Agenti ucraini arruolavano russi per attacchi terroristici: ricercato il magnate di Telegram

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Mosca – Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, è stato inserito nella lista dei ricercati per aver facilitato attività terroristiche.

Lo rende noto il servizio di intelligence interna di Mosca (Fsb) che spiega i motivi dell’incriminazione nei confronti del magnate russo che da 12 anni ha lasciato il paese.

Durov viene accusato di non aver accettato la richiesta di rimuovere dalla sua piattaforma canali e bot “utilizzati dai servizi speciali ucraini ed organizzazioni terroristiche ed estremiste per preparare e coordinare atti di sabotaggio e terrorismo in Russia”. Il fondatore di Telegram, nella sua crociata contro i limiti alla libertà di messaggistica online si è scontrato in passato anche con le autorità di Paesi della Ue, arrivando ad essere incarcerato due anni fa in Francia.

Sotto accusa il servizio

Per quanto riguarda le nuove accise gli 007 russi fanno riferimento in particolare al servizio di incontri Leonardo Dayvinchik, attraverso il quale agenti dei servizi ucraini, fingendosi donne, avrebbero contattato giovani russi per poi spingerli ad azioni di sabotaggio o terroristiche. Dal luglio dello scorso anno, secondo l’Fsb, sono stati arrestati 46 giovani e giovanissimi in diverse regioni della Russia che, dopo avere frequentato il servizio di incontri incriminato, hanno compiuto aggressioni contro membri delle forze dell’ordine e atti di sabotaggio contro infrastrutture energetiche e dei trasporti.

L’inserimento nella lista dei ricercati e l’incriminazione ha ricevuto come risposta da parte di Durov un post sul profilo ufficiale di X nel quale compare una foto del magnate che mostra il ‘dito medio’ all’obiettivo.

Durov, nato in Russia, ha lasciato questo Paese nel 2014 e successivamente ha acquisito anche le cittadinanze francese e degli Emirati arabi uniti. In Francia era stato fermato nell’agosto del 2024 perché accusato di non avere impedito la pubblicazione di contenuti illegali sulla sua piattaforma.

Durov era stato arrestato in Francia e si era scontrato con il Governo spagnolo per l’utilizzo di Telegram

Alcuni mesi dopo, nel marzo del 2025, i magistrati francesi gli avevano dato il permesso di espatrio, e il fondatore di Telegram era tornato negli Emirati arabi uniti, dove risiede e dove ha sede la sua società. Nel febbraio scorso, il fondatore e amministratore delegato di Telegram si era scontrato con il governo spagnolo lanciando un appello agli utenti affinchè si schierassero contro le misure annunciate dall’esecutivo di Pedro Sanchez per la limitazione dell’uso delle piattaforme digitali, tra le quali il divieto di accesso alle reti sociali per gli under 16.

In Russia l’accesso a Telegram, così come a Whatsapp, è bloccato dalle autorità per il controllo delle telecomunicazioni. Ma tutte le istituzioni, compreso l’ufficio stampa del Cremlino e i ministeri, continuano a servirsi della app fondata nel 2013 da Durov per diffondere notizie, e gli utenti continuano ad accedervi grazie all’utilizzo di sistemi per aggirare il blocco, i Vpn.

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