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Autismo, al Senato ‘Il diritto a un progetto di vita’

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Roma – Lo sport come occasione di crescita, la continuità dei percorsi oltre la scuola, l’accesso alle terapie e la costruzione di un futuro autonomo: sono questi i nodi al centro dell’evento “Autismo: Il Diritto a un Progetto di Vita”, in programma mercoledì 28 ottobre 2026, dalle ore 17 alle 19, nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica.

L’iniziativa è promossa dall’associazione “Gli Amici di Gennaro” insieme all’intergruppo parlamentare “Disturbi dello spettro autistico: modelli di presa in carico”. L’obiettivo dichiarato è mettere al centro i diritti delle persone nello spettro autistico e delle loro famiglie, favorendo un confronto tra Istituzioni, Parlamento, mondo accademico e associazionismo su politiche concrete di inclusione e presa in carico.

I temi del convegno

Il dibattito sarà articolato in cinque sessioni, ciascuna dedicata a una fase o a una dimensione del progetto di vita: dallo sport alla formazione e al lavoro, dalla sanità alle soluzioni abitative, fino al valore delle reti associative e delle testimonianze delle famiglie.

La prima parte sarà dedicata allo sport come strumento di inclusione e partecipazione, con un’analisi del suo ruolo nel favorire autonomia, benessere psicofisico e competenze relazionali. Interverranno l’avvocato Paola Del Giudice, Commissario straordinario del CUS Napoli, e il dottor Andrea Pantano, presidente del Centro Nazionale Sportivo Libertas.

La seconda sessione affronterà l’inclusione oltre la scuola, con attenzione a orientamento, inserimento lavorativo, formazione e autonomia abitativa. Sono attesi gli interventi dell’avvocata Alessandra Clemente, consigliera del Comune di Napoli, e delle docenti formatrici UNINT-TFA sostegno Annunziata Pezzullo e Piera Mazzocco.
Cure, autonomia e futuro

Il terzo modulo sarà incentrato sull’accesso alle terapie e sui modelli di presa in carico. Il dibattito punterà sulle criticità del sistema sanitario e sulla necessità di diagnosi e trattamenti tempestivi, attraverso percorsi integrati, multidisciplinari e personalizzati. Interverranno l’avvocato Angelo Melone, esperto in diritto sanitario e responsabilità medica, e il dottor Giancarlo Marzano, presidente della Fondazione Italiana Neuroscienze e Disordini dello Sviluppo e di Walk On Società Cooperativa Sociale.

Seguirà la riflessione sul “Dopo di Noi”, il tema più delicato per molte famiglie: come garantire autodeterminazione, tutela dei diritti, soluzioni abitative e sostegno alla persona anche quando vengono meno i genitori o il nucleo familiare. A dialogare saranno l’avvocato Luciano Savino, esperto in diritto previdenziale, e il dottor Massimo Cilenti, presidente della Commissione Politiche Sociali del Comune di Napoli.

La voce delle associazioni

L’evento si chiuderà con lo spazio dedicato alle associazioni, pensato per valorizzare il ruolo delle realtà territoriali e delle famiglie nella costruzione di una rete di sostegno. Sono previsti gli interventi della dottoressa Elvira Taralbo, vicepresidente di “Gli Amici di Gennaro”, e di Giancarlo Garraffa e Vincenzo Cusitore, rispettivamente presidente e vicepresidente-coach dell’associazione “Charlatans Basket 4 People”.

I lavori si apriranno con i saluti istituzionali del senatore Luigi Nave, presidente dell’intergruppo parlamentare, e dell’avvocato Vincenzo Taralbo, presidente di “Gli Amici di Gennaro”.

Un appuntamento tra diritti e politiche

L’appuntamento si inserisce in un dibattito nazionale ancora aperto sui servizi e sulle tutele per le persone con disabilità: al Senato è infatti in esame il disegno di legge S. 1289, dedicato a disturbi dello spettro autistico e misure di tutela per le persone coinvolte e i loro familiari.

Per “Gli Amici di Gennaro”, la sfida è trasformare l’inclusione da principio generale a diritto effettivo: un percorso che passa dalla scuola allo sport, dalle cure alla casa, fino alla possibilità per ogni persona di costruire un progetto di vita riconosciuto e sostenuto.

Napoli, benzina ingerita, 20 richieste di aiuto in due giorni al Cardarelli

Napoli – Venti richieste di consulenza in due giorni per ingestione di idrocarburi, con cittadini che hanno riferito di aver ingoiato piccole quantità di benzina. Sono le segnalazioni gestite dal Centro Antiveleni dell’ospedale Cardarelli di Napoli tra giovedì 22 e venerdì 23 ottobre, nelle ore segnate dalle difficoltà di rifornimento presso i distributori della Campania.

La carenza di carburante potrebbe aver contribuito agli episodi segnalati, ma il collegamento viene indicato come possibile, non accertato. Il dato riguarda le consulenze effettuate dal centro e non corrisponde, dunque, a venti ricoveri.

Cinque casi con valutazione medica

Secondo quanto riferito dal Cardarelli, le richieste hanno riguardato prevalentemente ingestioni lievi, con persone senza sintomi e senza conseguenze importanti per la salute. Nella maggior parte delle situazioni seguite, spiegano dall’ospedale, non si è reso necessario l’accesso al Pronto soccorso.

Per cinque pazienti, invece, il Centro Antiveleni ha consigliato una valutazione medica oppure ha fornito consulenza ai sanitari che stavano già assistendo persone arrivate autonomamente in ospedale. Non viene precisato quanti appartenessero all’una o all’altra categoria.

Dal Cardarelli richiamano in particolare l’attenzione sulla comparsa di vomito, mal di testa e vertigini, sintomi per i quali indicano la necessità di rivolgersi a uno specialista.

Il ruolo del Centro Antiveleni

Diretto da Romolo Villani, il Centro Antiveleni del Cardarelli è un riferimento per la gestione delle intossicazioni nel Sud Italia. La struttura offre consulenza telefonica e assistenza medica nelle emergenze, fornisce indicazioni sui primi interventi e orienta i pazienti verso il presidio sanitario più adeguato.
Il centro gestisce anche una scorta di antidoti e antagonisti per le intossicazioni acute e croniche. Contribuisce inoltre alla loro distribuzione in Campania e sul territorio nazionale, compresi prodotti difficili da reperire o non registrati in Italia.

Brucellosi bufalina, zero focolai a Grazzanise: sì del Ministero all’uscita dal cluster

Grazzanise si prepara a uscire dall’area cluster della brucellosi bovina e bufalina. Il Ministero della Salute ha espresso parere favorevole alla proposta della Regione Campania, alla luce del miglioramento del quadro epidemiologico e dell’assenza di focolai attivi nel territorio comunale. Un passaggio importante per gli allevamenti della zona, che dovrà ora essere formalizzato con un provvedimento regionale: sarà quell’atto a definire i nuovi confini dell’area e le misure di sorveglianza da applicare.

Il via libera ministeriale arriva dopo l’istruttoria del Centro di Referenza nazionale per le brucellosi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. Già nell’agosto scorso, la valutazione dell’Osservatorio regionale aveva rilevato a Grazzanise l’assenza di focolai attivi e, sulla base dei dati disponibili, nessuna evidenza di una persistente circolazione dell’infezione.

Brucellosi nel Casertano, i numeri del miglioramento

Il quadro locale si inserisce in una progressiva riduzione dell’infezione negli allevamenti bufalini della provincia di Caserta. La quota di allevamenti interessati dalla brucellosi è passata dal 18,71% del 2021 al 3,6% del 2025, fino all’1,7% rilevato al 21 settembre 2026.

In calo anche l’incidenza: dal 12,43% del 2021 all’1,2% del 2025, per arrivare allo 0,3% nell’ultima rilevazione. Si tratta dei valori più bassi della serie storica disponibile, un risultato che segna un avanzamento nel percorso di contrasto alla malattia, senza però consentire di considerarlo concluso.

Per Grazzanise controlli legati al rischio

La proposta regionale prevede il passaggio di Grazzanise a un’area di attenzione epidemiologica. L’uscita dal cluster, dunque, non comporterebbe la fine dei controlli, ma una loro rimodulazione in base ai fattori di rischio.
Nella valutazione pesano la densità degli allevamenti e la vicinanza a Cancello ed Arnone e Castel Volturno, territori che restano inclusi nell’area cluster. La sorveglianza dovrà quindi accompagnare la nuova fase, per consolidare i risultati raggiunti e limitare il rischio di una ripresa dell’infezione.

Il percorso di eradicazione resta aperto

Il programma è coordinato dalla Regione Campania attraverso la Direzione generale Tutela della salute e il gruppo di lavoro del Supervisore regionale, con l’Asl di Caserta e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.
Restano centrali il rispetto delle regole di biosicurezza e i controlli sulle movimentazioni degli animali, sulle riaperture e sui ripopolamenti degli allevamenti. Il piano regionale comprende inoltre vaccinazioni, disinfezioni, risanamento ambientale e monitoraggio epidemiologico

Estorsioni agli imprenditori in nome del clan Graziano: quattro misure cautelari

Appalti pubblici nel mirino e richieste di denaro che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state avanzate in nome del clan camorristico Graziano, storicamente radicato nel Vallo di Lauro, in provincia di Avellino. Quattro persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta su presunte estorsioni e tentate estorsioni ai danni di imprenditori impegnati nell’esecuzione di lavori pubblici.

Il provvedimento, emesso il 21 ottobre dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, è stato eseguito dai Carabinieri del Comando provinciale di Avellino. Per tre indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per il quarto sono stati ordinati gli arresti domiciliari.

Le contestazioni sono aggravate dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Graziano.

Le richieste di denaro sugli appalti

Le indagini, condotte dai militari della Compagnia di Baiano, avrebbero ricostruito un sistema di pressioni esercitate tra febbraio e settembre nei confronti di imprenditori attivi sul territorio. Le somme richieste sarebbero state calcolate in percentuale sul valore degli appalti oppure pretese attraverso versamenti periodici, presentati come «regali» o pagamenti per la cosiddetta «messa a posto».

Un meccanismo che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe avuto l’obiettivo di imporre alle imprese il pagamento di somme di denaro per poter proseguire regolarmente le attività lavorative.

Gli imprenditori sarebbero stati ripetutamente minacciati dagli indagati, che avrebbero fatto riferimento alla propria vicinanza al clan Graziano. Le pressioni, secondo l’accusa, sarebbero state accompagnate dalla prospettazione di ritorsioni violente e dal rischio di essere costretti a rinunciare ai lavori affidati.

Nel mirino anche un importante appalto a Lauro

Tra gli episodi contestati figura anche un presunto tentativo di estorsione ai danni degli imprenditori aggiudicatari di un importante appalto pubblico nel comune di Lauro. Gli investigatori avrebbero raccolto elementi sulle pressioni esercitate per ottenere denaro dalle aziende impegnate nell’esecuzione dell’opera.

Gli approfondimenti investigativi avrebbero inoltre consentito di chiarire un episodio inizialmente qualificato come tentata estorsione: la richiesta, secondo quanto ricostruito, si sarebbe conclusa con il pagamento di mille euro a uno degli indagati. La somma sarebbe stata versata come «regalo» per i lavori eseguiti sul territorio.

L’inchiesta della Dda e i precedenti provvedimenti

L’ordinanza eseguita il 23 ottobre conferma, per quanto riguarda le accuse di estorsione, l’impianto accusatorio del fermo disposto dalla Dda di Napoli il 30 settembre ed eseguito il 2 ottobre.

Due degli indagati si trovavano già in carcere, mentre un terzo era sottoposto agli arresti domiciliari. Il quarto, precedentemente scarcerato in seguito a una decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, è stato nuovamente condotto in carcere in esecuzione del nuovo provvedimento.

L’inchiesta punta a fare luce sulle presunte modalità con cui il clan Graziano avrebbe cercato di condizionare l’attività economica nel Vallo di Lauro, facendo leva sulla forza intimidatrice della criminalità organizzata per ottenere denaro dagli imprenditori impegnati negli appalti pubblici.

Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Ignora l’alt della Stradale sull’A3 Salerno-Napoli: arrestato con due chili di hashish

Fermato sull’autostrada A3 Salerno-Napoli dopo aver ignorato l’alt della Polizia Stradale, è stato trovato in possesso di circa due chili di hashish. Un uomo è stato arrestato dal personale della Polizia Stradale di Angri con le accuse di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria, l’uomo è stato sottoposto a perquisizione personale e veicolare dopo il mancato rispetto dell’alt imposto dagli agenti. I controlli hanno consentito di rinvenire e sequestrare 20 panetti di hashish, per un peso complessivo di circa due chili, nascosti sotto il sedile del passeggero.

Castel Volturno, in piazza contro il Cpr: ‘Le priorità sono bonifiche e sicurezza ambientale’

Castel Volturno– Prima le bonifiche, la tutela della salute e la sicurezza dei territori. È il messaggio con cui Legambiente annuncia la propria partecipazione alla manifestazione nazionale «No Cpr, né a Castel Volturno né altrove», in programma domani, sabato 24 ottobre. L’associazione lega la mobilitazione contro i Centri di permanenza per i rimpatri alla richiesta di investimenti per affrontare le emergenze ambientali, climatiche e sociali del Paese.

«Dai veleni ambientali al Cpr: sei milioni di italiani aspettano le bonifiche, ma lo Stato investe nelle carceri», denuncia Legambiente nella nota di adesione. Una presa di posizione che mette a confronto le risorse destinate ai centri di detenzione per migranti con gli interventi attesi nei territori contaminati.

«Milioni di persone aspettano le bonifiche»

Secondo i dati richiamati dall’associazione, in Italia sono sei milioni le persone che vivono nei 42 Siti di interesse nazionale: aree inquinate che, sottolinea Legambiente, aspettano da decenni interventi di risanamento.
«Queste cittadine, questi cittadini e questi luoghi hanno bisogno di interventi strutturali, monitoraggio ambientale e sanitario, e di reali piani di riconversione», afferma l’associazione. La richiesta è di affrontare la contaminazione con interventi capaci di tenere insieme il recupero dei territori, la tutela della salute e le prospettive delle comunità coinvolte.

La denuncia sui fondi per il clima

Nella nota, Legambiente richiama anche la necessità di proteggere i territori dagli eventi climatici estremi e denuncia la mancanza di risorse per l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che, sostiene, «giace in un cassetto senza fondi».

È su queste priorità che l’associazione motiva la presenza alla manifestazione di Castel Volturno: «Queste sono le vere emergenze del Paese ed è per questo che saremo in piazza: per chiedere giustizia ambientale, climatica e sociale».

Napoli, piano traffico per l’afflusso ai cimiteri nei weekend e il 2 novembre

Napoli – In previsione del forte afflusso di persone ai cimiteri di Poggioreale per la commemorazione dei defunti, il Servizio Viabilità e Traffico del Comune ha predisposto una disciplina temporanea della circolazione per i prossimi fine settimana – 24 e 25 ottobre e 31 ottobre e 1 novembre – e per lunedì 2 novembre, dalle ore 7.00 alle 13.30 e comunque fino a cessate esigenze.

Il dispositivo prevede il divieto di sosta con rimozione forzata in largo Santa Maria del Pianto, via Santa Maria del Pianto, via del Riposo e via Nuova Poggioreale, nel tratto compreso tra l’intersezione con via Santa Maria del Pianto e quella con via Michele Parise. In via Santa Maria del Pianto sarà inoltre riservata ai veicoli Anm una corsia per la manovra d’inversione del senso di marcia, all’intersezione con via del Riposo, all’altezza dell’aiuola triangolare. Previste anche due aree per lo stazionamento dei mezzi del trasporto pubblico urbano.

Scattano il divieto di transito veicolare in via Santa Maria del Pianto, da largo Santa Maria del Pianto fino all’intersezione con via del Riposo, e in via De Giaxa, dal civico 5 – Comando di Polizia Locale – fino all’intersezione con viale Umberto Maddalena. Il piano istituisce inoltre il senso unico in via Santa Maria del Pianto, dalla confluenza di via del Riposo fino a via Stadera; in via del Riposo, da largo Santa Maria del Pianto alla confluenza con via Santa Maria del Pianto; e in viale Umberto Maddalena, da largo Santa Maria del Pianto fino all’intersezione con via Oreste Salomone e con l’uscita 3 della Tangenziale di Napoli, direzione autostrade.

Sono previsti anche l’obbligo di svolta a sinistra per i veicoli che circolano in via Filippo Maria Briganti e si immettono su viale Umberto Maddalena, e il divieto di svolta a destra su viale Umberto Maddalena, verso largo Santa Maria del Pianto, per i veicoli provenienti da Calata Capodichino e piazza Di Vittorio. Vietato il transito agli autoveicoli adibiti al trasporto merci in via Santa Maria del Pianto, via del Riposo e via Nuova Poggioreale, nel tratto tra via Santa Maria del Pianto e via Michele Parise. Disposta anche la chiusura dell’ingresso da via Masoni della rampa di accesso alla Perimetrale di Scampia.

Le limitazioni non riguardano autobus in servizio di linea urbana, autovetture del servizio pubblico non di linea – taxi e noleggio con conducente –, mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine, veicoli della Protezione Civile, auto funebri e veicoli che trasportano persone con disabilità muniti del relativo contrassegno.

Maxi processo la clan Moccia: condanne per oltre 250 anni di carcere. Pene pesanti ai boss

Napoli –  Una camera di consiglio blindata, durata quattro lunghi giorni in una sede esterna e blindata come la caserma Diaz, ha chiuso il cerchio giudiziario su una delle organizzazioni criminali più potenti e pericolose della Campania: il clan Moccia.

La VII sezione penale del tribunale di Napoli ha emesso una pesante raffica di condanne nei confronti dei componenti della cosca di Afragola, dipinta dalla Direzione Distrettuale Antimafia non più come una semplice batteria di vicolo, ma come una moderna holding del crimine con una spiccata vocazione imprenditoriale, capace di infiltrarsi negli appalti ferroviari (Rfi) e di riciclare capitali illeciti tra la Campania e Roma.

La cronaca del verdetto e la strategia della difesa

Il verdetto è arrivato nell’aula 114 del Palazzo di Giustizia, protetta da un imponente servizio di sicurezza coordinato dal commissariato e presidiata dai carabinieri. Un epilogo travagliato per un dibattimento avviato nell’ottobre del 2022 a Napoli Nord, trasferito nel capoluogo per competenza territoriale e concretamente decollato solo nel giugno del 2023.

Un processo fiume che ha rischiato d’insabbiarsi sotto il peso di una strategia difensiva titanica: i legali dei fratelli Moccia avevano infatti depositato una lista choc di ben mille testimoni da escutere. Una mole di lavoro mastodontica che ha fatto inevitabilmente saltare i cronoprogrammi, trasformandosi nel grimaldello che ha permesso alla criminalità di riconquistare temporaneamente la libertà.

Lo spettro della scarcerazione dei boss e il “caso Gratteri”

Ad accompagnare e precedere questa sentenza c’è stata una delle stagioni più polemiche e roventi della giustizia napoletana recente. Nell’agosto dell’anno precedente, infatti, quindici imputati di primo piano — tra cui i vertici della famiglia Moccia — avevano lasciato il carcere per decorrenza dei termini di custodia cautelare, avendo superato il tetto invalicabile dei tre anni di giudizio di primo grado senza una sentenza.

Una scarcerazione di massa che aveva scatenato un terremoto politico-giudiziario, spingendo il procuratore capo Nicola Gratteri a pretendere una relazione dettagliata e, in un gesto dirompente e d’altri tempi, a rimettersi la toga per scendere fisicamente nell’aula bunker al fianco dei pm della Dda Ida Teresi e Ivana Fulco. La discesa in campo del Procuratore aveva acceso un durissimo scontro dialettico con la camera penale e le difese — incentrato sui ritardi, sulla scarsa frequenza delle udienze e sui ritmi bradicardici impressi al dibattimento rispetto a maxi-processi storici come Rinascita Scott — riaccendendo l’eterno dibattito sulla giustizia lenta e sulla mafia che vince sulle scadenze procedurali.

Il conto con la giustizia

Nonostante le assoluzioni registrate su singoli capi d’imputazione e la caduta di alcune accuse marginali, il tribunale ha inflitto condanne pesantissime che superano complessivamente i 250 anni di reclusione (considerando il nucleo principale dei capi-stipite e dei coimputati giudicati in questo troncone).

Di seguito l’elenco delle condanne comminate dal tribunale

  1. Antonio Moccia: 30 anni di reclusione
  2. Massimo Malinconico: 26 anni di reclusione
  3. Angelo Esposito: 25 anni di reclusione
  4. Filippo Iazzetta: 21 anni di reclusione
  5. Luigi Moccia: 21 anni di reclusione
  6. Francesco Favella: 21 anni di reclusione
  7. Manlio Esposito: 20 anni di reclusione
  8. Francesco Damiano: 18 anni di reclusione
  9. Maria Mosella: 18 anni di reclusione
  10. Antonio Nobile: 15 anni di reclusione
  11. Angelo Piscopo: 14 anni di reclusione
  12. Claudio Abbondandolo: 12 anni di reclusione
  13. Pietro Chirico: 12 anni di reclusione
  14. Gabriele Coppeta: 12 anni di reclusione
  15. Raffaele Carlino: 10 anni di reclusione
  16. Francesco Di Sarno: 6 anni e 6 mesi di reclusione
  17. Luca Chierchia: 4 anni e 6 mesi di reclusione
  18. Rosa Aubry: 3 anni e 6 mesi di reclusione
  19. Francesco Pirozzi: 3 anni e 6 mesi di reclusione
  20. Salvatore Fallico: 3 anni e 3 mesi di reclusione
  21. Fiora Ciotola: 3 anni di reclusione
  22. Angelo Moccia: Assolto (da specifici capi d’imputazione)
  23. Eleonora Mangia: Assolta
  24. Claudio Piscitelli: 16 anni di reclusione

Insieme alle condanne detentive, il collegio giudicante ha confermato il giro di vite patrimoniale, disponendo un maxi-sequestro di beni mobili, immobili e società finalizzato alla confisca preventiva. Un colpo al cuore del tesoro accumulato in decenni di attività illecita e reinvestito nell’economia legale.

Il meme di Rumpelstiltskin che balla: un’origine sorprendente svelata da Yahoo

Un meme amatissimo con radici antiche

Il meme di Rumpelstiltskin che balla è diventato uno dei contenuti virali più riconoscibili e apprezzati nel panorama digitale internazionale. La sua diffusione ha coinvolto milioni di utenti, ma pochi conoscono la sua storia.

Le origini secondo Yahoo

Secondo un articolo pubblicato da Yahoo, l’origine di questo meme risale alle primissime fasi di internet. La testata ha evidenziato come la figura di Rumpelstiltskin, protagonista di un ballo animato, sia stata ripresa e trasformata in un fenomeno virale molto prima dell’attuale esplosione dei meme sui social network.

Informazioni preliminari e cautela

Va sottolineato che le informazioni diffuse da Yahoo sono preliminari e non sono state ancora confermate da altre fonti indipendenti. Pertanto, si consiglia di considerare questa origine come un interessante spunto di riflessione sul percorso evolutivo dei contenuti virali online.

Fonte originale: Apri l’articolo sorgente

ASL Salerno premiata al Forum PA Sanità 2026 per la Rete Sociosanitaria Digitale

L’ASL di Salerno è stata insignita del Forum PA Sanità 2026 per il progetto Rete Sociosanitaria Digitale di Prossimità, coordinato dalla UOC Governance dei Processi di Telemedicina e Intelligenza Artificiale (GPTI) guidata dal dottor Antonio Coppola. Il riconoscimento mette in luce un modello di organizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari che punta sulla congiunzione tra tecnologia e vicinanza alle persone, rafforzando l’obiettivo di superare le barriere geografiche e sociali nell’accesso alle cure.

Il progetto nasce in un territorio complesso come quello della provincia di Salerno, che conta 158 comuni e copre circa 5.000 chilometri quadrati, comprendendo aree interne e montane con una marcata quota di popolazione anziana.

Per rispondere a questa articolata realtà sono state messe in campo infrastrutture digitali e umane: 140 Ambulatori Virtuali di Comunità e 53 Case di Telemedicina distribuiti su 128 comuni, oltre al Virtual Community Hospital di Nocera Inferiore, centro nevralgico per il coordinamento clinico di pazienti cronici, oncologici e fragili. A supporto dell’accesso ai servizi sono presenti facilitatori digitali nei punti di contatto fisici, pronti ad accompagnare i cittadini nell’uso della telemedicina e delle pratiche amministrative online.

I primi dati d’utilizzo, aggiornati al 31 agosto 2026, mostrano l’efficacia pratica della rete: 3.046 prestazioni erogate e un risparmio di spostamenti di 91.971 chilometri per i cittadini. L’impatto ambientale si allinea agli obiettivi di sostenibilità, con una riduzione stimata di circa 14,97 tonnellate di CO₂ equivalente e un risparmio di 5.978 litri di benzina.

Il direttore generale dell’ASL Salerno, ing. Gennaro Sosto, commenta l’esito come la conferma di una intuizione felice e della validità del modello: «La telemedicina è ad oggi la vera chiave di volta del nuovo SSN…» (citazione integrale riportata dal progetto). Secondo lui, l’innovazione non è solo tecnologia, ma riqualificazione dei servizi e possibilità di ripensare i percorsi di cura senza i limiti imposti dalle differenze territoriali ed economiche del Paese.

Anche il dott. Antonio Coppola sottolinea che «la vera innovazione non consiste solo nell’introdurre nuove tecnologie, ma nel rendere i servizi sanitari e sociosanitari realmente accessibili a tutti…», aggiungendo che la tecnologia deve rafforzare il rapporto umano. L’apporto di una sinergia tra UOC GPTI, sindaci, Ambiti Sociali e Terzo Settore è stato decisivo per ridurre distanze geografiche, sociali e culturali.

La Rete Sociosanitaria Digitale dell’ASL Salerno si propone quindi come modello altamente replicabile a livello nazionale, offrendo una bussola per una sanità più vicina alle persone, sostenibile e innovativa nel breve e nel lungo periodo.

Casoria premia sei servitori dello Stato per aver evitato una tragedia

Casoria celebra un gesto di pronto intervento che ha evitato una potenziale tragedia. Durante una seduta del Consiglio comunale, eccezionalmente convocata nell’Aula Magna dell’Istituto Torrente, il sindaco Raffaele Bene e il comandante della Polizia Locale, colonnello Pasquale Pugliese, hanno premiato sei operatori che hanno dato prova di coraggio, professionalità e senso del dovere al servizio della comunità.

A ricevere gli encomi sono stati tre agenti della Polizia Locale di Casoria: Wilder Eduardo, Antonio De Rosa e Luigi Ondoso; e tre militari dell’Esercito Italiano, del Raggruppamento Campania nell’ambito dell’operazione Strade Sicure: il caporal maggiore Domenico Falco, il VFI Camilla D’Agostino e il VFI Emanuele De Lucia.

L’episodio risale al 18 luglio scorso, quando, in seguito a una segnalazione, gli operatori intervennero in centro città per un uomo armato di coltello lungo circa 35 centimetri che minacciava i passanti dopo aver tentato di aggredire un giovane. Le ricerche immediate permisero di individuare il soggetto, che opposero resistenza; nonostante ciò, furono in grado di immobilizzarlo e disarmarlo, evitando conseguenze gravemente pericolose per l’incolumità pubblica. L’arma fu sequestrata e l’uomo venne denunciato all’autorità giudiziaria.

“ Oggi rendiamo omaggio a sei servitori dello Stato che, con prontezza, equilibrio e grande professionalità, hanno dimostrato cosa significhi tutelare concretamente la sicurezza dei cittadini – ha dichiarato il sindaco Raffaele Bene –. Il loro intervento ha evitato che una situazione estremamente pericolosa potesse trasformarsi in tragedia. A ciascuno di loro va la gratitudine mia, dell’Amministrazione comunale e dell’intera città di Casoria.”

Il comandante Pasquale Pugliese ha sottolineato il valore dell’operazione e la efficacia della collaborazione tra Polizia Locale ed Esercito Italiano. Il sindaco ha inoltre evidenziato l’importanza di valorizzare pubblicamente chi lavora quotidianamente per garantire legalità e sicurezza, ringraziando anche la dirigente scolastica dell’Istituto Torrente, professoressa Annamaria Orso, per la disponibilità e la preziosa ospitalità.

La cerimonia ha sancito, quindi, un momento di riconoscimento istituzionale nei confronti di chi, con tempestività e coordinamento tra diverse realtà, ha contribuito a proteggere la comunità casoriana.

P.B.

Casagiove: 76enne condannato per usura va in carcere su ordine della Procura

I Carabinieri della Stazione di Casagiove hanno eseguito un ordine di carcerazione nei confronti di un uomo di 76 anni, condannato per usura in relazione a fatti avvenuti tra dicembre 2008 e gennaio 2010. Il provvedimento è stato emesso il 21 ottobre dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Ufficio Esecuzioni Penali.

Ricevuto l’atto, i militari hanno accompagnato l’interessato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere per l’esecuzione della pena. L’uomo dovrà espiare una pena residua di 4 anni, 2 mesi e 29 giorni, riferita al concorso di persone nel reato, alla continuazione e all’usura.

L’operazione è stata condotta dai Carabinieri della Stazione di Casagiove in collaborazione con la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, competente per l’emissione del provvedimento restrittivo.

La condanna nasce da fatti riconducibili al reato di usura, commessi tra dicembre 2008 e gennaio 2010.

Emergenza carburanti a Napoli, il Prefetto: ‘Fase critica superata, si torna alla normalità’

Napoli – La grande crisi dei rifornimenti a Napoli e provincia volge al termine. A confermarlo è il Prefetto Michele Di Bari che, facendo il punto con la stampa al termine dei giorni più caldi della protesta degli autotrasportatori, annuncia il progressivo ritorno alla normalità.

La svolta è arrivata nella notte con la rimozione dei blocchi principali: al momento restano circa 150 tir in coda per il carico di idrocarburi destinati a rifornire la rete distributiva locale e le stazioni di servizio.

Le leve del sblocco: decreto e precettazione

A sbloccare una situazione che rischiava di paralizzare l’intero territorio sono stati due fattori chiave: il decreto legge firmato dal Governo e la linea dura adottata sul campo. «Ero pronto a far scattare la precettazione degli autisti a partire dall’alba: le carte erano già firmate», ha rivelato Di Bari, evidenziando come l’intesa raggiunta durante le trattative notturne con le società di trasporto abbia evitato il provvedimento estremo.

Rimane attivo soltanto un presidio di testimonianza all’interno del porto di Napoli, che tuttavia non sta creando disagi alla circolazione.

I numeri dell’emergenza e la filiera protetta

Nonostante i timori dei cittadini, la filiera dei beni di prima necessità ha tenuto. Il bilancio operativo delle forze dell’ordine parla di 1.050 tir scortati tra capoluogo e provincia per assicurare le consegne di medicinali e generi alimentari. Massiccio anche il contrasto alle illegalità: 500 persone identificate e denunciate, 450 le sanzioni comminate (in gran parte per violazioni del Codice della Strada).

Controlli a tappeto sono stati effettuati anche dalla Guardia di Finanza presso i distributori di carburante per evitare speculazioni.

I piani di riserva e l’ombra di possibili infiltrazioni

L’attenzione resta alta anche per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e i collegamenti con le isole fischer, per le quali era già stato preallertato un piano straordinario che coinvolgeva la raffineria di Taranto e il Ministero della Difesa.

Restano infine gli interrogativi sulle motivazioni profonde della serrata. Sulla possibilità che vi siano state infiltrazioni criminali dietro i blocchi, il Prefetto ha preferito affidarsi al lavoro degli inquirenti, lasciando però aperto più di un dubbio: «Rimetto il verdetto alle indagini dell’autorità giudiziaria, ma è evidente che quando un autista rifiuta di scendere in strada, sotto sotto qualcosa c’è».

Clan Fezza-De Vivo: chiesti oltre 8 secooli di carcere

Un terremoto giudiziario si è abbattuto sulla malavita dell’Agro nocerino-sarnese. L’aula del tribunale di Salerno ha fatto da teatro a una delle requisitorie più imponenti degli ultimi anni. La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Salerno, per voce del pubblico ministero Elena Guarino, ha formulato richieste di condanna impressionanti nei confronti degli affiliati e dei vertici del clan Fezza-De Vivo di Pagani, finito al centro di una fitta rete di contestazioni che spaziano dall’associazione di stampo mafioso, al traffico di stupefacenti, fino alle estorsioni.

Complessivamente, il conto presentato dall’accusa tocca quota 820 anni e 4 mesi di reclusione (oltre 8 secoli di carcere) per i 72 imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Un troncone processuale imponente che fa luce sulle dinamiche criminali e sugli affari satellite gestiti dalla cosca egemone a Pagani e ramificata nei comuni vicini, mentre un altro troncone di 16 imputati si avvia verso il rito ordinario.

La struttura del clan e il peso delle accuse

Nel mirino della magistratura antimafia sono finiti i capi storici, i gregari, i prestanome e persino le figure femminili che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero retto le redini dell’organizzazione e garantito i collegamenti vitali con gli affiliati detenuti. Le indagini hanno svelato una holding criminale capace di imporre il proprio controllo sul territorio attraverso la forza dell’intimidazione, gestendo piazze di spaccio e taglieggiando attività commerciali dell’Agro.

Tra le richieste più pesanti spiccano i 20 anni di reclusione invocati per i nomi di spicco della cosca, tra cui Vincenzo Confessore, Antonio D’Auria Petrosino, Andrea De Vivo, Francesco Fezza e Graziano Petrone. Richieste robuste anche per le donne del clan e per i soggetti coinvolti nei vari livelli della filiera illecita, smantellata grazie al coordinamento investigativo tra la Squadra Mobile di Salerno e i Carabinieri.

Ora la parola passa al collegio difensivo, pronto a replicare alle argomentazioni della pubblica accusa prima che il giudice per le udienze preliminari emetta le prime, attese sentenze.

Elenco delle richieste di condanna

Confessore Vincenzo: anni 20
D’Auria Petrosino Antonio: anni 20
De Vivo Andrea: anni 20
Fezza Francesco: anni 20
Petrone Graziano: anni 20
Magliozzi Vincenzo: anni 20
D’amaro Mario: anni 19 mesi 5
De Prisco Mario: anni 19 mesi 1
Mannoni Anna: anni 19 mesi 6
Fezza Rita: anni 19
D’Auria mario: anni 18 mesi 7
D’auria Petrosino Michele: anni 18
De Prisco Biagio: anni 18
Esposito Amarante Francesco: anni 18
Russo Luigi: anni 18
Scarfato Mario: anni 18
D’Auria Petrosino Gioacchino: anni 18 mesi 9
Garofalo Francesco: anni 17 mesi 2
Montagna Sergio: anni 17 mesi 6
Napolano Ettore: anni 17
Chianese Salvatore: anni 16
Desiderio Antonio: anni 16
Garofalo Pasquale: anni 16
Passamano Alfonso: anni 16
Califano Antonio: anni 16 mesi 6
Desiderio Francesco: anni 16 mesi 6
Desiderio Giosuè: anni 16 mesi 9
Ceruso Giovanna: anni 15 mesi 2
Cicalese Alfonso: anni 15 mesi 9
Matrone Giuseppe: anni 15 mesi 6
Pecoraro Francesco: anni 15 mesi 4
D’Auria Giuseppe: anni 15
De Vivo Giuseppe: anni 15
Califano Karol: anni 14 mesi 2
Desiderio Matteo: anni 14
Grimaldi Nunziante: anni 14
Guida Francesco: anni 13 mesi 4
Maiorino Marco: anni 12 mesi 4
Manzo Luigi: anni 12 mesi 4
Marino Mattia: anni 12 mesi 8
Ceruso Angelo: anni 11
Falanga Vincenzo: anni 11
La Rocca Nicola: anni 11 mesi 6
Luna Antonietta: anni 11 mesi 4
Amendola Fiorente: anni 10
Confessore Daniele: anni 10
D’Auria Giovanni: anni 10
Calabrese Sabato: anni 9
Bosco Mario: anni 8
Colella Giuseppe: anni 8
Coppola Gerardo: anni 8
Vincenzo Coppola (Vincenzo Coppola): anni 8 mesi 8
Coppola Giancarlo: anni 7
Auriemma Giovanni: anni 6
Coppola Domenico: anni 6
Bergamo Luca: anni 6 mesi 3
Lambiase Valentino: anni 5 mesi 5
Ferraioli Eugenio: anni 4
Petranovic Vincenzo (collaboratore): anni 4 mesi 2
Ferraioli Antonio: anni 3 mesi 6
Marigliano Giuseppe: anni 2 mesi 8
Vitiello Jacopo: anni 2 mesi 5
Lamberti Antonio: anni 2 mesi 6
Calabrese Mirco: anni 1

Collegio difensivo composto dagli Avvocati Giovanni Petangelo, Luigi Calabrese, Vincenzo Calabrese, Bonaventura Carrara, Prof. Giuseppe Della Monica, Massimo Viscusi, Salvatore Mercurio, Matteo Feccia, Gregorio Sorrento, Michele Avino, Francesco Vicidodmini, Teresa Sorrentino, Alessandro Bavaro, Leopoldo Perone, Luigi Senese, Alessandro Pignataro, Giovanni Vitale, Tiziana De Masi, Roberta Pinto, Eva Scialdone, Antonio Boffa, Rodolfo Viserta, Veronica Russo, Silvana D’Ambrosi, Agostino De Caro, Salvatore Mercurio, Barbara Gatti, Danilo Iacobacci, Pierluigi Spadafora, Pecoraro, Annalisa Califano.

Napoli, il luogo storico che puoi visitare gratis nei prossimi giorni: è una vera sorpresa

A Napoli esiste un luogo storico che custodisce secoli di memoria della città e che, ancora oggi, molti conoscono soltanto di nome. Si tratta dell’Archivio di Stato di Napoli, una delle istituzioni culturali più importanti del capoluogo campano, ospitata anche all’interno di edifici monumentali nel cuore della città.

La particolarità è che è possibile partecipare a visite guidate gratuite organizzate insieme al Touring Club Italiano. L’iniziativa, partita a settembre 2026, prosegue anche nei mesi successivi e permette di entrare in alcuni spazi normalmente meno conosciuti dal grande pubblico.

Per chi sta cercando cosa vedere a Napoli senza spendere, è quindi un’occasione interessante: non soltanto per visitare un edificio storico, ma per scoprire una parte della città che conserva documenti e testimonianze fondamentali della sua storia.

Napoli, la visita gratuita in un luogo storico poco conosciuto

Il progetto riguarda due sedi dell’Archivio di Stato di Napoli: il Complesso monumentale dei Santi Severino e Sossio, in piazzetta del Grande Archivio, e Palazzo Carafa-Loffredo, in via Egiziaca a Pizzofalcone.

Sono due luoghi molto diversi, ma entrambi hanno un importante valore storico e architettonico.

Il Complesso dei Santi Severino e Sossio è uno degli antichi complessi monastici più importanti del Mezzogiorno. La sede di Pizzofalcone, invece, permette di conoscere un edificio storico affacciato su una delle zone più caratteristiche della città.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Archivio di Stato e il Touring Club Italiano e punta proprio a rendere più conosciuto questo patrimonio. Le visite sono condotte dai volontari del Touring Club e permettono di vedere da vicino ambienti che raccontano una parte meno conosciuta della storia napoletana.

Come funzionano le visite guidate gratuite

La visita non prevede un biglietto di ingresso, ma la prenotazione è obbligatoria e i posti sono limitati.

Il progetto prevede un calendario articolato su due sedi: gli appuntamenti del giovedì riguardano Palazzo Carafa-Loffredo a Pizzofalcone, mentre quelli del sabato sono dedicati alla sede centrale dell’Archivio di Stato. L’orario indicato per le visite è generalmente quello della mattina.

L’Archivio di Stato specifica che il programma prosegue nei mesi successivi, mentre le singole date vengono comunicate attraverso i canali ufficiali dell’Archivio e del Touring Club Italiano. Per questo, prima di organizzare la visita, è consigliabile verificare l’appuntamento disponibile e la presenza di posti liberi.

La prenotazione deve essere effettuata secondo le modalità indicate dall’Archivio di Stato, fino a esaurimento dei posti.

Cosa si può vedere durante la visita

L’elemento più interessante è proprio la possibilità di entrare in edifici che normalmente non fanno parte dei classici itinerari turistici di Napoli.

Il Complesso dei Santi Severino e Sossio è un luogo dalla storia particolarmente lunga. L’Archivio di Stato lo descrive come uno dei più importanti complessi monastici del Mezzogiorno e come un luogo strettamente legato alla storia del territorio. Al suo interno sono presenti anche cicli di affreschi di grande interesse storico e artistico.

Non bisogna però aspettarsi la classica visita a un museo. Il valore dell’esperienza sta proprio nel rapporto tra l’architettura degli edifici e il patrimonio documentario conservato dall’Archivio di Stato.

Qui la storia di Napoli non è raccontata soltanto attraverso quadri o reperti archeologici, ma anche attraverso documenti, registri e testimonianze scritte che permettono di ricostruire vicende amministrative, sociali e personali della città e del Mezzogiorno.

Un’occasione per scoprire una Napoli diversa

L’iniziativa è interessante anche perché porta l’attenzione su una parte del patrimonio culturale napoletano che normalmente rimane fuori dai percorsi più frequentati.

Chi visita Napoli pensa spesso al centro storico, ai Decumani, al Duomo, a Spaccanapoli o ai grandi musei. Esistono però numerosi luoghi meno conosciuti che permettono di osservare la città da una prospettiva diversa.

L’Archivio di Stato è uno di questi.

Entrare in un antico complesso monumentale e contemporaneamente conoscere il patrimonio documentario conservato al suo interno significa, in qualche modo, attraversare diverse epoche della storia di Napoli nello stesso luogo.

Ed è proprio questa caratteristica a rendere la visita particolarmente interessante anche per chi vive in città e pensa di conoscere già i principali luoghi del centro.

Dove si trovano i due luoghi storici

Le visite del progetto coinvolgono due sedi.

Complesso monumentale dei Santi Severino e Sossio
Piazzetta del Grande Archivio, 5, Napoli.

Palazzo Carafa-Loffredo
Via Egiziaca a Pizzofalcone, 44, Napoli.

La prima sede si trova nel cuore del centro storico, mentre la seconda è nel quartiere di Pizzofalcone, una zona che conserva importanti testimonianze della storia urbana napoletana.

Il calendario ufficiale prevede appuntamenti alternati nelle due sedi: il giovedì a Pizzofalcone e il sabato presso la sede centrale. Le date vengono aggiornate progressivamente dall’Archivio di Stato.

Come prenotare la visita gratuita a Napoli

La visita è gratuita, ma non è sufficiente presentarsi direttamente sul posto.

L’Archivio di Stato specifica che è necessario prenotare e che la partecipazione è possibile fino a esaurimento dei posti disponibili. La richiesta deve essere inviata all’indirizzo indicato dall’istituzione, specificando la sede e la data scelta.

Per questo motivo, chi vuole visitare uno di questi luoghi storici nei prossimi giorni dovrebbe controllare il calendario ufficiale prima di organizzare l’uscita.

È una delle occasioni più interessanti per conoscere una Napoli meno turistica e più legata alla propria memoria storica, senza dover acquistare un biglietto.

Napoli gratis, un’occasione per riscoprire la città

Le visite dell’Archivio di Stato si inseriscono in un’offerta culturale napoletana molto più ampia, ma hanno una caratteristica particolare: permettono di entrare in luoghi che spesso passano inosservati anche a chi frequenta abitualmente il centro storico.

Per chi cerca cosa vedere a Napoli gratis, quindi, questa può essere un’idea diversa dal solito.

Non c’è soltanto la possibilità di ammirare un edificio antico. C’è l’opportunità di conoscere il patrimonio documentario che racconta Napoli e il Mezzogiorno e di farlo accompagnati da chi può spiegare la storia dei luoghi.

Un modo semplice per trascorrere qualche ora alla scoperta di una città che, anche nei suoi angoli più conosciuti, continua a nascondere storie che non tutti hanno ancora visto.

I supermercati iniziano a svuotarsi e i piccoli negozi tornano protagonisti: cosa sta succedendo

Per anni sembravano destinati a perdere sempre più spazio. Supermercati, grandi catene, centri commerciali e acquisti online hanno cambiato profondamente il modo di fare la spesa, mentre migliaia di piccoli esercizi commerciali hanno abbassato definitivamente la saracinesca.

Adesso, però, qualcosa sta riportando l’attenzione sui negozi di vicinato.

La causa non è soltanto un cambiamento nelle abitudini dei consumatori. A riaccendere i riflettori sul commercio di prossimità è anche la crisi che sta attraversando in questi giorni il settore dell’autotrasporto, con fermi, presidi e blocchi dei camion in diverse regioni italiane a causa del caro carburante.

Nel Mezzogiorno le conseguenze sono state particolarmente evidenti: difficoltà nella circolazione delle merci, problemi nei rifornimenti di carburante e, in alcune zone, scaffali parzialmente vuoti nei supermercati.

Una situazione che sta mostrando quanto sia fragile una catena di distribuzione che normalmente diamo per scontata.

La protesta degli autotrasportatori è iniziata a metà ottobre

La mobilitazione degli autotrasportatori è esplosa nella seconda metà di ottobre 2026, dopo settimane di forte pressione sul settore a causa dell’aumento del prezzo del gasolio.

Il 16 ottobre sono partiti diversi presidi e forme di protesta nel Mezzogiorno. In Calabria la mobilitazione proclamata da Fedralog era prevista per quattro giorni, fino al 20 ottobre, con camion posizionati nei pressi di importanti snodi stradali.

Nello stesso periodo è entrata nel vivo anche la protesta degli autotrasportatori siciliani. Il Comitato degli autotrasportatori siciliani aveva proclamato il fermo dei mezzi dalle 00:01 del 16 ottobre fino alla mezzanotte del 20 ottobre, annunciando il mancato movimento dei semirimorchi nei porti dell’isola.

La protesta è poi arrivata anche in Campania, Puglia, Basilicata e altre aree del Sud.

Il 19 ottobre, la situazione ha raggiunto un punto particolarmente delicato in Campania: sulla A1 Milano-Napoli è stato temporaneamente chiuso il nodo con la A30 Caserta-Salerno, mentre si sono formate code tra Napoli Nord, Caserta e gli altri principali svincoli interessati dai presidi.

In Campania i blocchi proseguono fino al 27 ottobre

È proprio la Campania una delle regioni dove la protesta sta continuando più a lungo.

Il 20 ottobre un rappresentante degli autotrasportatori campani ha dichiarato che i blocchi sarebbero proseguiti almeno fino al 27 ottobre, giorno in cui è previsto un nuovo incontro con il Governo.

La decisione è arrivata nonostante il confronto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il viceministro Edoardo Rixi. Secondo quanto riferito dai rappresentanti della protesta, la mobilitazione sarebbe proseguita fino a quando non sarebbero arrivate risposte considerate sufficienti.

Nel frattempo, la situazione sulle principali arterie campane è rimasta complicata.

Sono stati segnalati disagi sulla A1, A16 e A30, con chiusure di alcuni ingressi, manifestazioni e code nei pressi di Caserta, Napoli Nord, Caianello, Nola, Avellino e altri snodi.

Il problema non riguarda quindi soltanto i camionisti.

Quando un mezzo pesante rimane fermo, infatti, non si ferma semplicemente un autotrasportatore: può rallentare una catena che comprende magazzini, distributori, supermercati, negozi e aziende.

Perché i supermercati hanno iniziato ad avere problemi

La protesta degli autotrasportatori ha fatto emergere rapidamente un problema che normalmente rimane invisibile.

I supermercati dipendono da una rete logistica estremamente articolata. I prodotti arrivano quotidianamente nei centri di distribuzione e da qui vengono trasferiti ai singoli punti vendita.

Quando la circolazione dei camion rallenta o viene interrotta, le conseguenze possono arrivare rapidamente sugli scaffali.

Il fenomeno è particolarmente evidente per frutta, verdura, carne, latticini e altri prodotti freschi, che richiedono consegne frequenti e non possono essere accumulati per settimane nei magazzini.

Confesercenti ha rilevato proprio in questi giorni difficoltà di approvvigionamento per una parte significativa delle imprese alimentari del Mezzogiorno, mentre diverse segnalazioni hanno riguardato la disponibilità di prodotti freschi.

Non significa che i supermercati italiani siano rimasti senza merce.

La situazione è molto diversa da zona a zona e dipende dai rifornimenti disponibili in ciascun punto vendita. Ma in alcune aree del Sud sono comparsi scaffali vuoti o parzialmente vuoti, rendendo visibile al consumatore l’impatto della crisi logistica.

Ed è qui che tornano protagonisti i negozi di vicinato

La situazione sta facendo riscoprire una realtà che negli ultimi anni sembrava sempre più marginale: il negozio sotto casa.

Panifici, salumerie, macellerie, fruttivendoli, piccoli alimentari e minimarket costituiscono una rete commerciale molto diversa dalla grande distribuzione.

Non significa che siano completamente indipendenti dai trasporti. Anche un piccolo negozio ha bisogno di essere rifornito.

Ma alcune attività possono contare su fornitori locali, mercati all’ingrosso più vicini, produttori del territorio o rapporti diretti con aziende agricole e artigiani.

La loro forza può quindi emergere soprattutto quando una grande catena deve gestire una rete logistica molto più lunga e centralizzata.

È una differenza che normalmente il consumatore non nota.

Finché il supermercato è pieno, infatti, importa poco sapere da dove sia arrivata una cassetta di pomodori. Quando quella cassetta non arriva più, la filiera diventa improvvisamente evidente.

La crisi dei camionisti arriva dopo anni difficili per i piccoli negozi

La situazione attuale non significa che sia già iniziata una nuova epoca d’oro per il commercio di vicinato.

Anzi, i numeri raccontano una storia molto più complicata.

Tra il 2019 e il 2025 sono scomparse in Italia circa 111 mila imprese del commercio al dettaglio, secondo i dati diffusi da Confesercenti. Il fenomeno ha interessato soprattutto le attività di prossimità e ha contribuito alla cosiddetta desertificazione commerciale di numerosi comuni italiani.

Negli anni, infatti, il consumatore ha progressivamente privilegiato i grandi supermercati e i centri commerciali per la convenienza, l’ampia scelta e la possibilità di acquistare tutto in un unico posto.

I piccoli negozi hanno dovuto affrontare costi più elevati, concorrenza delle grandi catene, cambiamento delle abitudini e crescente diffusione dell’e-commerce.

Ora la crisi della logistica sta mostrando anche l’altra faccia del sistema.

Il negozio di quartiere può diventare una sicurezza in più

La vera domanda non è quindi se i piccoli negozi sostituiranno i supermercati.

È improbabile.

La grande distribuzione continuerà a rappresentare una parte fondamentale del sistema alimentare italiano, grazie alla capacità di gestire grandi volumi e una rete di distribuzione nazionale.

Il punto è un altro: una rete commerciale diversificata può essere più resiliente quando qualcosa si rompe nella catena di approvvigionamento.

Avere un panificio, un fruttivendolo o un piccolo alimentari vicino casa significa avere un’alternativa.

E quando gli scaffali del supermercato iniziano a mostrare le prime difficoltà, quella che sembrava una semplice comodità può trasformarsi in un vero servizio.

La protesta degli autotrasportatori ha riportato al centro un problema più grande

Il caro carburante è stato il motivo principale della mobilitazione.

Gli autotrasportatori denunciano costi diventati sempre più difficili da sostenere e chiedono al Governo interventi per ridurre l’impatto del prezzo del gasolio sulle imprese.

Il confronto istituzionale è proseguito nei giorni scorsi e il Governo ha annunciato nuove risorse per il settore. Dopo il confronto del 20 ottobre, Sicilia e Calabria hanno progressivamente allentato o sospeso i blocchi, mentre in Campania la protesta è rimasta attiva.

Il 27 ottobre rappresenta quindi una nuova data importante per capire come evolverà la situazione.

Fino ad allora, soprattutto nel Mezzogiorno, la disponibilità delle merci e la circolazione dei camion rimangono temi da monitorare.

Non è ancora una rinascita dei piccoli negozi, ma qualcosa è cambiato

Dire che i negozi di vicinato stanno vivendo una vera rinascita sarebbe oggi prematuro.

I dati sulla chiusura delle attività commerciali raccontano ancora una realtà difficile.

Ma la crisi degli autotrasportatori ha riportato sotto i riflettori una caratteristica che per anni era sembrata quasi scontata: avere un negozio vicino casa significa avere una rete commerciale alternativa alla grande distribuzione.

In un momento normale può essere semplicemente più comodo comprare il pane dal panettiere o la frutta dal negozio sotto casa.

Quando una parte della grande distribuzione entra invece in difficoltà per problemi di rifornimento, quella stessa rete assume un significato diverso.

La protesta dei camionisti, nata dal caro carburante, sta quindi producendo anche un effetto inatteso: sta facendo riscoprire ai consumatori il valore del commercio di prossimità.

E mentre la situazione dei blocchi resta in evoluzione, una cosa è già evidente: dopo anni di supermercati sempre più grandi e negozi sempre più piccoli, il negozio sotto casa potrebbe tornare a essere considerato non soltanto una scelta, ma una risorsa.

 

Vietri sul Mare, alici marinate tra ceramiche, sale e luce della Costiera

A Vietri sul Mare il colore delle ceramiche incontra il paesaggio marino: le alici marinate diventano un piatto semplice, fresco e profondamente mediterraneo.

La strada che scende verso Vietri sul Mare accompagna lo sguardo tra pendii verdi, scorci sul Tirreno e facciate attraversate da colori intensi. Il paese, porta occidentale della Costiera Amalfitana per chi arriva da Salerno, conserva nel lavoro della ceramica una delle sue espressioni più riconoscibili: piastrelle, pannelli decorativi, oggetti d’uso e dettagli architettonici raccontano un rapporto quotidiano con il colore.

Qui il blu richiama il mare, il giallo la luce, il verde la vegetazione che risale i versanti. Non è difficile associare questa tavolozza a un piatto di alici marinate, anche se l’abbinamento resta evocativo e non pretende di stabilire un’origine vietrese della ricetta. Le alici appartengono alla cucina costiera campana e a molte tavole del Mediterraneo; a Vietri trovano una cornice naturale fatta di salsedine, ceramiche luminose e terrazze affacciate sull’acqua.

Il paese dove il mare diventa colore

Nel centro abitato, la ceramica non è soltanto un elemento ornamentale. Compare sui numeri civici, nelle insegne non commerciali, nei rivestimenti di edifici e negli oggetti che fanno parte della vita domestica. Le superfici smaltate catturano la luce in modo diverso durante la giornata: al mattino restituiscono riflessi più freddi, mentre nel pomeriggio si scaldano accanto ai toni della roccia e della vegetazione.

Per chi visita Vietri sul Mare, il percorso può alternare il centro, le strade che conducono verso la Marina e i punti panoramici sulla Costiera. Il paesaggio invita a una cucina essenziale, basata su ingredienti riconoscibili e su cotture brevi. Le alici, pesci piccoli e ricchi di sapore, rispondono bene a questa idea: pulite con cura, lasciate maturare nell’acidità e condite con olio extravergine, diventano un antipasto adatto a un pranzo estivo ma anche a una tavola campana più informale.

La loro consistenza deve rimanere tenera, non sfatta; il gusto deve conservare la nota marina senza essere coperto dall’aceto o dal limone. È un equilibrio importante, soprattutto quando il piatto viene servito accanto a pane casereccio, verdure fresche o una semplice insalata di pomodori.

Come preparare le alici marinate

Per quattro persone occorrono circa 500 grammi di alici fresche, due o tre limoni, una parte di aceto di vino bianco, uno spicchio d’aglio, prezzemolo, olio extravergine di oliva, sale e, se gradito, poco peperoncino. Le alici devono essere freschissime, con occhi brillanti, carne compatta e odore delicato di mare.

Prima di procedere è necessario considerare la sicurezza alimentare. La marinatura con limone e aceto non sostituisce il trattamento contro il rischio di anisakis. Per un consumo a crudo o marinato, è quindi opportuno utilizzare pesce già sottoposto ad abbattimento oppure congelarlo secondo le indicazioni dell’autorità sanitaria e del proprio congelatore, rispettando tempi e temperature adeguati. In alternativa, si può cuocere brevemente il pesce prima di condirlo, ottenendo però una preparazione diversa.

Le alici vanno private della testa e delle interiora, aperte a libro e private della lisca centrale. Dopo un rapido risciacquo in acqua fredda, si asciugano con carta da cucina e si dispongono in un contenitore basso, senza sovrapporle eccessivamente. Si prepara quindi una miscela di succo di limone e aceto: il limone offre profumo e freschezza, mentre l’aceto dà una spinta più netta all’acidità.

Il liquido deve coprire completamente il pesce. Il contenitore, chiuso e tenuto in frigorifero, resta a riposo per alcune ore, finché la carne diventa più chiara e soda. Il tempo dipende dalla dimensione delle alici e dall’intensità desiderata, ma è bene controllare la consistenza invece di affidarsi soltanto all’orologio. Una marinatura troppo lunga tende a rendere la polpa asciutta e friabile.

A questo punto le alici si scolano con delicatezza e si asciugano leggermente. Si sistemano a strati in un piatto o in una terrina, alternandole con poco aglio tagliato sottile, prezzemolo tritato e, per chi lo apprezza, una punta di peperoncino. Ogni strato viene completato con olio extravergine di oliva e un pizzico di sale, da usare con misura perché il pesce possiede già una marcata sapidità.

Prima di portarle in tavola è utile lasciarle riposare ancora in frigorifero per almeno un’ora. Il condimento si distribuisce, l’acidità si arrotonda e il profumo dell’olio si lega alla polpa. Le alici marinate vanno servite fresche, ma non gelate: qualche minuto a temperatura ambiente permette di percepirne meglio il gusto.

Un abbinamento fatto di luce e sapidità

Accanto alle alici possono trovare posto fette di pane tostato, finocchi croccanti, insalata verde o patate lesse condite con poco olio e prezzemolo. Sono accompagnamenti discreti, capaci di assorbire il condimento senza sottrarre spazio al pesce. Anche una scorza di limone grattugiata al momento può aggiungere una nota agrumata, purché non prevalga.

Il collegamento con Vietri sul Mare nasce allora dalla sensibilità del paesaggio, non da una pretesa attribuzione locale della ricetta. Il piatto porta nel gusto il mare aperto, mentre le ceramiche restituiscono il mare attraverso il colore. La trasparenza dell’olio, la lucentezza della marinatura e i riflessi degli smalti compongono una scena coerente, mediterranea senza bisogno di forzature.

Al termine della visita, tra una discesa verso la Marina e uno sguardo alle case adagiate sui versanti, le alici marinate possono essere lette come una pausa gastronomica essenziale: pochi ingredienti, tecnica attenta e una freschezza che richiama la costa. Vietri sul Mare resta sullo sfondo e insieme al centro, con il suo paesaggio verticale e le ceramiche che trasformano la luce del Tirreno in una tavolozza da tavola.

Napoli-Roma, Allegri avverte gli azzurri: ‘Il risultato condiziona ogni giudizio’

Napoli – Ripartire dai risultati, senza perdere di vista la prestazione. È il messaggio che Massimiliano Allegri lancia al Napoli alla vigilia della sfida con la Roma, un appuntamento importante per rilanciare il cammino in campionato dopo la battuta d’arresto di Venezia. Il tecnico azzurro non cerca alibi e individua nella concretezza e nella capacità di leggere i diversi momenti della partita due aspetti decisivi per tornare a vincere.

«I progressi si fanno con i risultati, perché sono quelli che condizionano il giudizio sulla squadra», sottolinea Allegri, indicando con chiarezza la priorità in vista del confronto con i giallorossi. La gestione della gara e le scelte nei momenti decisivi restano fondamentali, ma devono essere orientate a un obiettivo preciso: conquistare i tre punti.

Dopo Venezia serve concretezza

La sconfitta dell’ultimo turno è ancora presente nelle riflessioni dell’allenatore, che richiama la necessità di trasformare il volume di gioco e le occasioni create in risultati concreti. «Paradossalmente a Venezia non abbiamo rischiato niente e abbiamo perso la partita, pur creando non so quante palle gol», osserva.

Una lezione che, nella lettura del tecnico, deve tradursi in maggiore attenzione e nella capacità di correggere ciò che ancora non funziona. «Dobbiamo continuare a lavorare e migliorare quelle che sono le cose da migliorare», aggiunge Allegri, ribadendo che la prestazione resta il passaggio necessario per raggiungere il risultato. Un concetto che assume un peso particolare alla vigilia di una gara contro un’avversaria in fiducia e in corsa nelle zone alte della classifica.

Roma in crescita, Gasperini promosso

Allegri non sottovaluta le difficoltà dell’impegno. «È una partita importante innanzitutto perché è sempre un Napoli-Roma e poi perché sfidiamo un’avversaria che sta facendo molto bene dall’anno scorso», spiega, ricordando il percorso della formazione giallorossa e la qualificazione alla Champions League conquistata nella scorsa stagione.

Anche in questo campionato la Roma si sta confermando competitiva, restando a ridosso del primo posto. Il tecnico azzurro riconosce i meriti del lavoro di Gian Piero Gasperini: «Sta facendo veramente un ottimo lavoro. Ha una squadra piena di entusiasmo e di buona tecnica, per cui domani sarà una partita complicata e difficile».

Per il Napoli, dunque, non si tratta soltanto di lasciarsi alle spalle la sconfitta di Venezia, ma anche di misurare le proprie ambizioni contro una squadra che arriva all’appuntamento con convinzione e fiducia. «Dopo tre partite in cui avevamo fatto due vittorie e un pareggio, siamo scivolati a Venezia. Domani sarebbe bello riprendere il cammino anche in campionato», conclude Allegri.

Rrahmani da valutare, Vergara possibile convocato

Sul fronte della disponibilità degli uomini, l’attenzione è rivolta soprattutto alle condizioni di Amir Rrahmani, che nella giornata di giovedì aveva la febbre. «Dobbiamo capire se domani starà bene», precisa l’allenatore, lasciando aperta la valutazione fino alle ore che precedono la partita.

Resta da verificare anche la possibilità di portare in panchina Vergara. Allegri fa il punto su un gruppo nel quale diversi giocatori stanno cercando di ritrovare la condizione migliore dopo periodi di stop o un impiego prolungato. McTominay è rimasto fermo due mesi, mentre Anguissa e Badiashile nella scorsa stagione hanno giocato poco.

«L’obiettivo principale è recuperare tutti i giocatori», spiega il tecnico, consapevole che il rientro in gruppo non coincide automaticamente con il pieno recupero della condizione. «Ci vuole tempo e pazienza per riaverli al cento per cento. Non sono delle macchine che accendi il motore e partono».

Le energie fisiche e mentali

Il lavoro dello staff dovrà tenere conto anche delle energie accumulate da chi ha giocato con continuità, comprese le partite con le rispettive nazionali. Per Allegri, infatti, il recupero non riguarda soltanto la componente fisica: «Qualcuno avrebbe sicuramente bisogno di riposare un po’ per recuperare non tanto fisicamente, ma soprattutto mentalmente».

Con una partita ogni sei giorni, la gestione delle forze diventa un elemento determinante per affrontare il calendario e riportare tutti i giocatori a un livello adeguato. Contro la Roma, intanto, il Napoli è chiamato a dare una risposta sul campo: la qualità della prestazione sarà importante, ma, nella visione di Allegri, a orientare il giudizio saranno soprattutto i punti conquistati.

Accenture Napoli: 23 posizioni aperte nel tech per professionisti e neolaureati

Scadenza: nei dati verificati non risulta una data certa. Prima di candidarsi è necessario controllare la pagina ufficiale dell’offerta o del bando.

Accenture annuncia 23 posizioni aperte a Napoli, offrendo opportunità per professionisti affermati e neolaureati/diplomati nel settore tecnologico, con focus su IA, cybersecurity e trasformazione digitale.

Di cosa si tratta

La figura professionale

Nell’ambito della consulenza tecnologica, la figura cercata da Accenture tipicamente lavora in team di progetto, collaborando con clienti per definire e implementare soluzioni ICT. I profili interessati ai progetti di IA, cybersecurity e trasformazione digitale possono essere coinvolti in attività che vanno dall’analisi dei requisiti, progettazione di architetture, sviluppo e integrazione di soluzioni software, alla gestione di rischi e governance tecnologica. In breve: si tratta di professionisti in grado di leggere problemi di business, tradurli in requisiti tecnici e accompagnare il cliente nell’adozione di nuove tecnologie, spesso con supporto di strumenti cloud e metodologie agili.

Requisiti

Secondo le informazioni disponibili, l’offerta è mirata a due profili principali:

  • Professionisti affermati nel settore della consulenza tecnologica
  • Diplomati o neolaureati interessati a iniziare una carriera nella consulenza tecnologica

Contratto e sede

La posizione è descritta come 23 posizioni aperte a Napoli, in Campania. Per quanto riguarda il tipo di contratto e le condizioni economiche, non sono fornite informazioni specifiche nel materiale verificato; allo stesso modo, non è indicata la tipologia di contratto né la fascia retributiva. La sede indicata è Napoli, ma non vengono date indicazioni su eventuali sedi secondarie o opportunità di smart working. Data l’assenza di dettagli contrattuali, gli interessati dovranno fare affidamento su eventuali comunicazioni ufficiali da parte di Accenture o sul canale di pubblicazione dell’annuncio per confermare le condizioni.

Selezione

Non sono disponibili nel materiale verificato indicazioni dettagliate sul processo di selezione. In genere, a livello di settore, i percorsi di assunzione in grandi aziende di consulenza tecnologica includono una valutazione dei curriculum, colloqui e, talvolta, prove tecniche o case study. Tuttavia, nel caso specifico di Napoli, non sono stati pubblicati elementi ufficiali relativi a prove di selezione, tempistiche o fasi. Si consiglia di consultare la pagina ufficiale dell’annuncio o la sezione carriere di Accenture per ottenere dettagli precisi sul percorso selettivo.

Scadenza e come candidarsi

La scadenza non è indicata nei dati verificati. Per candidarsi o per ottenere istruzioni precise, è necessario controllare la pagina ufficiale di Accenture o la fonte di pubblicazione per confermare i canali e i termini di invio della domanda. Quando disponibile, la candidatura di solito avviene online tramite la sezione carriere o tramite i portali aziendali; in ogni caso, la tempestività e la completezza della domanda sono elementi chiave. Si consiglia agli interessati di preparare un curriculum aggiornato e, se previsto, una lettera di presentazione che evidenzi esperienze in ambito tecnologico, IA, cybersecurity o trasformazione digitale, insieme a eventuali certificazioni o progetti significativi.

Cosa controllare prima di inviare la domanda

Prima di procedere con la candidatura, è utile verificare e preparare:

  • La conferma della posizione esatta e dei requisiti per il profilo internazionale o locale
  • Il proprio CV aggiornato, con enfasi su esperienze in consulenza tecnologica, IA, cybersecurity o trasformazione digitale
  • Eventuali portfolio, progetti o esperienze rilevanti, soprattutto per ruoli legati ad IA o sicurezza informatica
  • La disponibilità a lavorare a Napoli o nell’area regionale, nonché eventuali esigenze di mobilità
  • La necessità di documenti identificativi o autorizzazioni al lavoro se richiesti dal bando

Poiché i dettagli operativi non sono stati pubblicati nel materiale disponibile, è essenziale verificare la pagina ufficiale dell’annuncio per confermare i passaggi da seguire, le scadenze e i documenti richiesti. In genere, una candidatura ben strutturata è accompagnata da una lettera di presentazione mirata al ruolo tech e da una sintesi delle competenze tecnologiche chiave, come costruire una pipeline di IA, framework di sicurezza o architetture cloud.

Fonte originale dell’offerta: Vai all’annuncio o bando ufficiale.

I matrimoni fiabeschi stanno conquistando TikTok: come realizzare il trend per il grande giorno

Matrimoni fiabeschi: un trend globale su TikTok

Il mondo dei matrimoni sta vivendo una nuova tendenza grazie a TikTok, dove i matrimoni fiabeschi stanno diventando virali. Questa moda coinvolge coppie di ogni parte del globo, desiderose di trasformare il loro grande giorno in un evento da favola.

Come realizzare un matrimonio da sogno secondo il trend

Secondo quanto riportato da The Independent, le coppie cercano ispirazione su TikTok per creare atmosfere magiche e scenografie suggestive, puntando su dettagli che richiamano il mondo delle fiabe. Sebbene non siano disponibili dettagli specifici o liste di consigli, il fenomeno evidenzia l’importanza di personalizzare l’evento con elementi unici e creativi.

Un fenomeno in evoluzione

Questa tendenza è ancora in fase di sviluppo e le informazioni disponibili sono preliminari. Tuttavia, il successo dei matrimoni fiabeschi su TikTok sottolinea come i social media influenzino sempre più le scelte e le mode nel settore degli eventi matrimoniali a livello internazionale.

Fonte originale: Apri l’articolo sorgente