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Regionali Campania, Roberto Fico a Scafati per sostenere il capolista Annunziata

scafati – Il candidato presidente alla Regione Campania arriva a Scafati per un incontro con Alfonso Annunziata, capolista in provincia di Salerno della lista ‘Roberto Fico Presidente’.

Domani, sabato 8 novembre, appuntamento alle ore 19, presso la biblioteca comunale “Francesco Morlicchio” dove il leader della coalizione progressista presenterà il programma di rilancio per la provincia di Salerno e l’Agro nocerino sarnese attraverso la candidatura di Alfonso Annunziata.

L’avvocato civilista scafatese che in queste settimane di campagna elettorale ha lanciato il messaggio “L’alternativa esiste. La sfida è adesso. Non io, noi”, ha puntato il suo programma su sanità, ambiente, governo del territorio e mobilità pubblica.

Classe 1976, Alfonso Annunziata è un avvocato civilista cresciuto a Scafati, attivista da sempre nel mondo della sinistra e dell’ANPI. Presidente della sezione “Bernardino Fienga” dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani di Scafati, Annunziata si è sempre battuto per la difesa e la promozione della memoria della Resistenza ed i valori democratici, portandoli anche nelle scuole come occasione di crescita civile.

“Credo in una politica che cambi davvero le cose, che metta al centro i più deboli e che guardi al futuro con coraggio” ha dichiarato Alfonso Annunziata “La politica non è un atto individuale, ma un progetto collettivo al servizio della comunità. Con questo spirito ho scelto di candidarmi come capolista della lista ‘Roberto Fico Presidente’ nel collegio della provincia di Salerno alle elezioni regionali della Campania del 23 e 24 novembre 2025”.

Le battaglie civili sono la priorità di Alfonso Annunziata, come avvocato ha difeso i comitati cittadini nella lotta contro la discarica di Cava Sari di Terzigno, alle pendici del Vesuvio, a tutela del territorio, dell’ambiente e della salute. Si è speso nella sua militanza civica e politica  per il disinquinamento del Sarno e per il pronto soccorso di Scafati.

Con il Movimento Rigenera, inoltre, ha promosso una proposta di legge con 13.000 firme per affrontare la crisi climatica e costruire giustizia ambientale e sociale.

“La mia candidatura nasce dall’Agro nocerino-sarnese, il territorio da cui provengo e che rappresenta bene le sfide che colpiscono la regione e la nostra provincia: emergenze ambientali, sanità in affanno, disuguaglianze sociali, lavoro precario, mobilità difficile. Il nostro impegno è concreto e con obiettivi precisi. Vincere in Campania significherà cambiarla e farne un modello di rinascita per il Mezzogiorno.“

Un programma ambizioso che sarà spiegato meglio nell’incontro di sabato 8 novembre alla biblioteca comunale “Francesco Morlicchio” di Scafati.

Blitz anti-droga al Mercato: 151 pillole psicotrope e soldi “sporchi”, arrestato 25enne marocchino

Napoli – Proseguono senza sosta i servizi straordinari voluti dalla Questura partenopea per arginare il dilagante fenomeno del traffico di sostanze stupefacenti, che da anni attanaglia i vicoli e le piazze della città.

E ieri sera, in una delle zone più calde del centro storico, gli agenti hanno messo a segno un colpo decisivo: l’arresto di un 25enne originario del Marocco, noto alle forze dell’ordine per precedenti penali e privo di un regolare permesso di soggiorno.

L’operazione, condotta dal Commissariato Vicaria-Mercato, ha preso vita proprio nel cuore pulsante del Mercato, in Via Nolana, arteria simbolo di vitalità ma anche di ombre criminali.

Erano da poco passate le ore serali quando la Volante della Polizia ha avvistato il giovane in compagnia di un gruppetto di persone, intente in un colloquio furtivo e sospetto.

Il 25enne, accorgendosi della presenza degli uomini in divisa, non ha esitato un istante: ha tentato una fuga precipitosa, zigzagando tra i passanti e le bancarelle del mercato ancora affollate.

Ma la reazione degli agenti è stata fulminea. Bloccato a pochi metri di distanza, è stato perquisito sul posto, rivelando un arsenale che non lascia adito a dubbi: 151 compresse di un farmaco classificato come sostanza stupefacente o psicotropa – probabilmente un oppioide o un ansiolitico abusato per effetti euforizzanti, il tipo di “pillola magica” che circola nei circuiti underground per alterare la mente e il corpo.

Al suo fianco, inoltre, 70 euro in banconote di piccolo taglio, il classico “provento” di una giornata di pusher, pronto per essere reinvestito nel giro.Per il giovane, non c’è stato scampo.

Arrestato con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti, è stato condotto negli uffici del Commissariato per le formalità di rito. Il pm di turno ha convalidato l’arresto, e ora il 25enne attende il processo: la sua posizione irregolare sul territorio nazionale aggrava ulteriormente il quadro, aprendo la porta a misure di espulsione una volta scontata la pena.

Questo episodio non è isolato, ma si inserisce in una strategia più ampia della Questura di Napoli, che negli ultimi mesi ha intensificato i presidi nelle aree a rischio come il Rione Sanità, i Quartieri Spagnoli e proprio il Mercato.

Solo nell’ultimo quadrimestre, le operazioni anti-droga hanno portato a oltre 200 arresti e al sequestro di chilogrammi di hashish, cocaina e pillole sintetiche, in un contesto in cui il consumo di psicofarmaci abusati sta esplodendo tra i giovani, con rischi per la salute pubblica che l’allarme delle autorità non smette di lanciare.

Via Nolana, con le sue strade affollate di giorno e ombrose di notte, rimane un fronte caldo: qui, tra il folklore del mercato e l’ombra della camorra, lo spaccio si mimetizza tra la folla.

Le indagini proseguono per identificare i complici del 25enne, quali i suoi fornitori, clien ti e per conto di spacciava, con la speranza che questo blitz sia solo l’inizio di una retata più ampia.

Truffano 30mila euro ad anziana a Maiori: arrestati due napoeltani

A Maiori, un’anziana è caduta nella trappola della telefonata-inganno. Dopo mesi di indagini, i Carabinieri hanno arrestato due persone, ora ai domiciliari, accusate di averle sottratto tutti i risparmi.

Un raggiro crudele che fa leva sugli affetti più cari per sottrarre i risparmi di una vita intera. È accaduto a Maiori, nel cuore della Costiera Amalfitana, dove un’anziana signora è stata vittima della famigerata “truffa del finto nipote”, vedendosi portare via ben 30.000 euro in contanti.

La vicenda, risalente allo scorso luglio, ha seguito un copione tristemente noto. Tutto è iniziato con una telefonata sul telefono fisso di casa: dall’altro capo del filo, una voce concitata che si è spacciata per l’amato nipote. Il truffatore ha raccontato di trovarsi in gravi difficoltà e di aver bisogno urgentemente di soldi per pagare una multa, precisando che un incaricato sarebbe passato a breve a ritirare la somma direttamente sotto casa.

L’anziana, spaventata e indotta in errore dalla finta situazione di emergenza, non ci ha pensato due volte. Ha raccolto tutti i risparmi che custodiva gelosamente in casa ed è scesa in strada, dove ha consegnato il denaro nelle mani di uno sconosciuto, convinta di stare aiutando il proprio nipote.

Una volta scoperto l’inganno, è scattata la denuncia, che ha dato il via a meticolose indagini da parte dei Carabinieri della Stazione di Maiori e dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Amalfi.

I militari, coordinati dalla Procura della Repubblica di Salerno, hanno ricostruito i movimenti dei malviventi, riuscendo a identificare i presunti responsabili. Sulla base dell’ipotesi accusatoria, il Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) del Tribunale di Salerno ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di D.C. e P.D.V., indagati per truffa aggravata.

Emanuele ucciso a 14 anni: 12 anni dopo, il processo si ribalta. Il Pg chiede assoluzione per legittima difesa

NAPOLI –Dodici anni sono passati, ma il nome di Emanuele Di Caterino, quel ragazzino di appena 14 anni ucciso ad Aversa in una sera d’aprile del 2013, continua a riemergere come una ferita mai rimarginata.

Questa volta non nei ricordi di chi lo amava, ma tra le carte di un’aula di giustizia, dove si sta riscrivendo – forse per l’ultima volta – la storia di quella morte.

Nel silenzio teso dell’aula della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, il sostituto procuratore generale Valter Brunetti ha chiesto un verdetto che nessuno si aspettava: l’assoluzione di Agostino Veneziano, l’unico imputato per l’omicidio, che all’epoca aveva diciassette anni.

Oggi di anni ne ha ventinove. È libero, lavora, vive lontano dai riflettori. Ma la sua vita resta legata a quella lama che, dodici anni fa, spezzò quella di Emanuele.

Brunetti ha parlato per poco più di un quarto d’ora, ma le sue parole hanno avuto il peso di una sentenza. Secondo il magistrato, Veneziano non uccise per odio, ma per difendersi.
Un gesto di legittima difesa, maturato – dice – nello stesso contesto concitato che portò al ferimento degli amici di Emanuele, gli stessi che, dopo aver visto il corpo del loro compagno crollare, avevano rincorso il giovane con rabbia, lanciandogli contro un casco.

«Non fu un’aggressione, ma una reazione istintiva», ha spiegato il Pg, chiedendo di estendere anche all’omicidio la sentenza di assoluzione già ottenuta da Veneziano in un secondo processo per le lesioni.

Ma chi conosce quella storia sa che la verità, almeno in apparenza, non è mai stata semplice.

Per la famiglia Di Caterino, difesa dagli avvocati Maurizio Zuccaro e Sergio Cola, l’ipotesi della legittima difesa è “un insulto alla memoria di Emanuele”.

“Fu colpito dritto per dritto alle spalle – ricordano i legali – come accertò l’autopsia. Nessuna colluttazione, nessuna minaccia: solo un ragazzo che cercava di fuggire”.

Due ricostruzioni che si fronteggiano da oltre un decennio. Da una parte, il racconto di chi vede in Veneziano un adolescente impaurito che reagì a un’aggressione di gruppo. Dall’altra, quello di chi non riesce ad accettare che la lama conficcata nella schiena di un quattordicenne possa essere frutto di difesa.

In aula, Veneziano è rimasto in silenzio. Lo sguardo basso, le mani intrecciate. Come se ogni parola potesse risvegliare i fantasmi di quella sera.

La Corte si pronuncerà a metà dicembre, mettendo forse la parola fine a una vicenda che ha attraversato due epoche, due vite e un dolore rimasto sospeso

Ma in attesa della sentenza, una domanda continua a bruciare: Emanuele morì per un errore, o per una scelta?

Napoli, dramma al Vomero: coppia travolta sulle strisce

Napoli –Tensione e paura al Vomero, dove una coppia di anziani è stata travolta da un’auto mentre attraversava sulle strisce pedonali in via Simone Martini. L’incidente è avvenuto ieri e ha causato ferite gravissime all’uomo, di 93 anni, ora ricoverato in ospedale in codice rosso e in pericolo di vita. Meno serie, ma comunque significative, le ferite riportate dalla moglie che lo accompagnava.

Secondo le prime ricostruzioni, l’anziana coppia stava attraversando regolarmente quando il veicolo li ha investiti. A differenza di molti episodi analoghi registrati in città negli ultimi mesi, il conducente dell’auto non è fuggito: si è immediatamente fermato, scendendo dalla vettura per prestare aiuto e allertare i soccorsi.

Sul posto è intervenuta una pattuglia della polizia municipale della sezione Vomero, che ha proceduto al sequestro del veicolo e al ritiro della patente dell’automobilista, come previsto dalle normative in caso di incidenti con feriti gravi.

Gli agenti stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’investimento. Saranno fondamentali le testimonianze, eventuali riprese dalle telecamere della zona e gli accertamenti tecnici utili a stabilire la velocità dell’auto al momento dell’impatto.

L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza stradale nelle aree pedonali del quartiere e, più in generale, sulla necessità di interventi strutturali e campagne di sensibilizzazione per ridurre i rischi per i più vulnerabili, come anziani e bambini.

Addio a Willy David, l’anima discreta del Neapolitan Power

Produsse Pino Daniele e Avitabile: se ne va a 77 anni uno dei protagonisti silenziosi della musica italiana

Considerato uno dei pilastri del movimento musicale che portò Napoli al centro della scena internazionale tra fine anni ’70 e primi ’80, Willy David fu l’uomo dietro alcuni dei dischi più amati di Pino Daniele: da “Pino Daniele” (1979) a “Nero a metà” (1980), da “Vai mo’” (1981) a “Bella ’mbriana” (1982) fino a “Musicante” (1984). Con la sua etichetta Costa Est, contribuì a definire il suono meticcio e vitale che fuse blues, funk, jazz e radici mediterranee.

Produttore riservato ma determinato, David fu anche un talent scout d’eccezione. Lavorò con altri protagonisti del Neapolitan Power come Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo, Nino Buonocore e Tony Esposito, dando forma a brani diventati parte della memoria collettiva come “Kalimba de luna”, “Andamento lento” o “Soul Express”.

Ma la sua influenza andò oltre Napoli. Parallelamente alla scena partenopea, collaborò con grandi nomi della musica italiana tra cui Lucio Battisti, Gino Paoli, Gianna Nannini e Andrea Mingardi. La sua sensibilità musicale e la capacità di intrecciare sonorità diverse gli valsero il rispetto di artisti e colleghi di ogni generazione.

Con la morte di Willy David, la musica italiana perde un artigiano del suono, un uomo che preferiva il microfono spento alla ribalta, ma che con discrezione e visione seppe dare voce a un’epoca indimenticabile.

Catturato a Milano il figlio adottivo del boss Tommaso Fezza

milano  I Carabinieri hanno messo fine alla latitanza di Vincenzo Petranovic, 31 anni, ritenuto un nome di spicco e referente nel Milanese della temuta cosca Fezza-De Vivo di Pagani, in quanto figlio adotivo del boss Tommaso Fezza. L’arresto è avvenuto a Baranzate, nell’hinterland di Milano, dove l’uomo si nascondeva.

Petranovic era ricercato in virtù di due distinte ordinanze di custodia cautelare emesse dalle autorità giudiziarie campane. La prima, dal G.I.P. di Salerno, lo riguarda per il reato di associazione mafiosa, confermando i suoi stretti legami con il clan noto per le sue attività illecite che spaziano dal narcotraffico alle estorsioni.

La seconda, più grave, è relativa a un tentato omicidio avvenuto lo scorso 30 luglio a Castellammare, su cui stava indagando il G.I.P. di Torre Annunziata. La giovane vittima era alla guida, quando contro la sua auto vennero esplosi quattro colpi di arma da fuoco. Riuscì a fuggire, ma andò a schiantarsi contro una macchina in sosta.

A quel punto in tre lo raggiunsero e lo colpirono con calci, pugni e una mazza da baseball. Le indagini sul tentato omicidio, affidate al commissariato di Castellammare e coordinate dalla procura di Torre Annunziata, hanno portato il 25 ottobre all’emissione da parte del gip di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, due delle quali arrestate alla fine del mese scorso.

L’operazione dei militari dell’Arma ha permesso di chiudere il cerchio su un elemento ritenuto fondamentale per le dinamiche criminali della cosca, che aveva trovato rifugio nel Milanese, lontano dai luoghi d’origine, probabilmente per sfuggire alla pressione investigativa. Il suo rintraccio e arresto sottolinea l’attenzione delle forze dell’ordine nel contrastare la penetrazione dei clan mafiosi anche al di fuori dei loro territori tradizionali.

De Laurentiis, furia sul Maradona: “È un semicesso”. Attacco frontale alla politica

Milano– Un attacco durissimo, senza filtri, come nel suo stile. Aurelio De Laurentiis non usa mezzi termini per descrivere la situazione dello stadio di napoli e lancia un pesante atto d’accusa contro la classe politica italiana.

Parlando oggi, venerdì 7 novembre, dal prestigioso palco del “Football Business Forum” organizzato all’Università Bocconi di Milano da La Gazzetta dello Sport e Sda Bocconi, il presidente del Napoli ha usato un’immagine colorita ma brutale per definire l’impianto di Fuorigrotta.

“L’attuale stadio del Napoli è un semicesso”, ha dichiarato De Laurentiis alla platea, rincarando la dose rispetto alle critiche già espresse in passato.

Il paragone impietoso con il Psg

Il patron azzurro ha contestualizzato i tentativi di miglioramento fatti in passato (“Quando venne Ancelotti riuscimmo a mettere a posto un po’ di cose”), ma ha subito evidenziato l’abisso che separa la realtà napoletana da quella di altri top club europei, citando un caso specifico.

“Il Paris Saint-Germain paga la stessa cifra che paga il Napoli al Comune”, ha spiegato De Laurentiis, “ma loro hanno in esclusiva lo stadio, con cui fatturano più di 100 milioni l’anno”.

La situazione del Napoli è diametralmente opposta: “Noi paghiamo la stessa cifra per avere lo stadio un giorno prima dell’evento, durante la partita, pulirlo e riconsegnarlo il giorno dopo”. Una gestione che, secondo il presidente, azzoppa qualunque piano di sviluppo commerciale.

“Pista d’atletica e fossato: un handicap”

Le critiche non si sono fermate solo alla gestione, ma hanno colpito anche la struttura stessa dell’impianto intitolato alla leggenda argentina: “Abbiamo uno stadio con una pista d’atletica che non è il massimo, con un fossato che distanzia ancora di più lo spettatore”.

Elementi che rendono l’esperienza del tifoso lontana dagli standard moderni e che rappresentano, secondo De Laurentiis, un ostacolo competitivo.

L’affondo sulla politica

Infine, l’affondo più pesante è stato riservato alla burocrazia e alla classe dirigente del Paese. “Abbiamo un grosso handicap”, ha tuonato il presidente del Napoli, “ovvero gli ‘italian politics’ [le politiche italiane, ndr] che, indecentemente, sono diventati i più grandi nemici del calcio”.

Un monito che suona anche come un avvertimento politico: “Se capissero che ci sono 25 milioni di possibili elettori [i tifosi], forse questi signori cambierebbero le idee”.

Cgil in piazza il 12 dicembre: “Manovra ingiusta, salari al palo”

L’assemblea dei delegati della Cgil ha alzato le barricate contro la manovra economica del governo, proclamando uno sciopero generale per il 12 dicembre. L’annuncio è arrivato ieri da Firenze, durante un’iniziativa del sindacato guidato da Maurizio Landini, con le parole del presidente dell’assemblea generale Fulvio Fammoni.

La protesta sui salari fermi

“Riteniamo che questa sia una manovra ingiusta, sbagliata e la vogliamo cambiare”, ha dichiarato senza mezzi termini Landini a margine dell’assemblea. Il segretario della Cgil punta il dito contro quello che definisce il problema centrale del paese: “L’emergenza fondamentale in questo momento è il salario. C’è bisogno di aumentare i salari, questa manovra non lo fa”.

Le richieste del sindacato sono precise: risorse aggiuntive per un rinnovo serio dei contratti dei pubblici dipendenti, “non una mancia”, e una detassazione che coinvolga tutti i lavoratori, pubblici e privati, senza tetti di reddito. Landini ha inoltre rivendicato la restituzione del fiscal drag: “Lavoratori, dipendenti e pensionati negli ultimi tre anni hanno pagato 25 miliardi di tasse in più solo perché di fronte all’aumento dei prezzi e dell’inflazione non sono stati rivalutati automaticamente le detrazioni e gli scaglioni”.

Sanità e scuola nel mirino

Il leader della Cgil non ha risparmiato critiche al sistema sanitario pubblico: “Siamo di fronte a 6 milioni di persone che non si possono curare, liste d’attesa infinite e una situazione pessima per chi lavora nella sanità, con infermieri e medici costretti a turni gravosissimi”. Sul tavolo anche la richiesta di maggiori investimenti per la scuola, l’istruzione e i servizi sociali, a partire dalla legge sulla non autosufficienza.

La proposta: tassa dell’1% sui più ricchi

Per finanziare queste richieste, Landini ha lanciato una proposta provocatoria: un contributo di solidarietà dell’1% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro. “Stiamo parlando di 500mila persone che sono ricche”, ha spiegato dal Palasport di Firenze. “Basterebbe un loro contributo al fisco dell’1% per avere 26 miliardi da investire nella sanità, per le assunzioni, sulla scuola, per aumentare gli stipendi a tutte le persone”.

La data del 12 dicembre si preannuncia come un banco di prova per il governo e per il sindacato, chiamato a dimostrare la propria capacità di mobilitazione in un momento di crescente tensione sociale.

Patrizio Oliva torna sul ring, ma a teatro: la sua vita diventa un’arma contro il bullismo

Napoli – Dalla polvere dei ring al fascino del palcoscenico, Patrizio Oliva torna protagonista, ma questa volta per combattere un avversario diverso: il bullismo. L’ex campione olimpico e mondiale di pugilato porta in scena la propria vita in uno spettacolo che unisce teatro, formazione e dialogo con gli studenti, per mostrare come la disciplina e la forza interiore possano diventare strumenti di riscatto e crescita. Lunedì 10 novembre il Teatro Sannazaro di Napoli ospiterà la prima tappa partenopea del tour nazionale “Educazione, formazione e valore: Patrizio Oliva”, progetto ideato dall’associazione culturale Arteteca con il contributo del ministro per lo Sport e i Giovani e il sostegno di Union Gas e Luce.

La formula è collaudata: Oliva interpreta sé stesso sul palco, raccontando la sua infanzia difficile nei quartieri popolari, la passione per la boxe e la scalata fino ai titoli mondiali, alternando momenti di spettacolo a un dibattito con il pubblico composto da studenti e docenti. Il suo messaggio è chiaro: non esistono scorciatoie per il successo, solo lavoro, impegno e fatica. “Far capire ai ragazzi che si può vincere anche partendo dal basso, senza cedere alla violenza o all’illusione del facile guadagno, è la sfida più importante – spiega Oliva –. Lo sport insegna il rispetto, la lealtà, la forza di rialzarsi.”

Quest’anno, accanto all’ex campione, salirà sul palco anche il professor Francesco Bocchini, docente di diritto costituzionale all’Università Vanvitelli, che offrirà una riflessione sul ruolo della cittadinanza attiva e della sussidiarietà nella costruzione di comunità più consapevoli e solidali.

L’iniziativa, giunta alla sua seconda edizione dopo il successo dello scorso anno, coinvolgerà numerose scuole campane, tra cui il Gabelli-Colletta, il Pertini di Afragola, il Galiani e il Diaz, e proseguirà in diversi teatri e istituti italiani. “Vogliamo sensibilizzare non solo gli studenti – sottolinea l’organizzatore Maurizio Marino – ma anche genitori, insegnanti e istituzioni: tutti devono essere parte attiva nella prevenzione del bullismo e nella promozione del rispetto reciproco.”

Eav, mercoledì sciopero di 24 ore: rischio caos per pendolari e viaggiatori

Napoli – Giornata nera in vista per i pendolari campani. Mercoledì 12 novembre l’Ente Autonomo Volturno si fermerà per uno sciopero aziendale di 24 ore indetto dal sindacato Confail. La protesta, annunciata dalla stessa Eav in una nota ufficiale, è motivata dalla mancata applicazione degli accordi sindacali relativi ai turni del personale viaggiante. Una vertenza che riaccende le tensioni interne all’azienda e che rischia di mandare in tilt il sistema di trasporto pubblico regionale.

Durante la giornata di mobilitazione, la circolazione dei treni e dei bus gestiti da Eav sarà garantita solo nelle fasce orarie di tutela, mentre per il resto della giornata la regolarità dei collegamenti dipenderà dal numero dei lavoratori che aderiranno allo sciopero. I dettagli sugli orari delle corse minime assicurate sono disponibili sul sito ufficiale www.eavsrl.it.

Lo stop interesserà tutte le principali linee, dalla Circumvesuviana alla Cumana, dalla Circumflegrea alle tratte suburbane, con prevedibili disagi per migliaia di utenti che ogni giorno utilizzano i servizi Eav per recarsi al lavoro, a scuola o all’università. L’azienda, pur ribadendo il rispetto del diritto di sciopero, auspica un confronto rapido per trovare soluzioni condivise che evitino ulteriori ripercussioni sul servizio pubblico. I sindacati, dal canto loro, accusano la dirigenza di aver ignorato da troppo tempo le richieste dei lavoratori, promettendo nuove azioni se non verranno rispettati gli accordi sottoscritti.

Il confronto tra Russia e Turchia: come un oligarca ha evitato l’estradizione in patria

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Nel gennaio 2025, all’aeroporto di Istanbul, gli agenti della polizia turca hanno arrestato un imprenditore russo il cui nome figurava da tempo nella banca dati internazionale dell’Interpol.

La base per l’arresto è stata una notifica rossa (Red Notice) iniziata dalle autorità russe. In essa, l’uomo d’affari era accusato di evasione fiscale per un importo superiore a 200 milioni di dollari, trasferimento di beni in paradisi fiscali e frode su larga scala.

Secondo le informazioni dei media, l’arresto è avvenuto su un volo di transito da Dubai a Londra. Proprio il transito è diventato il momento chiave: a Dubai non gli è stata prestata attenzione, tuttavia in Turchia ha funzionato il sistema di controllo automatico dei passeggeri. Dopo l’arresto, l’imprenditore è stato portato in un centro di detenzione preventiva e la parte russa ha ufficialmente inviato una richiesta per la sua estradizione.

La Turchia si è trovata in una situazione difficile. Da un lato, ha obblighi di cooperazione nell’ambito dell’Interpol e degli accordi bilaterali. Dall’altro, la richiesta russa riguardava una figura nota non solo per il business, ma anche per le critiche aperte alle autorità.

 

Il motivo politico come principale argomento di difesa

La squadra di avvocati dell’uomo d’affari ha dichiarato immediatamente che il procedimento penale ha un carattere esclusivamente politico. Come prove, hanno presentato:

  • dichiarazioni pubbliche del cliente in disaccordo con la politica del Cremlino,
  • partecipazione al finanziamento di progetti di opposizione all’estero,
  • fatti di pressione sulle sue strutture aziendali in Russia dopo che si è rifiutato di “volontariamente” vendere parte degli attivi alle corporazioni statali.

Gli avvocati hanno sottolineato: le accuse economiche sono solo un pretesto. Il vero obiettivo della richiesta russa è costringere il critico a tacere e riportarlo nel paese, dove lo attende non un tribunale indipendente, ma un processo politicamente motivato.

Tale argomentazione ha un’importanza seria nella pratica internazionale. Molti paesi aderiscono al principio di non estradizione nei casi in cui ci siano segni di persecuzione politica. Nella giurisdizione europea, questo principio è da tempo sancito nelle leggi e nelle decisioni giudiziarie. La Turchia, sebbene non faccia parte dell’UE, negli ultimi anni utilizza sempre più spesso una logica simile.

Analisi delle decisioni del tribunale turco: Perché il rifiuto dell’estradizione è diventato un precedente

Il tribunale di Istanbul ha tenuto diverse udienze. La parte russa ha fornito mandati, decisioni degli organi investigativi e prove di violazioni finanziarie. Tuttavia, la difesa ha insistito: nessuna di queste accuse può essere considerata separatamente dal contesto politico.

I giudici hanno prestato attenzione a due aspetti:

  1. In Russia, un imprenditore potrebbe affrontare condizioni di detenzione che non rispettano gli standard internazionali.
  2. La natura delle accuse coincide con gli schemi tipici di pressione sugli oppositori politici: questioni economiche utilizzate come strumento di lotta.

Alla fine, il tribunale ha stabilito: l’estradizione è impossibile, poiché viola i diritti fondamentali dell’uomo. Questa decisione è diventata il primo grande rifiuto della Turchia di consegnare un cittadino russo attraverso l’Interpol, basato esclusivamente su un motivo politico.

Gli esperti lo definiscono un precedente. Finora la Turchia, nonostante i problemi politici interni, cercava di sostenere le richieste dei grandi partner, soprattutto in questioni legate ai crimini finanziari. Il rifiuto invece ha dimostrato che il sistema giudiziario del paese può assumere una posizione indipendente.

Come contestare un Red Notice: Istruzioni passo dopo passo per gli accusati

Molti pensano erroneamente che una notifica rossa di Interpol sia una condanna automatica. In realtà, può essere contestata. Il processo include diverse fasi:

  • Presentazione di un reclamo alla Commissione per il controllo dei file di Interpol (CCF). È questo organo che esamina se l’avviso è conforme alle regole dell’organizzazione. Se viene dimostrato che ha un carattere politico, il CCF può annullarlo.
  • Impugnazione a livello nazionale. Nel paese di detenzione, gli avvocati presentano una richiesta per riconoscere il mandato come infondato. Il tribunale può vietare l’estradizione, anche se la notifica formalmente rimane nel database.
  • L’uso delle norme internazionali. La difesa si riferisce alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e al Patto internazionale sui diritti civili e politici. Se l’estradizione violasse il diritto a un processo equo o creasse il rischio di torture, l’estradizione non sarebbe possibile.

Un tale meccanismo è già stato utilizzato più volte in Europa e ora anche in Turchia. Nel caso dell’uomo d’affari, è stata proprio una strategia complessa — reclami all’Interpol, istanze al tribunale e riferimenti al diritto internazionale — a permettere di ottenere un rifiuto.

Conseguenze internazionali e prospettive del caso per l’imputato

La decisione del tribunale turco ha provocato uno scandalo diplomatico. La Russia ha inviato una nota di protesta, accusando la Turchia di non rispettare gli obblighi internazionali. Ankara ha risposto che il potere giudiziario è indipendente ed è tenuto a considerare i diritti umani.

Per un uomo d’affari, la questione è tutt’altro che conclusa. Nonostante il rifiuto dell’estradizione, il suo nome rimane nel database dell’Interpol. Ciò significa che durante i viaggi in altri paesi potrebbe nuovamente affrontare un arresto. Le sue possibilità di viaggiare sono ora limitate a un elenco di giurisdizioni sicure. Proprio per questo motivo assumono particolare importanza i cosiddetti paesi senza estradizione, dove l’estradizione per motivi politici è praticamente impossibile.

Tuttavia, anche trovarsi in tali paesi non garantisce una sicurezza completa. La pratica internazionale dimostra che la pressione può essere esercitata in altri modi — tramite il congelamento degli attivi, il blocco dei conti, la limitazione degli spostamenti. Pertanto, una decisione strategica non è solo la scelta del paese di soggiorno, ma anche un accompagnamento legale competente.

Per costruire una difesa, è necessario capire, cos’è l’estradizione nel senso giuridico. L’estradizione non è un trasferimento automatico, ma un processo complesso che include trattati internazionali, leggi interne e verifiche obbligatorie dei diritti umani. La conoscenza di tutte le fasi permette di utilizzare i punti deboli del sistema nell’interesse dell’imputato.

Collegamento con i servizi: Come aiutiamo in situazioni simili

La nostra esperienza dimostra: una difesa di successo nei casi di estradizione internazionale richiede una combinazione di precisione giuridica e rapidità. Iniziamo a lavorare subito dopo l’arresto: verifichiamo la legittimità del mandato, presentiamo ricorsi nei tribunali nazionali, prepariamo argomentazioni per l’Interpol.

Forniamo anche assistenza ai clienti nella scelta del paese per la residenza e nella pianificazione dei viaggi. È importante valutare in anticipo quali giurisdizioni siano sicure e quali possano rappresentare una minaccia. In alcuni casi, aiutiamo a ottenere asilo politico o uno status temporaneo che escluda la possibilità di estradizione.

Ogni caso è unico, ma la pratica dimostra: anche le situazioni più complesse possono essere risolte a favore del cliente, se si utilizzano correttamente i meccanismi internazionali.

 

Turchia, terremoto nel calcio: arrestati 17 arbitri e il presidente di un club per scommesse illegali

Istanbul – È un terremoto senza precedenti quello che scuote il calcio turco. Diciassette arbitri e il presidente di un club della Super League sono stati arrestati con l’accusa di aver scommesso su partite del campionato e di aver tentato di influenzarne i risultati. La notizia è stata confermata dalla procura di Istanbul, che ha emesso 21 mandati di cattura nell’ambito di un’indagine che si estende a dodici diverse città.

L’inchiesta, già definita “di proporzioni clamorose” dai media locali, segue le prime misure disciplinari adottate dalla Federcalcio turca, che aveva sospeso 149 tra direttori di gara e assistenti per periodi da otto a dodici mesi. Ma la dimensione del fenomeno è molto più ampia: secondo i dati emersi, su 571 arbitri analizzati, ben 371 avrebbero un conto scommesse attivo e 152 risulterebbero scommettitori abituali.

La procura, che per ora ha reso note solo le iniziali degli indagati, accusa uno dei presidenti della massima serie di aver tentato di “influenzare l’esito delle partite e delle competizioni”. Il caso rischia di travolgere l’intero sistema calcistico nazionale, minando la credibilità di un movimento già segnato da anni di scandali e sospetti. Intanto, la Federazione promette tolleranza zero e annuncia nuovi controlli a tappeto. Ma in Turchia, il sospetto è che la piaga delle scommesse nel calcio non sia che all’inizio del suo disvelamento.

Avellino, blitz della Finanza a Montoro: sequestrati quasi 10mila prodotti non sicuri

Montoro (Avellino) – Quasi diecimila articoli, tra decorazioni natalizie, prodotti di ferramenta, cosmetici, piccoli dispositivi elettronici e oggettistica varia, sono stati sequestrati dai militari della Guardia di Finanza di Solofra nel corso di un’operazione mirata alla tutela della sicurezza dei consumatori.

Durante i controlli in un’attività commerciale di Montoro, i finanzieri hanno scoperto che la merce era priva delle indicazioni minime obbligatorie in lingua italiana previste dal Codice del Consumo: mancavano infatti le informazioni su provenienza, produttore o importatore, istruzioni d’uso e precauzioni. Molti prodotti, inoltre, non riportavano il marchio CE, requisito fondamentale per la loro libera circolazione e commercializzazione nell’Unione Europea. Il titolare dell’attività è stato segnalato alla Camera di Commercio Irpinia Sannio per violazione degli articoli 6, 7 e 9 del decreto legislativo 206/2005 e rischia ora sanzioni pecuniarie.

“La nostra azione – spiega la Guardia di Finanza in una nota – mira a garantire la sicurezza dei consumatori e a tutelare la concorrenza leale, contrastando la diffusione di prodotti non conformi agli standard di sicurezza.” Un intervento che arriva a poche settimane dalle festività natalizie e che riaccende i riflettori sul fenomeno della merce “low cost” priva di certificazioni, troppo spesso venduta in piena inosservanza delle regole.

Torre Annunziata, dalle telecamere la verità sulla stesa al Corso

torre Annunziata– Dalla visione delle immagini delle telecamere la polizia spera di arrivare presto ad identificare gli autori della stesa che ieri sera ha creato il panico tra i passanti di corso Vittorio Emanuele.

Erano da poco passate le 20 di ieri quando, lungo il vivace corso Vittorio Emanuele – a due passi dalla affollata piazza Cesaro, ancora brulicante di passanti – una raffica di proiettili ha crivellato un’auto parcheggiata.

Almeno quattro colpi, sparati a bruciapelo, che hanno scatenato il terrore: urla strazianti, un fuggi-fuggi disordinato e lo choc di chi, per un soffio, ha sfiorato l’inferno.La scena, degna di un film noir ambientato nelle pieghe oscure della camorra, è ora al vaglio degli investigatori della Polizia di Stato.

Gli agenti, arrivati a sirene spiegate, hanno immediatamente transennato l’area e avviato i rilievi balistici: bossoli sparsi sull’asfalto, il veicolo crivellato ma miracolosamente vuoto, e un’ombra di “stesa” – quel rituale di intimidazione tipico delle faide  – che aleggia pesante sull’episodio.

La questura sta lavorando senza sosta per identificare l’intestatario e ricostruire il contesto: chi era il proprietario? Quali vendette potrebbero aver armato la mano dei sicari?

Torre Annunziata, da anni crocevia di tensioni tra clan rivali, non è nuova a questi colpi di scena violenti. Ma un raid così sfacciato, in ora di punta e in una zona pedonale, suona come un messaggio inequivocabile: la pace armata è fragile.

La Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo per lesioni dolose e danneggiamento aggravato, con l’ipotesi di estorsione che prende sempre più corpo.

Truffe agli anziani in aumento con l’avvicinarsi del Natale: a Padova arrestati due “trasfertisti” napoletani

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, si moltiplicano in tutta Italia gli episodi di truffe ai danni degli anziani. Approfittando della solitudine e della fiducia delle persone più fragili, i truffatori mettono in atto raggiri sempre più sofisticati, spesso spacciandosi per carabinieri o funzionari pubblici.

L’ultimo episodio arriva da padova, dove la Polizia di Stato ha arrestato due uomini di Napoli, di 49 e 63 anni, accusati di aver sottratto gioielli per un valore di circa 30 mila euro a un’anziana di Milano.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile di Padova, i due si sarebbero presentati come emissari dell’Arma, contattando telefonicamente la vittima, una donna di 88 anni, con una storia ormai tristemente nota: un falso “carabiniere” la informava che era necessario verificare alcuni gioielli di famiglia a seguito di un presunto furto, chiedendo la consegna immediata dei preziosi a un “collaboratore” che sarebbe passato a ritirarli per il confronto in caserma.

Ingannata dalla messinscena, l’anziana ha consegnato i monili, convinta che il marito fosse stato convocato dai militari per il riconoscimento della refurtiva. Solo in un secondo momento, resasi conto del raggiro, la donna ha denunciato l’accaduto.

La polizia, che da ore stava pedinando i due sospettati, è riuscita a bloccarli a Padova, mentre tentavano di rientrare dopo il colpo. I truffatori viaggiavano a bordo di un’auto a noleggio e avevano pernottato in un B&B della provincia, elementi che hanno insospettito gli agenti, già sulle loro tracce per precedenti segnalazioni.

Durante la perquisizione, gli investigatori hanno recuperato l’intera refurtiva, poi restituita alla coppia di anziani. I due uomini, entrambi residenti a Napoli e già noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio – tra cui rapine di Rolex e altre truffe ai danni di persone anziane – sono stati condotti in Questura e successivamente portati al carcere “Due Palazzi” di Padova, su disposizione della Procura della Repubblica.

Dall’inizio dell’anno, la sola Polizia di Stato di Padova ha arrestato dodici persone per episodi analoghi, un dato che conferma come il fenomeno sia tutt’altro che isolato. Proprio in queste settimane, le forze dell’ordine stanno intensificando i controlli e le campagne di sensibilizzazione per mettere in guardia i cittadini, invitando soprattutto gli anziani a non fidarsi di telefonate sospette e non consegnare denaro o oggetti di valore a presunti incaricati.

Le autorità ribadiscono un messaggio chiaro: nessun carabiniere o poliziotto chiede mai di consegnare gioielli o contanti per verifiche o indagini. In caso di dubbi, è sempre opportuno contattare il 112 o il 113 prima di aprire la porta a sconosciuti.

Il procedimento a carico dei due arrestati è ancora nella fase delle indagini preliminari: entrambi sono da ritenersi non colpevoli fino alla conclusione di tutti i gradi di giudizio

Scampia, bloccato furgone con una tonnellata di rifiuti tossici

napoli – Un carico tossico di circa una tonnellata di rifiuti, pronti per essere abbandonati tra le strade di scampia, è stato sequestrato questa mattina dalla Polizia Locale di Napoli in un’operazione che ha bloccato sul fatto due presunti trasportatori illegali.

Il blitz è scattato all’alba, a opera degli agenti dell’unità Investigativa, ambientale ed emergenze sociali. I due sospetti, pedinati per qualche tempo, sono stati intercettati mentre erano a bordo di un furgone Ford Transit carico di scarti pericolosi, provenienti dalla lavorazione conciaria.

L’obiettivo criminale, secondo le prime ricostruzioni, era quello di sversare l’enorme quantitativo di rifiuti in prossimità del campo rom di Scampia, in un’ennesima, gravissima aggressione all’ambiente e alla salute pubblica.

Stavano per scaricarlo nei pressi del campo rom

Colti in flagranza di reato, i due uomini sono stati immediatamente tratti in arresto e denunciati per violazione del codice ambientale. Non solo le persone, ma anche il mezzo del disastro ambientale è stato fermato: il furgone è stato sequestrato.

Grazie alla tempestiva azione delle forze dell’ordine e in coordinamento con il pm di turno della Procura di Napoli, la minaccia è stata neutralizzata. La tonnellata di materiale inquinante, invece di insozzare il territorio, è stata condotta in sicurezza e regolarmente conferita nell’isola ecologica dell’ASIA, dove verrà smaltita secondo le procedure di legge.

L’operazione rappresenta un colpo significativo contro il racket dello smaltimento illegale, un fenomeno che continua a infestare la provincia napoletana, dimostrando come il controllo del territorio e l’attività investigativa possano sventare anche i piani più spregiudicati.

Caserta, truffa ai correntisti delle Poste: scatta il sequestro

Un presunto sistema di sottrazione illecita di fondi, messo in atto sfruttando l’accesso privilegiato ai conti di ignari clienti, è finito al centro di un’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Maddaloni.

Nelle scorse ore, i militari hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per equivalente, emesso dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura della Repubblica.

Il provvedimento colpisce due persone attualmente iscritte nel registro degli indagati per peculato, sostituzione di persona, riciclaggio e autoriciclaggio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Stazione Carabinieri di Maddaloni, che hanno condotto le attività tra febbraio e dicembre 2024, gli indagati avrebbero messo in piedi un meccanismo sofisticato e sistematico.

Il fulcro dell’operazione sarebbe stato il ruolo lavorativo rivestito da una delle due persone coinvolte, dipendente di un ufficio di poste Italiane al momento dei fatti contestati. Grazie all’accesso ai sistemi operativi interni, la dipendente avrebbe individuato conti correnti con giacenze consistenti, procedendo — secondo l’ipotesi accusatoria — alla sottrazione dei fondi tramite operazioni mascherate e riconducibili a identità fittizie.

La cifra sottratta, che ammonta a 359.246,27 euro, sarebbe poi stata fatta transitare in diversi canali finanziari, venendo in parte reimpiegata in operazioni di presunto autoriciclaggio. Proprio tale somma costituisce l’oggetto del sequestro preventivo disposto dalla magistratura.

Durante l’esecuzione del decreto, i Carabinieri hanno sottoposto a vincolo reale un consistente patrimonio riconducibile ai due indagati: cinque immobili situati nel comune di Casagiove (Caserta), diciotto rapporti finanziari tra conti e depositi, oltre a una quota pari a un quinto dello stipendio netto mensile di entrambi.

Le indagini sono ancora in corso e — come precisato dalle autorità — la posizione degli indagati è allo stato attuale tutelata dal principio di presunzione di innocenza. Tuttavia, la Procura ritiene che il quadro investigativo raccolto finora evidenzi un articolato sistema di appropriazione indebita, pianificato con metodo e continuità.

La vicenda, oltre a colpire sotto il profilo penale, riaccende i riflettori sulla sicurezza dei sistemi di gestione dei risparmi e sulla vulnerabilità dei clienti affidatisi a servizi considerati tradizionalmente tra i più sicuri.

Villaricca, minacce dal carcere alla sorella: la violenza non si ferma.

Villaricca – La violenza, quando nasce dentro le mura di casa, è la più devastante. Può trasformare i legami di sangue in un incubo senza fine, che continua a far male anche oltre le sbarre di un carcere.

È la storia di una donna di Villaricca, vittima da anni delle aggressioni e delle minacce del fratello, un uomo già noto alle forze dell’ordine e oggi detenuto, ma ancora capace di incutere paura.

A denunciare l’ennesimo capitolo di questo dramma familiare è il deputato dell’Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che ha raccolto l’appello disperato della vittima.

La donna, racconta il parlamentare, era già stata brutalmente aggredita lo scorso anno a Secondigliano: investita con uno scooter, poi picchiata, aveva riportato lesioni guaribili in sette giorni, come attestato dal referto del Pronto Soccorso. Ma la violenza fisica è stata solo l’inizio di un incubo proseguito nel tempo.

Oggi, nonostante l’aggressore sia dietro le sbarre, le minacce continuano a raggiungere la sorella e il padre. Secondo quanto riferito, l’uomo riuscirebbe a comunicare dall’interno del carcere grazie a un telefono cellulare detenuto illegalmente, strumento con cui avrebbe più volte lanciato pesanti intimidazioni e minacce di morte.

Un fatto che, denuncia Borrelli, “è gravissimo e inaccettabile”.

“Ricevere minacce di morte direttamente dal carcere – spiega il deputato – dimostra che il sistema non tutela abbastanza le vittime. Chiediamo un intervento immediato del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per sequestrare il cellulare e isolare il detenuto. La sicurezza della donna e del padre viene prima di tutto. Lo Stato deve dare un segnale forte: non si può permettere che chi è in carcere continui a seminare terrore”.

Il parlamentare ha inoltre annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare e si farà promotore di tutte le iniziative necessarie “per assicurare giustizia e protezione a chi è rimasto prigioniero della paura”.

Tunnel Minori-Maiori, ANAS avvia l’iter per gli espropri: scatta la mobilitazione “No Tunnel”

La tensione sul progetto del tunnel tra Minori e Maiori, in Costiera Amalfitana, sale di livello. ANAS ha ufficialmente pubblicato la comunicazione di avvio del procedimento per l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, relativo alla contestata variante in galleria sulla S.S.163 (località Torre Mezzacapo – NA286).

Una mossa che ha innescato l’immediata e durissima reazione del comitato “No Tunnel Minori–Maiori”, che da tempo si oppone all’opera.

La “corsa contro il tempo” delle osservazioni

Con la pubblicazione dell’avviso, si apre ora una finestra temporale cruciale e ristretta: i cittadini, le associazioni e gli operatori interessati hanno solamente 30 giorni di tempo per presentare osservazioni scritte formali al progetto.

Proprio su questo punto il comitato rivendica la propria vigilanza, affermando di aver “impedito sul nascere la politica della pubblicità appena necessaria per ottemperare alla legge ed evitare troppa partecipazione”.

 Le criticità: dalla Grotta all’Anfiteatro

Il comitato ha lanciato un appello diffuso affinché vengano inviate “osservazioni circostanziate” che tocchino i punti ritenuti più critici dell’opera. Le principali preoccupazioni riguardano gli aspetti ambientali, paesaggistici e culturali, oltre ai potenziali impatti sanitari dovuti a rumore e polveri del futuro cantiere.

Nel mirino degli oppositori vi sono due elementi chiave:

Siti di valore storico: Si evidenzia la “prossimità alla Grotta dell’Annunziata, bene vincolato e di alto valore storico-identitario”, oltre alla segnalata presenza di altre cavità naturali nell’area di scavo.

Impatto sul territorio di Maiori: Si solleva un quesito diretto al Sindaco di Maiori, chiedendo se l’amministrazione abbia valutato l’impatto dell’esproprio di 100 mq dei giardini del Convento San Francesco e, soprattutto, dell’occupazione di 1.000 mq destinati all’anfiteatro del porto.

Per il comitato, quest’ultima eventualità rappresenta “una occupazione senza certezze sui tempi effettivi di lavoro e con possibilità di danni gravi per turismo ed attività commerciali”.

L’appello alla politica: “Basta chiacchiere”

Il “No Tunnel” non risparmia un attacco diretto alla classe politica, specialmente in vista di possibili campagne elettorali: “Basta chiacchiere! Non bastano dichiarazioni sulla stampa e sui social”.

L’invito ai politici di ogni schieramento è perentorio: “Inviate osservazioni all’Anas che compendino le motivazioni della vostra contrarietà all’opera”, trasformando così le dichiarazioni di principio in atti amministrativi formali.

La strategia: piazza e carte bollate

La strategia di opposizione si muoverà su un doppio binario: la protesta pubblica e l’azione legale.

“Scenderemo in piazza”, annuncia il comitato, confermando la volontà di tornare a manifestare come già fatto in passato. Tuttavia, la consapevolezza è che la mobilitazione da sola “potrebbe non bastare”.

Per questo, si chiede a tutti i cittadini contrari all’opera di affiancare alla protesta un’azione formale, non solo attraverso l’invio delle osservazioni entro i termini di legge, ma anche valutando, “laddove ne ricorrano i presupposti”, il ricorso alla giustizia amministrativa.

L’obiettivo finale, ribadiscono gli oppositori, è fermare quello che definiscono senza mezzi termini un “inutile scempio urbanistico e ambientale”, attraverso una partecipazione “numerosa, documentata e determinata” a tutela del paesaggio e della qualità della vita della Costiera.