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Casavatore, nasce la Rete per l’Autismo

L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Fabrizio Celaj, ha posto in essere un importante momento di incontro, confronto e condivisione dedicato all’autismo che si terrà

Sabato 28 Marzo 2026 dalle Ore 10:00 alle 13:00 presso l’Aula Consiliare del Comune di Casavatore.

Un’occasione preziosa per riunire famiglie, associazioni, scuole e istituzioni con l’obiettivo di costruire una rete solida e inclusiva sul territorio.

«Insieme si può fare la differenza»: l’appello del sindaco Celaj

Sarà uno spazio aperto di ascolto e dialogo, dove condividere esperienze, bisogni e proposte concrete per migliorare il supporto alle persone con autismo e alle loro famiglie.
“Insieme possiamo creare una comunità più accogliente, consapevole e unita. Perché una rete forte nasce dall’incontro tra persone. Perché ogni contributo può fare la differenza”, ha ribadito il primo cittadino.

P.B.

Napoli, blitz della Mobile al «Buvero», sgominata piazza di spaccio nel cuore della città

Napoli – È stata smantellata all’alba la piazza di spaccio attiva nella zona del borgo di Sant’Antonio, conosciuta come il “Buvero”, nel centro cittadino. Gli uomini della Squadra Mobile hanno arrestato sei persone ritenute responsabili di aver gestito un’organizzazione dedita allo smercio di cocaina e droghe leggere che, secondo gli investigatori, riforniva non solo il capoluogo ma anche diversi centri della provincia di Napoli.

L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti dei presunti componenti del gruppo criminale: due indagati sono stati condotti in carcere, mentre altri quattro sono stati posti agli arresti domiciliari.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la rete di spaccio operava in modo strutturato e con ruoli ben definiti. Al vertice ci sarebbe stato un unico promotore, incaricato di finanziare l’intera attività illecita, affiancato da un uomo di fiducia che gestiva i rapporti con gli acquirenti e coordinava l’approvvigionamento della droga destinata ai pusher.

L’organizzazione e il blitz

Gli altri membri del gruppo avrebbero invece avuto il compito di custodire lo stupefacente e occuparsi del confezionamento delle dosi destinate alla vendita al dettaglio. Un sistema rodato che avrebbe consentito alla piazza del “Buvero” di diventare un punto di riferimento per lo smercio di cocaina e marijuana nel centro cittadino e nelle aree limitrofe.

La zona del borgo di Sant’Antonio, secondo gli investigatori, ricade in un’area storicamente divisa tra le sfere di influenza dei clan Contini e Mazzarella, anche se l’organizzazione colpita dal blitz non sarebbe direttamente riconducibile alle due consorterie camorristiche.

All’operazione hanno partecipato anche gli agenti del Reparto Prevenzione Crimine Campania e le unità cinofile dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, impiegate nella ricerca di sostanze stupefacenti durante le perquisizioni scattate contestualmente agli arresti.

Addio a Carmine Castellano, storico direttore del Giro d’Italia

Napoli – Il ciclismo italiano perde una delle sue figure più rappresentative. È morto all’età di 89 anni Carmine Castellano, storico direttore del Giro d’Italia dal 1993 al 2005, protagonista di una stagione che ha contribuito a rendere la corsa rosa un evento di riferimento a livello internazionale.

Nato a Sorrento, dove viveva ancora, Castellano era avvocato di professione ma legò il suo nome in maniera indissolubile al Giro. La Federazione ciclistica italiana lo ricorda sottolineando come «è stato il terzo patron del Giro dopo Armando Cougnet e Vincenzo Torriani», con il quale aveva iniziato a collaborare già dagli anni Settanta per l’organizzazione delle tappe nel Sud Italia.

Durante la sua gestione, il Giro d’Italia ha conosciuto alcune delle salite più celebri e temute del panorama ciclistico. «Con lui il Giro ha conosciuto salite poi divenute iconiche come il passo del Mortirolo, lo sterrato del Colle delle Finestre e lo Zoncolan», si legge nella nota della federazione, che ne sottolinea l’intuito e la capacità di innovare.

Tra le sue intuizioni più importanti anche l’introduzione del “trofeo senza fine” nel 2000, diventato uno dei simboli della competizione, e la storica partenza da Atene nel 1996, organizzata insieme a Candido Cannavò per celebrare il centenario della Gazzetta dello Sport e delle Olimpiadi moderne.

Il presidente della Federazione ciclistica italiana, Cordiano Dagnoni, ha espresso il cordoglio dell’intero movimento: «A nome di tutto il ciclismo italiano esprimo i sensi del più profondo cordoglio e mi stringo in un commosso abbraccio ai familiari, agli amici e a tutti coloro che ne hanno apprezzato le qualità umane e professionali».

Airola in lutto per Ginevra: folla ai funerali della neonata morta in ospedale

I due erano accusati di aver messo in atto una serie di operazioni finalizzate a sottrarsi al pagamento di imposte per un totale di circa 392 mila euro, tra Irpef, Iva, interessi e sanzioni relative a tre annualità. Secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero svuotato la società di ogni consistenza patrimoniale trasferendo beni e attività a un’altra impresa formalmente esistente ma di fatto inattiva, arrivando anche a simulare lo spostamento della sede in Bulgaria per rendere inefficaci le procedure di riscossione.

L’inchiesta si inseriva in un filone investigativo più ampio sui trasferimenti di aziende italiane all’estero, in particolare verso città come Sofia e Plovdiv. Per gli inquirenti, queste operazioni avrebbero consentito di sottrarre patrimoni a sequestri e procedure esecutive, mantenendo però una operatività di fatto in Italia attraverso nuove società con lo stesso oggetto sociale.

Il caso aveva attirato l’attenzione già nel maggio 2022, quando erano stati eseguiti sequestri di beni e misure interdittive nei confronti di diversi soggetti, con ipotesi di reato che spaziavano dall’associazione per delinquere aggravata alla falsità documentale, fino ai reati tributari e fallimentari.

Nel corso del processo, tuttavia, il quadro accusatorio non ha retto fino alla decisione finale. Il Tribunale ha quindi pronunciato sentenza di non luogo a procedere, chiudendo la vicenda giudiziaria per i due imprenditori. Resta fermo il principio di presunzione di innocenza, mentre la decisione segna un punto importante in una delle inchieste più rilevanti degli ultimi anni sul fronte dei presunti trasferimenti fittizi di imprese all’estero.

Benevento, prosciolti due imprenditori dall’accusa di frode fiscale da 400 mila euro

Si chiude con un proscioglimento il procedimento per presunta sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte che vedeva imputati due imprenditori sanniti. Il Tribunale di Benevento ha infatti disposto il non doversi procedere nei confronti di Valerio Fragnito, 45 anni, e Saverio Tresca, 60 anni, entrambi difesi dall’avvocato Vittorio Fucci.

I due erano accusati di aver messo in atto una serie di operazioni finalizzate a sottrarsi al pagamento di imposte per un totale di circa 392 mila euro, tra Irpef, Iva, interessi e sanzioni relative a tre annualità. Secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero svuotato la società di ogni consistenza patrimoniale trasferendo beni e attività a un’altra impresa formalmente esistente ma di fatto inattiva, arrivando anche a simulare lo spostamento della sede in Bulgaria per rendere inefficaci le procedure di riscossione.

L’inchiesta si inseriva in un filone investigativo più ampio sui trasferimenti di aziende italiane all’estero, in particolare verso città come Sofia e Plovdiv. Per gli inquirenti, queste operazioni avrebbero consentito di sottrarre patrimoni a sequestri e procedure esecutive, mantenendo però una operatività di fatto in Italia attraverso nuove società con lo stesso oggetto sociale.

Il caso aveva attirato l’attenzione già nel maggio 2022, quando erano stati eseguiti sequestri di beni e misure interdittive nei confronti di diversi soggetti, con ipotesi di reato che spaziavano dall’associazione per delinquere aggravata alla falsità documentale, fino ai reati tributari e fallimentari.

Nel corso del processo, tuttavia, il quadro accusatorio non ha retto fino alla decisione finale. Il Tribunale ha quindi pronunciato sentenza di non luogo a procedere, chiudendo la vicenda giudiziaria per i due imprenditori. Resta fermo il principio di presunzione di innocenza, mentre la decisione segna un punto importante in una delle inchieste più rilevanti degli ultimi anni sul fronte dei presunti trasferimenti fittizi di imprese all’estero.

Lukaku lascia il ritiro del Belgio: rientro anticipato a Napoli per recuperare la forma

Nuovo stop nel percorso di rientro di Romelu Lukaku, che lascia il ritiro della nazionale belga e fa ritorno a Napoli. L’attaccante non prenderà parte alle prossime amichevoli contro Stati Uniti e Messico, una scelta condivisa con il club per concentrarsi sul pieno recupero della condizione fisica.

A comunicarlo è stata la stessa società partenopea con una nota ufficiale: «Il calciatore rientrerà a Napoli per ottimizzare la propria condizione fisica». Un segnale chiaro della volontà di gestire con cautela il rientro del centravanti, reduce da mesi complicati. Lukaku è tornato in campo solo a fine gennaio dopo il grave infortunio subito durante la preparazione estiva, ma finora il suo impiego è stato limitato.

Nessuna partenza da titolare e soltanto brevi apparizioni nei finali di gara, segno di una condizione ancora lontana dai livelli abituali. Il rientro anticipato rappresenta quindi una scelta strategica, con il Napoli deciso a lavorare sul recupero completo del giocatore per averlo al meglio nella fase decisiva della stagione. Resta da capire quanto tempo servirà per rivedere il vero Lukaku, quello capace di spostare equilibri e garantire continuità sotto porta.

Voti del clan e aste truccate. L’ombra dei Contini sulle elezioni regionali in Campania del 2020

Napoli – C’è un’immagine che più di ogni altra restituisce il senso dell’inchiesta che sta scuotendo i palazzi del potere napoletano: un uomo seduto su una sedia impagliata, davanti a un CAF, con alle spalle un manifesto elettorale.

Per la Procura Antimafia, quella non è solo propaganda, ma un segnale di “presidio” del territorio. Quell’uomo è il simbolo di una democrazia inquinata, dove il consenso non si cerca nei programmi, ma tra le pieghe dei rioni controllati dall’Alleanza di Secondigliano.

Al centro del ciclone c’è Pietro Diodato, 66 anni, storico volto della politica regionale campana, per il quale la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha presentato appello al Tribunale del Riesame. I pm non ci stanno: dopo il rigetto del Gip alle misure cautelari, chiedono con forza l’arresto per l’ex consigliere, accusandolo di un doppio binario criminale: voto di scambio politico-mafioso e turbativa d’asta aggravata dal metodo mafioso.

Il “Patto delle Melanzane”: l’incontro in via Chieti

Tutto ha inizio nell’agosto torrido del 2020, in piena campagna elettorale per le Regionali. Il “Trojan” inoculato nel telefono di Gaetano Girgenti, ritenuto il referente del clan Contini nella zona del Vasto, registra tutto. È un mondo fatto di cortesie apparenti e messaggi in codice. Si parla di “melanzane sott’olio”, di bar da evitare per non dare nell’occhio e di appuntamenti fissati dietro un chiosco di Kebab.

L’intermediario è Francesco Cecere, un uomo che vanta una vicinanza quasi filiale con Diodato. È lui a fare da ponte tra il politico e il “braccio operativo” del clan, rappresentato da Girgenti e da Raffaele Prete, detto “Lelluccio o’ Boxer”, elemento di spicco della cosca.

La presentazione di Cecere, intercettata dai carabinieri, è solenne:

Cecere: “Allora Gaetano, mi ascolti, questo signore è come se fosse il mio primo figlio!”
Girgenti: “Veramente!”
Cecere: “Tu mi sei fratello… e tu… mi sei fratello… Qua sta la persona.”

In quel “qua sta la persona”, gli inquirenti leggono la consegna del candidato nelle mani dell’organizzazione criminale.

Voto di scambio: “Dieci euro a preferenza? No, troppi riflettori”

Il cuore dell’accusa di voto di scambio batte tra le strade del Vasto e dell’Arenaccia. Il clan non si limita a promettere voti; offre un “pacchetto completo”: affissione dei manifesti (blindata, affinché nessuno li copra), volantinaggio porta a porta e, ovviamente, il peso del nome dei Contini sulle urne.

I dialoghi sono crudi. Girgenti e Prete sanno che il lavoro sporco va pagato subito, mentre il “riconoscimento” politico arriverà dopo l’elezione.

Girgenti: “Noi vi possiamo appoggiare in tutte le cose… però il fattore volantinaggio, manifesti… sono spese a parte. Dobbiamo prendere tre o quattro ragazzini e gli dobbiamo stare noi dietro, perché se qualcuno li leva, io gli schiatto la testa!”

Diodato ascolta, annuisce, ma è prudente. Ha già conosciuto le aule di giustizia, sa come muoversi sotto il radar della magistratura. Quando Girgenti ipotizza di pagare gli elettori, il politico frena, non per etica, ma per strategia.

Girgenti: “Che possiamo dire a questa gente? Altrimenti dovremmo fare… ogni voto eccoti 10,00 euro… aspettare là fuori.”
Diodato: “No, no… intercettazioni… dobbiamo stare tranquilli perché non ce ne vediamo bene dopo. Se uno viene trovato con i bigliettini nella tasca Pietro Diodato, basta che fanno il titolo del giornale.”

La tattica è chiara: i “ragazzi del clan” devono presidiare i seggi, ma senza prove cartacee. La forza intimidatrice del clan Contini deve agire come un’onda invisibile.

L’asta della discordia: “Siamo pochi, ma siamo tanti”

Ma l’ombra di Diodato non si allunga solo sulle urne. C’è un’altra vicenda, altrettanto torbida, che riguarda un appartamento in via Carlo Carrà, nel quartiere Pianura. È la casa di Diodato, pignorata e finita all’asta. Per il politico, perderla è un’onta; per il clan, un’occasione per dimostrare il proprio potere di interdizione.

Secondo la Dda, il 6 ottobre 2020, il clan sarebbe sceso in campo per “ripulire” l’asta da concorrenti sgraditi. Raffaele Prete si presenta sul luogo della gara. Non usa pistole, gli basta la parola, il tono, l’appartenenza.

L’intercettazione dell’incontro tra Prete e uno dei potenziali acquirenti è un manuale di metodo mafioso:

Prete: “Ma voi siete qua per l’asta di Pianura? Siete qua per l’asta delle ore 16.00?”
Acquirente: “No…”
Prete: “Siamo sicuri? Perché la casa di Pianura se la deve prendere mio fratello. Tu ci vedi in pochi di noi, ma siamo tanti… siamo pochi ma siamo tanti. Siamo a posto allora?”

Quel “siamo pochi ma siamo tanti” è il marchio di fabbrica dell’Alleanza di Secondigliano: una presenza diffusa, un esercito invisibile che non ha bisogno di gridare per farsi ubbidire. Risultato? L’immobile viene aggiudicato a un prestanome legato al gruppo per 89.000 euro, in assenza di rilanci ostili.

Il Riesame: la battaglia legale

L’inchiesta, che a marzo ha già portato a 39 arresti (gli indagati sono 126) scompaginando i quadri del clan Contini, attende ora un passaggio cruciale. La Procura Antimafia insiste: Pietro Diodato non sarebbe una vittima, ma un beneficiario consapevole di un sistema che scambia favori elettorali con utilità future e protezione criminale.

L’ex consigliere, dal canto suo, si difende rivendicando la propria innocenza e sottolineando come, nonostante l’appoggio millantato dai soggetti intercettati, non sia stato eletto. Ma per i magistrati della Dda, il reato si consuma nel momento dell’accordo, nel patto siglato tra i tavolini di via Chieti, tra una battuta sulle melanzane e una minaccia a chi osa sfidare il clan nelle aste giudiziarie.

La parola passa ora ai giudici del Riesame. Il “Sistema” è stato svelato, resta da capire quanto profonde siano le sue radici nelle istituzioni.

 

Delmastro si dimette da sottosegretario alla Giustizia

Roma – Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico. La decisione è stata comunicata dallo stesso esponente di Fratelli d’Italia con una nota diffusa nel pomeriggio.

“Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia”, ha dichiarato Delmastro, spiegando le ragioni della scelta.

“Nessuna scorrettezza, ma una leggerezza”

Nel messaggio l’ormai ex sottosegretario rivendica il proprio operato e respinge qualsiasi addebito di condotte irregolari.

“Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti – afferma – e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza alla quale ho rimediato non appena ne ho avuto contezza”.

Delmastro sottolinea quindi di assumersi pienamente la responsabilità dell’accaduto. “Me ne assumo la responsabilità nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”, aggiunge.

Il vertice al Ministero della Giustizia

Nel frattempo, al Ministero della Giustizia è in corso un incontro tra il ministro Carlo Nordio, il capo di gabinetto del dicastero di via Arenula Giusi Bartolozzi e lo stesso Delmastro.

Secondo quanto trapela, al centro del colloquio ci sarebbero proprio le conseguenze della vicenda e l’ipotesi di dimissioni non solo del sottosegretario di Fratelli d’Italia, ma anche dell’alta funzionaria coinvolta.

TURKCIMENTO chiede il riconoscimento dei dati MRV allineati all’UE nell’ambito del CBAM

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I produttori di cemento turchi avvertono che i valori di emissione predefiniti previsti dal CBAM dell’UE sovrastimano in modo significativo le emissioni reali, facendo aumentare i costi del carbonio da €20 a €80 per tonnellata. Chiedono quindi il riconoscimento dei dati nazionali MRV allineati agli standard europei, per evitare oneri finanziari sproporzionati e garantire una concorrenza equa.

Ankara – Le modifiche legislative omnibus sono state pubblicate dalla Commissione europea il 17 ottobre 2025 e i regolamenti attuativi sono entrati in vigore nel dicembre 2025. L’Associazione dei Produttori di Cemento della Turchia (TURKCIMENTO) ha rilasciato una dichiarazione in merito al Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM) dell’Unione Europea. L’Associazione ha avvertito che l’attuale applicazione rischia di trasformarsi, di fatto, in una barriera commerciale non tariffaria per l’industria cementiera turca, condividendo al contempo le soluzioni proposte.

La priorità del settore cementiero turco è preparare e verificare con grande attenzione i report sulle emissioni previsti dal CBAM. Se ci fossero problemi nella verifica dei dati reali, la differenza rispetto ai valori standard potrebbe trasformarsi in un costo molto pesante”, ha dichiarato Volkan Bozay, CEO di TURKCIMENTO.

Ha poi continuato “quando questa differenza viene calcolata sulla base degli attuali prezzi del sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), il costo del carbonio per tonnellata di clinker passa da circa €20 a €80. L’importo risultante arriva addirittura a superare il prezzo medio unitario dei prodotti esportati verso l’UE, mettendo direttamente a rischio la sostenibilità economica delle esportazioni”.

Il CBAM potrebbe influenzare i consumatori dell’UE

Il settore cementiero turco opera dal 2015 all’interno di un sistema di monitoraggio, rendicontazione e verifica (MRV) allineato agli standard dell’UE. In tutti i nostri impianti utilizziamo forni a processo secco a basse emissioni e le nostre prestazioni reali in termini di emissioni sono ben al di sotto dei valori standard. Tuttavia, poiché non è stato definito un valore di riferimento specifico per la Turchia, l’applicazione dei coefficienti di emissione più elevati previsti per la categoria ‘altri Paesi’ pone il nostro settore in una posizione di svantaggio ingiustificato”, ha spiegato Bozay.

sottolineando che “i dati reali dichiarati dai nostri associati che esportano verso l’UE durante il periodo di transizione del CBAM in Turchia mostrano che le emissioni per il clinker di cemento grigio si attestano intorno a 0,88 tCO₂ per tonnellata. Al contrario, il valore standard applicato alla Turchia dalla normativa europea è pari a 1,551 tCO₂ per tonnellata. Questa differenza comporta costi aggiuntivi che non riflettono le reali prestazioni in termini di emissioni.”

Ha poi aggiunto “Nella sua forma attuale, il CBAM potrebbe aumentare i costi, che verrebbero inevitabilmente trasferiti sui prezzi finali dei prodotti, incidendo anche sui consumatori dell’UE. Attivare tempestivamente la capacità di verifica e rivedere in modo realistico i valori standard è quindi fondamentale. In caso contrario, il meccanismo rischia di entrare in conflitto con i principi fondamentali dell’Unione Doganale

Compensazione delle emissioni indirette tramite energia rinnovabile

Bozay ha inoltre richiamato l’attenzione su alcune questioni tecniche che devono essere chiarite nella pratica: “Il nostro settore è impegnato ad aumentare l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili. Tuttavia, affinché un cementificio di piccole o medie dimensioni possa coprire interamente il proprio fabbisogno con energia rinnovabile, sarebbe necessaria una capacità di impianti solari pari a circa 50–70 MW. Realizzare un investimento di questa portata all’interno o nelle immediate vicinanze del sito produttivo e collegarlo direttamente è spesso tecnicamente impossibile.
Per questo motivo, i produttori sono costretti a realizzare gli investimenti in energia rinnovabile in luoghi diversi. Nell’ambito del CBAM, è quindi necessario definire regole chiare che consentano di riconoscere tali investimenti e i dati reali di produzione dichiarati nel calcolo delle emissioni indirette”.

Il CBAM non deve trasformarsi in una barriera commerciale

Volkan Bozay ha inoltre condiviso le soluzioni proposte da TURKCIMENTO:“Per evitare che il CBAM diventi di fatto una barriera commerciale, dovrebbero essere utilizzati valori nazionali basati su dati MRV allineati agli standard dell’UE, invece dei valori standard generici previsti per la categoria ‘Altri Paesi’. Fino a quando l’infrastruttura di verifica non sarà pienamente operativa, si dovrebbero prendere come riferimento i dati reali sulle emissioni ed evitare oneri finanziari sproporzionati.
In caso contrario, trattandosi di un sistema che non distingue tra produzioni a basse emissioni e produzioni ad alta intensità di carbonio, il CBAM non riuscirà a sostenere efficacemente la manifattura a basse emissioni e rischierà invece di trasformarsi in una barriera tecnica non tariffaria.
A questo proposito, è inoltre fondamentale chiarire quanto prima le normative secondarie e gli aspetti tecnici della legislazione interna dell’UE relativi ai processi di accreditamento, inclusa la lista definitiva delle organizzazioni accreditate nell’ambito del CBAM, che nella pratica non è ancora stata completamente definita.”

Dati di contatto

Ceren Alkan Yılmaz
cerena@turkcimento.org.tr

 

Caserta, finisce la fuga del «falsario»: arrestato dopo cinque anni di latitanza

Vairano Patenora – Si nascondeva dietro l’identità di un altro uomo, confidando che quei documenti meticolosamente alterati bastassero a garantirgli la libertà. Ma la fuga di un 51enne casertano, ricercato dal dicembre 2021, è terminata ieri pomeriggio.

I Carabinieri della Stazione di Vairano Scalo lo hanno rintracciato e arrestato, mettendo fine a una latitanza durata quasi cinque anni.

Il blitz e il nascondiglio

L’operazione è scattata nel pomeriggio del 23 marzo, al culmine di una complessa attività info-investigativa. I militari dell’Arma, attraverso settimane di appostamenti, pedinamenti e analisi delle informazioni raccolte sul territorio, sono riusciti a stringere il cerchio attorno a un’abitazione sospetta.

Qui il ricercato viveva nel più totale anonimato, convinto di aver ormai fatto perdere le proprie tracce dopo essersi sottratto all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Napoli oltre quattro anni fa.

L’arma del mestiere: i documenti falsi

Ironia della sorte, a incastrare l’uomo sono stati proprio quegli strumenti che in passato gli erano valsi la condanna: i falsi documentali. Durante la perquisizione nell’abitazione, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato una carta d’identità valida per l’espatrio, che riportava la foto del latitante ma i dati anagrafici di un’altra persona, e una patente di guida i cui dati di rilascio e scadenza erano stati abilmente manipolati.

Il conto con la giustizia

Il 51enne era ricercato per reati commessi a Napoli nel novembre del 2018, legati a un giro di falsificazione e spendita di monete contraffatte, oltre alla fabbricazione di documenti falsi. Ora dovrà scontare una pena residua di 4 anni, 3 mesi e 5 giorni di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 400 euro.

Dopo le formalità di rito presso la caserma, l’uomo è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. L’operazione si inserisce nel quadro dell’intensificazione dei controlli del territorio disposta dal Comando Provinciale per la cattura dei soggetti destinatari di provvedimenti restrittivi.

Napoli, smantellata la centrale dello spaccio: sei arresti

Napoli– Una struttura piramidale perfetta, capace di gestire il flusso di cocaina e droghe leggere dal centro di Napoli fino ai comuni della provincia. È quanto emerso dall’ultimo blitz della Polizia di Stato che, nel pomeriggio di ogg, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone, accusate a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Le misure cautelari e i profili coinvolti

L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), ha colpito soggetti di età compresa tra i 35 e i 50 anni. Per due degli indagati si sono aperte le porte del carcere, mentre per gli altri quattro sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il provvedimento giunge al termine di una complessa attività investigativa che ha messo in luce la pervasività del gruppo criminale nel tessuto urbano partenopeo.

Dall’arresto del 2023 ai vertici dell’organizzazione

Le indagini della Squadra Mobile sono scattate nell’estate del 2023, innescate da un arresto in flagranza di un uomo trovato in possesso di armi e droga. Da quel primo tassello, gli inquirenti hanno ricostruito l’intero organigramma della banda. Al vertice sedeva un pregiudicato con il ruolo di finanziatore e “mente” operativa, coadiuvato da un braccio destro incaricato di gestire i rapporti con i clienti e di coordinare il rifornimento dei pusher sul territorio.

Una logistica capillare tra stoccaggio e spaccio

L’organizzazione non lasciava nulla al caso: ogni membro aveva compiti specifici che andavano dal confezionamento delle dosi all’occultamento dei carichi in depositi sicuri. La piazza di spaccio, situata strategicamente nel centro storico, fungeva da vero e proprio hub logistico, attirando acquirenti da tutto l’hinterland napoletano.

Al blitz hanno partecipato anche gli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Campania e le unità cinofile dell’Ufficio Prevenzione Generale, fondamentali per setacciare l’area e individuare i nascondigli dello stupefacente.

Ubriaco semina il panico al Moscati: aggredisce vigilantes e poliziotti, arrestato

Momenti di tensione nella serata di lunedì 23 marzo al pronto soccorso dell’ospedale “Moscati” di Avellino, dove un uomo di nazionalità marocchina, in evidente stato di ebbrezza, ha dato in escandescenze seminando il panico tra pazienti e operatori sanitari.

L’uomo, che si trovava in sala d’attesa in attesa di essere visitato, ha improvvisamente perso il controllo: ha danneggiato le suppellettili del reparto e si è scagliato con violenza contro gli addetti alla vigilanza interna, impossibilitati a contenerlo da soli.

Sul posto sono intervenute le volanti della Questura di Avellino, ma anche gli agenti sono stati aggrediti dall’uomo prima di riuscire a bloccarlo. Su disposizione della Procura, è scattato l’arresto. Per domani, mercoledì 25 marzo, è già fissata l’udienza di convalida con rito direttissimo.

Bagnoli, Mele (Fillea CGIL): «Legalità e sicurezza, nessuno sconto. Vigileremo cantiere per cantiere»

Napoli – Un accordo che non può restare un mero atto formale, ma deve tradursi in “diritti reali” per i lavoratori. A parlare è Giuseppe Mele, segretario generale della Fillea CGIL, tra i firmatari del protocollo di legalità e sicurezza siglato per i lavori nell’area di Bagnoli. L’intesa, secondo il sindacalista, rappresenta un “passaggio necessario” per un intervento strategico del territorio, ma è soprattutto il punto di partenza per un controllo rigoroso e costante.

“Riteniamo fondamentale – ha dichiarato Mele – che ogni intervento sul territorio sia accompagnato da strumenti concreti di controllo, prevenzione e contrasto alle infiltrazioni illegali, garantendo al tempo stesso condizioni di lavoro sicure e dignitose, attraverso atti concreti e controlli rigorosi”.

Un approccio, quello richiesto dal sindacato, che si basa su metodi già rodati. Il segretario ha infatti ricordato le “buone pratiche adottate insieme al Comune di Napoli sugli interventi del Pnrr e sulla ricostruzione post frana a Ischia”, esempi che dimostrano come “trasparenza, tracciabilità e rispetto delle regole possano fare la differenza, se applicati fino in fondo”.

Dalle parole ai cantieri: «Trasparenza e tracciabilità non sono negoziabili»

Per il gigantesco cantiere di Bagnoli, però, il sindacato alza il tiro. “Legalità e sicurezza non possono essere solo enunciate: devono essere garantite ogni giorno nei cantieri”, ha scandito Mele, elencando le richieste: “Verifiche puntuali sulle imprese, piena applicazione dei contratti, presidio costante sulla sicurezza e tolleranza zero verso ogni forma di irregolarità”.

L’avvertimento del segretario generale della Fillea CGIL è diretto e senza mezzi termini: “Non faremo sconti: vigileremo cantiere per cantiere affinché gli impegni presi si traducano in diritti reali per i lavoratori. Il lavoro deve essere sicuro, regolare e dignitoso. Su questo non si arretra”.

Nessuno ricorda il Sole: l’esordio di Sergio Gatta tra apocalisse e umanità

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Nel panorama della narrativa contemporanea, sempre più orientato verso distopie e scenari estremi, Nessuno ricorda il Sole si distingue come un esordio solido e coinvolgente. Il romanzo di Sergio Gatta porta il lettore in un mondo post-apocalittico segnato dalle conseguenze di una guerra nucleare, ma riesce ad andare oltre i confini del genere.

Un futuro distrutto dalla guerra nucleare

La storia prende forma in un’ambientazione dura e desolata: la civiltà è stata annientata, lasciando spazio a rovine, radiazioni e nuove derive fanatiche. In questo contesto si muove un protagonista segnato nel corpo e nella mente, costretto a sopravvivere in una realtà dove ogni certezza è crollata.

Al suo fianco compare Lex, un’unità robotica dotata di intelligenza artificiale avanzata, progettata per adattarsi e garantire la sopravvivenza. Un incontro che segna l’inizio di un percorso non solo fisico, ma anche profondamente umano.

Il rapporto tra uomo e intelligenza artificiale

Più che sull’evento catastrofico, il romanzo concentra la sua forza narrativa su ciò che resta dell’umanità. Il legame tra l’uomo e la macchina diventa il centro della storia, offrendo una riflessione attuale su fiducia, identità e bisogno di connessione.
In un mondo in cui tutto è andato perduto, emerge con forza la necessità di costruire nuove forme di relazione, anche laddove sembrerebbe impossibile.

Uno stile diretto che lascia il segno

La scrittura di Sergio Gatta si caratterizza per uno stile essenziale ma evocativo, capace di alternare momenti di forte impatto a passaggi più intimi e riflessivi. Le atmosfere richiamano i grandi scenari della narrativa post-apocalittica, ma mantengono una voce riconoscibile e personale.

Una storia che parla al presente

Nessuno ricorda il Sole non è soltanto un racconto di sopravvivenza, ma una narrazione che invita a interrogarsi su cosa significhi essere umani oggi. Tra solitudine e speranza, il romanzo costruisce una storia di resistenza emotiva, in cui anche il più piccolo legame può diventare fondamentale.

Dove acquistare il libro

Il romanzo è disponibile in preordine su Bookabook.
Un’occasione per scoprire una nuova voce della narrativa italiana e immergersi in una storia capace di unire fantascienza e introspezione.

Luciano Carotenuto

Napoli, caro carburante: bonus solo ai tir, i tassisti non ci stanno

Napoli – Il recente decreto-legge (DL 33/2026) emanato a marzo 2026, che introduce il taglio delle accise di 25 centesimi e un bonus specifico per gli autotrasportatori, ha riacceso la miccia della protesta nel settore del trasporto pubblico non di linea. Se da un lato la misura prova a mitigare l’impennata dei costi energetici, dall’altro scava un solco profondo tra chi trasporta merci e chi assicura la mobilità dei cittadini.

«È possibile che il trasporto pubblico venga ancora una volta ignorato?» si chiede con amarezza il Comitato Tassisti di Base. La categoria lamenta una disparità di trattamento che appare ingiustificata a fronte di rincari che colpiscono indistintamente chiunque operi su gomma. L’accusa è chiara: nonostante il ruolo essenziale svolto nel sistema Paese, i tassisti si sentono ridotti a “fantasmi” dalle decisioni di Palazzo Chigi.

Appello all’unità: l’unione fa la forza

Il cuore della protesta risiede nella frammentazione della rappresentanza. Secondo il Comitato, il problema cronico è la tendenza dei singoli settori a guardare esclusivamente al proprio orto, lasciando indietro segmenti fondamentali della mobilità. L’invito è quello di superare gli egoismi per fare fronte comune: istituzioni, associazioni dei consumatori e sindacati dell’autotrasporto e del trasporto pubblico devono sedersi allo stesso tavolo.

«Siamo due facce della stessa medaglia: loro trasportano merci, noi persone. Perché allora questo squilibrio?» sottolinea la nota del Comitato, evidenziando come la crisi del carburante stia mettendo a rischio la sostenibilità economica di migliaia di famiglie che operano nel settore pubblico.

Il Comitato Tassisti di Base rivolge un appello perentorio alle organizzazioni sindacali nazionali affinché intervengano con urgenza presso il Governo. La situazione non è più rimandabile: viene chiesta la convocazione di un incontro con il Presidente della Regione Campania per affrontare l’emergenza carburante con misure concrete e territoriali.

Le criticità sono già state segnalate ufficialmente alla Regione circa due settimane fa, ma il silenzio delle istituzioni impone ora un cambio di passo. «Invitiamo tutte le altre sigle sindacali a unirsi alla nostra mobilitazione», conclude il Comitato. «È il momento di far sentire la nostra voce in modo unitario e compatto».

Sparanise, giovane fragile usato come prestanome: cinque indagati

Sparanise – Un’ombra di manipolazione e sfruttamento economico avvolge la comunità di Sparanise. Al centro di un’articolata indagine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere c’è la storia di un giovane uomo che, a causa della sua profonda fragilità psicologica, sarebbe diventato uno strumento nelle mani di terzi per coprire operazioni finanziarie opache.

L’accusa: fiducia tradita per fini economici

Secondo quanto emerso dalla querela presentata dai genitori della vittima – assistiti dai legali Gaetano e Raffaele Crisileo – i cinque indagati avrebbero approfittato sistematicamente dello stato di isolamento e della vulnerabilità del ragazzo. Il giovane, da tempo in cura per gravi stati depressivi e difficoltà relazionali, sarebbe stato progressivamente isolato dai propri affetti per essere inserito in un meccanismo di gestione d’impresa di cui, probabilmente, non comprendeva appieno le conseguenze.

Le “aziende ombra” e l’elenco degli indagati

Il fulcro delle indagini ruota attorno ad alcune attività economiche che risultano formalmente intestate al giovane, ma che di fatto sarebbero state dirette da altri soggetti. Nel registro degli indagati figurano i nomi di Guido Iannotta, Manuel Iannotta, Sandra Lopez, Elena Sorvillo e Guido Sorvillo, tutti residenti a Sparanise. L’ipotesi degli inquirenti è che il gruppo abbia guadagnato la fiducia della vittima al solo scopo di utilizzarlo come paravento legale per i propri affari.

Il quadro delineato dalla denuncia è ora al vaglio della magistratura. Dopo la chiusura degli accertamenti preliminari, la decisione finale spetta al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), che dovrà valutare se gli elementi raccolti siano sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio o se, al contrario, si procederà verso l’archiviazione del caso.

Hojlund rinato a Napoli: «Ho ritrovato la gioia di giocare»

Napoli – Rasmus Hojlund ha scelto il ritiro della nazionale danese, alla vigilia dello spareggio Mondiale contro la Macedonia del Nord, per fare il punto sulla sua stagione. E il messaggio è chiaro: a Napoli ha ritrovato il sorriso e il feeling con il gol.

«A Napoli ho ritrovato la gioia di giocare a calcio. Sembrava che tutto fosse finito, lo dicevano anche in Danimarca, ma io non ho mai mollato e ci ho sempre creduto», ha dichiarato l’attaccante danese al canale TV2.Con 14 gol e 4 assist tra campionato e coppe, Hojlund è tornato a essere protagonista dopo una stagione complicata ai margini del Manchester United.

«Se guardiamo gli ultimi periodi al Manchester – ha ammesso – non ho fatto bene, ne sono consapevole. Ma adesso sono cambiate molte cose. Sono cresciuto, ho sempre lavorato duramente».Il classe 2003 non nasconde le proprie lacune e si mostra autocritico: «Non puoi essere sempre al massimo, so bene che devo ancora lavorare e migliorare molto. In Danimarca dicono che sono di nuovo al centro del progetto perché sto lavorando e segnando molto di più».

Hojlund ha anche respinto le critiche arrivate dai media durante il periodo inglese: «Nel calcio ci sono alti e bassi, fa parte del percorso. L’importante è stare sempre sul pezzo, senza lasciarsi influenzare dalle opinioni esterne. Non si può giudicare un attaccante solo dagli ultimi metri e dai gol».Parole di chi, a 23 anni, sembra aver voltato pagina definitivamente.

A Napoli, tra campo e spogliatoio, il danese ha ritrovato entusiasmo, fiducia e – soprattutto – il gol. E mentre la Danimarca sogna il Mondiale 2026, Hojlund continua a dimostrare che la sua storia azzurra è solo all’inizio.

Vomero nel caos: lavori in via Caruso paralizzano il quartiere alla vigilia di Pasqua

Un lunedì nero per la viabilità del Vomero. Da questa mattina, due arterie fondamentali per i collegamenti con San Martino – via Settimio Severo Caruso e vico Cacciottoli – sono interessate da lavori di ripavimentazione che proseguiranno fino al 3 aprile, proprio alla vigilia delle festività pasquali. Il risultato, puntuale, è stato un serpentone di auto da piazza Medaglie d’Oro fino a San Martino, con clacson e smog.

A sollevare il caso è Gennaro Capodanno, ingegnere e presidente del Comitato Valori collinari, che non risparmia critiche all’amministrazione comunale. “Quando ero presidente della Circoscrizione Vomero – ricorda – i lavori sulle strade del quartiere venivano programmati a inizio anno, e gli interventi sulle arterie più importanti si svolgevano in estate, per ridurre al minimo i disagi”.

Secondo Capodanno, invece, l’attuale giunta ha scelto il periodo peggiore: “Si interviene a fine marzo, con piogge previste e a ridosso di Pasqua, chiudendo strade cruciali e togliendo stalli ai residenti, costretti a parcheggiare lontano da casa”.

Viabilità in tilt: l’effetto domino su piazza Medaglie d’Oro

Le criticità non si limitano ai cantieri. La chiusura di via Settimio Severo Caruso e di vico Cacciottoli sta dirottando il traffico da viale Michelangelo su un percorso alternativo che attraversa piazza Fanzago e via San Gennaro ad Antignano fino a via Merliani. Una strada, quest’ultima, già congestionata di suo, anche a causa dei flussi provenienti da via Mario Fiore.

“A tutto ciò – spiega Capodanno – si aggiunge la chiusura di un tratto di piazza degli Artisti, un provvedimento nato come sperimentale per tre mesi ma in vigore da oltre due anni. Se venisse riaperto, si alleggerirebbe notevolmente anche piazza Medaglie d’Oro”.

Vigilanza assente e domenica delle Palme da bollino nero

A preoccupare l’ingegnere è anche l’assenza di un presidio costante della polizia urbana. “Non c’è vigilanza – denuncia – mentre sarebbe stato necessario potenziare gli organici proprio per gestire il caos e aiutare gli automobilisti disorientati. E tutto questo in un periodo in cui le previsioni annunciano pioggia”.

L’allarme si fa più serio in vista del prossimo fine settimana: “Con la domenica delle Palme – avverte Capodanno – il rischio è che il quartiere diventi un girone infernale, tra auto in doppia fila e aria sempre più inquinata”.

Trasporti: la funicolare ferma aggrava la situazione

A complicare ulteriormente il quadro, il fermo dell’impianto della funicolare Montesanto, fuori servizio per l’intera giornata di oggi. Un impianto che nei giorni feriali trasporta in media 12.500 persone. “Senza alternative – sottolinea Capodanno – gli utenti sono costretti a usare l’auto, aumentando ulteriormente il traffico”.

L’appello: “Manfredi, Cosenza e De Iesu intervengano”

Capodanno lancia un appello diretto al sindaco Gaetano Manfredi, agli assessori alle Strade e alla Polizia Urbana, rispettivamente Edoardo Cosenza e Antonio De Iesu, e al prefetto di Napoli Michele Di Bari, chiedendo un cambio di passo nella programmazione e un potenziamento immediato dei controlli.

“Non è difficile immaginare cosa accadrà nei prossimi giorni – conclude – se non si interverrà con urgenza”.

Maradona aperto tutto l’anno: la proposta di Luigi Musto per aperture periodiche

Nel corso di una nota stampa diffusa questa mattina, Musto ha sottolineato come il grande afflusso di cittadini registrato in occasione delle aperture straordinarie dello stadio dimostri ancora una volta la profonda passione dei napoletani per il calcio e per il SSC Napoli.

“Il grande successo riscosso dall’apertura dello stadio Maradona, in occasione delle giornate FAI, dimostra ancora una volta la grande passione dei napoletani per il calcio e per il Napoli”, ha dichiarato il presidente della commissione.

Aperture dello stadio in occasione di festività e ricorrenze

Musto ha poi anticipato la sua proposta: “Mi farò promotore di un’iniziativa che preveda l’apertura periodica dello stadio durante tutto il corso dell’anno – conclude Musto – magari in concomitanza di ricorrenze e festività”.

L’idea è quella di trasformare lo stadio in un punto di aggregazione culturale e sociale non solo nei giorni di partita, ma anche in occasioni quali festività nazionali, anniversari storici del club o eventi cittadini, permettendo a tifosi, famiglie e scuole di visitare gli spogliatoi, il museo, il campo e di partecipare a visite guidate, mostre tematiche o attività ludico‑educative.

Le Giornate FAI, svoltesi nei mesi scorsi, hanno visto oltre 15 000 visitatori accedere al Maradona tramite percorsi guidati che hanno raccontato la storia dell’impianto, le leggende dei campioni che vi hanno giocato e il legame viscerale tra la città e la squadra.

Il riscontro positivo ha spinto l’amministrazione a valutare formule di apertura più frequenti, sulla scia di esperienze simili adottate in altri stadi europei (come il Camp Nou di Barcellona o l’Allianz Arena di Monaco), dove i tour giornalieri sono diventati una fonte di entrate aggiuntive e di promozione del territorio.

Musto ha infine evidenziato l’aspetto sociale dell’iniziativa: “Aprire lo stadio anche nei giorni senza partita significa offrire ai giovani, agli anziani e alle scuole un luogo sicuro dove conoscere la storia del Napoli, praticare attività sportive e sentirsi parte di una comunità”. L’annuncio apre dunque un dibattito su come conciliare le esigenze di sicurezza, di manutenzione del manto erboso e di calendario agonistico con la volontà di rendere lo stadio un vero e proprio bene pubblico fruibile tutto l’anno.

Napoli, fiori e lacrime al Corso Garibaldi: la città dice basta alla strage silenziosa

Napoli – Fiori sull’asfalto, fotografie, lacrime e cori di protesta. Napoli si è fermata al Corso Garibaldi per ricordare Zhanna e Oksana, le due sorelle ucraine investite e uccise domenica sera da un 34enne alla guida in stato di ebbrezza, poi arrestato dalla Polizia Locale. A organizzare il sit-in, la comunità ucraina con il supporto di Europa Verde, in una piazza gremita di cittadini stretti tra commozione e indignazione.

«Non sono fatalità, sono scelte criminali»

«Vogliamo giustizia e rispetto per le vite umane» e «Non chiamatele fatalità, sono scelte criminali»: questi i cori scanditi durante la manifestazione, che hanno sintetizzato la rabbia di chi chiede che le morti sulle strade smettano di essere trattate come inevitabili incidenti. Sul luogo della tragedia sono stati deposti fiori e una fotografia commemorativa delle due donne.

Le voci della politica

Alla manifestazione hanno preso parte il deputato Francesco Emilio Borrelli, i consiglieri municipali Gianpiero Perrella (IV Municipalità) e Lorenzo Pascucci (I Municipalità), Rosario Pugliese del consiglio regionale di Europa Verde e l’attivista Roberto Russo.

«Ci vogliono rispetto, educazione e responsabilità» ha dichiarato Borrelli. «Troppo spesso sono gli stessi genitori a insegnare ai giovani a correre come pazzi in strada. Le auto diventano così vere e proprie armi.» Il deputato ha poi ricordato un’altra vittima della notte: l’architetto e scrittore Italo Ferraro, morto in un incidente stradale nelle ore successive. «C’è una strage in corso e va fermata» ha aggiunto.

Pene severe e strade sicure

Borrelli ha anche rilanciato la questione delle pene, citando il caso di chi uccise Elvira Zibra e, condannato ai domiciliari, continua a condurre una vita apparentemente serena. «Non è un reato, certo, ma dov’è il rispetto?» ha concluso. Le richieste sul tavolo sono chiare: strade illuminate, dossi, misure strutturali di sicurezza, sanzioni più dure e percorsi obbligatori di rieducazione per chi si macchia di reati stradali.