

Droga pagata con il pos
Una rete di spaccio ben organizzata, capace di coniugare i canali tradizionali della criminalità con i moderni sistemi di pagamento elettronico. È quanto scoperto dai Carabinieri del Comando provinciale di Potenza che, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lucano (guidata dal procuratore Camillo Falvo), hanno smantellato un presunto sodalizio criminale attivo tra la Val d’Agri e l’area metropolitana di Napoli .
L’operazione, eseguita con il supporto delle unità cinofile, ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari: quattro persone sono state portate in carcere, mentre tre si trovano agli arresti domiciliari con l’ausilio del braccialetto elettronico. Per un ottavo indagato, invece, il gip del Tribunale di Potenza ha disposto l’interrogatorio preventivo.
Il dettaglio più eclatante emerso dall’inchiesta riguarda le modalità di pagamento dello stupefacente. Gli acquirenti, infatti, potevano saldare le dosi di cocaina non solo in contanti, ma anche utilizzando le carte di credito o i bancomat attraverso il terminale Pos di un’attività commerciale messa stabilmente a disposizione dall’organizzazione.
Il sistema ideato per eludere i controlli era tanto semplice quanto efficace: le somme transitate attraverso il Pos venivano contabilizzate falsamente come corrispettivi relativi a beni o servizi leciti (o registrate come semplici prelievi). In questo modo, i flussi di denaro sporco generati dallo spaccio venivano abilmente mimetizzati all’interno della contabilità ordinaria di un esercizio commerciale, rendendo estremamente complessa la ricostruzione dei guadagni illeciti da parte degli investigatori.
L’inchiesta, condotta sul campo dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Viggiano insieme alle Stazioni di Viggiano e Marsico Nuovo, ha radici profonde. Le investigazioni hanno preso il via il 28 ottobre 2024, a seguito di una mirata perquisizione che permise di rinvenire circa un chilogrammo di cocaina purissima e di arrestare due persone in flagranza di reato.
Da quel momento, gli inquirenti hanno scavato a fondo tra intercettazioni (telefoniche, ambientali e telematiche), geolocalizzazioni Gps, telecamere di videosorveglianza e servizi tradizionali di osservazione e pedinamento. Un lavoro certosino che ha permesso di:
Sequestrare ingenti quantitativi di cocaina e di sostanze da taglio, come la lidocaina, oltre ad aver segnalato diversi acquirenti alla Prefettura competente in qualità di assuntori.
L’indagine resta aperta e le posizioni degli indagati – la cui responsabilità penale dovrà essere acclarata nel corso del processo – sono al vaglio dell’autorità giudiziaria.
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