L’Inter è campione d’Italia il 3 maggio, con tre giornate d’anticipo. Un dominio netto, indiscutibile,ma chi si limita ad applaudire, forse, sta evitando la domanda più scomoda: che fine ha fatto il campionato?
Perché mentre a Milano si festeggia, altrove — soprattutto a Napoli — resta una sensazione difficile da ignorare.
Non è solo la vittoria dell’Inter. È il vuoto che si è creato intorno.
Gianfranco Zola torna a vestire l'azzurro, questa volta fuori dal campo. L'ex campione della Nazionale entra a far parte del Club Italia con il ruolo di coordinatore dei progetti delle attività giovanili, incarico fortemente voluto dal presidente della Figc Giovanni Malagò e dal presidente del Club Italia Claudio Ranieri. La nomina completa l'organigramma della struttura…
Un torneo che si chiude prima ancora di entrare nel suo momento decisivo non è spettacolo, è resa e questa resa ha dei nomi e delle responsabilità.
Squadre costruite per competere che si sono sgretolate, progetti mai davvero decollati, ambizioni evaporate già all’inizio della primavera.
Brutta disavventura per Igli Tare, ex dirigente di Milan e Lazio, vittima di un furto mentre rientrava in treno a Roma dopo aver partecipato ai funerali di Franco Baresi, celebrati ieri a Milano. Il colpo, però, è durato poco: la borsa è stata recuperata grazie al rapido intervento della Polizia di Stato. Secondo quanto reso…
Il risultato? Una fuga solitaria, senza ostacoli veri. E qui il discorso si fa inevitabilmente più profondo.
Perché chi segue il Napoli sa bene cosa significhi vincere uno scudetto costruendo, lottando, crescendo contro tutto e tutti.
Sa cosa vuol dire tenere vivo un campionato fino all’ultimo respiro, alimentare una passione che non si spegne a inizio maggio.
Qui, invece, siamo davanti a qualcosa di diverso: un titolo vinto sì con merito, ma dentro un contesto che ha smesso troppo presto di essere competitivo.
Dal Sud, questa storia ha un sapore particolare. Perché mentre alcune realtà combattono per ridurre il gap, altre sembrano ormai giocare un campionato a parte.
Il rischio è evidente: una Serie A sempre più sbilanciata, sempre meno imprevedibile, sempre più lontana da quella tensione che l’ha resa grande. E allora sì, onore all’Inter,ma guai a fermarsi agli applausi.
Questo scudetto, il 3 maggio, dovrebbe accendere un dibattito vero. Perché il calcio italiano non può permettersi stagioni già finite prima del tempo.
Non può vivere di monologhi.
A Napoli lo sappiamo bene: vincere è importante,ma competere lo è ancora di più.
E oggi, quella competizione, sembra drammaticamente scomparsa.
Ludovica Carrano









Inter ha vinto si,ma il campionatoche descrivete qua pare finito da mesi, le altre squedre non reggon piu,progetti non son mai decollat1 e i tifosi restano con domande senza rispste. Non voglio offendere ma la stagione sembra già chiusaa e questo fa pensare che qualcosa non funziona