Avemmaria al SWFF: la realtà dei nostri tempi nel debutto alla regia di Fortunato Cerlino

Dal 5 luglio la città di Vico Equense vive il fermento e la magia della settima arte con il Social World Film Festival, giunto alla sua sedicesima edizione e dedicato all’indimenticabile Claudia Cardinale, che nel 2017 rese omaggio alla manifestazione definendola “il festival più emozionante al mondo”.

Il tema di quest’anno è l’Abbraccio: una parola semplice per un concetto universale, che dialoga con la complessa realtà internazionale segnata dai conflitti. L’abbraccio diventa presenza viva nell’arte, attraversa le opere in concorso e, grazie alla partecipazione di registi provenienti da ogni parte del mondo — anche dalle zone di guerra — offre a questi territori un luogo di incontro, uno spazio simbolico in cui affrancarsi attraverso la bellezza di un cammino comune sulle strade del cinema.

Un abbraccio che, come affermato dall’ideatore della manifestazione, il Dott. Giuseppe Alessio Nuzzo, diventa un atto culturale, sociale e politico. Una risposta simbolica, un gesto che unisce ciò che la realtà tiene diviso.

In questo intreccio di prossimità che evoca cultura e vibra del ritmo scandito da ben 100 eventi in cartellone e 142 opere tra lungometraggi, cortometraggi e cinema del reale, la terza giornata si è immersa in quella speciale creatività partenopea che, dalle ferite della periferia, trae la capacità di trasformare il dolore in racconto e illumina le ombre con la speranza.

Conosce bene questa luce Fortunato Cerlino, che deposte le vesti del celebre Don Pietro Savastano dell’iconica e dirompente serie Gomorra, è arrivato al Social World Film Festival 2026 in qualità di regista del film Avemmaria, grazie al quale ha ricevuto il Premio come Migliore Opera Prima Sociale dell’anno. Un riconoscimento che segna un nuovo capitolo creativo per un uomo che ha attraversato molte vite artistiche, ha segnato un’epoca televisiva e oggi sceglie di liberare la fantasia e l’immaginazione, territori contesi del nostro tempo.

Territori interiori, luoghi colmi di possibilità, capaci di generare ciò che ancora non esiste; che risultano pericolosamente minati dall’esterno, attraversati da desideri indotti da forze che si proclamano evolutive. A questo proposito, in una popolata sala stampa, Fortunato Cerlino ha affermato: «Ci possono rapinare tutto, ma non la fantasia!», una dichiarazione che assume i tratti decisi di una sottile e pacifica dichiarazione di guerra a certe dinamiche, per dare spazio all’immaginazione come bene comune. Uno spazio in cui resistere.

In questo punto preciso prende forma il nesso tra la personale evoluzione del già consacrato artista, e il cuore tematico della manifestazione: l’Abbraccio. Cerlino ha scelto di passare dietro la macchina da presa con un’opera che parla di legami, di destino, che guarda alla possibilità di riscatto abbracciando la fragilità e la speranza come motori narrativi.

Con Avemmaria, Fortunato Cerlino ha siglato il debutto alla regia assecondando un’urgenza: quella di rendere la realtà del nostro tempo attingendo alla verità emotiva che coglie il senso profondo, che rivela le ferite ma anche il sottotesto. Qui l’immaginazione diventa strumento di conoscenza; una conoscenza che solo l’arte, con le sue forme generative e visionarie, può raggiungere.

Nella sala stampa, accanto a Cerlino, due attori non protagonisti del cast, che hanno accompagnato la sua presenza: Carmine Borrino, che con lui ha condiviso importanti percorsi a teatro, e il giovanissimo e promettente Armando Manfregola. Due interpreti che testimoniano una linea seguita dall’artista con estrema determinazione: trovare gli attori giusti, senza inseguire le logiche produttive che imporrebbero nomi di “mercato”.

Perché, per Fortunato Cerlino, la voce, il corpo come linguaggio, il ritmo e la gestualità di un interprete diventano emissari della verità del racconto prima della convenienza. «Molti produttori inseguono quel nome, quell’attore. Io invece ho messo nel film chi volevo», ha affermato. Una libertà che si paga — “se non sei mercato alto esci con 50 copie invece di 150” — ma che rappresenta la sua più grande conquista: la libertà d’azione per abbracciare la fragilità che vuole raccontare.

«Gli attori più bravi che ho conosciuto sono quelli che mi hanno offerto la loro fragilità».
In questi termini Avemmaria di Fortunato Cerlino si conferma un abbraccio narrativo, che con il festival non condivide soltanto il tema, ma si qualifica come un luogo di incontro e un gesto umano in cui l’arte incrocia la vita, la illumina e la restituisce nella sua parte più vera.

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Pubblicato da
Annamaria Cafaro

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