Concluse le indagini per otto dipendenti dell’Arpac di Salerno indagati per abuso d’ufficio e falso ideologico e materiale per i controlli effettuati presso le fonderie Pisano. Sono quattro dirigenti ed altrettanti tecnici che, a luglio 2016, ricevettero l’avviso di garanzia per fatti del 2013. Nel mirino dei magistrati titolati dell’inchiesta ci sono il report conclusivo dell’ispezione ordinaria Aia del 22 luglio 2013 ed i verbali dei sopralluoghi effettuati ad ottobre e dicembre dello stesso anno: secondo le accuse i dipendenti della sede salernitana dell’agenzia regionale per la protezione ambientale sotto inchiesta, con false attestazioni avrebbero affermato circostanze contrarie al vero violando in questo modo la legge. I magistrati, nel provvedimento di conclusione delle indagini preliminari, hanno spiegato in cosa sarebbero consistite le presunte violazioni: innanzitutto, pur rilevando che la gestione dell’impianto di via dei Greci avveniva in violazione della legge e dell’autorizzazione, non avrebbero indicato le norme violate nè impartito le conseguenti prescrizioni in modo da obbligare i titolari dell’impianto ad adeguarsi alla normativa vigente. Inoltre, sempre secondo le accuse, gli indagati avrebbero omesso di rilevare reati in relazione alla gestione illecita dei rifiuti attribuendo impropriamente ad una tipologia dei rifiuti il codice Cer mentre altri – sempre nel 2013 – non erano stati smaltiti. E, ancora, non sarebbero stati rilevati che per alcuni camini c’era il superamento della portata autorizzata non procedendo ad elevare la sanzione amministrativa. Inoltre nel verbale di sopralluogo dell’ottobre 2013 (sesta visita ispettiva Aia) avrebbero attestato – per la procura falsamente – che «i camini relativamente ai fori di ispezione sono stati regolarmente adeguati alla norma mentre i tre camini non dichiarati sono stati rimossi», ma affermando circostanze contrarie al vero in quanto i tre camini non risultano eliminati, come accertato da un successivo sopralluogo effettuato nel 2015 dal dipartimento di Caserta Arpac. Altra attestazione falsa, sempre secondo le accuse, riguarderebbe la regolarità degli autocontrolli degli scarichi delle acque delle fonderie Pisano così come lo stoccaggio dei rifiuti che, per la procura salernitana, sarebbe avvenuto su aree pavimentate non perfettamente impermebilizzate in quanto danneggiate con un sistema di raccolta delle acque in tali aree che non prevede una vasca di contenimento ma un’unica rete di collettamento verso un sistema di trattamento di acque così come sarebbero malfunzionanti o inesistenti alcune cappe di aspirazione.
Inoltre la procura salernitana avrebbe evidenziato come nel 2014 e 2015 non sarebbero state effettuate le ispezioni ordinarie come previsto. L’inchiesta che riguarda gli otto dipendenti Arpac, che ora hanno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dai magistrati, è nata in seguito alle indagini su una serie di ipotesi di inquinamento (emissioni di odori molesti, fumi e polveri oltre allo scarico di acque inquinanti e gestione illecita di rifiuti pericolosi) prodotti dalla Pisano e per ultimo anche sull’illegittimità dell’autorizzazione Aia ma anche sulla violazione della normativa antincendio e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro (indagini queste che hanno prodotto il sequestro delle fonderie, poi dissequestrate in attesa di una nuova pronuncia del Riesame dopo l’annullamento del dissequestro da parte della Cassazione): in quest’ambito la procura ha voluto fare chiarezza anche sui controlli che l’Arpac di Salerno avrebbe effettuato e che – a parere del pool di magistrati che indaga – sarebbero viziati tanto è che per le ultime ispezioni fu dato mandato all’Arpac di Caserta (novembre 2015).
E in quest’ultima attività istruttoria, condotta dal direttore tecnico dell’Arpac regionale che oltre a coordinare le attività dei colleghi casertani confrontò l’esito dell’ispezione del dipartimento di Caserta con quello delle ispezioni condotte dal dipartimento di Salerno facendo riferimento agli anni 2013 e 2014, si parla di una «costante presenza dei consueti profili di criticità ambientale legati alle emissioni e all’inadeguatezza delle strutture e un approccio mai definitivamente risolutivo nelle varie sedi e fasi di controllo».
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