AGGIORNAMENTO : 31 Gennaio 2026 - 20:48
11.6 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 31 Gennaio 2026 - 20:48
11.6 C
Napoli
Home Blog Pagina 143

Napoli, ricercato arrestato nella movida di Mergellina

Napoli,– Una serata di routine a Mergellina si è trasformata in un’operazione di polizia ad alto impatto. Nella tarda serata di ieri, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Napoli hanno proceduto all’arresto provvisorio di un 39enne slovacco, destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità del suo Paese d’origine. L’accusa? Danneggiamento di beni privati, un reato che ha portato alla sua cattura immediata ai fini della consegna alle autorità slovacche.

Tutto è iniziato con una segnalazione arrivata alla Sala Operativa della Questura: due individui stavano creando disturbo in piazza Sannazaro, una delle zone più vivaci del lungomare partenopeo. Gli agenti, impegnati in un servizio di controllo del territorio per garantire la sicurezza pubblica, sono intervenuti con prontezza, raggiungendo il luogo in pochi minuti.

Sul posto, hanno identificato i due soggetti descritti dai testimoni. Durante i controlli di routine, uno dei due – il 39enne slovacco – è risultato colpito dal mandato europeo, un provvedimento internazionale che obbliga le forze dell’ordine a procedere all’arresto immediato.

Senza esitazioni, gli operatori hanno tratto in arresto l’uomo, conducendolo presso gli uffici della Questura per le formalità preliminari. L’operazione si è conclusa senza incidenti, confermando l’efficacia dei meccanismi di cooperazione giudiziaria europea nel contrastare reati transnazionali. Il danneggiamento di beni privati, secondo quanto emerso, potrebbe riguardare atti vandalici commessi in Slovacchia, ma i dettagli precisi sono al vaglio delle autorità competenti.

Questo episodio sottolinea l’importanza dei servizi di prevenzione sul territorio, che non solo mantengono l’ordine pubblico ma intercettano anche fuggitivi internazionali. L’arrestato sarà presto estradato, mentre le indagini proseguono per chiarire eventuali collegamenti con attività illecite in Italia.

Sarno, “scarichi fuori norma”: il Comune spegne gli impianti biogas

Sarno – Tolleranza zero per le irregolarità ambientali. Con una decisione drastica e immediata, il Comune di Sarno ha disposto la sospensione ad horas delle attività per due impianti di biogas situati nella strategica zona di Foce.

Il provvedimento blocca con effetto immediato sia la produzione di energia sia tutti gli scarichi idrici, ordinando uno stop totale fino al completo ripristino della conformità alle norme di tutela ambientale.

La decisione è maturata in seguito a controlli che hanno fatto emergere un quadro di diffuse irregolarità nella gestione degli scarichi, in particolare quelli delle acque meteoriche, e nella documentazione amministrativa.

Le irregolarità contestate

Le ordinanze di sospensione, emesse questa mattina, colpiscono due diverse società di gestione.

Per il primo impianto, il Comune ha imposto lo stop in attesa che la ditta ottenga un valido titolo autorizzativo per lo scarico delle acque meteoriche. Dal provvedimento emergono infatti non solo la mancanza dell’autorizzazione specifica, ma anche il mancato rinnovo del titolo ambientale generale. Le autorità hanno sottolineato come fossero già state riscontrate in passato irregolarità negli scarichi recapitati nel vicino Canale Conte Sarno. Al gestore è stato ora imposto l’obbligo di procedere a tutti gli adeguamenti impiantistici necessari per mettersi in regola.

Stessa sorte per il secondo impianto, gestito da un’altra società. Anche in questo caso, l’attività produttiva è stata fermata a causa di “difformità” rilevate nel sistema di scarico. Secondo quanto accertato, le acque meteoriche venivano smaltite con modalità diverse da quelle previste e autorizzate. Alla società è stato imposto l’obbligo di regolarizzare tutti gli adempimenti tecnici e amministrativi prima di poter riprendere l’esercizio.

Entrambi gli impianti, cruciali per la produzione di energia rinnovabile sul territorio, resteranno quindi fermi fino a quando non dimostreranno di aver risolto tutte le non conformità e di operare nel pieno rispetto della legge.

La denuncia del Garante dei Detenuti: “Bambini in cella, è una barbarie. Disumano”

Napoli – “Una barbarie”, una “disumanità” di cui “c’è chi si vanta”. Non usa mezzi termini Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, nel denunciare la drammatica realtà delle madri detenute in Italia.

Oggi, nel Paese, 28 donne madri vivono in carcere (alcune delle quali incinte) insieme ai loro 26 figli. I numeri, già allarmanti, raccontano una crisi che si concentra in specifiche strutture, come gli istituti femminili di Rebibbia e Bollate e gli ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per Madri) di Milano, Torino, Venezia e Lauro.

La crisi nell’ICAM di Lauro

È proprio la situazione nell’istituto campano di Lauro (AV) a far scattare l’allarme più grave. Qui sono recluse 8 madri, ma 4 di loro sono incinte. La denuncia di Ciambriello espone una falla sanitaria e umana gravissima: tre donne sono tra il quarto e il sesto mese di gravidanza, mentre una è in procinto di partorire, con potenziali e seri rischi infettivi.

Il paradosso, sottolinea il Garante, è che in una struttura destinata a ospitare donne in queste condizioni “manca un ginecologo operativo” e “manca anche un pediatra fisso”.

A Lauro, oltre alle donne in attesa, ci sono “sei bambini senza colpe in carcere”. La domanda di Ciambriello è retorica e sferzante: “Perché non in casa-famiglia? Nessun bambino o bambina dovrebbe crescere dietro le sbarre”.

Il “Populismo penale” e l’accusa al Decreto Sicurezza

Per il Garante campano, questa situazione non è un incidente, ma il risultato di una scelta politica precisa, che definisce “populismo penale, politico e mediatico”. L’indice è puntato contro il Decreto Sicurezza.

“È stato il Decreto Sicurezza a dare il disco verde per mettere in carcere donne incinte”, tuona Ciambriello. La norma, spiega, ha modificato un principio di civiltà giuridica, rendendo “facoltativo, e non più obbligatorio, il rinvio della pena per donne in gravidanza e per quelle con figli sotto i 3 anni”.

Una decisione presa, secondo il Garante, per rispondere “ad una campagna di allarme sociale”, ma che ora produce effetti disumani.

“Il bambino è un’entità a parte”

La denuncia di Ciambriello si chiude con una riflessione che va al cuore del problema, separando la giustizia dalla vendetta sociale e il reato della madre dal destino del figlio.

“Quali colpe hanno i bambini di madri detenute? E se anche una donna incinta ha commesso un reato, può mai il carcere essere l’unica risposta?”.

L’appello finale è un tentativo di scuotere le coscienze contro quella che Ciambriello definisce una deriva intollerabile: “Possiamo e dobbiamo aiutare questi bambini ingiustamente troppo adulti. Il bambino è un’entità a parte, non una cosa unica con la madre. Tutto questo è una barbarie”.

Rapina in pieno giorno a Corso Umberto: scippa un cellulare e fugge, bloccato dalla Polizia

Una scena da film nel cuore di Napoli. Una mattinata di ordinaria frenesia lungo corso Umberto si è trasformata in pochi istanti in un’azione criminale, sventata solo dal pronto intervento delle forze dell’ordine.

Erano da poco passate le 10 quando un uomo ha strappato con violenza il cellulare dalle mani di una donna e si è dato a una fuga disperata in direzione di via Soprammuro, facendosi largo tra i passanti.

La scena, però, non è sfuggita a una pattuglia del Commissariato Vicaria-Mercato che stava transitando in zona. Gli agenti si sono immediatamente lanciati all’inseguimento del fuggitivo.

La corsa è durata pochi, concitati minuti, e si è conclusa grazie anche al tempestivo ausilio di una pattuglia della Polizia Locale. L’uomo è stato raggiunto e bloccato, ma non senza difficoltà: ne è nata una violenta colluttazione, al termine della quale il rapinatore è stato finalmente immobilizzato.

Perquisito sul posto, è stato trovato in possesso non solo del cellulare appena sottratto alla vittima, ma anche di un coltello a serramanico. L’uomo, un 48enne di nazionalità algerina e irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato con le accuse di rapina, lesioni e resistenza a Pubblico Ufficiale, oltre a essere denunciato per porto abusivo di armi. L’operazione si inserisce nel quadro dei servizi straordinari di controllo del territorio predisposti dalla Questura per contrastare i fenomeni di criminalità diffusa.

Auto a noleggio con targhe straniere falsi: denunciato 27enne

Auto a noleggio con documenti falsi: 27enne denunciato a Saviano
La Polizia Stradale scopre targhe spagnole contraffatte su un veicolo noleggiato. Operazione inserita in un’ampia campagna contro il riciclaggio di auto rubate

Domenica scorsa la Polizia Stradale di Nola ha denunciato per riciclaggio un giovane di 27 anni residente a Nola, sorpreso alla guida di un’auto a noleggio con targhe spagnole e documenti falsificati.

Il fermo è avvenuto durante un controllo di routine a Saviano. Gli agenti del Distaccamento hanno insospettito l’uomo al volante di una vettura immatricolata in Spagna. L’esame della carta di circolazione ha fatto scattare l’allarme: caratteri irregolari, tecniche di stampa anomale e incongruenze con il numero di telaio del veicolo hanno rivelato la contraffazione.

Il veicolo è stato immediatamente sequestrato e il conducente denunciato all’autorità giudiziaria. Secondo gli inquirenti, l’auto potrebbe far parte di un giro più ampio di veicoli rubati o noleggiati con documenti falsificati.

L’operazione si inserisce in una strategia di controlli intensificati dalla Polizia Stradale per contrastare il traffico illecito di automobili. Negli ultimi mesi, questa attività di vigilanza ha portato al sequestro di decine di veicoli e alla loro restituzione ai legittimi proprietari o alle società di noleggio.

Battipaglia, fatture false e contributi pubblici: maxi-sequestro da 4,6 milioni

Battipaglia – La Guardia di Finanza di Salerno ha eseguito un sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di oltre 4,6 milioni di euro, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica e disposta dal G.I.P. del Tribunale di Salerno.

Il provvedimento colpisce sei società con sede nel Salernitano, ritenute parte di un articolato sistema di frode fiscale realizzato attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

L’indagine, condotta dai militari della Compagnia di Battipaglia, ha permesso di ricostruire una rete di imprese riconducibili a un unico gruppo familiare. Le società, create ad hoc, venivano utilizzate per generare fittizi crediti d’imposta, ridurre l’IVA dovuta e ottenere illecitamente contributi pubblici sia statali che regionali, in particolare nell’ambito dei programmi cofinanziati dal POR Campania FESR 2014-2020.

Secondo quanto accertato, il sistema sarebbe stato alimentato da fatture false per oltre un milione di euro. Le operazioni contabili apparivano formalmente regolari, ma prive di qualsiasi effettiva attività economica sottostante. In questo modo, le aziende coinvolte avrebbero maturato crediti fiscali non spettanti e avrebbero beneficiato di finanziamenti pubblici destinati a progetti di sviluppo e innovazione.

Sette persone e sei società sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria per vari reati tra cui dichiarazione fraudolenta, emissione e utilizzo di fatture inesistenti, indebita compensazione di crediti d’imposta, omesso versamento dell’IVA e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Il sequestro preventivo ha riguardato conti correnti, disponibilità finanziarie, crediti e altri beni aziendali per un valore equivalente ai profitti illeciti. L’operazione rientra nel piano di contrasto della Guardia di Finanza alle frodi fiscali e all’uso distorto delle risorse pubbliche destinate al sostegno delle imprese.

Il Ministero apre alla revisione per Santa Maria Capua Vetere

Il riequilibrio della geografia giudiziaria dell’area casertana torna al centro del dibattito istituzionale. A Santa Maria Capua Vetere, nel corso di un incontro ufficiale, è stata rilanciata l’ipotesi di riportare alcuni Comuni del Nord aversano – tra cui Teverola e Casal di Principe – sotto la competenza del Tribunale sammaritano.

Una proposta sostenuta dagli avvocati del foro locale, che evidenziano come l’attuale distribuzione delle competenze determini una forte sproporzione tra territorio e popolazione servita: circa 600mila abitanti per Santa Maria Capua Vetere contro oltre un milione per il Tribunale di Napoli Nord.

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari ha dichiarato la fattibilità dell’operazione, ricordando l’esistenza di un provvedimento legislativo già all’esame del Parlamento che potrebbe consentire il riassetto della mappa giudiziaria.

Dopo il confronto istituzionale, la discussione è proseguita presso la Presidenza del Tribunale, alla presenza della presidente Gabriella Maria Casella, del procuratore della Repubblica Pierpaolo Bruni, del sindaco di Santa Maria Capua Vetere Antonio Mirra, della presidente dell’Ordine degli Avvocati Angela Del Vecchio, della presidente Aiga Giuliana Tammeleo e di altri rappresentanti della magistratura e dell’avvocatura.

Oltre alla riassegnazione dei territori, si è affrontato anche il tema del potenziamento delle strutture giudiziarie, con particolare riferimento agli uffici del Giudice di Pace. Ostellari ha confermato non solo la praticabilità delle proposte avanzate, ma anche l’esistenza di un percorso già definito per l’approvazione della legge e per l’avvio dei lavori strutturali previsti.

Secondo i promotori, il ritorno dei Comuni nel circondario sammaritano contribuirebbe a migliorare l’efficienza dei servizi, ridurre il sovraccarico su Napoli Nord e riportare equilibrio nella distribuzione giudiziaria del territorio. Il confronto è destinato a proseguire nelle prossime settimane, in attesa delle decisioni parlamentari.

Robot al servizio della scienza: gli umanoidi “Aphel” accolgono i visitatori del Museo Corporea di Napoli

L’esperienza museale al Museo Corporea di Città della Scienza, a Napoli, si prepara a fare un salto nel futuro grazie ai robot “Aphel”, umanoidi interattivi sviluppati dalla PMI Innovativa barese Predict S.p.A., specializzata in tecnologie med-tech e digital healthcare. L’azienda si è aggiudicata la fornitura di tre unità destinate a rivoluzionare l’accoglienza e la fruizione dei contenuti scientifici all’interno del museo.

Il contratto, del valore di 110.000 euro e con una durata triennale, rientra nel progetto “Logicamente – Un progetto per l’accrescimento delle competenze logico matematiche e scientifiche. Fase 2”, parte del programma “Ricostruzione Città della Scienza”, finanziato con risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC 2007–2013). La fornitura include consegna, installazione e collaudo dei robot entro 180 giorni, oltre alla formazione del personale e a un servizio di assistenza tecnica continuativa.

Corporea è il primo museo interattivo in Italia ed Europa interamente dedicato a salute, scienze biomedicali e prevenzione. Su una superficie di oltre 2.000 metri quadrati, accoglie ogni anno decine di migliaia di visitatori, soprattutto studenti e famiglie, proponendo exhibit multimediali e laboratori che permettono di esplorare in modo diretto fenomeni biologici e tecnologici.

I robot “Aphel”, distribuiti sui tre piani del museo, avranno il compito di accogliere il pubblico, interagire in linguaggio naturale e rispondere a domande, dalle curiosità scientifiche alle informazioni pratiche sui servizi. Guidati da algoritmi di intelligenza artificiale e dotati di mobilità autonoma, offriranno un supporto attivo al personale e un’esperienza più coinvolgente ai visitatori. Inoltre, raccoglieranno feedback per migliorare la qualità dei servizi e potranno essere aggiornati o personalizzati attraverso un sistema di gestione remoto.

«L’inserimento dei robot Aphel in un contesto come Corporea rappresenta per noi un’importante opportunità di crescita e di applicazione delle nostre soluzioni digitali», spiega Monica Carella, Sales Manager della Strategic Business Unit Digital Healthcare di Predict. «In un museo che punta sul learning by doing, l’interazione con questi sistemi rende l’esperienza educativa e di intrattenimento più immersiva e accessibile, valorizzando al tempo stesso il nostro know-how tecnologico».

Con questo progetto, Predict consolida la propria presenza nel panorama nazionale dell’innovazione, portando la robotica intelligente a servizio della divulgazione scientifica e del grande pubblico.

Ogliastro Cilento, minaccia il vicino: 34enne denunciato e obbligato a firma

Ogliastro Cilento – Un clima di tensione e paura ha investito il piccolo centro cilentano di Ogliastro Cilento, dove un 34enne è stato denunciato dai Carabinieri della Compagnia di Agropoli per atti persecutori nei confronti di un vicino di casa, anch’egli trentenne.

Le indagini hanno ricostruito una serie di episodi di minacce e vessazioni che si sarebbero protratti per mesi, con la vittima costretta a rivolgersi alle forze dell’ordine per difendere la propria incolumità e quella dei familiari.

Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe rivolto ripetute minacce di morte al vicino, creando un clima di costante apprensione. Le condotte persecutorie sarebbero iniziate lo scorso luglio e si sarebbero intensificate nel tempo, spingendo la vittima a denunciare la situazione ai militari dell’Arma.

Le testimonianze raccolte e le prove acquisite hanno portato all’emissione dell’obbligo di firma nei confronti del presunto stalker, che dovrà presentarsi periodicamente presso la stazione dei Carabinieri.

L’episodio riaccende i riflettori sul fenomeno delle violenze domestiche e delle persecuzioni tra vicini, spesso sottovalutate ma in grado di generare gravi conseguenze psicologiche e sociali. Le autorità continuano a monitorare la situazione, invitando chiunque si senta minacciato a non esitare nel chiedere aiuto.

Circumvesuviana ferma per 24 ore: domani scatta lo sciopero del personale viaggiante

Napoli – Giornata difficile per pendolari e studenti domani, mercoledì 12 novembre: la Circumvesuviana si prepara a un nuovo stop di 24 ore. La protesta, proclamata dalla sigla sindacale Confail, coinvolgerà il personale viaggiante delle linee vesuviane dell’Ente Autonomo Volturno (Eav) e metterà seriamente a rischio la regolarità del servizio.

A comunicarlo è stata la stessa azienda di trasporto pubblico, che in una nota ufficiale ha precisato:

“Il giorno 12 novembre 2025 è stato proclamato uno sciopero aziendale di 24 ore da parte della Confail, che interesserà il solo personale viaggiante delle linee vesuviane per problematiche di organizzazione aziendale.”

Lo stop arriva a un mese dall’ultima agitazione, quella del 13 ottobre, quando il sindacato aveva fermato i treni per quattro ore. In quell’occasione, ricorda Eav, l’adesione era stata del 29,9%.

Domani, invece, lo sciopero durerà l’intera giornata. L’effettuazione delle corse sarà quindi subordinata al numero di lavoratori aderenti, con possibili cancellazioni e ritardi su tutte le tratte che collegano Napoli con i comuni vesuviani e costieri.

Saranno comunque garantite le fasce orarie di maggior affluenza:

dalle 5.30 alle 8.30 del mattino

dalle 16.30 alle 19.30 del pomeriggio

Fuori da questi orari, il servizio potrebbe subire pesanti disagi. L’invito ai viaggiatori è di verificare in anticipo la programmazione delle corse e, se possibile, valutare mezzi di trasporto alternativi.

La protesta della Confail punta i riflettori su criticità interne all’azienda, che i sindacati denunciano da tempo: turni pesanti, carenza di personale e disorganizzazione nei servizi. Temi che, ancora una volta, rischiano di scaricarsi sui cittadini, costretti a fare i conti con un trasporto pubblico sempre più fragile.

Napoli, allarme intossicazione da funghi: 25 casi in 5 giorni

Napoli – Venticinque casi in soli cinque giorni. È l’impressionante bilancio che mette in allarme rosso il Centro Antiveleni (CAV) del Cardarelli di Napoli, una delle strutture più importanti d’Italia, costretta in queste ore a un tour de force per fronteggiare un’ondata di intossicazioni da funghi velenosi.

Il boom di avvelenamenti è quasi interamente riconducibile a una prassi rischiosa: il consumo di funghi freschi raccolti in autonomia o ricevuti in dono senza alcuna verifica preventiva della loro commestibilità. Un gioco d’azzardo che, come sottolineano i medici, può avere conseguenze irreversibili o, peggio, fatali.

Il grido d’allarme dalla “TIGU-CAV”

“La stagione dei funghi è appena iniziata e abbiamo già registrato 25 segnalazioni negli ultimi 5 giorni,” dichiara la dottoressa Anna Lanza, medico anestesista della “TIGU-CAV” (Terapia Intensiva e Grande Unità – Centro Antiveleni) diretta da Romolo Villani.

L’esperta lancia un monito che non ammette repliche: “Di funghi velenosi si muore, come nel caso delle specie riconducibili alla temibile famiglia delle Amanite.” Ma il pericolo non si ferma qui. L’ingestione di altre specie tossiche può causare gravi danni epatici – fino all’epatite fulminante – oltre a compromettere reni e il sistema neurologico.

Latenza ingannevole: il pericolo silenzioso

I medici sono chiari: la prevenzione è l’unica arma. L’appello è a usufruire del servizio micologico della ASL di competenza, che offre il riconoscimento dei funghi in modo completamente gratuito e qualificato.

Ma come riconoscere un’intossicazione? La dottoressa Lanza spiega la sintomatologia: “Si va dalla classica nausea, vomito, cefalea, dolori addominali, diarrea e malessere generalizzato. Alcuni funghi, però, possono dare anche problemi renali e neurologici.”

Il fattore più insidioso è il periodo di latenza, l’intervallo di tempo tra l’ingestione e la comparsa dei sintomi. “Più i segni tardano a manifestarsi,” avverte Lanza, “più è possibile che si sia in presenza di un problema serio.” In molti casi, i sintomi possono insorgere anche 12, 18 o addirittura 24 ore dopo il pasto, a volte preceduti da una fase intermedia di apparente benessere che induce a sottovalutare la gravità della situazione. Non esitate mai a recarvi in ospedale in caso di minimo sospetto.

Discarica nel Rione Sanità: l’allarme di Borrelli sull’Ospedale San Gennaro dei Poveri

Napoli – Montagne di rifiuti a pochi metri da un ospedale storico. È la scena di degrado denunciata dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, dopo aver ricevuto segnalazioni e fotografie che documentano lo stato di abbandono di un’area adiacente all’Ospedale San Gennaro dei Poveri, nel cuore del Rione Sanità.

Le immagini mostrano un vero e proprio accumulo di spazzatura e materiali ingombranti, abbandonati in un’area recintata ma chiaramente trascurata, che sembrerebbe ricadere sotto la responsabilità della pubblica amministrazione. Un quadro che Borrelli definisce “intollerabile e vergognoso”, soprattutto per la vicinanza con una struttura sanitaria che dovrebbe essere simbolo di pulizia, tutela e rispetto della salute pubblica.

“È assurdo – ha dichiarato il parlamentare – che un luogo di cura sia circondato da un simile degrado. Questa situazione offende il decoro della città e rappresenta un rischio per la salute dei cittadini e degli stessi pazienti. Chiediamo che ASL e Comune intervengano immediatamente per la bonifica e che vengano individuati i responsabili di questo scempio”.

Borrelli, da tempo impegnato nella battaglia contro l’abbandono dei rifiuti e l’inciviltà urbana, porterà la questione all’attenzione delle istituzioni per sollecitare azioni concrete. Il suo appello è chiaro: Napoli non può rassegnarsi al disordine. Serve un segnale forte, perché la dignità dei luoghi e delle persone passa anche dal rispetto dell’ambiente e della salute”.

Marcianise, gli studenti del “Lener” a lezione di legalità con i Carabinieri

Marcianise (Caserta) – Una mattinata dedicata alla cultura della legalità ha visto protagonisti gli studenti dell’I.S.I.S.S. “Padre Salvatore Lener”, che ieri hanno accolto nell’aula magna i Carabinieri della Compagnia di Marcianise per un incontro formativo sui temi del bullismo, del cyberbullismo, del consumo di sostanze stupefacenti e dei rischi legati all’uso irresponsabile del web. L’iniziativa, promossa nell’ambito del protocollo tra l’Arma e il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha coinvolto circa 130 ragazzi delle classi quarte e quinte, insieme al dirigente scolastico e a un gruppo di docenti.

A guidare il confronto, il Capitano Daniele Petruccelli, comandante della Compagnia Carabinieri di Marcianise, e il Maresciallo Maggiore Domenico Saviano, comandante della Stazione locale, con la partecipazione del Mar.Ca. Arabella Ionata, del Reparto Carabinieri Biodiversità di Caserta. L’incontro, organizzato anche con il supporto dell’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione di Marcianise, rappresentata dal brigadiere in congedo Giovanni Farina, ha offerto ai ragazzi un’occasione per dialogare apertamente con i rappresentanti dell’Arma su temi di attualità e responsabilità civica.

Attraverso esempi concreti e un linguaggio diretto, i militari hanno ribadito il valore della legalità come strumento di libertà e di tutela, ricordando il ruolo della scuola, della famiglia e delle istituzioni nel formare cittadini consapevoli. L’Arma, hanno sottolineato i relatori, non è solo presidio di sicurezza ma presenza costante e “amica” al servizio della collettività.

Brusciano, fermato con 49 dosi di droga e 670 euro in contanti: arrestato un 29enne

Brusciano (Napoli) – I Carabinieri della Stazione di Brusciano hanno arrestato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti Ciro Mennone, 29 anni, residente a Soccavo e già noto alle forze dell’ordine. Il giovane è stato fermato e sottoposto a controllo nel corso di un servizio di pattugliamento sul territorio.

Durante la perquisizione, i militari hanno rinvenuto 49 dosi di droga, tra hashish, cocaina e marijuana, tutte confezionate e pronte per essere vendute. In suo possesso anche 670 euro in contanti, suddivisi in banconote di piccolo taglio, chiaro indizio di un’intensa attività di spaccio.

La droga e il denaro sono stati sequestrati, mentre per il 29enne si sono aperte le porte del carcere in attesa di giudizio. L’arresto rientra nei controlli mirati dei Carabinieri contro il traffico di stupefacenti nell’area nord del Napoletano, dove il fenomeno continua a rappresentare una delle principali emergenze di sicurezza urbana.

Frignano, sequestrata area di 13mila metri quadrati: rifiuti speciali e oli tra i cumuli

Frignano (Caserta) – Un’area di circa 13mila metri quadrati, trasformata in una vera e propria discarica abusiva, è stata sequestrata questa mattina dai Carabinieri della Stazione di Frignano in collaborazione con i tecnici dell’Arpac di Caserta e il personale dell’Ufficio tecnico comunale. Il sito, situato in via Massimo D’Azeglio, località Popone, era invaso da rifiuti speciali di varia natura, molti dei quali potenzialmente pericolosi.

Durante il sopralluogo congiunto sono stati rinvenuti materiali oleosi, parti meccaniche di veicoli, residui di lavorazioni edili e rottami metallici, tutti abbandonati senza alcuna forma di controllo o protezione. L’area, in evidente stato di degrado, è risultata di proprietà di un uomo di 77 anni, denunciato in stato di libertà per gestione illecita di rifiuti e deposito incontrollato di sostanze pericolose, in violazione del Testo Unico Ambientale.

L’intero perimetro è stato sottoposto a sequestro penale, mentre i campioni dei materiali rinvenuti saranno analizzati dall’Arpac per accertarne la composizione e l’effettivo grado di pericolosità. Le autorità giudiziaria e amministrativa sono state informate dell’esito dell’operazione, che si inserisce nel più ampio piano di controlli ambientali avviato dai Carabinieri sul territorio casertano per contrastare i reati legati allo smaltimento illecito dei rifiuti.

Mugnano, tenta il furto in un cantiere edile: arrestato 61enne

Mugnano – Un blitz  dei Carabinieri della Radiomobile ha stroncato sul nascere un tentativo di furto in un cantiere edile di via Gaio Valerio Catullo, culminato con l’arresto di Pasquale Caiazzo, 61 anni di Marano di Napoli, un volto fin troppo noto alle forze dell’ordine.

La scena si è accesa nel cuore della notte. L’uomo, approfittando dell’oscurità e della quiete del cantiere, si è introdotto nell’area con l’obiettivo di fare man bassa di materiale edile. Attrezzi, fili di rame, tutto ciò che poteva avere un valore sul mercato nero. Quello che non sapeva era di essere già nel mirino.

I militari, allertati o forse semplicemente guidati dal fiuto di chi conosce il territorio palmo a palmo, sono piombati sul posto proprio mentre il 61enne era all’opera. Alla vista delle uniformi, per Caiazzo è scattato l’istinto: la fuga. Un disperato sprint tra cumuli di mattoni e ferri arrugginiti, un ultimo, patetico tentativo di fuggire.

Ma la corsa è durata lo spazio di un lampo. I Carabinieri, più giovani e agili, lo hanno bloccato dopo un inseguimento di pochi, concitati minuti.

Ora, per il 61enne, si apre l’ennesimo capitolo con la Giustizia. Condotto in caserma e poi trasferito in carcere, dovrà rispondere di tentato furto. In attesa del giudizio, avrà tutto il tempo per ripensare a quella “pensione” rubata in un cantiere di Mugnano, che invece si è trasformata in un biglietto di sola andata per una cella.

Baby pistoleri a Quarto: a 15 anni sparano in strada contro un uomo

Quarto – Hanno appena quindici anni, l’età dei banchi di scuola e delle prime uscite con gli amici. Ma le loro serate, invece di svolgersi in una pizzeria o in una piazza, si consumano sfrecciando su uno scooter con una pistola.

È questa la fotografia sconcertante che emerge dall’operazione dei Carabinieri a Quarto, un episodio che va oltre la cronaca e si impone come l’ennesima, drammatica conferma di un allarme sociale: la facilità disarmante con cui i giovanissimi, tra Napoli e la sua provincia, entrano in possesso di armi e le usano con spavalderia criminale.

La notte di follia inizia intorno alle 21:30 in via Limata. Due colpi di pistola esplosi nel buio squarciano la tranquillità serale. Pochi minuti dopo, altri spari. Un uomo, che ha assistito alla scena, chiama terrorizzato il 112. È convinto di essere lui il bersaglio, di essere finito nel mirino di due ragazzi in sella a uno scooter bianco. I Carabinieri della tenenza di Quarto raccolgono la sua testimonianza e diramano immediatamente le ricerche.

Poco dopo, una pattuglia intercetta lo scooter segnalato. Alla vista dei militari, i due giovani accelerano, dando vita a un pericoloso inseguimento tra le strade trafficate del centro cittadino. Riusciranno a far perdere le proprie tracce, ma la loro fuga dura poco.

I Carabinieri, infatti, avviano un’indagine lampo, analizzando meticolosamente i filmati delle telecamere di sorveglianza e raccogliendo le testimonianze dei presenti.

La ricostruzione si rivela vincente. I militari riescono a tracciare il percorso dei fuggitivi fino alle loro rispettive abitazioni. Durante le perquisizioni, viene recuperata anche l’arma: una pistola a salve, ma priva del tappo rosso di sicurezza, gettata in un cassonetto dei rifiuti nel tentativo di sbarazzarsene. Viene individuato e sequestrato anche lo scooter utilizzato per il raid.

Per i due minori, entrambi quindicenni e incensurati, scattano le manette con le accuse di concorso in resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, porto d’armi ed esplosioni pericolose.

Dopo le formalità di rito, sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Il loro arresto non chiude solo il cerchio su una notte di violenza, ma apre ancora una volta il sipario su un’emergenza educativa e criminale che non accenna a placarsi.

Fuoristrada “fantasma” della Protezione Civile per trasportare droga: 7 arresti tra Benevento e Avellino

Avellino – – Per eludere i controlli e passare inosservati avevano escogitato un piano tanto semplice quanto insolito: utilizzare un fuoristrada della Protezione Civile, ormai in disuso, come veicolo per il trasporto della droga.

Un espediente che ha permesso alla banda di muoversi per mesi fra le province di Benevento e Avellino, fingendosi parte di un’istituzione impegnata in attività di pubblica utilità.

A smascherarli sono stati gli agenti della Polizia di Stato di Benevento, al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’operazione, culminata con l’arresto di sette persone – cinque finite in carcere e due agli arresti domiciliari – ha portato alla luce un’organizzazione criminale radicata sul territorio campano, dedita al traffico di droga e a episodi di violenza intimidatoria.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, guidati dal procuratore Nicola Gratteri e dal sostituto Henry John Woodcock, il gruppo non si limitava allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Dalle indagini è emerso che alcuni membri avrebbero minacciato con un’arma una persona, picchiandola per ottenere il pagamento di un debito. L’organizzazione avrebbe inoltre messo in piedi una fitta rete di cessioni di droga, con ramificazioni che si estendevano da Napoli fino alle zone interne di Sannio e Irpinia.

Determinante, per ricostruire i movimenti del gruppo, è stato l’utilizzo di microspie installate proprio all’interno del fuoristrada “fantasma” della Protezione Civile, completamente estranea ai fatti.

Attraverso le intercettazioni ambientali, gli investigatori hanno individuato i luoghi di incontro, le consegne e persino i canali di approvvigionamento dello stupefacente da immettere sul mercato locale.

Durante le perquisizioni, la Polizia – supportata dalle unità cinofile e dal Reparto Volo della Questura di Napoli – ha sequestrato diverse partite di droga pronte per la distribuzione. Con gli arresti di oggi, la DDA ritiene di aver disarticolato un’organizzazione che per anni ha rifornito le piazze di spaccio delle province campane, mascherandosi dietro l’immagine di un’istituzione destinata a soccorrere cittadini in difficoltà.

Castellammare, estorsioni e droga e la cassa comune del clan D’Alessandro:11 arresti

La cassa comune del clan D’Alessandro era gestita una persona di fiducia del boss Pasquale D’Alessandro arrestato stamane insieme con altre 10 persone dalla polizia in un blitz anticamorra su disposizione della Dda di Napoli. Gli indagati complessivamente sono 11.

L’inchiesta coinvolge anche il pregiudicato Giuseppe Oscurato parente del consigliere comunale Gennaro Oscurato eletto nelle lista civica Stabia Rialzati nel 2024 e che sostiene l’attuale sindaco Luigi Vicinanza. Tra gli arrestati anche Paolo Carolei, pure lui tornato libero nel 2022 come Pasquale D’Alessandro, ed esponente di spicco del clan che controllava gli affari illeciti della cosca nel rione Moscarella.

E ancora Massimo Mirano della nota famiglia dei “maccaroni” del rione Cicerone. In cella anche Luigi Staiano nipote di Pasquale D’Alessandro in quanto figlio della sorella e ancora il cugino Giovanni D’Alessandro detto Giovannone.  E poi Biagio Maiello, giovane esattore del clan.

E ancora in carcere è finita anche Petronilla Schettino, moglie di Michele Abbruzzese o’ paciariello cugino del defunto padrino Michele D’Alessandro.

Pasquale D’Alessandro, 54 anni, che dal 2023 dopo essere tornato in libertà, con i fratelli in carcere, aveva assunto la guida del clan.

I reati contestati a vario titolo sono associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione e detenzione di droga a fini di spaccio, reati aggravati in quanto commessi per agevolare il clan D’Alessandro. Documentati dalla Polizia di Stato e dalla Dda (pm Giuseppe Cimmarotta) diversi episodi estorsivi compiuti ai danni di imprenditori edili. Il denaro confluiva in una cassa comune e veniva utilizzato anche per fornire supporto ai detenuti e alle famiglie degli affiliati in carcere. Emersa anche la riconducibilità al clan di alcune ditte di pulizie titolari appalti nell’ospedale San Leonardo e alla società calcistica Juve Stabia.

I nomi degli 11 indagati

Michele Abbruzzese

Paolo Carolei

Gaetano Cavallaro

Giovanni D’Alessandro

Pasquale D’Alessandro

Vincenzo D’Alessandro

Marco De Rosa

Attilio Di Somma

Catello Iaccarino

Biagio Maiello

Massimo Mirano

Giuseppe Oscurato

Antonio Salvato

Petronilla Schettino

Catello Manuel Spagnuolo

Luigi Staiano

Giuseppe Occidente

L’ingrosso degli orrori: cibo tra olio motore e pneumatici. Blitz del NAS a Caserta

Caserta – Uno scenario sconcertante quello che si è presentato ai Carabinieri del NAS di Caserta durante un controllo mirato alla sicurezza alimentare.

I militari hanno scoperto e smantellato una vera e propria “centrale” abusiva di commercio all’ingrosso, un’attività fantasma che immetteva sul mercato alimenti di dubbia provenienza, potenzialmente molto pericolosi per la salute dei consumatori.

 Il deposito-incubo: uova e olio accanto ai ricambi auto

L’operazione dei NAS ha rivelato una realtà che supera l’immaginazione. L’intera attività era gestita all’interno di un deposito fatiscente, privo di qualsiasi autorizzazione sanitaria e strutturale, ricavato nientemeno che presso l’abitazione privata del titolare.

È qui che gli investigatori hanno trovato il peggio: gli alimenti destinati alla vendita erano stoccati in condizioni di assoluta promiscuità con materiale ad altissimo rischio di contaminazione.

Uova, miele e olio venivano conservati letteralmente accanto a pneumatici per auto, flaconi di olio motore e altro materiale meccanico, in un ambiente caratterizzato da gravi e diffuse carenze igienico-sanitarie. Un mix letale che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime per gli ignari acquirenti.

Una filiera completamente illegale

Ma l’illegalità non si fermava allo stoccaggio. L’intera filiera era fuori controllo. Per la distribuzione della merce nella provincia, il titolare utilizzava un furgone. Anche questo mezzo, come il deposito, è risultato essere totalmente privo di qualsivoglia autorizzazione e dei minimi requisiti igienico-sanitari richiesti per il trasporto di generi alimentari. Il cibo viaggiava in condizioni precarie, senza alcuna garanzia di sicurezza.

Al termine del blitz, i Carabinieri del NAS hanno posto sotto sequestro amministrativo l’intera fornitura di merce trovata nel deposito, tutta priva della necessaria tracciabilità che ne attestasse la provenienza. Nel dettaglio, sono stati sigillati:

Circa 1.600 uova

11 kg di miele

350 litri di olio

L’autorità sanitaria, intervenuta su richiesta dei militari, ha disposto l’immediata sospensione dell’attività per la totale carenza dei requisiti igienico-sanitari, strutturali e autorizzativi. Il valore complessivo dell’attività chiusa è stato stimato in circa 100.000 euro.

Per il titolare, oltre alla chiusura, è arrivata una stangata: sanzioni amministrative per un ammontare totale di 12.500 euro. Proseguono ora gli accertamenti per identificare i canali di approvvigionamento e la clientela finale di questo commercio fantasma.

Ad is loading…
Ad is loading…