

Omicidio Scuotto, la prima sentenza
Napoli – “Questa è la giustizia italiana, un ergastolo per non avere fatto niente”. Urla, tensione e proteste plateali dei parenti hanno lacerato l’aula della seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli. A pronunciare il verdetto al termine di un lunghissimo e complesso dibattimento è stato il presidente Maurizio Conte, che ha accolto in parte le richieste della Direzione distrettuale antimafia.
Il carcere a vita è stato inflitto a Gennaro Cirelli, ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale dell’agguato mortale. Una pena severissima che chiude il cerchio su una delle pagine più insanguinate della camorra napoletana dei primi anni Duemila.
Il vero colpo di scena della sentenza riguarda però la posizione di Antonio Muscerino, noto negli ambienti della mala con il soprannome di “‘o biondo”. Per lui, difeso con successo dagli avvocati penalisti Domenico Dello Iacono e Francesco Piccirillo, la Procura aveva invocato lo stesso identico trattamento: il doppio ergastolo.
Secondo l’impianto accusatorio coordinato dal sostituto procuratore Daniela Varone e basato sui verbali dei collaboratori di giustizia, Muscerino avrebbe fatto da complice al killer guidando lo scooter di grossa cilindrata del commando. Il castello accusatorio si è tuttavia dissolto nel corso del dibattimento: decisive le vistose incongruenze emerse nelle deposizioni dei testimoni chiave, in primis i figli della vittima, che hanno spinto i giudici a decretare l’insufficiente quadro probatorio e l’immediata assoluzione con formula piena (nonostante Muscerino resti comunque detenuto per altra causa).
Il delitto risale al maggio del 2000. Giuseppe Scuotto, all’epoca figura di primissimo piano e referente incontrastato del cartello dell’Alleanza di Secondigliano per la zona di piazza Garibaldi e del Vasto-Arenaccia, fu affiancato e crivellato di colpi in pieno giorno mentre viaggiava in sella a uno scooter lungo corso Novara.
Un’esecuzione fredda e calcolata, nata nel clima di profonda paranoia che dominava i vertici del clan, capeggiato dal boss Eduardo Contini ‘o romano. Due i motivi scatenanti secondo le indagini: da un lato, il timore viscerale della cupola che il ras potesse decidere di collaborare con la giustizia; dall’altro, la gestione autonoma e non autorizzata del traffico di stupefacenti nel quartiere, considerata un affronto intollerabile alle direttive centrali.
Rinforzato da oltre vent’anni di silenzio e mistero tipici dei cold case irrisolti, l’omicidio ha trovato una via d’uscita grazie al lavoro coordinato della Squadra mobile e della Dda. Decisivo l’incrocio tra le dichiarazioni dei pentiti, le intercettazioni di ultima generazione e l’utilizzo dei trojan. A distanza di oltre un quarto di secolo, la giustizia presenta il conto a uno dei presunti carnefici, ma lascia aperti gli interrogativi su un complice uscito indenne dalle maglie del processo.
(nella foto da sinistra il presunto killer Gennaro Cirelli, la vittima Giuseppe Scuotto e Antonio Muscerino)
Una operazione della Polizia di Stato a Chiaiano, supportata da unità cinofile, ha portato all… Leggi tutto
Napoli - Minacce aggravate dal metodo mafioso nei confronti del prete anticamorra don Maurizio Patriciello:… Leggi tutto
Napoli - Una rete clandestina creata sul web per scatenare il caos in città. La… Leggi tutto
Otto opportunità in Campania per addetti alle vendite, specialisti beauty e aspiranti responsabili di punto… Leggi tutto
Roma - Lo sport come occasione di crescita, la continuità dei percorsi oltre la scuola,… Leggi tutto
Napoli – Venti richieste di consulenza in due giorni per ingestione di idrocarburi, con cittadini… Leggi tutto