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Angri in lutto per Emiliana Natale: domani i funerali della docente vittima di un pirata della strada

Angri – Un destino crudele ha interrotto troppo presto il viaggio di Emiliana Natale, donna dai modi dolci, docente con la vocazione nel cuore e mamma dalla presenza rassicurante. Il suo distacco, improvviso e imprevedibile, ha attraversato la comunità angrese come un vento freddo che spegne una luce ancora viva. Non doveva finire così, e la sensazione di un futuro sospeso, di un progetto interrotto a metà, accompagna ogni pensiero per lei.

Il ricordo di una donna e di una madre

Ne danno il triste annuncio il marito Pietro Paolo Cascone, i figli Giovanni Paolo e Carmen, il papà Giovanni, la mamma Anna Gallo, il suocero Catello, la suocera Carmela Palumbo, le sorelle Rosaria e Giuseppina, i cognati, le cognate, gli zii, i cugini, i nipoti e i parenti tutti. Tra i ricordi che affiorano, la dedizione alla famiglia, la pazienza con gli studenti, la capacità di ascoltare e di donarsi senza mai chiedere nulla in cambio.

I funerali nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

La salma di Emiliana Natale giungerà il giorno 25 marzo 2026 alle ore 11.00 presso la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, ove sarà allestita la camera ardente. Alle ore 15.00 sarà celebrato il solenne rito funebre. Al termine della funzione religiosa, il corteo proseguirà per il Cimitero di Angri, dove la comunità si unirà ancora un’ultima volta per affidarla al riposo eterno.

La gratitudine della famiglia

Con animo riconoscente, la famiglia ringrazia tutti coloro che si uniranno nel ricordo e nella preghiera. Un ringraziamento implicito a chi, in questi giorni di dolore, ha espresso vicinanza con messaggi, gesti e presenza silenziosa, dimostrando quanto Emiliana Natale lasci un segno profondo nella vita di tanti.

La comunità si stringe al dolore dei parenti

Un viaggio interrotto troppo presto, quello per Emiliana Natale. L’intera comunità è profondamente scossa dalla tragedia e si stringe al dolore dei parenti tutti. Non solo la famiglia, ma anche colleghi, studenti, amici e vicini di casa avvertono la mancanza di una presenza umana capace di unire gentilezza, competenza e disponibilità.

Le condoglianze della Pro Loco Angri e del mondo del volontariato

La Pro Loco Angri, il presidente, il consiglio direttivo, i soci, i volontari e i giovani del servizio civile universale porgono le condoglianze alla famiglia e a quanti hanno conosciuto Emiliana Natale. Il mondo dell’associazionismo angrese, così radicato nel tessuto cittadino, si unisce al cordoglio, ricordando in lei una figura sensibile e solidale, capace di donare il proprio tempo agli altri.

Cosa fare a Pasquetta in Campania, grigliata o ristorante?

Con l’arrivo della primavera, torna puntuale la domanda: cosa fare a Pasquetta in Campania? Questa giornata, conosciuta anche come Lunedì dell’Angelo, è tradizionalmente dedicata alle gite fuori porta, al buon cibo e alla convivialità.

In Campania, Pasquetta rappresenta un vero e proprio rito collettivo. Il clima mite e la varietà del territorio, tra mare, montagna e campagna, rendono questa regione una delle mete ideali per trascorrere la giornata all’aperto. Che si scelga una grigliata Pasquetta o uno dei tanti ristoranti aperti a Pasquetta in Campania, l’obiettivo resta lo stesso: vivere un momento di relax e condivisione.

Grigliata Pasquetta Campania: il rito della convivialità all’aria aperta

Se si pensa a cosa fare a Pasquetta in Campania, la prima immagine che viene in mente è quasi sempre quella della griglia accesa. La grigliata Pasquetta è infatti una delle tradizioni più radicate, diffusa in tutta Italia e simbolo di convivialità e libertà.

Questa abitudine nasce nel secondo dopoguerra, quando la Pasquetta è diventata ufficialmente una festa dedicata alle scampagnate e ai momenti condivisi all’aperto.

In Campania, i luoghi perfetti per organizzare una grigliata sono numerosi. Il Parco Regionale del Matese è tra le destinazioni più amate, grazie ai suoi paesaggi montani e agli ampi spazi verdi. Allo stesso modo, il Lago Laceno offre un contesto ideale per picnic e barbecue immersi nella natura.

Anche il Parco Nazionale del Vesuvio rappresenta una scelta molto apprezzata, soprattutto per chi vuole restare vicino alla città senza rinunciare al contatto con la natura.

Dal punto di vista gastronomico, la grigliata è un momento centrale della giornata: carne alla brace, verdure grigliate e prodotti tipici locali accompagnano spesso piatti simbolo come il casatiello napoletano, protagonista delle festività pasquali.

Scegliere questa opzione significa vivere una Pasquetta autentica, anche se resta legata a variabili come il meteo e l’organizzazione.

Ristoranti aperti Pasquetta Campania: tradizione e comfort

Per chi preferisce evitare la gestione della giornata, i ristoranti aperti a Pasquetta in Campania rappresentano un’alternativa sempre più diffusa. Negli ultimi anni, infatti, si è registrata una crescita dell’offerta di pranzi organizzati, soprattutto in agriturismi e strutture immerse nel verde.

Zone come Napoli e Salerno offrono una vasta scelta di ristoranti, mentre nelle aree interne si trovano esperienze più autentiche legate alla cucina contadina.

Località come Paestum sono particolarmente apprezzate perché permettono di abbinare il pranzo a una visita culturale o a una passeggiata sul mare. Qui, molti locali propongono menù completi con prodotti tipici, dalla pasta fatta in casa alla carne locale, spesso includendo anche grigliate miste e dolci tradizionali.

Anche la Costiera Amalfitana resta una delle mete più richieste per chi sceglie il ristorante: panorami spettacolari e cucina di qualità trasformano il pranzo in un’esperienza completa.

Optare per uno dei ristoranti significa scegliere comodità, qualità e spesso anche un contesto più curato, ideale per famiglie o coppie.

Dove andare a Pasquetta in Campania tra mare, cultura e borghi

Oltre alla scelta tra grigliata e ristorante, è fondamentale capire dove andare a Pasquetta in Campania. La regione offre una varietà unica di destinazioni, tutte perfette per una gita fuori porta.

Le zone costiere restano tra le più frequentate: la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana attirano visitatori per i loro paesaggi e la possibilità di alternare relax e passeggiate nei borghi.

Anche le isole del Golfo di Napoli e siti archeologici come Scavi di Pompei rappresentano scelte molto diffuse per chi vuole unire cultura e tempo libero.

Per chi preferisce la tranquillità, l’entroterra offre borghi suggestivi come Sant’Agata de’ Goti o zone rurali ricche di agriturismi, perfette sia per una grigliata sia per un pranzo rilassato.

In ogni caso, se ti chiedi cosa fare a Pasquetta in Campania, la risposta resta legata a un’idea precisa: uscire, esplorare e condividere momenti semplici, lontani dalla routine quotidiana.

Zuppa di cozze Giovedì Santo Napoli: perché si mangia

La zuppa di cozze giovedì santo Napoli è uno dei simboli più autentici della cultura partenopea, un rito gastronomico che si rinnova ogni anno e che affonda le sue radici nella storia, nella religione e nella vita quotidiana del popolo napoletano. Non si tratta semplicemente di una ricetta, ma di una tradizione identitaria che segna l’inizio dei giorni più solenni della Pasqua.

Nel corso del tempo, questo piatto è diventato un appuntamento irrinunciabile per famiglie, ristoranti e friggitorie, tanto che Napoli, nel giorno del Giovedì Santo, sembra vivere un vero e proprio “rito collettivo” legato al mare.

Ma davvero perché si mangia la zuppa di cozze a giovedì santo? La risposta è complessa e intreccia fede, storia borbonica e trasformazioni della cucina popolare.

Perché si mangia la zuppa di cozze a giovedì santo: tra religione e tradizione popolare

Per comprendere fino in fondo perché si mangia la zuppa di cozze a giovedì santo, bisogna partire dal significato religioso di questa giornata. Il Giovedì Santo celebra l’Ultima Cena e apre il Triduo Pasquale, un momento centrale per la tradizione cristiana, caratterizzato da raccoglimento e moderazione.

Durante la Quaresima, infatti, la Chiesa invita i fedeli a evitare la carne, privilegiando piatti semplici e “di magro”. Il pesce, e in particolare i frutti di mare, diventano quindi protagonisti della tavola.

La tradizione della zuppa di cozze nasce proprio in questo contesto: un piatto povero, accessibile e conforme alle regole religiose, ma allo stesso tempo estremamente gustoso. Le cozze, facilmente reperibili nel Golfo di Napoli, rappresentavano una risorsa economica e nutriente per le famiglie.

Col tempo, questa abitudine si è trasformata in una vera e propria consuetudine collettiva, fino a diventare un elemento distintivo del Giovedì Santo napoletano. Oggi, infatti, non è raro vedere lunghe file davanti a pescherie e gastronomie, segno di quanto questa tradizione sia ancora viva.

Origine della zuppa di cozze a Napoli: il legame con Ferdinando I di Borbone

Quando si parla di origine della zuppa di cozze a Napoli, è impossibile non citare la figura di Ferdinando I di Borbone, sovrano noto per il suo amore per il cibo, in particolare per i piatti a base di pesce.

Secondo una delle storie più diffuse, il re era solito concedersi banchetti abbondanti anche durante la Settimana Santa, andando contro lo spirito di penitenza richiesto dalla religione. A intervenire fu il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, che lo invitò a moderare i suoi eccessi.

Il compromesso raggiunto fu interessante: il re avrebbe continuato a mangiare frutti di mare, ma in una versione più semplice e sobria. Nasce così una prima forma di zuppa di cozze, condita con ingredienti essenziali come olio, pomodoro e peperoncino.

Questa versione “povera” si diffuse rapidamente tra il popolo, dando origine alla tradizione della zuppa di cozze a Napoli così come la conosciamo oggi. Con il passare dei secoli, la ricetta si è arricchita, ma ha mantenuto intatto il suo significato simbolico.

Zuppa di cozze Giovedì Santo Napoli oggi: evoluzione della ricetta e valore culturale

Oggi la zuppa di cozze giovedì santo Napoli è molto più ricca rispetto alla sua versione originaria. Accanto alle cozze, si trovano spesso polpo, seppie, gamberi e vongole, trasformando quello che era un piatto povero in una preparazione complessa e scenografica.

Un elemento fondamentale è il cosiddetto “’o russ”, ovvero il condimento piccante a base di olio e peperoncino, che dona al piatto il suo caratteristico colore rosso e un sapore intenso. Questo dettaglio rappresenta uno degli elementi più riconoscibili della ricetta tradizionale.

Non mancano poi le freselle o il pane tostato, che hanno la funzione di assorbire il sugo e completare l’esperienza gastronomica. Ogni famiglia e ogni ristorante ha la propria variante, segno di una tradizione viva e in continua evoluzione.

Ma il valore della zuppa di cozze va oltre la cucina: è un momento di condivisione, un rituale che riunisce le persone prima delle celebrazioni pasquali. È il simbolo di una città che riesce a fondere sacro e profano, austerità e abbondanza, semplicità e gusto.

In definitiva, capire davvero perché si mangia la zuppa di cozze a giovedì santo significa entrare nell’anima di Napoli, dove ogni piatto racconta una storia fatta di fede, storia e identità.

Al Teatro Bracco con la coppia Muniz-Mesturino arriva Lapponia

Prosegue la stagione in abbonamento del Teatro Bracco, che accoglie nel suo spazio di via Tarsia una delle commedie più brillanti degli ultimi anni: “Lapponia”, firmata dagli autori catalani Marc Angelet e Cristina Clemente.

Sul palcoscenico, da giovedì 26 a domenica 29 marzo, con repliche serali alle ore 21.00 (sabato alle 19.30 e domenica alle 18.30), prenderanno vita le interpretazioni di Sergio Muniz e Miriam Mesturino, affiancati da Cristina Chinaglia e Sebastiano Gavasso, sotto la regia puntuale e sensibile di Ferdinando Ceriani, su adattamento italiano curato da Pino Tierno.

Dopo aver conquistato platee internazionali tra Spagna e America, questo testo approda in Italia, nella storica sala partenopea guidata da Caterina De Santis, portando con sé un’ironia tagliente e un successo già consolidato.

La vicenda si snoda tra le nevi della Finlandia, in un paesaggio ovattato e sospeso, dove il candore del ghiaccio sembra promettere serenità. Qui, una famiglia italiana: Monica, Fabio e il piccolo Giuliano, raggiunge la sorella di lei, Silvia, insieme al compagno finlandese Olavi e alla loro figlia Aina, per trascorrere insieme le festività natalizie. Tutto appare armonioso, quasi perfetto, finché una rivelazione improvvisa, pronunciata con innocente leggerezza, incrina l’equilibrio: Babbo Natale non esiste.

È in quell’istante che la quiete si spezza. La festa si trasforma in un terreno acceso di confronto, dove affiorano tensioni sopite e si sgretolano, una dopo l’altra, le convenzioni di cortesia e le certezze educative. Il gioco teatrale si fa allora spietato e irresistibile: tra battute fulminanti e situazioni paradossali, emergono contraddizioni, fragilità e verità taciute.

Lapponia si interroga, con raffinata leggerezza e pungente lucidità, su questioni che toccano corde intime: è sempre necessario dire la verità? L’inganno, quando protegge l’infanzia, può dirsi davvero colpevole? E fino a che punto è lecito preservare il territorio incantato dell’immaginazione?

Ne scaturisce una commedia dall’umorismo graffiante, capace di divertire mentre scava, di far sorridere mentre mette a nudo. Uno spettacolo che, come uno specchio appena deformato, restituisce allo spettatore un’immagine sorprendentemente familiare, insinuando il dubbio che, dietro quelle dinamiche, si nasconda qualcosa di profondamente vicino alla propria esperienza.

All’Istituto Salesiano Sacro Cuore di Napoli-Vomero la Notte del Classico

NAPOLI – Sofocle e Antigone, Socrate e Platone, Omero e Ulisse. E ancora Lucilio e Seneca, Cicerone e Dante, Machiavelli e Borgia, fino a Darwin e all’Homo sapiens: protagonisti del mito, della storia e della letteratura occidentale riuniti, eccezionalmente, in un processo immaginario all’“(In)Humanitas”. È uno degli eventi di punta della XII edizione della “Notte del Classico” dell’Istituto Salesiano “Sacro Cuore” di Napoli-Vomero.

La manifestazione, ormai appuntamento tradizionale per i licei classici del Belpaese, nasce da un’idea del professor Rocco Schembra ed è sostenuta dal Ministero dell’Istruzione e dall’Associazione Italiana di Cultura Classica, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il patrimonio della cultura greca e latina.

L’appuntamento è fissato per venerdì 27 marzo, dalle 18.30 alle 20.30, nel plesso di via Scarlatti, che per l’occasione si trasformerà in una vera e propria fucina di attività: rappresentazioni teatrali, letture animate, concerti, performance artistiche, mostre fotografiche, degustazioni e persino trattamenti cosmetici ispirati al mondo antico, pronti a prendere vita in modo originale e coinvolgente.

Il pubblico potrà immergersi in un’atmosfera suggestiva dal sapore millenario, resa ancora più evocativa dall’allestimento dell’antro della Sibilla Cumana nell’androne della scuola. Tema centrale dell’edizione 2026 sarà l’Humanitas, uno dei pilastri della cultura classica: un ideale di formazione integrale della persona, in cui conoscenza, etica e consapevolezza civile si intrecciano. Un modello che il liceo classico continua a trasmettere, formando studenti capaci di pensiero critico e di partecipazione attiva alla vita sociale.

Per alcune ore l’istituto salesiano aprirà le porte alla cittadinanza, grazie all’impegno dei docenti del Dipartimento di Lettere. Protagonisti della serata saranno gli studenti, impegnati in esibizioni e attività ispirate al loro percorso di studi e al valore formativo delle discipline classiche.

In apertura, alle 18.30, è previsto un momento simbolico dedicato ai futuri iscritti: la prima classe dell’anno scolastico 2026/2027 sarà chiamata per il suo primo appello e riceverà un messaggio dagli studenti dell’ultimo anno. Un passaggio di testimone dal forte valore simbolico, che segnerà l’inizio del loro nuovo cammino.

Maxi blitz contro il contrabbando: 40 tonnellate di tabacco sequestrate tra Italia ed Europa

Un sistema collaudato, ramificato e costruito per aggirare ogni controllo. È quello smantellato dall’Ufficio del Procuratore pubblico europeo di Torino con l’operazione “Borotalco”, che ha portato all’arresto di cinque persone tra Italia, Regno Unito e Polonia e al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illegale.

L’indagine ha preso le mosse da movimenti sospetti di container nel porto di Genova, rivelando una struttura criminale transnazionale con base operativa nel Regno Unito e collegamenti in diversi continenti. Le sigarette viaggiavano lungo rotte costruite ad hoc per eludere i controlli doganali: venivano dichiarate come provenienti da Armenia, Dubai e Spagna, ma transitavano anche da Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia per mascherarne l’origine reale.

Secondo gli inquirenti, il sistema si fondava su una rete di complicità distribuita tra più Paesi. Una società attiva nell’area genovese avrebbe avuto un ruolo chiave nella gestione delle pratiche doganali, consentendo di evitare ispezioni e controlli. A supporto, magazzini nella provincia di Alessandria venivano utilizzati per lo scarico e lo stoccaggio della merce, oltre che per custodire materiali destinati a coprire il carico illecito.

Le tecniche di occultamento erano sofisticate: il tabacco veniva nascosto dietro dichiarazioni fittizie di materiali da costruzione e collocato in doppi fondi nei container. Per schermare l’identità dei destinatari, un informatico campano avrebbe creato una rete di siti web ed email falsi, mentre le comunicazioni interne avvenivano tramite piattaforme criptate.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova, su richiesta della Procura europea, ha disposto la custodia cautelare per cinque indagati e il sequestro di beni per circa 2,5 milioni di euro. Nel corso delle attività investigative erano già state intercettate circa 41 tonnellate di sigarette, con un danno stimato per l’erario superiore a 10 milioni tra dazi, accise e Iva.

Il valore della merce sequestrata sul mercato italiano si aggira intorno ai 15 milioni di euro, cifra che avrebbe potuto raddoppiare o addirittura triplicare una volta immessa nei circuiti illegali europei. L’operazione ha visto la collaborazione di organismi internazionali e autorità nazionali, tra cui Europol e le agenzie doganali britanniche e svizzere, confermando quanto la cooperazione sia decisiva nel contrasto alle reti criminali globali.

E’ morto Gino Paoli, aveva 91 anni: la sua musica è ‘senza fine’

Genova – E’ morto Gino Paoli. Uno dei più grandi della canzone italiana ci ha lasciati all’età di 91 anni.

Ad annunciarlo i familiari “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”. Secondo quanto emerso era nella sua casa genovese dove era tornato dopo un breve ricovero in una clinica privata.

Nato a Monfalcone nel 1934 era cresciuto a Genova dove prima di arrivare alla musica aveva fatto svariati mestieri dal facchino al grafico pubblicitario e poi il pittore.

La gatta, una delle sue canzoni iconiche, lo lancia nel mondo della musica dal quale non è più uscito per oltre sessant’anni. Le sue canzoni erano poesie in musica.

I primi anni Sessanta sono anche gli anni degli amori che diventano canzoni. Con Ornella Vanoni nascono Senza fine e Anche se, e un legame che nel tempo si trasformerà in un’amicizia solida. Poi arriva Stefania Sandrelli, giovanissima, e lo scandalo: Paoli è sposato, ma da quella relazione nascerà Amanda. Il 1963 è l’anno che contiene tutto. I successi, Sapore di sale e Che cosa c’è, e insieme la caduta.

A luglio di quell’anno tenta il suicidio, sparandosi al cuore, si salva per il proiettile non colpisce organi vitali e resta nel torace per tutta la vita.

E’ stato sette volte a Sanremo e dopo un periodo di penombra negli anni Ottanta torna alla ribalta con un tour con O§nella Vanoni.  Nel 1991 arriva Matto come un gatto, con Quattro amici che vince il Festivalbar.

Diceva di essere entrato nel mondo della musica per caso. Ma da quel caso non è mai più uscito.

Travolte e uccise al Corso Garibaldi, il video choc dell’impatto

Napoli – Le immagini sono drammatiche e mostrano senza filtri la violenza dell’impatto. Il deputato Francesco Emilio Borrelli ha pubblicato il video dell’investimento mortale avvenuto domenica sera al Corso Garibaldi di Napoli, dove hanno perso la vita le sorelle Zhanna Rubakha e Oksana Kotlova, di 57 e 51 anni, entrambe ucraine e originarie di Leopoli.

Nel filmato si vede il momento in cui le due donne stanno attraversando la strada. In pochi istanti una Mercedes sopraggiunge a velocità sostenuta e le travolge in pieno, scaraventandole in aria. Alla guida dell’auto c’era un imprenditore di 34 anni risultato poi positivo all’alcoltest, arrestato dalla Polizia Locale con l’accusa di omicidio stradale.

Gli ultimi passi prima della tragedia

Le immagini restituiscono la sequenza degli ultimi istanti di vita delle due sorelle: camminano insieme, attraversano la strada, poi l’impatto improvviso che trasforma quel tratto di carreggiata nel confine tra la vita e la morte.

Un destino crudele quello che ha colpito Zhanna e Oksana. Le due donne vivevano a Napoli e si erano ricongiunte proprio qui: Oksana aveva raggiunto la sorella, che lavorava come collaboratrice domestica, per allontanarsi dalla guerra in Ucraina.

Non le bombe né i droni del conflitto, ma un’automobile guidata da un uomo ubriaco ha posto fine alle loro vite.

La rabbia della città e la protesta

La tragedia ha scosso profondamente Napoli e in particolare la comunità ucraina presente in città.

Per oggi, 24 marzo alle ore 12, è stato organizzato un sit-in al Corso Garibaldi, promosso da Europa Verde insieme alla comunità ucraina, per chiedere maggiore sicurezza stradale e denunciare l’aumento delle vittime della strada.

«Bisogna fermare la strage silenziosa sulle strade», ha dichiarato Borrelli, sottolineando come gli incidenti mortali causati da guida in stato di ebbrezza continuino a mietere vittime.

La manifestazione vuole ricordare Zhanna e Oksana ma anche lanciare un appello alle istituzioni affinché vengano intensificati controlli e misure di prevenzione contro i cosiddetti “criminali della strada”.

 

 

 

Follia a Torre Annunziata: sfonda la porta e accoltella la vicina e il figlio minore, arrestato 40enne

Una banale lite condominiale si è trasformata in un brutale fatto di sangue a Torre Annunziata, dove la Polizia di Stato ha arrestato un uomo di 40 anni con la pesante accusa di tentato omicidio e violazione di domicilio.

L’allarme è scattato nella giornata di ieri, quando la Sala Operativa ha ricevuto la segnalazione di una violenta disputa con persone ferite in Corso Vittorio Emanuele III. Sul posto sono precipitati gli agenti dei Commissariati di Torre Annunziata e Pompei, che si sono trovati di fronte a una scena drammatica: una donna e il suo figlio minorenne perdevano sangue a causa di diverse ferite da taglio.

La furia cieca e l’irruzione

La ricostruzione degli investigatori ha delineato una dinamica agghiacciante, caratterizzata da una violenza inaudita. Secondo quanto accertato dai poliziotti, il 40enne si è presentato sul pianerottolo dei vicini armato di due coltelli. In preda all’ira, l’uomo ha letteralmente sfondato la porta d’ingresso dell’abitazione per farsi strada.

Una volta all’interno, si è scagliato contro la donna colpendola con diversi fendenti, per poi rivolgere la stessa furia cieca contro il figlio minore della vittima. I due malcapitati, soccorsi dal personale medico, sono stati immediatamente trasportati all’ospedale di Castellammare di Stabia per ricevere le cure necessarie.

L’arresto e il sequestro delle armi

Dopo il brutale raid punitivo, l’aggressore ha cercato rifugio tornando nel proprio appartamento, situato nello stesso stabile. Gli operatori di Polizia, seguendo le tracce dell’accaduto, lo hanno raggiunto e bloccato in pochi istanti.

Durante la perquisizione, gli agenti hanno disarmato l’uomo, trovandolo in possesso di un vero e proprio piccolo arsenale: due coltelli a molla e uno a serramanico, verosimilmente utilizzati durante l’irruzione. Di fronte all’evidenza dei fatti, il 40enne è stato dichiarato in arresto per tentato omicidio e contestualmente denunciato per aver violato il domicilio delle vittime.

Epatite A, allerta a Napoli: task force e controlli rafforzati

L’attenzione resta alta sul fronte sanitario nell’area metropolitana di Napoli, dove il prefetto Michele di Bari ha richiamato i sindaci a rafforzare le misure di prevenzione contro il rischio di diffusione del virus dell’epatite A. La circolare arriva al termine di un vertice del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che ha riunito istituzioni, forze dell’ordine e vertici della sanità regionale.

Dal confronto è emersa la necessità di un rafforzamento immediato dei controlli e delle attività di prevenzione, con particolare attenzione alla sicurezza alimentare e alla sorveglianza epidemiologica. Le autorità sanitarie hanno disposto il potenziamento delle vaccinazioni e un coordinamento più stretto tra le strutture ospedaliere, per garantire la disponibilità di posti letto anche in caso di emergenza.

Parallelamente, è stata attivata una task force dedicata ai controlli nei locali pubblici, nei mercati e negli allevamenti, con un focus specifico sul contrasto all’abusivismo commerciale. In questo contesto, i sindaci sono stati invitati a valutare ordinanze che vietino la somministrazione e il consumo di frutti di mare crudi, raccomandazione estesa anche all’ambito domestico.

«È necessario mantenere alta l’attenzione su igiene e tracciabilità degli alimenti», è l’indicazione che accompagna la campagna informativa avviata in questi giorni, che punta anche sulla vaccinazione come strumento di prevenzione. Le Asl, attraverso ambulatori, medici di base, pediatri e farmacie, stanno definendo le modalità di accesso per i cittadini.

In vista delle festività pasquali, il piano straordinario prevede inoltre un rafforzamento dei controlli sul territorio, con il coinvolgimento delle forze di polizia e dei carabinieri del nucleo tutela salute a supporto delle polizie locali.

Tra le raccomandazioni rivolte alla popolazione, particolare attenzione è posta all’acquisto di prodotti alimentari solo da canali autorizzati, evitando il cosiddetto “fuori mercato”, e alla corretta cottura dei molluschi. «Solo una cottura completa elimina il rischio di infezione», viene sottolineato, insieme all’invito a mantenere elevati standard igienici nella preparazione degli alimenti.

Caserta, scoperta officina abusiva con rifiuti pericolosi: sequestrata area di 110 mq

Un’officina meccanica completamente abusiva, trasformata di fatto in un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e non. È quanto scoperto dai finanzieri della Compagnia Pronto Impiego di Aversa, che hanno sequestrato un’area di oltre 110 metri quadrati nel Casertano.

All’interno dei locali, privi di qualsiasi autorizzazione, sono stati rinvenuti quintali di materiali accumulati in violazione delle norme ambientali. Tra questi, parti di autoveicoli, scarti ferrosi, pezzi di ricambio e residui di lavorazione, ma anche sostanze altamente inquinanti come diluenti, solventi, batterie esauste e circa cento litri di oli usati conservati in taniche.

La situazione è apparsa particolarmente critica anche per la presenza di un deposito incontrollato di rifiuti domestici, stimato in circa 20 metri cubi, con oggetti abbandonati tra cui mobili, giocattoli e altri materiali in evidente stato di degrado.

Oltre al sequestro dell’intera area e delle attrezzature utilizzate per l’attività illecita, i militari hanno denunciato a piede libero il responsabile alla Procura di Napoli Nord per violazioni al Testo Unico Ambientale, elevando anche sanzioni amministrative. L’operazione riporta al centro una questione spesso sottovalutata: quanto sia diffuso e radicato il fenomeno delle attività abusive che, oltre a operare fuori dalle regole, rappresentano un rischio concreto per l’ambiente e la salute pubblica.

Tentato omicidio Cusano, la Cassazione annulla il sequestro del telefono di Palermo

Nuovo colpo di scena nell’inchiesta sul tentato omicidio di Gaetano Cusano. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il sequestro del telefono cellulare di Nicoló Palermo, 19enne di Benevento coinvolto nel procedimento giudiziario legato alla violenta aggressione avvenuta lo scorso ottobre.

La decisione arriva a distanza di poche settimane da un primo intervento della Suprema Corte, che aveva già accolto le tesi difensive annullando il provvedimento del Riesame relativo alla custodia cautelare in carcere e disponendo un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione del tribunale napoletano.

Al centro dell’inchiesta resta la ricostruzione della notte tra il 4 e il 5 ottobre, quando da Benevento sarebbero partite quattro auto con a bordo un gruppo di giovani diretti verso un locale di Montesarchio. Secondo l’accusa, l’obiettivo era quello di affrontare un gruppo rivale. Una volta sul posto, la situazione sarebbe degenerata in una violenta aggressione.

Gaetano Cusano, 17 anni, fu colpito con calci e pugni e raggiunto alla testa con una mazza da baseball, fino a finire in coma. Gli inquirenti attribuiscono a Nicoló Palermo un ruolo centrale nell’episodio, sostenendo che avrebbe immobilizzato la vittima stringendole le mani al collo, consentendo agli altri di portare avanti l’aggressione.

L’impianto accusatorio si fonda su immagini di videosorveglianza, analisi dei telefoni e dichiarazioni testimoniali. Proprio in questo contesto si inseriva il sequestro del cellulare del 19enne, disposto dalla Procura di Benevento per approfondire contatti e movimenti nelle ore precedenti ai fatti.

Ora, però, la Cassazione ha ritenuto illegittimo quel provvedimento, accogliendo il ricorso della difesa, rappresentata dagli avvocati Vittorio Fucci e Francesco Altieri, Un passaggio che, pur non entrando nel merito della responsabilità penale, incide sulla solidità degli elementi raccolti finora.

Incidenti stradali con lesioni gravi: quali diritti ha la vittima

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Un sinistro stradale con esiti rilevanti è un evento traumatico che incide pesantemente sull’equilibrio della vittima e del suo nucleo familiare, rendendo necessario affrontare lunghi percorsi riabilitativi e delicate procedure giuridiche. In Italia, la frequenza di scontri con conseguenze gravi rimane una criticità che impone una conoscenza puntuale dei propri diritti, non solo per una questione patrimoniale, ma per garantire alla persona i mezzi necessari a sostenere le esigenze future.

In contesti di così evidente fragilità, l’intervento di un professionista qualificato come l’Avvocato Angelo Melone è determinante per inquadrare correttamente la fattispecie e assicurare che ogni voce di danno venga analizzata secondo i più recenti orientamenti della giurisprudenza di legittimità.

La definizione di lesione grave e il danno alla persona

Dal punto di vista medico-legale, le lesioni gravi si configurano quando l’incidente determina un’alterazione dell’integrità psicofisica destinata a protrarsi nel tempo.

È necessario distinguere tra il danno biologico temporaneo, riferito al periodo di inabilità durante la convalescenza, e il danno biologico permanente, ovvero i postumi che residuano stabilmente dopo la guarigione clinica.

Queste conseguenze hanno un impatto diretto sulla quotidianità, limitando le attività ordinarie e condizionando la sfera professionale, dove possono causare una riduzione della capacità lavorativa specifica o l’impossibilità di riprendere la precedente occupazione. La quantificazione di tali parametri richiede accertamenti peritali rigorosi, indispensabili per tradurre la lesione fisica in un equo valore monetario.

Le componenti del risarcimento integrale

La normativa vigente prevede che il ristoro per un sinistro con lesioni macropermanenti debba essere integrale. La voce principale resta il danno biologico, calcolato in base alle tabelle dei Tribunali di Milano o Roma, a cui si associano il danno morale — inerente alla sofferenza interiore — e il danno esistenziale, relativo allo stravolgimento delle abitudini di vita.

Oltre al comparto non patrimoniale, la vittima ha diritto al rimborso integrale delle spese mediche e al risarcimento del danno da lucro cessante, inteso come perdita della capacità di guadagno attuale e futura.

Affidarsi a uno studio legale Napoli specializzato permette di documentare analiticamente ogni perdita economica e ogni pregiudizio professionale, evitando che la liquidazione finale risulti inadeguata rispetto alle necessità vitali del danneggiato.

Il contraddittorio con le assicurazioni e le criticità istruttorie

All’apertura del sinistro segue la fase di accertamento da parte della compagnia assicurativa, tenuta a formulare un’offerta entro i termini di legge. Tuttavia, la gestione della pratica presenta spesso ostacoli complessi: le società assicuratrici possono contestare la dinamica del sinistro e richiedere proprie consulenze di parte.

In assenza di una difesa tecnica, il danneggiato rischia di accettare indennizzi non congrui. La resistenza delle controparti rende indispensabile il supporto di un legale che gestisca la trattativa con autorevolezza, garantendo che il diritto al risarcimento non venga sacrificato a fronte di logiche di contenimento dei costi aziendali.

Il ruolo della difesa legale specializzata

La scelta di un supporto presso uno studio legale Napoli con esperienza specifica nell’infortunistica complessa è decisiva per ottenere un risarcimento proporzionato all’effettivo danno subito.

L’avvocato non si limita alla gestione burocratica, ma coordina un team di consulenti tecnici e medici legali di parte. La valutazione del danno è un’operazione tecnica che richiede rigore strategico: dalla fase stragiudiziale all’eventuale contenzioso civile, la presenza di un professionista esperto assicura che la posizione della vittima sia sostenuta con una strategia lucida e inattaccabile sotto il profilo probatorio.

Chi era Italo Ferraro: Il cartografo dell’anima di Napoli

Italo Ferraro, l’84enne  investito ieri sera a Napoli e morto all’alba di oggi in ospedale, non è stato solo un architetto, ma il più autorevole studioso della forma urbana di Napoli. Professore associato di Progettazione presso la Facoltà di Architettura della Federico II, si era formato come assistente del leggendario Luigi Cosenza, ereditandone il rigore metodologico e la passione per l’analisi del territorio.

L’opera monumentale: L’Atlante della Città Storica

Il suo nome resterà legato indissolubilmente a un’impresa editoriale e scientifica titanica: il “Napoli. Atlante della Città Storica”.

Si tratta di un’opera in più volumi (pubblicata principalmente da Oikos e Clean) che analizza isolato per isolato, palazzo per palazzo, l’evoluzione della città.

L’obiettivo: Documentare non solo i grandi monumenti, ma l’architettura “minore”, i cortili, le scale e le stratificazioni che rendono Napoli un organismo vivente unico al mondo.

I volumi: Dall’analisi del Centro Antico ai Quartieri Spagnoli, dal Vomero a Posillipo, fino al monumentale studio sul Risanamento.

Un intellettuale controcorrente

Ferraro era noto per la sua capacità di trasformare dati tecnici, mappe catastali e atti di compravendita del Cinquecento in una narrazione suggestiva. Scrittori come Ermanno Rea lo definivano uno dei più preparati studiosi della morfologia urbana, capace di denunciare con disincanto e amarezza la perdita d’identità dei luoghi storici di fronte alla modernità incontrollata.

Oltre all’insegnamento e alla ricerca, ha ricoperto ruoli di consulenza per l’Ufficio Urbanistico del Comune di Napoli, lavorando alla classificazione tipologica del Piano Regolatore Generale, cercando sempre di difendere la “forma” della città dalle speculazioni e dall’incuria.

“Un’opera destinata a riprodurre l’anima della città. E a conservarla anche quando la città reale quell’anima l’avrà persa del tutto.”

— Silvio Perrella su “L’Atlante” di Ferraro.

Epatite A, focolaio nel Lazio: 24 casi nel Pontino

Un focolaio di epatite A è stato registrato nella provincia di Latina, dove al momento risultano 24 casi accertati distribuiti in diversi comuni del territorio pontino. Tra i pazienti contagiati, sei persone sono state ricoverate all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, tutte comunque in condizioni cliniche stabili.

Il numero dei contagi potrebbe tuttavia aumentare nelle prossime ore. Le autorità sanitarie stanno infatti eseguendo ulteriori accertamenti su altri pazienti che presentano sintomi compatibili con l’infezione virale. La situazione è monitorata costantemente dai servizi di igiene pubblica della Regione Lazio.

Verifiche sui ristoranti di Terracina

Dalle prime indagini epidemiologiche emergerebbe un possibile collegamento tra diversi casi e pasti consumati in alcuni ristoranti di Terracina. L’attenzione degli investigatori sanitari si concentra in particolare sul consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, spesso indicato come possibile veicolo di trasmissione del virus.

Gli operatori della Asl stanno ricostruendo gli spostamenti e le abitudini alimentari delle persone contagiate per individuare un’eventuale origine comune dell’infezione.

L’ipotesi dei molluschi contaminati

Tra le piste al vaglio degli esperti c’è anche quella legata a una possibile partita di molluschi proveniente da Napoli, città dove nelle ultime settimane è stato registrato un aumento significativo dei casi di epatite A.

Gli approfondimenti riguardano l’intera filiera alimentare, dai luoghi di produzione fino alla distribuzione nei ristoranti e nei mercati locali.

Ricoveri anche a Roma

Nel frattempo cresce l’attenzione anche nella Capitale. Negli ultimi trenta giorni, al Policlinico Umberto I di Roma sono stati registrati circa venti ricoveri per epatite A, molti dei quali riguardano persone provenienti dal sud pontino o da altre aree del Centro-Sud.

“I pazienti sono tutti in buone condizioni”, spiega l’infettivologo Claudio Maria Mastroianni, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’ospedale romano. “Gli anziani vanno monitorati con maggiore attenzione nei primi giorni, motivo per cui in alcuni casi è necessario il ricovero”.

Solo nelle ultime ore, aggiunge lo specialista, quattro pazienti arrivati dalla provincia di Latina sono stati ricoverati a Roma, anche loro senza complicazioni gravi.

Piogge e contaminazione del mare

Tra le possibili cause del focolaio, secondo gli esperti, potrebbe esserci anche la contaminazione dei frutti di mare dovuta al rimescolamento delle acque marine dopo le forti piogge registrate nelle scorse settimane.

“È una dinamica già osservata in passato”, spiega Mastroianni. “In altri casi episodi simili sono stati associati anche ad alimenti come i frutti di bosco”.

Secondo l’infettivologo, molti contagi potrebbero essere legati al consumo di frutti di mare durante le festività natalizie, con i primi ricoveri comparsi negli ospedali a partire dal mese di gennaio.

Task force sanitaria e controlli sulla filiera

Per gestire l’emergenza, la Asl ha attivato una task force dedicata al tracciamento dei contagi, coinvolgendo anche medici di base e pediatri per informare la popolazione sulle principali misure di prevenzione.

Tra le raccomandazioni diffuse alla cittadinanza:

evitare il consumo di alimenti crudi, in particolare molluschi
mantenere elevati standard di igiene personale
prestare attenzione alla corretta preparazione degli alimenti

La cottura adeguata del pesce e dei frutti di mare, spiegano gli esperti, è in grado di eliminare il virus dell’epatite A, ma deve avvenire a temperature superiori ai 100 gradi e per un tempo prolungato, non con una semplice scottatura in padella.

Parallelamente, la Regione Lazio sta valutando un piano straordinario di monitoraggio degli allevamenti di molluschi nell’area pontina, con controlli rafforzati lungo tutta la filiera dei prodotti ittici. La situazione resta sotto osservazione.

Napoli, travolto e ucciso da scooter il professor Italo Ferraro

Napoli– Una passeggiata serale trasformata in tragedia. Il cuore di Napoli piange Italo Ferraro, noto scrittore e studioso dell’architettura cittadina, vittima di un gravissimo investimento avvenuto intorno alle ore 20:00 lungo il Corso Vittorio Emanuele.

L’uomo, travolto da una ragazza alla guida di uno scooter, è deceduto poche ore dopo il ricovero d’urgenza all’ospedale Pellegrini.

La dinamica e la tensione in strada

L’impatto è stato violento, lasciando Ferraro a terra in condizioni disperate. Immediatamente si è radunata una folla di residenti e passanti, trasformando il luogo dell’incidente in un teatro di fortissima tensione.

Mentre alcuni cittadini tentavano di prestare i primi soccorsi, esplodeva la rabbia dei presenti per l’assenza delle forze dell’ordine e, soprattutto, per i tempi d’attesa dei sanitari.

«È assurdo che non si possa più camminare a Napoli, in pieno centro», hanno riferito alcuni testimoni oculari. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, l’ambulanza sarebbe giunta solo dopo trenta minuti di attesa, un ritardo giudicato inaccettabile dai residenti che hanno subito allertato le autorità e i rappresentanti istituzionali.

Accertamenti e indagini

La conducente del motociclo è stata invece trasferita all’ospedale CTO per le cure del caso.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli agenti della Polizia Locale – Unità operativa Scampia, che hanno effettuato i rilievi tecnici per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Il mezzo è stato posto sotto sequestro, mentre alla giovane è stata ritirata la patente. Disposti anche gli accertamenti urgenti per verificare un eventuale stato di alterazione al momento dell’impatto.

Un’emergenza sicurezza stradale

L’episodio riaccende i riflettori sull’emergenza sicurezza stradale in città, già segnata da una serie ravvicinata di incidenti mortali che stanno alimentando preoccupazione e polemiche.

L’atto d’accusa di Francesco Emilio Borrelli

Sulla vicenda è intervenuto duramente il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, da tempo in prima linea contro la carenza di sicurezza stradale in città.

«Siamo davanti a un episodio gravissimo che conferma quanto denunciamo da tempo: Napoli è sempre meno sicura per pedoni e cittadini», ha dichiarato Borrelli. Il parlamentare ha puntato il dito non solo sulla dinamica del sinistro, ma sull’intero sistema di gestione delle emergenze: «Non è possibile che una persona venga investita in pieno centro e che i soccorsi arrivino con ritardi così gravi».

Strade fuori controllo: l’appello alle istituzioni

Il decesso di Ferraro riapre il dibattito sulla vivibilità urbana e sul controllo del territorio. Borrelli parla apertamente di una “strage silenziosa” alimentata da un mix letale di fattori: scarsa illuminazione, velocità dei veicoli fuori controllo e una cronica carenza di pattugliamenti.

«Servono più controlli e un sistema di emergenza efficiente. La sicurezza deve tornare a essere una priorità assoluta», ha concluso il deputato, sollecitando interventi immediati da parte del Comune e della Prefettura. «Siamo vicini alla famiglia, ma le Istituzioni devono dare risposte concrete prima che si debbano contare altre vittime».

Terra dei fuochi, la «control room» incastra i piromani: 3 arresti in 3 giorni a Giugliano

Giugliano – La lotta ai roghi tossici nella Terra dei Fuochi segna un deciso cambio di passo grazie alla tecnologia. Un’offensiva durata 72 ore ha portato all’arresto di tre persone nel territorio di Giugliano in Campania.

Il comune denominatore di questi interventi non è solo la tempestività delle forze dell’ordine, ma l’efficacia della Control Room: una sala operativa avanzata che funge da vera e propria “sentinella” del territorio, capace di intercettare gli incendi sul nascere e guidare le pattuglie a colpo sicuro.

Mobili, plastica e monitor in fiamme: coppia in manette

L’episodio più recente risale a ieri sera, nella zona di via Vicinale Trenga. Dalla Control Room parte l’allarme: le telecamere rilevano una densa colonna di fumo nero. Sul posto è già presente un dispositivo dell’Esercito Italiano che conferma la gravità del rogo.

A prendere fuoco è una discarica abusiva improvvisata composta da arredi, pneumatici, plastiche, lattine e persino schede e componenti di monitor e TV. I Carabinieri della Squadra Intervento Operativo (S.I.O.) del 10° Reggimento Campania e i Vigili del Fuoco giungono immediatamente sul posto. Mentre i pompieri domano le fiamme, i militari si mettono sulle tracce dei responsabili.

Scattano le manette per un cittadino nigeriano di 45 anni e una donna italiana di 41. L’uomo aveva tentato un’improbabile fuga, nascondendosi nella cantina di uno stabile vicino. Perquisito, è stato trovato in possesso dell’accendigas utilizzato, con ogni probabilità, per innescare l’incendio. Dalle indagini è emerso un modus operandi banale quanto dannoso: i due avevano appena svuotato una casa in uso alla donna, sbarazzandosi dei vecchi mobili e dei rifiuti appiccandovi il fuoco a poca distanza. Attualmente sono in attesa di giudizio.

Incendio lampo e fuga: 70enne tradito dai video

L’occhio elettronico si era rivelato fondamentale già nella giornata di sabato, in via Ex Alleati 32. Anche in questo caso, la Control Room segnala alla S.I.O. un uomo intento a dar fuoco a dei cumuli di rifiuti abbandonati a bordo strada, in piena zona agricola.

All’arrivo dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco, del piromane non c’è più traccia. Ma la fuga serve a poco: i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Pozzuoli acquisiscono le immagini registrate dalla Control Room. L’analisi dei frame permette di dare un volto e un nome al responsabile: si tratta di un 70enne del posto, rintracciato poco dopo e arrestato con lo strumento della “flagranza differita”.

Cos’è la Control Room: il cervello delle operazioni

I successi di questi giorni accendono i riflettori sull’infrastruttura tecnologica istituita presso il Comando Regione Carabinieri Forestale “Campania”.

La Control Room non è un semplice snodo di telecamere, ma un vero e proprio hub di intelligence ambientale che assicura il raccordo operativo in tempo reale tra Polizia, Esercito Italiano, Polizia Metropolitana di Napoli e Carabinieri. Finanziata dal Commissario straordinario per gli interventi di riqualificazione, il Prefetto Fabio Ciciliano, la struttura permette di superare la frammentazione degli interventi: ottimizza l’impiego di uomini e mezzi sul campo, garantendo azioni chirurgiche e immediate nelle aree più vulnerabili del napoletano.

Scossa di terremoto all’alba al largo di Sapri

Sveglia insolita per i cittadini del Basso Salernitano. Questa mattina, alle 6:37, una lieve scossa di terremoto ha interessato l’area del Golfo di Policastro, a sud della provincia di Salerno.

Secondo i rilevamenti ufficiali della Sala Sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il sisma ha fatto registrare una magnitudo di 1.8. L’epicentro è stato localizzato in mare, al largo della costa, con un ipocentro stimato a circa 9 chilometri di profondità.

Nessun danno e situazione sotto controllo

Nonostante la debole intensità del fenomeno, il movimento tellurico è stato chiaramente avvertito dalla popolazione, in modo particolare nel comune di Sapri e nei centri limitrofi. Le segnalazioni sui social e il passaparola sono partiti subito dopo la scossa, provenendo principalmente dai residenti dei piani più alti degli edifici, dove l’oscillazione è risultata più percettibile nel silenzio del primo mattino.

Fortunatamente, l’evento si è risolto solo con un lieve spavento: le autorità locali confermano che non si registrano danni a persone o strutture. Nessuna richiesta di soccorso o di verifica statica è giunta ai centralini dei Vigili del Fuoco o delle forze dell’ordine. La Protezione Civile e le amministrazioni locali continuano a monitorare il territorio, ma la situazione risulta di assoluta tranquillità e pienamente sotto controllo.

Mense ospedaliere da incubo: blitz dei Nas in Campania, bocciate 18 strutture su 22

Napoli– Un bilancio che lascia poco spazio alle interpretazioni: l’82% delle mense ospedaliere controllate non è a norma. È l’esito allarmante della vasta campagna di ispezioni condotta, tra i mesi di febbraio e marzo, dai Carabinieri del Nas di Salerno.

Nel mirino dei militari sono finite 22 strutture, tra ospedali pubblici e case di cura private, distribuite nelle province di Salerno, Avellino e Benevento. Di queste, ben 18 hanno presentato irregolarità di varia entità, portando all’elevazione di multe per un importo complessivo di circa 26mila euro. L’obiettivo dell’operazione è chiaro: blindare la sicurezza alimentare e tutelare la salute dei pazienti.

L’allarme nel Salernitano: batteri sui vassoi e muffe nei locali

La provincia di Salerno ha registrato alcune delle criticità più gravi. Nell’Agro nocerino-sarnese le analisi di laboratorio hanno fatto emergere una carica batterica oltre la soglia di guardia direttamente sui vassoi destinati ai degenti, costringendo le direzioni a una revisione immediata dei protocolli di sanificazione.

Non va meglio nella Piana del Sele, dove reiterati problemi igienici, irregolarità nel trasporto dei cibi e la mancata misurazione delle temperature hanno fatto scattare sanzioni per 3.000 euro. Nel Cilento, invece, i militari hanno documentato la presenza di muffe sui muri e malfunzionamenti cronici ai sistemi di aspirazione delle cucine.

Irpinia: scoperte cucine “abusive” e carenze strutturali

Spostandosi in provincia di Avellino, i Nas hanno individuato una situazione limite nella Valle del Sabato: una casa di cura privata gestiva la produzione dei pasti in totale assenza di SCIA e delle necessarie autorizzazioni sanitarie, operando peraltro in ambienti con pesanti carenze strutturali. In altre strutture del territorio irpino, le contestazioni hanno riguardato l’assenza delle procedure di autocontrollo obbligatorie e lo stoccaggio di materiale non pertinente a ridosso delle aree di cottura.

Sannio: ragnatele e sporco incrostato tra i fornelli

Anche il territorio beneventano non è uscito indenne dai controlli. In un presidio ospedaliero della Valle Caudina l’assenza di spogliatoi per il personale e l’utilizzo di lavastoviglie guaste sono costati 4.000 euro di sanzioni. Lo scenario peggiore è emerso però nel capoluogo: le verifiche hanno svelato condizioni ben lontane dagli standard sanitari. Nelle zone dedicate al confezionamento dei pasti sono stati trovati accumuli oleosi, ragnatele e sporco incrostato.

Nonostante il quadro preoccupante, il tempestivo intervento dei Nas ha permesso di risolvere immediatamente le non conformità meno gravi grazie alle rigide prescrizioni imposte sul momento. I controlli proseguiranno senza sosta anche nelle prossime settimane per garantire che i poli di ristorazione ospedaliera rispettino tassativamente i più alti standard di igiene a tutela dei soggetti più fragili.

Napoli, c’è un video choc dell’investimento mortale di corso Garibaldi. Il conducente è recidivo

Napoli – C’è un video choc dell’investimento di corso Garibaldi che l’altra sera ha causato la morte di due sorelle ucraine al corso Garibaldi a Napoli. Sono le immagini della videosorveglianza di un bar ora agli atti dell’inchiesta che vede agli arresti domiciliari G.G., l’ imprenditore 34enne di Massa di Somma, ritenuto responsabile del duplice omicidio stradale.

L’uomo aveva la patente sospesa perché già trovato alla guida con un tasso alcolemico superiore alla norma e soprattutto era recidivo perché nel 2022 aveva causato un altro incidente stradale a Posillipo, fortunatamente non mortale.

Insieme con le due sorelle morte si trovava anche il marito di una delle due, che si è salvato solo perché era qualche metro più avanti.

La potente auto che guidava il conducente assassino era stata presa a noleggio. Ora le indagini cercano di accertare anche come sia stato possibile visto che l’uomo non aveva la patente e se qualcuno gli abbia fatto da garante.

Secondo gli accertamenti, procedeva tra gli 80 e i 100 chilometri orari, ben oltre i limiti consentiti, quando ha travolto due donne ucraine che si trovavano nei pressi delle strisce pedonali.

 Le due sorelle lavoravano presso famiglie napoletane

A perdere la vita sono state Gianna Rubakha (1968) e Oksana Kotlova (1974), entrambe perfettamente integrate nel contesto cittadino dove lavoravano come collaboratrici domestiche. Due vite spezzate in pochi istanti, al termine di una sequenza definita dagli investigatori “drammatica e violenta”.

Dopo l’impatto, l’auto ha proseguito la corsa schiantandosi contro alcune vetture in sosta, tra cui una Fiat Panda che ha contribuito ad attutire l’urto finale.

Determinanti i primi esiti degli accertamenti: il tasso alcolemico è risultato superiore ai limiti di legge. In attesa anche degli esami tossicologici.

La Procura di Napoli, coordinata dal pm Valeria Vinci, ha disposto gli arresti domiciliari per il 34enne. Il provvedimento è stato notificato dopo l’esito positivo degli esami alcolemici.
Le indagini sono affidate alla polizia municipale, guidata dal comandante Ciro Esposito, con il supporto della sezione infortunistica diretta dal tenente Vincenzo Cirillo.
Si tratta della prima svolta investigativa in un’inchiesta che punta a ricostruire nel dettaglio ogni fase dell’incidente.

Le immagini e il racconto choc

Fondamentali potrebbero rivelarsi le immagini di videosorveglianza acquisite da un esercizio commerciale della zona. Il video mostrerebbe l’auto piombare a forte velocità, travolgere le due donne e scaraventarle a diversi metri di distanza. Una sequenza definita “choc” dagli inquirenti.

L’uomo dovrà ora sostenere l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice. Tra i punti da chiarire: il percorso effettuato prima dell’incidente, la quantità di alcol assunta e, soprattutto, le modalità con cui è riuscito a noleggiare l’auto.