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False ricette: ai domiciliari medico dell’Asl, tre farmacisti interdetti per un anno

Stamane nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Nola, i carabinieri del Nas di Napoli, coadiuvati nella fase esecutiva da militari deII’Arma, hanno eseguito un provvedimento cautelare emesso dal gip presso il Tribunale di Nola di applicazione degli arresti domiciliari, nei confronti di un medico di medicina generale convenzionato con l’Asl Na 3 Sud; della misura interdittiva del divieto di esercitare la professione di farmacista per la durata di un anno nei confronti di 3 professionisti titolari di farmacie con sede nei comuni di Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano; del sequestro preventivo per equivalente di complessivi 100mila euro circa a carico sia del predetto medico di medicina generale, sia dei tre farmacisti in quanto tutti gravemente indiziati di falso e truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale.

L’attività investigativa, che trae origine da una serie di verifiche eseguite tra la fine del 2016 ed i primi mesi del 2017, è stata incentrata presso alcune farmacie territoriali convenzionate con l’Asl Napoli 3 Sud, rinvenendo e sequestrando migliaia di confezioni di specialità medicinali, trovate tutte prive dei bollini adesivi-fustelle necessari per il rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Lo sviluppo degli accertamenti ha messo in luce l’esistenza di un illecito sistema di approvvigionamento di farmaci da parte di un medico di medicina generale convenzionato con l’Asl Napoli 3 Sud- Distretto 52, operante in Ottaviano, il quale con la partecipazione di compiacenti farmacisti, attraverso l’artifizio della prescrizione di migliaia di ricette mediche elettroniche intestate a numerosi ed ignari pazienti, hanno commesso truffe in danno del Servizio Sanitario Nazionale.

Gli inquirenti sono riusciti a individuare alcuni farmacisti che, in accordo con il medico, sono risultati disponibili ad accettare un rilevante numero di prescrizioni di provenienza illecita, a consegnare i farmaci allo stesso medico di medicina generale prescrittore, anziché ai pazienti intestatari delle ricette mediche, a richiedere all’Asl Napoli 3 Sud il rimborso delle ricette falsificate, ottenendo il pagamento delle stesse. Significati sono risultati, infine, i riscontri acquisiti dal Nas di Napoli durante le attività di indagini, avendo proceduto al sequestro di circa 5.000 confezioni di varie specialità medicinali – per un valore approssimativo di circa 300mila euro – che sono risultate, dunque, sottratte al normale circuito della distribuzione farmaceutica.

Al Teatro Nuovo di Napoli, “La manomissione delle parole” di Gianrico Carofiglio

“Decostruzione” e “ricostruzione” semantica delle parole, è questo l’obiettivo che si pone lo scrittore e magistrato pugliese Gianrico Carofiglio, protagonista dello spettacolo “La manomissione delle parole”, titolo omonimo di un suo libro del 2010, diretto da Teresa Ludovico, che sarà in scena, giovedì 10 maggio 2018 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 13) al Teatro Nuovo di Napoli.
Presentato da Teatro Kismet Opera, l’allestimento, il cui debutto è preceduto da un incontro con il pubblico, sempre giovedì alle 18.30 al Teatro Nuovo e moderato dal Presidente Fondazione Premio Napoli Domenico Ciruzzi, vede l’autore costruire un’indagine letteraria, politica e giudiziaria, a partire da alcune citazioni di personaggi storici: da Aristotele a Cicerone, da Dante a Primo Levi, da Calvino a Nadine Gordimer, da Obama a Bob Dylan.
Partendo da documenti reali, redatti da avvocati e forze dell’ordine, e traendo spunto da testi di autori molto differenti tra loro, Carofiglio invita a riflettere sull’utilizzo dei termini, spesso privi della loro intima sostanza perché logorati dal “politichese”, dal linguaggio giornalistico e da ogni forma di espressione che procede per luoghi comuni e frasi fatte, con l’intervento dal vivo del suggestivo fagotto del maestro Michele Di Lallo.
Una riflessione mirata a risvegliare la capacità di comprendere i veri significati delle parole, troppo frequentemente stordita da modalità espressive che non si lasciano comprendere, ma che, anzi, escludono ed eludono ogni forma di interrogazione.
Le parole possono divenire minime dosi di arsenico, dall’effetto lento, ma inesorabilmente tossico. Questo è il pericolo delle lingue del potere e dell’oppressione, e soprattutto del nostro uso e riuso, inconsapevole e passivo. Per questo è necessaria la cura, l’attenzione, la perizia da disciplinati artigiani della parola, non solo nell’esercizio attivo della lingua, quando parliamo e scriviamo, ma ancor più in quello passivo: quando ascoltiamo e quando leggiamo. Per Carofiglio l’unico metodo è manometterli, cioè smontarli e rimontarli nel loro verso originario. Può essere un lavoro faticoso, difficile, ma riscoprire il significato ultimo riposto nelle parole, vuol dire rigenerarle, dar loro vita nuova, riabilitarle, salvarle dal naufragio e dagli attacchi che subiscono quotidianamente.
La manomissione delle parole è un invito a riappropriarci del valore vero delle parole, ripulendole dalle venature che il potere ha “attaccato” su di esse e restituendo loro le proprietà originarie, in modo che possano essere di nuovo i pilastri della nostra vita etica e civile, e possano nuovamente appartenere a ognuno di noi, per raccontare le nostre storie.

Nella Jaguar con 100 chili di hashish: catturati a Palermo tre corrieri napoletani

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La Polizia di Stato ha arrestato Giuseppe De Fenza, di 63 anni, Giuseppe Costanza, di 63 anni, e Ivan Rino Bonaccorso, 38 anni, tutti di Napoli, accusati di trasporto di 100 chili di hashish. Gli agenti della squadra mobile e del commissariato Brancaccio hanno appreso dell’arrivo in citta’ di una Jaguar piena di droga. Poi hanno individuato sulla Palermo-Messina l’auto seguita da una Land Rover Freelander. I due veicoli sono stati seguiti fino a quando non hanno parcheggiato nei presi di un’abitazione in contrada Lanzarotte a Bagheria. I due mezzi sono stati seguiti fino al loro arrivo in un parcheggio in contrada Lanzarotte nel comune di Bagheria, vicino ad un’abitazione. Gli agenti hanno quindi fatto irruzione nell’appartamento, i tre si sono dati alla fuga per le campagne circostanti. Nascosti tra i cespugli, sono stati bloccati poco dopo. In base a quanto accertato, De Fenza era alla guida della Jaguar mentre gli altri due si trovavano a bordo della Land Rover Freelander.
Nella prima auto, all’interno di un vano nascosto, con un sistema di apertura comandata a distanza collocato dietro i sedili posteriori, sono stati trovati circa cento chili di hashish dal valore di cinquecentomila euro, suddivisa in confezioni da mezzo chilo ciascuna. I tre sono stati rinchiusi al Pagliarelli

Napoli, capitan Hamsik: “Se ne parla l’anno prossimo”

“Desidero ringraziare i tifosi per il sostegno, il gol è dedicato a loro. Non vedevo l’ora di segnare, ma avrei preferito conquistare i tre punti. Ne abbiamo preso solo uno ed il nostro sogno s’è sciolto”. Così il centrocampista del Napoli Marek Hamsik, sul suo sito ufficiale, all’indomani del 2-2 casalingo contro il Torino, pareggio costato l’abbandono quasi definitivo alle chance del tricolore. “Abbiamo giocato un ottimo calcio durante la stagione, eravamo primi e ci dispiace non aver concluso in testa”, ha spiegato il capitano degli azzurri. “Speranze per il prossimo anno? Abbiamo dimostrato di essere forti, tra i migliori, abbiamo una buona base per lottare per il titolo anche per la prossima stagione”, ha aggiunto.

Napoli, l’ex Bianchi: “Pensavo fosse l’anno buono”

“Sono sincero, credevo che questo fosse l’anno buono per lo scudetto al Napoli. La Juventus ha sempre arrancato ed in una volata a due il Napoli poteva contare su una condizione fisica migliore. La costanza e l’abitudine a vincere dei bianconeri hanno avuto la meglio nonostante una stagione non eccellente sotto il punto di vista del gioco”. Così Ottavio Bianchi, ex tecnico del Napoli nell’annata dello scudetto 86-87, intervistato oggi ai microfoni di RadioUno durante la trasmissione ‘Radio Anch’io Sport’. “Fosse capitato a noi di non vincere per tanto tempo, ci avrebbero scorticati vivi: oggi, pur non vincendo niente, c’è invece un consenso popolare. Questo fa piacere perché significa che c’è una base, anche se sarà difficile andarci vicino come quest’anno”, ha aggiunto l’ex tecnico dei partenopei.

Imprenditori prestanome del clan nell’affare slot. I NOMI DEGLI ARRESTATI

Imprenditori e affiliati al clan sono state arrestati dalla Guardia di Finanza di Marcianise nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli per reati di estorsione, intestazione fittizia di beni e illecita concorrenza con l’aggravante mafiosa. L’indagine che ha portato a 11 arresi e’ nata nell’estate 2016 individuando una organizzazione composta dalla famiglia Marciano di Maddaloni e alcuni affiliati al clan Belforte che imponevano e gestivano sul territorio maddalonese e in paesi limitrofi slot machine. In particolare, la famiglia Marciano, gia’ colpita da misura di prevenzione nel 2012, per continuare a gestire il gioco elettronico ha usato dei prestanome, persone che in passato erano stati loro dipendenti ma che non erano state colpite da nessuna misura cautelare. Erano loro che avevano contatti con gli esercenti, anche se di fatto le chiavi delle macchine da gioco le avevano i componenti della famiglia Marciano. Le slot venivano poi imposte negli esercizi commerciali con metodi mafiosi, e quelle della concorrenza eventualmente gia’ presenti nei locali venivano manomessi in modo da renderle non funzionanti. Un settore, quello delle slot machine, molto redditizio tanto che alcuni collaboratori di giustizia hanno raccontato che spesso i proventi venivano reinvestiti in acquisto di immobili. Anche le slot venivano modificate per dividere il guadagno. Secondo quanto emerso dalle indagini, dal 2015 tramite i prestanome, i Marciano sono riusciti a conquistare un terzo del mercato totale delle slot a Maddaloni, imponendo agli esercenti anche di attivita’ di intrattenimento e forniture di caffe’. Almeno 79 le slot installate nel centro casertano e almeno 10 gli esercizi commerciali che gia’ erano ‘clienti’ della famiglia Marciano. La Guardia di Finanza ha emesso anche un sequestro preventivo dell’intero capitale sociale e di tutti i beni riconducibili alle due ditte individuali che in realta’ fanno capo alla famiglia, comprese 80 slot installate in 22 esercizi commerciali di Maddaloni e altre 48 nei magazzini aziendali e 36 schede di gioco. Sequestrato anche un fucile da caccia illecitamente detenuto. In carcere sono finiti: Davide Marciano, Francesco Marciano, Giuseppe Marciano, Michele Marciano, Pasquale Marciano, Antonio Mastropietro e Ciro Micillo. Ai domiciliari: Raffaele Diana, Domenico Di Stasio, Alberto Marciano e Giampiero Vegliante. Le imprese coinvolte sono la ditta individuale di Giampiero Vegliante e quella di Raffaele Diana.

Castellammare, madre e figlio rapinatori seriali arrestati dai carabinieri

Questa mattina, a Castellammare di Stabia, i carabinieri della Stazione di Pianillo di Agerola hanno dato esecuzione a due ordinanze di applicazione di misura cautelare emesse dai GIP di Napoli e Torre Annunziata, su richiesta della competenti Procure dei Minori e oplontina, nei confronti di 2 indagati (liberi, con precedenti specifici) ritenuti responsabili di concorso in due rapine aggravate dall’uso delle armi e lesioni personali. Le indagini, dirette dalle rispettive Procure e basate sull’analisi di svariate immagini riprese da più circuiti di videosorveglianza e sulle conseguenti individuazioni fotografiche, nonché sulle dichiarazioni della vittima hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di 2 soggetti: madre e figlio, minore all’epoca dei fatti, entrambi pluri pregiudicati, che il 20 e il 21 dicembre 2017, all’interno della stazione ferroviaria di Piano di Sorrento e a bordo del treno EAV in direzione Castellammare di Stabia, avevano commesso due rapine ai danni di un ambulante e di una donna, alla quale hanno provocato lesioni con un coltello. Gli indagati, infatti, il 20 dicembre, avevano rapinato un palloncino a led da un ambulante, con la minaccia che qualora avesse preteso il pagamento, gli avrebbero portato via anche il portafogli. Alla scena aveva assistito una donna, che aveva preso le parti dell’ambulante, e che a sua volta veniva minacciata verbalmente e con un coltello, non venendo ulteriormente aggredita, poiché gli aggressori erano stati allertati dai presenti all’interno della stazione della presenza di telecamere. Il 21 dicembre, sul treno in direzione Castellammare di Stabia, la donna, salita a Meta, veniva riconosciuta dagli stessi malviventi e rapinata di euro 730,00 che aveva nel portafogli, venendo colpita all’addome con un coltello da parte della rapinatrice, mentre il figlio, per bloccarle la bocca, le aveva infilato una banconota da 10 euro. I due, dopo la denuncia presentata ai Carabinieri della Stazione di Pianillo di Agerola, venivano identificati, poiché ripresi da più telecamere dell’E.A.V., nonché private e comunali. La donna è stata condotta alla Casa Circondariale di Pozzuoli, mentre il figlio è stato mandato al CPA di Napoli – Colli Aminei. 

E’ morto Ermanno Olmi: uno dei capisaldi del cinema italiano si è spento a ottantasei anni nell’ospedale di Asiago

E’ morto Ermanno Olmi, il regista bergamasco di nascita ma altopianese di adozione è deceduto la scorsa notte all’ospedale di Asiago. Aveva ottantasei anni e da tempo era malato. Il suo ricovero d’urgenza è avvenuto tre giorni fa, in seguito all’aggravarsi della malattia e nella notte di domenica il famoso regista italiano, non ce l’ha fatta. Olmi, regista impegnato, sarà sicuramente ricordato per “L’albero degli zoccoli”: un film monumentale di circa tre ore, girato nel 1978, interamente in dialetto bergamasco la cui storia è ambientata a Palosco, nella campagna lungo il fiume Serio. Olmi utilizzò come attori veri contadini, per raccontare la storia di quattro famiglie che vivono in una cascina. L’albero del titolo è quello che uno dei padri taglia di nascosto per ricavarne un nuovo paio di zoccoli per il figlio. Il film ottenne un grande successo di critica, e oltre al festival di Cannes vinse anche il David di Donatello.
Negli anni Ottanta, a causa di una malattia, dovette abbandonare l’attività da regista per diversi anni ma quando tornò girò prima Lunga vita alla signora!, che ruota interamente intorno a una cena di gala e vinse il Leone d’Argento a Venezia, e poi nel 1987 La leggenda del santo bevitore, basato sull’omonimo racconto di Joseph Roth e con protagonista Rutger Hauer, cioè il replicante Roy di Blade Runner. Il film vinse il Leone d’Oro a Venezia.
Nel 1993 girò Il segreto del bosco vecchio, ispirato al romanzo di Dino Buzzati e con protagonista Paolo Villaggio, mentre nel 2001 diresse Il mestiere delle armi, ambientato in Italia nel Cinquecento, che ottenne un buon successo internazionale. Qualche anno dopo partecièò insieme al regista iraniano Abbas Kiarostami e all’inglese Ken Loach a Tickets, un film in tre episodi sui viaggi in treno. In Torneranno i prati, il suo ultimo film, Olmi aveva raccontato le battaglie di trincea sull’Altopiano di Asiago durante la Prima guerra mondiale.
Immediate le prime dichiarazioni sulla scomparsa di uno dei capisaldi del cinema italiani. Maurizio Martina, scrive su Twitter: “Viene prima la dignità delle persone, poi c’è il mercato. Addio Maestro. E grazie dell’amicizia e dell’umanità”. Gentiloni lo definisce “esempio di cultura e di vita e maestro del cinema” e il premier scrive su Twitter: “Con Ermanno Olmi perdiamo un maestro del cinema e un grande esempio di cultura e di vita. Il suo sguardo incantato ci ha raccontato e fatto capire le radici del nostro paese”.

La pancia è di tendenza: la nuova moda dell’estate 2018

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La tartaruga non è più di moda. Quest’anno le donne preferiscono gli uomini con la pancia. A dirlo è una ricerca la quale afferma che ci sarebbero almeno cinque motivazioni per cui le donne preferirebbero gli uomini con un po’ di pancetta rispetto a quelli con gli addominali perfettamente scolpiti. Le donne hanno una maggiore difficoltà rispetto al sesso maschile ad accettare il proprio corpo e l’uomo con la pancia le intimidirebbe meno. Le donne, vicino ad un uomo con la pancia, si sentirebbero più belle stando meglio con se stesse. Poi ci sarebbe anche una questione di “tatto”: meglio abbracciare un “orso” che un “muro” di addominali. Inoltre l’uomo con la pancia mangia bene e fa mangiare bene. C’è infine il fattore più importante ovvero che gli uomini con la pancia non sono superficiali, non hanno bisogno di apparire e questo dato è molto apprezzato dall’universo femminile. Ovviamente “pancetta” non significa obesità, il sovrappeso è un conto, esagerare a tavola ne è un altro e potrebbe avere conseguenze per la salute. In casi di obesità è meglio mettersi a dieta.

Napoli, la Movida violenta arriva anche a Capodimonte: protesta la consigliera Bismuto

Movida selvaggia anche a Capodimonte: automobili parcheggiate ovunque, musica a tutto volume, gente che urla. Un inizio non dei migliori che sta creando una frattura nel collettivo di demA, da sempre a favore del by night, che per la prima volta vede in prima line la Consigliera Laura Bismuto, la quale, non di certo nuova a richiami all’ordine attraverso i social, si sfoga sul fine settimana appena trascorso: “Ci siamo sempre lamentati del fatto che Capodimonte fosse un quartiere dormitorio, che la sera ci fosse il coprifuoco, che per i giovani non ci fosse mai nulla e che il Bosco fosse sotto utilizzato. Da un po’ di settimane, dopo qualche sperimentazione partita già l’anno scorso, nei Cortili del Museo di Capodimonte si svolgono puntualmente serate che attirano in zona migliaia di giovani da tutta la città. Ora, ben vengano iniziative che animino il quartiere, ma per eventi di tale portata e richiamo bisogna attrezzarsi per l’accoglienza di questo flusso di individui con le loro auto, moto e quel che ne viene”.
Tutto il disappunto della Consigliera è per quanto accaduto a Porta Piccola e via Miano: “Un delirio! Macchine parcheggiate su tutti i marciapiedi, stereo delle auto a tutto volume, gente che urlava come non ci fosse un domani. I residenti hanno allertato i vigili e il risultato è stato che sono stati multati i residenti stessi che, con le loro auto, già dalle 20.00, a causa dell’evento, non riuscivano a trovare parcheggio”. Al fianco dei residenti, sostiene: “Ben vengano gli eventi ma interroghiamoci su come penalizzare al minimo chi quei luoghi li vive ogni giorno” e propone: “il deposito Anm del Garittone come parcheggio misto, aperto a bus turistici ed auto private”.
Intanto come, come riporta Il Mattino, ogni weekend arriva l’ennesimo bollettino di guerra delle violazioni della legge, spesso anche reiterate da gestori di locali. Al Vomero gli agenti dell’unità operativa guidati dal capitano Gaetano Frattini hanno lavorato lungo via Aniello Falcone ed elevato ben 143 verbali per varie violazioni al codice della strada. Nel resto del quartiere collinare contravvenzionati novantatrè veicoli e cinque parcheggiatori abusivi fermati, identificati e verbalizzati. Numerosi i controlli in attività commerciali con diciotto verbali per occupazione abusiva del suolo pubblico o in eccesso rispetto a quanto autorizzato in concessione. 
Stesso iter per gli agenti dell’unità operativa Chiaia, guidati dal capitano Sabina Pagnano, che hanno effettuato un massiccio intervento al Borgo Marinari con trentotto verbali per sosta in Zona a traffico limitato, cinque locali verbalizzati per occupazione abusiva di suolo pubblico, altri due esercizi sanzionati per difformità. Inoltre quattro gestori di bar e ristoranti sono stati sanzionati perché diffondevano musica in assenza della prevista autorizzazione. Nell’area dei baretti di Chiaia sanzionati trentacinque veicoli per divieto di sosta. Sanzionato un locale di via Bisignano che diffondeva musica, percepibile dall’esterno. In via Coroglio gli agenti dell’unità operativa Fuorigrotta, guidati dal capitano Michele Esposito, hanno elevato trecentosettantacinque verbali per sosta irregolare e sanzionato dieci parcheggiatori abusivi. A Bagnoli gli eventi delle vicine discoteche all’aperto hanno tenuto svegli i residenti con la musica pompata ad altissimo volume. Tra gli episodi inquietanti avvenuti nel centro antico si segnala quello di Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli. “Intorno alle due una ragazza ha iniziato a urlare scagliandosi contro un giovane” – racconta un residente della zona -. “Lo accusava di averle rubato il cellulare e insieme ad altre persone lo incastrava al muro chiedendogli di mostrare il contenuto delle tasche. Nel giro di pochi minuti è arrivata una banda di ragazzi del quartiere, che hanno trascinato il giovane in un vicolo per pestarlo. Non vedevo la scena, ma sentivo le urla e gli insulti”. 

Avellino, la badante subentra nella casa popolare dell’anziana morta

Non essendosi costituiti nel giudizio e non essendo stata inviata la relazione richiesta, il Tar “ammonisce” l’inerzia del Comune di Avellino e Iacp irpina e accoglie la domanda di una badante straniera che potrà restare in un alloggio di edilizia residenziale pubblica, subentrando all’anziana accudita nel frattempo deceduta. Le due signore, costrette a lasciare un precedente appartamento nel centro storico per le precarie condizioni  in cui versava, avevano vissuto in un alloggio comunale senza avere mai stipulato alcun contratto di fitto.
Una locazione di fatto che comunque vedeva il pagamento di canoni al Comune, nonché quello delle varie utenze attivate. Nel 2012, a seguito della riapertura dei termini per la regolarizzazione dei rapporti locativi riferiti ad alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica occupati il 31 dicembre 2010, l’anziana aveva presentato regolare istanza di assegnazione dell’alloggio comunale. Purtroppo il parere favorevole e con esso la disponibilità del Comune era giunto solo alla fine del 2013, quando la signora era già venuta a mancare.
La badante, come riporta Il Mattino, che nel frattempo era rimasta nell’alloggio, aveva allora presentato richiesta di subentro nella domanda per la regolarizzazione in suo favore del rapporto locativo dell’alloggio in questione, ma il Settore Politiche Abitative del Comune di Avellino, aveva però respinto la richiesta, sul presupposto del mero rapporto di lavoro fra le due donne. Tale rapporto avrebbe sì legittimato la coabitazione anagrafica con la datrice di lavoro, ma non l’inserimento nel nucleo familiare di quest’ultima con le finalità previste dalla legge regionale. Il provvedimento è stato impugnato dinanzi al tribunale amministrativo e sulla questione la prima sezione di palazzo san Tommaso aveva richiesto una integrazione documentale, onerando il Comune a depositare gli atti da cui risulti la sussistenza di un solo rapporto di lavoro e non di convivenza familiare fra le due signore. Considerato che agli atti vi era uno stato di famiglia in cui le signore compaiono entrambe. Il Comune di Avellino non ha presentato i documenti richiesti e, di fatto, ha determinato l’annullamento del provvedimento comunale. Quindi, il collegio ha ritenuto che “alla luce di quanto riportato nei certificati prodotti dalla ricorrente e in mancanza di elementi di prova contraria, di dover accogliere il ricorso”. 

Fabio Concato e Paolo di Sabatino trio in ‘Gigi’. A Castellammare di Stabia il 9 maggio

È uno degli appuntamenti più attesi di Domus Stabiae, la rassegna promossa dal Comune di Castellammare in collaborazione con la Regione Campania e diretta dal maestro Giuseppe Di Capua. Mercoledì 9 maggio alle 21.00 ,Fabio Concato e il Paolo di Sabatino trio si esibiranno in concerto  nel suggestivo scenario di Palazzo Reale di Quisisana.
Qui – sulla Terrazza di quella che fu residenza angioina e aragonese e poi ancora dei Farnese, feudatari della città, fino ai Borbone – Fabio Concato presenterà i suoi maggiori successi rivisitati in chiave jazzistica. È proprio questa rilettura a rappresentare la novità di Gigi, l’album con cui l’artista ha festeggiato i quarant’anni di carriera e da cui prende nome e corpo il concerto del 9 maggio.
Al fianco del cantautore milanese, oltre a Paolo Di Sabatino al piano, ci saranno Marco Siniscalco al basso elettrico e Glauco Di Sabatino alla batteria.
L’ingresso al concerto è gratuito. Per motivi logistici legati a una corretta e sicura fruizione della location, l’accesso sarà regolato in ordine di prenotazione fino a esaurimento posti. Le prenotazioni si effettuano inviando una mail a infodomustabiae@gmail.com o al numero 3207275544.
L’amore di Paolo Di Sabatino per le canzoni di Fabio Concato è la genesi di questo progetto. Quando nel 2011 Paolo invita Fabio a partecipare al suo album Voices, non si fa sfuggire l’occasione di proporgli di rivisitare alcuni dei suoi successi rivestendoli con arrangiamenti e sonorità vicine al jazz acustico. Da allora si alternano numerosi concerti, uno più emozionante dell’altro, che portano ad immortalare questo connubio artistico, trasferendo di fatto in uno studio di registrazione la magia che si rinnova ad ogni
“Gigi è mio padre.
Lo dico per i molti che non lo sanno.
Gigi mi ha avvicinato alla musica con divertimento e me l’ha fatta amare.
Gigi ascoltava molto jazz – la sua musica preferita – insieme a quella brasiliana, meglio se suonata e cantata da Joao Gilberto: “ … Ascoltavo un signore che aveva una voce così ”.
Gigi non faceva il “musico” di professione, ma bastavano un paio di accordi sul piano o sulla chitarra per avvertirne subito la sensibilità e il talento che sarebbe stato bello condividere con tutti.
Fabio sono io.
Lo dico per i pochi (sigh) che non lo sanno! E per festeggiare i miei quarant’anni di musica, scritta e cantata sempre con lo stesso amore e lo stesso piacere, ho deciso di farmi un regalo: reinterpretare in chiave jazzistica alcune mie canzoni. E con l’aiuto di un grande pianista con cui suono e collaboro da qualche anno e sempre più piacevolmente: Paolo Di Sabatino, che ha curato gli arrangiamenti e che voglio ringraziare per la passione e la delicatezza con le quali si è avvicinato al repertorio.
E allo stesso modo ringrazio Marco Siniscalco e Glauco Di Sabatino: grazie!
… E Gigi: …chissà se ti piacerà?

E’ tornato a casa l’imprenditore di Ascea scomparso per tre giorni, dice di essere stato rapito. E’ ferito

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E’ vivo Giuseppe Mautone il 48enne operaio imprenditore di Ascea scomparso per tre giorni. Stanotte è tornato a casa da solo e a piedi. Aveva i polsi tagliati e altre ferite sul corpo. Ora è ricoverato all’ospedale San Luca per accertamenti. Ha raccontato agli investigatori in uno stato confusionario di essere stato rapito da qualcuno e  di essere riuscito a liberarsi e a scappare. Il suo racconto però non convince gli investigatori che stanno cercando riscontri. Aspettano che stia meglio per interrogarlo di nuovo. Intanto si setaccia la zona dove l’uomo dice di essere stato imprigionato ma si setaccia soprattutto il suo smartphone per capire dal traffico, dai messaggi e dalle chat se si può risalire a qualcosa di utile alle indagine.

 

 

Casertana – Matera 3 – 0: il tributo dei tifosi al presidente Giuseppe D’Agostino

La Casertana supera per tre reti a zero il Matera nell’ultimo turno di regular season disputatosi al ”Pinto” chiudendo la stagione al settimo posto. I falchetti possono festeggiare i tre punti che garantiscono, oltre al settimo posto in campionato a scapito del Rende, la possibilità di scendere in campo al “Pinto” per il primo turno dei play-off proprio contro i calabresi, scalzati di una posizione in campionato.
Un enorme telo ha coperto il settore Distinti all’ingresso delle squadre in campo. Rossoblu con una scritta gigante: D’AGOSTINO – 1 -; omaggio che gli ultras hanno voluto dedicare al presidente Giuseppe D’Agostino e la sua famiglia. Un gesto che ha profondamente emozionato il patron e i suoi cari; un pensiero che certifica il profondo legame tra il presidente e la sua gente. Quest’ultima ha voluto riconoscere pubblicamente, ancora una volta, la propria gratitudine nei confronti di chi ha letteralmente salvato la Casertana e continua a lottare ogni giorno per garantire un futuro roseo ai falchetti. La Casertana, per il primo turno di playoff, scenderà in campo al ”Pinto” di Caserta contro il Rende venerdi 11 maggio con calcio d’inizio alle ore 20:30.

Aiutò i killer nell’individuare la vittima: arrestata affiliata al clan Birra-Iacomino

I carabinieri della compagnia di Torre del Greco hanno arrestato a Cercola in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari Anna Esposito, di 44 anni ritenuta affiliata al clan camorristico Birra, operante nel controllo degli affari illeciti nel comune di Ercolano. In concorso con il capoclan, Antonio Birra, e altri sodali, tutti condannati, aveva partecipato il 10 febbraio 2007 a Ercolano all’omicidio di Antonio Papale, elemento apicale del contrapposto clan Ascione-Papale. La donna avrebbe partecipato alle fasi esecutive dell’omicidio individuando la vittima e fornendo la battuta al killer.

Imprenditore scomparso nel Cilento: trovate tracce di sangue nel bosco

Più passa il tempo e i giorni e più si teme il peggio. Ad oltre tre giorni dalla scomparsa dell’operaio-imprenditore di Ascea, Giuseppe Mautone cresce l’angoscia e la preoccupazione dei familiari. Macchie di sangue sono state trovate nella zona boschiva di Salicuneta lungo la strada che collega Ascea con Castelnuovo Cilento. E’ li che dice di averlo visto due giorni fa in stato confusionale un cercatore di funghi. E’ li che si stanno concentrando le ricerche. Nella giornata di ieri sono arrivati anche due cani molecolari dell’unità cinofila di Firenze. Sarà necessario attendere l’esito del Dna per stabilire se quel sangue appartiene al 48enne originario della zona di Stampella di Ascea. le ricerche si carabinieri, vigili del fuoco, volontari vanno avanti ininterrottamente da giorni. Nel frattempo l’inchiesta sulla scomparsa  va avanti anche ascoltando familiari, amici e dipendenti della ditta edile di Mautone. Si vuole capire se l’uomo si sia allontanato volontariamente per problemi economici lavorativi o sia stato fatto “sparire” perché aveva visto qualcosa che non doveva vedere. L’uomo quando si è allontanata giovedì pomeriggio, lasciando la sua auto, sul cantiere, ha detto che avrebbe dovuto incontrare una persone per lavoro. Poi si sono perse le tracce. Anche il suo cellulare risulta irraggiungibile

 

Castellammare. Slitta la riunione del PD, oggi il nome del candidato (VIDEO)

Castellammare di Stabia. Si conclude con un nulla di fatto la riunione del direttivo Pd che ieri avrebbe dovuto scegliere tra Massimo De Angelis e Tony Pannullo per la candidatura a sindaco. Sarà il Partito Democratico napoletano a scegliere il nome che guiderà il PD e la coalizione di centrosinistra. Con molta probabilità il nome che arriverà nel pomeriggio sarà quello dell’ ex sindaco Tony Pannullo appoggiato da Mario Casillo e Lello Topo ed altre correnti del PD regionale. «Il segretario provinciale Massimo Costa ha fatto sapere in serata Corrado mi ha chiesto di tenere unito il partito e di aspettare ancora prima di andare alla votazione. Ho avuto precisa Corrado – anche l’incarico di delegato per la composizione della lista». Una puntualizzazione dovuta dopo che delegittimazioni e le voci di un presunto commissariamento che sono circolate negli ultimi giorni. «Stiamo lavorando – dice Corrado – perché il Pd non rimanga isolato in questa tornata elettorale aveva provato a spiegare Corrado nessun Nazareno due, il nostro schema di alleanze prevede il dialogo con le civiche moderate che hanno riconosciuto come leader Massimo De Angelis».

Napoli, inchiesta sul clan Basile del Vomero e i ‘Trenta babà’ del pizzo per i lavori al Cardarelli

Napoli. Cosa meglio di un babà rende l’idea di un regalo-tangente? Niente. E allora ecco che la Dda di Napoli ha aperto un nuovo filone investigativo su presunte infiltrazioni camorristiche negli appalti del Cardarelli. O meglio nei subappalti della manutenzione. Una tangente da 30 mila euro sarebbe stata pagata al nuovo clan del Vomero, nato dalle costole dei Cimmino, ovvero al gruppo guidato da Andrea Basile già finito nell’inchiesta sulle presunte tangenti alla Sma Campania. E proprio seguendo questa inchiesta e grazie ad alcune intercettazioni ambientali che si è scoperto il nuovo filone, ovvero quello delle tangenti alle ditte che si aggiudicano gli appalti nelle strutture ospedaliere napoletane. L’ inchiesta coordinata dai pm anticamorra Celeste Carrano e Henry John Woodcock, come riporta Il Mattino, partirebbe dal pagamento di una tangente da 30mila euro, anche se per la verità doveva essere da 60mila. Nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta si legge: “Dovevano essere il tre per cento (su un appalto da due milioni di euro, ndr) e dovevano essere sessanta babà, poi dovevamo fare trenta per uno”. Trentamila quindi per il clan Basile, che in questo momento controlla gli affari illeciti del Vomero e altri 30mila per i ‘confinanti’. Nelle mani della Dda ci sono da due anni le dichiarazioni dei pentiti del clan Lo Russo di Miano, in primis del boss Mario Lo Russo e poi quelle del fratello Carlo. I “Capitoni” oltre a parlare della divisione tra i clan delle tangenti e dei posti di lavoro negli ospedali napoletani a seconda del territorio di “competenza” in cui ricade la struttura ospedaliera, hanno anche parlato di numerosi favori per ricoveri e cure ricevute da boss e affiliati della camorra. Il 24 luglio scorso  il neo pentito del clan Lo Russo, Antonio De Simini mette a verbale dei nuovi particolari sui rapporti che il clan Lo Russo ha avuto per anni nella gestione dei posti di lavoro all’interno degli ospedali napoletani. “…Inoltre il suocero di Luigi Mango che ora ricordo si chiama Festa Antonio, era il responsabile dei posti di lavoro sull’ospedale nel senso che ci passava i posti di lavoro che noi vendevamo . Lo abbiamo picchiato dopo l’omicidio di Scognamiglio perché lui si era messo a fare il ruffiano con Scognamiglio nel senso che passava a lui i posti di lavoro invece di passarli a Tonino latitante”, aveva dichiarato De Simini facendo aprire una nuova inchiesta. Questa invece sulla camorra del Vomero è nuova e va ad integrarsi con quelle già in corso. Nelle nuove intercettazioni si legge: “E mo ci vediamo giù al Monaldi dentro la stanza mia, dove tengo… oppure facciamo a casa mia… lui viene al Cardarelli… là ci sono le sedie, la scrivania ci sta… se volete parlare laggiù…”. Secondo i pm che indagano a parlare sarebbe  qualcuno che lavora nell’ospedale tanto che il camorrista intercettato dice.”Mo vediamo, se proprio non ci sta nessuno là…”. E per questo che la DDa è convinta che vi sia “la partecipazione attiva, in alcuni casi, di alcuni pubblici funzionari, ai danni di diversi obiettivi quali imprese di costruzioni, esercenti attività commerciali ed aziende appaltatrici di lavori pubblici e servizi presso strutture pubbliche”.

Salerno, dieci indagati per il bimbo ”rapito” dall’ospedale

Salerno. Volevano portare il loro piccolo in Polonia dopo il rapimento in ospedale. A dirlo è stato proprio il padre a dirlo in un post pubblico. Un dettaglio che ha spinto gli uomini della squadra mobile a dare una accelerata alle indagini per ritrovare il piccolo nel più breve tempo possibile. Marta Wozniel e Paulo Schumude sono stati rintracciati attraverso la cella alla quale si era agganciato il loro cellulare. Così i poliziotti hanno fatto irruzione nel casolare dove i due erano rifugiati. All’arrivo degli agenti Marta ha iniziato a piangere stringendo a se il piccolo perché non voleva che glielo portassero via. Molto probabilmente, questa mattina, il tribunale dei Minori potrebbe notificargli l’ordinanza con la quale venga disposto il trasferimento del neonato in una comunità. La vicenda rapimento si conclude con quattro denunce a piede libero. Sempre questa mattina la Procura di Salerno darà alla Squadra mobile la delega di indagine per verificare il corto circuito che si è creato nel sistema di sicurezza che ha consentito alla donna di allontanarsi indisturbata con il piccolo. Sarebbero una decina di persone, tra dirigenti, medici e personale infermieristico, a finire sotto la lente di ingrandimento che potrebbero vedere notificare avvisi di garanzia. L’intenzione è capire cosa sia accaduto e di chi siano le responsabilità della mancata sorveglianza.

Camorra, imponevano le slot machine: 11 arresti nel clan Belforte

Caserta. Blitz anticamorra da parte della Guardia di Finanza du disposizione della Dda di Napoli. I militari stanno eseguendo undici misure cautelari(di cui sette in carcere  quattro agli arresti domiciliari) nei confronti di affiliati al clan camorristico ”Belforte – fazione Maddaloni” e di imprenditori collusi operanti nel settore della gestione di apparecchi da gioco del tipo ”newslot”, responsabili, a vario titolo, dei reati di estorsione, intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza con violenza e minaccia, con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso al fine di agevolare l’organizzazione camorristica di riferimento. Sono in corso sequestri delle slot machine imposte in numerosi esercizi pubblici. I dettagli dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa prevista alle 10 presso la Compagnia della Guardia di Finanza di Marcianise.