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Morto il papà di Stefano De Martino, aveva 61 anni

È morto Enrico De Martino, padre del conduttore Stefano De Martino. Aveva 61 anni e, secondo quanto riferito, da tempo affrontava problemi di salute. La notizia si è diffusa rapidamente nelle ultime ore, suscitando cordoglio a Torre Annunziata, dove l’uomo era conosciuto e stimato.

Ex ballerino professionista, Enrico De Martino aveva legato una parte importante della sua vita al mondo della danza, passione poi trasmessa anche al figlio. In particolare, aveva lavorato al Teatro San Carlo di Napoli, prima di lasciare le scene quando aveva 25 anni, scegliendo di dedicarsi alla famiglia dopo la gravidanza della moglie.

Nel corso degli anni Stefano De Martino ha parlato più volte del rapporto con il padre, descritto come intenso ma non semplice, soprattutto nella fase iniziale. Proprio Enrico, pur avendo consegnato al figlio l’amore per la danza, avrebbe guardato con preoccupazione alla scelta di trasformarla in una carriera, temendo sacrifici e incertezze tipici di un percorso artistico. Una rigidità che, col tempo, si sarebbe attenuata fino a lasciare spazio a una relazione più serena.

Secondo quanto raccontato in diverse interviste dal conduttore, il legame tra i due si sarebbe rafforzato ulteriormente con la nascita di Santiago, elemento che avrebbe favorito dialogo e complicità. Dopo l’addio al palcoscenico, Enrico De Martino avrebbe continuato a coltivare la danza come passione, dedicandosi poi alla ristorazione.

La scomparsa di Enrico De Martino chiude una storia familiare segnata da scelte di responsabilità, rinunce e un affetto rimasto centrale nel racconto pubblico del figlio, oggi volto noto della Rai.
Nel giorno dell’addio, in tanti ricordano Enrico De Martino come un uomo legato alla famiglia e alle proprie scelte, in una storia fatta di responsabilità, rinunce e affetto.

 La nascita di Stefano bloccò la sua carriera di ballerino del San Carlo

Enrico De Martino ha dedicato tutta la vita alla danza, collaborando con scuole e compagnie della Campania e danzando anche al Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2025 gli era stato conferito al Teatro Verdi di Salerno il premio alla carriera nell’ambito della XXIV edizione del Premio Salerno Danza, sotto la direzione artistica di Corona Paone, étoile del San Carlo, e Luigi Ferrone, primo ballerino del Massimo partenopeo.

Enrico De Martino ricordava con orgoglio il proprio percorso artistico e la sua carriera interrotta a 25 anni, quando la moglie gli annunciò di essere incinta di Stefano. “A quel punto ho dovuto assumermi una responsabilità. La danza è diventata un hobby, ma ho fatto di tutto perché Stefano potesse vivere quella passione”, aveva spiegato in un’intervista al “Corriere della Sera”.

Fino ai 40 anni, Enrico De Martino aveva combinato la danza con l’attività di ristoratore, continuando a collaborare con varie scuole della Campania. Il rapporto tra Stefano De MARTINO e il padre è stato negli anni profondo e complesso. Più volte il conduttore ha raccontato come Enrico fosse inizialmente contrario alla sua scelta di intraprendere la carriera nella danza, ritenuta troppo dura e incerta.

Una posizione spiegata dallo stesso Enrico in diverse interviste, nelle quali aveva sottolineato le difficoltà fisiche e mentali del mestiere. Con il tempo, il legame tra padre e figlio si è progressivamente rafforzato, trovando un nuovo equilibrio soprattutto dopo la nascita di Santiago, che ha contribuito a rendere il rapporto più disteso e consapevole.

Enrico ricordava anche la soddisfazione di vedere il figlio affermarsi come conduttore televisivo: “Ho seguito tutta la sua evoluzione, passo dopo passo. Vederlo condurre programmi importanti è una gioia enorme.

Il regalo più grande è che è rimasto la persona che era, senza montarsi la testa”. Tra i ricordi più preziosi, anche quello del primo incontro con Maria De Filippi, talent scout di Stefano ad “Amici”: “Fu un bell’incontro. Mi chiese se ero contento della carriera di mio figlio e cosa potevo rispondere? Contentissimo”.

E il padre amava sottolineare come il successo di Stefano non abbia cambiato la sua umanità: “Ci ha sempre fatto bei regali, ma il dono più grande è che è rimasto il ragazzo che conoscevamo”.

Arrestati a Marcianise due giovanissimi con oro e contanti: avevano truffato un’anziana

La Polizia di Stato di Caserta ha arrestato un giovane nato nel 2005 e denunciato a piede libero un minorenne, entrambi originari della provincia di Napoli, accusati di truffa aggravata ai danni di un’anziana.

Il fermo è scattato durante un controllo della Polizia Stradale di Caserta Nord nel territorio di Marcianise, dopo la segnalazione di un’auto ritenuta riconducibile a truffe ai danni di persone anziane.

A bordo del veicolo c’erano due persone che, secondo quanto riferito dagli investigatori, avrebbero mostrato nervosismo e un atteggiamento sospetto. Gli agenti hanno quindi approfondito gli accertamenti con una perquisizione, trovando diversi monili in oro e
650 euro in contanti.

Le verifiche successive avrebbero permesso di ricondurre oro e denaro a una truffa consumata poco prima ai danni di una donna di
80 anni residente a Rosciano, in provincia di Pescara. La vittima sarebbe stata contattata telefonicamente con il metodo del “finto nipote”: un uomo, fingendosi un familiare, le avrebbe raccontato di un presunto problema che coinvolgeva il figlio e della necessità di consegnare denaro per “evitare” conseguenze, arrivando a evocare un trattenimento presso i Carabinieri.

Poco dopo, sempre secondo la ricostruzione, a casa dell’anziana si sarebbe presentato un finto carabiniere, al quale la donna avrebbe consegnato gli oggetti in oro e i
650 euro, spaventata per quanto prospettato al telefono.

Il 20enne è stato arrestato per truffa aggravata e condotto in attesa della convalida con rito direttissimo. Il presunto complice minorenne è stato invece denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni.

Napoli, blitz nei locali della movida del Centro storico: multe e chiusure

La Questura di Napoli ha intensificato i controlli nelle zone della movida del centro storico. Coinvolti i Commissariati Decumani, Pianura e Vasto-Arenaccia della Polizia di Stato, i militari della Guardia di Finanza, la Polizia Locale e il supporto dell’ASL NA1 Centro.

91 persone fermate e 22 locali passati al setaccio

Gli operatori hanno identificato complessivamente 91 persone e ispezionato 22 esercizi commerciali. A diversi titolari sono state contestate non conformità gravi, con 9 attività sanzionate per occupazione abusiva di suolo pubblico, mancata emissione scontrini e assenza del manuale HACCP.

Multe salate, sequestri e stop a due locali

Le sanzioni ammontano a circa 10.000 euro. Due attività sono state sospese per gravi carenze igienico-sanitarie, mentre sono stati sequestrati 130 kg di alimenti non a norma.

Farine animali non tracciate, maxi-sequestro in Irpinia: 400 tonnellate in un deposito clandestino

Avellino– Un’operazione che scuote la filiera alimentare irpina. I Carabinieri del nucleo forestale di Castel Baronia, insieme ai colleghi dell’Arma territoriale e al personale dell’Asl di Avellino, hanno messo le mani su un carico impressionante: 400 tonnellate di farine animali senza tracciabilità, stoccate in un’azienda di Alta Irpinia.

I militari hanno fatto irruzione nell’impianto dopo un’attività di indagine riservata. Le farine, destinate alla distribuzione, erano ammassate senza alcun documento che ne certificasse l’origine e la destinazione. Un buco nero nella filiera che avrebbe potuto compromettere interi allevamenti.

I rischi per la salute pubblica

Ma non è tutto. Nel deposito sono state trovate anche 40 tonnellate di pelli animali, per le quali è stato immediatamente disposto il divieto di commercializzazione. Il tutto è stato posto sotto sequestro per accertare la presenza di marcatori e contaminanti.

La mancanza di tracciabilità rappresenta un pericolo enorme. Queste farine, infatti, potrebbero contenere proteine animali vietate o contaminate. La legge è severa: solo prodotti certificati possono entrare nella catena alimentare. L’irregolarità scoperta dai Carabinieri rischia di avere ripercussioni su tutto il comparto zootecnico campano.

Le indagini sono ancora in corso. I militari stanno ora risalendo alla provenienza del materiale e alle connessioni dell’azienda. Intanto, il sequestro resta l’ultimo atto di una guerra senza quartiere contro l’illecito nella filiera alimentare della Campania.

Napoli, boccata d’ossigeno: Lukaku è abile e arruolabile. Neres, il Chelsea resta un miraggio

Napoli– Tra sorrisi ritrovati e qualche smorfia di dolore che invita alla prudenza, il Napoli fa la conta dei disponibili in vista di un gennaio di fuoco.

A fare il punto sulla situazione medica del club azzurro è direttamente il responsabile dello staff sanitario, il dottor Raffaele Canonico, intervenuto ai microfoni di Radio Crc. Il quadro che ne esce è in chiaroscuro: se da un lato Antonio Conte ritrova il suo “totem” offensivo, dall’altro deve gestire situazioni delicate per quanto riguarda la fantasia e il centrocampo.

Il ritorno di Big Rom

la notizia più attesa riguarda Romelu Lukaku. Il gigante belga si è messo alle spalle i problemi fisici ed è tecnicamente pronto. “Chi va in panchina può scendere in campo, questo è il presupposto”, ha chiarito Canonico, riferendosi alla recente Supercoppa dove la presenza dell’attaccante era stata dettata anche da logiche di spogliatoio.

“Negli ultimi giorni ha lavorato completamente con la squadra. Ora la valutazione spetta al mister, ma clinicamente Lukaku è recuperato”. Una pedina fondamentale che torna sullo scacchiere tattico in un momento cruciale.

Il caso Neres e la prudenza

Meno ottimistiche le notizie sul fronte David Neres. L’esterno brasiliano sta combattendo con i postumi di una distorsione alla caviglia che si sta rivelando più insidiosa del previsto. “L’evoluzione clinica è stata positiva, ma aumentando i carichi il ragazzo avverte ancora dolore”, spiega il medico sociale.

Da qui la scelta di non portarlo a Copenaghen e di rallentare la riabilitazione. “L’ideale adesso è non forzare. Vediamo per la sfida di Torino, mentre per il match contro il Chelsea resta un’ipotesi, ma è difficile”.

Il centrocampo: Anguissa e i tempi di De Bruyne

Situazione complessa anche in mediana. Zambo Anguissa, che sembrava pronto al rientro anticipato, ha subito una battuta d’arresto. “Si è bloccato con la schiena verso la fine dell’allenamento di martedì, un attacco di lombalgia forte e non prevedibile”, rivela Canonico. Si lavora per riaggregarlo entro il fine settimana.

Tempi più lunghi, come da copione, per Kevin De Bruyne (il cui inserimento nella rosa 2026 ipotizzata dal testo suggerisce un mercato stellare, ndr). Per il fuoriclasse, reduce da intervento chirurgico, la prognosi resta confermata: “Il reintegro assoluto in squadra è previsto tra fine febbraio e inizio marzo”.

Buone notizie invece per Elmas, che ha smaltito i sintomi influenzali ed è tornato ad allenarsi regolarmente. Per Gilmour, operato di Sports Hernia, mancano circa tre settimane al rientro: l’ultima visita di controllo ha dato esito positivo.

Il calvario di Meret e l’allarme calendari

Infine, il capitolo portieri. Alex Meret, definito senza mezzi termini “sfortunato” dal dottor Canonico, ha superato l’ennesimo ostacolo. Dopo la frattura da stress al piede, il portiere aveva accusato un problema serio al braccio sinistro dopo la panchina contro l’Inter. “Per privacy preferisco non entrare nei dettagli, ma la consulenza specialistica ha escluso iter lunghi. A Torino dovrebbe esserci”.

Canonico chiude con un amaro monito sui calendari compressi: “Non abbiamo nemmeno tre giorni di recupero tra una gara e l’altra. Di fatto c’è un solo giorno per preparare la partita, mentre i giocatori stanno ancora recuperando le energie”.

Napoli, pugno duro contro i «focarazzi»: sequestrate 70 tonnellate di legname

Napoli – Una ricorrenza millenaria salvaguardata dal presidio della legalità. Per le celebrazioni di Sant’Antonio Abate, Napoli ha risposto con un “no” deciso ai roghi incontrollati che, storicamente, trasformano le strade in zone a rischio.

Il piano straordinario di prevenzione, predisposto dal Questore di Napoli, Maurizio Agricola, ha garantito che la tradizione non sfociasse in pericolo per la pubblica incolumità.

I numeri del sequestro

L’operazione, scattata già dal 15 gennaio, ha visto una collaborazione senza sosta tra le forze dell’ordine e gli operatori dell’A.S.I.A. Il risultato è un dato che fotografa l’entità del fenomeno: circa 70 tonnellate di materiale combustibile sono state rimosse dalle strade.

Abeti natalizi ormai secchi, vecchi mobili in legno e cataste di rifiuti erano già stati accumulati in vari quartieri, pronti per essere trasformati in pericolosi falò urbani.

Una “War Room” in Questura

Il cuore pulsante della sicurezza è stata la Centrale Operativa della Questura di Napoli. In particolare, per la giornata clou del 17 gennaio, è stato istituito un gruppo interforze dedicato esclusivamente al monitoraggio dei focolai. Un monitoraggio costante che ha permesso di coordinare oltre 300 operatori tra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale.

Nonostante la prevenzione, alcuni focolai sono stati appiccati tra il centro e la periferia. L’intervento immediato dei Vigili del Fuoco, scortati dalle pattuglie sul territorio, ha evitato che le fiamme potessero lambire edifici o veicoli in sosta.

Il dispiegamento di forze ha dato i frutti sperati: a differenza degli anni passati, la notte di Sant’Antonio si è conclusa senza danni di rilievo a proprietà pubbliche o private e, dato più importante, non si è registrato alcun ferito. Un successo della macchina organizzativa che ha restituito la festività alla sua dimensione puramente simbolica e religiosa, sottraendola alle derive del degrado.

La tradizione dei “Fucaroni”: tra rito e abusivismo La tradizione di accendere fuochi in onore di Sant’Antonio Abate (protettore degli animali e del fuoco) è radicata nel napoletano come rito di passaggio e purificazione.

Tuttavia, negli ultimi decenni, la pratica è stata spesso egemonizzata da gruppi di giovanissimi che, in una sorta di sfida territoriale, accumulano tonnellate di rifiuti legnosi spesso trattati con vernici tossiche, creando roghi che mettono a rischio la stabilità dei palazzi e la qualità dell’aria. Il piano del Questore Agricola punta proprio a recidere il legame tra la devozione popolare e l’illegalità urbana.

Ischia, 18enne fermato con un coltello in un negozio: scatta la denuncia

Ischia – Gli agenti del Commissariato di Ischia hanno denunciato ieri sera un diciottenne del posto per porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere. Il ragazzo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti di polizia, è stato fermato all’interno di un esercizio commerciale nel centro di Ischia.

L’intervento è scattato in tempo reale grazie a una segnalazione arrivata attraverso l’applicazione YouPol, il sistema di allerta che consente ai cittadini di comunicare direttamente con le forze dell’ordine. Un utente aveva segnalato la presenza di un giovane armato di coltello all’interno del negozio.

I poliziotti, allertati immediatamente, hanno raggiunto il locale in pochi minuti riuscendo a individuare e bloccare il sospettato. Durante il controllo, gli agenti hanno rinvenuto addosso al ragazzo un coltello con lama di 20 centimetri di lunghezza complessiva, sequestrato sul posto.

Il giovane è stato denunciato all’autorità giudiziaria. L’episodio testimonia ancora una volta l’efficacia dello strumento YouPol nel garantire interventi rapidi delle forze dell’ordine sul territorio isolano.

Pompei, «voci di corridoio» tornano a parlare: amori, insulti e gladiatori riaffiorano grazie alla tecnologia

Pompei non smette di sorprendere. Dove per oltre duecento anni si pensava che tutto fosse già stato visto e raccontato, oggi riaffiorano storie di vita vissuta: amori dichiarati in fretta, insulti feroci, incitazioni, scene di combattimenti gladiatori.

È il corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana, uno spazio attraversato ogni anno da milioni di visitatori e che, proprio grazie alle tecnologie più avanzate, torna a parlare.

Sulle pareti di questo ambiente emergono quasi 300 iscrizioni: circa 200 già note e 79 identificate di recente. Frasi brevi, a volte rozze, altre sorprendentemente intime, che restituiscono la voce diretta degli antichi pompeiani. C’è Erato che ama — “Erato amat”, “Erato ama…” —, c’è il disegno di un combattimento gladiatorio, ma anche invettive, scherzi e preghiere affidate agli dèi. Tracce che ricordano da vicino le scritte sui muri delle città contemporanee o i messaggi che oggi scorrono nelle chat e sui social network.

Il progetto che ha permesso questa riscoperta si chiama Bruits de couloir (“Voci di corridoio”) ed è stato ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell’Università della Sorbona e da Marie-Adeline Le Guennec dell’Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Le ricerche, condotte in due campagne nel 2022 e nel 2025, hanno portato a una rilettura complessiva dei graffiti del corridoio, come raccontato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei.

L’approccio è multidisciplinare e combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities. Fondamentale l’uso della RTI (Reflectance Transformation Imaging), una tecnica di fotografia computazionale che consente di osservare le superfici sotto diverse condizioni di illuminazione, rendendo visibili incisioni ormai impercettibili a occhio nudo. In questo modo, dopo oltre due secoli dallo scavo del 1794, emergono ancora dettagli inediti.

Tra le iscrizioni già note spiccano messaggi che restituiscono tutta la vitalità di questo spazio pubblico: “Vado di fretta; stammi bene, mia Sava, fa che mi ami!”; oppure l’insulto colorito: “Miccio-cio-cio, a tuo padre che cacava hai rotto la pancia; guardate un po’ come sta Miccio!”. E ancora dichiarazioni d’amore affidate alla protezione divina: “Methe, schiava di Cominia, di Atella, ama Cresto nel suo cuore. Che ad entrambi la Venere di Pompei sia propizia e che vivano sempre in armonia”.

«La tecnologia è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico e quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico», ha spiegato il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. «Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila: un patrimonio immenso. Solo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta».

Il lavoro non si ferma qui. È in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, creando uno strumento innovativo per la visualizzazione e l’annotazione congiunta delle iscrizioni. Parallelamente, il Parco ha programmato la realizzazione di una copertura del corridoio per proteggere gli intonaci e conservare nel tempo questo straordinario concentrato di voci antiche.

Così Pompei, ancora una volta, dimostra che il passato non è immobile: basta la tecnologia giusta per farlo tornare a parlare.

Il suono delle campane di San Gregorio Armeno: tra devozione e vita quotidiana a Napoli

Un’eco che apre la giornata

All’alba, in una Napoli ancora avvolta dalla quiete, il suono delle campane di San Gregorio Armeno risuona chiaro e inconfondibile tra le viuzze del centro storico. “Questa cosa qui la riconosci al volo”, dice una voce del posto, mentre una lieve brezza diffonde nell’aria quell’eco familiare che sembra sospendere il tempo. È un suono che non solo richiama alla preghiera, ma accompagna il ritmo della vita quotidiana, intrecciandosi con i passi dei passanti, il richiamo dei venditori ambulanti e l’odore del caffè appena fatto.

San Gregorio Armeno: cuore pulsante della tradizione

San Gregorio Armeno non è solo la celebre via dei presepi, ma un quartiere dove la devozione e la quotidianità si fondono in un unicum culturale. Le campane della chiesa omonima scandiscono ancora oggi le ore con una puntualità quasi rituale, segnando momenti di raccoglimento e di socialità. Nel cuore di Napoli, dove la storia si mescola al presente, il loro suono è un filo invisibile che lega generazioni, un ponte tra passato e presente.

Un dettaglio raro: la campana “della memoria”

Tra le molte campane della chiesa, ce n’è una che ha un significato particolare per la comunità: è chiamata affettuosamente “la campana della memoria”. Non si tratta solo di uno strumento liturgico, ma di un custode delle storie personali e collettive del rione. Questa campana viene suonata in occasioni speciali, come ricordo di eventi importanti o di persone care scomparse. La sua melodia è più lenta, carica di emozione, capace di fermare chiunque per qualche attimo e far rivivere un passato spesso raccontato a voce bassa per strada.

Ricordo d’infanzia: il suono che resta

Ricordo ancora da bambino, quando con mia nonna attraversavo San Gregorio Armeno in tarda mattinata. Il rintocco delle campane ci seguiva, quasi come una ninna nanna per la città che non si ferma mai. Lei mi raccontava che quel suono era come il cuore di Napoli che batteva forte, un richiamo alla fede, ma anche un invito a fermarsi e ascoltare, anche solo per un momento. Quel suono è rimasto impresso come una carezza sonora, un simbolo di appartenenza che oggi mi fa sentire parte di qualcosa di più grande.

Il suono delle campane oggi: tra tradizione e modernità

Nel presente, con il ritmo frenetico della città e la modernità che avanza, il suono delle campane di San Gregorio Armeno continua a mantenere il suo valore simbolico. Non solo nei momenti religiosi, ma anche come parte integrante della memoria collettiva e dell’identità culturale napoletana. In un mondo sempre più digitale e veloce, quei rintocchi sono come un ancoraggio, una pausa sonora che richiama all’essenziale.

Un’opinione misurata: tra continuità e cambiamento

È importante riconoscere come la tradizione del suono delle campane non debba essere vista solo come un retaggio religioso o folcloristico. È un patrimonio vivo che interagisce con la vita quotidiana, capace di adattarsi senza perdere la sua essenza. In un contesto urbano che cambia rapidamente, preservare questa tradizione significa salvaguardare la memoria e la cultura popolare, ma anche garantire uno spazio di riflessione e identità per le nuove generazioni.

Un invito a riscoprire la Napoli che si vive

Ascoltare il suono delle campane di San Gregorio Armeno è un’esperienza che va oltre il semplice gesto religioso: è un modo per entrare in sintonia con la città, per sentirne i battiti più autentici. Napoli non è solo monumenti o attrazioni turistiche, ma un insieme di micro-storie, di suoni e odori che raccontano di una comunità viva e vibrante.

Per scoprire altre storie di Napoli, vi invitiamo a leggere i nostri approfondimenti su [LINK_INTERNO: storie di quartiere] e [LINK_INTERNO: tradizioni napoletane].


Serie: Napoli che si vive

Un viaggio tra i quartieri, le micro-storie e i rituali quotidiani che rendono Napoli una città unica al mondo.

Far West a San Giovanni: sperona la Polizia e tenta di investire un agente, arrestato 29enne

Napoli – Una serata di ordinaria follia si è consumata ieri tra le strade di San Giovanni a Teduccio, trasformando il quartiere in un teatro di inseguimenti ad alta velocità. Protagonista della vicenda un 29enne napoletano che, nel tentativo di sfuggire a un controllo, non ha esitato a usare la propria auto come un’arma contro le forze dell’ordine.

Lo speronamento e l’inseguimento

Tutto è iniziato in via Camillo De Meis. Gli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra hanno notato un’auto in sosta con un uomo a bordo. Alla vista dei lampeggianti, invece di esibire i documenti, il conducente ha ingranato la marcia e ha speronato violentemente la volante, lanciandosi in una fuga disperata tra le strade del quartiere.

L’imboscata nel vicolo cieco

Tallonato dagli agenti, il 29enne ha effettuato manovre estremamente pericolose, mettendo a rischio l’incolumità dei passanti, fino a imboccare via Paul Cezanne. Qui, convinto forse di seminare gli inseguitori, è finito in un vicolo cieco. Vistosi braccato, ha tentato un’ultima, disperata mossa: ha inserito la retromarcia colpendo in pieno un’altra volante, quella del Commissariato Ponticelli, giunta prontamente in supporto.

La colluttazione e l’arresto

In quegli istanti di massima tensione, l’uomo ha tentato di investire uno dei poliziotti che era sceso dall’auto di servizio, riprendendo la marcia fino a schiantarsi definitivamente contro un muretto. Neanche l’impatto lo ha fatto desistere: ne è nata una violenta colluttazione prima che gli operatori riuscissero a immobilizzarlo.

Il giovane, già gravato da precedenti specifici, deve ora rispondere di lesioni, resistenza a Pubblico Ufficiale e danneggiamento aggravato. A completare il quadro delle contestazioni è arrivata anche la denuncia per il rifiuto di sottoporsi all’alcol test.

Rotondi: assolta Concetta Esposito, che torna libera. Era accusata di tentato omicidio

Un verdetto a sorpresa che ribalta la verità processuale e scatena la polemica. Concetta Esposito, 31 anni di Cervinara, è libera. La Corte d’Appello di Napoli ha cancellato con un colpo di spugna la pesante condanna a 5 anni e 6 mesi inflittole in primo grado dal Tribunale di Avellino per una delle notti più violente nel beneventano.

La donna, insieme a Giuseppe Luciano, 37 anni di Bonea, era finita nel tritacarne della giustizia per la notte di follia tra il 2 e il 3 giugno 2024 a Rotondi. Un regolamento di conti per soldi degenerato in un agguato domestico a colpi di coltello. I due si presentarono a casa delle vittime, un diverbio economico esplose, e la lite si trasformò in una strage mancata.

Mario Esposito finì all’addome con ferite gravissime. Francesco Leonetti fu colpito al petto, a un centimetro dal cuore: “Un colpo più in là e sarebbe morto”, dichiararono i medici del pronto soccorso. Dopo i fatti, fuga e poi costituzione ai Carabinieri di Cervinara. La Esposito, nella sua deposizione-choc, consegnò persino il coltello insanguinato, prendendosi tutta la colpa: “Sono stata io ad accoltellarli, Luciano non c’entra”, disse. Alla donna fu contestato anche di aver sbarrato la porta d’uscita con un bastone, per impedire la fuga alle vittime in trappola.

Ma in Appello, la musica è cambiata. Le tesi dell’avvocato difensore Vittorio Fucci hanno fatto breccia nei giudici napoletani. Per Concetta Esposito non c’è più alcun reato: assolta con formula piena e rimessa in libertà, con la revoca anche dell’obbligo di dimora a Cervinara che le era stato imposto dopo la scarcerazione nel dicembre 2024.

Per il suo compagno di quella notte, Giuseppe Luciano, nessuna pietà. La condanna a 8 anni e 6 mesi confermata in tutto il suo peso. A difenderlo, l’avvocato Teresa Meccariello, ma per lui non c’è stato lo scampo.

Una sentenza divisiva che lascia strascichi amarissimi tra i parenti delle vittime, mentre per Concetta Esposito si aprono le porte di una libertà insperata, dopo mesi di incubo tra carcere e attesa di un giudizio che l’ha infine completamente whitewashed.

Castel Volturno, polemiche politiche dopo le richiesta di condanna al patron di Pineta Grande

Castel Volturno – La richiesta di condanna a cinque anni di reclusione avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Vincenzo Schiavone, noto imprenditore della sanità privata e patron del Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, riporta sotto i riflettori non solo una delle vicende giudiziarie più dolorose degli ultimi anni, ma anche i rapporti tra i vertici della sanità campana e chi ne ha orientato scelte e investimenti.

Un tema che intreccia giustizia e politica. Proprio nei giorni della sua nomina ufficiale da parte del Tribunale di Napoli, il nuovo presidente della Regione Campania Roberto Fico ha ribadito come priorità il rafforzamento della sanità pubblica. Una presa di posizione che oggi, alla luce delle richieste della Procura, spinge molti osservatori a riflettere sulle politiche sanitarie e sugli ingenti investimenti compiuti negli anni scorsi dall’ex governatore Vincenzo De Luca proprio a favore della struttura domiziana.

La requisitoria dei pm

Al centro della requisitoria dei pubblici ministeri Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, pronunciata questa mattina in aula, c’è l’accusa di falso ideologico: secondo l’impianto accusatorio, Schiavone avrebbe orchestrato la falsificazione della cartella clinica di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa morta nel maggio 2014 per una setticemia fulminante dopo aver dato alla luce tre gemelli.

Una tragedia che scosse profondamente l’opinione pubblica: insieme alla giovane madre morirono anche due dei neonati, un maschietto e una femminuccia; sopravvisse soltanto la terza bambina. A quasi dodici anni di distanza, però, l’attenzione della magistratura si concentra su quanto sarebbe avvenuto dopo quel drammatico decesso, tra le mura della clinica.

Le richieste di condanna

La Procura non ha chiesto una condanna solo per il patron del Pineta Grande. Pene severe sono state invocate anche per i tre medici imputati per concorso nel falso: 3 anni e 6 mesi per Gabriele Vallefuoco e Giuseppe Delle Donne, 3 anni per Stefano Palmieri.

Una linea rigorosa, sposata anche dalla parte civile. L’avvocato Raffaele Costanzo, che assiste i familiari di Francesca Oliva, ha sostenuto l’impianto accusatorio chiedendo giustizia per una famiglia che attende risposte da oltre un decennio.

L’antibiotico mai somministrato

Il cuore del processo ruota attorno a quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio “maquillage” documentale. Secondo l’accusa, la cartella clinica sarebbe stata alterata dopo la morte della paziente per costruire una difesa a posteriori.

In particolare, sarebbe stata annotata la somministrazione di un antibiotico ad ampio spettro che, secondo le indagini, non sarebbe mai stato realmente somministrato. Contestualmente, sarebbero stati eliminati riferimenti decisivi al progressivo peggioramento delle condizioni generali della donna nelle ore precedenti al collasso.

Il percorso giudiziario

Il processo per falso rappresenta una costola del procedimento principale per omicidio colposo, conclusosi nell’ottobre 2021 con l’assoluzione di 14 medici tra il personale del Pineta Grande e dell’ospedale di Giugliano, da cui la donna era stata trasferita.

In quella sentenza, il tribunale presieduto da Roberta Carotenuto individuò le responsabilità nel ginecologo di fiducia della vittima, Sabatino Russo, deceduto nel 2017 e dunque non più giudicabile.

Caduta la responsabilità medica diretta, è però rimasta in piedi l’ipotesi di un depistaggio documentale, che oggi vede imputati i vertici della struttura sanitaria. È stata invece stralciata la posizione di due tecnici informatici della clinica, Gianluca Salvatore Russo e Giorgio Conte, per un difetto di notifica.

Il processo riprenderà il 23 febbraio, quando prenderanno la parola le difese per le arringhe finali. Poi la sentenza, chiamata a fare luce definitiva su una delle pagine più controverse della sanità campana.

Blue Monday, il mito del giorno più triste dell’anno compie vent’anni

Il giorno più triste dell’anno ha una data fissa, almeno nel racconto che da oltre vent’anni accompagna il mese di gennaio. Si chiama Blue Monday e cade ogni anno il terzo lunedì del mese: nel 2026 coincide con il 19 gennaio. Un’etichetta diventata familiare, capace di insinuarsi nel linguaggio comune, nei titoli dei media e nelle conversazioni social, nonostante la sua origine sia tutt’altro che scientifica.

Il Blue Monday nasce nel 2005 come operazione di marketing. A lanciarlo fu una compagnia di viaggi, Sky Travel, che chiese allo psicologo Cliff Arnall di costruire una formula in grado di individuare il giorno più deprimente dell’anno. Una miscela di variabili arbitrarie come il meteo, i debiti post-natalizi, il calo di motivazione e la necessità di rimettersi in moto dopo le feste. Una formula mai validata, mai replicata e che lo stesso Arnall, negli anni successivi, ha riconosciuto come un esercizio mediatico più che scientifico. Eppure, quella narrazione ha attecchito.

Gennaio resta, al di là delle campagne pubblicitarie, un mese emotivamente delicato. La fine delle festività, il ritorno alla routine lavorativa, le giornate più corte e il clima invernale contribuiscono a una percezione diffusa di stanchezza e rallentamento. A questo si aggiunge il peso simbolico dei buoni propositi e di una forma fisica spesso percepita come lontana dagli standard desiderati. In questo contesto, l’idea di un “giorno più triste” trova terreno fertile e continua a funzionare.

Esiste anche una base clinica che aiuta a comprendere perché questo periodo sia più sensibile. Il disturbo affettivo stagionale è una condizione riconosciuta che colpisce una parte della popolazione, con sintomi più evidenti nei mesi invernali e un miglioramento legato all’aumento della luce naturale. Le stime indicano che circa il 5% della popolazione mondiale ne soffra, con variazioni legate alla latitudine e ai criteri diagnostici. Non significa che sentirsi giù a gennaio equivalga a una diagnosi, ma conferma che il rapporto tra stagionalità e umore è reale.

Il vero successo del Blue Monday, però, non sta nei numeri o nelle formule, ma nella sua forza narrativa. Dare un nome a un’emozione diffusa la rende riconoscibile, condivisibile, quasi legittimata. Non è il Blue Monday a generare tristezza, ma arriva in un momento in cui molte persone sono già più vulnerabili. Dire “oggi è il Blue Monday” diventa un modo per dire “non sono l’unico a sentirmi così”. È questa condivisione emotiva a renderlo potente e resistente nel tempo.

Secondo Luna Mascitti, formatrice specializzata in neuromarketing e storytelling e founder di Mio Cugino ADV, il Blue Monday funziona perché offre una narrazione pronta all’uso a un’emozione reale. Non crea la malinconia, la rende visibile. Dare un nome a uno stato d’animo lo normalizza e permette di affrontarlo collettivamente, ma il rischio è quello di trattare con superficialità esperienze emotive che richiederebbero rispetto e consapevolezza.

Nel tempo il Blue Monday è diventato anche uno spazio commerciale. Brand e aziende lo utilizzano per inserirsi nel racconto di gennaio, proponendo messaggi di auto-cura, ironia o conforto emotivo. Una strategia di emotional marketing efficace se gestita con equilibrio, ma che può facilmente scivolare nella banalizzazione. Quando una cornice narrativa è semplice, memorabile e condivisibile, entra nel sistema cognitivo come una scorciatoia mentale e influenza la percezione emotiva collettiva.

Forse il valore del Blue Monday non è quello di decretare il giorno più triste dell’anno, ma di ricordare quanto le emozioni siano plasmate dalle storie che ci raccontiamo. Conoscerne l’origine aiuta a non subirle passivamente e a scegliere come attraversarle. Anche solo concedendosi il diritto di rallentare, senza sensi di colpa, in un mese che da sempre chiede più ascolto.

Come i casinò online sorprendono i giocatori con nuove concezioni di giochi

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Il mondo dei casinò online cambia molto in fretta, guidato dalla tecnologia e dalla voglia di sorpresa dei giocatori. Grazie ai generosi bonus, i casino italiani non aams riescono a conquistare curiosi in tutta Italia con cataloghi sempre più colorati. Per chi cerca un deposito rapido e sicuro, la scelta ricade spesso sui casino italiani non aams che premiano con un ricco bonus casinò fin dal primo spin. I nuovi programmi fedeltà offrono bonus extra a intervalli regolari e spiccano nei casino italiani non aams famosi per prelievi a pagamento rapido e processi senza stress. Quando si parla di giochi con dealer dal vivo, le luci si accendono sui casino senza documenti che sfoggiano un RTP elevato e tavoli aperti h24. Nel mondo iGaming, stanno trovando spazio anche i casino senza documenti capaci di lanciare campagne creative e di crescere rapidamente in tutta Italia. Questo articolo osserva da vicino le idee fresche che rendono ogni sessione di gioco un’esperienza sorprendente.

L’evoluzione dei temi di gioco

Negli ultimi anni i casinò online hanno abbandonato l’idea che una slot debba limitarsi a frutti e campane. Oggi i provider studiano storie complete, proprio come farebbe uno sceneggiatore di film. Così nascono titoli ambientati nello spazio, nel mondo dei pirati o nelle strade di metropoli cyberpunk. Ogni grafica è in alta definizione, accompagnata da colonne sonore originali che cambiano in base alle azioni del giocatore. Persino il simbolo scatter si trasforma in un piccolo personaggio animato che, al momento giusto, avvia sequenze degne di un cartone. Questa cura dei dettagli fa sì che l’utente non giri solo i rulli: vive un racconto interattivo in cui compaiono bonus round, filmati di transizione e mappe da esplorare. L’obiettivo è semplice: mantenere viva l’attenzione più a lungo, evitando la noia da ripetizione. Il risultato è un’esperienza che avvicina il casinò al videogioco, pur conservando la trasparenza dei generatori di numeri casuali e le regole classiche che i giocatori già conoscono. Gli sviluppatori, inoltre, introducono livelli di difficoltà che sbloccano scenari segreti, stimolando la curiosità e premiando chi decide di proseguire la sessione oltre i primi minuti.

Gamification e missioni quotidiane

La semplice rotazione dei rulli non basta più: le piattaforme puntano sulla gamification, un trucco preso in prestito dai videogame di successo. In pratica, il giocatore riceve una bacheca personale con missioni quotidiane, settimanali e stagionali. Ogni compito è facile da capire: vincere una piccola somma, attivare un giro gratis o provare un nuovo tavolo live. Portare a termine la sfida assegna punti esperienza che riempiono barre colorate e sbloccano nuovi livelli. Ad ogni livello si può ottenere un pacchetto di giri gratuiti, piccole somme in cashback o ticket per tornei di slot. Il sistema crea un senso di progressione misurabile e, soprattutto, condivisibile: molti casinò mostrano classifiche pubbliche dove scorrono i nickname dei partecipanti. Vedere il proprio nome tra i primi spinge a giocare di più, ma in modo controllato, grazie a limiti di tempo e notifiche che ricordano di fare pause regolari. La gamification, se ben calibrata, trasforma ogni sessione in un’avventura che ha un inizio, un traguardo e ricompense tangibili lungo il percorso. Alcuni operatori sperimentano persino missioni cooperative, nelle quali piccoli gruppi collaborano per sbloccare premi collettivi, creando un raro senso di squadra dentro il casinò digitale.

Realtà aumentata e realtà virtuale a portata di click

Un’altra frontiera che sta facendo parlare di sé è l’integrazione di realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR) nei tavoli online. Con un semplice visore o persino con la fotocamera del telefono, il giocatore può vedere le carte fluttuare sopra il tavolo di casa e sentire i rumori autentici di un vero casinò. La tecnologia AR sovrappone chip digitali all’ambiente reale: basta inquadrare una superficie piana e il software costruisce un mini-casino tridimensionale dove spostare fiche muovendo la mano. La VR, invece, trasporta l’utente in una sala a 360 gradi, completa di chandelier brillanti e avatar degli altri partecipanti. Qui si può salutare il croupier, parlare attraverso chat vocale e sedersi a differenti giochi semplicemente camminando nello spazio virtuale. I provider più avanzati permettono anche di personalizzare l’avatar con cappelli buffi o giacche eleganti, alimentando l’espressione personale. Pur essendo ancora agli inizi, queste soluzioni riducono la distanza sociale, trasformando il gioco solitario da schermo piatto in un evento condiviso e immersivo. Non sorprende quindi che molte software house stiano aprendo laboratori dedicati, sperando di rendere l’intero catalogo compatibile con visori accessibili entro i prossimi due anni.

Show game dal vivo: quando il casinò diventa spettacolo

Se fino a poco tempo fa il live dealer era limitato a blackjack e roulette, oggi la categoria dei show game ha ribaltato le aspettative. In questi format, un presentatore carismatico conduce ruote colorate, quiz a tempo e giochi ispirati ai talent televisivi. La regia utilizza telecamere 4K, effetti sonori e grafici che saltano fuori sullo schermo dopo ogni giro, creando un ritmo da trasmissione in prima serata. Chi partecipa può scegliere la puntata con un clic e, mentre aspetta il risultato, interagire in chat con gli altri spettatori. Il presentatore legge messaggi, fa battute e spiega regole semplici, così anche chi arriva per la prima volta comprende l’azione in pochi secondi. Molti show integrano moltiplicatori casuali che, in caso di colpo fortunato, possono spingere la vincita fino a mille volte la posta. Il segreto del successo sta nell’alternanza continua di suspense e gratificazione visiva, unita alla sensazione di stare tutti nello stesso studio, pur collegati da salotti diversi. Gli analisti prevedono che questo formato diventerà presto lo standard per il live gaming, mettendo in secondo piano i tavoli tradizionali.

Abusi su otto alunne, misura cautelare per un collaboratore scolastico

Sospensione e obbligo di dimora per un 28enne. L’indagine è partita da una denuncia dopo confidenze fatte dalle alunne ai docenti. Avrebbe indotto otto alunne con meno di 14 anni a subire abusi sessuali, con contatti fisici forzati e trattenendole in luoghi isolati della scuola, per esempio nell’aula magna o negli antibagni, approfittando del ruolo di collaboratore scolastico in un istituto comprensivo della bassa reggiana.

Per un 28enne, accusato di violenza sessuale, i carabinieri hanno eseguito la sospensione immediata dal pubblico servizio per un anno e l’obbligo di dimora con divieto di uscire nelle ore serali. Misure chieste dalla Procura di Reggio Emilia, disposte dal gip. L’indagine è partita da una denuncia dopo confidenze fatte dalle alunne a docenti.

Avellino, medico senza iscrizione all’Albo e senza partita Iva: studio abusivo sequestrato

Uno studio medico completamente attrezzato, operativo all’interno di un’abitazione privata, ma privo di ogni autorizzazione sanitaria, amministrativa e fiscale. È quanto hanno scoperto i militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Baiano nel corso di un’attività ispettiva che ha portato alla denuncia di una dottoressa laureata in Medicina, risultata però non iscritta all’Albo professionale e sconosciuta al fisco.

L’intervento delle Fiamme Gialle ha permesso di far emergere un vero e proprio ambulatorio clandestino, allestito con strumentazioni elettromedicali professionali e fornito di ingenti quantitativi di prodotti farmaceutici. Un’attività svolta in totale assenza dei requisiti previsti dalla legge, senza partita Iva e senza alcuna autorizzazione sanitaria, che operava al di fuori di ogni circuito legale.

Secondo quanto accertato, la professionista esercitava abusivamente la professione medica, creando una concorrenza sleale nei confronti dei colleghi regolarmente iscritti e, soprattutto, esponendo i pazienti a potenziali rischi per la salute, privi delle garanzie assicurate dalla vigilanza degli ordini professionali e delle autorità competenti.

Al termine delle verifiche, la responsabile è stata deferita a piede libero all’Autorità giudiziaria per il reato di esercizio abusivo della professione, previsto dall’articolo 348 del Codice penale. Lo studio medico, insieme alle attrezzature e ai farmaci rinvenuti, è stato sottoposto a sequestro. L’operazione si inserisce nell’azione della Guardia di Finanza a tutela non solo delle entrate dello Stato, ma anche della salute pubblica e del corretto funzionamento del mercato dei servizi, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Scontro tra treni in Andalusia, almeno 39 morti e oltre 150 feriti: nessun italiano coinvolto

È una tragedia che scuote la Spagna e l’Europa intera quella avvenuta nel tardo pomeriggio di domenica in Andalusia, dove uno scontro tra due treni ad alta velocità ha provocato almeno 39 morti e oltre 150 feriti. Il bilancio è ancora provvisorio e potrebbe aggravarsi, mentre proseguono senza sosta le operazioni di soccorso e identificazione delle vittime. Secondo quanto riferito dal ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, l’impatto è stato devastante e ha coinvolto gli ultimi vagoni di un treno Iryo partito da Malaga e diretto a Madrid, deragliati nei pressi di Adamuz, a circa 200 chilometri dalla città andalusa, finendo contro un convoglio Renfe che viaggiava in senso opposto su un binario adiacente.

La violenza dell’urto ha scaraventato fuori dai binari alcuni vagoni del treno Renfe, con centinaia di passeggeri a bordo. Le immagini trasmesse dalle televisioni mostrano una scena apocalittica, con i convogli contorti, ambulanze e soccorritori impegnati a estrarre i feriti. Un giornalista della radio pubblica Rne, che viaggiava su uno dei treni, ha raccontato di aver avvertito una scossa simile a un terremoto, con i passeggeri costretti a rompere i vetri utilizzando i martelletti di emergenza per riuscire a uscire.

Il treno Iryo coinvolto nell’incidente è un Etr 1000 di fabbricazione italiana, entrato in servizio due anni fa, gestito dalla società Ilsa, un consorzio che vede Ferrovie dello Stato Italiane come azionista di maggioranza. Proprio per questo la Farnesina segue con attenzione l’evolversi della situazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiarito che al momento non risultano cittadini italiani tra le vittime o i feriti, anche se le verifiche sono ancora in corso. Il Console Generale d’Italia a Madrid è presente sul posto per monitorare l’emergenza e assistere eventuali connazionali.

Le autorità andaluse parlano di una notte estremamente difficile, mentre il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato la sua presenza sul luogo dell’incidente, assicurando il massimo impegno del governo per l’assistenza ai passeggeri e alle famiglie delle vittime. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dalla famiglia reale spagnola, che ha espresso profonda vicinanza ai familiari delle persone coinvolte. Nel frattempo, il traffico ferroviario ad alta velocità tra Madrid e diverse città del sud della Spagna è stato sospeso almeno per l’intera giornata di lunedì, mentre nelle stazioni, a partire da quella di Atocha, sono stati attivati servizi di supporto psicologico per i sopravvissuti e i parenti.

Napoli, lesione distrattiva per Politano e Rrahmani: scatta la riabilitazione

Brutte notizie dall’infermeria per il Napoli. Gli esami strumentali effettuati al Pineta Grande Hospital hanno confermato gli infortuni di Matteo Politano e Amir Rrahmani, usciti acciaccati dalla partita vinta dagli azzurri contro il Sassuolo. A comunicarlo è la stessa società partenopea attraverso una nota ufficiale, che chiarisce il quadro clinico dei due calciatori.

Politano ha riportato una lesione distrattiva del muscolo semimembranoso della coscia destra, un problema che impone cautela nei tempi di recupero e che lo costringerà a fermarsi nelle prossime settimane. Per Rrahmani, invece, la diagnosi parla di una lesione distrattiva al gluteo sinistro, un infortunio che arriva in un momento delicato della stagione e che riduce ulteriormente le opzioni difensive a disposizione dello staff tecnico.

Entrambi i giocatori hanno già avviato il percorso riabilitativo, con l’obiettivo di rientrare il prima possibile, anche se i tempi di recupero saranno valutati giorno dopo giorno in base alla risposta alle terapie. L’ennesimo stop muscolare riaccende l’allarme in casa Napoli, già alle prese con una gestione complessa delle energie e con un calendario fitto di impegni.

Svolta storica al Pascale: eseguito il primo prelievo di cornee, nuova frontiera per i trapianti in Campania

Napoli– Una data che entra di diritto nella storia dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione G. Pascale”. Per la prima volta, la struttura partenopea ha effettuato un prelievo di cornee, segnando un passaggio cruciale nell’evoluzione delle competenze dell’ospedale oncologico.

L’intervento è stato reso possibile grazie all’ingresso dell’Istituto, avvenuto circa dodici mesi fa, nella rete trapianti della Regione Campania. Un accreditamento che ha trasformato il Pascale da centro di cura oncologica a parte attiva e vitale della filiera della donazione, aprendo nuove prospettive di recupero funzionale per i pazienti in lista d’attesa.

Il gesto di solidarietà

Protagonista di questo traguardo medico è, prima di tutto, un gesto di grande umanità. Il prelievo è stato effettuato su una paziente deceduta presso l’Unità di Rianimazione dell’Istituto.

La donna, mentre era ancora in vita, aveva espresso chiaramente la propria volontà alla donazione degli organi, permettendo così ai medici di procedere e trasformare un lutto in una speranza concreta per altri malati.

Il commento del Direttore

Non nasconde la soddisfazione il direttore generale del Pascale, Maurizio di Mauro, che sottolinea l’importanza strategica dell’evento per l’intera sanità campana.

«Questo evento – spiega il manager – rappresenta un passo avanti significativo per il sistema sanitario regionale e dimostra come anche strutture ad alta specializzazione oncologica possano contribuire in modo concreto alla rete dei trapianti».

Di Mauro ha poi voluto rivolgere un pensiero al team e alla donatrice: «Un ringraziamento sentito va a tutto il personale sanitario coinvolto e a coloro che, con competenza e sensibilità, hanno reso possibile questo importante traguardo, nel rigoroso rispetto della volontà della donatrice e dei suoi familiari».

Salerno crediti d’imposta fantasma, sequestro da oltre 14 milioni

Salerno – Sequestro preventivo da oltre 14 milioni di euro nei confronti di una società salernitana operante nel trasporto di merci su strada. Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Salerno, in attuazione di un decreto emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica.

Il sequestro riguarda somme di denaro e, in alternativa, crediti presenti nel cassetto fiscale o altri beni nella disponibilità della società, fino alla concorrenza di 14.168.471,21 euro, importo corrispondente ai crediti d’imposta ritenuti inesistenti e utilizzati per compensare debiti tributari relativi agli anni 2022 e 2023.

L’indagine, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, ipotizza il reato di indebita compensazione mediante l’utilizzo di crediti d’imposta edilizi fittizi. Al centro dell’attenzione una serie di operazioni di acquisto di crediti fiscali, in seconda cessione, derivanti da bonus edilizi, effettuate dalla società a partire da dicembre 2022 e proseguite nel corso del 2023 e del 2024.

I crediti sarebbero stati acquistati da circa 90 soggetti cedenti a un valore pari al 60 per cento del nominale, generando per la società “proventi vari” per diversi milioni di euro, poi iscritti nei bilanci 2022 e 2023. Successivamente, i crediti venivano utilizzati per compensare le imposte dovute all’erario.

Secondo la ricostruzione investigativa, la società sarebbe stata consapevole della fittizietà dei crediti, anche alla luce delle evidenti anomalie riscontrate nei soggetti cedenti. Tra queste: imprese di recente costituzione, evasori totali privi di dichiarazioni fiscali, amministratori senza competenze nel settore edilizio – in un caso una donna che si sarebbe qualificata come “casalinga” – e frequenti avvicendamenti nei vertici societari in prossimità delle operazioni di cessione.

Ulteriori criticità riguardavano la struttura delle aziende cedenti, spesso caratterizzate da un unico socio, capitale sociale minimo e un numero di dipendenti del tutto incongruo rispetto all’entità delle opere edilizie dichiarate. La documentazione tecnica e contabile risultava insufficiente o irregolare e, in alcuni casi, corredata da documenti d’identità artefatti. Alcune attestazioni di congruità delle spese, riferite a imprese diverse, apparivano identiche per importi e contenuti.

La Procura di Salerno sottolinea come l’utilizzo dei crediti inesistenti abbia consentito alla società di ottenere un duplice vantaggio: da un lato il mancato versamento delle imposte, con un danno diretto per l’Erario; dall’altro l’alterazione del risultato d’esercizio, attraverso la realizzazione di utili d’impresa non genuini.

Le indagini hanno portato all’emersione di ipotesi di responsabilità non solo a carico del legale rappresentante della società, ma anche dell’amministratore di fatto e del responsabile amministrativo, oltre a due consulenti ritenuti coinvolti nelle operazioni di compravendita dei crediti edilizi inesistenti.

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