Home Blog Pagina 8705

Gli uomini più potenti della finanza mondiale

0

Le responsabilità degli uomini più potenti della finanza

Potrebbe suonare come una frase stereotipata, ma il mondo intero sa che non è affatto così: i cosiddetti “uomini incravattati” sono i reali padroni del globo. Non uomini incravattati qualunque, poiché non basta semplicemente un completo elegante corredato da cravatta per ottenere responsabilità e potere, ma veri e propri individui in grado di decidere il destino del mondo attuale.

Chi sono questi individui? E per quale motivo le loro posizioni sono considerate così rilevanti? Semplice: nelle loro mani vi è la capacità di determinare in modo concreto l’esito economico e finanziario della società da qui a molti anni a venire.

Intanto prima di proseguire è doveroso ricordare che ringraziamo il sito mrfinanza.com per le sue fonti di ispirazioni.

Le figure sopra citate sono ascrivibili in un elenco del genere:
CEO e direttori di banca;
• presidenti di multinazionali e compagnie;
• responsabili principali di enormi patrimoni economici.

Sono meno di un centinaio, tutti rigorosamente collocati in posizioni di assoluta rilevanza nel panorama economico internazionale. Vediamo quindi quali sono i nomi più in evidenza in questa unica e particolare categoria all’interno della quale c’è spazio per ben pochi eletti.

I milionari e i miliardari

Dalla laurea al destino già scritto, dall’eredità famigliare al duro lavoro, tra gli uomini più potenti della finanza mondiale troviamo sicuramente milionari e miliardari occupanti posti di assoluto rilievo nel sistema economico del mondo intero. Uomini che, bene o male, si sono “fatti” da soli. O quasi. Tim Cook ne è l’esempio più noto: laureato, cervellone, abitudinario…e attuale capo indiscusso della Apple, in qualità di CEO.

Patrimonio stimato: tra i 500 e i 700 milioni di dollari circa, che, parola sua, andranno devoluti in beneficenza. In che modo muove le redini del sistema economico mondiale? Semplicemente essendo a capo di una delle più grandi multinazionali del mondo, seconda solo alla Industrial and Commercial Bank of China in termini di profitto. Ciò basta a piazzare il CEO di Apple tra i padroni del sistema finanziario mondiale.

E come non nominare Warren Buffett, l’oracolo di Omaha? Il miliardario americano, celebre investitore in borsa, è considerato innanzitutto il terzo uomo più ricco del mondo. La propria egemonia nella finanza mondiale è consolidata dalla sua postazione a capo della Berkshire Hathaway, holding legata impegnata in settori assai diversificati tra loro quali le assicurazioni, l’abbigliamento, l’industria e molti altri.

Altro nome forse poco conosciuto tra i meno avvezzi in ambito finanziario, ma assolutamente rinomato all’interno del panorama economico mondiale, è quello di Chung Mong-koo, erede e attuale CEO dell’azienda coreana Hyundai specializzata in produzione e distribuzione di automobili.

La sua importanza nell’ambiente finanziario è dovuta alla diffusione sempre più forte dell’azienda (fondata dal padre) sui mercati esteri, grazie all’abilità nel seguire strategie finalizzate all’espansione capillare su scala mondiale.

I banchieri e i responsabili finanziari

Gran parte dei posti più rilevanti nel panorama economico mondiale sono occupati da banchieri e dai responsabili di alcuni dei più ricchi patrimoni del globo. Per banchieri si intendono ovviamente gli amministratori delegati delle principali banche del mondo: nomi come John Stumpf, CEO di Wells Fargo, Jamie Dimon, AD di JPMorgan Chase, Stuart Gulliver di HSBC e Brian Moynihan di Bank of America.

Tra i gestori patrimoniali spiccano personalità ancor più rinomate anche tra i meno conoscitori del sistema finanziario mondiale, individui a capo di diverse banche centrali e quindi detentori di un potere estremamente rilevante nel settore. È il caso di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, o di Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti d’America.

I “tecnici” della finanza

Altra categoria di particolare rilevanza nel settore finanziario è quella dei cosiddetti “tecnici“, figure caratterizzate da una grande importanza nell’economia, specializzati in ambito puramente tecnico.

Tra questi troviamo Sergio Ermotti, amministratore delegato di UBS, Paul Krugman, importante saggista americano nonché Premio Nobel per l’economia nel 2008, e Thomas Piketty, economista francese noto per aver reso più chiari e trasparenti i problemi legati alle disuguaglianze economiche nel mondo.

Napoli, arrestato ai Quartieri Spagnoli il figlio dell’ex boss ucciso nel 2005

Personale del Nucleo Operativo della Polizia Penitenziaria di Secondigliano ha arrestato ai Quartieri Spagnoli, Salvatore Melotti di anni 27, condannato anni 4 e mesi 8 di reclusione per reato di spaccio di stupefacenti e possesso di documenti falsi. Lo stesso dopo le formalità di rito è stato associato alla Casa Circondariale di Poggioreale. Melotti è il figlio di Umberto luogotenente del Clan Mariano ucciso in un agguato nell’ottobre 2005 proprio nei quartieri spagnoli di Napoli.
Melotti due anni fa era stato fermato ad Ischia mentre trasportava un carico di droga da Napoli. In quella occasione il pregiudicato accortosi dell’arrivo dei carabinieri in borghese aveva tentato la fuga in sella a uno scooter del complice ischitano. Ma fu bloccato dopo alcune centinaia di metri e arrestato.

Mafia, maxi blitz a Palermo, ”elezioni” per scegliere i nuovi capi: 27 arresti

0

E’ in corso dall’alba, a Palermo, una maxi operazione dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Palermo, che stanno eseguendo ventisette arresti per associazione mafiosa, estorsione, esercizio abusivo di attività di gioco e scommessa, traffico di droga, trasferimento fraudolento di valori. I provvedimenti “scaturiscono da una complessa indagine condotta dal Ros nei confronti della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù di Palermo”, spiegano gli inquirenti.
L’indagine ha consentito “di accertare il processo di riorganizzazione interna del sodalizio e la pervasiva capacità di infiltrazione del tessuto economico locale, ricostruendo l’organigramma degli associati e individuando gli attuali vertici, designati attraverso un vero e proprio meccanismo elettorale cui partecipavano gli “uomini d’onore”. Nelle misure cautelari, emesse dalla procura distrettuale antimafia di Palermo, si ipotizzano i reati di associazione mafiosa, estorsione, esercizio abusivo di attività di gioco e scommessa, traffico di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori.
I provvedimenti scaturiscono da una complessa indagine dei carabinieri del Ros nei confronti dell’organizzazione mafiosa di Santa Maria di Gesù, che ha consentito di accertare il processo di riorganizzazione interna della ‘famiglia’ e la sua “pervasiva capacità di infiltrazione del tessuto economico locale”, ricostruendo l’organigramma degli associati e individuando i capi attuali.I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 al Comando provinciale dei Carabinieri di Palermo.

Soldi a Tarantini per tacere sulle escort di Berlusconi: la difesa chiede il proscioglimento dell’ex premier

Bari. Soldi a Tarantini per mentire ai pm di Bari: gli avvocati di Silvio Berlusconi chiedono al Gup di prosciogliere l’ex premier. Silvio Berlusconi aiutò economicamente l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini in un momento di difficoltà di quest’ultimo, ma mai lo pagò perchè mentisse ai pm baresi che indagavano sulle 26 tra donne ed escort portate da ‘Gianpi’ nelle residenze dell’allora premier fra il 2008 e il 2009. E’ quanto sostenuto dall’avvocato Francesco Paolo Sisto, difensore di Silvio Berlusconi insieme al collega Niccolò Ghedini, nel corso della sua arringa dinanzi al Gup del Tribunale di Bari. Berlusconi è accusato di induzione a mentire. L’accusa sostiene che Berlusconi, tramite Lavitola, avrebbe pagato Gianpaolo Tarantini, fornendogli avvocati, un lavoro e centinaia di migliaia di euro in denaro, perché mentisse ai pm baresi che indagavano sulle escort portate dall’imprenditore nelle residenze dell’ex premier fra il 2008 e il 2009 e sui suoi interessi in Finmeccanica. La Procura di Bari con i pm Pasquale Drago e Eugenia Pontassuglia, hanno chiesto nei giorni scorsi il rinvio a giudizio. I difensori hanno anche chiesto che il processo venga trasferito per competenza a Napoli, oppure al Tribunale dei Ministri (Berlusconi all’epoca era presidente del Consiglio).
Ma l’accusa sostiene che in cambio del suo silenzio ‘Gianpi’ tra l’estate 2010 e l’agosto 2011, ricevette da Berlusconi, tramite Lavitola o la sua segretaria o il suo maggiordomo, circa 20mila euro al mese; gli furono poi messi a disposizione, tramite il faccendiere Lavitola, su un conto di una banca uruguaiana 500mila euro (solo in parte incassati da ‘Gianpi’), gli furono pagate le spese legali per l’inchiesta ‘escort’ in corso a Bari, l’affitto di un appartamento nel rione ‘Parioli’ di Roma e gli fu procurato un lavoro fittizio per giustificare l’elevato tenore di vita dell’imprenditore. “Abbiamo sostenuto la impossibilità di rinviare a giudizio Silvio Berlusconi per la insussistenza del fatto o comunque perchè il fatto non costituisce reato. Manca completamente la prova della induzione”, ha dichiarato Francesco Paolo Sisto. L’avvocato ha spiegato che “è pacifico che Berlusconi abbia aiutato in tempi non sospetti Tarantini per questioni di bisogno economico, ma molto prima che ci fosse qualsiasi ipotesi di fissazione di interrogatori e prima che comparisse Lavitola. Manca qualsiasi elemento di induzione, cioè di un movimento che parta da Berlusconi e vada verso Tarantini. Qui c’è il contrario: richieste di denaro” da parte dell’imprenditore barese all’ex premier, ricordando l’inchiesta romana per tentata estorsione, poi archiviata. “C’è di piu’, – ha continuato Sisto – quelle dichiarazioni (di Tarantini, ndr) non sono mendaci, ma sono dichiarazioni che la Procura reputa insoddisfacenti, che è una cosa completamente diversa. Aggiungo ancora che il reato prevede che vi sia la fissazione di un interrogatorio prima dell’induzione, ma in questo caso gli interrogatori di Tarantini sono stati fissati anche nel giro di 24 ore, quindi non c’era nessuna possibilità di conoscere le prospettive di Tarantini. E poi c’è un altro dato: – ha concluso il legale – una coralità di voci che escludono che vi sia stata questa induzione”. L’udienza preliminare, iniziata il 14 novembre 2014, proseguirà il 26, 29 e 30 gennaio 2018 per repliche e decisione.

Storia delle borse mondiali

0

La regolamentazione del denaro

La storia delle borse mondiali va di pari passo con la storia dell’economia
e, di conseguenza, con la storia della società. Una società che nel corso del tempo ha sentito il bisogno di istituzionalizzare e regolamentare il denaro e il suo flusso a causa del rapporto sempre più intrinsecamente connesso con i mercati finanziari.

Seguendo il flusso naturale delle cose, le persone hanno iniziato ad aumentare il livello di specializzazione del settore economico adottando nuove norme e leggi atte a creare un nuovo circuito finanziario che si è evoluto sino ad assumere le sembianze della moderna borsa. Ma come è nata la borsa? Quali sono i passaggi più importanti che hanno portato alla creazione del sistema borsistico mondiale?

Dalla compravendita alla nascita della borsa

Solitamente la nascita della borsa viene fatta coincidere con la prima compravendita di titoli avvenuta in quel di Bruges, in Belgio. Come per qualsiasi trasformazione dei comportamenti e delle abitudini della società, anche nel caso della borsa il cambiamento è avvenuto dopo secoli di innovazioni e scambi commerciali.

Scambi commerciali che hanno portato nel XV secolo all’istituzione del sistema borsistico a seguito della compravendita a Bruges, alla quale si sono susseguiti man mano la nascita degli istituti borsistici negli altri paesi europei.

Proprio alla città di Bruges si deve l’attribuzione del nome “borsa” alla nuova pratica commerciale e finanziaria. Il termine deriva dal luogo in cui si tenne la prima e numerose altre compravendite, ovvero il palazzo di proprietà della famiglia Van der Bourse. Questi ultimi scelsero di decorare l’edificio con uno stemma rappresentante tre borse, simbolo che è resistito sino ai giorni nostri.

Tuttavia, a causa dell’estrema semplicità del servizio offerto dall’esercizio finanziario in quel di Bruges, bisognerà aspettare il 1531 per vedere una maggior regolamentazione del sistema borsistico.

In quell’anno vide la luce la borsa nella città tedesca di Anversa, caratterizzata da alcuni elementi fondamentali del nuovo mercato tra cui la presenza degli operatori incaricati di contrattare il prezzo delle merci.

La diffusione della borsa in Europa

Il successo della nuova organizzazione finanziaria di Anversa portò all’adeguamento delle altre nazioni europee: nacquero infatti lè borse di Lione e Londra, Amsterdam e Venezia, solo per citarne alcune.

In Italia la situazione era differente, in quanto la nuova organizzazione andava a instaurarsi all’interno di un sistema di regolamentazione dei mercati già attivo sin dal Medioevo. Per quanto riguarda le altre nazioni, ogni città andò ad assumere il proprio sistema borsistico seguendo il modello funzionante adottato dalla città di Anversa.

Tale modello era basato su alcuni elementi che, come detto in precedenza, sono resistiti sino al ventunesimo secolo:

• operatori;
• merci e titoli;
• clienti e venditori.

Con il passare degli anni, a causa del superamento da parte delle borse moderne, quelle di Anversa e Bruges persero rilevanza a tal punto da portare alla loro chiusura. Al contrario, borse come quella di Amsterdam e quella di Vienna assunsero una rilevanza tale da diventare veri e propri punti di riferimento per il sistema borsistico internazionale.

Anche l’informazione grazie al web si è molto sviluppata, sito come imparaborsa.it contengono informazioni molto complete sull’argomento.

La borsa americana e gli sviluppi recenti

La nascita di Wall Street, considerata tutt’oggi la borsa più importante è influente al mondo, risale anch’essa tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo, più precisamente nel 1817. In realtà gli investitori si riunivano già a New York, nei pressi di un bar in prossimità della celebre via americana.

Di lì a poco la borsa newyorkese sarebbe diventata a tutti gli effetti la più grande borsa valori per quantità di scambi e tra le prime per il numero di società ad essa quotate. Numeri incredibili se si considera che quella di Wall Street non è affatto tra le prime borse fondate: prima di lei hanno avuto spazio la borsa di Tolosa, Bordeaux, Trieste, Roma e molte altre, segno che non è l’antichità a fare grande una borsa.

Non è il caso della borsa di Francoforte, tra le più antiche e influenti d’Europa: la sua fondazione è datata 1585, a pochi decenni di distanza dalla prima organizzazione di Anversa. Segno di una tradizione tedesca secolare e fortemente consolidata in ambito borsistico e finanziario.

Il presidente De Luca denuncia i sindacalisti ‘sfaccendati’ che hanno occupato gli uffici dell’Asl Napoli 1

Napoli. ‘Sfaccendati’ li ha definiti così il Presidente Vincenzo De Luca. Gli ‘sfaccendati’ sono dei sindacalisti che stamane hanno occupato gli uffici della Direzione dell’Asl Napoli 1 per protesta, e il Governatore della Campania li ha denunciati. In un video presente sul sito della Regione Campania, De Luca lancia un chiaro messaggio agli occupanti, persone nei cui confronti ha chiesto l’intervento del prefetto e che lo hanno spinto anche a presentare un esposto in procura. Il governatore parla di “soggetti non meglio identificati, alcuni sedicenti sindacalisti” che “pretenderebbero di sequestrare direttore generale Asl Napoli 1 per costringerlo a fare quello che vorrebbero questi sfaccendati”. Per De Luca l’obiettivo è duplice: “impedire apertura dell’ospedale del mare, perdere tempo per non avere disturbi e impedire che entri area fresca” nell’azienda tale da “cancellare atteggiamenti di parassitismo e affarismo dilagati negli anni passati nell’Asl Napoli 1”. “Ho chiesto al prefetto di Napoli di allontanare dagli uffici quelli che hanno occupato, garantire tranquillità a chi lavora e incolumità dei dirigenti – aggiunge il governatore – e ho fatto un esposto alla procura per chiedere che ci sia un accertamento rigoroso delle situazioni”. Gli accertamenti chiesti riguardano “minacce e intimidazioni” e anche le modalità di “come sono andate avanti negli anni passati le procedure relative alle assunzioni”.
“E’ incredibile – prosegue De Luca – oggi che utilizziamo le graduatorie pubbliche, c’è qualcuno che minaccia e cerca di ostacolare. Noi faremo luce su tutto, a cominciare da società di servizi che lavorano da anni e stanno ancora lavorando dopo ennesima proroga. Se qualcuno non ha capito che tempo minacce e parassitismo è finito, avrà modo di accorgersene quanto prima. Attenderemo intervento procura per accertamento delle responsabilità non ci sarà spazio per ladri parassiti né per chi fa pseudosindacalismo”.
La protesta dei sindacalisti era relativa alle modalità di assunzione del personale nel nuovo ospedale del mare e sulle carenze di organico negli ospedale campani.

Spari nella Movida a Napoli, de Magistris: “Maggiori controlli”. In settimana riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza

Napoli. Quanto avvenuto nella zona dei “baretti” di Chiaia nella notte tra sabato e domenica, con 4 giovanissimi feriti da colpi di arma da fuoco, “è un fatto criminale che non ha niente a che vedere con la stragrande maggioranza dei fruitori della movida e che non possiamo neanche scaricare sui commercianti. Il tema è il maggiore controllo”. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha annunciato di aver sentito il prefetto e il questore di Napoli già nella mattina di domenica e a breve si terrà una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. “Ma dobbiamo dire qualche parola di chiarezza – aggiunge de Magistris – perché quando si configura una scena criminale del genere si tratta di un tema che attiene esclusivamente alle attività delle forze dell’ordine e della magistratura, che nella nostra Repubblica hanno il compito di prevenire e individuare azioni criminali. Noi daremo tutto il nostro sostegno come loro sostengono noi perché a Napoli c’è un clima istituzionale ottimo e non c’è scaricabarile, ma nessuno pensi che su questo avvenimento ci sia un ruolo delle altre amministrazioni che non sono quelle deputate. Sono due bande che si sparano, è un fatto criminale avvenuto ai baretti di Chiaia come poteva avvenire altrove in città”. Nessun collegamento dunque, secondo il primo cittadino, con il funzionamento positivo o negativo dell’ordinanza sulla movida firmata qualche giorno fa: “Ha una funzione sperimentale – spiega – e se funzionerà la confermeremo, anche con i regolamenti, e potremmo estenderla, ma se non dovesse funzionare non verrà riproposta”. De Magistris, nel sottolineare che quanto accaduto ”è grave e non va sottovalutato”, ha ricordato che il Comune ha fatto la sua parte attraverso l’ordinanza e che questa indica una strada che ”la collettività deve avere la capacità di recepire” ed ha affermato che quanto accaduto ripropone la questione di un rafforzamento delle risorse delle forze dell’ordine . ”La polizia – ha proseguito – fa sforzi enormi perchè ha diverse attività da svolgere, motivo per cui bisogna investire”. Per migliorare la situazione, non solo a Chiaia ma in tutte le aree della movida, de Magistris confida nel mix dato dall’ordinanza, dal senso di responsabilità di tutte le parti e da maggiori controlli del territorio. Dal sindaco è stata espressa ”forte preoccupazione” rispetto all’abbassamento della soglia di età di chi commette reati. ”Parliamo – ha concluso – di ragazzi armati a 12, 13 anni e non solo nei luoghi della movida. E’ un tema che deve riguardare l’intera comunità dalle famiglie alle scuole, dalle amministrazioni alle forze dell’ordine e su cui tutti si devono interrogare sia la politica che la società”.

 

Champions: Napoli-Shakhtar in diretta anche su Canale 5 in chiaro

0

Canale 5 tramettera’ in diretta, domani sera dallr ore 20.45, il match di Champions League Napoli-Shakhtar Donetsk. Telecronaca di Sandro Piccinini con Roberto Cravero seconda voce. A bordo campo Angiolo Radice. Al termine dell’incontro, servizi, commenti e interviste esclusive nel programma post-partita condotto da Sandro Sabatini, con Eleonora Boi. In studio Ciro Ferrara, Bernardo Corradi e Graziano Cesari. (

Camorra, ecco chi sparò contro Walter Mallo: il cognato di Nappello e il suo braccio destro. LE INTERCETTAZIONI

Si era impossessato di una casa popolare a Miano, quartiere Nord di Napoli, e da li’ aveva deciso di dichiarare guerra al boss Carlo Lo Russo, creando un covo di killer. Cosi’ ogni sera usciva armato con una ‘paranza’ e si spingeva, rione dopo rione, sempre di piu’ verso il don Guanella, il quartier generale dei ‘capitoni’, fino a quando il boss Carlo Lo Russo, il 26 aprile del 2016, ne decreto’ la morte, ordinando che la sua testa fosse tagliata e esposta in un water come trofeo.
L’ordinanza di custodia cautelare del gip Francesca Ferri che ha portato all’arresto di 40 persone indagati della cosca di Miano, Piscinola, Marianella e rione don Guanella ha anche come destinatari i due che avrebbero tentato di uccidere Walter Mallo, il boss idealista con una lacrima tatuata sul volto, rivale dei Lo Russo, che in quell’agguato riporto’ solo una ferita a un braccio perche’ riusci’ a scappare. All’indomani del rientro a Miano del capo clan, Carlo Lo Russo, i territori da sempre sottoposti al controllo criminale dei capitoni venivano riorganizzati e gestiti da Carlucciello grazie alla collaborazione degli uomini liberi rimasti sul territorio.
Carlo Lo Russo, come poi confessera’ ai pubblici ministeri della Dda nel luglio 2016, dopo la sua scelta collaborativa, non esita a punire con la morte chiunque osi sfidarlo, intralciandolo nella gestione degli illeciti affari: Pietro Esposito, ras della Sanita’, Pasquale Izzi, fastidioso ‘vicino’ di quartiere, sono solo alcune delle vittime cadute sotto i colpi dei suoi killer di fiducia come oramai gia’ accertato con sentenze di primo grado. Fu Lo Russo a inviare, secondo i pm, Luigi Mango e Alessio Peluso, che sono solo indagati a piede libero per questo reato in quanto il gip ha rigettato la richiesta di arresto, a sparare contro Mallo che aveva sfidato il boss. Tutte le fasi esecutive sono state intercettate.Carlo Lo Russo aveva spiegato così ai pm della Dda di Napoli la sua sete di vendetta nei confronti di Walter Mallo:
“…Al Don Guanella si venne a creare come avete ricostruito nella ordinanza il problema di Mallo Walter e della Patana che, in seguito all’omicidio di Pierino Esposito, si erano trasferiti al Don Guanella e stavano dando troppo fastidio. Io mandai l’imbasciata ai Vastarella ed a Ciro Mauro di cacciare questi ragazzi ed anche i Barbuti e loro quindi se ne andarono dalla Sanità. Venimmo poi a sapere, dagli spacciatori nostri, che Walter stava dando fastidio nel senso che voleva comandare lui si stava ‘impostando’ pretendeva i soldi dalle piazze, voleva cacciarci.
Faceva questo solo dalle piazze nostre non da quelle dei Licciardi e venne anche a sparare a Miano sotto al bar Messico. A questo punto ne ho decretato la morte ma mi avete arrestato e non ci sono riuscito. Anche dopo il mio arresto per l’omicidio Izzi sicuramente ha rischiato di essere ucciso perchè Ciro Perfetto è rimasto libero. Vi dico anche che avevo detto a Luigi Cutarelli che oltre ad ucciderlo doveva tagliargli la testa , portarsela e comprare una tazza di water , metterla dentro e lasciarla in mezzo al Don Guanella.Avevo pensato di mettere la sua testa nel water perché si chiama Waltet, ha lo stesso nome della tazza del gabinetto…”.
Il 26 aprile 2016, pochi giorni dopo l’arresto del capo clan, gli uomini di Carlo Lo Russo, che da giorni cercavano di stanare ed uccidere Mallo ed i suoi affiliati, sorprendono Mallo a Miano, nei pressi delle palazzine e lo colpiscono con colpi di arma da fuoco. Mallo, ferito solo all’avambraccio riesce a sfuggire alla morte. Si legge nell’ordinanza “…L’attenta analisi degli atti e l’ascolto delle conversazioni intercettate consentono di concludere che la vittima non ha offerto alcunacollaborazione agli inquirenti mentendo anche in ordine al luogo dell’agguato, indicato in Capodimonte e non invece le Palazzine Mussolini ed il Bar Messico. Dopo il ferimento, intorno alle ore 04:19 del 26/04/2016 Mallo Walter è all’interno dell’appartamento del nono piano con Rudi Rizzo e Paolo Russo; i tre cercano di ricostruire le fasi dell’agguato subito poche ore prima: Walter chiede di “Che colore era? Era quello con la R1, è venuto fino a qua!”, riferendosi ad un soggetto che evidentemente era alla guida di una Yamaha
R1, una moto di grossa cilindrata. Russo Paolo afferma che il tale “Allora era il palo”, vale a dire la vede la vedetta od uno specchiettista, e Mallo aggiunge che “Era grosso!”. Russo afferma inoltre che “Se tu ora vai un secondo là, ci fai scappare il morto!”, riferendosi al luogo dove è avvenuto il ferimento. Mallo però afferma che i responsabili dell’agguato si aspettano proprio una pronta risposta (“Quelli ora questo vanno cercando, o Ru’, che noi andassimo là ed a questo punto…”). Rizzo afferma che “Quelli là hanno messo il palo sopra le palazzine!” e Mallo e Russo però ipotizzano che “Se entravamo ora io … Succedeva una strage!”; Russo immagina che i loro antagonisti non si sarebbero accorti di nulla per la scarsa illuminazione (“Tu pensa che capivano al buio!”) e Mallo fantastica che “Li azzeccavo a tutti quanti con il fucile però, hai
capito… ci-ci-boom!”, imitando il rumore di un fucile che viene caricato e spara. Al termine della conversazione Rizzo elenca i componenti del gruppo di fuoco che ha riconosciuto o visto: “Pino o’ Maranese, quello corto e nero è Luigi ed Alessio Peluso ed altri quattro”. Con tale “Luigi” si riferisce a Mango Luigi, infatti lo identifica come il fratello di tale “Luisa”. Ma nonostante il racconto e l’identificazione da parte di Mallo delle persone che hanno fatto fuoco contro di lui il gip Francesca Ferri scrive: “… Non può ritenersi raggiunto, invece, il grado della gravità indiziaria in ordine all’identificazione dei responsabili: dall’intercettazione ambientale avvenuta all’interno della casa Russo  emerge che Rizzo – che si desume essere in compagnia di Mallo al momento dell’agguato – allorquando il capo lo esorta ad informarsi per individuare i responsabili, riferisce di aver visto qualcuno salire dal lato di Mario… per poi fare dei nomi verosimilmente riferendosi ai componenti del gruppo di fuoco da lui riconosciuti. Orbene, pur non potendosi escludere la presenza dei due indagati in argomento al momento del fatto avvenuto, come detto, nel cuore del quartier generale dei capitoni; non può trascurarsi che non è chiaro se i soggetti visti dal Rizzo fossero solo presenti al momento del fatto o avessero anche ‘sparato’. Non può neanche trascurarsi la circostanza che era notte e che Rizzo era in auto certamente in stato di agitazione per quanto stava accadendo. In conclusione, gli scarni riferimenti ai due indagati, senza indicazione della condotta in concreto attuata; il buio e lo stato di agitazione non consentono di attribuire la responsabilità della condotta ai due uomini dei Lo Russo neanche sotto il profilo della gravità indiziaria. Per tali ragioni la richiesta del pm deve essere rigettata”.
Luigi Mango tra l’altro è il cognato di Valerio Nappello, colui che viene indicato come tra i nuovi reggenti del clan Lo Russo. La scorsa settimana Mango è stato condannato a a 6 anni di carcere e con lui gli emergenti tutti accusati di estorsione e associazione di tipo mafiosa in un processo che si è celebrato con il rito abbreviato. Sei anni anche per Gianluca Annunziata, mentre Alessio Peluso, l’altro accusato di essere stato il mancato killer di Mallo, a 7 anni; Gennaro Ruggiero, accusato anche di rapina, 10 anni; Pasquale Palma, anch’egli imputato pure per rapina, 6 anni e 8 mesi. Giuseppe Carrano, Pasquale Flagello e Michele Menna hanno invece rispettivamente rimediato 6 anni, 6 anni e 8 mesi, e 5 anni di reclusione. La Dda aveva invocato per loro pene tra i 10 e i 15 anni.

 Rosaria Federico

@riproduzione riservata

(nella foto da sinistra il boss pentito Carlo Lo Russo, Luigi Mango, Alessio Peluso, Walter Mallo, Rudi Rizzo, Paolo Russo)

Parete, quella strage annunciata nel silenzio delle mura domestiche

Una strage consumatasi nel silenzio delle mura domestiche, con due anziani genitori sgozzati nel sonno e un figlio con probabili problemi psichici fermato dopo essere fuggito. Teatro della tragedia il comune di Parete, nel Casertano. Le vittime sono Francesco Afratellanza di 82 anni, e la moglie Antonietta Della Gatta di 78, agricoltori. Graziano, figlio 40enne della coppia, e’ stato fermato dopo parecchie ore; era fuggito a bordo della sua Passat subito dopo aver massacrato i genitori con numerose coltellate al collo mentre dormivano, probabilmente in seguito ad un raptus.
Dopo che Graziano aveva fatto perdere le proprie tracce, in molti hanno temuto che potesse commettere altri delitti visto lo stato di turbamento in cui si trovava. I carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa hanno usato anche un elicottero per rintracciare il 40enne, che e’ stato avvistato da un pattuglia dell’Arma nel pomeriggio, a bordo della sua Passat, lungo la via Santa Maria a Cubito in direzione Cancello e Arnone; piu’ o meno nello stesso momento, un’altro pattuglia dei carabinieri ha ritrovato sul ciglio di una strada di Parete, in localita’ Portella, a circa un chilometro dal luogo dell’omicidio, un coltello della lama di circa 15 centimetri, compatibile con quella usata per il delitto. Afratellanza e’ stato subito sentito dal sostituto della Procura della Repubblica di Napoli Nord Valeria Esposito ma non ha fornito elementi utili a ricostruire la dinamica; e’ apparso molto agitato, in preda a turbe di carattere psichico, che solo un accertamento di tipo psichiatrico potra’ dire se siano vere o simulate; di certo, il 40enne era in cura dall’Asl, come confermato dal sindaco di Parete, Gino Pellegrino, che conosceva bene la famiglia Afratellanza.
Il pm ha quindi disposto il fermo partendo dagli elementi raccolti e dalle circostanze che all’orario in cui la coppia sarebbe stata uccisa era presente in casa solo il 40enne, e che quest’ultimo si era reso subito irreperibile dopo il duplice omicidio; il coltello e’ stato ritrovato lungo il percorso che potrebbe aver fatto l’uomo durante la fuga; sono stati disposti accertamenti per capire se vi siano impresse sull’arma le impronte delle mano del 40enne.
Tanta commozione in paese, la riassume il sindaco Gino Pellegrino. “Conoscevo personalmente i coniugi Afratellanza. Parete e’ una piccola comunita’ e ci conosciamo tutti; con loro spesso chiacchieravamo, erano brave persone, molto umili, che facevano gli agricoltori; conosco anche il figlio, so che andava in campagna a lavorare, ed e’ in cura presso l’Asl per problemi psichici”. “Stamani ho saputo – ha aggiunto ancora il sindaco – che in passato il figlio aveva subito un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio, ndr); in ogni caso non se l’era mai presa con i genitori, che ripeto, sono persone che non hanno mai creato tensione”.

FIGC, De Laurentiis: ” Siamo tutti commissariati”

“Avevo chiesto le dimissioni di tutti perche’ mi sembrava problematico non tanto il fatto che l’Italia non si fosse qualificata ai Mondiali, cosa che mi dispiace moltissimo, quanto che c’e’ da capire che se la serie A e’ la Confindustria del calcio, forse la Figc va bene per la serie B, la serie C, ma non va bene per la massima serie. Secondo me dovrebbe essere relazionabile direttamente con Eca e Uefa, altrimenti facciamo un passaggio in piu'”. Lo ha dichiarato il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ai microfoni di Sky commentando la giornata di oggi tra Federcalcio e Coni. “Commissariamento Figc? Siamo tutti commissariati, vuol dire che non funziona nulla in Italia. Carraro commissario? E’ gia’ stato presidente Figc, uomo di grande esperienza, ma non spetta a me dare giudizi, tuttavia penso potrebbe fare bene”.

Gragnano, accusato di tentato omicidio il pregiudicato che ha accoltellato il controllore della Sita

E’ ancora in prognosi riservata il 43enne controllore della Sita accoltellato nella giornata di ieri da un pregiudicato di Gragnano dopo una lite per la richiesta del biglietto valido per il viaggio. Il dipendente della società regionale di trasporti, originario di Lettere è stato  sottoposto a una delicata operazione chirurgica effettuata dal primario di chirurgia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare, Bonaventura Esposito.
Si aspettano le canoniche 48ore prima di sciogliere la prognosi. L’aggressione di ieri pone di nuovo all’attenzione il problema del pericolo quotidiano che corrono i dipendenti dei trasporti sia da parte di baby gang sia da parte di viaggiatori spesso senza biglietto e che si scagliano contro i controllori. Come è accaduto ieri nel caso del pregiudicato di Gragnano, Ciro Sorrentino detto ‘ o sceriffo. Il 54enne era ubriaco quando a Castellammare è salito sul bus per Gragnano.
Dopo una discussione con il controllore le cose parevano essersi calmate visto che erano stati gli altri passeggeri a fare da pacieri e fare una colletta per pagargli il biglietto. Ma arrivato al deposito della Sita, l’uomo ha ripreso ad insultare il controllore poi lo ha picchiato e quindi gli ha sferrato una coltellata prima di fuggire. E’ stato arrestato dopo qualche ora. E’ stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale con l’accusa di tentato omicidio.

 Ciro Serrapica

Benevento. Travolto da un’automobile, morto ciclista

Benevento. Ancora una vittima della strada. Nel pomeriggio di oggi sulla statale che da Telese Terme conduce a Cerreto Sannita, nel territorio di Castelvenere in provincia di Benevento, ha perso la vita il 66enne Alberto Mancinelli. L’uomo, in sella alla sua bici, stava percorrendo l’arteria quando, per cause in corso di accertamento, un’automobile – proveniente dallo stesso senso di marcia e, a quanto pare, in prossimita’ di una curva, lo ha travolto. Fatale l’impatto per l’uomo, un insegnante in pensione presso l’Istituto di Ragioneria di Cerreto Sannita. Vani purtroppo, i soccorsi per l’uomo che e’ morto sul colpo. Sul posto gli agenti della Volante del Commissariato di Telese Terme e della Polizia Stradale per i rilievi, e i vigili del fuoco.

Solo Napoli, la nuova pizzeria del centro antico: sei giovani puntano sulla migliore tradizione

0

Napoli. La pizza, Napoli e la tradizione: tre buoni per prendere il coraggio a due mani e scegliere di restare nella propria città invece di cercare l’Eldorado all’estero. Una scelta fatta da un gruppo di sei giovani, età media 26 anni, che ha deciso di crearsi un lavoro puntando sulla pizza verace napoletana per mettere in piedi un’attività imprenditoriale di successo.
La loro ricetta è semplice: credere che la tradizione sia la chiave giusta per riuscire e, poi, mettere tanto impegno e dedizione nel lavoro. Con l’aiuto di un gruppo di finanziatori partenopei hanno messo in piedi una moderna pizzeria, destinata ai giovani, nel centro antico di Napoli, in via Alcide De Gasperi n. 47.
L’hanno chiamata “Solo Napoli” e l’hanno costruita intorno alla genialità di un ragazzo, Riccardo Dell’Annunziata, un fuoriclasse della pizza, che diversi locali, non solo napoletani, hanno cercato inutilmente di accaparrarsi. L’imperativo è uno: rispettare in maniera maniacale la tradizione di questa antica pietanza, che ha contribuito a rendere Napoli famosa nel mondo. Ed ecco che tutti gli ingredienti utilizzati sono esclusivamente della qualità migliore, che la pasta viene fatta lievitare sempre per un minimo di 24 ore per rendere più leggera e digeribile la pizza e che, sempre nel rispetto della tradizione partenopea, al forno si affianca un fritto squisito.
Ma l’impegno del gruppo va ben oltre il lavoro di sala e di cucina. Per una pizzeria giovane che punta sui giovani, occorre il giusto marketing. Così, la tradizione si lega al vecchio sistema del volantinaggio, ma anche ai moderni mezzi offerti dai social network, per pubblicizzare una serie di offerte e sconti speciali che rispondono alla necessità dei giovani di spendere poco. Del resto, a Napoli, la pizza è nata come alimento del popolo, anche se poi è stata dedicata ai re.

Champions, Sarri vara un Napoli super offensivo per sperare. LE FORMAZIONI

0

“Una mentalita’ feroce, con cuore e anima”. E’ quello che vuole Maurizio Sarri che prepara un Napoli superoffensivo per l’ultimo assalto alla Champions League: domani contro lo Shakhtar Donetsk e’ dentro o fuori per la squadra azzurra, che puo’ solo vincere per sperare di passare il turno. Dopo quattro partite il Napoli ha tre punti, domani deve battere gli ucraini, poi vincere in casa del Feyenoord e sperare che lo Shakhtar perda l’ultima gara del girone contro il Manchester City, gia’ qualificato. Un’impresa non facile come testimonia anche la storia della Champions League: solo due delle 46 squadre che avevano raccolto tre punti in quattro partite sono riuscite a qualificarsi in passato, lo Stoccarda nel 2009/10 e l’Arsenal nel 2015/16.
Primo in Italia e penultimo in Europa, il Napoli, pero’, ci crede fino alla fine: “Domani – spiega Sarri – andiamo in campo con un’espressione di speranza, perche’ finche’ una porta e’ semiaperta vuol dire che non e’ chiusa. Mentalmente dai miei mi attendo una grande prestazione dal punto di vista mentale poi la qualita’ puo’ venire o no”. Il tecnico si lascia scappare un momento di tensione quando i cronisti bollano come “fallimento” la possibile eliminazione: “Mica vogliamo vincere la Champions”, commenta sarcastico, e spiega che non c’e’ alcun calo fisico, anzi, numeri alla mano, il Napoli contro il Milan ha corso piu’ che nelle altre gare. Niente stanchezza, quindi ma un po’ di turn over ci sara’, stavolta soprattutto per puntare a una squadra super offensiva: per questo c’e’ l’idea Zielinski al posto di Allan a centrocampo. Alle due mezze ali Sarri potrebbe affiancare Diawara al posto di Jorginho, per compensare la perdita dell’interdizione garantita dal mastino brasiliano.
Per il resto tutto confermato, tranne Koulibaly che, squalificato, lascera’ il posto a Chiriches. A centrocampo ci sara’ dunque Hamsik che Sarri difende a spada tratta: “Chi e’ piu’ stanco cercheremo di alternarlo, ma ci sono tre-quattro giocatori non alternabili: questo succede non solo al Napoli ma anche al Manchester City, Barcellona, Real Madrid o Bayern. Hamsik? e’ un fuoriclasse assoluto. Non e’ in un momento di massimo splendore, lo sottolineano i giornalisti ogni giorno e proprio per questo gli do fiducia totale”. Ci vorra’ il cervello dello slovacco ma anche tutto il talento del tridente offensivo, in questo momento guidato da un Insigne in forma strepitosa e che attende il ritorno al gol di Mertens, che a novembre non ha ancora segnato.
Sarri lo sa e fa anche mea culpa sulla valutazione dell’avversario: “Lo Shakhtar – dice – e’ forte e parlando con altri allenatori molti mi chiedono di Fonseca, perche’ giocano un calcio non banale, hanno trequartisti di gamba e tecnica, bravi nelle ripartenze e negli spazi stretti. Noi dovremo attaccare e cedere campo e questo rende la partita insidiosissima. In Ucraina potevamo anche non perdere ma la verita’ e’ che c’e’ stato un errore generale di valutazione dello Shakhtar, in sede di sorteggio anche da parte nostra”. Alla sfida del San Paolo, complici i prezzi alti imposti dalla societa’ e la diretta tv in chiaro, assisteranno solo 15.000 spettatori, tra cui una settantina provenienti dall’Ucraina. I tifosi hanno nei sogni lo scudetto e non si aspettavano un cammino cosi’ accidentato in Europa, ma la squadra ci crede.

Probabili formazioni di Napoli-Shakhtar Donetsk

Napoli (4-3-3): 25 Reina, 11 Maggio; 21 Chiriches, 33 Albiol, 2 Hysaj, 5 Allan, 8 Jorginho, 17 Hamsik, 7 Callejon, 14 Mertens, 24 Insigne (22 Sepe, 6 Mario Rui, 19 Maksimovic, 30 Rog, 42 Diawara, 20 Zielinski, 37 Ounas). All. Sarri Squalificati: Koulibaly Indisponibili: Ghoulam, Milik

Shakhtar (4-2-3-1): 30 Pyatov; 2 Butko, 18 Ordets, 44 Rakitskiy, 31 Ismaily; 6 Stepanenko, 8 Fred; 11 Marlos, 7 Taison, 10 Bernard; 18 Ferreyra (26 Shevchenko, 5 Khocholava, 66 Azevedo, 21 Patrick, 9 Dentinho, 99 Leschuk). All. Fonseca Squalificati: Srna Indisponibili: nessuno

Arbitro: Skomina (Slovenia)

Quote Snai: 1,43; 5,00; 6,50.

Fonseca, Shakhtar: ”Col Napoli ce la giocheremo, se passiamo il turno mi vesto da Zorro”

0

“Noi abbiamo una nostra identità tattica ben precisa e non verremo al San Paolo per fare una partita difensiva o super-difensiva. Vogliamo giocare la palla, fare la nostra partita, a prescindere dall’avversario o dai discorsi relativi al girone e alla qualificazione. In alcune fasi del match dovremo adattarci allo stile di gioco del Napoli, ma senza mai snaturare la nostra filosofia”, così il tecnico portoghese Paulo Fonseca nella consueta conferenza stampa pre-partita di Napoli-Shakhtar Donetsk, partita che si giocherà domani sera allo stadio San Paolo di Napoli e valida per la quinta giornata dei gironi di Champions League.
“È vero, ora ci troviamo in una situazione di vantaggio, ma ci restano due partite da giocare contro due grandi squadre. In fase di sorteggio Napoli e Manchester City erano date per favorite, quello in cui noi siamo stati bravi è stato dimostrare che potevamo giocarcela a questo livello. Noi ci siamo preparati al massimo, ma questa non è la nostra partita più importante”, ribadisce il tecnico portoghese Paulo Fonseca.
“Ho fatto una promessa e sono pronto a mantenerla: se passiamo il turno nell’ultimo match mi vestirò da Zorro. So che non ci credete, ma sarà così. Tornando all’avversario, Sarri è un grandissimo allenatore e il Napoli una grande squadra, domani la parte emozionale dei miei calciatori avrà un gran peso. Sorprese? Non ci saranno, dato che entrambe le squadre si conoscono bene”, ha concluso Fonseca

Camorra: la Cassazione conferma i 20 anni di carcere per Raffaele Amato jr e annulla la sentenza per i generi di Amato e Pagano e altri 7

Napoli.Clan Amato-Pagano: la Cassazione annulla parzialmente con rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Napoli nei confronti di nove imputati.

La Suprema Corte di Cassazione – II sezione penale, presieduta da Piercamillo Davigo – ha depositato la sentenza nei confronti di alcuni componenti del clan accusati di associazione di stampo mafioso ed associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ha annullato parzialmente la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Napoli.Nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto il rigetto di tutti i ricorsi, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla determinazione della pena nei confronti di Raffaele Teatro, Giuseppe Imparato, (rispettivamente generi di Raffaele Amato e Cesare Pagano, condannati in appello ad anni 13 e mesi 6 il primo e a 12 anni il secondo), entrambi difesi dall’avvocato Dario Vannetiello; Cosimo Marino, Giosuè Belgiorno classe 89-90, Attanasio Liguori, Carmine Caso, Gennaro Liguori, Alessandro De Cicco,  Giuseppe Imparato, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Napoli.

I Giudici capitolini hanno rigettato i ricorsi proposti per Raffaele Amato jr (20 anni di carcere), figlio della donna boss Rosaria Pagano, Carmine Cerrato,  Giovanni Illiano, Mario Ferraiuolo, Carmine Esposito, Scognamiglio, per i quali le condanne inflitte sono divenute irrevocabili.Occorre attendere il deposito della motivazione per comprendere quali sono i punti specifici dell’annullamento per ognuno di coloro che parteciperà al giudizio di rinvio.

Nella locuzione “limitatamente alla determinazione della pena” può rientrare la individuazione di una pena base più bassa, la eventuale concessione delle attenuanti generiche, il quantum della pena irrogata per gli aumenti dei reati in continuazione.Nel giudizio di rinvio si tratterà di verificare se e di quanto la pena per coloro che hanno beneficiato dell’annullamento dovrà essere ridotta.

 

Camorra: i nuovi del clan Lo Russo controllavano 14 piazze di spaccio: ecco chi le gestiva

0

Lo storico clan Lo Russo, o dei capitoni, “la cui esistenza e operativita’ fin dagli anni ’80 e’ un dato giudiziariamente accertato, non ha mai smesso di essere operativo sui territori di Miano, Marianella, Chiaiano, Piscinola, Don Guanella, Colli Aminei e zone limitrofe grazie alle capacita’ criminali degli esponenti di spicco (i fratelli Lo Russo) e dei rispettivi figli. Neanche lo stato di detenzione o la latitanza di alcuni di essi ha di fatto impedito al clan di mantenere il controllo delle illecite attivita’ cui e’ stabilmente dedito nei territori di influenza, dalle estorsioni al traffico di stupefacenti; e, soprattutto, di avere il controllo armato dei territori medesimi, non esitando a scendere in campo per eliminare avversari o per dimostrare chi comanda”.
A scriverlo, il gip di Napoli Francesca Ferri, che in 960 pagine ha ricostruito i risultati di due indagini convergenti di carabinieri e polizia a carico di 46 indagati, 40 dei quali raggiunti dalla misura cautelare in carcere da lei firmata. Nel mirino degli inquirenti, l’attivita’ di fiorenti piazze di spaccio di Miano e Piscinola, ma anche gli arsenali della cosca, da sempre una delle piu’ organizzate militarmente del capoluogo campano. “La storica presenza del clan dei capitoni nell’area di Miano costituisce, dunque, un dato giudiziariamente accertato, cosi’ come e’ dato giudiziariamente accertato quello secondo cui il clan era parte integrante dell’Alleanza di Secondigliano. Sebbene questa esperienza criminale confederata possa oggi ritenersi esaurita, sono stati acquisiti numerosi elementi di prova relativi alla piena operativita’ del clan Lo Russo fino ad oggi”, continua il gip.
La “florida attivita’ di spaccio di sostanze stupefacenti da sempre gestita dal clan Lo Russo anche grazie alle alleanze concluse negli anni con gli uomini della Vanella Grassi”, dunque, e’ continuata anche dopo l’arresto dei boss, e la cosca “ha sempre reagito alla risposta dello Stato, concretizzatasi in arresti e condanne, facendo affidamento anche sulle ‘fortuite’ coincidenze giudiziarie: all’arresto di alcuni seguiva la scarcerazione di altri uomini di vertice che, immediatamente, riprendevano il controllo dell’organizzazione facendo affidamento anche sulla presenza di giovanissimi pronti a tutto pur di entrare nelle grazie del capo clan di turno”.
I Lo Russo sono concentrati in modo stabile sulla gestione “del lucroso settore della vendita delle sostanze stupefacenti”, e possono contare “su uomini fedeli ai vertici dell’organizzazione che hanno il controllo delle piazze di spaccio in cui sono operativi i pusher al soldo del clan”. Le microspie piazzate dai carabinieri nelle auto di molti indagati e le intercettazioni telefoniche, ma anche servizi di osservazione, pedinamento e controllo culminati in taluni casi in operazioni di arresto e sequestro, hanno arricchito scenari gia’ delineati da sentenze e dichiarazioni di pentiti, uno fra tutti il boss Carlo Russo e il nipote Antonio, consentendo una “esaustiva” ricostruzione delle ‘piazze’ di spaccio sottoposte al controllo dei capitoni e l’identificazione di chi, con ruoli diversi, ha consentito alle ‘piazze’ di funzionare e di garantire proventi per il sostentamento del clan. L’arco temporale delle indagini e’ compreso tra il novembre 2015 e l’aprile 2016, e corrisponde al periodo di reggenza del clan da parte di Carlo Lo Russo.
Diverse le piazze su cui si e’ concentrata l’attenzione degli investigatori: da quella “abbasc ‘o Messico” (sotto il Messico, bar nel quartiere di Miano), a quelle “sotto al ponte” del rione don Guanella, delle Palazzine Mussolini, di San Gaetano, di Piscinola, o quella di Vincenzo Di Massaro che la droga ai clienti la porta a domicilio con la sua moto. Tutte piazze rifornite direttamente dagli uomini del clan, perche’ come spiega il boss, non esistono spacciatori “a privato”, cioe’ che lo possano fare per conto loro; tutti devono prendere coca, eoina, marijuana dal clan e pagare anche una tangente al clan per spacciare. “Il clan si arricchisce perche’ vende ai prezzi che vuole – annota il gip – lo stupefacente che acquista all’ingrosso, e riceve oltre al prezzo della droga anche una somma di denaro dovuta dai gestori per poter vendere nei territori dei capitoni che garantiscono tutela e protezione anche in occasione dei ‘fastidi’ provocati da Walter Mallo”, il cui gruppo ha provato a rimpiazzare i Lo Russo sul territorio con una ‘guerra’ che nei mesi scorsi ha visto diversi omicidi.
Tra i fornitori di droga, anche Ettore Bosti, 38 anni, ex reggente del clan Contini, componente dell’Alleanza di Secondigliano cui i Lo Russo sono legati, destinatario di una delle misure cautelari perche’ l’inchiesta mette in luce diversi episodi in cui ha fornito ai capitoni cocaina, due chili per volta a 32mila euro, e marijuana, dieci chili alla volta a 3mila euro al chilo.

LE PIAZZE DI SPACCIO E I GESTORI

1) La piazza di spaccio di cocaina ‘sotto al ponte’ gestita da Davide Davide e Sannino Antonio
2) La piazza di cocaina gestita da Cristilli Antonio
3) La Piazza di marijuana nelle Palazzine di Mussolini, il Rione San Tommaso di Vico Valente, gestita da Annunziata Gianluca e Peluso Alessio
4) La piazza di marijuana di De Martino Domenico e Sarnataro Agostino a Marianella
5) La piazza di hashish e marijuana di Chianese Domenico a Piscinola
6) La piazza di hashish e marijuana di Ruocco Gennaro in Via Don Luigi Guanella, sotto al ponte, gestita inizialmente anche da Pietro Gemito con la collaborazione del minore Vincenzo P., successivamente solo dal Ruocco
7) La Piazza di hashish di  Michele Marano operante nel Rione San Gaetano, nella zona comunemente chiamata “in mezzo alla chiesa”.
8) I traffici di cocaina di Pecorelli Damiano, Miraglia Salvatore Angelo e Taglialatela Ciro
9) La piazza di eroina di Di Napoli Carmine
10) La piazza di cocaina di abbasc ‘o Messico a Miano gestita da Cangiano Salvatore, Mango Luigi, Annunziata Gianluca, Peluso Alessio e Fontana Giuseppe
11) La piazza di Corona Marco e D’Andrea Tommaso
12) La piazza di Staiti Vincenzo e Staiti Renato
13) La piazza di Aceto Anna e Sansone Mario
14) La piazza di Gatto Alessandro e Gatto Armando

Antonio Esposito

@riproduzione riservata

Coniugi sgozzati nel Casertano: fermato il figlio

E’ stato trovato dai carabinieri il figlio di Francesco Afratellanza e Antonietta Della Gatta, i due coniugi ritrovati sgozzati nella propria abitazione di Parete, nel Casertano. E’ stato fermato lungo la via Santa Maria a Cubito direzione Cancello e Arnone. Ritrovato un coltello lungo il ciglio di una strada in Parete, localita’ Portella, distante circa un chilometro dal luogo dell’omicidio. Allo stato, il 40enne non e’ ancora stato sottoposto a fermo; in questi momenti viene sentito dal magistrato.
Sorpresi nel sonno e sgozzati in camera da letto. Sono morti così Francesco Afratellanza, 82 anni, e Antonietta Della Gatta, di 79. E’ successo in via Scipione l’Africano 18 a Parete, in provincia di Caserta. A trovare i cadaveri, alle 9.30 di questa mattina, è stata la nuora. Il sospettato numero uno è il figlio 40enne Graziano. Affetto da problemi psichici. L’indagine è coordinata dalla pm Valeria Esposito della procura di Napoli Nord.
I corpi saranno sottoposti a esame autoptico.All’origine del duplice omicidio potrebbe esserci un raptus di follia. Il figlio Graziano qualche settimana fa è stato sottoposto a Tso, Trattamento sanitario obbligatorio, e affidato alla Asl locale. In passato, secondo la prima ricostruzione, avrebbe più volte tentato il suicidio impiccandosi. Il padre e la madre, agricoltori in pensione, sono stati trovati senza vita distesi sul letto: i tagli alla gola, alcuni dei quali profondi, non gli hanno lasciato scampo.La tragedia famigliare ha scosso la cittadina, 11mila abitanti nel casertano.
A Parete si conoscono tutti e poco dopo l’arrivo delle forze dell’ordine al civico 18 di via Scipione l’Africano la notizia si è diffusa in tutto il paese. “Non hanno mai creato tensione”, dice con la voce rotta dall’emozione il sindaco, Gino Pellegrino. In mattinata vicini di casa, conoscenti e amici si sono riversati fuori dall’abitazione dei coniugi Afratellanza. “Erano brave persone”, spiegano i vicini increduli, “è una tragedia troppo grande”. I due “erano sereni. A lui piaceva il ballo”, racconta una conoscente. Il figlio? “Un pazzo”, ammette un’amica di famiglia.

Salerno, rubano i furgoni del gas e sui social scatta un falso allarme terrorismo

Il furto e’ vero, ma l’allarme scatenato sui social e’ legato a un falso. Accade a Salerno, dove ignoti nella notte tra sabato e domenica scorsa hanno portato via tre furgoni bianchi per il trasporto gas nel parcheggio di un deposito nella zona industriale. Oggi, su Facebook, una falsa nota apparentemente diramata dalla Questura cittadina chiedeva “massima attenzione” per un presunto rischio terrorismo.
La conferma che si tratti di un avviso falso arriva proprio da fonti delle forze dell’ordine, anche se l’attenzione a Salerno e’ alta perche’ e’ in corso la manifestazione Luci d’artista che ogni anno richiama migliaia di visitatori ad ammirare le luminarie che decorano le vie del centro cittadino.