un’amica ,era stata avvicinata e poi bloccata per le braccia da uno dei due, minacciata di morte e costretta a salire in un’automobile. La ragazza tentò di fuggire più volte, ma fu prima scaraventata su di una saracinesca e poi riportata con forza in auto. Una sequenza ripresa da alcuni video di sorveglianza e finiti negli atti della Procura. Lungo il tragitto provò anche a chiedere aiuto a due persone, inutilmente. L’auto con a bordo i due ragazzi e la minore giunse poi all’esterno di una scuola, in un luogo appartato, dove sarebbe stata consumata la violenza. Dalle indagini emerse che la ragazza sarebbe stata costretta a bere, per poi consumare un rapporto sessuale con entrambi gli imputati. Al termine, fu riaccompagnata a casa. Dopo aver perso i sensi, fu soccorsa dalla madre, con una corsa in ospedale dove poi partì la denuncia.
Minorenne promessa in sposa per 15 mila euro, arrestato il padre
Tenuta segregata in casa per quattro anni e promessa in sposa a un uomo che non conosceva per la somma di 15 mila euro, e’ riuscita a salvarsi chiedendo aiuto a un coetaneo attraverso la chat di un gioco per smartphone. E’ quanto ha ricostruito la polizia di Firenze che ha arrestato il padre della giovane, ora 17enne, originaria dell’Est Europa e residente nel capoluogo toscano. Riduzione in schiavitu’ il reato contestato al padre, arrestato in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere disposta dal gip su richiesta della Dda fiorentina.
Carceri, a Palermo compaiono gli striscioni: ”Amnistia per tutti”
Oggi Palermo si sveglia invasa da diverse decine di striscioni, sparsi per tutta la città, sui quali si legge ”Non siete soli, Amnistia”, ”Non vi lasceremo mai. Amnistia per tutti”, ”Sempre al vostro fianco. Amnistia per tutti”. ”Carceri sempre più affollate, condizioni di vita dei detenuti sempre più inumane – afferma Emmanuele Surdi, del Centro Sociale Anomalia – ci indicano che l’Amnistia è la risposta, oggi più che mai, urgente e necessaria. L’ultima fu concessa nel 1990″. ”Il numero di detenuti in Italia – continua Surdi – sfiora quota 57mila (56.817) in netto aumento rispetto agli anni precedenti, con un tasso di sovraffollamento pari al 113,2%. Prevalentemente i detenuti provengono dal meridione d’Italia: 10.029 sono di origine campana, 7.253 sono siciliani e 4.179 sono pugliesi”. ”In molte carceri – dichiara Caldi Aloui, del Centro Sociale Anomalia – si torna a scendere sotto lo spazio minimo previsto di 3 mq per detenuto e in più del 70% delle carceri le celle sono sprovviste di doccia”. ”Come un bollettino di guerra, ogni giorno i quotidiani ci informano di un nuovo suicidio in cella – continua Chadli Aloui – dall’inizio dell’anno sono già stati 40 dall’inizio dell’anno oltre ai 38 morti per altre cause. Le condizioni dei detenuti sono rese ancora più difficili se si aggiungono trasferimenti fuori dai comuni di residenza dei familiari per i quali si fa molto complesso recarsi ai colloqui. Molte famiglie vivono difficoltà economiche, oppure si tratta di persone anziane con problemi di salute. Per loro è particolarmente difficile muoversi, affrontare un viaggio in treno o in macchina con la conseguenza che si riducono drasticamente le possibilità per i detenuti di incontrarli”. Per questo, venerdì 22 settembre alle ore 17, avrà luogo un corteo che partirà dal Borgo Vecchio (Largo Alfano) fino a raggiungere il carcere Ucciardone, corteo che va contro il sovraffollamento delle carceri, che chiede l’Amnistia subito e che vuole fermare la dispersione dei detenuti.
Sedicenne uccisa, l’assassino ha rischiato il linciaggio in nottata all’uscita dalla caserma dei carabinieri
Ha rischiato il linciaggio il 17enne reo confesso dell’omicidio della sedicenne Noemi Durini quando, stanotte poco dopo l’una, e’ uscito dalla sede della stazione carabinieri di Specchia dove e’ stato ascoltato per molte ore alla presenza del proprio difensore e del procuratore capo del tribunale dei minori Maria Cristina Rizzo. All’uscita il giovane si e’ reso protagonista di atteggiamenti irriguardosi e di sfida alzando la mano destra in segno di saluto alla gente che gli fischiava contro e lo apostrofava. Ad attenderlo c’erano oltre un migliaio di persone, soprattutto giovani, che si erano radunate in via Giovanni XXIII, dove ha sede la stazione dei carabinieri. Il 17enne, nei confronti del quale da oggi c’e’ un provvedimento di fermo del pm con l’accusa di omicidio volontario, col cappuccio della felpa sulla testa, ha sorriso, sfidando la gente e provocando la reazione dei presenti che hanno tentato di raggiungerlo e di aggredirlo nonostante il cordone di sicurezza dei carabinieri. Il giovane e’ stato fatto salire a fatica su un mezzo dei carabinieri ed e’ stato poi condotto presso la compagnia dei carabinieri di Tricase in attesa di essere portato in carcere.
Salerno, l’affaire mattone con le società pubbliche: ecco come la Dia ha smascherato politici, imprenditori e bancari
Salerno. L’affare del mattone con fondi pubblici per arricchire politici, banchieri e imprenditori spregiudicati. E’ questo il sunto dell’operazione Scudo che si è conclusa stamane con la notifica di sette avvisi di garanzia che coinvolgono alcuni dei vertici dell’Istituto autonomo case popolari Futura di Salerno e dell’istituto bancario Credito Salernitano. L’indagine, promossa dalla Dda di Salerno, si è sviluppata nel corso degli ultimi sei anni. ‘Scudo’, il nome dato all’operazione dagli uomini della Dia, sezione di Salerno, deriva da un’operazione ‘velleitaria’ che nel 2010 attirò l’attenzione degli inquirenti e diede il via all’indagine che nel frattempo si intrecciò con altre due inchieste quella che ha riguardato le imprese edili al lavoro per la maxi opera di Piazza della Libertà a Salerno, e quella che ha travolto l’amministrazione del sindaco Alberico Gambino per scambio di voto a Pagani.
Il tentativo di far rientrare in Italia dall’estero 15 milioni di euro grazie al cosiddetto ‘scudo fiscale’, l’apertura di un conto corrente da parte di una società inattiva: fu questo l’inizio dell’indagine sulla Iacp Futura e sui vertici del consiglio di amministrazione e del Credito Salernitano. Era il 2010 quando la segnalazione fece scattare l’approfondimento investigativo della Dia, sezione di Salerno, che ha portato oggi alla notifica di sette avvisi di garanzia e contestuale conclusione delle indagini, firmate dal sostituto procuratore Vincenzo Montemurro della procura antimafia di Salerno. Quell’operazione di rientro dei capitali da parte dell’amministratore unico della società inattiva porto gli investigatori ad ipotizzare che l’individuazione dell’istituto di credito salernitano fosse avvenuta attraverso un componente del vertice aziendale della stessa banca che avesse garantito per la buona riuscita dell’operazione. La prima conferma a questa ipotesi arrivò nell’ambito delle indagini che nello stesso periodo impegnavano gli uomini della Dia di Salerno nell’operazione Criniera, quella che ha interessato politici, imprenditori e camorristi di Pagani indagati, all’epoca per associazione camorristica e scambio di voto. In quella circostanza si documentò la disponibilità da parte di uno dei vertici del Credito Salernitano ad assecondare operazioni di comodo, non legittime secondo la normativa bancaria. Gli inquirenti, inoltre documentarono lo stretto legame tra Salvatore Marrazzo, amministratore della Mar. sal e figlio di Francesco Marrazzo, titolare della Torretta Cave, con Massimo D’Onofrio, all’epoca presidente del Consiglio comunale di Pagani e consigliere Provinciale, e Gatano Chirico, all’epoca consigliere di amministrazione pro tempore del Credito Salernitano. Chirico era il ‘cavallo di troia’ per agevolare le operazioni di rientro di capitali dall’estero. Tra l’altro nel gennaio del 2013 Francesco Marrazzo, padre di Salvatore, fu destinatario di un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari per intestazioni fittizia di beni e le sue imprese, intestate a familiari, che all’epoca lavoravano nel cantiere di Piazza Libertà a Salerno, furono bloccate per un’interdittiva antimafia.
I legami tra le inchieste che in quel periodo si svluppavano tra Salerno e la sua provincia portarono a scoprire che i sette indagati – finiti nel fallimento Iacp Futura srl per bancarotta fraudolenta – erano accomunati dall’interesse condiviso di percepire illeciti e cospicui guadagni attraverso la gestione di “IACP Salerno” (Istituto Autonomo Case Popolari di Salerno) e delle società ad esso riconducibili ovvero partecipate come Iacp Futuro. Il gruppo d’affari avrebbe gestito gli appalti per conto di Iacp Salerno, e avrebbe dovuto veicolare – attraverso il Credito Salernitano – agevolazioni finanziarie sia in favore di “IACP Salerno” che “IACP FUTURA S.c.a.r.l.” altrimenti non praticabili.
Gaetano Chirico, dopo lo scioglimento dei consigli di amministrazione degli Iacp della Campania, disposto dal Presidente della Regione, fu nominato commissario straordinario di Iacp Salerno, in questa veste – secondo gli inquirenti – continuò a gestire l’Istituto case popolare in piena autonomia e nel tempo insieme a Massimo D’Onofrio, il politico di riferimento, Salvatore Marrazzo, l’imprenditore, Sabato Mottola, Rosaria Chechile e Giuseppe Fiorillo intendeva far assumere a Iacp Salerno, iniziative che in effetti erano volte solamente all’arricchimento personale e a ‘drenare’ danaro da Iacp Salerno. In quest’ottica avvenne la ricapitalizzazione di Iacp Futura, con la conseguente trasformazione da società coperativa a srl, con fondi provenienti da Iacp Salerno. La ricapitalizzazione ci fu ma non servì ad evitare l’apertura della procedura fallimentare che ha portato poi la Iacp Futura srl al fallimento nel 2012. A conclusione delle indagini preliminari, il personale della Dia, sezione di Salerno, guidato dal colonnello Giulio Pini e dal capitano Fausto Iannaccone hanno notificato a sette indagati un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta. Rischiano il processo Gaetano Chirico, 45 anni di Pompei, all’epoca componente del Cda del “Credito Salernitano”, nonché dapprima Presidente di “IACP Salerno”, successivamente nominato Commissario straordinario per la gestione di “IACP Salerno” e poi Presidente del Cda della “IACP Futura S.r.l.”, nonché socio di fatto insieme a Sabato Mottola della “GE.SA.S.IM.MM. S.r.l.”, a sua volta persona giuridica socia della “IACP Futura S.c.a.r.l.”, il cui presidente del cda era lo stesso MOTTOLA Sabato. Insieme a Chirico è stato ‘avvisato’ Massimo D’Onofrio, all’epoca Presidente del Consiglio comunale di Pagani e Consigliere provinciale di Salerno, nonché membro del cda della “IACP Futura S.c.a.r.l.”, poi ricapitalizzata in “IACP Futura S.r.l.”; Salvatore Marrazzo, 36 anni, di Pagani imprenditore nel settore edilizio, titolare della “MAR.SAL. S.r.l.”; Rosaria Chechile, 41 anni, di Salerno, all’epoca azionista di maggioranza e direttore tecnico nonché, successivamente, amministratore unico della “Real Edil S.p.a.” (società partecipata della “Iacp Futura S.c.a.r.l.”), ed amministratore delegato e componente del cda della stessa “Iacp Futura S.c.a.r.l.”, oltre che socia unitamente a Sabato Mottola del “Consorzio Salerno Casa”; Sabato Mottola, 60 anni, di Scafati, all’epoca azionista del “Credito Salernitano” e già Presidente del cda della “Iacp Futura S.c.a.r.l.”, nonché inizialmente socio insieme a Gaetano Chirico della “GE.SA.S.IM.MM. S.r.l.” (e poi socio unico della medesima ditta) e socio unitamente a Rosaria Chechile del “Consorzio Salerno Casa”, oltre che membro esecutivo del “Consorzio Cariti”, in liquidazione; Giuseppe Fiorillo, 66 anni di San Giuseppe Vesuviano, all’epoca amministratore delegato della “Iacp Futura S.c.a.r.l.” in subentro a Rosaria Chechile; Angela D’angelo, 52 anni di Acerra, amministratore unico della “SOC.LI.GHE. S.r.l.”, appaltatrice di lavori da parte della “Iacp Futura S.c.a.r.l.”.
Tutti e sette, secondo la Procura di Salerno, avrebbero concorso a ricavare illeciti profitti dalle società pubbliche, dilapidando circa 11 milioni di euro, in operazioni avventate e proiettate all’arricchimento di imprenditori e politici spregiudicati.
Rosaria Federico
Sarri: ”Approccio sbagliato, stiamo pagando l’appagamento post Nizza”
“Abbiamo avuto un approccio alla partita sbagliato. E’ la terza volta che lo facciamo consecutivamente. In campionato siamo sempre riusciti a rimediare, ma a questi livelli non e’ facile ritrovare il bandolo dalla matassa dopo i primi 20 minuti scadenti”. Con queste parole, il tecnico del Napoli Maurizio Sarri ha commentato ai microfoni di Premium Sport la sconfitta della sua squadra contro lo Shakhtar Donetsk. “Abbiamo reagito piu’ di nervi che di logica e potevamo anche pareggiare, ma tutto nasce dall’approccio sbagliato alla gara. Con un approccio diverso e una determinazione superiore potevamo tenerli nella loro meta’ campo con piu’ continuita’ e in quello sono meno bravi che ad attaccare”. A proposito invece del calo della sua squadra dopo la grande prova messa in mostra contro il Nizza nei preliminari di Champions, Sarri ha ammesso: “Il play off e’ stato dispendioso dal punto di vista mentale, averlo passato ci ha dato appagamento e forse questo lo stiamo pagando. Dobbiamo capirlo, superarlo e ricordarci che per il Napoli non e’ una passeggiata la Champions”. Sarri ha invece commentato cosi’ la decisione di dare un turno di riposo a Mertens: “ha bisogno di freschezza. Non puo’ fare 55 partite a stagione per cui ogni tanto cerchiamo di preservarlo e visto che veniva da una partita dispendiosa lo abbiamo fatto stasera. Se fosse entrato sull’1-0 sarebbe stato decisivo”. Infine, sulla scarsa forma di Hamsik, Sarri ha detto: “non e’ brillantissimo, ma succede a turno un po’ a tutti. Stasera l’ho visto meglio rispetto alle partite precedenti. In questo momento bisogna dargli qualcosa perche’ in futuro ce lo ridara’ sicuramente. Ci impiega tanto ad andare nelle condizioni ideali e per farlo e’ necessario che giochi”.
Napoli, Allan: ”Questa sconfitta ci serva da lezione”
“Oggi abbiamo affrontato una squadra forte, lo sapevamo, e questa sconfitta ci deve servire da lezione per il futuro, per non sbagliare piu'”. Cosi’ Allan, nel corso del programma “Premium Champions”, commenta la sconfitta del Napoli in Ucraina nella prima in Champions. “Fisicamente stiamo bene, forse abbiamo perso qualche misura in mezzo al campo, da questo punto di vista dobbiamo correggere in fretta gli sbagli commessi – continua – E’ l’inizio della stagione, abbiamo il tempo per ritrovare questo nostro spirito”. Allan, entrato dalla panchina, ha avuto un ottimo impatto: “siamo tutti pronti, anche per stare in panchina: io rispetto la scelta del mister perche’ siamo una squadra forte, con tanti giocatori di livello e con tante partite da giocare nell’arco della stagione”.
IL COMMENTO. Questo non è il vero Napoli, Sarri questa volta ha sbagliato formazione
Champions: non e’ vero Napoli, stecca prima in Champions. Squadra senza grinta che soffre il contropiede dello Shakhtar. E’ il peggior Napoli dall’inizio della stagione stecca la prima in Champions League. A Charkiv vince lo Shakhtar Donetsk, una buona squadra, priva di figure di spicco e sicuramente alla portata degli azzurri. Ma il Napoli non e’ nella serata giusta. Spaesata, svagata, fuori condizione in quasi tutti gli uomini della rosa, la squadra di Sarri si fa mettere sotto dagli ucraini che adottano una tattica forse anche fuori moda ma sicuramente ancora produttiva: il contropiede. Il resto lo fa Sarri, rinunciando in partenza a Mertens ed Allan, gli unici uomini in forma in questo momento. Il primo tempo del Napoli e’ piu’ o meno lo stesso di quelli gia’ visti in campionato contro l’Atalanta e successivamente a Bologna. La squadra appare svuotata di forze, senza concentrazione, senza grinta. Il centrocampo, con Zielinski, Diawara ed Hamisk non solo non riesce ad opporre alcun filtro alle ripartenze in verticale dello Shakhtar, ma ha difficolta’ perfino nelle semplici impostazioni, quando l’azione parte per gli azzurri. I passaggi, anche elementari, completamente sbagliati dai tre non si contano. E come se non bastasse ci si mette anche Koulibaly, che e’ il difensore centrale incaricato di far partire l’azione quando riceve pala dal portiere, che non ne indovina una in fase di appoggio. Con un Napoli cosi’ scarico mentalmente ed approssimativo sul piano atletico, lo Shakhtar, una squadra non eccezionale, ma solo ordinata e ben piazzata sul terreno di gioco, ha la vita abbastanza semplice. Da un disimpegno sbagliato a centrocampo, nasce l’azione del gol del vantaggio degli ucraini, con Srna che viene lasciato solo sulla fascia destra, il quale serve Ferreyra che con un colpo di tacco libera al tiro Taison. Il rasoterra del brasiliano non lascia scampo a Reina che dopo tre minuti salva la sua porta. Un nuovo errore, questa volta di Hamsik, lancia lo stesso Taison verso la porta. Reina in uscita respinge la conclusione con un piede. In attacco gli azzurrin di fanno anche vedere, ma senza quella lucidita’ e quella precisione nei passaggi che in genere ne contraddistingue il gioco. L’occasione piu’ favorevole che costruiscono nella prima frazione di gioco e’ un traversone di Ghoulam che Ordets devia, facendo sfiorare al pallone il palo della sua porta. Nel secondo tempo ci si aspetterebbe una reazione d’orgoglio del Napoli, ma la gara continua a scorrere senza sobbalzi, sulla falsariga di questo gia’ visto nei primi 45′. Lo Shakhtar addirittura raddoppia grazie ad un contropiede, agevolato da una papera di Reina in uscita che consente a Ferreyra di appoggiare indisturbato in rete di testa. Solo a questo punto si vede una reazione degli azzurri, grazie anche al contributo di Allan e di Mertens, forse tardivamente inseriti da Sarri. E’ proprio Mertens a procurarsi un calcio di rigore che Milik trasforma. Fino alla fine il Napoli, piu’ con la forza di volonta’ che con lucidita’, si riversa in attacco alla ricerca del pareggio, ma gli ucraini contengono le loro sfuriate senza grandi affanni. Solo Milik spreca una buona occasione sotto porta. Ma ormai e’ troppo tardi per recuperare.
Noemi uccisa a colpi di pietra, indagato anche il padre del fidanzato assassino
Un avviso di garanzia per sequestro di persona e occultamento di cadavere è stato notificato al papà del fidanzato 17enne e assassino reo confesso di Noemi Durini. L’atto è stato notificato all’indagato in occasione della perquisizione in corso nell’abitazione di famiglia a Montesardo, frazione di Alessano. Stamani si era invece appreso che il papà del 17enne era sottoposto ad indagini per omicidio volontario in concorso con il figlio.
E’ stata uccisa probabilmente con uno o più colpi di pietra, uno dei quali l’ha raggiunta alla testa, la sedicenne Noemi Durini, il cui omicidio è stato confessato dal fidanzato 17enne. Tracce di sangue, tra l’altro, sono visibili sul luogo dove è stato ritrovato il cadavere, coperto di sassi, a Castrignano del Capo. Il corpo, parzialmente occultato sotto alcuni massi, è stato trovato in un pozzo nelle campagne di Castignano del Capo (Lecce). E’ stato lo stesso fidanzatino a portare i carabinieri sul luogo in cui si trova il corpo della sedicenne.
Qualche settimana fa il fidanzato 17enne e presunto assassino di Noemi era stato denunciato alla Procura per i minorenni dalla mamma della vittima, Imma Rizzo, a causa del suo carattere violento. La donna, che temeva per la sorte della figlia che da un anno frequentava il giovane, chiedeva ai magistrati di intervenire per far cessare il comportamento violento del ragazzo e per allontanarlo dalla figlia. Ne erano nati due procedimenti: uno penale per violenza privata, l’altro, civile, per verificare il contesto familiare in cui vive il giovane e se fossero in atto azioni o provvedimenti per porre fine alla sua indole violenta. Procedimenti – a quanto è dato sapere – che non hanno portato ad alcun provvedimento cautelare, come il divieto di avvicinarsi alla sedicenne, ma che sono stati attualizzati dalla Procura per i minorenni solo dopo la denuncia di scomparsa di Noemi. L’unica conseguenza che ha prodotto la denuncia della mamma della 16enne è stato un inasprimento dei rapporti tra le famiglie dei due fidanzati.
Noemi Durini era scomparsa da casa il 3 settembre scorso: l’ultima sua immagine è stata catturata da una telecamera di sorveglianza e risale alle 5 del mattino di quel giorno. Si vede una Fiat 500 bianca sulla quale sale e alla cui guida si trova il fidanzato 17enne che oggi, a 11 giorni dalla scomparsa della ragazzina, ha confessato l’omicidio. Nell’immagine si vede l’utilitaria arrivare e fermarsi in via San Nicola, a Specchia, a poche centinaia di metri da casa della giovane. A bordo ci sono i due fidanzati, con il 17enne al volante della vettura intestata alla madre. Agli inquirenti, per giorni, il 17enne, di Alessano, ha raccontato di aver accompagnato la sedicenne nei pressi del campo sportivo di Alessano e di averla lasciata lì.
Ma la versione del ragazzo, sin dal primo momento, non ha convinto gli investigatori che hanno concentrato l’attenzione sul 17enne, un ragazzo dalla personalità violenta. E c’è un breve filmato che descrive bene il suo carattere: il 17enne è stato ripreso mentre rompe a colpi di sedia i vetri di una vecchia Nissan Micra parcheggiata per strada ad Alessano. L’auto sarebbe di una persona con la quale il giovane avrebbe avuto un acceso litigio e risalirebbe alla scorsa settimana, pochi giorni dopo la scomparsa di Noemi e poco tempo dopo un alterco avuto con il padre della sedicenne che si era recato ad Alessano per avere informazioni sulla figlia. I famigliari di Noemi avevano un rapporto conflittuale con il 17enne: non volevano che la sedicenne avesse una relazione con lui. Qualche tempo fa la mamma di Noemi aveva segnalato alla magistratura minorile il ragazzo a causa del suo comportamento violento.
Per questo motivo erano sorti accesi contrasti tra le due famiglie. A far temere il peggio è stato il fatto che Noemi aveva lasciato a casa il cellulare, i documenti e i soldi. Numerosi gli appelli dei famigliari, soprattutto della nonna e della sorella di Noemi, Benedetta, che il 28 settembre deve laurearsi e che proprio ieri aveva detto ai giornalisti di essere ottimista: ‘alla mia laurea – aveva detto – ci sarà anche lei’. Invece oggi la confessione del ragazzo. Il cadavere della sedicenne è stato trovato sotto dei massi, adagiato per terra, in una campagna, a Castrignano del Capo, a 30 chilometri da Specchia, il paese dove viveva la ragazza. A condurre gli investigatori sul posto è stato lo stesso ragazzo che è indagato per omicidio volontario assieme al papà 41enne. Sul luogo del ritrovamento del cadavere ci sono i magistrati della procura ordinaria e di quella dei minorenni che si stanno occupando del caso.
I genitori della 16enne hanno appreso della confessione del 17enne mentre erano in prefettura a Lecce dove doveva cominciare una conferenza stampa alla quale dovevano partecipare. La mamma di Noemi è stata colta da malore ed è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza. Per le ricerche di Noemi erano stati utilizzati anche i cani molecolari. Gli investigatori hanno cercato nei casolari abbandonati, negli inghiottitoi, nei pozzi e nelle grotte tra la cittadina in cui viveva la ragazzina, Specchia, il paesino in cui risiede il suo fidanzato 17enne, Alessano, fino al Capo di Leuca. I vigili del fuoco del Saf ieri si sono calati con un’autoscala nelle ‘Vore di Barbarano’, una voragine profonda circa 40 metri. Ma della ragazzina nessuna traccia. Da qui la decisione, di accelerare gli accertamenti iscrivendo, stamani, i nomi del 17enne e del padre di quest’ultimo nel registro degli indagati per omicidio volontario, un passaggio indispensabile per compiere esami tecnici irripetibili. Infine, la confessione del 17enne.
Napoli, Insigne: ”Ci abbiamo creduto tardi, ora testa giù e lavorare”
“Sapevamo che loro sono una buona squadra, con davanti giocatori di qualita’. Non so cosa abbiamo sbagliato, ma ora ne parleremo con il nostro allenatore”. Cosi’ Lorenzo Insigne, intervistato da Premium Sport, subito dopo Shakhtar-Napoli 2-1. “C’e’ poco tempo – aggiunge il fantasista azzurro -, ma cercheremo di correggere cosa non ha funzionato. Ci abbiamo creduto troppo tardi? Puo’ essere, abbiamo avuto qualche buona occasione ma non l’abbiamo sfruttata al meglio: peccato, perche’ alla fine avremmo anche potuto pareggiare”. “Abbiamo perso – conclude Insigne -, ora abbassiamo la testa, lavoreremo ancora di piu’ e cercheremo di migliorare, senza piu’ fare gli errori commessi questa sera”.













