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Acerra, aggrediscono agenti di polizia: arrestati una 67enne e un 33enne

Acerra – Due persone, una donna di 67 anni residente ad Acerra e un uomo di 33 anni di origini albanesi, sono state arrestate ieri sera dalla Polizia di Stato con le accuse di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale.

L’episodio è avvenuto durante un controllo mirato effettuato dagli agenti del Commissariato di Acerra e della Squadra Mobile presso uno stabile nel comune. Mentre i poliziotti stavano svolgendo le operazioni di verifica, i due individui si sono avvicinati, iniziando a insultare e minacciare gli operatori con atteggiamenti sempre più ostili.

La situazione è degenerata in un’aggressione fisica, con l’intento evidente di ostacolare l’attività di polizia.

Nonostante i tentativi degli agenti di riportare la calma, i due hanno opposto una strenua resistenza, culminata in una colluttazione. Con difficoltà, i poliziotti sono riusciti a immobilizzarli e a procedere con l’arresto.

I due indagati sono ora a disposizione dell’autorità giudiziaria per le accuse contestate.

Nastri d’Argento, 10 candidature per Martone, Sorrentino e Comencini

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La corsa ai Nastri d’Argento 2024 si infiamma con tre protagonisti d’eccezione: Mario Martone, Paolo Sorrentino e Francesca Comencini, che guidano le nomination con dieci candidature ciascuno. I loro film, rispettivamente *Fuori*, *Parthenope* e *Il tempo che ci vuole*, sono i più candidati di questa 79ª edizione del premio assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI).

“Diamanti” di Ferzan Ozpetek è il Film dell’Anno

Il Direttivo del SNGCI ha già assegnato uno dei riconoscimenti più prestigiosi: il Nastro dell’Anno va a Diamanti di Ferzan Ozpetek. Il premio sarà consegnato lunedì 16 giugno a Roma, durante la serata finale della manifestazione. Il film, premiato per il forte impatto artistico e la risonanza internazionale, è stato realizzato con un cast femminile di grande livello e il contributo di un team creativo riconosciuto per l’originalità e la qualità della produzione.

I film più candidati: tra festival e sale italiane

Accanto ai tre titoli principali, spiccano La città proibita di Gabriele Mainetti con sette candidature e altri film come Berlinguer – La grande ambizione, Follemente e Familia, che ottengono cinque nomination ciascuno. In totale sono 42 i film finalisti che si contendono i Nastri.

Una selezione più ampia per il Miglior Film

Quest’anno, in un’edizione particolarmente ricca, la cinquina tradizionale per il Miglior Film è stata ampliata a nove titoli. Oltre ai tre film più nominati, concorrono anche Berlinguer – La grande ambizione di Andrea Segre, Le assaggiatrici di Silvio Soldini, Napoli – New York di Gabriele Salvatores e *Vermiglio di Maura Delpero. Il premio sarà assegnato anche ai produttori italiani del film vincitore.

Sette candidati per la Miglior Regia e il Miglior Esordio

Anche le categorie di Miglior Regia e Miglior Esordio vedono un’eccezionale estensione a sette titoli, a testimonianza della qualità della produzione cinematografica italiana dell’ultimo anno. Tra i registi in lizza per la regia ci sono nomi affermati come Pupi Avati (L’orto americano), Gabriele Mainetti, e Paolo Sorrentino, ma anche voci nuove come Maura Delpero e Francesco Costabile.

Per il Miglior Esordio concorrono:

L’infinitodi Umberto Contarello
Nero di Giovanni Esposito
Il sogno dei pastori di Tomaso Mannoni
Ciao bambino di Edgardo Pistone
La vita da grandi di Greta Scarano
Per il mio bene di Mimmo Verdesca
La casa degli sguardi di Luca Zingaretti

Commedie in gara: cinque titoli per sorridere con qualità

Nella sezione dedicata alla commedia, restano cinque i titoli in concorso, secondo la tradizione del premio. Si tratta di:

Cortina Express di Eros Puglielli
Diva Futura di Giulia Steigerwalt
Follemente di Paolo Genovese
La storia del Frank e della Nina* di Paola Randi
U.S. Palmese dei Manetti Bros.

I protagonisti e le protagoniste: ecco i volti del cinema italiano

Tra le attrici protagoniste spiccano:

  • Marianna Fontana
  • Valeria Golino
  • Romana Maggiora Vergano
  • Martina Scrinzi
  • Federica Luna Vincenti

Per il ruolo non protagonista sono candidate:

  • Sonia Bergamasco
  • Matilda De Angelis
  • Elodie (Fuori)
  • Sabrina Ferilli
  • Federica Rosellini
  • Stefania Sandrelli

Tra gli attori protagonisti in gara troviamo:

  • Elio Germano
  • Fabrizio Gifuni
  • Claudio Santamaria
  • Filippo Scotti
  • Toni Servillo (Iddu – L’ultimo padrino, L’abbaglio)

Attori non protagonisti:

  • Roberto De Francesco
  • Francesco Di Leva
  • Pierfrancesco Favino
  • Silvio Orlando
  • Paolo Pierobon

Commedia: i volti brillanti tra attrici e attori

Per la commedia, le attrici candidate sono:

  • Pilar Fogliati
  • Matilde Gioli
  • Lucia Mascino
  • Micaela Ramazzotti
  • Barbara Ronchi

Gli attori:

  • Pietro Castellitto
  • Edoardo Leo (Follemente, 30 notti con il mio ex)
  • Rocco Papaleo
  • Alessandro Siani
  • Leonardo Pieraccioni (Io e te dobbiamo parlare)
  • Yuri Tuci

Una stagione di qualità che rilancia il cinema italiano

“La scelta di allargare le cinquine – ha spiegato Laura Delli Colli, presidente del SNGCI – è un segnale della straordinaria qualità e varietà del cinema italiano dell’ultimo anno. Dopo un periodo complesso, il settore ha saputo riconquistare pubblico, critica e visibilità internazionale”.

I Nastri d’Argento 2024 si preannunciano come un’edizione vibrante, che celebra il talento e la rinascita del cinema italiano.

Luca Toni esalta il campionato e il Napoli: “Una stagione straordinaria, meritato lo scudetto”

Un campionato così, in Italia, non si vedeva da anni. Emozioni fino all’ultimo minuto, con il titolo, l’Europa e la salvezza decise nella giornata finale. Luca Toni, campione del mondo 2006, lo ha definito “stupendo” a margine di un’iniziativa nel carcere di Secondigliano, dove ha anche espresso il suo entusiasmo per la cavalcata trionfale del Napoli.

Per l’ex attaccante azzurro, lo scudetto è finito tra le mani della squadra più costante, non necessariamente la più forte. «Sulla carta l’Inter aveva qualcosa in più, ma non sempre vince chi parte favorito. Il Napoli non ha mai mollato, ha lottato su ogni campo e alla fine ha regalato un sogno indimenticabile alla sua gente. Nessuno avrebbe scommesso su un trionfo del genere a inizio stagione», ha dichiarato Toni.

Ma l’elogio al Napoli si è trasformato anche in un rimprovero a chi, secondo lui, non prova a costruire un percorso duraturo. Il pensiero va diretto al futuro di Antonio Conte, il cui destino resta incerto: «Dispiace che ogni allenatore che arriva a Napoli pensi solo a vincere e andarsene. È una città che meriterebbe un tecnico disposto a restare, a creare qualcosa di grande, a lasciare un’impronta vera».

Omicidio Martina Carbonaro, domani l’ex fidanzato assassino davanti al gip

Napoli – Si terrà domani nel carcere di Poggioreale, a Napoli, l’udienza di convalida del fermo per omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere nei confronti di Alessio Tucci, il 19enne reo confesso dell’uccisione dell’ex fidanzata Martina Carbonaro.

La tragica morte della 14enne di Afragola ha scosso la comunità e riacceso il dibattito sulla violenza giovanile e di genere.

Alessio Tucci è difeso dall’avvocato Mario Mangazzo, mentre i genitori della vittima sono assistiti dall’avvocato Sergio Pisani. La Procura di Napoli Nord ha già fissato per il prossimo 3 giugno il conferimento dell’incarico al perito per l’esame autoptico, che dovrebbe svolgersi lo stesso giorno e fornire ulteriori elementi cruciali per le indagini.

Il grido del Procuratore Generale: “Escludere la forza della sopraffazione”

L’omicidio di Martina ha suscitato reazioni e riflessioni profonde nel mondo giudiziario e sociale. Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, ha commentato la vicenda a margine di un convegno, sottolineando la necessità di un cambiamento culturale.

“C’è un problema di prevenzione, di cultura, di formazione che non può essere affrontato in sede penale ma all’interno della società, delle scuole e delle agenzie educative, della famiglia, dei media con messaggi che escludano dai rapporti personali la forza della sopraffazione”, ha dichiarato Policastro.

Il Procuratore ha evidenziato come “la forza della sopraffazione stia diventando il paradigma che contraddistingue anche interventi pubblici”, influenzando negativamente i giovani.

“Se cambiamo il paradigma nei rapporti umani, non parlo soltanto di uomo-donna ma uomo-uomo, e diventa quello della gentilezza e del rispetto, allora possiamo pensare che inizia a cambiare il paradigma anche per i giovani”.

Interrogato sull’efficacia delle leggi contro la violenza sulle donne, Policastro ha risposto: “Io penso siano assolutamente sufficienti. Noi abbiamo una normativa molto avanzata ed efficace e una magistratura che su questo si sta impegnando al massimo: stiamo lavorando in tutti gli uffici inquirenti e giudicanti al massimo per garantire rapidità ed efficacia. Ma capiamo che non basta”.

L’Appello dell’Osservatorio Regionale: “Fare rete per arginare il fenomeno”

Anche l’Osservatorio Regionale della Campania sul fenomeno della violenza sulle donne è intervenuto con una nota congiunta, firmata da Lidia Scotto di Vetta, Pietrina Bianco, Deborah Capasso de Angelis, Maria Ludovica Genna e Palma Silvestri.

Le componenti dell’Osservatorio hanno condannato “con indignazione l’efferatezza del vile gesto compiuto” e hanno preso atto “del triste dilagare tra i giovani di tali comportamenti, indicatori di un malessere psicoaffettivo e di un fallimento educativo genitoriale e sociale”.

L’Osservatorio si impegna a “essere parte attiva nella urgente ed efficace implementazione di azioni di coordinamento con le agenzie educative, sociali e sociosanitarie del territorio della regione Campania per arginare il fenomeno e contenere il numero crescente di episodi di violenza sulle donne tutte, rivolgendo una particolare attenzione al mondo giovanile”.

L’auspicio è la costruzione di una “solida rete fortemente connessa, volta al raggiungimento di comuni obiettivi: il ritorno ad una consapevolezza emotiva, all’educazione alla gentilezza, al rispetto delle differenze di genere e al riconoscimento dell’altro come valore aggiunto al Sé”.

La tragica fine di Martina Carbonaro, giovanissima vittima di violenza, pone ancora una volta l’accento sull’urgenza di un intervento coordinato e multiforme per affrontare le radici di un fenomeno che continua a mietere vittime.

Caos nel processo Maradona, giudice si dimette dopo il trailer di un documentario

Il processo sulla morte di Diego Armando Maradona si trasforma in un cortocircuito mediatico e giudiziario che rischia di far saltare tutto. A San Isidro, provincia di Buenos Aires, dove da due mesi è in corso il procedimento contro i sette operatori sanitari accusati di aver contribuito alla morte del Pibe de Oro per “omicidio con dolo eventuale”, la giudice Julieta Makintach ha lasciato l’incarico in seguito a un clamoroso colpo di scena: è apparsa nel trailer di un documentario dedicato proprio al caso, intitolato Divine Justice.

L’incredibile episodio è emerso in aula quando il pubblico ministero Patricio Ferrari, furioso, ha mostrato alla corte il video incriminato, accusando la giudice di essersi comportata «più da attrice che da giudice». Di fronte alla valanga di critiche, Makintach, 47 anni, ha rassegnato le dimissioni affermando di non avere “altra scelta”. Ma il danno ormai è fatto: la credibilità del processo vacilla e l’intero impianto rischia di crollare.

L’avvocato Mario Baudry, legale di Veronica Ojeda, ex compagna di Maradona, è stato netto: «Il processo è compromesso. Bisogna ricominciare da capo». La richiesta di azzeramento potrebbe ora riaprire mesi di udienze e oltre cento testimoni già convocati. Sul banco degli imputati restano il neurochirurgo Leopoldo Luque, ex medico personale del campione argentino, e sei membri dello staff sanitario.

L’accusa è durissima: aver gestito in modo “sconsiderato, carente e senza precedenti” la salute di Maradona, morto nel novembre 2020 per un arresto cardiaco e un edema polmonare mentre si stava riprendendo da un’operazione al cervello. La difesa respinge ogni addebito, sostenendo che Maradona – da sempre refrattario alle regole e ai medici – avrebbe rifiutato le cure e deciso di tornare a casa contro il parere dei sanitari. Sarà ora la giustizia argentina a decidere se far ripartire tutto daccapo o provare a salvare un processo che già prometteva di entrare nella storia, e che ora rischia di diventare un’incredibile farsa.

Dadart, il 30 maggio la mostra di Jacopo Mandich

Appuntamento il 30 maggio alla Galleria Dadart di Salerno con Jacopo Mandich e Stefano De Matteis.

Prosegue il ciclo di eventi culturali alla Galleria Dadart di Arte Contemporanea di Salerno (Lungomare Cristoforo Colombo 128 A), fondata da Daniela Diodato con la direzione artistica di Emanuele Forte. Il prossimo incontro, previsto per venerdì 30 maggio 2025 alle ore 19.30, si intitola *MIRABILIA. Siamo pronti a conoscerci davvero? e mette in dialogo arte e antropologia nel cuore del progetto “Dialoghi d’Arte”, a cura della giornalista e scrittrice Anna Marchitelli.

Jackal Project: quando la scultura diventa specchio dell’interiorità

Protagonista dell’evento sarà l’artista Jacopo Mandich con l’installazione *Jackal Project*, un’esplorazione visiva e sensoriale del disagio umano. L’opera prende forma attraverso creature esili e grottesche che, con la loro luminosità spettrale, popolano gli spazi della Galleria come presenze evanescenti. Ispirate a figure canine, queste sculture raccontano il contrasto tra apparenza e sostanza, forma e percezione, corpo e anima.

Attraverso una “trasparenza paradossale”, Mandich apre un varco per accedere a ciò che solitamente viene nascosto: le fragilità interiori, represse e ostacolate dalla società contemporanea. Un lavoro che invita lo spettatore a riconoscere e accogliere le proprie inquietudini.

L’arte di Jacopo Mandich: tra materia e metafora

Classe 1979, Jacopo Mandich è uno scultore romano la cui ricerca artistica si fonda sull’interazione tra materia e sensazione. Le sue opere generano cortocircuiti visivi e tattili: ibridazioni impossibili, logiche sovvertite, contrasti armonici che stimolano l’immaginazione e destabilizzano le certezze. Dopo la laurea in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2005, ha partecipato a mostre e biennali internazionali, tra cui la Biennale degli Urali in Russia, diventando il primo artista italiano invitato all’evento.

Il suo linguaggio visivo si sviluppa in una dimensione relazionale tra materia e spazio, dando vita a fenomeni che evocano realtà tanto terrestri quanto aliene.

Il dilemma dell’aragosta: la vulnerabilità come forza

Ad affiancare l’installazione, l’intervento dell’antropologo e saggista Stefano De Matteis, che presenterà il suo ultimo libro Il dilemma dell’aragosta (Meltemi). L’opera prende spunto dalla particolare condizione dell’aragosta, che nasce priva di protezioni e sviluppa un esoscheletro che, con il tempo, da difesa si trasforma in prigione. Per sopravvivere, l’aragosta è costretta a liberarsene, esporsi, rigenerarsi.

Una metafora potente, attraverso cui De Matteis propone una lettura antropologica dell’attualità: smettere di trincerarsi dietro certezze obsolete e abbracciare la vulnerabilità come leva per il cambiamento personale e collettivo. Una riflessione lucida sulla “forza della fragilità”.

# **Arte e pensiero: un dialogo necessario**

Il filo rosso che lega l’opera di Mandich e il pensiero di De Matteis è il tema della dissonanza tra involucro esterno e interiorità: ciò che appare e ciò che realmente siamo, in una società che premia l’immagine e reprime l’essenza. A fare da cornice, la consapevolezza che proprio l’arte – come sosteneva l’antropologo Edmund Leach, citato da De Matteis – può offrire strumenti per comprendere la complessità del presente: «Per risolvere i problemi della modernità si dovrebbe parlare con artisti e poeti, piuttosto che con docenti universitari».

I protagonisti: due voci a confronto

Jacopo Mandich vanta una solida formazione nelle Accademie di Belle Arti di Roma, Urbino e Torino. Ha partecipato a progetti di respiro internazionale e le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive di rilievo. Nel 2019 ha preso parte al progetto #Atelier4 – Macro Asilo, curato da Giorgio de Finis al Museo Macro di Roma.

Stefano De Matteis, docente all’Università Roma Tre e alla Pontificia Università Gregoriana, è uno dei principali studiosi italiani di antropologia della performance. Ha curato l’edizione italiana delle opere di Victor Turner e quelle di Ernesto de Martino, e collabora con Radio Rai 3 e con il domenicale del “Sole 24 Ore”.

Calaiò: “Conte? Spero resti a Napoli, al posto suo me la giocherei”

NAPOLI – «Mi auguro che Conte ci ripensi e rimanga». È un appello sincero quello lanciato da Emanuele Calaiò, ex attaccante del Napoli, a margine di un’iniziativa all’interno del carcere di Secondigliano. Parole che risuonano come un incoraggiamento a credere ancora nel progetto azzurro, in un momento in cui l’ombra dell’addio del tecnico salentino aleggia sull’ambiente partenopeo.

«Si sono presi un po’ di tempo – ha detto Calaiò – ma penso che dopo la festa stiano cercando tutti di convincerlo. Al posto suo io resterei». Un consiglio che sa di esperienza e appartenenza, quello dell’attaccante che vestì la maglia del Napoli dal 2005 al 2008, con un ritorno nel 2013, e che sente ancora forte il legame con la piazza: «Mi giocherei questa possibilità in un posto dove ti amano, con un gruppo che già conosci, con una società che vuole investire per la Champions. Io me la rischierei, invece di andare in un ambiente dove regna la confusione».

Parole nette anche su Aurelio De Laurentiis, al quale Calaiò riconosce il merito di un percorso lungo, ma coerente: «In vent’anni ha fatto il massimo, l’unico errore è stato lo scorso anno ma si è rifatto subito. Due scudetti in tre anni non me li aspettavo, il Napoli sta facendo qualcosa di straordinario». Infine, uno sguardo orgoglioso al passato e alle basi gettate: «Noi abbiamo messo i primi mattoni di questo progetto. Lo scudetto di quest’anno, conquistato con fatica, è forse ancora più bello di quello di due anni fa. Perché le cose sofferte hanno un altro sapore».

Volla, non si ferma all’alt: arrestato dopo inseguimento da film

Una fuga spericolata durata oltre quattro chilometri, tra le strade di Volla e quelle di Napoli, si è conclusa con un arresto e una caccia all’uomo ancora in corso. Protagonista Giuseppe Arienzo, 32 anni, già noto alle forze dell’ordine, finito in manette per resistenza a pubblico ufficiale dopo un rocambolesco inseguimento.

Tutto è iniziato in via Roma a Volla, quando una pattuglia dei carabinieri della sezione radiomobile di Torre del Greco ha intimato l’alt a una Volkswagen T-Roc sospetta. Arienzo, alla guida con altri tre passeggeri a bordo, ha ignorato l’ordine e ha dato gas, scatenando una folle corsa nel traffico notturno.

L’inseguimento si è concluso a Napoli, in via del Chiaro di Luna, dove l’auto è finita contro un marciapiede. A quel punto i tre complici sono riusciti a dileguarsi nella notte, mentre Arienzo è stato bloccato dai militari. Durante la perquisizione del veicolo, i carabinieri hanno rinvenuto numerosi attrezzi da scasso, compatibili con furti d’auto e altre attività illecite.

Barano d’Ischia, locale sulla spiaggia trasformato in discoteca: imprenditore denunciato

Era già finito sotto i riflettori per una maxi rissa con nove denunciati, ora torna nell’occhio del ciclone per abuso edilizio e attività non autorizzate. Parliamo di un noto ristorante sul litorale dei Maronti, a Barano d’Ischia, dove i carabinieri sono tornati per un nuovo controllo e hanno scoperto molto più di un semplice locale per la ristorazione.

Quando i militari hanno fatto irruzione, hanno trovato 150 persone che ballavano con musica e dj, trasformando la struttura in una vera e propria discoteca a cielo aperto. Peccato che, secondo quanto accertato, il locale non fosse abilitato per eventi di pubblico spettacolo.

Durante l’ispezione, condotta anche con il supporto dell’ufficio tecnico comunale, è emerso che sull’arenile demaniale erano state realizzate opere edili abusive: pedane in legno, un locale deposito, lettini e tavolini su una superficie di circa 80 metri quadrati. Il tutto in un’area vincolata da normative sismiche, paesaggistiche e ambientali, senza alcuna autorizzazione.

I carabinieri hanno sequestrato le strutture irregolari e denunciato il legale rappresentante dell’attività, che ora dovrà rispondere di apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo e occupazione senza titolo di suolo demaniale. Un’altra pagina nera che si aggiunge alla cronaca recente del locale più chiacchierato dell’isola.

Camorra, morto il boss Ciccio Mallardo, fondatore dell’Alleanza di Secondigliano

Napoli – Si è spento come era vissuto: tra sbarre e silenzi. Francesco Mallardo, detto “Ciccio ‘e Carlantonio”, lo storico boss di Giugliano e pilastro dell’Alleanza di Secondigliano, è morto oggi in una clinica dell’Emilia-Romagna, dove era ricoverato da tempo per il precipitare di una grave malattia.

A confermare il decesso, avvenuto in regime di carcere duro (41 bis), sono stati i suoi legali. Con lui se ne va l’ultimo patriarca di un’impero criminale che per decenni ha insanguinato la provincia nord di Napoli.

La fine di un’era

Dalla cella all’obitorio: Mallardo, 67 anni, era detenuto da anni nel circuito di massima sicurezza, isolato dal mondo ma mai davvero sconfitto.
Il male incurabile: Fonti investigative parlano di un tumore che lo consumava da mesi, mentre i carcerieri lo trasferivano tra ospedali blindati.
 L’ultima dimora: È morto lontano dalla sua Giugliano, terra che controllava con pugno di ferro, in una clinica della Pianura Padana scelta per ragioni di sicurezza.

Il regno del clan Mallardo

“Ciccio” non era un boss qualunque: fondamenta nell’Alleanza di Secondigliano, l’asse che unisce i grandi cognomi camorristici;
Matrimoni e sangue: i Mallardo sono imparentati con i Licciardi e altre dinastie, tessendo una ragnatela di potere su smaltimento rifiuti, appalti e droga;
Doppio volto: amato dai poveri (con elargizioni e “aiuti”) e temuto dai nemici (con esecuzioni esemplari).
In queste ore, a Giugliano e Secondigliano, circola un rispetto funebre. Nessun messaggio minaccioso, nessuna sigla di clan sui muri: solo sguardi bassi e fiumi di parole non dette. “È come se fosse morto un re”, mormora un pentito. “Ma oggi i clan non fanno più funerali da re”.

La resa dei conti mancata

Mallardo se ne va senza aver mai parlato, senza aver visto il crollo del suo sistema. Per la giustizia, resta una vittoria dimezzata: vinto dalla malattia, non dalla legge. Mai pentito, mai collaboratore. Simbolo di un vecchio potere della camorra

 

Choc a Portici, 15enne armato di ascia aggredisce i genitori: arrestato

Portici – Un episodio di devianza giovanile scuote Portici, dove un ragazzo di appena 15 anni è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e porto abusivo di arma bianca.

Il giovane, armato di un’ascia, ha seminato il panico nella sua abitazione, aggredendo i genitori e distruggendo parte della casa.

Tutto è iniziato quando il padre, un 50enne preoccupato per il sospetto abuso di droghe da parte del figlio, ha fatto analizzare le urine del ragazzo, risultate positive agli oppiacei. Al rimprovero del genitore, il 15enne ha reagito con violenza inaudita: ha afferrato un’ascia dall’area attrezzi da giardino, danneggiando le pareti esterne dell’abitazione e frantumando i vetri delle grate.

Non pago, ha minacciato di morte il padre, barricatosi in casa, e ha continuato la sua furia distruttiva prendendo a pugni altre finestre. La madre, nel tentativo di calmarlo, è stata a sua volta aggredita. Il giovane è poi fuggito scavalcando il muro di recinzione.

Allertati dal 112, i Carabinieri sono intervenuti rapidamente, sequestrando l’ascia e rintracciando il 15enne in via IV Novembre, vicino alla stazione Circumvesuviana di Portici/Bellavista.

Era scappato vicino alla Stazione

Il ragazzo, descritto come ostile e arrogante anche nei confronti delle forze dell’ordine, è stato arrestato e trasferito al centro di prima accoglienza di Napoli Colli Aminei. Ora dovrà rispondere delle gravi accuse, mentre le autorità indagano su un caso che evidenzia il dramma della devianza giovanile e delle dipendenze.

Torna la Festa dell’Ascensione al Real Sito di Carditello

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Dal 31 maggio al 2 giugno, eventi equestri, musica lirica e rievocazioni borboniche nella Reggia.
Il Real Sito di Carditello si prepara a ospitare, dal 31 maggio al 2 giugno 2025, la storica Festa dell’Ascensione, con il patrocinio del Fondo per l’Ambiente Italiano. Un appuntamento che affonda le sue radici nel 1792, quando fu istituito da Ferdinando IV di Borbone per avvicinare la popolazione della “Terra di Lavoro” alla vita di corte e alla cultura equestre.

Atmosfere borboniche e suggestioni popolari

Visite, figuranti in costume, spettacoli per bambini e degustazioni

Il programma prevede un’esperienza immersiva tra rievocazioni storiche e attività per famiglie. I visitatori potranno esplorare le Sale Reali, assistere a spettacoli di figuranti in costume e partecipare a letture animate come “L’eroe arriva sempre a cavallo”. Non mancheranno stand espositivi e degustazioni di prodotti enogastronomici locali.

Sport e fede: domenica la gara e la processione

Endurance Pony e celebrazione religiosa con la benedizione dell’acqua

Domenica 1° giugno si terrà alle ore 9 la terza tappa del Campionato regionale Endurance Pony, promossa dalla Federazione Italiana Sport Equestri. Alle 18.30, spazio alla tradizione religiosa con la processione della Pala d’Altare e la Santa Messa, officiata da Don Antonio Mingione della Parrocchia di San Tammaro, seguita dalla benedizione dell’acqua dell’Acquedotto Carolino.

“Cuore d’Oro”: la lirica nel segno di Pavarotti

Concorso internazionale con Nicoletta Mantovani e la Fondazione Luciano Pavarotti**

Sempre domenica e lunedì 2 giugno, è in programma il Concorso lirico internazionale “Cuore d’Oro”, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti. L’evento, diretto dal maestro Walter Omaggio, selezionerà le voci emergenti che debutteranno nell’opera La Bohème. Presidente della Commissione sarà Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti e presidente della Fondazione che porta il suo nome, da sempre impegnata nella promozione di giovani talenti.

Carditello come modello di inclusione culturale

Maurizio Maddaloni: “Un evento che unisce tradizione e innovazione”

“La Festa dell’Ascensione – afferma Maurizio Maddaloni, presidente della Fondazione Real Sito di Carditello – rappresenta un palcoscenico naturale che esprime l’identità storica e culturale del territorio. L’inclusione della Fondazione Pavarotti rafforza il nostro obiettivo di rendere Carditello un riferimento turistico e culturale internazionale”.

Famiglie senza Frontiere: laboratori e giochi per bambini

Il 2 giugno, attività ludiche e creative curate da La Mansarda e FDA Event Creator

La giornata di lunedì 2 giugno sarà dedicata alle famiglie con la quinta edizione di “Famiglie senza Frontiere”, dalle 10 alle 16. In programma letture animate, laboratori multisensoriali, lezioni di pilates e giochi per tutte le età, a cura de La Mansarda Teatro dell’Orco in collaborazione con FDA Event Creator.

Omaggio alle Forze Armate e celebrazioni istituzionali

Cerimonia con Aeronautica, Esercito, radioamatori e il FAI

Sempre lunedì 2 giugno, a partire dalle ore 11, si svolgerà la cerimonia solenne con la partecipazione del IX Stormo “Francesco Baracca” dell’Aeronautica Militare Italiana, del Comando Brigata Bersaglieri “Garibaldi”, e di delegazioni delle Forze dell’Ordine. Presenti anche l’Associazione Arma Aeronautica “Aviatori d’Italia”, l’Associazione Radioamatori Caserta e la Delegazione FAI di Caserta con stand espositivi e informativi.

Napoli, morte di Chiara Jaconis: fu un bambino a lanciare la statuetta dal balcone

Napoli– A nove mesi dalla tragica morte di Chiara Jaconis, la 30enne padovana deceduta a Napoli dopo essere stata colpita alla testa da un frammento di statua, la Procura per i minorenni di Napoli ha chiuso l’inchiesta, rivelando dettagli cruciali sull’accaduto.

A lanciare la statuetta dal balcone sarebbe stato un bambino di età inferiore ai 14 anni, e quindi non imputabile per legge.

La dinamica della tragedia nei Quartieri Spagnoli

La tragedia si consumò lo scorso 15 settembre 2024 nei Quartieri Spagnoli, dove Chiara si trovava in vacanza con il compagno. Durante una passeggiata tra via Sant’Anna di Palazzo e Santa Teresella, un frammento di statua in marmo le piombò improvvisamente in testa.

Il fidanzato, inizialmente, pensò a un malore, ma la vista delle macchie di sangue sul capo di Chiara rivelò la drammatica verità. La giovane è morta due giorni dopo all’Ospedale del Mare.

Genitori indagati per omessa custodia e vigilanza

Le indagini hanno stabilito che l’oggetto è stato lanciato dal figlio minore di una coppia residente nel quartiere. Il fratello maggiore del bambino è stato scagionato e la sua posizione è stata archiviata.

L’attenzione della Procura ordinaria si è ora spostata sui genitori del tredicenne, indagati per omessa custodia e vigilanza. L’ipotesi è che non abbiano fatto abbastanza per prevenire il gesto del figlio.

Testimonianze raccolte tra i vicini avrebbero infatti rivelato che episodi simili si sarebbero già verificati in passato. La madre avrebbe persino tentato di bloccare l’accesso al terrazzino con divani, biciclette e un chiavistello alle finestre, segnale di una consapevolezza del rischio che incombeva.

La svolta nelle indagini: dettagli tecnici cruciali

La svolta investigativa è arrivata grazie a un dettaglio tecnico fondamentale: il frammento che ha colpito Chiara era parte di una statua in pietra raffigurante Nefertiti. Le analisi tridimensionali e di traiettoria hanno escluso che l’oggetto potesse provenire dai piani inferiori, confermando invece che la statuetta si è spezzata dopo aver colpito una ringhiera al secondo piano, precipitando dal terzo e ultimo piano.

Nonostante i genitori abbiano ripetutamente negato di aver mai posseduto una statua simile, le autorità stanno ora conducendo ulteriori accertamenti patrimoniali e ambientali per verificare il grado di vigilanza esercitato all’interno dell’abitazione.

Napoli, stangata sul clan Contini: 15 arresti dopo il ferimento di Gioele Lucarelli

Napoli – Quindici persone sono finite in carcere questa mattina, 29 maggio 2025, nell’ambito di una maxi operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Gli arresti sono stati eseguiti in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale del Riesame, che ha accolto il ricorso della Procura dopo un precedente rigetto parziale da parte del gip.

Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, porto e detenzione di armi, lesioni aggravate e vari episodi di detenzione e spaccio di droga, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Le condotte contestate avrebbero agevolato le attività del clan Contini, storico cartello camorristico dell’Alleanza di Secondigliano.

L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile, è partita dal ferimento a colpi di pistola di Gioele Lucarelli, avvenuto il 20 settembre 2021. Secondo gli investigatori, l’agguato sarebbe maturato all’interno del cosiddetto “gruppo della Stadera”, una costola dei Contini, in un contesto di forti tensioni interne e lotte per la leadership.

Lucarelli, infatti, avrebbe tentato di staccarsi dalla fazione originaria per dare vita a un gruppo autonomo ma comunque legato al clan madre. Il nuovo sodalizio si sarebbe rifornito di droga sia da ambienti legati a Scampia sia dalla zona del Connolo, a Poggioreale, scegliendo di volta in volta i fornitori più convenienti sul piano economico.

Il gruppo, attivo nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti, operava nell’area della cosiddetta “Cittadella”, tra Napoli e Casoria, ma riforniva anche piazze di spaccio stabili nei quartieri di Ponticelli, Secondigliano e persino nella città di Avellino.

Le indagini hanno inoltre documentato la disponibilità di armi da fuoco e la volontà del gruppo di armarsi ulteriormente in vista di possibili scontri con fazioni rivali.

Già il 20 giugno 2024 erano stati eseguiti 30 arresti legati alla stessa inchiesta, ma in quell’occasione il gip aveva escluso la sussistenza dei gravi indizi per il reato di associazione mafiosa e per il tentato omicidio di Lucarelli, nonché l’aggravante mafiosa per altri capi d’accusa.

A seguito dell’appello della Procura, il Riesame ha ora ribaltato quella decisione, emettendo una nuova ordinanza di custodia cautelare eseguita all’alba di oggi.

Ryanair condannata a risarcire passeggeri per ritardo volo Bergamo-Napoli

Una nuova e significativa sentenza del Giudice di Pace di Bergamo ha stabilito che i passeggeri hanno diritto a un risarcimento in caso di ritardo aereo prolungato.

La compagnia aerea Ryanair è stata condannata a pagare 1.500 euro a sei passeggeri bergamaschi, assistiti da ItaliaRimborso, a seguito di un grave ritardo del volo FR2285 da Bergamo a Napoli, avvenuto il 18 settembre 2023.

Il volo, originariamente previsto per le 05:55, è decollato con quasi cinque ore di ritardo, partendo effettivamente alle 10:44. Di conseguenza, i passeggeri sono giunti a destinazione solo alle 12:15, anziché alle 07:20 come previsto.

Diritto al risarcimento riconosciuto: non serve reclamo preventivo

ItaliaRimborso, agendo in giudizio su mandato dei viaggiatori, ha richiesto il riconoscimento della compensazione pecuniaria di 250 euro per ciascun passeggero, come stabilito dal Regolamento CE n. 261/2004. Il giudice ha riconosciuto pienamente il diritto al risarcimento per tutti i passeggeri coinvolti.

“Questa sentenza – dichiarano da ItaliaRimborso – rafforza ancora una volta il diritto dei passeggeri ad essere risarciti in caso di ritardi prolungati, confermando che non è obbligatorio presentare un reclamo prima di agire legalmente”.

L’azione legale e il successo ottenuto confermano l’impegno di ItaliaRimborso nel tutelare i diritti dei passeggeri aerei, offrendo assistenza professionale per ottenere il giusto risarcimento in caso di disservizi.

Napoli, i carabinieri a Capodimonte per la restituzione del quadro della Madonna Concezione rubato nel 1978

Napoli – Dopo un lungo viaggio durato 46 anni, torna oggi a Napoli “L’Immacolata Concezione”, il prezioso dipinto trafugato nel 1978 dalla Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte

. Alle 12:00, nel Salone da Ballo del Museo di Capodimonte, si terrà la conferenza stampa per la restituzione ufficiale dell’opera, alla presenza dei militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC).

Il furto e il ritrovamento

1978: il dipinto viene sottratto dalla chiesa seicentesca del Real Bosco, un luogo simbolo della città;
2024: l’opera riemerge durante un’indagine internazionale del TPC, che ne segue le tracce tra mercato nero e collezionisti privati;
Identificazione certa: grazie a analisi diagnostiche e documentazione storica, i Carabinieri hanno confermato l’autenticità del dipinto.

La cerimonia di restituzione

All’evento interverranno:
Generale Roberto Riccardi, Comandante del TPC;
Direttore del Museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger;
Autorità ecclesiastiche e rappresentanti della Soprintendenza.

L’opera, dopo un restauro conservativo, tornerà esposta al pubblico nella sua collocazione originaria, la Chiesa di San Gennaro, cuore del Parco di Capodimonte.

Un successo dei Carabinieri TPC

Il recupero si inserisce nell’operazione “Arte Ritrovata”, che solo nel 2025 ha riportato in Italia 15 capolavori rubati. “Questo dipinto – spiegano gli investigatori – è un simbolo di identità cittadina: restituirlo significa chiudere un cerchio doloroso”.

Napoli, rapina professionista mentre rientra in casa: arrestato 48enne

Napoli – I Carabinieri della Stazione di Napoli Borgo Loreto hanno eseguito oggi un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli, nei confronti di A.B., 43enne di Somma Vesuviana, gravemente indiziato di una rapina commessa lo scorso novembre ai danni di una giovane donna.

Secondo le indagini, coordinate dall’autorità giudiziaria partenopea, l’uomo avrebbe approfittato della vulnerabilità della vittima, una professionista di ritorno a casa dopo il lavoro.

Con un raggiro, il 43enne sarebbe riuscito a introdursi nella corte condominiale dell’abitazione della donna, per poi minacciarla di morte, aggredirla e sottrarle effetti personali, tra cui titoli di credito. Dopo il colpo, l’indagato si sarebbe dato alla fuga, utilizzando i beni rubati in un negozio della zona.

Identificato grazie alle immagini delle telecamere

Grazie a un’accurata analisi delle immagini di video sorveglianza e alla ricostruzione del percorso di fuga, i Carabinieri hanno identificato il presunto responsabile, già noto alle forze dell’ordine. L’arresto rappresenta l’esito di un’indagine meticolosa, che ha permesso di raccogliere elementi probatori significativi a carico del 43enne, ora ristretto in carcere in attesa delle ulteriori fasi giudiziarie.

Nola, aste truccate e violenza: cinque arresti tra cui una donna

Nola – Nella mattinata del 27 maggio 2025, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Nola su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di cinque persone – quattro uomini e una donna – gravemente indiziate, a vario titolo, di turbata libertà degli incanti, tentata estorsione, bancarotta fraudolenta patrimoniale, calunnia e favoreggiamento personale.

Le indagini sono scaturite da una denuncia sporta da un privato cittadino che, nell’ottobre 2023, è stato aggredito e minacciato di morte in strada mentre si recava presso lo studio di un curatore fallimentare per partecipare a un’asta giudiziaria relativa a un terreno situato nel comune di Saviano, nell’ambito di una procedura disposta dal Tribunale di Nola.

Grazie alla ricostruzione dettagliata fornita dalla vittima, gli inquirenti hanno avviato una complessa attività investigativa, che ha incluso intercettazioni telefoniche e l’analisi di sistemi di videosorveglianza, riuscendo così a identificare nei responsabili l’ex proprietario del terreno e alcuni suoi presunti complici.

Nel corso delle indagini, è inoltre emerso che uno degli indagati, nonostante la dichiarazione di fallimento della propria società, avrebbe continuato a operare nel medesimo settore attraverso un’altra impresa intestata formalmente a soggetti terzi, configurando una bancarotta fraudolenta patrimoniale.

Al termine dell’operazione, uno degli arrestati è stato condotto nel carcere di Napoli Poggioreale, mentre gli altri quattro, tra cui una donna, sono stati posti agli arresti domiciliari.

 

Camorra, il boss Anastasio risolveva anche le contese sentimentali. I 28 INDAGATI

L’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ha rivelato l’esistenza di due distinte ma interconnesse associazioni criminali, entrambe operanti sotto l’egida del potente clan Mazzarella.

Le operazioni si sono concentrate sul traffico di sostanze stupefacenti e sulle estorsioni, portando all’individuazione di 28 persone indagate.

L’inchiesta ha messo in luce la capillare organizzazione di una piazza di spaccio di droghe pesanti e leggere (cocaina, crack, kobret, hashish e marijuana) all’interno del Parco “Fiordaliso” di Via San Sossio a Somma Vesuviana. Questa attività era gestita da De Bernardo Rosario (fratello del defunto Vincenzo “Pisello”, ucciso in un agguato di camorra nel 2015), inizialmente affiancato da Di Caprio Salvatore, detto “Totore”, e successivamente da Correale Clemente.

Il monopolio dei Mazzarella e la direttiva dal carcere

A capo dell’intera struttura, come emerge dalle oltre 250 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Leda Rossetti, e garante del sostanziale monopolio sulla zona era Mazzarella Michele, capo dell’omonimo clan, attualmente detenuto nel carcere di Siracusa.

Dalle indagini è emerso che Mazzarella non solo autorizzava l’attività, ma percepiva anche pagamenti settimanali per il sostentamento del clan e dei suoi affiliati detenuti. Il suo controllo si estendeva anche all’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, gestito dai suoi fedelissimi come Di Caprio Salvatore e il suo braccio destro Civita Fabio, e successivamente da Annunziata Fabio, detto “Masaniello”, dopo l’arresto di Di Caprio.

In seguito all’arresto di Di Caprio, De Bernardo Rosario ha riorganizzato l’associazione, ottenendo il benestare di Mazzarella Michele, tramite una lunga videochiamata, per una gestione congiunta del gruppo con Correale Clemente. In questo modo, l’attività di spaccio di cocaina, crack e kobret è proseguita incessantemente, con la collaborazione del nipote De Bernardo Roberto per hashish e marijuana.

Sono stati individuati numerosi acquirenti, tra cui D’Atri Anna, Natella Michele, Bova Rosa, Lanzone Salvatore e Martiniello Carmine, detto “o’ Cavallaro”, a loro volta spacciatori e capi di altre piazze di spaccio all’interno del Parco Fiordaliso. Una di queste, gestita direttamente da Correale Clemente con l’aiuto dei pusher Scurti Francesco, Baia Antonio e Buonocore Ferdinando, si riforniva stabilmente dalla consorteria o versava una tangente settimanale di circa 400-500 euro.

Il clan Anastasio: spaccio, estorsioni e “filo diretto” con Mazzarella

L’indagine ha altresì rivelato l’esistenza di una seconda associazione camorristica, sempre sotto l’influenza del clan Mazzarella, guidata da Anastasio Raffaele, detto “Felice”. Con il placet di Michele Mazzarella, con cui vanta un “filo diretto” (come emerso da intercettazioni: “Scorpione [ovvero Giannetti Salvatore] ha parlato con Michele? no, perché noi teniamo il telefono diretto…”), Anastasio esercita un controllo costante sul territorio del Comune di Sant’Anastasia.

Le attività del clan Anastasio includono la gestione di un rilevante traffico di stupefacenti, l’estorsione ai danni di numerosi commercianti e imprenditori locali, e l’assistenza economica e legale agli affiliati detenuti.

L’alleanza tra i gruppi “Anastasio” e “De Bernardo” sotto l’egida dei Mazzarella è emersa chiaramente da un summit tenutosi il 6 febbraio 2024 nell’abitazione di De Bernardo Rosario, oggetto di monitoraggio ambientale. Durante l’incontro, per risolvere una problematica sorta in relazione a una piazza di spaccio rifornita dagli “Anastasio” ma gestita da Lanzone Alessandro, residente nel roccaforte dei De Bernardo, Anastasio Raffaele ha evidenziato l’alleanza criminale, definendo i Mazzarella come “la Famiglia” e “i fratelli nostri”.

La struttura verticistica e il potere di intimidazione

L’indagine ha ricostruito una complessa struttura associativa camorristica, che si estende dalla detenzione e cessione di droga e armi  fino all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti  e all’associazione camorristica guidata da Anastasio Raffaele .

La caratura criminale di Anastasio “Felice” e dei suoi uomini emerge anche dal fatto che i cittadini si rivolgono a loro per la risoluzione di problematiche personali, come dimostrato da una registrazione ambientale del 22 maggio 2024 in cui un parente chiedeva aiuto per una contesa sentimentale.

Il clan Anastasio è descritto come un’organizzazione storica e consolidata, con un potere di intimidazione radicato nel territorio di Sant’Anastasia, derivante anche dall’appartenenza di suoi esponenti di vertice (Anastasio Aniello, detenuto a Milano) e affiliati di lungo corso già condannati per associazione camorristica.

La struttura è gerarchicamente organizzata, con ciascun componente consapevole del proprio ruolo e rispettoso delle gerarchie. Il gruppo si dedica, a differenza di quello di Somma, anche alle estorsioni.

L’indubbio carisma di Anastasio Raffaele “Felice” e il suo ruolo apicale nel clan sono emersi chiaramente nel summit con i De Bernardo, dove ha ribadito il suo contatto con Mazzarella e ha stabilito che Lanzone Alessandro, lavorando per il suo gruppo, dovesse essere esentato da richieste estorsive. Esposito Salvatore “Cioccolata” e Di Cicco Clemente eseguono le direttive del capo, come dimostrato da intercettazioni e da un “bacio sulla bocca” tra gli affiliati, tipico gesto in contesti camorristici.

L’elenco degli indagati:

  1. ANASTASIO Raffaele, detto “Felice”, nato a Sant’Anastasia (NA) il 27.02.1982. (carcere)
  2. ANNUNZIATA Fabio, detto anche “Masaniello”, nato a Napoli il 29.09.1985. (carcere)
  3. BAIA Antonio, nato a Ottaviano (NA) il 03.08.2004. (arresti domiciliari)
  4. BARRA Antonio, nato a Napoli in data 03.03.2002.
  5. BOVA Rosa, nata a Catanzaro (CZ) in data 20.10.1985. (carcere)
  6. BUONOCORE Ferdinando, detto anche “Bombolone”, nato a Napoli il 26.03.1977. (carcere)
  7. CILIBERTI Luigi, nato a Napoli il 20.03.1971. (arresti domiciliari)
  8. CIVITA Fabio, detto anche “Zoccola nera”, nato a San Giuseppe Vesuviano il 26.06.1980. (carcere)
  9. CORREALE Clemente, nato a Napoli il 05.11.1999. (carcere)
  10. CUOZZO Enzo, nato ad Abbiategrasso (MI) in data 31.07.1968. (carcere)
  11. D’ATRI Anna, detta Ninnotta, nata a Napoli in data 29.09.1975.
  12. DE BERNARDO Assunta, nata a Napoli il 14.08.1972.
  13. DE BERNARDO Ivana, nata a Napoli in data 21.06.2000.
  14. DE BERNARDO Roberto, nato ad Ottaviano (NA) il 26.01.2005. (carcere)
  15. DE BERNARDO Rosario, nato a Napoli il 31.10.1970. (carcere)
  16. DI CAPRIO Salvatore, detto anche “Totore”, nato a Napoli il 20.11.1983.(carcere)
  17. DI CICCO Clemente, nato ad Acerra (NA) il 10.02.1983.(carcere)
  18. ESPOSITO Salvatore, alias “Cioccolata”, nato a Somma Vesuviana (NA) il 04.09.1976. (carcere)
  19. GIANNETTI Salvatore, detto anche “Scorpione”, nato a Napoli il 26.09.1982.
  20. GUADAGNI Mario, nato a Sant’Anastasia (NA) il 25.05.1966.
  21. LANZONE Alessandro, nato a Cercola (NA) in data 14.08.1986. (carcere)
  22. LANZONE Salvatore, nato a Napoli in data 26.05.2003.
  23. MARTINIELLO Carmine, detto “o’ Cavallaro”, nato in Svizzera (EE) in data 05.10.1962. v
  24. MAZZARELLA Michele, detto anche “o’ Fenomeno”, nato a Napoli il 14.07.1978. (carcere)
  25. MENNA Antonio, nato a Napoli in data 30.03.1982. (carcere)
  26. MIRANDA Carmela, nata a Napoli in data 24.05.1974. (carcere)
  27. NATELLA Michele, nato a Ottaviano (NA) in data 09.12.1988.
  28. SCURTI Francesco, nato a Napoli il 06.03.2003. (carcere)

(nella foto da sinistra Michele Mazzarella, Raffaele Anastasio, Salvatore Esposito, Rosa Bova, Rosario De Bernando, salvatore Di Caprio e Fabio Civita)

Castellammare, al via il processo contro i “Fasano” dell’Acqua della Madonna

Si è aperto ieri, davanti al collegio D del Tribunale di Torre Annunziata, il processo a carico della famiglia Fontana, nota alle cronache locali come i “Fasano” dell’acqua della Madonna, accusata a vario titolo di estorsione ai danni di un imprenditore di Castellammare di Stabia, titolare di un’attività di ormeggio nella zona di via Brin.

Durante la prima udienza, è stata avviata la fase istruttoria, nel corso della quale i Carabinieri del Nucleo Operativo di Torre Annunziata, delegati alle indagini, hanno tracciato un quadro dei principali clan criminali operanti nel territorio stabiese, tra cui figurerebbe anche il gruppo dei Fasano.

Tuttavia, l’istruttoria è stata rinviata in attesa della trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali, elementi ritenuti centrali nell’impianto accusatorio e che hanno condotto all’arresto degli imputati.

Nel frattempo, il collegio difensivo – composto dagli avvocati Olga Coda, Catello Di Capua, Giovanni Filosa e Raffaele Pucci – ha depositato ampie liste di testimoni, ritenuti fondamentali per offrire una ricostruzione alternativa dei fatti e introdurre elementi a discarico dei propri assistiti.

Il processo si preannuncia complesso e delicato, anche per il contesto criminale in cui si inserisce, con implicazioni che potrebbero estendersi oltre il singolo episodio contestato.

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