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Napoli, ora viene il bello: la sfida di Torino vale davvero lo scudetto

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Il Napoli batte l’Udinese 4-2 e accorcia in classifica sulla Juventus capolista, a -4. Con il pareggio a Crotone (1-1), i bianconeri sono a 85 punti, mentre il Napoli è a 81. Domenica sera la sfida scudetto Juventus-Napoli.Nella serata più rocambolesca, quando sembrava ormai tutto finito, il Napoli rialza la testa e potrà giocarsi lo scontro diretto con ‘soli’ quattro punti di distanza dalla Juventus, fermata sul pari a Crotone. E’ successo di tutto al San Paolo, in una gara vietata ai malati di cuore con  gli uomini di Sarri che vanno due volte sotto con l’Udinese (alla decima sconfitta consecutiva, a segno con Jankto e Ingelsson) e che a al 65′ erano in pratica a meno 9 dalla Juventus con il campionato quasi finito. Anzi in caso di vittoria della Juve se fossero restati quei risultati i bianconeri già domenica prossima potevano aggiudicarsi lo scudetto. E invece con tenacia e orgoglio la riaprono e ribaltano, con le reti di, Albiol, Milik e Tonelli la chiudono sul 4-2 portandosi a meno 4 dai bianconeri.

Prima la sofferenza, poi la gioia. Vittoria di maturità per il Napoli di Maurizio Sarri, che batte 4-2 l’Udinese con le reti di Insigne, Albiol, Milik e Tonelli e vola a quota 81 punti mettendosi a -4 dalla Juventus, contemporaneamente bloccata sull’1-1 sul campo di Crotone, a soli 3 giorni dal big match di domenica sera dell’Allianz Stadium che deciderà le sorti dello scudetto. Ottima partenza della squadra di casa che sin dalle prime battute costringe l’Udinese nella propria metà campo, sfiorando il vantaggio prima con un gran tiro di Hamsik dalla distanza e poi con una conclusione di destro di Insigne, ma in entrambi i casi è bravo Bizzarri a chiudere lo specchio della porta. Col passare dei minuti, però, l’Udinese inizia a guadagnare terreno e al minuto 26′ avrebbe anche la ghiotta occasione per passare in vantaggio con Barak, ma il ceco calcia debole tra le mani di Reina dall’interno dell’area piccola. Ma la gioia è solo posticipata, perché al minuto 40′ l’Udinese passa in vantaggio con Jankto, il più lesto a intervenire su un cross dalla destra di Zampano e a insaccare in rete sfruttando la disattenzione della difesa azzurra. Il Napoli però non si dà per vinto e pochi minuti dopo pesca il jolly con Lorenzo Insigne, che raccoglie l’assist di Zielinksi, salta secco Nuytinck e fredda Bizzarri con un destro chirurgico all’angolino, per l’1-1 con cui si chiude la prima frazione di gioco.

Nel secondo tempo è di nuovo il Napoli a partire forte e a sfiorare il vantaggio prima con un bel tiro di Diawara deviato da Bizzarri e poi con una botta da fuori area di Hamsik che si spegne di poco a lato; ma l’Udinese è tutt’altro che rinunciataria e infatti prima va vicinissima al gol con Jankto e poi lo trova con una gran girata di Ingelsson, bravo a raccogliere l’assist di Zampano e a trafiggere Reina con un destro che vale il 2-1 per gli ospiti. Sotto di una rete Sarri si gioca la carta Mertens per Hamsik, passando così ad un più offensivo 4-2-3-1 e infatti al 64′ gli azzurri trovano subito il pari con Albiol, che svetta da calcio d’angolo e di testa supera Bizzarri per il 2-2 che carica i partenopei. La rimonta azzurra si completa al minuto 70′ con il solito Arek Milik, il più rapido a ribattere in rete una conclusione di Callejon e a realizzare il 3-2 che manda in visibilio il pubblico del San Paolo; e non finisce qui, perché pochi minuti dopo il Napoli trova anche il 4-2 con Lorenzo Tonelli, che stacca benissimo in terzo tempo e di testa buca ancora Bizzarri, rete che chiude virtualmente la gara. Negli ultimi minuti l’Udinese prova l’assalto disperato e colpisce anche una traversa di testa con Perica, ma gli azzurri tengono il doppio vantaggio e al fischio finale festeggiano vittoria e tre punti, grande iniezione di fiducia in vista del big match di domenica sera contro la Juventus.

NAPOLI – UDINESE: 4-2

Reti: 41′ Jankto (U), 47′ Insigne (N), 55′ Ingelsson (U), 64′ Albiol (N), 70′ Milik (N).

NAPOLI (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Tonelli, Mario Rui; Zielinski, Diawara, Hamsik (dal 57′ Mertens); Callejon (dal 81′ Rog), Milik (dal 73′ Allan), Insigne. A disposizione: Rafael, Sepe, Maggio, Chiriches, Milic, Jorginho, Machach, Ounas, Leandrinho. All. Sarri.

UDINESE (3-5-2): Bizzarri; Nuytinck, Danilo (dal 76′ De Paul), Samir; Zampano, Ingelsson, Balic, Barak, Pezzella (dal 69′ Adnan); Jankto (dal 77′ Widmer), Perica. A disposizione: Scuffet, Borsellini, Caiazza, Widmer, Pontisso, Fofana, De Paul, Maxi Lopez, Djoulou. All. Oddo.

Arbitro: Calvarese di Teramo.

Note: ammoniti Danilo (U), Mario Rui (N), Ali Adnan (U).

Da Napoli alla Cina: Corde Oblique a Shenzhen il 25 aprile

Da Napoli alla Cina. Un gradito ritorno per i Corde Oblique, la formazione napoletana che mercoledì 25 aprile 2018 parteciperà al Nanshan Pop Music Festival 2018 a Schenzen, città della provincia di Guangdong, nellaCina continentale meridionale. Per Riccardo Prencipe e i suoi musicisti è un ritorno importante a conferma del bel ricordo lasciato nel dicembre del 2015, quando i Corde Oblique tennero un tour cinese di nove concerti, prima band italiana underground ad effettuare una tournée così lunga in Cina. Sarà anche l’occasione di suonare le nuove versioni di brani storici del gruppo, quelli rivisitati nel recentissimo nuovo disco dal vivo Back Through The Liquid Mirror, pubblicato dalla tedesca Dark Vinyl Records. L’apparizione a Schenzhen è di notevole importanza poichè il Nanshan Pop Music Festival negli ultimi cinque anni conta una cifra come 276 performance artistiche, per un pubblico di più di un milione e mezzo di spettatori.
“Il primo istinto è stato semplicemente quello di  “fotografare” il presente di Corde Oblique. Oggi la formazione live ha assunto una struttura stabile e ha dato un nuovo carattere a determinate esecuzioni. Ogni brano, una volta pubblicato, prende una vita propria e, se parte del repertorio live, inizia a trasformarsi come un essere vivente. Cresce, cambia, a volte diventa più bello, a volte diventa più brutto, ma in ogni caso è diverso. Questo  guardarsi indietro attraverso uno specchio vivo, liquido come acqua, è alla base di  Back Through The Liquid Mirror. Sarebbe come dire: “Ecco come siamo oggi a distanza di ben 13 anni”; guardiamoci indietro attraverso uno specchio liquido e vivo: il live”. Così Riccardo Prencipe riassume  Back Through The Liquid Mirror, il nuovo album di  Corde Oblique, il progetto da lui fondato nel 2005 che, a tredici anni di distanza dai primi passi, si guarda indietro, si riappropria di alcuni pezzi divenuti veri e propri classici, e  li rivisita dal vivo, in studio.
Back Through The Liquid Mirror è distribuito in Italia da  Audioglobe e in tutto il mondo da MVD (USA), Plastic Head (UK), Clear Spot (Benelux), Nova Media (Germania), Dying Art (Asia), in digitale su Believe. Corde Oblique si è riunita per un giorno negli  Splash Studio di Napoli e ha reinterpretato i classici del proprio repertorio attraverso lo  “specchio liquido” del presente, tutto d’un fiato, registrando e filmando la performance. “Sfogliando il catalogo dei nostri album – dichiara Prencipe – ci si rende conto che alcuni brani sono difficili da riproporre durante un concerto per motivi strumentali. Nei nostri dischi si contano tantissimi strumenti, spesso assai diversi tra loro.  Il live assume invece un carattere più folk-rock-progressivo, ed è quello che volevamo uscisse fuori. Abbiamo sempre registrato step by step, costruendo gli album dalle fondamenta e sovrapponendo gli strumenti uno ad uno come pennellate multistrato, come si fa con un montaggio cinematografico.  Stavolta volevamo invece la spontaneità e il vigore del teatro”.
Corde Oblique è un vero e proprio progetto artistico,  una “bottega degli artisti del suono”ideata e diretta da  Riccardo Prencipe, compositore e chitarrista che nel corso degli anni ha impresso alla musica la sua personalità, la sua esperienza, i suoi studi. Il risultato finale di questa lunga e appassionata elaborazione tra musica, arte, storia, geografie e culture, è un genere a sè stante ribattezzato “Progressive-Ethereal-NeoFolk”: da una parte il retaggio del  classic rock – ad esempio l’esperienza progressive anni ’70, ma anche certi elementi del panorama  hard heavy – e dall’altra una miscela di sonorità acustiche antiche e contemporanee, con un profilo talvolta severo e introspettivo ai confini con un’ estetica dark. Diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella, Prencipe ha pubblicato  sette album con varie case discografiche straniere, distribuiti e promossi in tutto il mondo (con particolare successo in  Germania, Russia e Cina), tutti ottimamente recensiti dalla critica per la  congiunzione tra la provenienza partenopea, il respiro internazionale, il passaggio fluido tra generi e il riferimento tematico al patrimonio storico-artistico italiano.
Tra i brani selezionati, provenienti da dischi importanti come  The Stones of Naples (2009),  A Hail Of Bitter Almonds (2011) e  I maestri del colore (2016), spiccano anche  Flying degli Anathema e Kaiowas dei Sepultura. Due  “riscritture”, più che rivisitazioni, che sottolineano l’eclettismo e l’ampiezza delle fonti di ispirazione: ” Anathema e Sepultura hanno avuto picchi di espressione assai interessanti a mio parere, l’idea di rivisitare un loro brano mi stuzzicava da sempre. Ho avuto anche il modo di far ascoltare la versione originale ad  Andreas Kisser dei Sepultura, il quale si disse subito molto entusiasta. Con  Daniel Cavanagh degli Anathema suonammo un paio di brani durante un suo live acustico ed in seguito decidemmo di coverizzare  Flying dopo aver ascoltato una loro esecuzione favolosa in apertura del concerto dei Porcupine Tree a Roma”.
Il prossimo appuntamento dal vivo, ancora una volta al di fuori dei confini nazionali, sarà il 29 luglio all’Amphi Festival di Colonia. L’ennesima conferma del valore internazionale di una realtà artistica che con  Back Through The Liquid Mirror offre al pubblico una nuova occasione di scoperta. 

Il Sindaco del rione Sanità di mario Martone al Teatro Argentina di Roma fino al 29 aprile

Il “Sindaco del rione Sanità” diretto e rivisitato da Mario Martone, tratto dall’opera di Eduardo, richiama “Gomorra” o la “Paranza” di Roberto Saviano. In scena fino al 29 aprile al teatro Argentina di Roma si tratta di un progetto che ha visto la compartecipazione di Elledieffe (il nome della compagnia teatrale di Luca De Filippo, il figlio d’arte di Eduardo scomparso poco più di un anno fa) di Nest Napoli  Est Teatro di San Giovanni a Teduccio e dello Stabile di Torino. Il giovane Francesco Di Leva interpreta il protagonista, il boss della camorra Antonio Barracano che decide sorti e destini, torti e ragioni, del suo rione, uomo d’onore – ma non certo come quello tracciato alla metà del Novecento da Eduardo – che divide gli esseri umani in gente perbene e gente carogna; Giovanni Ludeno interpreta  il medico “affiliato”, che copre il sistema fuorilegge ma aspira a uscirne ed emigrare in America per mettere legalmente a frutto la sua professionalità. Tra i giovani, anche il rapper Ralph P che apre la commedia interpretando la sua “Niente ‘e nuovo” e firma le musiche originali dello spettacolo. 
“Scomposto e ricomposto – come spiega nelle note di regia Mario Martone – per essere riportato alla sua potente carica di attualità. Il teatro è vivo quando si interroga sulla realtà, se parla al proprio pubblico non solo osando sul piano formale ma anche agendo in una dimensione politica”. Così, nel caso specifico, “si favorisce il tentativo di sottrarre il testo al rischio della semplice rappresentazione naturalistica, incarnandolo in un mondo reale drammaticamente vivo”. 

Agente penitenziario suicida in carcere

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Un poliziotto penitenziario di 31 anni, D.S., di origini sarde, effettivo alla Casa circondariale di Aosta, sposato da pochi mesi, in forza al Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria e in questo periodo operativo in Sardegna, si è tolto la vita a Oristano. A dare la notizia è Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. ”Tragedie che ogni volta che si ripetono determinano in tutti noi grande dolore e angoscia – commenta Capece – E ogni volta la domanda che ci poniamo è sempre la stessa si poteva fare qualcosa per impedire queste morti ingiuste? Si poteva intercettare il disagio che caratterizzava questi uomini e, quindi, intervenire per tempo? Non sappiamo se vi siano correlazioni con il lavoro svolto – precisa – Siamo vicini alla moglie, al figlio, ai familiari e agli amici”. “Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore – sottolinea Capece – è necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione penitenziaria”. 

Ucciso in casa della fidanzata, condannata tutta la famiglia

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Una intera famiglia condannata per la morte di Marco Vannini, ucciso il 17 maggio del 2015 a Ladispoli mentre si trovava a casa della fidanzata. Il giovane di 21 anni venne raggiunto, mentre si trovava nella vasca da bagno, da un colpo di pistola sparato dal padre della ragazza: un colpo solo, ma che risulto’ fatale visto che nessuno dei presenti in casa chiamo’ tempestivamente i soccorsi che avrebbero permesso di salvare la vita a Marco. Una condanna per omicidio volontario a 14 anni per Antonio Ciontoli, tre condanne a tre anni per omicidio colposo per la moglie Maria Pezzillo e per i figli Martina (fidanzata della vittiima) e Federico, accusati in sostanza di aver ritardato i soccorsi, e una assoluzione per la fidanzata di Federico, Viola Giorgini. Questa nel dettaglio la decisione presa dai giudici della I corte d’Assise di Roma. Troppo poco per i parenti della vittima che inscenano una protesta in aula tanto da richiedere ‘intervento dei carabinieri. “Vergogna – ha urlato la madre di Vannini, Marina Conte- non posso piu’ credere nella giustizia: riconsegnero’ la mia scheda elettorale perche’ mi vergogno di essere una cittadina italiana”. Urla e proteste anche da altri parenti all’indirizzo della corte rea di essere stata troppo morbida “con chi ha ucciso Marco e con chi non lo ha soccorso”. I giudici, che hanno disposto una provvisionale di 400 mila euro in favore dei genitori di Vannini, hanno condannato Ciontoli, sottufficiale della Marina Militare, ad ulteriori due mesi di carcere per omessa custodia dell’arma di servizio. Da quanto emerso nel processo, la morte di Vannini e’ stata causata da un micidiale mix di imprudenza e incoscienza. L’imprudenza legata all’utilizzo di una arma, regolarmente detenuta, in una sorta di “folle gioco” e la colpevole incoscienza di non avere avvisato subito i soccorsi che, ha dimostrato una perizia, se fossero intervenuti subito avrebbero potuto salvare la vita del 21enne. Durante il processo Ciontoli, per il quale il pm aveva sollecitato una condanna a 21 anni, ha raccontato che quella sera di maggio di tre anni fa Vannini era nella vasca bagno quando lui era entrato per prendere due pistole che il ragazzo aveva chiesto di mostrargli, ma era scivolato facendo partire un colpo e ferendolo. “Mi vergogno di quello che ho fatto – ha raccontato ai giudici -. Ho fatto una grossa stupidata, ero preoccupato per tutto anche per il mio lavoro. Ho rovinato la vita a tante persone, alla famiglia di Marco e alla mia”. Secondo la procura di Civitavecchia tutti i presenti in casa quella sera avrebbero contribuito a ritardare i soccorsi. Se l’allarme al 118 fosse stato lanciato in modo corretto e tempestivo, Vannini sarebbe stato trasportato entro 40 minuti dal fatto presso un pronto soccorso di secondo livello e avrebbe avuto grandi possibilita’ di essere salvato. Secondo i consulenti della Procura, invece, le varie telefonate fatte al numero di emergenza, durante le quali non venne detto agli operatori cosa realmente era accaduto, hanno fatto accumulare un ritardo di circa un’ora e mezza che e’ poi risultato fatale.

Omicidio Vassallo, l’Emilia Romagna approva una risoluzione: “No all’archiviazione, verità sul delitto”

La Giunta regionale dell’Emilia Romagna approva all’unanimità una risoluzione che impegna la Giunta a chiedere verità sull’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica ucciso nel 2010 per essersi opposto alle attività criminali della camorra. L’atto di indirizzo, proposto dal Partito Democratico, invita l’esecutivo regionale a sostenere e diffondere l’appello lanciato dalla Fondazione e dalla famiglia Vassallo perchè lo Stato non rinunci a cercare esecutori e mandanti. “Vassallo è stato un sindaco straordinariamente impegnato a migliorare la vita del suo comune- ha sottolineato il consigliere Pd Antonio Mumolo presentando la risoluzione in Aula- la sua storia ha suscitato grande coinvolgimento ed emozione anche a Bologna e in Emilia-Romagna”. La petizione è stata sottoscritta in primis dalla Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore ed è stata portata avanti da molte istituzioni e associazioni in tutto il territorio nazionale, dopo la notizia della possibile archiviazione delle indagini. “Questo e’ un esempio di amministratore che ha operato per la legalità e la valorizzazione del territorio- scrivono i consiglieri Dem- professando il rispetto dell’ambiente e delle regole e molti ragazzi e ragazze della nostra regione si sono avvicinati a percorsi di impegno e di partecipazione civica anche grazie alla sua storia”. Condivide gli intenti della risoluzione anche Yuri Torri di Sinistra Italiana, che ha rimarcato il forte impegno civico che ha segnato la vita di Vassallo e la sua attività politica: “Affermiamo la necessità di arrivare a una verità definitiva, questo è un delitto che non può rimare impunito per la particolare efferatezza della modalità mafiosa ma soprattutto per la passione e il coraggio di questo sindaco impegnato contro la camorra e noto per le sue battaglie ambientaliste”. La risoluzione è a firma di Antonio Mumolo, Marcella Zappaterra, Mirco Bagnari, Francesca Marchetti, Nadia Rossi, Paolo Calvano, Barbara Lori, Manuela Rontini, Stefano Caliandro, Paolo Zoffoli e Massimo Iotti, tutti del Pd.

Caserta, al via lo sgombero della villa del boss Della Ventura del clan Belforte

Caserta. Le forze dell’ordine hanno avviato lo sgombero della villa del boss del clan Belforte Antonio Della Ventura, a Caserta, in via Petrarelle, nella frazione Santa Barbara. La villa era già stata confiscata tempo fa e presa in carico dall’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, ma i parenti del boss, attualmente detenuto al 41 bis, non aveva rispettato l’ordine di lasciare l’immobile. Della Ventura e’ ritenuto il referente del clan di Marcianise nel capoluogo Caserta. L’operazione interforze eseguita da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Municipale, una sorta di “sfratto” ordinato dall’Agenzia Nazionale, è partita questa mattina; non ci sono stati problemi di ordine pubblico, e gli occupanti, tra cui la figlia del boss, hanno accettato di abbandonare la villa; entro qualche giorno la lasceranno. Il bene sarà acquisito al patrimonio comunale e riutilizzato per fini sociali.

Parete, denunciò i Casalesi l’imprenditore intimidito da 4 uomini in moto. Solidarietà del sindaco

Caserta. Potrebbe essere stata un’intimidazione camorristica quella che è avvenuta ieri a Parete, dove l’imprenditore Federico Falco, che in passato ha denunciato e fatto arrestare esponenti del clan dei Casalesi, ha sparato alcuni colpi di pistola in aria dopo che si erano presentati a casa dei suoi genitori quattro uomini a bordo di due moto, uno dei quali armato. Del fatto si sta interessando tanto la Procura ordinaria, quella di Napoli Nord, che quella Antimafia, visto che Falco ha più volte denunciato le estorsioni subite dagli esponenti del clan. Ma intanto, dopo l’episodio, sono arrivate subito dichiarazioni di solidarietà per l’imprenditore, titolare di una nota villa per eventi a Cellole e di un lido balneare. Il sindaco di Parete, Gino Pellegrino, esprime “vicinanza e solidarietà all’imprenditore e amico Federico Falco per quanto accaduto. Con lui oltre a un rapporto di amicizia e stima, da qualche mese è iniziato anche un percorso di collaborazione lavorativa nell’ambito del rilancio del Litorale domitio. Intanto, in virtù di questo episodio, dice il primo cittadino, “ho mandato una nuova richiesta al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il Comune di Parete starà al fianco suo e del socio Carlo Emini, persone perbene e validi imprenditori che stanno facendo tanto per il riscatto del nostro territorio. E’ una battaglia che tutti assieme dobbiamo fare e che necessariamente dobbiamo vincere. Non si può tornare più indietro”.

Aeronautica: giurano gli allievi del corso Vulcano V a Pozzuoli. IL VIDEO NEI CIELI DI NAPOLI

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Gli allievi del corso Vulcano V dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli giurano fedelta’ alla patria. La solenne cerimonia si è svolta sul Piazzale delle Medaglie d’Oro, alla presenza del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Enzo Vecciarelli, e di numerose autorità civili, militari e religiose e dei genitori dei giovani giuranti. “Con il tradizionale “lo giuro!” i giovani allievi si sono impegnati ad onorare gli ideali di lealtà, coraggio e senso del dovere tipici della condizione di appartenente alle Forze Armate. Durante la cerimonia -informa una nota- si è svolto anche il battesimo del Corso, in cui il gagliardetto – attraverso un ideale passaggio di consegne tra i padrini delle generazioni dei precedenti Corsi Vulcano – è stato affidato al Capo Corso del Vulcano V. Entrambi i momenti sono stati accompagnati dal passaggio della Pattuglia Acrobatica Nazionale, che ha disteso in cielo il suo tradizionale tricolore”. Il Ministro della Difesa, rivolgendosi ai giovani, ha ricordato loro che ”si parla spessissimo di diritti, ma non dobbiamo mai dimenticare che i diritti devono essere accompagnati anche dai doveri e dal rispetto delle regole. Oggi, con il giuramento, impegnandovi in modo profondo, per la vita, state ricordando a tutto il Paese che esistono anche i doveri”. Ha poi invitato i ragazzi a seguire sempre le proprie passioni, in quanto sono proprio queste ”che vi portano a scegliere quella che non è solo una professione ma anche e soprattutto una missione. Dentro la vostra missione sta il meglio della vostra essenza”. “Qui vi formerete con standard altamente qualificati. Non è un caso -ha continuato- che sempre più spesso c’è una richiesta pressante per potersi formare con la nostra Aeronautica Militare: una tradizione che mette insieme innovazione e valori. L’internalizzazione è oggi una parte fondamentale della formazione dei militari italiani perché tutte le sfide della sicurezza si giocano non da soli ma insieme a tutta la comunità alleata di cui facciamo parte”.Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, nel suo discorso ai giurandi, ha detto loro: ”Il vostro futuro aeronautico, cari allievi, sarà complesso ed impegnativo ma altrettanto esaltante per l’opportunità che vi viene offerta di diventare parte integrante di una realtà operativa all’avanguardia. Oggi vi dò ufficialmente il benvenuto nell’Aeronautica 4.0, la nuova era della nostra Forza Armata”. “Un’Aeronautica -ha aggiunto- consapevole delle minacce e delle sfide, determinata a contribuire attivamente alla costruzione del futuro della nostra nazione con una missione ambiziosa ma necessaria: quella di ampliare e ridisegnare le capacità della FA per essere sempre più integrati e utili al paese, realizzando un’attività di pensiero collettivo ispirato alla continua innovazione ed aperta condivisione delle idee oltre al creare un ambiente lavorativo dove ognuno di noi possa realizzare se stesso sotto il profilo etico, morale, professionale ed intellettuale. Il futuro vi appartiene cari allievi del Vulcano V. Siate fieri della vostra scelta e pronti ad onorare i vostri ideali con il coraggio dell’azione affinché possiate essere sempre orgogliosi del vostro modo di essere”.  Il Comandante dell’Accademia Aeronautica, Generale di Brigata Aerea Enrico Degni, rivolgendosi ai veri protagonisti di questa cerimonia ha detto: “Da oggi in poi, la vostra vita sarà un continuo susseguirsi di prove e di attività nelle quali vi ritroverete ad agire e scegliere tenendo fede al solenne impegno ad essere buoni cittadini, servitori della Patria, persone oneste, leali e coraggiose, perseguendo valori spesso poco compresi, ma di cui credo che il nostro Paese abbia un impellente bisogno. Vi aspettano anni esaltanti e grandi sacrifici, alla ricerca di un equilibrio tra la sfera privata e un impegno che sarebbe riduttivo definire solo lavoro. Vi aspetta una vita particolare, in un futuro complesso e imprevedibile, nel quale sarete chiamati a coprire ruoli di responsabilità e a prendere decisioni”. Come da tradizione, contestualmente alla cerimonia, è stata celebrata “la giornata in onore delle Medaglie d’Oro al Valor Militare” con la lettura del messaggio augurale inviato al corso Vulcano V dal gruppo dei decorati di medaglie d’oro. I settantotto frequentatori – 56 uomini e 22 donne – sono stati selezionati tra oltre 6000 candidati ed appartengono a diversi ruoli: 39 piloti, 10 del ruolo delle armi, 14 ingegneri, 8 commissari e 7 medici. Nel loro percorso accademico, in accordo alle attività di cooperazione internazionale svolte dall’Aeronautica Militare nel campo della formazione, i giovani cadetti sono affiancati da 11 allievi stranieri, provenienti da 7 diverse nazioni. Diventano così sette i Corsi attualmente presenti presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, in cui sono suddivisi i circa 500 frequentatori che stanno affrontando le differenti fasi della loro formazione. 

 

(il video della parata di oggi pomeriggio nei cieli di Napoli è stato realizzato da Mario Di Grezia Troise)

Benevento-Atalanta 0-3: addio alle ultimissime speranze di salvezza

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Ormai c’è poco da fare. Anzi nulla. Il Benevento va a sbattere contro l’Atalanta nel turno infrasettimanale e riprende la nota confidenza con la sconfitta. Durante una ventina di minuti l’illusione di potersi opporre alla Dea Bergamasca di Gasperini, quell’Atalanta che pressa, si muove bene senza palla e colpisce al momento giusto.Quando Brignola spacca in due la difesa dell’Atalanta e mette Diabaté comodamente davanti a Berisha, l’illusione per poco non diventa realtà. Ma stavolta il maliano si fa “ammaliare” dalla tentazione del super pallonetto e sbaglia tutto. Passano sessanta secondi e Hateboer impegna per la prima volta Puggioni, centottanta quando Cristante sfonda danzando nel mezzo della difesa, e davanti a Puggioni serve l’assist del gol comodo a Freuler. Accompagnare in fondo alla rete è un giochetto da ragazzi. L’Atalanta ha il sopravvento fino Quando si riparte c’è Barrow al posto di Petagna. Al gambiano bastano 4′ per fare 2-0. E’ il suo primo gol in Serie A. C’è ancora il tempo per un rigore (chiamato dal Var) sprecato da De Roon e per il tris del Papu Gomez. Benevento dove sei finito? In B, ormai manca poca alla scrittura della sentenza inappellabile.

Mariana Falace, chi è la bella stabiese che ha fatto impazzire Vacchi?

Ha preso il via ieri la 15 edizione del Grande Fratello. Il programma vede il ritorno alla conduzione di Barbara D’Urso, rimasta al timone del reality per tre edizioni consecutive, andate in onda rispettivamente nelle stagioni invernali-primaverili 2003 e 2004 e nell’autunno del 2004, riscuotendo un grande successo televisivo. Gli inquilini entrati nella casa più spiata d’Italia sono 16, la loro permanenza durerà 8 settimane: un cast nip con curriculm che vantano esperienze lavorative nel mondo dello spettacolo e della moda. E’ il caso di Mariana Falace 24 anni il prossimo 6 luglio nata a Castellammare di Stabia. Fisico statuario, bellezza indiscutibile, qualche ritocchino qua e là, è stata l’estate scorsa al centro del gossip per un presunto flirt con l’imprenditore veronese Gianluca Vacchi. L’eccentrico 50enne, che produce gioielli, magliette e emoji con il brand delle sue iniziali (GV), seguitissimo su instagam, ha più di 8 milioni di follower e oltre 1 milione e 300mila fan su facebook,  rapito da tanto bellezza, ha voluto Mariana tra le protagoniste del videoclip “Viento”: la sua prima creazione musicale da deejay. Girato nella villa bianca in Costa Smeralda, la location sarebbe stata anche il nido d’amore della coppia. Un amore estivo per le cronache mondane mai confermato dalla neo gieffina. Studi liceali, si trasferisce a Roma dove consegue

la laurea in economia aziendale all’Università degli Studi “La Sapienza”. Snob, antipatica, altezzosa al primo sguardo è ben determinata nei suoi intenti: diventare un’attrice. La scelta di vivere nella capitale dove studia dizione e teatro è dettata sopratutto da questo. 

 

il boss Ciro Mariano: ‘Camorristi non si nasce. Io mi sono fatto la galera davvero’. LA VIDEO INTERVISTA DE 2015

“Camorristi non di nasce”, ma manche “Io mi sono fatto la galera davvero”. Si può sintetizzare in queste due frasi di inizio e fine intervista la vita di camorrista di Ciro Mariano, il famigerato capo dei “Picuozzi” dei Quartieri Spagnoli. tornato da ieri a casa dopo 30 anni di carcere e accolto da una festa. L’intervista è di qualche anno fa è ed è stata realizzata dalla collega Antonella Belelli Ferrera nel carcere di Spoleto dove è stato detenuto fino a ieri e per gli ultimi anni il boss Ciro Mariano. Il capo dei Picuozzi qualche anno fa è stato uno dei finalisti partecipanti al premio letterario per detenuti “Goliarda Sapienza-Racconti dal carcere”. Quindici minuti in cui Ciro Mariano racconta in un italiano quasi perfetto la sua storia criminale.

“Noi siamo cresciuti scugnizzi e poi siamo diventato camorristi per necessità, a quell’epoca non avevamo altra scelta. Io sono diventato capo perchè mi ci hanno messo. Sono legato a delle regole che adesso non ci sono più”. Ha iniziato così la sua intervista Ciro Mariano e poi dopo aver ripercorso gli inizi della sua carriera criminale ha affermato: “Grazie alla scuola ho scoperto di avere dei diritti a 60 anni. Io sono  italiano, napoletano ma soprattutto quartierano. E’ il senso di appartenenza. Non credo che rifarei quello che ho fatto. Quando uno è giovane non è preparato a queste cose, Non volevo essere portato a subire le decisioni degli altri. Sono stato tradito da una persona amica. Mi avevano portato a un appuntamento trappola. L’ho capito subito  sono andato via. Sono andato a un appuntamento credendo di incontrare persone che conoscevo per cercare di appianare i contrasti che c’erano. E invece non fu così”. Ciro Mariano parla anche di come erano organizzati all’epoca i Quartieri Spagnoli: “Nel nostro quartiere all’epoca noi ci siamo anche sostituti allo Stato. Non si facevano scippi, non si andava a rubare nelle case di nessuno e non si vendeva l’eroina. Era una scelta nostra. facevamo qualcosa che non spettava e che doveva fare lo Stato. Io ho sempre fatto latitanza o galera. Non sono mai stato un uomo libero”. E poi ancora il messaggio di chi ha creduto e non rinnega la vita di camorrista: “Io non sto in guerra con nessuno ora. E’ stato un momento storico che si è aperto e si è chiuso. Per mio principio preferisco farmi la galera per rispettare  gli amici che sono andati in galera per me, per i morti. a torto o a ragione ho fatto delle cose e ora devo portarla avanti in fondo. Ho fatto il 41 bis all’Asinara 6 anni, poi Cuneo, poi sono venuto a Spoleto, dove sto bene faccio  cultura fisica, gioco a pallone nonostante gli anni, studio, mi sono diplomato e ora mi sono iscritto all’Università alla facoltà  Conservazione dei beni culturali. Ho la passione della Storia dell’Arte. Vedo mia moglie due volte al mese ogni tanto i miei figli. Per le famiglie dei morti non è giusto che io mi penta. Non voglio prostituire la mia storia per avere un vantaggio. Io non voglio alcun vantaggio, mi faccio la galera e a modo mio penso di dare più soddisfazione di qualcun altro alle persone che hanno subito per colpa mia. Ho fatto le carceri peggiori d’Italia. Potrei raccontare cose allucinanti. Io ho fatto la galera davvero”.

Furbetti del cartellino a Pozzuoli, il gip aveva fatto arrestare tre persone in più

Il pm chiede la misura ai domiciliari per sette indagati ma il gip ordina gli arresti per 10, tre in piu’: ovvero anche nei confronti di coloro per il quali la procura non aveva avanzato alcuna richiesta di provvedimento restrittivo. E’ accaduto a Napoli nell’ambito di un processo contro i cosiddetti ”furbetti del cartellino” nel comune di Pozzuoli. All’errore del giudice e’ stato posto riparo in tempi abbastanza stretti: appena e’ stata riscontrata l’anomalia, il magistrato di turno ha provveduto a revocare la misura cautelare e i tre indagati che non dovevano essere arrestati, sono stati rimessi in liberta’ una dozzina di ore dopo l’esecuzione del provvedimento. La vicenda si e’ appresa da diverse fonti a Palazzo di Giustizia.

‘Non può essere sempre estate’ di Panizon e Iannucci per ‘Vivere la periferia’. Al cinema Pierrot di Ponticelli

Lunedì 23 aprile 2018 alle 17.00 per Vivere la periferia: teatro, cinema ed educazione, sarà proiettato il film “Non può essere sempre estate” di Margherita Panizon e Sabrina Iannucci. Il film, sviluppato nel progetto FilmaP – Atelier di cinema del reale di Ponticelli e prodotto da Arci Movie e Parallelo 41 produzioni e in collaborazione con la Fondazione Eduardo De Filippo, racconta i Maestri di Strada, Nicola Laieta, Giuseppe di Somma e Mena Carillo alle prese con gli adolescenti e i giovani educatori della città di Napoli e delle sue periferie nel  laboratorio di Teatro Educazione, sviluppato all’interno del Progetto E-Vai dell’Associazione Maestri di Strada Onlus, con la collaborazione degli educ-attori dell’Associazione Trerrote.
Le associazioni Arci Movie e Maestri di Strada Onlus, da molti anni impegnate sui nostri territori per lo sviluppo educativo, sociale e culturale sono state accomunate da una esperienza particolare e interessante: un laboratorio teatrale con i giovani a san Giovanni a Teduccio si è fuso con il lavoro di documentazione cinematografica dell’Atelier di cinema del reale di Ponticelli.
Non può essere sempre estate è un documentario che racconta l’adolescenza attraverso questa esperienza di attività teatrale di un gruppo di ragazzi della periferia napoletana. Chiara Stella, Domenico e Alessio hanno 15 anni, e tutti i lunedì vanno a fare le prove di teatro al Centro Asterix, uno spazio ricreativo con dentro un piccolo teatro che si trova a San Giovanni a Teduccio, quartiere della periferia Est di Napoli. I tre vengono da lì vicino: Ponticelli, Barra e la stessa San Giovanni.
Devono prepararsi per mettere in scena Vincenzo De Pretore, una commedia di Eduardo De Filippo. Nicola, il regista dello spettacolo, ha proposto loro questo testo per un motivo: rispecchia le condizioni di vita di alcuni ragazzi e rappresenta delle possibili realtà con le quali si confrontano quotidianamente.
Questo film – dicono le registe – nasce dall’esigenza di raccontare un momento specifico della vita di ogni essere umano: l’adolescenza, in questo caso in un contesto limite come quello della periferia di Napoli, cercando però di dare a questa fase uno sguardo positivo, volto al futuro, alla necessità e al diritto di essere felici. Quello a cui assistiamo sono le vite dei ragazzi, i loro dubbi, le loro gioie e le loro insicurezze.
Il film ricerca l’ansia e la premura di una generazione cresciuta in un altro modo e in un altro mondo: quella degli educatori, nello specifico di Nicola, pronto a rincorrere e a ricercare un modo per andare incontro ai ragazzi che si danno per persi, o per trovare il metodo adeguato per capirli e farli crescere.
I temi legati alle dinamiche adolescenziali sono esplorati attraverso gli scambi e le relazioni tra i ragazzi durante le improvvisazioni, tra una prova e l’altra e fuori dal teatro.
Il film non ha un punto di attenzione preciso o una visione oggettiva della condizione adolescenziale in generale. Si evitano i pregiudizi, ogni personaggio si racconta attraverso il teatro e la relazione con i suoi compagni. È pertanto un film corale, ma che presenta attenzione all’evoluzione dei tre personaggi principali rappresentandoli da vicino, spesso proprio dentro la scena teatrale.

Sant’Egidio del Monte Albino: ‘Notte in Bianco’ di Letizia Vicidomini per la seconda serata dei Venerdì d’Autore

Venerdì 20 aprile 2018 alle ore 20.00 presso la biblioteca civica Ferdinando Ferrajoli, appuntamento con il noir “Notte in Bianco” di Letizia Vicidomini: secondo appuntamento dei Venerdì d’Autore a Sant’Egidio del Monte Albino. Dopo aver parlato di attualità con il libro di Vincenzo Zurlo “Oltre la Trattativa” incentrato sui motivi della morte di Paolo Borsellino, si vira verso un titolo di narrativa intessuto con capacità e stile.
Come spiega Angelina De Rosa, presidente della Pro Loco che organizza la rassegna: “Questa presentazione che è figlia di una promessa: un anno fa, nella prima edizione dei Venerdì d’Autore, Letizia Vicidomini regalò al pubblico presente per “Nero. Diario di una Ballerina” l’anteprima di un brano del suo ultimo libro, allora inedito, letto da un foglio dove era stato scritto a mano da poco. È stato momento emozionante per noi, perché ha aiutato a dare impulso ad uno degli obiettivi per i quali abbiamo fondato la biblioteca Ferrajoli: dare a Sant’Egidio uno spazio dove incontrarsi a tu per tu con la cultura”.
E dopo un anno, a libro edito, ecco la reunion. In “Notte in Bianco” torna il personaggio di Andrea Martino, il “Commissario buono” di Nero, che è in pensione da un anno, con tutta l’intenzione di godersela tra i nipoti e le sue amate piante. Un giorno di primavera viene chiamato dal suo vice, promosso a capo della squadra: hanno trovato una donna anziana con la testa fracassata, all’interno del suo esercizio di Sali e Tabacchi. Un condominio intero nasconde la storia della tabaccaia, ma il Commissario si lascia catturare dalla vicenda, per dare alla vittima giustizia e pace. Ma chi era davvero quella donna? Da questo interrogativo parte un noir nel quale scoprire le motivazioni dell’anima, le storie delle persone, l’umanità corale che si muove in una Napoli soleggiata ma venata da oscure inquietudini. “Notte in Bianco” è il terzo volume della “Trilogia dei colori” della scrittrice, iniziata con “La Poltrona di Seta Rossa” e poi proseguita con “Nero. Diario di una ballerina”.
Letizia Vicidomini è nata a Nocera Inferiore. Da circa 20 anni raggiunge per lavoro tutti i giorni Napoli, città che è diventata scenario privilegiato delle sue storie. È speaker per le maggiori emittenti nazionali e regionali, come Rtl 102.5, Kiss Kiss, Radio Marte, Radio Punto Nuovo. Ha pubblicato finora: Nella Memoria del Cuore (2006); Angel (2007); Il Segreto di Lazzaro (2012); La Poltrona di Seta Rossa (2014); Nero. Diario di una Ballerina (2015) finalista al premio Garfagnana in Giallo; Notte in Bianco ( 2017).
Dopo l’appuntamento con Letizia Vicidomini, i Venerdì d’Autore proseguono fino al primo giugno.
Il 27 aprile si parla delle guerre in Medio Oriente viste attraverso lo sguardo umano di un medico che in guerra è andato per curare militari e civili. Rino Pauciulo presenta “Afghanistan – Diario di un medico”.
Venerdì 4 maggio: “Da Sud” volume di autori vari a cura di Mimmo Oliva per Polis Sa Edizioni, nel quale firme importanti del panorama culturale campano analizzano il Meridione d’Italia da un punto di vista singolare, mai scontato, contrapposto alla questione meridionale ed alla questione settentrionale.
Venerdì 11 maggio si affronta un altro argomento di grande interesse: il terrorismo, che viene affrontato ed analizzato con un giornalista che ha scritto diversi volumi sul tema. Simone Di Meo presenta il suo: “ Ho scelto di andare a vivere all’inferno. Confessioni di un terrorista dell’Isis”.
Venerdì 18 maggio si squarcia il velo su uno dei più feroci eccidi dei nazifascisti: la strage di Niccioleta del 1944, con Redenta Formisano ed il suo “Prima che me ne scordi”.
Venerdì 25 maggio il giornalista olandese Maarten Van Aalderen, corrispondente dall’Italia per il De Telegraaf, uno dei giornali più prestigiosi d’Olanda, presenta il suo “Talenti d’Italia”, viaggio attraverso le giovani eccellenze del Bel Paese.
La chiusura è per venerdì 1 giugno, con Isaia Sales che analizzerà come le mafie stiano scalando l’economia col volume “Le mafie nell’economia globale. Fra la legge dello Stato e le leggi di mercato”, scritto a quattro mani con Simona Melorio.

Roma-Liverpool: è tutto esaurito

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I biglietti Roma-Liverpool subito esauriti. Era prevedibile, e si è puntualmente verificato. In solo poco più di 3 ore dalla messa in vendita sono stati venduti tutti i tagliandi per la semifinale di ritorno di Champions League sllo Stadio Olimpico.

Papa Francesco: impugnerà il pastorale di Don Tonino Bello

Accadrà durante la Santa Messa che celebrerà venerdì 20 aprile a Molfetta (Bari) in occasione del 25/mo anniversario della morte del vescovo pugliese. Lo ha confermato questa mattina il vescovo di Molfetta, monsignor Domenico Cornacchia. “Ho chiesto personalmente alla pontificia gendarmeria – ha detto – se il Santo Padre potesse. E, in un orecchio, mi hanno detto di sì”.
“Quindi – ha aggiunto – è già pronto. E’ il pastorale che don Tonino ha usato, su cui è scolpito un ramoscello d’ulivo, e su cui c’è lo stemma di don Tonino: una croce alata”. “E il messaggio che noi vogliamo cogliere da questa circostanza del 25/o anniversario della morte del servo di Dio – ha evidenziato il vescovo – è proprio questo: la croce non è mai pesante se noi mettiamo delle ali si suoi piedi, le ali della speranza, della fiducia e della gioia”.

Torre del Greco, picchiava la sua ex: divieto di avvicinamento per uno stalker 24enne

Ieri mattina gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Torre del Greco, coordinati dalla Procura della Repubblica di torre Annunziata, hanno dato esecuzione all’ Ordinanza del Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona fisica, emessa dal G.I.P., del Tribunale di Torre Annunziata, a carico di un 24enne, resosi responsabile di reato di stalking nei confronti della sua ex convivente.Le condotte reiterate del 24enne sono iniziate nell’autunno 2016, quando la donna era incinta del loro unico figlio allorquando a seguito di una lite, era stata colpita con schiaffi e pugni al volto che le procuravano un vistoso ematoma all’occhio.Ulteriori minacce erano state fatte con il fine di evitare che la povera vittima denunciasse tali violenze, tanto da procurarle un grave stato d’ansia e un fondato timore per la propria incolumità e comunque costringendola a cambiare le proprie abitudini di vita, inducendola a restare chiusa in casa ed uscire sempre in compagnia. Pertanto la donna, spaventata, a marzo sporgeva denuncia presso il Commissariato di Torre del Greco che dopo un’accurata e meticolosa indagine ha dato esecuzione al provvedimento.

‘La luna allo zoo’, il nuovo libro del giovane Roberto Addeo

Il racconto di una vita vissuta ai margini, con la dignità di chi crede ancora che ci possa essere un futuro migliore. Questo e altro è La luna allo zoo di Roberto Addeo, la confessione lucida e disincantata di un ragazzo che lotta ogni giorno per riservarsi un piccolo posto del mondo. Addeo dipinge con struggente poesia piccoli affreschi di vita quotidiana spesso crudeli e avvilenti, e li avvolge di una sottile ironia che permette al lettore di sperare che il protagonista ce la farà, che nonostante commetta errori e spesso si arrenda allo squallore della sua esistenza, troverà infine la forza di rialzarsi. Grazie al potere salvifico delle parole e della letteratura, riuscirà a riequilibrare la sfortuna con la realizzazione dei suoi piccoli, raggiungibili sogni, dimostrando come basti poco all’uomo per essere felice.
La storia di un venticinquenne arenato in una vita che non ha scelto, e che non lo sceglie mai. Una vita matrigna, che riserva solo dolore e umiliazione. “È dall’errore che si deve ripartire” questo si ripete il protagonista, incapace di dare un senso a tutto ciò che gli è capitato ma persuaso dalla possibilità che errare vuol dire anche imparare e crescere, e che prima o poi ci sarà un errore che porterà a un vero cambiamento, a una vera vita. Ambientato in una Bologna divisa tra chi può e chi vorrebbe, tra realtà paradisiaca e inferno metropolitano, il romanzo è raccontato in prima persona da un reietto della società, un giovane che si arrangia e che a volte si autodistrugge, consapevole di essere solo al mondo. È una storia di disperazione esistenziale, di un momento della vita in cui si ha intorno solo buio. Il protagonista ha la lucidità di capire che spesso il buio lo cerca lui stesso, “amiamo spegnerci appena ne abbiamo l’opportunità” e che se anche la sfortuna gli è nata accanto, è lui a non avere la forza di scacciarla. Addeo riesce a raccontare una storia delicata e brutale allo stesso tempo, così come il protagonista è dilaniato dalla possibilità di lottare ma anche di arrendersi. Attraverso il lirismo delle intime confessioni del protagonista, lo scrittore riesce a rendere poetici scenari desolati e personaggi squallidi. Il lettore segue le peregrinazioni del giovane nei quartieri più malfamati di Bologna, fa la conoscenza di un’umanità stralunata e imperfetta, e gli sembra quasi di toccare la ruvida stanchezza del protagonista, svuotato della stessa vita che tanto ardentemente desidera. Egli è troppo giovane per arrendersi, ma troppo sfiduciato per tentare. Lo scrittore mostra con atroce sincerità, in un romanzo che sembra quasi un’autobiografia, quanto dolore può incamerare un giovane cuore, quanta solitudine può abitare in chi dovrebbe prendere il mondo a morsi. Solo la scrittura, “piccola luce nella morte”, e la conoscenza di un cane, Luna, che è capace di donare più calore di qualunque essere umano, gli permetteranno di rimanere a galla, e di sperare di vedere un’isola in cui mettersi in salvo alla fine della lunga, estenuante nuotata.

Castellammare, diede fuoco al bar dove era stato picchiato il figlio: arrestato

Gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Castellammare di Stabia, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di G. P., 45enne stabiese, indagato per il reato di incendio aggravato.
L’uomo, è ritenuto responsabile dell’incendio accesso lo scorso 19 giugno ad un bar in Castellammare di Stabia per motivi abbietti, scaturiti da una rissa avvenuta il pomeriggio prima, alla quale aveva partecipato con tutta la sua famiglia e in occasione della quale il figlio, minore, aveva riportato delle lesioni gravi
Grazie alle certosine indagini svolte dai poliziotti del commissariato di Castellammare di Stabia, il GIP ha accolto la richiesta della custodia in carcere, poiché l’uomo, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per un altro procedimento, è stato più volte segnalato per il reato di evasione e di violazioni alla sorveglianza specialeI poliziotti hanno ricostruito tutti gli spostamenti dell’uomo di quel giorno.
Il 45enne, dopo essersi accertato delle condizioni in cui versava il figlio, presso l’ospedale Cardarelli, faceva ritornava a Castellammare di Stabia per dare fuoco all’esercizio commerciale. Dopo un primo sopralluogo a bordo della sua autovettura, si avvicinava a piedi, in una stradina laterale, alla finestra del deposito del bar. Spaccava dunque il vetro, rovesciando all’interno dell’esercizio commerciale del liquido infiammabile per poi darvi fuoco.L’uomo, questa mattina, è stato condotto al carcere di Poggioreale.