Ancora una volta si sono vissuti momenti di grande tensione all’interno della Casa Circondariale Rebibbia di Roma, dove si sono verificati tra detenuti poi sfociati in aggressione ad alcuni poliziotti penitenziari. “Sono stati momenti durante i quali la situazione è stata davvero pericolosa”, denuncia il Segretario Nazionale del Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe Maurizio Somma. “La prima situazione critica si è verificata quando alcuni detenuti hanno preso di mira un altro ristretto, durante l’ora d’aria. La tensione era palpabile: forse il pretesto del furioso litigio tra i detenuti a Rebibbia è stato tra i più futili, ossia l’incapacità di convivere – seppur tra le sbarre – con persone diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria o in sgarbi avvenuti fuori dal carcere. Fatto sta che si è scatenato un violento e pericoloso litigio che ha coinvolto ancora una volta i poliziotti penitenziari, i quali, per successivamente fronteggiare la follia del detenuto che stava spaccando gli arredi nella cella, sono intervenuti con tempestività e spirito di abnegazione, anche se due poliziotti sono rimasti feriti e poi portati all’Ospedale”. Solidarietà agli Agenti feriti ed al personale di Polizia Penitenziaria di Rebibbia arriva da Donato Capece, segretario generale Sappe, che commenta: “Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso, ed i costanti e continui eventi critici che si verificano ogni giorno nelle carceri ne sono la più evidente dimostrazione. Quel che denuncia il Sappe da tempo si sta clamorosamente confermando ogni giorno: ossia che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – servono almeno 8.000 nuovi Agenti rispetto al previsto -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento”. “Pensare che la soluzione ai problemi delle carceri sia l’ipotizzata riforma penitenziaria è un bluff”, conclude. “I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni – che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante – sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie e certo non leggi che allarghino le maglie della sicurezza penitenziaria. Avere carceri meno affollate e più moderne non vuol certo dire aprire le porte delle celle”.
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