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Maltempo: allerta meteo gialla dalle 12 in Campania

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Allerta meteo dalle 12 su tutta la Campania per piogge e temporali. L’ha diramata la Protezione civile della Regione con conseguente criticita’ idrogeologica. Si prevedono, seondo quanti riporta una nota, “precipitazioni, anche a carattere di rovescio o temporale, puntualmente di moderata intensita’, soprattutto sulle zone a ridosso dei rilievi. Possibili raffiche di vento nei temporali”. In particolare, i fenomeni temporaleschi saranno caratterizzati da una “incertezza previsionale e rapidita’ di evoluzione, con danni alle coperture e strutture provvisorie dovuti a raffiche di vento e fulminazioni”. Tra i rischi segnalati compaiono anche “ruscellamenti superficiali con possibili fenomeni di trasporto di materiale; Allagamenti di locali interrati e di quelli a pian terreno; Scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali e possibili fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche con tracimazione e coinvolgimento delle aree urbane depresse; Occasionali fenomeni franosi superficiali legati a condizioni idrogeologiche particolarmente fragili, in bacini di dimensioni limitate”. Con la nota si raccomanda alle autorita’ competenti “di porre in essere tutte le misure previste dai rispettivi piani comunali di protezione civile atte a prevenire e contrastare i fenomeni”.

Tentano la truffa dello specchietto: arrestati in due

Vincenzo Panico, un 35enne di Castello di Cisterna e Francesco Cirillo, un 22enne di Pomigliano d’Arco, entrambi già noti alle forze dell’ordine, avevano noleggiato una nuovissima Opel Karl in un’agenzia di Pomigliano; poi avevano scelto la loro vittima, verosimilmente non l’unica della giornata, un 51enne di Marigliano. Fingendo un incidente tra le 2 auto che aveva causato il danneggiamento dello specchietto della loro macchina, erano scesi e avevano chiesto a muso duro al malcapitato 150 euro come risarcimento. Le scuse, la discussione, i dubbi e poi i toni sempre più alti hanno attirato l’attenzione di un cittadino che, non notando alcun danno all’auto, ha subito chiamato il 112. Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Somma Vesuviana che hanno ricostruito i fatti e bloccato i 2, arrestandoli per truffa. I 2 complici sono in attesa del giudizio con rito direttissimo.

Voto il 22 luglio? Di Maio teme l’astensionismo

“Sono consapevole che c’è un rischio astensionismo con il voto il 22 luglio” e l’astensionismo “è un dramma”. Lo afferma il leader del M5S Luigi Di Maio ai microfoni di “Non Stop News”, su Rtl 102.5, sottolineando come il “M5S cercherà di sensibilizzare gli elettori” sull’andare a votare.
“Noi non volevamo arrivare a questo, capiamo che il voto a luglio non ha precedenti”, aggiunge il leader del M5S che, a chi gli chiede se aggiungerà nuove priorità ai punti del programma elettorale, risponde: “vogliamo aggiungere un risultato, l’abolizione dei vitalizi alla Camera. Se lo facciamo credo che avremo segnato un primo punto”.

Calci e pugni al pentito: è un ex presidente di calcio

Calci e pugni ad un collaboratore di giustizia mentre stava rientrando a casa, in una località protetta. Un agguato che ha portato al grave ferimento di Paolo Signifredi, 53 anni di Baganzola di Parma, commercialista ritenuto dagli investigatori vicino al boss di ‘Ndrangheta Nicolino Grande Aracri. L’episodio, di cui danno notizia alcuni quotidiani e che viene confermato dal legale del pentito, Maria Teresa Pergolari, risale al 18 aprile, quando tre uomini lo hanno picchiato. Subito dopo sono scattate le minacce: “Quando ti riprendi rettifica tutte le dichiarazioni che hai fatto”, avrebbero detto. Il pestaggio è emerso ieri, durante l’udienza a Reggio Emilia del processo su una frode fiscale da 130 milioni di euro, che ha come imputato Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco di Palermo. Il 53enne, in passato ex patron del Brescello calcio, testimone nel processo di ‘Ndrangheta ‘Aemilia’ e già condannato nel procedimento gemello ‘Pesci’ a Brescia, cominciò a collaborare nell’agosto 2015.

Autobus esplode a Roma, nessun ferito: circolazione bloccata

Un autobus del servizio pubblico ha preso fuoco in pieno centro a Roma, in via del Tritone, mentre era in servizio di trasporto. Un forte boato ha subito fatto scattare i livelli di sicurezza nella zona, nevralgica. Non appena resosi conto delle prime fiamme, l’autista ha fatto scendere i passeggeri che erano a bordo e poco dopo c’e’ stata l’esplosione. Al momento non si segnalano conseguenze per i passeggeri ne’ per le persone che si trovavano in strada in quel momento. Un denso fumo nero si e’ diffuso nella zona circostante, visibile da lunga distanza. I Vigili del Fuoco sono gia’ in azione per spegnere l’incendio. La strada e’ stata bloccata, sul posto Polizia e Carabinieri.

Melfi: dramma familiare, lui uccide lei e poi si suicida

Un uomo di 33 anni, stamani, a Melfi (Potenza), ha ucciso la moglie, di 27, e si è poi suicidato. L’omicidio-suicidio è avvenuto nell’abitazione di famiglia. Secondo quanto si è appreso, l’uomo era una guardia giurata. Sull’episodio sono in corso indagini e accertamenti da parte dei Carabinieri del Comando provinciale di Potenza.

Blitz della polizia, in manette due affiliati dei Casamonica: ricercati altri due

Due persone sono state arrestate e due sono ricercate nell’ambito di un’operazione contro il clan dei Casamonica, a Roma. L’operazione di squadra mobile, commissariato Romanina e Sco è scattata all’alba di oggi, alla periferia est della capitale. Il blitz arriva all’indomani della diffusione della notizia del raid in un bar del quartiere compiuto da membri del clan, con calci e cinghiate contro una disabile e bottigliate contro il barista. È successo la domenica di Pasqua nel bar di via Salvatore Barzilai: Antonio Casamonica e il cugino Alfredo Di Silvio sono entrati nel locale con la pretesa di passare avanti a una invalida civile, in fila prima di loro. Alle rimostranze della donna i due hanno reagito strappandole gli occhiali, spingendola contro un muro e colpendola con la cintura. Prima di lasciare il locale le hanno scaraventato via il telefono urlando: “Se chiami la polizia ti ammazziamo”. Dopo mezz’ora sono tornati e hanno preso a colpi di bottiglia il barista, un giovane romeno, ‘colpevole’ di non essersi occupato subito di loro.

Napoli. Trovati a terra 12 bossoli

Napoli. Colpi di pistola esplosi all’impazzata a Napoli, un’altra ‘stesa’ con spari per intimidire. Questa volta e’ accaduto in via Ravello, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, alla periferia orientale della città. Sul manto stradale sono stati ritrovati 12 bossoli calibro 9 x 21. Non risultano persone ferite. Rilievi sono stati condotti dalla Scientifica. Indagini della Polizia in corso.

Boss latitante arrestato mentre faceva la spesa sotto casa

Stava facendo la spesa sotto casa quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna lo hanno arrestato e hanno posto fine, cosi’, ad una latitanza che durava dal marzo 2017. E’ finito in manette Amodio Ferriero, il 46enne di Sant’Antimo  ritenuto reggente del clan camorristico dei Puca attivo tra Sant’Antimo e i comuni confinanti. Il boss e’ ritenuto responsabile, insieme ad altri 6 membri del clan arrestati a marzo, dell’omicidio del reggente del contrapposto clan “Verde” nel 2007, di detenzione illegale di armi da guerra e di ricettazione, tutti reati aggravati da metodo e finalita’ mafiosi. Da mesi si era stabilito in una mansarda al sesto piano di un grande complesso edilizio a forma di ferro di cavallo con un supermercato al piano terra. In casa sequestrati 4900 euro in contante, una carta d’identita’ in bianco e carta d’identita’, patente e tessera sanitaria) riportanti le stesse generalita’ false ma la sua foto, nonche’ 5 telefoni cellulari.

Soldi dei Casalesi in Romania, oggi si decide per l’estradizione temporanea di Inquieto

Aversa. Nuova richiesta di arresto dell’antimafia per Nicola Inquieto dopo la scarcerazione da parte della Corte rumena: oggi la Corte d’Appello di Pitesti deciderà le sorti dell’imprenditore di Aversa, accusato di aver riciclato il danaro del clan dei Casalesi. Sette giorni fa, l’uomo arrestato nell’ambito di un’operazione della Dia di Napoli, è stato scarcerato dai giudici rumeni in attesa della formalizzazione della richiesta di estradizione in Italia. E allora il sostituto procuratore Alessandro D’Alessio della Dda di Napoli ha inoltrato una nuova richiesta di arresto in Romania che sarà discussa stamane. 
Se i giudici rumeni accetteranno l’istanza, Inquieto potrebbe essere consegnato alle autorità italiane e agli uomini della Dia per espletare le formalità dell’interrogatorio di garanzia. Una consegna temporanea che poi riporterebbe Nicola Inquieto di nuovo in Romania. Una eventualità alla quale si oppongono gli avvocati difensori dell’indagato, Giuseppe Stellato e Nicola Marino, dinanzi alla Corte d’Appello di Pitesti. C’è attesa anche per la decisione dei giudici della X sezione del tribunale del Riesame di Napoli che, ieri, hanno esaminato la richiesta di annullamento della misura cautelare eseguita ad aprile. In caso di annullamento della misura cautelare, verrebbero meno i presupposti per la consegna temporanea. L’imprenditore di Aversa oltre al procedimento in Italia deve difendersi anche da accuse in Romania, per questo motivo non può lasciare lo stato straniero fino a quando non saranno risolti i problemi. Inquieto è stato coinvolto in un’inchiesta sulle tangenti insieme all’attuale sindaco di Pitesti, ma è stato poi scagionato. L’accusa fu quella di avere corrotto dei politici per abbattere i costi fiscali inerenti le operazioni immobiliari che conduce da anni in città. Successivamente, è stato accusato di aver picchiato un uomo per questioni di soldi. L’aggressione fu ripresa dalle telecamere della videosorveglianza pubblica. Inquieto fu condannato ma risarcì la vittima con una somma di 30mila euro, ma ha in sospeso quattro mesi di detenzione. E’ in corso, inoltre, un procedimento per la morte di un operaio rumeno di 24 anni, Marius Vasile, precipitato da una gru difettosa dentro uno dei megacantieri in cui sono impegnate aziende di Inquieto che stanno realizzando una serie di insediamenti residenziali a Pitesti e dintorni.

Angri, molestie sessuali: 6 anni e sei mesi all’allenatore di basket

Sei anni e sei mesi di reclusione per molestie e abusi sessuali ai danni di un allievo è la sentenza di primo grado emessa, ieri pomeriggio, dal collegio giudicante del tribunale di Nocera Inferiore presieduto da Raffaele Donnarumma.
L’imputato è un ragazzo di ventisei anni residente ad Angri e la presunta vittima, un ragazzino di undici anni all’epoca dei fatti.
A far scattare l’inchiesta della procura fu la denuncia dei genitori del piccolo, allievo in una scuola di basket guidata dall’imputato, che in questo caso rivestiva il ruolo di istruttore. Stando a quanto riferito dai genitori e confermato in parte dal piccolo, durante un incidente probatorio voluto dagli inquirenti, il ragazzino era finito al centro delle attenzioni insistenti, ambigue e morbose del suo maestro. Il giovane, oltre a mostrare gentilezza e affetto, lo aiutava a svolgere i compiti e l’andava a prendere a scuola. Azioni che lo stesso imputato, in fase preliminare, aveva specificato che venivano fatte con il consenso dei genitori. Ma secondo la procura il giovane si sarebbe anche reso responsabile di atteggiamenti poi inquadrati in abusi e molestie, con il reato di violenza sessuale contestato già in fase preliminare, che gli costò gli arresti domiciliari.
La confidenza dell’istruttore di basket si sarebbe evoluta in toccamenti nelle parti intime del ragazzino, carezze ed un bacio notato dai parenti della vittima, all’esterno di una scuola. Poi, una seconda circostanza emersa in dibattimento, riferita ad una masturbazione reciproca avvenuta tra i due. Quando fu raggiunto da custodia cautelare, il ragazzo lasciò la squadra che allenava. Il ventiseienne fu accusato di costrizione psicologica nei riguardi del minore e di induzione a compiere atti di natura sessuale. Agli atti, oltre alle testimonianze, vi era anche il contenuto di telefonate e messaggi che spinsero la famiglia a presentarsi dai carabinieri. Ieri la condanna in primo grado, ma per le motivazioni bisognerà attendere sessanta giorni.

Doppio lavoro, la Corte dei Conti chiede la restituzione dei soldi a 15 prof universitari

Condannati a risarcire lo Stato alcuni docenti dell’Università Partenope che, nonostante avessero un contratto a tempo pieno, avevano svolto senza autorizzazione incarichi professionali retribuiti. Così ha sentenziato la Corte dei Conti il fenomeno diffuso in tutti gli Atenei italiani e che ha spinto, un anno fa, il Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie del Comando generale della Guardia di finanza ad avviare un’analisi sui docenti universitari con contratto a tempo pieno. L’analisi, partita da una serie di banche dati informatici, ha visto a Napoli, il lavoro del Nucleo di polizia tributaria guidato dal colonnello Giovanni Salerno. Il primo screening ha riguardato le facoltà di Ingegneria e Architettura nelle Università Federico II e Vanvitelli. L’ipotesi del danno erariale si concretizza sull’indennità in busta paga riconosciuta a chi svolge attività universitaria in esclusiva. Indennità intascata violando quell’esclusiva. Inizialmente sono state passate a setaccio le posizioni di circa duecento docenti e attraverso anche acquisizioni di documenti con la collaborazione delle strutture universitarie, sono stati individuati quindici docenti nella provincia napoletana di cui due a Napoli città. Secondo l’ipotesi di accusa, svolgevano attività di consulenza per Comuni e società private su collaudi di strutture.
Dopo Architettura e Ingegneria, da gennaio il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ha avviato così verifiche in altre facoltà: Giurisprudenza, Medicina, Scienze politiche. Gli accertamenti sono ancora in corso e seguono gli stessi criteri delle prime indagini.
Fino a questo momento, in tutta la regione si contano quarantanove docenti universitari su cui la Corte dei conti campana ha ricevuto segnalazioni dai diversi Nuclei di polizia tributaria. 
I rapporti della Guardia di Finanza, come riporta Il Mattino, spiegano i criteri che individuano le attività in contrasto con il contratto di esclusiva: è ammessa la “collaborazione scientifica” pura, ma quando la consulenza riguarda la “risoluzione di problematiche concrete” si sarebbe di fronte ad un vero incarico professionale. Un elemento individuato anche nella sentenza contabile di uno dei primi processi in materia a carico di un docente di Ingegneria di Salerno che fu condannato al risarcimento allo Stato di trentaquattro mila euro (in primo grado erano sessantaquattromila).
Una decisione che, insieme con le sentenze contabili sui docenti della Partenope, fa da precedente di giurisprudenza. 

Torre del Greco, crac Deiulemar: i creditori dicono no ‘all’elemosina’

Torre del Greco. Oltre mille persone per dire no alla proposta di transazione dei 10milioni di euro proposta dalla famiglia Lembo, una delle tre fondatrici della Deiulemar, la società armatoriale fallita nel 2012 e nella quale oltre 10mila persone hanno investito oltre 700milioni di euro. E’ quanto deciso ieri nell’assemblea voluta dal comitato dei creditori che ha visto per la prima volta in un confronto pubblico i componenti della curatela fallimentare del colosso armatoriale e quelli della società accusati, sostanzialmente, di aver contribuito al crac. (i fratelli Pasquale, Angelo e Micaela Della Gatta; la loro madre scomparsa Lucia Boccia; l’ex amministratore unico, il defunto Michele Iuliano; la moglie e la figlia di quest’ultimo, Maria Luigia Lembo e Giovanna Iuliano; l’unico fondatore ancora in vita del gruppo, Giuseppe Lembo; il figlio Leonardo). L’incontro è durato più di un’ora ed è stato incentrato sulla proposta della famiglia Lembo di mettere a disposizione un “affido” che, stando a quanto raccolto dalla guardia di Finanza, avrebbe una disponibilità di oltre 10milioni di euro. Lo scontro si è aperto sulle richieste che sono state formulate dai titolari di questo “trust”. Oltre a trattenere la cifra di mezzo milione di euro, la famiglia Lembo ha chiesto “di poter restare ancora nella disponibilità della villa dove attualmente vive la donna beneficiaria della cifra”.
Anche questa villa è finita tra la disponibilità del curatore fallimentare e di non consegnare “i tracciati bancari relativi al trust per gli anni 2005-2006”, si tratta degli anni in cui è avvenuta la cessione della flotta societaria alla Deiulemar Shipping.

Giugliano, morte di Pasquale Poziello: è caccia al pirata della strada

È caccia al pirata della strada che ha causato la morte del 53enne di Giugliano, Pasquale Poziello deceduto dopo nove giorni di agonia in ospedale. Il pubblico ministero di turno del tribunale di Napoli Nord ha disposto il sequestro della salma per l’autopsia e l’acquisizione della cartella clinica. I vigili che indagano sul caso hanno anche sequestrato lo scooter su cui viaggiava l’uomo e acquisito le immagini delle telecamere di video sorveglianza nella zona dell’incidente che è avvenuto il pomeriggio del 27 aprile scorso in via Manzoni a Giugliano. Poziello in sella al suo scooter e molto probabilmente per evitare un pirata della strada è andato a sbattere contro un palo. All’ospedale San Giuliano di Giugliano i medici gli avevano riscontrato diverse ferite: milza spappolata, polmone perforato e diverse fratture alle costole. Le sue condizioni sono apparse sin da subito gravissime, poi l’altro giorno il suo cuore ha cessato di battere.

Esplode appartamento a Crotone, 2 morti e 4 feriti

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Un boato e le pareti di un appartamento che si sbriciolano travolte dall’onda d’urto uccidendo due persone e ferendone altre quattro, tra le quali tre bambine di 4, 7 e 10 anni, la piu’ piccola delle quali portata in ospedale a Bari per le gravi ustioni riportate. E’ quanto accaduto nella tarda serata in un appartamento popolare nel quartiere Lampanaro di Crotone. Subito e’ scattata la macchina dei soccorsi con l’intervento dei vigili del fuoco e delle ambulanze del 118, ma per Rita Murgeri, di 55 anni – il cui cadavere e’ in fase di recupero – ed il compagno Saverio Romano, di 43, non c’era piu’ niente da fare. Ferite anche le nipotine della coppia. La piu’ piccola e’ stata trovata sotto una porta con gravi ustioni alla testa. Per lei e’ stato disposto il trasferimento immediato in eliambulanza in un centro specializzato di Bari. Ferite lievemente, invece, le sorelline, trasportate nell’ospedale di Crotone insieme alla madre, anche lei ferita in modo non grave. Illeso, invece, il padre delle bambine. Sul posto sono intervenuti il questore di Crotone Claudio Sanfilippo e il pm di turno alla procura della Repubblica Alessandro Riello. Carabinieri e polizia hanno subito avviato le indagini per accertare le cause dello scoppio insieme ai tecnici dei vigili del fuoco. Da un primo esame sembrerebbe che non si sia trattato di una fuga di gas. Fortunatamente il palazzo ha retto all’esplosione anche se la staticita’ dell’edificio dovra’ essere valutata. Anche perche’ a crollare sono state le pareti interne dell’appartamento, posto al terzo piano, il penultimo, dell’edificio. Solo dopo che vigili del fuoco e tecnici della polizia scientifica avranno completato i rilievi, gli investigatori potranno farsi un’idea di quello che e’ successo.

Castellammare al voto: tre candidati sindaco ma ‘paletti’ per De Angelis

Castellammare, Elezioni. Sono tre i candidati sindaci pervenuti fin ora. Andrea Di Martino, Francesco Nappi, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle da ormai più di un mese, e Massimo De Angelis sono i primi tre nomi pervenuti per l’assalto alla fascia tricolore della città delle acque. E’ questo il riassunto dell’inizio frenetico di settimana in salsa stabiese.  Anche se nella tarda serata di ieri è arrivato proprio su quest’ultimo lo stop di”Stabia In Progress” che ha fatto sapere di non essere d’accordo ” alla grande ammucchiata”. La lista riconducibile a Gianfranco Piccirillo e all’ex assessore Antonio Sanges fissa i paletti alla grande coalizione che vede come candidato sindaco Massimo De Angelis. Paletti che, al contrario delle ultime indiscrezioni, non chiuderebbero le porte al candidato espresso dal Partito Democratico e al drappello di civiche che hanno aderito al progetto attorno al nome dell’ex assessore provinciale. La condizione unica è che la coalizione non si apra al centro destra e quindi a Forza Italia e Gaetano Cimmino, pena l’abbandono del tavolo da parte di Stabia in Progress che è pronta a lanciarsi tra le braccia di Andrea Di Martino. De Angelis quindi è posto di fronte al dilemma di scegliere tra la perdita di una lista con quella dell’intero centrodestra. Gaetano Cimmino, di contro, è pronto a raccogliere la sfida e rilanciarsi come candidato del centrodestra stabiese unito contro proprio il centrosinistra di De Angelis e il grandecentro di Andrea Di Martino oltre al Movimento 5 Stelle di Francesco Nappi. Le ultime ore saranno decisive per sciogliere quest’ultimo nodo venuto al pettine. L’assalto a Palazzo Farnese prosegue. Apre le danze Andrea Di Martino in mattinata annunciando la chiusura dell’accordo con le liste di centro: Progetto Stabia, Castellammare Bene Comune, Partito della Città, Stabia al Centro, Stabia Giovani, Essere Stabia, Primavera Stabia, Stabia Cambia e Percorso Civico convergono sulla candidatura a sindaco dell’ex vice di Pannullo dando vita così alla corazzata di centro pronta alla sfida per la conquista di Palazzo Farnese. Una trattativa estenuante, quella delle anime di centro, che alla fine trova la quadra e compatta si presenta alla tornata elettorale. Risponde nelle prime ore del pomeriggio il centrosinistra col PD che trova l’accordo attorno al nome di Massimo De Angelis avviando la “grande ammucchiata” per contrastare il movimento 5 stelle dato per favorito alle prossime elezioni. Un vero e proprio colpo di scena all’indomani del fallimento delle riunioni convocate da Nicola Corrado nella sede del partito di Corso Vittorio Emanuele. Da Napoli arriva infatti il via libera alla strada indicata dal segretari cittadino Nicola Corrado, il tutto per non spaccare il partito ed evitare una clamorosa non presentazione del simbolo alle prossime elezioni e dare così copertura politica all’inciucio trasversale che potrebbe unire destra e sinistra. Restano però diversi nodi da sciogliere a cominciare dalla presa di posizione che saranno chiamati a prendere il sindaco sfiduciato Tony Pannullo e la pattuglia a lui fedelissima, tra cui l’ex capogruppo in consiglio comunale Francesco Iovino, che fino a ieri erano pronti a dare battaglia a Corrado e co. Altro nodo da sciogliere la discesa in campo di Gaetano Cimmino, dato per leader di centrodestra ma ora preso alla sprovvista dal clamoroso cambio di scena. Ma i primi mal di pancia cominciano a venir fuori: Stabia in Progress avvia le trattative con il centro e Di Martino, abbandonando di fatti il tavolo instaurato con De Angelis. Così come Liberi e Uguali che, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe pronto a correre da solo contro l’alleanza trasversale PD-Forza Italia che avrebbe creato malumori anche con lista di Campania Libera pronta ad abbandonare il Pd e Massimo De Angelis. Le ultime ore, prima della data ultima del 12 maggio per la presentazione delle liste, saranno decisive per gli ultimi collocamenti. L’assalto a Palazzo Farnese è ormai iniziato.

20enne scompare da Portici, partono le ricerche. Il padre: ”Aiutatemi”

Portici. E’ scomparsa già da quasi 24 ore la ventenne Melania Grazioli. La ragazza ha 20 anni ed è scomparsa da Portici. Il padre, Pino Grazioli, ha lanciato un appello affidandosi ai social: Aiutatemi a trovare mia figlia». Secondo le prime informazioni Melania è scomparsa da Portici ieri mattina intorno alle 9 e da quel momento non si sono avute più notizie. Al momento della scomparsa indossava una maglietta blu e dei pantaloni neri.È stata sporta regolare denuncia ai carabinieri di Portici. Chiunque dovesse avvistarla può chiamare alle forze dell’ordine o ai familiari al numero 3512146806.

Scoperta banda di cybercriminali: truffavano le persone con false pec

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I carabinieri del Comando di Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP su richiesta della Procura guidata da Maurizio De Lucia, a carico di 5 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico o telematico e sostituzione di persona. Contestualmente alla misura cautelare personale sono stati sequestrati agli indagati 31 tra conti correnti e depositi bancari per oltre un milione e 200 mila euro. Il provvedimento nasce da un’inchiesta avviata nel febbraio 2018 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri in collaborazione col Ros che ha svelato un’organizzazione di cyber criminali, con base nella fascia ionica reggina e attiva sull’intero territorio nazionale, specializzata nel rubare, online, ingenti somme di denaro da diverse centinaia di conti correnti bancari. Gli indagati erano in grado di modificare, sui principali siti web istituzionali (Telemaco Infocamere, www.inipec.gov.it, www.registroimprese.it, etc..), gli indirizzi di posta elettronica certificata (p.e.c.) di alcuni tra i piu’ noti istituti di credito nazionali ed esteri, sostituendoli con quelli di analoghe caselle di posta certificata, denominate in modo del tutto simile alle originali, appositamente attivate su provider specializzati e intestate a soggetti ignari o inesistenti. Grazie a questo espediente i pirati informatici riuscivano, da un lato, ad interporsi tra i titolari dei conti correnti ‘online’ e i rispettivi istituti – secondo una modalita’ di attacco cibernetico nota come M.I.T.M. (man in the middle) – e, dall’altro, ad entrare in possesso delle credenziali di accesso ai rapporti finanziari, utilizzando le quali disponevano una sequenza di operazioni “home-banking” in favore di ulteriori conti bancari, intestati a ignare vittime di furto d’identita’, ma gestiti dagli stessi pirati informatici. I truffatori dunque ricevevano la mail del cliente che credeva di contattare la propria banca per rappresentare le proprie necessita’ (ad esempio chiusura o apertura di conti correnti ovvero successioni mortis causa) e, una volta stabilito il contatto, ottenevano la fiducia delle vittime e le inducevano a fornire le credenziali di accesso ed i codici operativi dei conti che utilizzavano per sottrarre il denaro. Le somme rubate venivano riciclate attraverso una sequenza di bonifici effettuati su una serie di conti correnti, aperti fraudolentemente e, in taluni casi, intestati alle stesse ignare vittime. Se le disponibilita’ presenti sui conti correnti di cui si appropriavano erano scarse, la banda provvedeva all’azzeramento del saldo del conto attraverso acquisti di merci su siti di e-commerce, facendosi poi recapitare i beni presso indirizzi di comodo nei comuni di residenza. Inoltre, al fine di rendere piu’ credibile la truffa, i malfattori avevano creato anche profili facebook intestati alle identita’ fraudolente e, per renderle piu’ credibili, avevano inserito foto, curriculum e falsi loghi per spacciarsi per impiegati degli istituto di credito. 

Traffico di droga sull’asse Napoli-L’ Aquila: numerosi arresti

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Dalle prime ore di questa mattina, nelle province dell’Aquila e di Napoli, i Carabinieri del Comando Provinciale di L’Aquila stanno dando esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di diverse persone accusate di associazione finalizzata alla coltivazione e al traffico illecito di sostanze stupefacenti, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di L’Aquila e richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo. I dettagli dell’inchiesta saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che avra’ luogo alle 11.00 al Comando Provinciale Carabinieri di L’Aquila.

Camorra a Pianura: 2 ergastoli e quasi 250 anni di carcere. TUTTE LE CONDANNE

Una mazzata senza precedenti per la camorra di Pianura: due ergastoli e quasi due secoli e mezzo di carcere per gli altri ventuno imputati dei clan Pesce-Marfella-Foglia e i “nemici” Mele seppur parenti dei primi protagonisti di una cruenta faida di camorra che ha insanguinato le strade di Pianura e dintorni negli ultimi dieci anni. Fine pena mai: così come richiesta dai pm della Dda di Napoli,  Francesco De Falco, e Celeste Carrano, per i due killer Savatore Marfella, figlio del boss Giuseppe, e per Giuseppe Foglia. Sono entrambi accusati  e dell’omicidio di Luigi Aversano detto o’ musichiere, un cinquantenne ritenuto vicino al clan Mele assassinato il 7 agosto del 2013. Nei confronti dei due hanno pesato le dichiarazioni dell’ex boss pentito Pasquale Pesce e’bianchina. E prima ancora quelle di Diego Basso il detenuto suicida lo scorso anno i cui racconti seppur nel breve periodo della sua collaborazione hanno consentito fare luce sull’omicidio di Luigi Aversano. E poi ancora Antonio Ricciardi, Luigi Pesce detto ‘Gigino o’ milanese”, nipote del capoclan Marfella Giuseppe ( è figlio del fratello della moglie del boss), Raffaele Bavero, anch’egli deceduto, Giovanni Romano,  figlio di Pesce Giuseppina (moglie del capoclan Marfella Giuseppe) . Ma pochi mesi dopo il blitz si sono pentiti uno dietro l’altro 4 “calibri da novanta” dei due clan ovvero il boss Pasquale Pesce “e Bianchina” e poi Raffaele Dello Iacono “Toc toc” e i rivali Salvatore Romano detto “Muollo muollo” e Antonio Vanacore, che hanno dato ulteriori contributi alle indagini e le cui dichiarazioni sono oggetto di altre inchieste.

Agli altri imputati sono contestate, a vario titolo, accuse di associazione camorristica, droga, estorsioni, armi. La pena più severa è per Giuseppe Marfella (20 anni di carcere). L’elenco prosegue con i 18 anni di reclusione decisi per Mario Marfella e 18 anni sono stati decisi per Salvatore Mele e 16 anni per Giuseppe Mele, esponenti del clan contrapposto a quello dei Marfella. Per il resto il dispositivo della sentenza è un lungo elenco di nomi e condanne: Giovanni Bellofiore (8 anni), Emanuele Bracale (10 anni), ALfonso Bruno (8 anni), Lorenzo Carillo (18 anni di reclusione, per lui era stato chiesto l’ergastolo in quanto partecipe all’omicidio di Luigi Aversano), Francesco Ceci (6 anni e 8 mesi), Rosario D’Angelo (8 anni), Raffaele Dello Iacono (6 anni), Antonio Discetti (10 anni), Alfredo Foglia (15 anni di reclusione), Vincenzo Foglia (14 anni), Salvatore Luongo (14 anni e 8 mesi di reclusione), Rita Pepe (3 anni e 4 mesi), Eugenio Pesce (4 anni e 5 mesi), stessa pena per Pasquale Pesce del ’68, mentre 15 anni e 4 mesi sono stati decisi per Pasquale Pesce classe 1975, Antonio Ricciardi (6 anni), Enzo Romano (9 anni e 4 mesi). Assolto e scracerato Salvatore Schiano.