Condanne inferiori rispetto a quelle richieste dalla Procura per i quattro imputati nel processo di primo grado sul tentato omicidio di Gaetano Cusano, il giovane di 17 anni di Vitulano aggredito nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 2025 a Montesarchio. Il Tribunale di Benevento ha pronunciato le sentenze, infliggendo pene comprese tra sei e otto anni e venti giorni di reclusione.
Nel dettaglio, D’Agostino è stato condannato a otto anni e venti giorni, mentre Palermo e Masone hanno ricevuto una pena di otto anni ciascuno. Per Ianaro, che secondo quanto riferito aveva collaborato con la Procura, la condanna è stata di sei anni.
Le decisioni si discostano dalle richieste formulate dal pubblico ministero, che aveva sollecitato dieci anni di reclusione per D’Agostino, Masone e Palermo e otto anni per Ianaro. Anche la parte civile, rappresentata dall’avvocato Antonio Leone, aveva chiesto pene in linea con quelle invocate dall’accusa.
I quattro imputati sono stati assistiti rispettivamente dagli avvocati Angelo Leone e Luca Russo per D’Agostino, Vittorio Fucci e Francesco Altieri per Palermo, Camillo Cancellario e Fabio Russo per Masone, Sergio Rando e Michele Russo per Ianaro.
La vicenda giudiziaria nasce dall’aggressione avvenuta nei pressi del locale «Xuè» di Montesarchio. Secondo la ricostruzione accusatoria, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 2025, da Benevento sarebbero partite quattro automobili — un’Alfa Romeo Mito, due Fiat Panda e una Grande Punto — con a bordo un gruppo di giovani diretti verso il locale per affrontare un gruppo rivale.
Una volta arrivati, i ragazzi avrebbero aggredito due giovani. Cusano sarebbe stato colpito ripetutamente con calci e pugni e alla testa con una mazza da baseball, riportando lesioni tali da finire in coma.
La ricostruzione degli investigatori si sarebbe basata sulle immagini registrate da una telecamera, sull’analisi dei telefoni cellulari e sulle dichiarazioni raccolte da alcuni testimoni. Elementi che hanno contribuito a delineare il quadro accusatorio esaminato nel processo.
Le sentenze di primo grado segnano una tappa del procedimento, ma la vicenda potrebbe proseguire in appello: i legali dei quattro imputati stanno valutando se impugnare le condanne.



