

Caserta, clochard ucciso: indagato dispiaciuto ma resta in carcere per rischio fuga
Il pestaggio in piazza Sant’Anna a Caserta con la conseguente morte del clochard Guido svela il lato più oscuro della nostra società: la paura, la viltà e l’assuefazione all’orrore.
Il video è di quelli difficili da guardare, ma ancora più difficili da dimenticare. Dentro ci sono la violenza cieca, la paura, la cattiveria, la vigliaccheria e l’indifferenza. E forse la cosa che fa più male di tutte: l’abitudine cinica e rassegnata a guardare.
L’omicidio di Guido, il cinquantenne senza fissa dimora aggredito e massacrato di botte in pieno giorno in piazza Sant’Anna a Caserta — morto venerdì in ospedale dopo giorni di agonia —, ci costringe a fare i conti con un fallimento collettivo che precede e supera il gesto del singolo aggressore.
La dinamica è agghiacciante: una discussione, la furia improvvisa, i calci alla testa e al torace, il corpo rialzato per subire un ultimo, devastante pugno. Ma il dettaglio che squarcia il velo sulla nostra coscienza è un altro: la presenza di persone vicine che non sono intervenute, muovendosi solo a cose fatte, quando Guido era ormai privo di vita.
Chi lo conosceva descrive Guido come un uomo segnato da una vita difficile, un passato da cameriere e gli ultimi anni vissuti sulla strada, tra Maddaloni e la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes.
Don Antonello Giannotti: «La nostra parrocchia era diventata per lui un punto di riferimento, un luogo di sostegno. Guido ha vissuto per anni sulla strada, ma aveva trovato in noi un argine alla sua solitudine».
Un argine che, fuori da quelle mura, ha trovato il vuoto.
La morte di Guido non può essere liquidata come un dramma isolato. È il terminale di una tensione sociale denunciata da tempo da chi vive e opera sul territorio.
Francesco Marzano (Opera Sant’Anna): «Da novembre 2025 chiediamo di essere inseriti nel dispositivo “Strade Sicure”. Ci sono stati tanti episodi e denunce; la Guardia di Finanza interviene, ma non basta più. Tutti hanno paura: cittadini e volontari».
Piazza Sant’Anna non è solo una piazza difficile: è il crocevia di povertà estreme, tensioni irrisolte e insicurezza strutturale, dove la fragilità umana viene lasciata sola a implodere.
Il dibattito politico si divide tra chi legge la tragedia come la spia di un imbarbarimento antropologico e chi invoca la linea dura della sicurezza, ma il comune denominatore è lo sgomento per un’umanità che arretra.
Francesco Emilio Borrelli (Avs): Punta il dito contro «la profonda indifferenza dei presenti» e chiede di potenziare le reti di assistenza e i servizi sociali per intercettare la marginalità prima che si trasformi in tragedia.
Agostino Santillo (M5S): Parla di una società che «si sta letteralmente animalizzando» di fronte al silenzio di chi assiste inerme, invocando una reazione morale per uscire da un baratro che calpesta il concetto stesso di umanità.
Gianpiero Zinzi (Lega): Sposta l’asse sulla necessità di risposte concrete e tangibili, invocando videosorveglianza, presidi militari con “Strade Sicure” e strumenti adeguati per le forze dell’ordine contro il degrado urbano.
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