Gragnano – Una nuova vita in grembo e la lama di un coltello puntata contro il volto. È la notte di terrore vissuta da una donna di 34 anni a Gragnano, vittima dell’ennesimo episodio di violenza domestica consumato tra le mura di casa.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo non avrebbe accettato la decisione della compagna di interrompere la relazione, segnata – secondo la vittima – da continui insulti e aggressioni. Una scelta che avrebbe scatenato la furia del 34enne.
L’aggressione in casa
Erano da poco passate l’una quando la situazione è precipitata. La donna è stata costretta con le spalle al muro mentre il compagno la colpiva con calci e la minacciava brandendo un coltello da macellaio.
In quei momenti drammatici, la 34enne – incinta da circa due mesi – si è ritrovata con una mano stretta al collo, mentre l’uomo continuava a intimidire e insultare.
Cacciata di casa in pigiama
Dopo l’aggressione, l’uomo avrebbe costretto la compagna a lasciare l’abitazione. La donna è stata cacciata fuori in piena notte, ancora in pigiama e ciabatte.
Dal balcone sono stati lanciati i suoi effetti personali: vestiti e una valigia gettati in strada. Alcuni indumenti, però, sono stati prima cosparsi di alcol e poi dati alle fiamme.
L’incendio e l’auto distrutta
I panni incendiati sono stati lanciati dal balcone e le fiamme hanno finito per coinvolgere e distruggere l’auto di una persona completamente estranea alla vicenda.
L’allarme è stato lanciato al 112 e sul posto sono intervenuti in pochi minuti i carabinieri della stazione di Gragnano.
I militari hanno bloccato il 34enne, che è stato arrestato. Dovrà rispondere delle accuse di maltrattamenti in famiglia, minaccia aggravata e danneggiamento seguito da incendio.
La donna, nonostante la violenza subita, non ha riportato lesioni.
Dopo anni di battaglie giudiziarie arriva una svolta per un ex operaio che per circa vent’anni ha lavorato in un ambiente contaminato dall’amianto. Il Tribunale del lavoro di Napoli ha stabilito che l’Inps dovrà ricalcolare la sua pensione tenendo conto del riconoscimento della malattia professionale legata all’esposizione alle fibre nocive.
Protagonista della vicenda è Claudio Lo Moriello, ex dipendente dello stabilimento Gecom di Pozzuoli, dove ha lavorato per anni in condizioni segnate dalla presenza di polveri e fibre di amianto. La sentenza riconosce che i benefici previdenziali possono essere rivalutati anche dopo il pensionamento, qualora emergano nuovi elementi come appunto la certificazione della malattia professionale.
Il caso giudiziario si è protratto per molto tempo e ha coinvolto anche altri lavoratori dello stesso stabilimento. In una prima fase alcuni operai avevano ottenuto il riconoscimento dei benefici previdenziali collegati all’esposizione all’amianto, ma successivamente quella decisione era stata ribaltata in appello con la revoca delle agevolazioni già concesse.
Una situazione che aveva portato anche a richieste di restituzione delle somme percepite, aggravando ulteriormente la condizione di chi aveva già pagato con la propria salute gli anni trascorsi in ambienti contaminati.
A commentare la decisione è Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale del lavoratore, che ha parlato di una sentenza importante. Secondo Bonanni si tratta della conclusione di una vicenda giudiziaria lunga e dolorosa che finalmente restituisce giustizia ai lavoratori esposti alla cosiddetta fibra killer.
L’auspicio è che il pronunciamento possa rappresentare un precedente significativo anche per altri operai della Gecom e per tutti coloro che hanno lavorato in contesti simili. Il principio ribadito dalla sentenza è chiaro: chi ha subito danni alla salute a causa dell’amianto ha diritto non solo al riconoscimento della malattia professionale, ma anche a una piena tutela previdenziale.
Genitori in protesta e bambini rimasti a casa per denunciare una situazione che definiscono ormai insostenibile. È accaduto a Napoli davanti all’istituto comprensivo Alberto Mario, dove decine di famiglie hanno organizzato un sit-in per contestare quella che ritengono una cattiva gestione della scuola.
Durante la manifestazione sono stati esposti anche manifesti funebri simbolici, utilizzati come forma di protesta per rappresentare il “funerale” della scuola pubblica, secondo quanto spiegato dagli stessi genitori. L’iniziativa è stata accompagnata dalla decisione di non mandare i figli a lezione, nel tentativo di attirare l’attenzione delle istituzioni sulla situazione dell’istituto.
Le famiglie parlano di problemi gestionali, organizzativi e relazionali che da mesi peserebbero sulla vita scolastica. In un documento sottoscritto da numerose mamme viene sottolineato come le criticità siano ormai tali da rendere necessari interventi immediati.
Secondo i genitori, la situazione avrebbe raggiunto livelli paradossali. Alcune famiglie raccontano di essere costrette a contribuire personalmente anche per le spese più basilari. «Siamo arrivati ad autotassarci e a portare da casa persino la carta igienica», racconta una delle madri presenti al presidio.
Tra le problematiche segnalate c’è anche il commissariamento del Consiglio d’istituto e una situazione interna resa ancora più complicata dalle dimissioni e dai trasferimenti di alcuni collaboratori della dirigenza scolastica. Circostanze che, secondo le famiglie, rischiano di compromettere il regolare svolgimento dell’anno scolastico per gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado.
Con la protesta le famiglie chiedono un intervento immediato delle autorità competenti. Nel documento diffuso durante il sit-in i genitori si appellano agli uffici scolastici affinché vengano effettuate verifiche sulla reale condizione dell’istituto e siano adottate misure urgenti per ristabilire un funzionamento regolare della scuola.
Torre Annunziata si stringe nel dolore per la morte di Sofia Milillo, una bambina di appena dieci anni sconfitta da una grave malattia. La notizia ha colpito profondamente la comunità scolastica del plesso Pascoli-Siani, dove la piccola frequentava la quinta elementare e dove in pochi mesi era riuscita a conquistare tutti con il suo sorriso e la sua energia.
Sofia era arrivata nella scuola all’inizio dell’anno scolastico, portando con sé un carattere solare e una simpatia contagiosa. Figlia di una famiglia di origine siciliana residente nella città oplontina, parlava con un mix di dialetto napoletano e siciliano che faceva sorridere compagni e insegnanti. In poco tempo era diventata una presenza amata da tutti.
Dietro quell’allegria, però, si nascondeva una battaglia difficile. La bambina affrontava da tempo una malattia che spesso la costringeva a lunghi ricoveri e a frequenti assenze da scuola. Nonostante le cure e le difficoltà, quando riusciva a tornare in classe lo faceva sempre con il sorriso, cercando di vivere con leggerezza i momenti insieme ai compagni.
Da qualche giorno il suo banco è rimasto vuoto. La malattia ha avuto la meglio e Sofia se n’è andata troppo presto, lasciando un vuoto profondo tra amici, insegnanti e familiari. In queste ore la comunità scolastica e l’intera città si stanno stringendo attorno alla famiglia con un grande abbraccio di solidarietà.
Per sostenere i genitori è stata avviata anche una raccolta fondi destinata ad aiutare la famiglia nell’organizzazione del funerale e a consentire il ritorno della salma in Sicilia, terra d’origine dei genitori, dove la bambina riposerà per sempre. La dirigente scolastica Daniela Flauto ha voluto affidare ai social un messaggio di vicinanza e gratitudine: la comunità dell’istituto Pascoli-Siani ha ringraziato genitori, docenti, personale scolastico e tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta fondi per accompagnare Sofia nel suo ultimo viaggio verso la Sicilia.
A raccontare davvero cosa abbia rappresentato la bambina per i suoi compagni sono però le parole scritte da loro sul giornalino della scuola. «Cara Sofia, non ci sono parole per descrivere il vuoto che hai lasciato. Un vuoto grande come il cielo. Sei arrivata nella nostra scuola a settembre e sei stata un dono prezioso, un raggio di luce che ha illuminato le nostre vite anche se per troppo poco tempo». I bambini ricordano il suo sorriso, la risata pronta e quell’accento siciliano che provava a insegnare agli amici tra una lezione e l’altra. «Ogni volta che guarderemo le stelle immagineremo te che giochi in un luogo pieno di pace, libera dal dolore».
Molti compagni hanno voluto dedicarle anche brevi poesie. C’è chi la ricorda come «una piccola creatura semplice e pura dal sorriso speciale» e chi la immagina ora «come una stella che brilla nel buio». Parole semplici ma cariche di affetto, capaci di raccontare il legame sincero che solo i bambini sanno costruire. Tra i corridoi della scuola resta il ricordo di una bambina solare, che nonostante la malattia non ha mai smesso di sorridere. Un ricordo che, come hanno scritto i suoi compagni, «resterà per sempre nei nostri cuori».
I Carabinieri della Stazione di Afragola hanno arrestato questa mattina tre persone, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord. Le accuse pesantissime, formulate su richiesta della Procura, delineano un quadro di brutale violenza: i tre sono gravemente indiziati di violenza sessuale di gruppo e atti persecutori aggravati.
Nel mirino del gruppo era finito un giovane del luogo affetto da disabilità, trasformato in un bersaglio a causa della sua vulnerabilità.
Un calvario di violenze e denigrazioni
Le indagini, supportate da attività tecniche e intercettazioni, hanno svelato una condotta criminale sistematica. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati avrebbero agito in concorso, approfittando della condizione di fragilità della vittima per costringerla a subire ripetuti atti sessuali.
Ma l’orrore non si fermava agli abusi: per diversi mesi, il giovane è stato vittima di una vera e propria persecuzione. Il branco lo avrebbe sottoposto a continue aggressioni fisiche e verbali, condite da ingiurie, offese e atti denigratori volti a umiliarne la dignità. Per i tre si sono ora aperte le porte del carcere.
Enrica Bonaccorti è morta oggi, giovedì 12 marzo, nella sua Roma. Aveva 76 anni. Pochi mesi fa aveva scelto di raccontare pubblicamente la sua malattia — un tumore al pancreas — condividendo con il suo pubblico le cure, i momenti più duri, le speranze. Al suo fianco, sempre, la figlia Verdiana. Una presenza discreta e costante, fino all’ultimo.
Da Savona al palcoscenico con Domenico Modugno
Nata a Savona nel 1949, Enrica Bonaccorti si avvicina al mondo dello spettacolo alla fine degli anni ’60, debuttando a teatro nella compagnia di Domenico Modugno e Paola Quattrini con lo spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto. In quel periodo nasce anche la sua vocazione di paroliera: per Modugno scrive brani destinati a diventare classici, tra cui “Amara Terra Mia” e “La Lontananza”, testimonianze di un sodalizio artistico raro e fecondo.
Gli anni ’70 tra sceneggiati e cinema
Negli anni ’70 il suo nome inizia a legarsi alla televisione, con ruoli in sceneggiati RAI come La Pietra di Luna, Eleonora e L’Amaro Caso della Baronessa di Carini. Parallelamente non abbandona il cinema, dove compare in diverse produzioni del filone della commedia sexy, allora dominante nel panorama cinematografico italiano.
L’esplosione negli anni ’80: i Telegatti e il grande pubblico
Il salto verso la popolarità di massa arriva negli anni ’80. Dal 1983 al 1985 conduce Italia Sera nel preserale di Rai1, trasmissione che conquista un Telegatto. Poi arriva il momento che consacra definitivamente la sua figura: raccoglie l’eredità di Raffaella Carrà alla guida di Pronto, chi gioca?, ottenendo un successo inatteso. Il pubblico la premia. Arrivano un altro Telegatto e l’Oscar Tv come personaggio femminile dell’anno.
Il passaggio a Fininvest e i successi sulla rete rivale
Nel 1987, sulla scia di Carrà e Baudo, lascia la Rai per approdare a Fininvest, dove conduce su Canale 5 il varietà domenicale La Giostra e il preserale Ciao Enrica. L’anno seguente lancia “Cari Genitori”, game show dedicato alle famiglie che ottiene un buon riscontro di pubblico, tanto da guadagnarsi anche un’edizione estiva nel 1989.
Gli anni ’90: dal Tg5 a “Non è la Rai”
Negli anni ’90 inaugura la diretta delle reti Fininvest conducendo Non è la Rai, ritrovando Gianni Boncompagni e Irene Ghergo, già colleghi ai tempi di Pronto, chi gioca?. Il 6 gennaio 1992 è lei a dare la linea alla prima edizione del Tg5 delle 13, un momento storico per la televisione commerciale italiana. Alla fine del decennio torna in Rai, entrando nel cast de I Fatti Vostri su Rai2 accanto a Massimo Giletti.
Radio, animali e gli ultimi anni da opinionista
Parallelamente alla televisione, Bonaccorti si dedica alla radio conducendo due edizioni di Chiamate Roma 3131 su Radio2, esperienza che le vale nel 2018 il Microfono d’Oro alla carriera. Dal 2000 al 2006 è ospite fissa di Buona Domenica con Maurizio Costanzo, dove coltiva il suo amore per gli animali in uno spazio che diventerà poi la trasmissione autonoma Il Mio Migliore Amico.
Negli anni successivi alterna presenze da opinionista tra Rai e Mediaset, da Domenica Live a La Vita in Diretta, fino a Mattino Cinque e Storie Italiane. La sua ultima esperienza televisiva risale al 2019, con il programma Ho Qualcosa da Dirti su Tv8.
Napoli – C’è un dato, nel freddo bilancio del primo semestre 2025, che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia responsabilità politiche e civili in questo Paese: 27. È il numero dei minori arrestati o denunciati per omicidio a Napoli in soli sei mesi.
Per capire l’entità della deriva, basta un confronto: in mezzo anno si è quasi raggiunto il totale dell’intero 2024 (28 casi) e si è più che doppiato il dato del 2019. Non è più un’emergenza; è una mutazione genetica del tessuto sociale.
L’impennata del sangue e il culto del ferro
Il rapporto “Dis(armati)” di Save the Children non si limita a contare i morti, ma scatta una radiografia spietata di una gioventù che ha eletto le armi a unico strumento di affermazione. Oltre agli omicidi, terrorizza il dato sul porto abusivo di armi: 73 minorenni fermati in sei mesi. Dal 2014 a oggi, i casi sono più che raddoppiati.
Napoli non è sola in questa statistica — Milano e Roma seguono a ruota — ma qui il fenomeno assume contorni sinistri. Nei vicoli della Sanità o tra i palazzi dei Quartieri Spagnoli, la soglia dello scontro si è alzata. Non si litiga più: si spara. Non si discute: si accoltella. La violenza non è più l’extrema ratio, ma il linguaggio primario di ragazzi che sembrano aver smarrito il senso del valore della vita, propria e altrui.
Soldati a basso costo: il cinismo dei clan
Perché sta succedendo? La risposta risiede in un mix letale di cinismo criminale e vuoto istituzionale. Le organizzazioni criminali hanno capito che il “materiale umano” adolescente è il più vantaggioso sul mercato del crimine. Un ragazzino di 14 o 15 anni costa meno di un affiliato adulto, garantisce una presenza costante sul territorio e, soprattutto, espone meno i vertici alle conseguenze giudiziarie più gravi.
Vengono arruolati come carne da macello, illusi da guadagni facili e da una narrazione di potenza che viaggia veloce sui social media, dove la pistola diventa un accessorio di moda e la prigione un grado accademico da esibire con orgoglio.
Il fallimento della sola via punitiva
Di fronte a questo scenario, la risposta dello Stato si è spesso arroccata sul binario del controllo. Il Decreto Caivano, pur nascendo da un’esigenza di fermare l’illegalità diffusa, sta mostrando il fianco: la permanenza prolungata dei minori nel sistema penale, senza un adeguato supporto educativo, rischia di trasformare le carceri minorili in “accademie del crimine” piuttosto che in luoghi di riabilitazione.
Come sottolineato da Antonella Inverno di Save the Children, l’approccio puramente emergenziale e punitivo è destinato a fallire se non viene accompagnato da un “cambio di prospettiva”. La violenza giovanile si nutre di solitudine, di piazze di spaccio che sostituiscono le piazze di aggregazione, di scuole che cadono a pezzi e di famiglie fragili.
Napoli sta gridando aiuto attraverso i proiettili dei suoi figli più piccoli. Per disarmarli non basteranno le manette; servirà restituire loro un motivo per credere che il futuro possa essere qualcosa di diverso da un faldone in tribunale o un manifesto funebre su un muro di tufo.
Sessa Aurunca – Una tubazione sospetta, probabilmente collegata a scarichi illegali di acque reflue, è stata scoperta e posta sotto sequestro sulla spiaggia libera di località Levagnole, al confine tra i comuni di Sessa Aurunca e Mondragone, sul Litorale Domizio.
L’intervento è scattato nei giorni scorsi a seguito della comparsa del tubo sulla battigia, resa evidente dalle recenti mareggiate che ne hanno riportato alla luce una porzione significativa.
Sul posto è immediatamente intervenuta un’operazione coordinata che ha visto in campo la Polizia Provinciale di Caserta, la Guardia Costiera di Mondragone, la Polizia Municipale di Sessa Aurunca, i tecnici dell’Arpac Campania e il Settore Ambiente del Comune.
Accertamenti in corso per risalire alla fonte inquinante
L’operazione, disposta dall’Autorità giudiziaria, rientra nel più ampio piano di controlli ambientali intensificati dalla Provincia di Caserta sul litorale domizio, su precisa indicazione del presidente Anacleto Colombiano.
Durante il sopralluogo sono stati effettuati campionamenti delle acque e verifiche tecniche per determinare la natura e l’origine degli eventuali sversamenti.Al momento la tubazione resta sotto sequestro.
Si attendono gli esiti delle analisi Arpac per stabilire se si tratti effettivamente di uno scarico abusivo di reflui fognari o di altro tipo di effluente, e per identificare i responsabili dell’allaccio illegale.
Rischio per la balneazione e l’ambiente marino
Il tubo si trova proprio al centro di un tratto di spiaggia libera molto frequentato nei mesi estivi da turisti e residenti. La presenza di uno scarico non autorizzato direttamente a mare rappresenta una grave minaccia per la qualità delle acque di balneazione e per l’ecosistema del Golfo di Gaeta.Le ipotesi di reato al vaglio della magistratura comprendono:
scarico illecito di acque reflue in ambiente marino
abbandono e deposito incontrollato di rifiuti sul suolo e nelle acque
ulteriori violazioni previste dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006)
Una volta completati gli accertamenti, è prevista la rimozione della tubazione per eliminare il pericolo di inquinamento.L’episodio riaccende i riflettori sulla necessità di controlli costanti e stringenti lungo tutto il Litorale Domizio, da anni alle prese con criticità ambientali legate a scarichi abusivi, depurazione insufficiente e abusi edilizi.
Bacoli, estorsione al cantiere: i carabinieri osservano la scena col drone. Arrestato 31enne
Il pizzo al cantiere
L’estorsione, il “pizzo”, non conosce tempo né contesto. Anche un cantiere impegnato nella realizzazione di alloggi di edilizia residenziale può trasformarsi nel bersaglio di richieste di denaro accompagnate da minacce.
È quanto accaduto a Bacoli, dove un imprenditore sarebbe stato costretto a consegnare 5mila euro a un uomo che pretendeva il pagamento con il classico metodo intimidatorio riconducibile alla criminalità organizzata.
La richiesta e la consegna del denaro
A presentarsi davanti al titolare dell’impresa è stato Luca Carannante, 31 anni, già noto alle forze dell’ordine. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe avanzato una richiesta precisa: 5mila euro in cambio di “tranquillità” per il cantiere.
Una richiesta accompagnata da minacce, secondo uno schema consolidato nelle dinamiche estorsive.
Il drone dei carabinieri
Ma quella consegna era sotto osservazione. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli stavano monitorando la scena a distanza, utilizzando un drone che sorvolava l’area del cantiere.
Dall’alto i militari hanno seguito l’intera sequenza: l’incontro, il passaggio del denaro e i movimenti dell’uomo subito dopo lo scambio.
Il blitz e l’arresto
Carannante non ha fatto in tempo ad allontanarsi. I carabinieri sono intervenuti immediatamente bloccandolo e recuperando l’intera somma appena consegnata dall’imprenditore.
Per il 31enne sono scattate le manette con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
In carcere in attesa di giudizio
Dopo l’arresto l’uomo è stato trasferito in carcere, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il denaro è stato restituito.
L’indagato è ora in attesa di giudizio, mentre proseguono gli accertamenti degli investigatori.
Prosegue con rinnovato slancio la settima stagione del Teatro CortéSe, lo spazio scenico dei Colli Aminei che, sotto la direzione sensibile e appassionata di Anna Sciotti e con il lavoro dell’Ente A.R.T.I. Teatro e Musica APS, insieme alla consulenza artistica di Giuseppe Giorgio, coltiva un cartellone vivo, attento alle suggestioni e profondamente radicato nella cultura partenopea.
Nel week‑end il palcoscenico di viale del Capricorno ospita Gianfranco Gallo con “Napolimport – De Sica, Dalla, Vecchioni & co.”, spettacolo in scena sabato alle ore 21.00 e domenica 15 marzo alle 18.00.
Napoli, città d’importazione
Il titolo “Napolimport” suona già come un piccolo manifesto poetico. Napoli, metropoli sempre pronta a farsi amare con una forza magnetica, non appartiene soltanto a chi vi nasce. Si lascia conquistare anche da chi la sceglie, la sogna, la canta, pur essendo nato altrove.
È proprio questa idea di “napoletano d’importazione” al centro del racconto di Gallo: un approdo affettivo, non biologico, che restituisce una delle immagini più autentiche dell’anima partenopea.
Parola, musica e memoria condivisa
Nel suo stile ormai riconoscibile, incrociato di ironia, malinconia e improvvisi lampi narrativi, Gianfranco Gallo costruisce un viaggio teatrale in cui parola e musica procedono a braccetto, come compagne di strada che si conoscono da sempre.
Quando i due linguaggi si incontrano, il teatro si trasforma da semplice rappresentazione a memoria condivisa, a racconto vivo che si appoggia sui sentimenti, sui ricordi, sulle emozioni del pubblico.
Da De Sica a Maradona, gli innamorati della città
Sul palco del CortéSe si affacciano figure che hanno intrecciato il proprio destino con quello di Napoli: da Vittorio De Sica a Lucio Dalla, da Roberto Vecchioni a Francesco De Gregori, fino al canto universale di Domenico Modugno.
Poi, come un’ombra che ancora pulsa nella memoria collettiva, l’indimenticabile Diego Armando Maradona: icona dello sport ma, soprattutto, simbolo di un amore per Napoli quasi viscerale, appassionato, totale.
Porti d’anima e addii che non si consumano
Nel racconto di Gallo, tra musica, parole e ricordi che si rincorrono sul filo dell’emozione, Napoli diventa un porto dell’anima, un approdo dove chi arriva, prima o poi, finisce per restare.
A volte non nelle case, ma nei cuori. E proprio lì, in quelle radici affettive, si nasconde la vera forza di una città che continua a sedurre chi la sceglie per amore.
Santa Maria Capua Vetere – La speranza di un lavoro sicuro, una divisa e uno stipendio statale. Sogni infranti davanti alla cruda realtà di un raggiro da manuale, orchestrato – secondo l’accusa – da un professionista che avrebbe tradito la fiducia di chi cercava solo un futuro.
A finire sul banco degli imputati è Domenico Tartaglione, 63enne avvocato di Marcianise, noto anche per essere il padre del celebre influencer nazionale Pietro Tartaglione.
Il legale dovrà rispondere di truffa aggravata dinanzi al Presidente della Terza Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la Dott.ssa Luciana Crisci. La richiesta di rinvio a giudizio, avanzata dal Pubblico Ministero Dott.ssa Maria Alessandra Pinto, contesta all’imputato anche la recidiva, in un quadro accusatorio che parla di un danno patrimoniale di rilevante entità ai danni di più persone.
Il meccanismo della truffa: “Conosco gente al Ministero”
Secondo quanto emerso dall’inchiesta coordinata dal Commissariato di P.S. di Marcianise, Tartaglione avrebbe messo in piedi una messinscena perfetta. Presentandosi come avvocato iscritto all’Ordine di Santa Maria Capua Vetere con studio in via Novelli, millantava presunte e influenti amicizie ai piani alti: niente meno che al Ministero dell’Economia e delle Finanze (M.E.F.) e all’interno della Guardia di Finanza.
L’esca era semplice e crudele: la promessa di un’assunzione diretta nel Corpo o in centri di elaborazione dati legati alla pubblica amministrazione. Per questo pacchetto di illusioni, le vittime erano disposte a pagare profumatamente.
Il giorno della firma fantasma e i soldi spariti
Il culmine della messinscena è fissato al 20 gennaio 2023. In quella data, Tartaglione avrebbe convinto i malcapitati a presentarsi a Napoli, presso il Comando della Guardia di Finanza o al Centro Direzionale, per la sottoscrizione definitiva dei contratti. Un appuntamento che si rivelò una trappola: i contratti, ovviamente, non esistevano.
Ma il danno economico era già stato fatto. Le indagini hanno quantificato un bottino complessivo vicino ai 70mila euro, suddiviso in diverse tranche:
G.F. avrebbe versato 20.000 euro in dieci titoli bancari nel corso del 2019.
A.A. sarebbe stata spennata per 28.000 euro, in contanti e bonifici, tra il 2019 e il 2021.
C.S. avrebbe consegnato 20.000 euro in contanti tra fine 2020 e primavera 2021.
Per A.P. , infine, la leva non era un’assunzione diretta, ma la promessa di una corretta gestione della pratica di fallimento del compagno, che Tartaglione stava seguendo. Un modo per garantirsi la continuità del rapporto professionale.
Le parti offese sono assistite dagli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo. Ora spetterà all’udienza predibattimentale fare piena luce su una vicenda che ha lasciato sul campo solo vittime e cocenti delusioni.
Monte di Procida – Una mattinata di ordinario pattugliamento si è trasformata in una scena da action movie sulle strade dell’area flegrea. L’arroganza di chi si crede intoccabile, lo stridio delle gomme sull’asfalto, le sirene spiegate e, infine, le manette ai polsi.
È il bilancio di una brillante operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e della Compagnia di Pozzuoli, che ha portato all’arresto di quattro pluripregiudicati e alla caduta di un latitante di spicco.
Tutto ha inizio a mattinata inoltrata a Monte di Procida, nella frazione di Cappella. I militari notano una Fiat 500x nera con quattro uomini a bordo. L’atteggiamento è spavaldo, gli sguardi troppo nervosi all’incrocio con la “gazzella” dell’Arma. Un sospetto che basta a far scattare l’alt. Ma la 500x non accosta: il guidatore schiaccia il piede sull’acceleratore.
L’inseguimento da film fino al Fusaro
Inizia così una folle corsa lunga tre chilometri tra i centri abitati. La Fiat taglia le curve, svolta a sinistra, poi bruscamente a destra, ignorando ogni regola del Codice della Strada nella disperata speranza di seminare i militari. Ma i Carabinieri non mollano la presa e restano incollati al paraurti dei fuggitivi.
La corsa cieca della 500x imbocca via Fusaro, a Bacoli. È qui che scatta la trappola: a sbarrare la strada c’è una seconda pattuglia dell’Arma, posizionata in modo da chiudere ogni via di fuga. Chi è alla guida della vettura nera tenta l’ultima, disperata manovra: freno a mano tirato di colpo, un testa-coda sull’asfalto per invertire la marcia, ma lo spazio non c’è. L’auto è costretta a fermarsi.
Fuga a piedi e caccia all’uomo
L’imbuto di via Fusaro non basta a placare l’istinto di fuga. Le portiere si spalancano simultaneamente: i quattro schizzano fuori dall’abitacolo come schegge impazzite, pronti a dileguarsi a piedi.
I riflessi pronti dei Carabinieri permettono di placcarne due sull’istante. Gli altri due corrono in direzioni opposte. Uno cerca rifugio inoltrandosi a perdifiato per i vicoli di Bacoli, ma viene raggiunto e immobilizzato poco dopo. Il quarto uomo, che in un primo momento sembrava essersi volatilizzato come un fantasma, viene rintracciato al termine di una rapida battuta di caccia all’uomo nelle campagne circostanti, scovato da un’altra gazzella giunta in supporto.
Il kit del “perfetto” scassinatore
Perché tanta fretta di scappare? La risposta arriva dalla perquisizione del veicolo, che si rivela un vero e proprio arsenale per i furti d’appartamento di altissimo livello.
Nel bagagliaio, i militari trovano un kit da scasso da far invidia a professionisti del settore: una smerigliatrice, due pesanti pali in ferro, un passamontagna e, soprattutto, strumenti da “chirurghi” della serratura.
Spiccano infatti ben 14 chiavi universali per porte blindate e 4 famigerate chiavi “topolino” (strumenti capaci di decodificare e aprire senza effrazione le serrature a cilindro europeo di ultima generazione). Ad aggravare il quadro, e a suggerire l’inquietante ipotesi di finti posti di blocco per rapinare o truffare gli automobilisti, il ritrovamento di una paletta segnaletica con lo stemma della viabilità del Comune di Napoli.
La caduta del latitante
Una volta portati in caserma per l’identificazione, i pezzi del puzzle si incastrano rivelando il vero motivo di quella fuga disperata. Insieme a Luca Orsetti (31 anni), Luca Di Fraia (27 anni) e Daniele Innocente (23 anni) – per i quali sono scattati gli arresti domiciliari con l’accusa di fuga pericolosa e favoreggiamento – c’era un “pesce grosso”.
Il quarto uomo è Gennaro Rizzo, 45 anni. Non un semplice ladro, ma un latitante di lungo corso. Rizzo era diventato un fantasma dall’ottobre scorso, quando era riuscito a sfuggire a un mandato di cattura del Tribunale di Velletri.
Lo scorso gennaio, poi, aveva bissato la fuga eludendo l’imponente blitz del Nucleo Investigativo (ordinato dal Tribunale di Napoli Nord) che aveva smantellato una gang di 38 persone, dedita ad associazione per delinquere, ricettazione e truffe, specializzata nel ripulire le ville di mezza Italia.
La sua corsa, protetta fino all’ultimo dai tre complici, si è infranta contro i lampeggianti blu in via Fusaro. Per lui si sono aperte direttamente le porte del carcere di Poggioreale.
Castellammare – C’è anche il padre del noto cantante neomelodico Raffaello tra i componenti della banda di rapinatori accusati del maxi colpo di prodotti Apple messo a segno nel 2024 a Castellammare di Stabia.
Alfredo Migliaccio, 64 anni, è stato arrestato due giorni fa dai carabinieri e comparirà oggi davanti al Giudice per le Indagini Preliminari per l’udienza di convalida.
Un arresto che fa rumore, non solo per la caratura del raid informatico, ma soprattutto per il forte legame di parentela con Raffaele Migliaccio, in arte “Raffaello”, voce storica del panorama musicale partenopeo.
La composizione del commando
Insieme ad Alfredo Migliaccio, le porte del carcere si sono aperte per altri tre presunti membri del gruppo criminale. Si tratta di Antonio Migliaccio (64 anni), Michele Murolo (60 anni) e il “decano” della banda, il 76enne Romeo Romano.
L’inchiesta non si ferma però agli esecutori materiali: nel mirino degli inquirenti ci sono altre due persone attualmente indagate a piede libero. Tra queste figura anche il presunto ricettatore, a cui sarebbe stata affidata la lucrosa merce sottratta durante l’assalto a Castellammare.
I precedenti del neomelodico: l’arresto del 2015
La vicenda giudiziaria riaccende i riflettori sulla famiglia Migliaccio e riporta alla memoria i passati guai con la giustizia del figlio d’arte. Raffaello, tornato prepotentemente in auge in queste settimane dopo che la sua celebre hit “Scivola quel jeans” ha fatto da colonna sonora alle esibizioni di Samurai Jay all’ultimo Festival di Sanremo, vanta infatti un arresto turbolento risalente al 2015.
All’epoca 28enne, l’artista fu fermato nel cuore della notte a bordo della sua Mercedes in via Stadera, nel quartiere Poggioreale, insieme alla fidanzata e a un amico.
A far scattare i controlli furono alcune infrazioni al codice della strada, ma la situazione degenerò rapidamente. Nel tentativo di evitare le sanzioni, il cantante provò a corrompere i poliziotti con un approccio fin troppo confidenziale: “Sono un famoso cantante, sono pieno di soldi, quando avete bisogno sono a disposizione. Ecco 400 euro”, dichiarò alle divise, chiedendo di chiudere un occhio.
Di fronte al fermo rifiuto degli agenti e al conseguente arresto per istigazione alla corruzione, l’esuberante neomelodico aggravò la sua posizione. Cercò lo scontro fisico con un poliziotto, minacciandolo al grido di: “Togliti la divisa ed esci fuori”.
Una reazione scomposta che gli costò un’ulteriore denuncia per minacce a pubblico ufficiale. A chiudere il quadro di quella notte agitata arrivò anche una segnalazione in Prefettura, scattata dopo che la perquisizione dell’auto portò al ritrovamento di una dose di hashish.
Napoli – Non è stato un semplice atto di vandalismo, ma l’ultimo, violentissimo avvertimento di una strategia del terrore che dura da oltre un anno. Sabato mattina, intorno alle 6:00, il silenzio di via Metastasio è stato squarciato dalle fiamme che hanno avvolto e distrutto la Fiat Punto di un noto imprenditore della zona, titolare di una società di autodemolizioni.
L’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco e delle Volanti della Polizia non è bastato a salvare il veicolo, ridotto a una carcassa fumante. Sul luogo del rogo, però, gli investigatori hanno rinvenuto la firma dell’attentato: una bottiglia contenente residui di liquido infiammabile, prova inconfutabile della natura dolosa dell’incendio.
Un anno sotto scacco: l’ombra della Camorra
Quello che inizialmente appariva come un episodio isolato si è rivelato, agli occhi degli inquirenti, come il culmine di un vero e proprio calvario. Ascoltato dagli agenti del Commissariato San Paolo e della Squadra Mobile, l’imprenditore ha sporto denuncia ricostruendo un 2025 vissuto nel mirino di ignoti aguzzini.
Secondo quanto riferito dalla vittima, le minacce sarebbero iniziate oltre dodici mesi fa: telefonate anonime, richieste incessanti di denaro da parte di voci mai identificate. E ancora danneggiamenti mirati: Una serie di episodi intimidatori volti a piegare la resistenza dell’uomo.
Una pressione psicologica ed economica che ricalca i tratti tipici delle estorsioni camorristiche, nonostante gli autori non si siano mai palesati fisicamente.
Le indagini sono ora entrate nel vivo. La Polizia ha già acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per dare un volto a chi, all’alba di sabato, ha innescato la miccia. L’obiettivo degli inquirenti è capire se dietro l’attacco ci sia la mano della criminalità organizzata che tenta di imporre il pizzo alle attività produttive del quartiere Fuorigrotta.
La rotta catalana della Camorra: polli, frutta e fiumi di cocaina. Sgominata la rete dei narcos a Barcellona
Barcellona – L’ombra del Vesuvio si allunga, ancora una volta, sulle coste assolate della Catalogna. Una storia antica, quella della Camorra, nata nell’Ottocento tra i vicoli di Napoli ma capace di mutare pelle, adattarsi e colonizzare i mercati globali, come raccontano i libri di Roberto Saviano e le indagini dell’Antimafia. L’ultimo capitolo di questa saga criminale porta la firma dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, che ha inferto un colpo durissimo a un’organizzazione narcos profondamente legata ai clan partenopei.
Il bilancio della maxi-operazione è pesante: dieci persone in manette (di età compresa tra i 25 e i 46 anni), oltre 800 chili di droga sequestrati (300 di cocaina pura e 500 di hashish), auto di lusso, Rolex scintillanti e più di 140.000 euro in contanti scovati durante nove perquisizioni a tappeto tra Barcellona e l’Hospitalet de Llobregat.
L’asse Napoli-Barcellona e i summit spagnoli
Il nucleo operativo del cartello era radicato in terra spagnola, ma il cuore pulsante e le direttive arrivavano dall’Italia. L’organizzazione era composta prevalentemente da napoletani residenti in Catalogna, broker della droga capaci di muovere tonnellate di stupefacenti.
Il legame con la “casa madre” campana non era solo un sospetto degli inquirenti, ma una solida realtà investigativa: i detective catalani hanno infatti documentato veri e propri summit a Barcellona, incontri in cui emissari della Camorra arrivavano dall’Italia per sedersi al tavolo con i vertici della banda e negoziare le forniture.
L’ultimo rapporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno italiano parla chiaro: la Spagna resta l’hub principale per l’importazione di hashish e cocaina. E questo blitz ne è la conferma più lampante.
Il trucco delle gabbie per polli e i traghetti per Civitavecchia
Ma come viaggiava la droga verso l’Italia? L’organizzazione aveva messo in piedi una logistica sofisticata e flessibile. Acquistavano all’ingrosso da fornitori locali e poi mimetizzavano la “neve” e il fumo all’interno di carichi perfettamente legali.
Se la spedizione era imponente, il quartier generale del carico diventava un capannone industriale a Montcada i Reixac. Lì, lontano da sguardi indiscreti, quintali di droga venivano stivati nei tir, occultati tra cassette di frutta, prodotti refrigerati e, in alcuni casi, addirittura dentro le gabbie per il trasporto dei polli.
Una volta caricati, i camion imboccavano l’autostrada verso il confine francese o venivano imbarcati sui traghetti in partenza dal porto di Barcellona con rotta su Civitavecchia, alle porte di Roma. Gli inquirenti stimano che la banda sia riuscita a portare a termine almeno quindici spedizioni di questo tipo prima che la rete si stringesse attorno a loro.
Per i carichi minori, invece, la tecnica era decisamente più spregiudicata. Gli scambi avvenivano in pieno giorno, in mezzo alla strada, nelle zone industriali di Cornellà e della Zona Franca. Zaini imbottiti di droga passavano rapidamente dai bagagliai delle auto direttamente alle cabine dei camionisti compiacenti.
Il passo falso e la caduta del boss
Come spesso accade nella cronaca nera, anche l’impero di questo cartello ha iniziato a sgretolarsi per una coincidenza. È il 7 febbraio dello scorso anno. Una pattuglia della Polizia Municipale di Cornellà de Llobregat nota un movimento sospetto tra un’auto e un camion. Scatta il controllo. Nel bagagliaio spuntano tre zaini: dentro ci sono 70 chili di cocaina.
Da quel sequestro apparentemente fortuito, la Divisione Investigativa Criminale (DIC) dei Mossos ha iniziato a tirare i fili di una ragnatela enorme. Le indagini hanno portato al ritrovamento di altri 180 chili di cocaina, 200 di hashish e 10 di marijuana nascosti in un camion a Borrassà. Un altro colpo è stato messo a segno a Riudellots de la Selva: 49 chili di polvere bianca e 307 di hashish scovati tra il pollame diretto in Italia.
Il cerchio si è chiuso con un blitz imponente. Oltre 150 agenti sono scesi in strada con un obiettivo primario: catturare la mente del gruppo. Il boss, originario di Napoli, faceva la spola continua tra l’Italia e la Catalogna, cercando di rimanere un fantasma per le forze dell’ordine. Ma i soldi lasciano sempre una traccia. È stato scovato e arrestato nel suo lussuoso appartamento di Diagonal Mar, uno dei quartieri più esclusivi e moderni di Barcellona, simbolo plastico del salto di qualità criminale della banda. Insieme a lui è caduto anche il suo braccio destro.
La Catalogna, “provincia” di Gomorra
L’indagine rimane aperta e non si escludono nuovi sviluppi. Ma ciò che emerge con forza è come la mafia partenopea consideri ormai la Spagna come un proprio territorio d’elezione.
Non è la prima volta, infatti, che le cronache catalane si tingono dei colori di Gomorra. Solo lo scorso giugno, la Polizia Nazionale ha smantellato a Girona una rete legata ai clan che gestiva il traffico di esseri umani. E lo scorso settembre, i boschi di Figueres sono stati il teatro dell’arresto del latitante Vittorio Raiola, ritenuto il vertice di un clan narcos e condannato a oltre 30 anni di carcere in Italia. La rotta è tracciata, e la battaglia delle forze dell’ordine sull’asse Napoli-Barcellona sembra essere solo all’inizio.
Camorra, scacco al clan Amato Pagano in Spagna: 10 arresti e 800 chilogrammi di droga sequestrati
Il cielo di oggi, 12 marzo, ci parla di emozioni profonde e di slanci creativi. La Luna, in dolce aspetto con Nettuno, rende l’aria più sottile e romantica, ma attenzione a non perdere il contatto con la realtà, specialmente nelle decisioni pratiche. Mercurio ci invita a comunicare con il cuore. Scopriamo come per ogni segno.
♈ ARIETE (21 marzo – 19 aprile)
Amore: La giornata è carica di passione. Se siete in coppia, stupite il partner con un gesto inaspettato. Se siete single, un incontro fugace ma intenso potrebbe accendere la vostra fantasia.
Lavoro: Attenzione all’impulsività. Oggi è meglio ascoltare le idee dei colleghi prima di imporre le vostre. Un progetto creativo trova nuova linfa.
Salute: Energia alle stelle! Sfruttatela per fare sport, ma senza esagerare per evitare infortuni muscolari.
Finanze: Piccole spese impulsive per il piacere personale. Concedetevele, ma senza sensi di colpa.
✨ Consiglio del Giorno:Conta fino a dieci prima di agire, Ariete. La pazienza oggi è la tua migliore alleata.
♉ TORO (20 aprile – 20 maggio)
Amore: Giornata di introspezione. Avete bisogno di sentivi compresi più che di gesti eclatanti. Un dialogo profondo rafforza il legame di coppia. Single, potreste rivalutare una conoscenza passata.
Lavoro: La vostra determinazione viene premiata. Raccogliete i frutti di impegni passati. Ottimo momento per questioni burocratiche o contrattuali.
Salute: La digestione potrebbe essere lenta. Preferite cibi leggeri e fate una passeggiata dopo pranzo.
Finanze: Qualche piccolo rimborso o entrata inaspettata migliora l’umore. Evitate investimenti azzardati.
✨ Consiglio del Giorno:Ascolta il tuo corpo, Toro. Ti sta mandando messaggi importanti sul tuo benessere.
♊ GEMELLI (21 maggio – 20 giugno)
Amore: Siete magnetici e brillanti. In coppia, organizzate una serata fuori per uscire dalla routine. I single potrebbero fare colpo su qualcuno grazie al loro spirito.
Lavoro: La comunicazione è il vostro punto di forza. Una trattativa o una presentazione importante va a buon fine. Attenzione solo a non disperdervi in troppe chiacchiere.
Salute: Nervi un po’ a fior di pelle. Cercate momenti di relax per schiarirvi le idee. Una tisana rilassante può fare miracoli.
Finanze: Firma di un contratto vantaggioso. Tenete d’occhio le piccole spese quotidiane che alla fine del mese si accumulano.
✨ Consiglio del Giorno:La vera intelligenza è sapere quando ascoltare, Gemelli. Oggi regala il silenzio a qualcuno.
♋ CANCRO (21 giugno – 22 luglio)
Amore: Siete particolarmente romantici e protettivi. È la giornata ideale per coccolare chi amate e per dire “ti voglio bene”. Single, il vostro sguardo dolce non passerà inosservato.
Lavoro: L’intuito è altissimo. Affidatevi alle vostre sensazioni per prendere una decisione importante. Ottimo clima con i collaboratori più stretti.
Salute: Sistema immunitario in forma. Sfruttate la giornata per attività all’aria aperta, vi rigenereranno.
Finanze: Gestione oculata delle risorse domestiche. Potreste ricevere una proposta di risparmio interessante.
✨ Consiglio del Giorno:Il tuo guscio è un porto sicuro, ma oggi apri le finestre per far entrare il sole.
♌ LEONE (23 luglio – 22 agosto)
Amore: Il carisma è alle stelle. In coppia, organizzate una cena elegante per riconquistare la scena. Single, potreste attrarre ammiratori con facilità, ma scegliete con cura.
Lavoro: Ottime idee, ma occhio a non apparire troppo prevaricatori. Condividere i meriti con il team vi porterà lontano.
Salute: Pieno di vitalità. Potreste iniziare una nuova attività fisica che vi appassiona.
Finanze: Tentazione di un acquisto di lusso. Se il budget lo permette, concedetevi una gratificazione, ma senza esagerare.
✨ Consiglio del Giorno:Il tuo fuoco riscalda chi ami, Leone. Ricordati di chiedere anche a loro cosa desiderano.
♍ VERGINE (23 agosto – 22 settembre)
Amore: Giornata di analisi. Potreste soffermarvi su piccoli difetti del partner. Cercate di vedere il quadro generale e non perdetevi nei dettagli. Single, non siate troppo critici con chi avete di fronte.
Lavoro: Precisione e dedizione vengono notate dai superiori. Potreste ricevere un incarico di responsabilità. Bene le pratiche burocratiche.
Salute: Qualche lieve tensione muscolare, specialmente al collo e alle spalle. Un massaggio sarebbe l’ideale.
Finanze: Rientrate e pianificazione. Giornata perfetta per fare il punto della situazione economica e programmare il futuro.
✨ Consiglio del Giorno:La perfezione è un’idea, Vergine. La bellezza sta nell’imperfezione delle persone che ami.
♎ BILANCIA (23 settembre – 22 ottobre)
Amore: L’armonia regna sovrana. In coppia, è il momento ideale per un confronto pacato e per trovare un equilibrio su una questione spinosa. Single, la vostra diplomazia vi farà fare breccia.
Lavoro: Collaborazioni fortunate. L’aiuto di un collega o di un partner si rivela determinante per portare a termine un compito complesso.
Salute: Tutto nella norma. Siete in equilibrio psicofisico. Godetevi la sensazione di benessere.
Finanze: Valutate con attenzione un investimento che richiede partnership. Il consiglio di un esperto è fondamentale.
✨ Consiglio del Giorno:L’equilibrio non è immobilità, Bilancia. È la danza perfetta tra il dare e l’avere.
♏ SCORPIONE (23 ottobre – 21 novembre)
Amore: Passionalità e profondità si fondono. Un’intesa fisica e mentale molto forte vi lega al partner. Single, potreste vivere un incontro che va oltre la superficie, lasciando il segno.
Lavoro: Il vostro fiuto vi guida verso la soluzione di un mistero o di un problema irrisolto. Siete investigatori perfetti oggi.
Salute: Energie profonde da gestire. Attività che richiedono concentrazione, come lo yoga o il pilates, sono perfette per voi.
Finanze: Gestione di eredità, tasse o risorse condivise. Occhio a leggere le clausole in piccolo prima di firmare.
✨ Consiglio del Giorno:La tua intensità è un dono, Scorpione. Usala per costruire, non per distruggere i ponti con chi ti sta vicino.
♒ SAGITTARIO (22 novembre – 21 dicembre)
Amore: Voglia di evasione e di novità. Proponete al partner una gita fuori porta o un’esperienza nuova. Single, l’avventura potrebbe chiamarvi, magari con una persona di un’altra città o cultura.
Lavoro: Ottimismo e idee innovative. Portate il vostro contributo entusiasta, ma cercate di essere concreti nelle proposte.
Salute: Gambette irrequiete. Muoversi è la parola d’ordine per scaricare l’energia in eccesso.
Finanze: Viaggi, formazione o acquisti legati alla cultura potrebbero essere al centro delle vostre spese. Un investimento in conoscenza è sempre valido.
✨ Consiglio del Giorno:La freccia scocca lontano, Sagittario. Ma ricordati di guardare anche il sentiero che hai appena percorso.
♑ CAPRICORNO (22 dicembre – 20 gennaio)
Amore: La responsabilità vi chiama anche in amore. Potreste sentire il peso di dover prendere una decisione importante per la coppia. Single, siete attratti da persone serie e affidabili.
Lavoro: Raggiungete un importante traguardo professionale. La vostra ambizione e costanza vengono premiate. Possibile promozione o riconoscimento.
Salute: Stanchezza fisica e mentale. Concedetevi una pausa di qualità, lontano dagli impegni. Il riposo è sacro.
Finanze: Riscossioni e successi materiali. Momento positivo per le finanze, frutto di sacrifici passati.
✨ Consiglio del Giorno:La vetta è tua, Capricorno. Ora fermati un attimo e goditi il panorama prima di pensare alla prossima scalata.
♒ ACQUARIO (21 gennaio – 19 febbraio)
Amore: Siete originali e imprevedibili. Stupite il partner con una proposta fuori dagli schemi. Single, il vostro anticonformismo sarà la vostra arma di conquista più potente.
Lavoro: Lavoro di squadra e innovazione. Un progetto di gruppo beneficia delle vostre idee geniali. Ottimo momento per il networking.
Salute: Sistema nervoso sotto pressione per i troppi stimoli. Ritagliatevi momenti di solitudine per ricaricarvi.
Finanze: Guadagni inaspettati da nuove tecnologie o dal web. Idee innovative potrebbero rivelarsi una fonte di reddito.
✨ Consiglio del Giorno:Le tue idee volano alto, Acquario. Aiutale ad atterrare trovando amici che credano in te e nei tuoi sogni.
♓ PESCI (20 febbraio – 20 marzo)
Amore: Siete sognatori ed empatici come non mai. In coppia, capite al volo i bisogni del partner. Single, potreste vivere un incontro romantico da favola. Lasciatevi andare alle emozioni.
Lavoro: Creatività al potere. Se lavorate nell’arte o nella comunicazione, le vostre idee saranno vincenti. Attenzione a non farvi sopraffare dalle emozioni in riunioni importanti.
Salute: Energia altalenante. Seguite il ritmo del vostro corpo, alternando attività e riposo. Ascoltate la vostra intuizione.
Finanze: Occhio agli acquisti troppo impulsivi dettati dal cuore. La ragione deve guidare la mano quando si tratta di spese importanti.
✨ Consiglio del Giorno:Il tuo mondo interiore è un oceano, Pesci. Oggi getta un ponte verso la realtà e condividi la tua ricchezza con chi ami.
Cosa ci riservano le stelle oggi 12 marzo 2026
Cari amici, l’analisi di Paolo Tedesco per questo giovedì ci restituisce l’immagine di un cielo che cerca un delicato equilibrio tra sogno e realtà.
Da un lato, la forte influenza lunare e l’aspetto con Nettuno spingono tutti i segni a connettersi con la propria emotività più profonda, con l’intuito e con il desiderio di amore e bellezza. È una giornata in cui il cuore parla più forte della ragione, e questo può portare a gesti romantici (CANCRO, PESCI), slanci creativi (LEONE, SAGITTARIO) e connessioni profonde (SCORPIONE).
Dall’altro lato, c’è il monito a non perdere il contatto con la terra. Per molti, come VERGINE e CAPRICORNO, il richiamo alla responsabilità e alla concretezza si fa sentire, mentre per GEMELLI e BILANCIA l’invito è a usare la comunicazione e la diplomazia come strumenti per costruire. L’energia impulsiva di ARIETE e TORO trova un freno nei consigli alla pazienza e all’ascolto del proprio corpo.
In sintesi, il 12 marzo 2026 è una giornata dalle grandi potenzialità emotive, ma che richiede anche un pizzico di saggezza in più per non perdersi nelle nuvole. Il tema di fondo è chiaro: nutrite i vostri sogni, ma non dimenticate di piantare i piedi per terra per farli diventare realtà. Buona giornata a tutti!
Si è chiusa con una richiesta di condanna a 24 anni di reclusione la requisitoria della Procura di Napoli nel processo, in corso davanti alla Corte di Assise, a carico di un uomo di circa 65 anni accusato di avere abusato sessualmente di una donna di 37 anni, di origine polacca, e di averle trasmesso il virus dell’Hiv, contagio che secondo l’impostazione accusatoria ne avrebbe poi causato la morte, avvenuta il 3 novembre 2017.
I fatti al centro del procedimento giudiziario risalgono ai primi anni Duemila e si sarebbero consumati a Ischia, dove la donna viveva per un periodo nell’abitazione dell’imputato, amica della moglie di quest’ultimo, anche lei polacca.
Per la Procura, l’uomo, pur essendo pienamente consapevole della propria sieropositività, avrebbe costretto la 37enne a subire ripetuti rapporti sessuali non protetti, accettando il rischio di provocarne il decesso. Un impianto accusatorio pesantissimo, che ha portato il pubblico ministero a contestare, tra gli altri reati, l’omicidio volontario.
I reati contestati
La richiesta è stata formulata dalla IV sezione della Procura di Napoli, guidata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, con il sostituto procuratore Valentina Maisto, al termine dell’udienza celebrata nell’aula 115 del Nuovo Palazzo di Giustizia.
Oltre al capo più grave, all’imputato vengono contestate anche lesioni gravissime nei confronti della moglie. Secondo l’accusa, infatti, avrebbe avuto rapporti sessuali non protetti anche con lei senza informarla del proprio stato di sieropositività, provocandole una patologia per la quale la donna è tuttora in cura.
I video della vittima in aula
Uno dei momenti più intensi dell’udienza è stato la proiezione dei video-denuncia registrati dalla vittima quando era già ricoverata in ospedale e profondamente debilitata dalla malattia. Immagini e dichiarazioni che hanno segnato la requisitoria e riportato al centro del dibattimento il racconto diretto della donna.
In uno dei filmati mostrati in aula, la 37enne rievoca la prima violenza e le successive: ha parlato di almeno una decina di episodi avvenuti tra il 2001 e il 2003, ricordando anche le presunte minacce ricevute perché non raccontasse nulla. Un materiale ritenuto dall’accusa particolarmente significativo nel tentativo di ricostruire il contesto di sopraffazione e silenzio in cui, secondo la Procura, sarebbero maturati i fatti.
Il racconto della parte civile
Nel corso dell’udienza è intervenuto anche il legale di parte civile, che ha ripercorso la vicenda umana della vittima, arrivata in Italia appena ventenne “con una valigia piena di sogni”, per poi, ha sostenuto, imbattersi in quello che sarebbe diventato “il suo aguzzino e il suo assassino”.
Secondo quanto emerso nel processo, la donna avrebbe subito violenze ripetute mentre viveva nella casa dell’imputato. L’accusa sostiene inoltre che, oltre agli abusi, vi sarebbero stati anche episodi di ricatto e intimidazione, circostanze che avrebbero contribuito a mantenere il silenzio per anni.
La difesa e l’attesa per la sentenza
Di segno opposto la posizione della difesa, che ha chiesto l’assoluzione dell’imputato da entrambi i capi di accusa. Saranno ora gli ultimi passaggi processuali a segnare il destino del procedimento.
L’eventuale replica del pubblico ministero e la sentenza sono attese per il prossimo 25 marzo, data in cui la Corte di Assise di Napoli potrebbe mettere la parola fine a una vicenda giudiziaria tra le più gravi e delicate approdate negli ultimi anni nelle aule del tribunale partenopeo.
Buone notizie per Antonio Conte in vista della sfida di campionato contro il Lecce. Scott McTominay ha superato il problema fisico che lo ha tenuto lontano dal campo nelle ultime settimane e sarà nuovamente a disposizione dell’allenatore.
Il centrocampista scozzese era fermo da cinque partite a causa di un risentimento al tendine del gluteo, ma ora ha completato il percorso di recupero. È probabile che contro il Lecce parta inizialmente dalla panchina per poi entrare a gara in corso. Il suo rientro rappresenta comunque una risorsa importante per un Napoli che sta progressivamente recuperando diversi uomini chiave della rosa.
Dopo i rientri di Frank Anguissa e Kevin De Bruyne, infatti, anche McTominay torna disponibile, mentre Stanislav Lobotka continua a lavorare per completare il recupero. Il centrocampista slovacco vorrebbe già tornare a disposizione, ma lo staff medico preferisce attendere la completa guarigione prima di dare il via libera.
Diversa la situazione di Vergara, che dovrà invece restare fermo per circa un mese a causa di una fascite plantare al piede sinistro. Il problema era emerso durante l’ultima partita contro il Torino, quando il giocatore era stato costretto ad abbandonare il campo all’intervallo.
Con il progressivo recupero degli infortunati, Conte torna ad avere più possibilità di scelta nella gestione della formazione. Tra le ipotesi per la gara contro il Lecce c’è anche quella di rivedere Miguel Gutierrez sulla fascia sinistra, permettendo a Leonardo Spinazzola di rifiatare dopo il recente impiego continuo.
Proprio il difensore spagnolo ha parlato della sua esperienza e della stagione in corso ai microfoni di Radio CRC. «Riavere con noi giocatori come De Bruyne e Anguissa è molto importante, perché sono grandi calciatori. Avere due giocatori come loro è fondamentale», ha spiegato.
Gutierrez ha raccontato anche il suo adattamento tattico, dopo essere stato impiegato spesso sulla corsia opposta rispetto alla sua posizione naturale. «Cerco sempre di dare soluzioni alla squadra e voglio giocare sempre: destra o sinistra non fa differenza. Non avevo mai giocato a destra prima di quest’anno, perché la mia posizione è a sinistra, ma credo di poter fare bene anche lì».
Il difensore ha sottolineato anche le differenze tra il calcio italiano e quello spagnolo. «Il modo di giocare nel campionato italiano è molto diverso rispetto alla Spagna, le squadre giocano in modo differente e devo adattarmi bene. Mi piace di più giocare con la difesa a quattro, però quest’anno sto imparando anche a giocare in altro modo».
Infine uno sguardo alla prossima partita. «La gara contro il Lecce la stiamo preparando bene, come tutte le partite. Ci alleniamo duramente per conquistare i tre punti anche nelle ultime dieci gare. Ora devo solo imparare meglio l’italiano e poi imparerò anche il napoletano».
Il Teatro Sannazaro sarà acquistato dal ministero della Cultura. L’annuncio è arrivato al termine di una riunione svoltasi in Prefettura a Napoli alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del prefetto Michele di Bari, del sindaco Gaetano Manfredi, del presidente della Regione Campania Roberto Fico e dei gestori dello storico teatro partenopeo devastato da un incendio lo scorso 17 febbraio.
«Il ministero della Cultura acquisterà il Teatro Sannazaro», ha dichiarato il ministro Giuli al termine dell’incontro, definendo la riunione «molto concreta». Il ministro ha sottolineato il ruolo del prefetto Michele di Bari, spiegando che «il prefetto è stato velocissimo, fattivo e concreto». Proprio da questo primo confronto con la proprietà e con i gestori è emersa la volontà di avviare immediatamente il percorso per garantire il futuro della struttura.
Il piano prevede non solo l’acquisizione del teatro da parte dello Stato, ma anche la continuità della programmazione artistica. «Il cronoprogramma prevede l’acquisto del Sannazaro e la continuità nella programmazione della stagione», ha spiegato Giuli.
In attesa della riapertura della struttura danneggiata dal rogo, il ministero sta valutando anche una soluzione temporanea per consentire alla compagnia e agli artisti di proseguire le attività. «Metteremo a disposizione, nelle condizioni che troveremo in base a un accordo con i gestori, uno spazio che potrebbe essere anche dentro il Palazzo Reale affinché le attività teatrali del Sannazaro proseguano», ha aggiunto il ministro.
L’obiettivo condiviso dalle istituzioni è salvaguardare la vita culturale legata allo storico teatro napoletano e garantire la continuità della sua comunità artistica. «Siamo tutti allineati, dal prefetto al sindaco al presidente di Regione al ministro, nel garantire continuità alla grande famiglia del Sannazaro, che va dalla proprietà che cede, ai gestori e soprattutto alla comunità che continuerà a vivere nel teatro e per il teatro», ha concluso Giuli.
Maltrattamenti, estorsioni e violenze nei confronti dell’anziana madre. Per questi reati un 53enne di Piedimonte Matese è stato arrestato dai carabinieri in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata di oggi dai militari della stazione di Piedimonte Matese al termine di un lungo iter giudiziario legato a fatti che risalgono al 2018. In quell’occasione l’uomo si rese protagonista di una serie di episodi di estorsione, violenza privata e lesioni ai danni della madre anziana.
Le indagini furono avviate proprio dai carabinieri della stazione locale, che ricostruirono nel dettaglio la vicenda raccogliendo elementi utili all’avvio del procedimento penale. Il processo si è concluso con una sentenza definitiva che ha stabilito per il 53enne una condanna complessiva a 3 anni e 9 mesi di reclusione.
Dopo l’emissione dell’ordine di carcerazione da parte della Procura sammaritana, i militari dell’Arma hanno rintracciato l’uomo e lo hanno accompagnato in caserma per le formalità di rito. Al termine delle procedure è stato trasferito presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove dovrà scontare la pena stabilita dall’autorità giudiziaria.