Era il 5 agosto del 2016 quando ci fu la tentata rapina al Banco di Napoli di Gragnano in via Vittorio Veneto. Per i tre banditi, arrestati poco dopo, ieri mattina è stato chiesto il rinvio a giudizio dalla Procura di Torre Annunziata dal pm Maria Benincasa. I malviventi accusati sono: Rossano Apicella, 39 anni, punta di diamante della criminalità della città della pasta; Pasquale Cimmino, 23 anni, complice e cugino del primo e infine Antonio Fiocco, 50 anni, residente a Castello di Cisterna, conosciuto grazie alla fallita rapina. I fatti si svolsero nel pomeriggio del 5 agosto. Due dei rapitori arrivano in motorino davanti al Banco di Napoli, indossando un passamontagna. Fermarono lo scooter e si precipitarono all’interno, intimando un dipendente a consegnare loro ciò che era contenuto all’interno della cassaforte. Tuttavia i due “pali” in auto, arrivati prima per controllare la situazione, presero a pugni la porta di vetro all’entrata, in segno di allarme, poiché i passanti che avevano assistito alla scena, avevano chiamato le forze dell’ordine. Così è stato dato il via alla fuga, terminata, dopo l’inseguimento, con la cattura di Fiocco, grazie alla Radiomobile di Castellammare. Successivamente sono stati identificati gli altri due complici, con conseguente perquisizione della casa di Apicella. All’interno del suo appartamento, dotato di videocamere di sorveglianza, sono stati trovati 100 grammi di cocaina, un chilo di marijuana, 83 grammi di crack e 2130 euro in contanti.
Arrestato a Parigi il responsabile delle rapine alle escort di lusso tra Napoli e Roma
Era ricercato per una serie di rapine ai danni di escort di lusso, in diverse città italiane, Roma, Firenze, Napoli e in alcune città europee, tra cui Parigi. A. A. 24 anni di origine pakistana, è stato rintracciato e arrestato nella capitale francese dagli agenti della Polizia di Stato del commissariato San Giovanni, in collaborazione con i colleghi della polizia francese, opportunamente attivati dal personale del Servizio Interpol della Direzione Centrale della Polizia Criminale. Dagli accertamenti svolti, il giovane, dopo aver soggiornato dal 2011 al 2014, a Manchester, in Inghilterra, dove è stato arrestato e condannato per diversi reati contro il patrimonio, nel dicembre 2014, utilizzando generalità parzialmente difformi, è entrato in Italia, come profugo-richiedente asilo politico. Durante tale permanenza, si è reso responsabile di gravi episodi criminosi. Nell’ultima rapina, ai danni di una giovane romena, nell’occasione picchiata con calci e pugni, avvenuta a Roma il 17 gennaio scorso, gli investigatori del commissariato San Giovanni, hanno raccolto numerosi indizi di colpevolezza nei confronti del responsabile, A. A. appunto, che ha consentito al magistrato inquirente del pool “reati contro il patrimonio” della Procura della Repubblica di Roma, di richiedere ed ottenere dal Gip del Tribunale di Roma un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’uomo viene ristretto agli arresti domiciliari a Caserta, da cui evade, dandosi alla latitanza. Così l’autorità giudiziaria, dispone un mandato di arresto europeo, i poliziotti intanto hanno posto in atto ogni attività investigativa, sia di tipo tradizionale che tecnica, che ha consentito di individuare il latitante a Parigi. Dall’analisi delle informazioni acquisite sui social utilizzati dall’indagato e delle dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, è emerso altresì che l’A. era costantemente in viaggio nelle maggiori città italiane nonché nelle più note capitali europee, tra cui Madrid, Parigi e Londra, oltre che in Svizzera, Olanda e Belgio; ed era in possesso di numerose schede telefoniche intestate a persone diverse e ignare, oltre a presentarsi sempre ben vestito e in possesso di molto denaro. Oltre alla misura cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, risulta da eseguire un provvedimento di fermo della procura della Repubblica di Napoli per una rapina aggravata, commessa ai danni di una escort di origine russa. Sono in corso ulteriori indagini per verificare l’esistenza di altri episodi criminosi della medesima specie, commessi in Italia e nel resto d’Europa, atteso che, su un forum utilizzato dalle escort, si fa riferimento ad un personaggio avente le caratteristiche dell’A., responsabile di numerosi altri episodi, analoghi, a Roma, Napoli, Firenze e Milano. Al momento A. A. risulta rinchiuso in una struttura carceraria parigina dove dovrà scontare una condanna ad un anno di reclusione per il reato di estorsione e rapina aggravata ai danni di una escort francese.
Maltrattava la moglie e violentava una delle figlie: arrestato 65enne in provincia di Caserta
Caserta. Maltrattava la compagna e le figlie: arrestato un uomo di 65 anni ad Alvignano, in provincia di Caserta. I carabinieri della stazione hanno eseguito oggi l’ordinanza del Gi del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di P. F..
Le indagini, dirette dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno consentito di accertare la condotta della persona arrestata, ritenuta responsabile del delitto di maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate, minacce gravi, violenza privata, reati ripetutamente commessi nei confronti della compagna e delle figlie.
Era acclarato che l’uomo agiva, in ambito familiare, comportandosi con modalità da “padre padrone”, umiliando, sopraffacendo ed annullando la libera determinazione delle persone offese, alle quali erano proibite anche le più naturali e comuni iniziative della vita di relazione.
In particolare, F.P. era addirittura arrivato ad impedire alle vittime di accedere all’assistenza medica di base, al punto che, nel 2008, gli assistenti sociali erano dovuti intervenire e, solo in seguito alla segnalazione della ASL e degli assistenti sociali, i familiari si erano iscritti all’assistenza sanitaria di base.
L’indagato è anche accusato di violenza sessuale ai danni di una delle figlie, vittima di attenzioni morbose già da minorenne, alla quale il padre aveva tentato di far credere che fosse “normale” la consumazione di rapporti sessuali.
Le indagini sono state svolte a seguito di denuncia della compagna del F.P. e sono state arricchite dalle testimonianze delle altre componenti del nucleo familiare, chiare nel delineare il grave quadro indiziario.
Listopoli a Napoli, Madonna accusa Mola
Ha parlato come testimone e come possibile parte lesa nell’inchiesta denominata Listopoli, Valeria Valente, candidata del Pd alla carica di sindaco di Napoli nella scorsa tornata elettorale. La parlamentare ha spiegato al pm Stefania Buda, che non era suo compito occuparsi delle liste e che i nominativi non venivano sottoposti direttamente alla sua attenzione ma a quella del comitato preposto. Dopo diversi “non so, non ricordo”, ha anche detto di “non conoscere il numero dei candidati che componevano ciascuna lista”, di “non conoscere il modo in cui i candidati venivano materialmente inseriti nella lista” e di “non essere a conoscenza di chi fosse il presentatore della lista stessa”; inoltre di “non conoscere il ruolo di Francesco Morra, uno dei due delegati a presentare la lista”. Era invece a conoscenza, in maniera diretta, del sostegno economico ricevuto per la sua discesa in campo, in quota Pd nel duello contro De Magistris. Ha spiegato la Valente: “Tutta la rendicontazione del costo della mia campagna elettorale è intorno ai trecento mila euro e cento mila euro arrivarono dal Pd”. L’inchiesta, coordinata dal pool mani pulite sotto il coordinamento dell’aggiunto Alfonso D’Avino, è di ipotesi di brogli elettorali e la Procura si prepara a chiedere il giudizio a carico di Gennaro Mola, ex capo dello staff elettorale e compagno della Valente nonché del suo braccio destro Renato Vardaro; di Salvatore Madonna – Consigliere comunale e autenticatore delle liste -, Antonio Borriello, ex leader del Pd a San Giovanni a Teduccio; Aniello Esposito, Consigliere comunale e certificatore delle liste. Tutti i verbali sono agli atti. Salvatore Madonna, difeso dall’avvocato penalista Carlo Di Casola, ha duramente perso le distanze dal lavoro dello staff elettorale che aveva in Gennaro Mola il proprio punto di riferimento: “Riconosco solo la mia firma e disconosco tutto il resto. Non riesco a capire come sia possibile che tutti i candidati falsi siano stati a me sottoposti per l’autentica”. Alla domanda se avesse provato a contattare Mola, dopo aver appreso dello scandalo Listopoli, Salvatore Madonna risponde: “volutamente non ho contattato Mola avendo avuto paura di una mia incontenibile reazione violenta”. Dopo mesi di indagine però pare che nessuno dei coinvolti sia stato in grado di fornire una spiegazione sensata sulla composizione delle liste. Ha spiegato Gennaro Mola, difeso dall’avvocato penalista Bruno Von Arx: “Il mio unico assillo era mettere nella lista di Valeria quante più persone che potevano avere voti. La lista Napoli Vale ha portato oltre seimila voti”. Madonna ricorda il caos negli uffici del comitato in quella notte tra il 6 e il 7 maggio 2016, tanto da protestare per quelle sessanta-settanta persone che attendevano l’autentica della firma: “Mola venne nella stanza con i modelli di accettazione che lei mi mostra, già compilati, voltando ciascuna pagina sul tavolo, notai solo che erano compilati”. La stessa scena viene resa da Vardaro e da Francesco Morra, uno dei delegati a presentare la lista Napoli Vale. Renato Verardo dichiara: “quella notte constatai dei momenti di concitazione in quanto si era raggiunto solo la candidatura di 25/26 candidati”. Poi arrivò nella stanza lo stesso Mola che portò altri moduli di accettazione delle candidature prive del certificato iscrizione alle liste elettorali”. Il processo ruota intorno l’episodio riportato da Verardo e riferito allo stesso Mola.
Napoli, a Ponticelli compare anche l’amianto nel parco abbandonato vicino alla scuola. LE FOTO DELLA VERGOGNA
Amianto, carcasse di motorino, pneumatici, frigoriferi, materiale da risulta, è un vero e proprio supermarket dei rifiuti. E’ l’area tra via Carlo Miranda e viale Aldo Merola a Ponticelli. Li c’è una scuola, c’è un complesso di case popolari e c’è l’area abbandonata (che da anni aspetta di essere trasformata in parco) dove nel 2005 perse la vita il minorenne Francesco Paolillo, un campetto di calcio. Tutto abbandonato. Tutto nel degrado più assoluto. Tutti dimenticati. Nonostante la tante promesse degli amministratori comunali la situazione peggiora di giorno in giorno. In estate si era verificato un incendio che aveva costretto per alcune ore gli abitanti della zona a stare chiusi in casa per una sorta di nube tossica che si era sviluppata. E da allora la situazione è peggiorata. Anzi qualcuno ha pensato bene perfino di portare via la recinzione del parco abbandonato per rivenderla al mercato nero del ferro. E così chiunque voglia abbandonare rifiuti ora è libero di farlo e di poter addirittura entrare con auto e furgoncini per scaricare di tutto. Le foto inviate dall’associazione “Francesco Paolillo” testimoniano il degrado della zona. Ma soprattutto la pericolosità visto che è comparso dell’amianto e poco distante vi è ubicata una scuola. “Veramente non ne possiamo più-fanno sapere i cittadini-di questa situazione. Ci aspettiamo un intervento definitivo di bonifica della zona”.
Nocera, ubriaco alla guida, investì e uccise un anziano: 7 anni di carcere al barista
Nocera Inferiore. Investì con la propria automobile Giuseppe De Prisco, 74enne, uccidendolo sul colpo. Provocò il ferimento di Giovanni, figlio di Giuseppe, e di un carabiniere Giuseppe Aliberti. E’ stato condannato con l’accusa di omicidio stradale e dovrà scontare in carcere 7 anni e 4 mesi di carcere il barista 31enne di San Marzano che si rese protagonista, la notte tra l’11 e 12 novembre scorso, di un drammatico incidente. Ad emettere la sentenza il gup Paolo Valiante. Biagio Annunziata quella sera, stava ritornando a casa dopo una giornata di lavoro in un noto bar di Nocera e viaggiava a velocità elevata a bordo di una Lancia Y. Il manto stradale non era nelle condizioni migliori, aveva piovuto e la strada era bagnata. Erano le due di notte quando non riuscì a frenare e travolse cinque persone, tra cui due carabinieri fermi nei pressi del marciapiede per verbalizzare un incidente avvenuto poco prima. Il barista spiegò al giudice di aver bevuto e di non aver visto i carabinieri, la paletta dei militari che segnalava un accertamento in corso. Ad avere la peggio è stato l’uomo di 74 anni e il figlio, 50enne costretto, dopo il tragico incidente, a stare su una sedia a rotelle. Per il giovane scattarono gli arresti domiciliari. I rilievi furono eseguiti, poi, dalla polizia stradale di Angri. Il giovane, assistito dal suo legale, decise di essere giudicato con rito abbreviato.
Oltre alla condanna di 7 anni e 4 mesi (la procura ne aveva chiesti 15), il gup ha disposto l’interdizione perpetua sia dai pubblici uffici che quella legale per tutta la durata della pena. Provvisionali per le parti civili decise per 20 e 35mila euro. Le motivazioni pubbliche entro trenta giorni.
”E’ una bomba, arriviamo a Renzi”: il procuratore di Modena sostiene di aver ricevuto pressioni dal Noe
Roma. “Scafarto e Ultimo erano particolarmente spregiudicati come presi da un delirio di onnipotenza”: sono le parole del Procuratore di Modena Lucia Musti che sono agli atti del Csm nell’ambito del procedimento aperto nei confronti dei pm napoletani per il caso Consip. Stralci dell’audizione fatta dal magistrato, il 17 luglio scorso, sono stati pubblicati stamattina da Repubblica, Corriere della Sera e Messaggero ed hanno scatenato l’ennesimo putiferio che travolge la Procura di Napoli e i carabinieri del Noe che hanno seguito l’indagine a partire da quella sulla Cpl Concordia, il colosso delle cooperativa che opera nell’energia alternativa, indagine ‘madre’ di Consip per l’appalto milionario affidato all’imprenditore Alfredo Romeo.
Le parole del Procuratore di Modena Musti, risuonano come un potente atto di accusa nei confronti dei due militari delegati alle indagini che attraverso l’inchiesta sarebbero voluti arrivare al coinvolgimento di Matteo Renzi, allora premier nella mega indagine che poi è sfumata in un’assoluzione nelle fase delle indagini preliminari dei vertici della Cpl Concordia.
“Se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un disordine. Arriviamo a Renzi”. Queste le parole che, in più di un incontro tra Modena e Roma, il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, indagato per falso nell’ambito dell’indagine sul caso Consip, e il colonnello Ultimo Sergio De Caprio, avrebbero rivolto alla procuratrice di Modena Lucia Musti. Sono le frasi riferite dalla magistrata durante l’audizione tenuta il 17 luglio scorso al Csm. I colloqui, riferisce Repubblica, risalgono alla primavera del 2015: ad aprile di quell’anno, la Procura di Modena aveva appena ricevuto gli atti dell’inchiesta sugli affari della coop Cpl Concordia, aperta dalla Procura di Napoli e poi trasmessa per competenza territoriale nella città emiliana. E’ la stessa procuratrice a ricostruire i retroscena durante la seduta di oltre due ore e mezza davanti alla prima commissione del Csm. Nel corso dell’audizione, riferisce il quotidiano, “racconta di aver visto Scafarto e Ultimo particolarmente ‘spregiudicati’ e come ‘presi da un delirio di onnipotenza'”. Un’anticipazione sugli sviluppi di un lavoro investigativo che Musti non avrebbe gradito e lo avrebbe raccontato due anni dopo ai colleghi della Prima commissione del Csm. Inoltre, dopo che a Modena era stato trasmesso dai Pm di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto uno stralcio dell’inchiesta su Cpl-Concordia, con allegata un’informativa in cui erano inserite intercettazioni tra il generale della Gdf Michele Adinolfi e l’allora premier Matteo Renzi, De Caprio le avrebbe detto: “Lei ha una bomba in mano, se vuole la puo’ far esplodere”. Secondo quanto riportato da Repubblica la magistrata si sarebbe sentita quasi messa sotto pressione, come se la sua libertà e le sue prerogative di capo di una Procura potessero in qualche misura essere coartate. Il verbale di Musti al Csm, che rientra in un accertamento avviato per far luce sulla fuga di notizie del luglio 2015 riguardante proprio le telefonate tra Renzi e Adinolfi, è stato inviato ai Pm di Roma per approfondimenti.
La pm Lucia Musti è stata ascoltata nell’ambito del procedimento per incompatibilità nei confronti del pm Henry John Woodcock, di cui sono relatori i togati Luca Palamara e Aldo Morgigni. Nel corso dell’audizione, la procuratrice Musti viene più volte incalzata dai consiglieri, che chiedono maggiori dettagli. Al Csm, la procuratrice Musti “ha raccontato – riferisce Repubblica – di aver avuto un primo incontro a Modena con Scafarto e un secondo con lo stesso Scafarto e l’allora vicecomdandante del Noe, Sergio De Caprio, conosciuto come il colonnello Ultimo a Roma. Colloqui sempre finalizzati esclusivamente a discutere dell’indagine”. Gli ufficiali dei carabinieri le avrebbero parlato di due “bombe”: una era rappresentata proprio dall’inchiesta sulla Cpl Concordia, ritenuta dagli investigatori in grado di aprire squarci sul sistema delle cooperative; l’altra era indicata nel caso Consip.
Nessun commento è arrivato dal Procuratore di Modena Musti dopo la pubblicazione dei verbali di stamane, ma le parole riferite dal magistrato hanno generato reazioni ‘indispettite’ di numerosi esponenti del Pd che parlano di ‘complotto’ e ‘colpo di Stato’. Il deputato del Partito Democratico Michele Anzaldi, annunciando la presentazione di un’interrogazione al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, dice: “Le parole del procuratore di Modena Lucia Musti sul caso Consip, pronunciate in sede ufficiale di audizione di fronte all’organo di autogoverno della magistratura ovvero il Csm, mostrano uno scenario decisamente inquietante e allarmante, ai limiti del colpo di Stato: il ministero della Difesa, da cui dipendono gli ufficiali dei carabinieri accusati dalla magistrata Musti, ha richiesto l’acquisizione delle carte per valutare eventuali provvedimenti da prendere? Ha avviato un’indagine interna? Ha valutato se e quali interventi vadano assunti per tutelare l’onorabilità e il buon nome dell’Arma dei Carabinieri?”.
“Secondo quanto riferito dalla magistrata Musti – prosegue Anzaldi – l’ex vicecomandante del Noe Sergio de Caprio e il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, entrambi in forza all’Arma dei Carabinieri, in più occasioni avrebbero tentato di indirizzarla su presunte indagini che miravano a coinvolgere l’allora premier Matteo Renzi, attraverso informative di polizia giudiziaria ‘fatte coi piedi’, come avrebbe dichiarato la pm. Si tratta di un ulteriore elemento gravissimo che si aggiunge a quanto già emerso in un’inchiesta dove ci sono ufficiali dei carabinieri accusati di aver manomesso ordinanze, inventato intercettazioni e taroccato frasi ed elementi di indagine. Un contesto, insomma, in cui pubblici ufficiali delle forze dell’ordine sono coinvolti in presunti depistaggi, fughe di notizie, rivelazione del segreto istruttorio, tanto che la Procura di Roma ha dovuto escludere il Noe dalle indagini sul caso Consip a seguito di reiterati atteggiamenti sospetti e oggetto ora di indagine”.
“Di fronte ad uno scenario del genere – dichiara ancora Anzaldi – sul quale dal lato giudiziario stanno già indagando sia la Procura di Roma, sia il Csm, ora che sono emersi i contenuti gravissimi della deposizione di un giudice di fronte al massimo organo della magistratura quale è appunto il Csm, è opportuno che il ministero della Difesa valuti se e in che modo debba intervenire per verificare se alcuni carabinieri hanno tramato contro i vertici democratici del nostro Paese e per evitare che questa vicenda diventi peraltro un grave danno di immagine per l’Arma dei Carabinieri, anche nel rapporto dei cittadini con l’Arma”.
Sulla vicenda si sono espressi anche altri esponenti del Pd: “Carabinieri che vogliono arrivare a Renzi, indagini costruite a tavolino? Serve la verità rapidamente”. Scrive su Twitter il senatore del Pd Stefano Esposito commentando le notizie sul caso Cpl Concordia. “Sta emergendo un quadro inquietante dalle indagini Consip. Emerge che si sarebbe voluto colpire Renzi attraverso il padre. Va fatta piena luce, presto”. Afferma il deputato del Pd, Edoardo Patriarca. “La gravità assoluta di un’indagine che sembra pilotata per colpire Matteo Renzi. Serve arrivare alla verità”. Scrive sempre su Twitter il senatore Pd Andrea Marcucci. Medesimo commento quello del deputato Pd Emanuele Fiano.
Gragnano, panico in piazza: anziano muore mentre va al bar
Momenti di panico stamane a Gragnano nella centralissima piazza san Leone. Un anziano è morto mentre stava andando al bar. L’uomo, A.F. un 70enne che abita in via Vittorio Veneto, è stato colpito da un infarto. Si è accasciato al suolo. E’ stato soccorso da alcuni cittadini che si trovavano in piazza ma quando è arrivato, dopo pochi minuti, l’ambulanza, il personale del 118 non ha potuto far altro che constarne la morte.
Napoli, il clan Sibillo spacciava droga nel parcheggio del Loreto Mare: 3 arresti
I Carabinieri della Compagnia di Napoli Centro, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare (2 carcere e 1 agli arresti domiciliari) emessa dal G.I.P. di Napoli nei confronti di 3 indagati ritenuti responsabili di detenzione di stupefacente a fini di spaccio in concorso. I militari del Nucleo Operativo avevano assistito, a marzo, nel corso di un servizio di osservazione e pedinamento nel parcheggio dell’Ospedale Loreto Mare, alla cessione “all’ingrosso” di 2 involucri di marijuana. In particolare, uno degli arrestati, residente alle “Case nuove”, aveva consegnato lo stupefacente a una coppia di acquirenti dei Decumani; loro avrebbero poi organizzato lo spaccio al dettaglio di quello stupefacente da cui avrebbero ricavato circa 600 dosi da immettere sul mercato. Dopo l’acquisto gli acquirenti avevano notato la presenza dei Carabinieri e si erano disfatti degli involucri lanciandoli dallo scooter, ma erano comunque gia’ stati identificati e i 2 pacchi erano stati recuperati. Qualche giorno prima, inoltre, il 15 marzo, la figlia 19enne della coppia fu arrestata dagli stessi Carabinieri: era insieme alla compagna di Pasquale Sibillo, reggente dell’omonimo clan del centro storico, a bordo di una Smart. La 27enne era alla guida mentre la 19enne sedeva al posto passeggero e nascondeva tra le pieghe del vestito 2 involucri di marijuana (piu’ di 2 etti). Invano il tentativo di far sparire la droga. Furono arrestate per detenzione di stupefacente a fini di spaccio.
Londra. Esplosione in metropolitana, passeggeri feriti
Alcuni passeggeri sono rimasti feriti in un’esplosione avvenuta su un treno della metropolitana di Londra, all’altezza della stazione di Parsons Green, nella zona residenziale di Fulham. Secondo quanto riferiscono i media britannici, la deflagrazione, che ha provocato il panico tra i pendolari, è stata causata da un secchio di plastica bianca posto nei vagoni posteriori del treno. Testimoni parlano di passeggeri con ustioni al volto.
Droga: arrestato a Palinuro il pusher dei vacanzieri
In manette a Palinuro uno spacciatore colto in flagranza dai carabinieri della compagnia di Sapri L’uomo, 33 anni originario di Pisciotta sempre nel Cilento, e’ stato sorpreso mentre stava cedendo tre dosi di cocaina ad un tossicodipendente. Al pusher, a seguito di perquisizione personale e domiciliare, sono state sequestrate altre 5 dosi di cocaina e denaro contante per circa 2.900 euro. L’uomo era da tempo era nel mirino dei carabinieri: la scorsa settimana era sfuggito ad un controllo nel corso di un servizio preventivo antidroga. Era stato monitorato perché era il fornitore ufficiale della droga per i tanti turisti che affollavano la “perla del Cilento”.
Vangelo di oggi
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 19,25-27.
In quell’ora, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Avellino: tre punti per la notturna?
A Sarno il camper di Emergency, l’associazione umanitaria vicina ai problemi dei più deboli.
Il Comune di Sarno scende in campo a sostegno delle fasce sociali più deboli insieme ad Emergency: l’associazione umanitaria italiana, fondata quasi 25 anni fa, con attività di volontariato presenti nei paesi dove guerre e povertà mietono ogni giorno centinaia di vittime. Il camper sarà presente, per un anno ogni mercoledì pomeriggio, a Via Giacomo Matteotti, nello spazio antistante la Circumvesuviana. Il personale accoglierà a bordo dell’unità mobile persone italiane e straniere bisognose, offrendo gratuitamente informazioni e sostegno specifico di carattere socio-sanitario. Il Sindaco, gli assessori Dea Squillante e Vincenzo Salerno, promotori di questa iniziativa,
insieme ad Emergency hanno fatto sì che la politica entrasse nel sociale, creando un punto di riferimento per i cittadini bisognosi di ricevere assistenza. In una società italiana dove la crisi economica non è finita, con i problemi che attanagliano le famiglie, dove la forbice tra ricchi e poveri resta ampia, anche queste forme di sostegno umanitario possono essere d’aiuto.
Benevento: Baroni verso la sfida col Napoli
Non proprio un buon viatico per la tanto attesa gara del «San Paolo» contro una delle migliori formazioni del campionato, candidata alla vittoria finale e per di più assatanata di rivalsa dopo lo stop in Champions League. Tuttavia Baroni ha provato a mostrare il massimo della serenità, anche per infonderla ai suoi uomini chiamati nuovamente a disputare la «partita perfetta» per provare a strappare punti ai partenopei. «Affronteremo una grande squadra, una big’ del campionato esordisce il tecnico toscano Giocano a memoria ed hanno una serie illimitata di soluzioni offensive. Dipenderà da noi il tipo di partita che ne verrà fuori e dalla nostra capacità di opporci all’avversario, con le nostre qualità e con quello che sappiamo far meglio. Dovremo anche provare a sbagliare meno delle precedenti occasioni. Anche se, devo essere sincero, seppur siamo ancora a zero punti il Benevento non ha commesso tanti errori nelle prime tre uscite da cui avremmo meritato di venir fuori con qualche punto in più. Del resto anche i dati statistici confortano il mio pensiero. Abbiamo subito sempre pochi tiri in porta producendo molto gioco, ma non siamo stati bravi a concretizzare e ad evitare alcune situazioni che hanno poi prodotto le sconfitte. Tuttavia siamo sulla strada giusta e, continuando a credere nel nostro lavoro, sono certo che arriveranno anche i punti». Il fascino dell’inusuale derby scalfisce anche Baroni che, fra le altre cose, con il Napoli ha anche vinto uno Scudetto. «Ho ricordi indelebili di quella stagione straordinaria, ma debbo tenerli per me, anche perché adesso sono tutto concentrato sul Benevento, sulla voglia di ben figurare e di ottenere un risultato positivo che è certamente difficile ma non è qualcosa di impossibile. Sono davvero curioso di osservare come la mia squadra saprà affrontare le difficoltà che presenterà una gara così attesa pure dai tifosi. Spero che sia una giornata di grande sport e che ci sia modo per tutti coloro che vogliono assistere alla partita di poterlo fare senza privazioni e limitazioni, poiché il tifo sannita è sano e corretto come quello napoletano e il derby in Serie A deve essere una festa ed un ricordo per tutti».
Napoli, urta moto e presta soccorso ma viene accoltellato dal ragazzino
Urta uno scooter mentre stava guidando l’automobile in piazza Volturno incrocio Corso Garibaldi, a Napoli. Prova a prestare soccorso ma viene prima accerchiato dagli amici del ragazzino che era in sella del motociclo e poi, secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, viene accoltellato dallo stesso ragazzo. Vittima un extracomunitario. L’uomo era in auto insieme ad un’altra persona. Dopo l’incidente si e’ subito fermato ma altrettanto immediata e’ stata la reazione del minorenne e dei suoi amici. L’extracomunitario e’ stato accoltellato alla gamba; soccorso in ospedale e’ stato dimesso, per lui una prognosi di sette giorni.
Salernitana: Odjer col punto interrogativo
A centrocampo, Bollini aspetta di conoscere le condizioni di Odjer. Il ghanese era apparso in crescita e potrebbe tornare utile in entrambe le soluzioni tattiche. Minala è uno dei pochi certi di una maglia. Un po’ meno Ricci, insidiato dai vari Della Rocca e Signorelli e Zito. Oltre ad Odjer se in condizione naturalmente. E siamo al pacchetto arretrato. Anche in difesa, davanti a Radunovic, potrebbero esserci delle soprese. Sulla corsia di destra è ballottaggio tra Perico e Pucino. Il primo garantisce più solidità al pacchetto arretrato; il secondo una spinta maggiore e sembra avere qualche chance in più per partire dal primo minuto. Schiavi e Tuia si giocano il posto per affiancare Bernardini al centro della difesa. Tuia è reduce da una settimana a singhiozzo per un affaticamento muscolare. Schiavi prova a scalzargli la maglia da titolare e le gerarchie iniziali. Staremo a vedere. Sull’out mancino, invece, nessun dubbio: la corsia di sinistra sarà presidiata da Gigi Vitale che praticamente non sembra avere concorrenza in quel ruolo. Oggi pomeriggio (ore 15) durante la seduta di rifinitura al campo Volpe, Alberto Bollini proverà a sciogliere gli ultimi dubbi sulla squadra da mandare in campo contro il Pescara di Zeman. In un Arechi blindato per via dei rapporti tesi tra tifoserie ci saranno circa diecimila spettatori (circa 400 da Pescara). Stabilito il piano sicurezza che prevede l’istallazione dei container (saranno piazzati domani mattina) per separare il settore curva nord (riservato ai supporter del Delfino), la chiusura della metropolitana alla fermata dello stadio ed alcuni sottopassaggi nelle vicinanze dell’impianto di via Allende. In tribuna e davanti alla tv molti allenatori «interessati» in caso di ribaltone. Oltre a Breda e Liverani è spuntato ieri pure il nome di Pasquale Marino.
Camorra, si è pentito il killer di Scampia, Gennaro Notturno ‘o sarracino
Si è pentito Gennaro Notturno ‘o sarracino, boss di Secondigliano legato agli scissionisti degli Amato-Pagano e autore dell’omicidio della vittima innocente Antonio Landieri. Notturno, come riporta in anteprima Il Roma, ha deciso di passare dalla parte dello Stato da una quindicina di giorni. E lo ha fatto dando una novità importante e un nuovo impulso all’inchiesta sull’omicidio del giovane innocente ma anche su tantissimi altri. Ha fatto il nome per la prima volta di Raffaele Amato ‘a vicchiarella ” fu lui ad ordinare il raid contro i fratelli Meola, fedelissimi dei Di Lauro che gestivano una piazza di spaccio ai Sette Palazzi”. Non a caso la Dda, dopo la batosta subita dal Riesame nel marzo scorso che annullò tutte le ordinanze du custodia cautelare del blitz del 23 gennaio, ha chiuso le indagini e ha chiesto al gip di fissare l’udienza preliminare indicando i nomi di Cesare Pagano e Raffaele Amato come mandanti, e poi Davide Francescone, Ciro Caiazza, Giovanni Esposito, Pasquale Riccio, Giovanni Piana come esecutori materiali di quel raid e quindi dell’omicidio Landieri.
Tutti tranne Raffaele Amato ‘a vicchiarella erano stati arrestati nel blitz del 23 gennaio con un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Federica Colucci per l’omicidio di Antonio Landieri, il giovane disabile ucciso il 6 novembre del 2004 ai Sette Palazzi di Scampia all’inizio della prima sanguinosa faida tra i Di lauro e gli Scissionisti. Le ordinanze erano state notificate al boss Cesare Pagano (indicato come il mandante) a Gennaro Notturno ‘o saraccino (il killer che rimase ferito dal fuoco amico), Giovanni Esposito (altro killer), Davide Francescone (il terzo killer ) e Pietro Caiazza ‘o frauelese, armiere del clan e padre dei tre pentiti Michele, Antonio e Paolo. Il gip respinse la richiesta di arresto formulata dalla Dda nei confronti di altre sei persone, ovvero Giovanni Piana, Pasquale Riccio, il boss Raffaele Amato ‘ a vicchiarella, Arcangelo Abete, Gennaro Marino ‘o mekkei ed Enzo Notturno. L’agguato era stato deciso per punire i fratelli Meola, fedelissimi dei Di Lauro che gestivano una piazza di spaccio ai Sette Palazzi.
Secondo i giudici del collegio C della Dodicesima sezione del Riesame (presidente Areniello, relatore Ianuario a latere Brunetti Pierri): “Non è stato possibile comprendere da chi fu deciso l’agguato e da chi provenne l’ordine e perché; da dove partì il commando, da chi era composto, neppure quali auto vennero utilizzate”. Una clamorosa bocciatura di anni di indagini e di racconti di una decina di collaboratori di giustizia quattro dei quali divergono nelle loro dichiarazioni. I giudici della libertà avevano scritto nel loro provvedimento che c’è “una grave lacuna a livello indiziario” anche perché “Dal tg locale il pentito Antonio Caiazza dichiara di aver appreso anche il nome della vittima, c’è dunque il forte sospetto che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia risentano di una evidente influenza mediatica”. Mentre il fratello Michele: “afferma anche di aver più volte rivisto il filmato che ricostruisce e illustra la storia del povero Landieri, circostanza che induce ancora di più a sospettare in merito alla genuinità delle dichiarazioni del collaboratore e in verità di tutti i collaboratori di giustizia, visto che costoro – mentre sulla generale ricostruzione del fatto rendono dichiarazioni perfettamente concordi e convergenti – quando si tratta di approfondire con puntualità aspetti non noti al pubblico fanno registrare macroscopiche dissonanze”. Ora il pentimento di Notturno scrive in nuovo capitolo forse definitivo per dare giustizia a una delle tante vittime innocenti delle tre sanguionose faide di Scampia-Secondigliano.
(nella foto grande la giovane vittima innocente Antonio Landieri e nei riquadri da sinistra in alto Cesare Pagano,Gennaro Notturno, Pietro Caiazza, Raffaele Amato, Davide Francescone e Giovanni Esposito )
Castellammare. Campania Libera chiede a Pannullo un posto in giunta per Cascone
Castellammare di Stabia. Il sindaco Tony Pannullo ha le idee chiare e si sente pronto a presentare la nuova giunta. Ieri, dopo le dimissioni di Giuseppe Iozzino dei giorni scorsi, si è dimesso anche l’assessore Annalisa Armeno del PD dopo aver ricevuto un incarico in una scuola nell’ area Nord di Napoli. Sarà, quindi, sostituita da una donna scelta dalla stessa area di rappresentanza, ovvero quella legata al consigliere regionale Lello Topo. La corrente che influenzerà di più, ancora una volta, questo rimpasto è l’area appartenente al Consigliere Regionale Mario Casillo. Espressione di questa corrente è sicuramente, assessore all’Urbanistica con deleghe chiave come Demanio, Grande Progetto Pompe i e Più Europa, che dovrebbe essere il nome che sostituirà Andrea di Martino quale vice sindaco. Andrea di Martino, invece, non rappresenta nessuna corrente: è stato voluto dallo stesso Tony Pannullo dopo aver condotto una campagna elettorale al suo fianco. La terza corrente, quella riformista, del PD manterrà il suo assessore Giulia D’Auria con delega ai Lavori pubblici. Tra le fila della maggioranza c’è Area Civica che chiede più deleghe. Questo gruppo politico ha quattro consiglieri. Ci sono sicuramente un assessore con delega alle attività produttive e uno da definire che potrebbe prendere le deleghe assunte fin d’ora dal vicesindaco. Intanto Palazzo Farnese è un crocevia di personaggi di spicco della politica regionale. Nella giornata di ieri Tommaso Casillo, referente di Campania Libera, ha incontrato Tony Pannullo per chiedere di affidare un posto in giunta a Ciro Cascone. Ieri si è anche celebrata l’ultima giunta prima del rimpasto in cui è stato approvato l’atto di ricognizione sulle società partecipate dell’Ente Comunale.
Camorra, Ciro Mauriello chiese a Rosaria Pagano di ”cacciare” Pietro Caiazza da Melito. LE INTERCETTAZIONI
Le frizioni interne al clan Amato Pagano sono note agli investigatori che da qualche anno stavano controllando il gruppo dei “melitesi” legati alla zia Rosaria Pagano e ai suoi fiduciari Ciro Mauriello e Pietro Caiazza. E proprio tra questi due che nell’ultimo anno erano sorti dei forti dissapori. Tra le intercettazioni in mano agli inquirenti ci sono quelle a casa di Ciro Mauriello a Melito e contenute nell’ordinanza di custodia cautelare che nel luglio scorso ha portato in carcere D.A.A., il quasi diciassettenne figlio di Rosaria Pagano accusato di avere ucciso il 20 giugno nelle palazzione di Melito i due ribelli del clan Alessandro Laperuta e Muhamed Nuvo entrambi legati a Pietro Caiazza. Tra le intercettazioni c’è quella in cui Mauriello chiede conto della contabilità del clan e ne parla con Claudio Cristiano detto ‘ o bisio e Giuseppe Cipressa detto “Peppaccio”.
sul territorio.
Ciro: O Bì m o mi devi fare un solo piacere …. però devi essere preciso …. ”
Claudio: e perchè che sono?
Ciro: mi puoi rintracciare Linuccio (ndr Pietro Caiazza)
Claudio: ehm …..
Ciro: digli di chiudere tutto
Giuseppe: ci deve fare le chiusure ..
Claudio: ‘e già le ha fatte le chiusure stanno i fogli qua
Ciro: ah …
Claudio dice che Peppe il pazzo ha i blocchetti {ndr verosimilmente parla della contabilità delle piazze dispaccio) una persona gli dice “shhhhhhhhhh” {( per dirgli di non urlare) Si sentono parlare Ciro, Peppaccio e gli altri astanti, nominano delle cifre di denaro facendo dei conteggi, si sentono nominare 200 mila euro poi 195 mila e poi 188, una persona dice ”sette chili”.
Claudio continua a parlare di conteggi facendo degli esempi e citando somme di denaro, Ciro dice che la prossima volta si deve chiudere prima {ndr riferito ai conteggi ed alla contabilità) Ciro Mauriello continua rappresentando ai presenti il suo disprezzo nei confronti di Pietro Caiazza
che, come già esternato in altre conversazioni, se dipendesse da lui, estrometterebbe subito da Melito e Mugnano, costringendo a relegarsi, con le sue attività illecite, in Afragola, sua terra d’origine. Ciro parla di Pierino (ndr Pietro Caiazza) dicendo che lo toglierà ”Pierino io lo tolgo… così ho deciso”. Questa conversazione intercettata è datat 23 maggio 2016 intorno alle 19 e dopo poco arrivano tale Totore, Rosaria Pagano, il figlio minorenne, Giuseppe Cipressa alias “Peppaccio”, Claudio Cristiano detto ‘ bisio e Raffaele Mauriello ‘o chiatto, figlio di Ciro. La “Zia Rosaria”, il figlio e i presenti vengono fatti accomodare nel salotto delle decisioni ed è li che poi affronteranno i vari argomenti, tra i quali Pietro Caiazza, da Ciro considerato un problema per la famiglia a causa delle sue manie di grandezza:
Ciro:Rosaria … Peppe mi ha spiegato … dobbiamo fare una cosa .. ..io davanti a voi …. gli do la parola mia
Peppe: davanti a te e davanti a …0missis (il minorenne ndr)
Ciro: davanti a voi e davanti a 0missis (il minorenne ndr) …. vi do la parola mia che non succede un guaio …. ma lui deve fare la stesso cosa!!!
Rosaria: è logico!
Ciro: deve fare la stessa cosa davanti a voi e a 0missis (il minorenne ndr) … poi omissis…. poi lui prende … come stavamo una volta .. cosi (inc.)
Rosaria: O Pe ‘a questo punto, perchè . ..inc …
Ciro: stiamo vedendo per sigarette …. .inc … però visto che è della famiglia … Pierino (ndr riferito a Pietro Caiazza). . .io ti dò la parola mio .. .inc …
Rosaria: eh ….
Ciro: io .. .io .. .io parlo personalmente di me .. .io sto appicciato .. .io sto bruciato … a me mi dispiace che .. .inc … non esiste .. .io è una cosa personale mia … dopo … che Pierino non se ne vorrebbe andare … ma come faccio a campare con Pierino . ..inc ….. Pierino prendi la famiglia tua e vattene od Afragola … … .io ti do la parola mia che se è per me
Rosaria: ..inc … Ciro tu ci dai la parola davanti a me e a Mimmo
Sono chiari i forti rancori ed i contrasti che Ciro ha con Pierino e che rappresenta a zia Rosaria Pagano ed al figlio.
Ciro: no ma già l’ha dimostrato Rosaria (si rivolge a Rosaria riferendosi a Pietro Caiazza) che lui è solo per interessi: .. che lui è solo perchè deve essere Pierino deve essere come dico io … devo comandare di qua devo comandare di là (ndr spiega a Rosaria che Pietro Caiazza avrebbe manie di protagonismo volendo affermare una sua leadership sul territorio) perchè poi mano mano stanno uscendo cose che … è meglio che non ve le dico proprio … Rosario il discorso è uno solo … sentitemi a me … però dovete essere d ‘accordo pure voi perchè io …. voi decidete .. .io non decido
niente…
Rosaria: eh…
Ciro: allora … secondo me si deve fare così.. Pierino io ti do la parola mia … davanti voi e davanti a 0missis (il minorenne ndr) … che se è per me tu campi cento anni … a prescindere .. sono stato o non sono stato io .. .inc … se è per me tu campi cento anni … tu da Melito te ne devi andare … te ne devi andare ad Afragola pigliati le bancarella delle sigarette … prenditi a questi quattro … non si può convivere come fai a convivere con questi qua … Rosaria perchè se succede … che …. tra un mese e mezzo stiamo punto e a capa…
Ciro Mauriello evidenzia la sete di potere di Pietro Caiazza, contestando anche il comportamento degli uomini che a lui sono più vicini come proprio Giuseppe Santangelo. Ciro contesta il fatto che in più occasioni uomini dell’organizzazione. chiamati per “un’imbasciata”. si muovevano solo qualora Pierino li “autorizzasse”. Ciro condanna i comportamenti di Pierino e dei “suoi uomini” sottolineando che non esistono gli uomini dei gruppi ma dell’organizzazione. Mauriello, come in altre conversazioni, sottolinea ancora quella che è la costituzione del gruppo criminale degli Amato- Pagano e le regole interne che prevedono la famiglia e Zia Rosaria a capo ed i gruppi satelliti a servizio degli interessi del clan e non del
gruppo. Ciro dimostra apertamente l’intolleranza che ha verso la famiglia Caiazza, ma allo stesso tempo, proprio in forza del suo ruolo nell’organizzazione ed il rispetto che nutre per Zia Rosaria e, di conseguenza, per gli eredi quel casato, è pronto anche ad accettare che Pierino continui a controllare i suoi traffici su Melito e Mugnano, purché si porti proprio lì da lui e, davanti a Zia Rosaria e al figlio, si chiarisca e comprenda quello che è il suo ruolo e assicuri di ridimensionarsi ai suoi compiti, non entrando in competenze che non lo riguardano, anzi. screditando finanche il figlio Raffaele accusandolo di aver messo su un suo gruppo i cui componenti sarebbero favoriti rispetto agli altri uomini della “famiglia” ricevendo delle “belle mesate”, ovvero uno “stipendio” più alto degli altri.
Rosaria Federico
1.continua
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