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Supercoppa, Di Lorenzo guida il Napoli: “Pronti a sfidare il Milan a viso aperto”

Il Napoli non cerca alibi e non guarda indietro. Alla vigilia della semifinale di Supercoppa italiana contro il Milan, in programma a Riad, è il capitano Giovanni Di Lorenzo a prendere la parola e a dettare la linea: questa è un’altra competizione e va affrontata senza paura.

“Stiamo bene – spiega il difensore azzurro – è vero che nell’ultima partita abbiamo perso, ma qui si riparte da zero. È una gara secca e abbiamo voglia di giocarcela a viso aperto”. Il Napoli arriva all’appuntamento consapevole della forza dell’avversario, ma con la convinzione di avere le carte in regola per competere fino in fondo.

Di Lorenzo fissa l’obiettivo senza giri di parole: arrivare in finale nei novanta minuti. “Sappiamo che affronteremo una squadra forte, piena di grandi giocatori. La concentrazione è tutta sulla partita: i rigori, se arriveranno, sono una lotteria”. Parole che raccontano una squadra focalizzata sull’immediato, senza fare calcoli.

Il capitano sottolinea anche l’aspetto mentale di una sfida ad alta pressione. “Siamo professionisti, dobbiamo essere pronti a giocare sempre. Credo che si giochi come ci si allena, per questo cerco di dare il massimo ogni giorno, come tutti i miei compagni. Queste partite richiedono un grande dispendio mentale, ma siamo pronti anche a questo”.

Infine, nessuna rivendicazione personale sul ruolo in campo. “Dipende dal mister, io sono a disposizione. Abbiamo avuto una battuta d’arresto, è vero, ma questo trofeo vogliamo giocarcelo fino in fondo”. Un messaggio chiaro, che sintetizza lo spirito con cui il Napoli si prepara alla notte di Riad.

Capodanno, l’allarme dei botti: 44 chili di esplosivo sequestrati

L’inconsapevolezza, l’immaturità, l’ignoranza. È contro questa miscela pericolosa che, ogni giorno, lavora il nucleo artificieri del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, soprattutto con l’avvicinarsi del Capodanno. Un periodo in cui i botti tornano a riempire strade e cortili, spesso senza la piena percezione dei rischi reali.

L’attività degli artificieri non si limita alla repressione. Al centro c’è soprattutto la prevenzione, che passa dall’informazione e dalla formazione dei più giovani. In prossimità delle festività natalizie, i militari incontrano studenti – in particolare delle scuole medie – di Napoli e provincia, con l’obiettivo di stimolare una concreta presa di coscienza sui pericoli legati all’uso degli artifizi pirotecnici.

Durante gli incontri non si demonizzano solo i botti illegali, spesso assimilabili a veri e propri ordigni esplosivi improvvisati (IED), realizzati senza controlli, in ambienti non idonei e da persone prive di competenze. L’attenzione si concentra anche sugli artifizi legali, che se utilizzati in modo improprio possono comunque provocare gravi lesioni.

Per rendere il messaggio più incisivo, gli artificieri adottano un approccio diretto: immagini reali delle ferite causate dall’uso scorretto dei botti, facilmente reperibili anche online. Un messaggio chiaro e ripetuto come un mantra: mai raccogliere petardi inesplosi e non sottovalutare alcun tipo di fuoco d’artificio.

Tra i prodotti che destano maggiore preoccupazione figurano i petardi a sfregamento. Non tutti sono illegali: alcuni sono regolarmente autorizzati, frutto di tecniche costruttive controllate. Ma quando sono clandestini risultano tra i più pericolosi in assoluto, tanto che questa tipologia è progressivamente abbandonata a favore dei dispositivi a miccia.

Il petardo a sfregamento è un semplice tubicino di cartone con una testa simile a un fiammifero. Al suo interno, un cilindro di gesso ospita una miccia a lenta combustione che conduce alla polvere esplodente posta alla base. Errori di assemblaggio o condizioni di produzione inadeguate possono però contaminare il gesso con residui di polvere da sparo, anticipando l’esplosione. In questi casi il botto può deflagrare immediatamente, direttamente nella mano di chi lo accende.

L’emergenza più rilevante riguarda tuttavia i petardi cilindrici di medie dimensioni, noti come magnum, cobra e simili, attivati a miccia. Si tratta spesso di prodotti frutto di una diffusa produzione illegale, basata sulla contraffazione di marchi e modelli regolari. Articoli che appaiono leciti ma che nascondono un potenziale altamente distruttivo.

Nelle scuole, gli artificieri insistono anche sul rispetto della normativa: i fuochi di categoria F1 possono essere acquistati solo dai maggiori di 14 anni, quelli di categoria F2 esclusivamente dai maggiorenni. Le modalità di utilizzo, indicate chiaramente sulle etichette, devono essere seguite scrupolosamente. Molti incidenti, spiegano i militari, derivano proprio da un’accensione errata o dall’uso in contesti non consentiti.

Accanto alla prevenzione, restano significativi i numeri della repressione. Dall’inizio dell’anno gli artificieri del Comando Provinciale di Napoli hanno distrutto 44 chili di esplosivo, oltre a tre granate da guerra e due bombe a mano, sequestrati tra Napoli e provincia.

Un quantitativo impressionante, che comprende cipolle, cobra, bombe “sinner”, “palloni di Maradona” e altro materiale pirotecnico illegale. Una massa esplosiva paragonabile, per capacità distruttiva, a quella di una bomba d’aereo, alla quale vanno aggiunti i sequestri delle settimane immediatamente precedenti al Capodanno.
Numeri che confermano un dato ormai evidente: l’informazione, soprattutto tra i più giovani, resta l’arma più efficace per evitare tragedie annunciate.

Supercoppa, Conte sprona il Napoli: “Lavoro e determinazione dopo i ko, trofeo può dare spinta emotiva”

Il Napoli arriva alla semifinale di Supercoppa italiana con il peso di due sconfitte consecutive, ma anche con la consapevolezza che una partita secca può cambiare il volto di una stagione. Alla vigilia della sfida contro il Milan, Antonio Conte sceglie il tono della lucidità e della determinazione, rivendicando il valore del lavoro come unica strada per uscire dai momenti difficili.

“È un momento – spiega il tecnico azzurro da Riad – venivamo da cinque vittorie e ora abbiamo perso due gare. Nell’arco di una stagione è inevitabile attraversare fasi diverse. L’importante è continuare a lavorare sempre, con voglia, determinazione ed entusiasmo”. Conte invita a leggere le sconfitte come occasioni di crescita, sottolineando la necessità di analizzare gli errori per migliorare, soprattutto in un calendario fitto che impone di scendere in campo ogni tre giorni.

Conte: “Lukaku tornato? Non ha ancora minuti nelle gambe”

La Supercoppa, però, rappresenta qualcosa di più di una semplice partita. “Giocarsi un trofeo è una grande spinta emotiva – aggiunge – noi vogliamo vincere e il fatto di poter competere per un titolo ti porta a dare qualcosa in più”. Un messaggio chiaro alla squadra, chiamata a reagire dopo i ko contro Benfica e Udinese e a misurarsi con un avversario di primo livello.

Sul fronte della formazione, Conte predica prudenza su Romelu Lukaku. L’attaccante è rientrato in gruppo, ma non ha ancora minuti nelle gambe. “È positivo che sia tornato, ha carisma e personalità, ma dobbiamo avere pazienza. Servono test per capire quando potrà rientrare senza rischi”, spiega il tecnico, rimandando ogni decisione all’evoluzione delle condizioni fisiche del giocatore.

Parlando del Milan, Conte riconosce la caratura dell’avversario e il valore della sfida. “È un grande club, c’è voglia di misurarsi e capire il livello che possiamo raggiungere in questo tipo di partite. La possibilità di giocarsi un trofeo dà una spinta emotiva importante per dare il massimo e goderci la manifestazione”.

Omicidio al Vulcano Buono per una gomma bucato: vigilante condannato a 24 anni e mezzo

La Corte d’Assise di Napoli infligge una pesante pena al 22enne per l’omicidio del 28enne Domenico Esposito, avvenuto nel 2023 nel parcheggio del Vulcano Buono a Nola. Respinta la richiesta di ergastolo della procura, ma accolte solo parzialmente le tesi della difesa

Napoli– Una banale discussione per uno pneumatico forato si è trasformata in un delitto di sangue: la Corte d’Assise di Napoli ha condannato oggi a 24 anni e 6 mesi di reclusione Emanuele Michele De Luca, il vigilante di 22 anni accusato di aver ucciso a coltellate il 28enne Domenico Esposito il 29 luglio 2023.

I fatti risalgono a quel caldo pomeriggio d’estate nel parcheggio del centro commerciale Vulcano Buono di Nola, in provincia di Napoli. Al culmine di una lite scoppiata per un pneumatico bucato – alla quale parteciparono la vittima, il padre di quest’ultimo e l’imputato – De Luca estrasse un coltello e colpì mortalmente Esposito.

La procura aveva chiesto l’ergastolo, contestando l’omicidio volontario aggravato da motivi futili e abietti. La difesa, rappresentata dall’avvocato Mario Griffo, aveva invece puntato sul riconoscimento dell’eccesso colposo di legittima difesa, sull’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, sulle attenuanti generiche e su una riduzione di pena di un terzo.
I giudici hanno optato per una soluzione intermedia: pena pesante, ma lontana dal fine pena mai richiesto dall’accusa.

In aula, al momento della lettura del dispositivo, erano presenti la madre e la sorella della vittima, oltre al padre e al fratello dell’imputato. Un’aula carica di tensione, dove il dolore delle due famiglie si è incrociato in silenzio dopo oltre due anni dal tragico episodio.

Supercoppa, Allegri avverte il Milan: “Napoli arrabbiato, sarà una gara difficile”

Il Milan si prepara a sfidare il Napoli nella semifinale di Supercoppa italiana a Riad, e alla vigilia della gara Massimiliano Allegri ha lanciato un avvertimento chiaro: domani non sarà come la partita di campionato di fine settembre. “Sarà un Napoli molto arrabbiato. La Supercoppa è un obiettivo anche per loro”, ha detto il tecnico rossonero, sottolineando come Antonio Conte saprà motivare la squadra dopo il passo falso di Udine.

Allegri ha poi rimarcato le differenze tra le due gare: “Domani è una partita secca, dove l’obiettivo è arrivare a giocare la finale. Il Napoli è forte, ha qualità in velocità. Sarà una partita complicata e difficile”. Sul fronte infortuni, Fofana sarà a completa disposizione, mentre per Leao la decisione arriverà dopo l’allenamento odierno. Out invece Gimenez, che domani mattina sarà operato a causa della riacutizzazione del problema alla caviglia.

Seduto accanto ad Allegri, Mike Maignan ha parlato del momento della squadra e del suo approccio personale: “La cosa più importante è quello che posso fare ogni giorno. Il mio futuro fa parlare ma non mi deve disturbare, io devo restare focalizzato e dare il massimo domani sera”. Il portiere ha descritto l’ambiente rossonero come una famiglia consolidata, sottolineando la serenità portata da Allegri: “L’anno scorso vincere è stato bello, ma adesso è un’altra stagione. Ora siamo un bel gruppo e vogliamo riprodurre le stesse cose”.

Casavatore, 25enne bengalese travolto e ucciso da auto pirata mentre era in bici elettrica

Una tragedia stradale ha scosso la comunità di Casavatore nella notte: Nayem Md, 25enne originario del Bangladesh e residente nella zona, è stato investito e ucciso mentre percorreva via Marconi in sella a una bicicletta elettrica. L’auto pirata che lo ha travolto non si è fermata a prestare soccorso, dandosi alla fuga, lasciando i carabinieri della sezione radiomobile e della stazione di Casoria a ricostruire la dinamica dell’incidente.

Le forze dell’ordine hanno avviato immediatamente le ricerche per identificare e fermare il responsabile, raccogliendo testimonianze e visionando eventuali immagini di videosorveglianza della zona. La vittima, giovane e conosciuta nella comunità locale, è deceduta sul colpo, trasformando quella che doveva essere una tranquilla serata in un drammatico episodio di cronaca nera.

L’indagine è coordinata dai carabinieri, che stanno cercando di individuare ogni elemento utile per risalire all’automobilista fuggito. Nel frattempo, la comunità locale è sotto shock: l’episodio riporta all’attenzione il problema della sicurezza stradale e dei casi di pirateria della strada, fenomeni che continuano a mietere vittime innocenti.

Camorra tra Lazio e Campania: arresti per estorsione e scambio elettorale politico-mafioso

Una vasta operazione antimafia ha scosso questa mattina il Lazio e la Campania, con arresti e sequestri di beni per oltre 10 milioni di euro. I carabinieri del Comando Provinciale di Latina, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Roma, hanno dato esecuzione a un decreto del giudice per le indagini preliminari, rivolto a diversi soggetti ritenuti gravemente indiziati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, trasferimento fraudolento di valori e turbata libertà degli incanti.

Tra gli arrestati figura anche un presunto esponente del clan camorristico Licciardi, parte dell’alleanza di Secondigliano, coinvolto nelle dinamiche di intimidazione e controllo criminale che secondo gli investigatori avrebbero influito anche su processi elettorali e attività imprenditoriali. Contestualmente sono stati sequestrati immobili e quote societarie per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro, colpendo la struttura economica messa in piedi dagli indagati.

L’operazione, condotta nelle province di Roma, Napoli, Terracina e Latina, conferma l’attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine sul radicamento delle organizzazioni criminali nel tessuto economico e politico, e sul collegamento tra affari illeciti e condizionamento della vita istituzionale. Secondo gli inquirenti, la complessa rete di estorsioni e influenze elettorali dimostra come le organizzazioni mafiose continuino a infiltrarsi nei meccanismi economici e amministrativi del territorio, con un impatto rilevante sulla legalità e sulla concorrenza leale.

Frodi fiscali nell’Agro nocerino-sarnese: sequestri per oltre 780mila euro e misure cautelari

Un sistema articolato di frodi fiscali, fatture false e trasferimenti di denaro all’estero è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Scafati nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore. I finanzieri hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, diretta e per equivalente, per un importo complessivo di 781.326,60 euro, oltre all’applicazione di misure cautelari personali nei confronti dei principali indagati.

Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari, riguarda sei soggetti operanti nell’area dell’Agro nocerino-sarnese, ai quali vengono contestati a vario titolo reati di trasferimento fraudolento di beni e valori, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazioni fiscali fraudolente, omessa dichiarazione e autoriciclaggio. Secondo l’accusa, parte dei proventi illeciti sarebbe stata movimentata attraverso operazioni bancarie internazionali con destinazione la Repubblica Popolare Cinese.

L’indagine ha preso avvio da una verifica fiscale condotta su una società con sede a Sarno, attiva nel commercio di prodotti di panetteria, nell’ambito di un’azione mirata alla repressione delle frodi in materia di IVA e imposte dirette. Fin dalle prime fasi sono emerse gravi irregolarità, tra cui l’impiego di manodopera straniera priva di regolare permesso di soggiorno e la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali per le imposte sui redditi e l’IVA a partire dal 2021.

Gli approfondimenti successivi hanno consentito di ricostruire una rete di false fatturazioni, emesse e ricevute allo scopo di abbattere artificialmente il carico fiscale. Al centro del meccanismo vi erano società cartiere, intestate fittiziamente a prestanome, utilizzate per creare costi inesistenti e mascherare i reali flussi economici.

Alla luce degli elementi raccolti, il giudice ha disposto il sequestro preventivo del profitto dei reati contestati, quantificato in oltre 780mila euro. Nei confronti dei due indagati ritenuti principali responsabili sono state applicate misure cautelari personali, con l’obbligo di dimora nel comune di residenza per uno e il divieto di esercitare attività d’impresa o ricoprire incarichi direttivi per l’altro. Per gli altri coinvolti, pur in presenza di un quadro indiziario ritenuto grave, il gip ha escluso il rischio di reiterazione del reato, disponendo esclusivamente la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Dolci e ricette antiche di Natale: dagli struffoli alle scorzette di limone candite

Il periodo delle feste è l’occasione perfetta per riscoprire i sapori autentici del passato: i veri dolci natalizi tradizionali della Campania raccontano più di una semplice ricetta, raccontano legami familiari, memorie di casa, profumi e calore. In tempi in cui tutto corre veloce, tornare alle ricette antiche di Natale significa regalarsi un momento di lentezza e di gusto, un rito che unisce generazioni attorno a un vassoio di dolci. In questo articolo ripercorriamo due protagonisti del Natale campano: i classici Struffoli e le semplici ma fragranti Scorzette di limone candite, dolcezze che uniscono gusto, tradizione e artigianalità.

Struffoli: il simbolo del Natale campano

Gli struffoli sono forse il dolce natalizio più emblematico della tradizione napoletana e campana. Piccole palline di pasta, fatte con farina, uova, burro, scorza di limone, talvolta un tocco di liquore o anice, vengono fritte, poi immerse in miele caldo e infine decorate con canditi, confettini colorati e scorze d’agrume.

Si racconta che gli struffoli abbiano origini antiche, addirittura legate ai coloni greci che fondarono l’antica Partenope: il nome deriverebbe dal greco “strongoulos”, cioè “rotondo”, in riferimento alla forma delle palline. Con il tempo, questo dolce è diventato un vero simbolo del Natale in Campania, presente sulle tavole delle famiglie e nelle cucine casalinghe, tramandato di generazione in generazione.

Prepararlo richiede un po’ di pazienza, bisogna lavorare bene l’impasto, friggere con cura, tostare il miele e decorare con mano esperta, ma il risultato è scenografico: una “montagna” dorata di struffoli, profumata e ricca, pronta a regalare sapori autentici di festa.

Scorzette di limone candite: semplicità e tradizione

Un altro grande protagonista delle tavole natalizie, e non solo, sono le scorzette di limone candite, un piccolo tesoro di profumi e sapore. Le scorze di limone (preferibilmente non trattato) vengono lavate, tagliate, bollite per eliminare l’amaro, poi cotte in uno sciroppo di acqua e zucchero fino a diventare traslucide e dolci. Infine si lasciano asciugare: il risultato è una scorza candita, aromatica e dolce, perfetta come fine pasto o per decorare altri dolci.

Questo procedimento è semplice, ma richiede attenzione e tempo, proprio la pazienza delle “ricette antiche di Natale”. Le scorzette di limone candite, grazie al loro aroma intenso e al retrogusto agrumato, rendono la tavola natalizia più fresca e leggera, offrendo un’alternativa alle preparazioni più elaborate o burrose.

In molte famiglie campane, e non solo, è tradizione prepararle in casa: così si conserva il legame con la terra, con il frutto, con la stagione e con il gusto autentico degli agrumi mediterranei.

Dolci natalizi tradizionali: tra memoria, convivialità e territorio

La preparazione di dolci come struffoli e scorzette di limone candite, e in generale di dolci natalizi tradizionali, è molto più di un gesto culinario: è un rituale che unisce passato e presente, famiglia e convivialità, territorio e identità. In Campania, ogni famiglia custodisce le sue varianti, i suoi piccoli segreti, i tempi giusti per impastare, friggere, candire.

Questi dolci raccontano storie: di suore che nei conventi regalavano struffoli a famiglie nobili; di nonne che, a Natale, dedicavano ore in cucina per preparare palline fritte dorate da mischiare a miele e canditi. Allo stesso modo, le scorzette candite raccontano della terra, del limone, del sole, dei profumi, e della cura per la materia prima.

Nelle feste, servire questi dolci significa offrire parte di una tradizione, evocare ricordi, trasmettere cultura e amore: è un modo per far sentire tutti “a casa”, intorno a un vassoio, con il profumo del miele, del limone e della convivialità.

 

Ercolano, sequestrati 13 chili di hashish: arrestata una donna incensurata

Un’operazione antidroga partita dai pusher insospettabili e conclusa con una scoperta che va oltre lo spaccio. A Ercolano i carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Torre del Greco hanno arrestato una donna di 46 anni, incensurata e residente in città, trovata in possesso di un ingente quantitativo di hashish nascosto nella propria abitazione di via Acampora.

Nel corso della perquisizione i militari hanno rinvenuto 13 chili di hashish, suddivisi in 128 panetti, occultati all’interno di un sacco nella mansarda del sottotetto. Un carico destinato allo spaccio che ha fatto scattare immediatamente l’arresto della donna, fino a quel momento estranea a precedenti penali e dunque lontana dal profilo classico del pusher.

Le verifiche dei carabinieri non si sono però fermate a quell’appartamento. Le perquisizioni sono state estese anche ad altre abitazioni della zona, portando alla denuncia di un 34enne originario di Ponticelli. Nell’alloggio dell’uomo sono stati trovati 13mila euro in contanti e un bilancino di precisione, elementi ritenuti compatibili con un’attività di spaccio.

Durante le operazioni è emerso anche un ulteriore filone, del tutto diverso ma ugualmente rilevante dal punto di vista penale e ambientale. In una corte privata i militari hanno notato la presenza di numerose tartarughe, circostanza che ha reso necessario l’intervento dei Carabinieri Forestali del Nucleo Parco. I controlli hanno portato al sequestro di 27 esemplari, tra cui 26 tartarughe della specie protetta Testudo hermanni e una Testudo graeca.

Per la detenzione illegale degli animali, una coppia di coniugi è stata denunciata. Un epilogo inatteso che ha ampliato il perimetro dell’operazione, mostrando come in pochi isolati si intreccino traffici di droga e violazioni ambientali.

A Casavatore l’evento “In Cammino per il Diritto alla Pace”

Casavatore – In occasione della promozione e della tutela dei diritti dell’infanzia, stamattina si è svolto l’evento “In Cammino per il Diritto alla Pace”, dedicato ai diritti del fanciullo, con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità sull’importanza della protezione, del rispetto e della valorizzazione dei diritti fondamentali dei minori nei luoghi toccati dalla distruzione della guerra, su iniziativa dell’Assessore del partito democratico Elsa Picaro.

L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione degli uffici delle Politiche Sociali, nonché delle Assistenti Sociali, la dott.ssa Maccioni e Molino, supportate dall’Assessore alle Politiche Sociali, l’Avv. Vincenza Esposito e dall’Ufficio Cultura, Pubblica Istruzione, Sport e Folclore che hanno richiamato i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Particolare attenzione quindi è stata dedicata ai diritti dei minori in contesti di conflitto, alla protezione dei bambini da ogni forma di violenza e sfruttamento, e alla promozione della solidarietà.

“Con le scuole abbiamo celebrato la pace con canti e manifesti, per riflettere insieme sull’importanza dei diritti, della solidarietà verso tutti i popoli – ha affermato l’assessore Elsa Picaro-. Il Comune di Casavatore con apposita delibera del novembre scorso ha chiesto il riconoscimento dello Stato della Palestina e del diritto alla pace. Un ringraziamento alla polizia municipale, ai carabinieri e alla protezione civile per la riuscita del corteo”.

L’evento ha evidenziato quanto sia fondamentale garantire a ogni fanciullo un ambiente sicuro e sereno, libero dagli effetti della guerra. Grazie all’adesione dei collettivi delle scuole primarie Nicola Romeo e Antonio De Curtis, la manifestazione ha offerto un importante momento di riflessione e confronto, con la partecipazione attiva dei minori, che hanno contribuito con cartelli e cori a rappresentare il loro messaggio di pace.

Erano inoltre presenti vari ospiti, tra cui la giovane cantante emergente Carolina Comite e il parroco della città Caponetto. L’evento, inoltre, ha favorito una maggiore consapevolezza e ha stimolato un impegno condiviso da parte di istituzioni, famiglie, scuole e comunità, affinché i diritti dei fanciulli siano pienamente riconosciuti e garantiti, promuovendo una cultura della pace.

P.B.

A Casavatore l'evento “In Cammino per il Diritto alla Pace”
A Casavatore l’evento “In Cammino per il Diritto alla Pace”

 

Prato, “caccia all’uomo”: arrestato imprenditore napoletano per tentato omicidio

Prato,– Prima la perlustrazione in auto per le vie del centro, poi l’agguato alle spalle e infine un accanimento spietato. È finita con l’arresto e il trasferimento nel carcere della Dogaia la fuga dalle responsabilità di un imprenditore 50enne, titolare di alcuni locali pubblici, accusato di aver quasi ucciso un uomo la sera del 26 ottobre scorso.

L’agguato e la caccia all’uomo

Secondo la ricostruzione della Procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, il 50enne (originario di Napoli ma residente a Quarrata) avrebbe organizzato una vera e propria spedizione punitiva. Ad accompagnarlo in auto nella ricerca della vittima c’era anche la sua compagna.

L’intercettazione del bersaglio è avvenuta in via Rolando Pagli: qui il 46enne è stato sorpreso alle spalle, abbattuto con dei pugni e poi preso a calci in testa mentre giaceva inerme sull’asfalto. Solo l’intervento di una donna vicina alla vittima ha evitato che il pestaggio finisse in tragedia immediata.

Un dettaglio agghiacciante emerge dalle indagini dei Carabinieri: la vittima, poco prima dell’aggressione, aveva assunto stupefacenti nei bagni dell’ “Hop and Drop”, locale riconducibile proprio all’arrestato. Una circostanza che lo avrebbe reso totalmente incapace di reagire o difendersi dalla furia del suo aggressore.

Le condizioni del 46enne restano drammatiche. Dopo un periodo di coma profondo e la necessità di intubazione per gravi lesioni al collo, l’uomo è attualmente ricoverato con una diagnosi di tetraparesi flaccida e danni permanenti alle connessioni nervose cerebrali. Un quadro clinico che i periti definiscono come conseguenza di un “pericolo di vita concreto e perdurante”.

Le indagini e i depistaggi

A incastrare l’imprenditore sono stati i filmati della videosorveglianza cittadina, le intercettazioni telefoniche e, soprattutto, gli accertamenti tecnici del Nucleo Investigativo su indumenti e calzature, che avrebbero confermato la partecipazione diretta al pestaggio.

Inizialmente, l’indagato avrebbe tentato di fornire una versione dei fatti alternativa, giudicata però del tutto inattendibile dagli inquirenti. Nei guai è finita anche la compagna dell’uomo: per lei è scattata la denuncia per false dichiarazioni al pubblico ministero.

Agguato a Secondigliano: ferito Francesco Muscariello

Napoli – Un proiettile allo stomaco, una corsa disperata nella notte e un corpo abbandonato sull’asfalto, a pochi metri dalla salvezza. Si tinge di giallo l’agguato consumatosi nelle scorse ore a ridosso del centro storico, dove il confine tra la vita e la morte è stato tracciato da una singola ogiva.

La vittima è Francesco Muscariello, 40enne originario del rione di Marianella, volto già noto negli archivi delle forze dell’ordine per un curriculum criminale che spazia dai reati contro il patrimonio allo spaccio di stupefacenti.

L’allarme è scattato intorno alle due di notte, quando i medici del pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli hanno attivato il codice rosso per una ferita d’arma da fuoco all’addome. Muscariello non è arrivato a bordo di un’ambulanza del 118: secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato letteralmente “scaricato” nei pressi del presidio ospedaliero da un veicolo che si è poi dileguato nel buio, facendo perdere le proprie tracce in una manciata di secondi.

Le condizioni del 40enne sono apparse subito critiche. Ricoverato in prognosi riservata, è stato stabilizzato dai sanitari e, fortunatamente, non sarebbe in pericolo di vita. Nonostante il quadro clinico delicato, gli agenti del Commissariato Arenella, a cui sono affidate le indagini, hanno tentato un primo interrogatorio a caldo direttamente nel letto d’ospedale. Il risultato, però, è stato un muro di gomma.

Muscariello ha dichiarato di non ricordare nulla della dinamica, giustificando l’amnesia con lo shock subito. Una reticenza che, nel gergo della mala, spesso suggerisce la volontà di non collaborare o il timore di ritorsioni.

Gli investigatori si trovano ora a dover ricomporre un puzzle complesso. Non è chiaro dove sia avvenuto l’agguato, né quanti fossero i sicari che hanno aperto il fuoco. La pista privilegiata dagli inquirenti porta dritta agli ambienti dello spaccio di droga, ipotizzando un regolamento di conti o uno “sgarro” punito col sangue.

Fondamentali saranno le prossime ore: la Polizia sta acquisendo i filmati delle telecamere di videosorveglianza installate sia nella zona del Cardarelli — per identificare l’auto che ha trasportato il ferito — sia nei possibili luoghi dell’agguato, per cercare di dare un volto e un nome a chi ha premuto il grilletto.

Pomigliano, pizzo da 15mila euro nel nome del clan: 2 arresti

Pomigliano – La morsa del racket si era stretta attorno a una vittima locale con una ferocia degna delle peggiori cronache criminali. Due persone sono finite in carcere all’alba di oggi, raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai Carabinieri della Stazione di Pomigliano d’Arco. L’accusa è pesante: tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

L’escalation di violenza

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, ha portato alla luce un mese di terrore. Nel febbraio 2025, gli indagati avrebbero preso di mira la vittima con una strategia precisa:

La richiesta: 15.000 euro in contanti

La forza intimidatrice: Per piegare la resistenza del bersaglio, i due avrebbero esplicitamente evocato il controllo dei clan camorristici egemoni sul territorio.

L’assedio: Le minacce e gli atti violenti non si sono limitati a incontri casuali, ma sono proseguiti con blitz presso l’abitazione e il luogo di lavoro della vittima, spesso davanti a testimoni, per massimizzare il potere di intimidazione.

Il provvedimento

Il GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura Distrettuale, ha disposto la massima misura cautelare per frenare la pericolosità delle condotte. Gli indagati sono stati trasferiti in penitenziario, mentre le indagini proseguono per cristallizzare il quadro probatorio.

 

Truffe agli anziani, la regia della coppia D’Errico-Mascitelli: lo zio e la zia

Napoli – C’era una coppia al vertice dell’organizzazione, una struttura collaudata, quasi industriale, capace di colpire anziani in tutta Italia con la tecnica ormai tristemente nota del “finto carabiniere”.

È questo lo scenario che emerge dalla complessa inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli, scaturita da una denuncia presentata ai carabinieri di Genova, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 23 persone, tra cui otto donne, di età compresa tra i 22 e i 43 anni, oltre a un minorenne.

Per 21 di loro sono scattate misure cautelari. Tutti devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate, in particolare ai danni di persone anziane, scelte proprio per la loro condizione di maggiore fragilità e ridotta capacità di difesa. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe agito con l’ausilio di almeno altre dieci persone non ancora identificate, mettendo a segno un numero imprecisato di colpi.

Al centro dell’indagine, firmata dal gip di Napoli Federica Colucci, le figure di Alessandro D’Errico, 36 anni, detto “lo zio”, e Antonietta Mascitelli, 40 anni, soprannominata “la zia”. Per gli investigatori erano i promotori e organizzatori della banda, con base operativa a Napoli.

I due non sono volti nuovi alle forze dell’ordine: erano già stati arrestati nel luglio scorso insieme ad altre 21 persone per una serie di truffe agli anziani messe a segno tra Genova e il Nord Italia nel giugno precedente. Per quel filone la Procura di Genova ha già disposto il processo immediato.

D’Errico e Mascitelli, ricostruiscono gli inquirenti, erano i veri punti di riferimento del sodalizio: impartivano ordini, assegnavano i ruoli, anticipavano il denaro necessario per le trasferte e curavano la logistica. In particolare si occupavano di reperire utenze telefoniche intestate fittiziamente a cittadini extracomunitari, utilizzate sia per contattare le vittime sia per mantenere i contatti con i cosiddetti “trasfertisti”, attraverso un sistema definito a circuito chiuso per evitare intercettazioni esterne.

L’organizzazione disponeva anche di locali adibiti a veri e propri call center clandestini, spesso ricavati all’interno di bed and breakfast, dove ogni giorno lavoravano stabilmente tre o quattro telefonisti. Il loro compito era quello di effettuare il maggior numero possibile di chiamate: fino a 500 contatti al giorno, in zone del Paese scelte di volta in volta dai promotori. I numeri venivano pescati dai vecchi elenchi telefonici cartacei, quelli della linea fissa, dove la probabilità di trovare persone anziane era più alta.

Il copione era sempre lo stesso. Una voce si presentava come appartenente alle forze dell’ordine: «Buongiorno, sono il maresciallo dei carabinieri». Poi la notizia shock: un incidente stradale, il figlio o la figlia coinvolti, due pedoni investiti, uno in gravi condizioni, l’arresto imminente e il rischio di due o quattro anni di carcere. In sottofondo, come emerge da un audio diffuso dagli inquirenti, si sentono voci sovrapposte, presunti familiari che piangono e chiedono aiuto, in un crescendo studiato per mandare in panico la vittima e impedirle di contattare parenti o persone di fiducia.

Una vera e propria violenza psicologica, esercitata con rapidità e insistenza, che spesso si concludeva con la consegna di denaro, gioielli e beni di valore, poi immessi nel mercato clandestino. Un sistema spietato, costruito per colpire chi aveva meno strumenti per difendersi. Ora, per quella rete, si stringe il cerchio della giustizia.

Rapina all’Eurospin di via Arzano–Grumo: caccia ai banditi

E’ caccia ai banditi che nella tarda mattinata di oggi hanno messo a segno una rapina ai danni del supermercato Eurospin situato lungo l’asse viario Arzano–Grumo. Il colpo è avvenuto durante l’orario di pranzo, quando all’interno dell’esercizio commerciale erano presenti diversi clienti.

Secondo una prima ricostruzione, ad agire sarebbero stati tre individui, armati e con il volto travisato. I rapinatori, dopo aver fatto irruzione nel punto vendita, avrebbero puntato le armi contro i dipendenti, costringendoli ad aprire le casse e a consegnare il denaro contante.

Attimi di forte tensione e paura tra i presenti, rimasti sotto choc per l’accaduto.
Conclusa l’azione, i tre si sono dileguati rapidamente. Non si esclude che all’esterno li attendesse un complice a bordo di un’autovettura, lasciata con il motore acceso per facilitare la fuga.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Tenenza di Arzano, che hanno immediatamente avviato le indagini. Non. è stato ancora quantificato l’esatto importo del bottino.

I militari hanno acquisito le immagini del sistema di videosorveglianza interno del supermercato, oltre a quelle delle telecamere pubbliche e private presenti nella zona, nel tentativo di ricostruire l’esatta dinamica della rapina e individuare il percorso di fuga dei responsabili.

Sono state inoltre raccolte sommarie informazioni da parte di clienti e dipendenti presenti al momento del colpo. Le indagini proseguono.

 P.B.

Agropoli, sei arresti per spaccio di droga: documentate cessioni anche a minorenni

Un traffico di droga che non si fermava davanti all’età degli acquirenti e che aveva trasformato lo spaccio in un’attività quotidiana e sistematica. È questo il quadro emerso dall’operazione condotta questa mattina dai carabinieri della Compagnia di Agropoli, in provincia di Salerno, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania, su richiesta della Procura della Repubblica, che ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli arrestati avrebbero detenuto e ceduto, anche in concorso tra loro, sostanze stupefacenti del tipo hashish, marijuana e cocaina, rifornendo una platea di consumatori che includeva anche minorenni.

Le misure cautelari disposte sono differenziate e tengono conto delle singole posizioni: due persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari, due all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e due al divieto di dimora nel Comune di Agropoli. Una scelta che riflette il diverso ruolo attribuito a ciascun indagato nell’organizzazione e nella gestione dello spaccio.

Le indagini, condotte sotto il coordinamento della Procura di Vallo della Lucania, hanno documentato più episodi di cessione di droga e hanno consentito in diverse occasioni il sequestro di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. Un’attività investigativa che ha fatto emergere un mercato attivo e radicato sul territorio, capace di intercettare anche giovanissimi clienti.

L’aspetto più allarmante dell’inchiesta resta proprio la vendita di droga a minori, elemento che ha aggravato il quadro accusatorio e che riporta al centro dell’attenzione il tema della diffusione degli stupefacenti tra i giovani. Un fenomeno che, secondo gli investigatori, richiede non solo repressione ma anche una risposta più ampia sul piano sociale e preventivo.

Curve di San Siro tra affari, violenza e mafia: nelle motivazioni il sistema criminale dietro il tifo

Le curve di San Siro non erano soltanto luoghi di tifo acceso e identità calcistica, ma veri e propri centri di potere economico e criminale. È il quadro durissimo che emerge dalle motivazioni della sentenza depositate dalla giudice per l’udienza preliminare di Milano, Rossana Mongiardo, dopo il maxi blitz “Doppia Curva” del settembre 2024. Un sistema strutturato, violento e redditizio, capace di generare oltre 100mila euro all’anno solo nella Curva Sud milanista e di intrecciarsi, sul fronte interista, con una protezione di matrice mafiosa riconducibile alla ’ndrangheta.

Affari, violenza e un patto tra curve

Nelle circa trecento pagine di motivazioni viene ricostruita una realtà nella quale la Curva Sud del Milan agiva come un’organizzazione autonoma, fondata su intimidazioni e violenze, senza condividere la gestione degli affari con altri gruppi. Un controllo ferreo che garantiva incassi costanti provenienti dal bagarinaggio dei biglietti, dal merchandising e dalla gestione dei parcheggi attorno allo stadio. Dall’altra parte, la Curva Nord dell’Inter viene descritta come un contesto funzionale agli affari illeciti, protetto da un rapporto di tipo mafioso con il clan Bellocco, con l’aggravante dell’associazione mafiosa pienamente riconosciuta. In questo quadro si inserisce anche il patto di non belligeranza tra le due tifoserie, pensato per evitare conflitti e massimizzare i profitti.

Il 17 giugno scorso la giudice ha inflitto pene complessive per quasi 90 anni di carcere a 16 imputati, accogliendo integralmente l’impianto accusatorio dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Paolo Storari e Sara Ombra. Sono state riconosciute tutte le contestazioni, dall’omicidio del 2024 di Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima cosca, fino alle associazioni per delinquere che governavano gli affari delle curve.

I capi ultras, la mafia e la sudditanza dei club

Le condanne più pesanti, dieci anni ciascuno, sono state inflitte ai capi delle tifoserie organizzate: Andrea Beretta per l’Inter e Luca Lucci per il Milan. Beretta, oggi collaboratore di giustizia, è stato riconosciuto come il vertice dell’associazione aggravata dal metodo mafioso e autore dell’omicidio Bellocco, beneficiando di attenuanti per il contributo decisivo alle indagini, che hanno svelato anche il delitto di Vittorio Boiocchi nel 2022. Diverso il profilo di Lucci, descritto come figura dominante e spietata, capace di esercitare potere attraverso la violenza e i legami economici, senza però offrire elementi utili all’accertamento della verità.

Le motivazioni sottolineano infine la posizione di sudditanza in cui si sono trovate le società calcistiche, in particolare l’Inter, che avrebbe finito per agevolare gli ultras pur di garantire l’ordine allo stadio. Una dinamica che ha spinto la Procura di Milano ad avviare procedimenti di prevenzione nei confronti dei club, oggi impegnati a recidere i rapporti con le frange più estreme del tifo. Sullo sfondo resta l’allarme più grave: l’ingresso strutturato della ’ndrangheta nel mondo delle curve, trasformate in un terreno di conquista dove il calcio diventa solo una copertura per affari, intimidazioni e potere mafioso.

Trasnova, la vertenza arriva in Consiglio comunale a Pomigliano: istituzioni chiamate al confronto

La vertenza Trasnova esce dai tavoli tecnici e approda nelle sedi della politica locale. Domani il Consiglio comunale di Pomigliano d’Arco dedicherà una seduta pubblica monotematica alla crisi che coinvolge la società di logistica impegnata negli stabilimenti italiani di Stellantis e quasi trecento lavoratori che, fino a poche settimane fa, rischiavano il licenziamento a fine dicembre.

Alla discussione sono stati invitati i sindacati, la Regione Campania e la Prefettura di Napoli, in un tentativo di allargare il confronto e di dare un segnale istituzionale forte in una fase ancora fragile e interlocutoria della vertenza. Al centro del dibattito c’è il destino di 288 addetti e di un’azienda con sede a Cassino, la cui continuità è strettamente legata alle scelte del colosso automobilistico.

Un primo spiraglio si è aperto lo scorso 4 dicembre al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In quella sede Stellantis ha comunicato la disponibilità a una proroga di quattro mesi del contratto commerciale con Trasnova, una soluzione tampone che consente di scongiurare nell’immediato i licenziamenti e di garantire respiro nel breve periodo. Una boccata d’ossigeno che, però, non scioglie i nodi strutturali e rimanda il problema a inizio 2025.

Il Ministero ha ribadito l’obiettivo della massima tutela occupazionale e la volontà di proseguire il confronto con tutte le parti coinvolte, consapevole che una proroga non può diventare l’unica risposta a una crisi che riguarda il sistema della logistica e il rapporto tra grandi committenti e aziende dell’indotto. Per questo una nuova riunione al Mimit è già fissata per il 4 febbraio, data che i lavoratori guardano come a un passaggio decisivo.

Nel frattempo Pomigliano d’Arco sceglie di non restare spettatrice. Portare la vertenza in Consiglio comunale significa riconoscere che la questione Trasnova non è solo una disputa contrattuale, ma un tema che tocca il tessuto sociale e produttivo del territorio. Dietro i numeri ci sono persone, famiglie e un futuro che, al momento, resta sospeso tra proroghe temporanee e promesse di confronto.

Ancora sangue sul lavoro a Napoli: camionista trovato senza vita durante operazioni di carico

Un altro morto sul lavoro, un altro corpo trovato in un luogo che dovrebbe essere sinonimo di attività e non di fine improvvisa. È accaduto oggi, intorno alle 12, in via Gianturco 100, nella zona orientale di Napoli, dove i carabinieri della Compagnia di Poggioreale sono intervenuti dopo una segnalazione giunta al numero di emergenza 112.

All’interno di un’area adibita a cantiere e deposito container è stato rinvenuto il cadavere di un uomo. Secondo le prime informazioni, la vittima sarebbe deceduta durante le operazioni di carico di un container sul proprio camion. Una dinamica che resta tutta da chiarire e sulla quale sono ora concentrate le indagini delle forze dell’ordine, impegnate a ricostruire quanto accaduto e a verificare eventuali responsabilità.

La vittima è Giacomo Burtone, 48 anni, nato a Cercola il 21 aprile 1976. Il suo corpo giaceva nell’area operativa del cantiere. Gli accertamenti sono in corso e al momento non viene esclusa alcuna ipotesi. I carabinieri stanno raccogliendo elementi utili, ascoltando eventuali testimoni e verificando il rispetto delle norme di sicurezza.