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LA STORICA SENTENZA

Giulio Regeni, giustizia a metà: condannati a 10 anni di carcere tre 007 egiziani, un’assoluzione

I giudici romani infliggono 10 anni di carcere a tre agenti per il sequestro, le torture e l'omicidio del ricercatore friulano. Assolto il generale Tariq Sabir. Presenti in aula i genitori e la sorella: "Un primo passo, ma la battaglia continua".
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Si è chiuso con una sentenza storica, seppur parziale, il processo celebrato davanti alla Corte d’Assise di Roma per la morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo nel febbraio del 2016. I giudici hanno inflitto 10 anni di reclusione a tre dei quattro 007 egiziani imputati, mentre hanno disposto l’assoluzione per il quarto agente, il generale dei servizi segreti Tariq Sabir.

Le condanne a 10 anni ciascuno hanno colpito i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, insieme al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Per l’accusa si tratta di un tassello fondamentale che riconosce le responsabilità dei apparati di sicurezza egiziani nella brutale fine del giovane studioso.

La tensione in aula e l’attesa dei familiari

Il verdetto è arrivato in un clima di forte emozione e tensione all’interno del tribunale di Roma. Ad assistere alla lettura della sentenza erano presenti i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, accompagnati dalla sorella Irene e dall’avvocata di famiglia Alessandra Ballerini.

Fuori dal palazzo di giustizia, l’attesa è stata scandita dalla presenza di decine di giornalisti, operatori televisivi e cittadini che in questi dieci anni non hanno mai fatto scemare l’attenzione sulla ricerca della verità e della giustizia per il ricercatore friulano.

Il ricordo di una ferita aperta

La sentenza giunge a un decennio esatto dai tragici fatti avvenuti nella capitale egiziana, segnando un passaggio cruciale in una delle vicende diplomatiche e giudiziarie più complesse e dolorose della storia recente italiana. Se da un lato il riconoscimento delle responsabilità dei tre ufficiali rappresenta un traguardo insperato per anni, dall’altro l’assoluzione del generale Sabir e la portata delle pene lasciano aperte le ferite di una famiglia e di un Paese che continuano a chiedere piena verità e giustizia.

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