

Arrestato in Germania 63enne italiano per abusi sessuali su minore a Napoli
Nella mattinata di oggi la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque persone dell’area flegrea, già note alle forze dell’ordine, gravemente indiziate, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione e rapina aggravate dalle modalità mafiose.
Il provvedimento è stato eseguito nell’ambito di un’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea. Al centro degli accertamenti c’è una vicenda che avrebbe coinvolto un imprenditore del Casertano attivo nel settore del noleggio di autovetture, ritenuto dagli investigatori vittima di pressioni e richieste di denaro da parte di un gruppo criminale ritenuto egemone, all’epoca dei fatti, nell’area di Bagnoli.
Secondo la ricostruzione investigativa, tutto sarebbe partito da un presunto tentativo di truffa. Un esponente di rilievo del gruppo avrebbe cercato di ottenere il noleggio di un’auto di valore molto elevato utilizzando documenti falsi.
Il tentativo sarebbe però stato scoperto dall’imprenditore. Da lì, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe nata una colluttazione. In seguito a quell’episodio, il gruppo avrebbe preteso una somma di denaro come sorta di “risarcimento” per l’affronto subito, riuscendo a ottenere 10.000 euro in contanti.
Le indagini avrebbero poi fatto emergere una seconda e ben più pesante richiesta economica. Alcuni degli indagati avrebbero chiesto all’imprenditore 285.000 euro, sostenendo che quella cifra dovesse coprire il danno provocato da un incidente stradale che aveva coinvolto una Lamborghini.
L’auto, secondo quanto ricostruito, era stata noleggiata dalla vittima a un cliente e sarebbe stata indicata dagli autori della richiesta come appartenente al vertice del gruppo criminale. Tuttavia, sempre secondo gli investigatori, non sarebbe emerso alcun titolo di proprietà né documentazione idonea a collegare formalmente la vettura a esponenti del sodalizio. Per questo gli inquirenti hanno qualificato la richiesta come una presunta pretesa estorsiva.
Dopo il rifiuto dell’imprenditore di versare anche questa ulteriore somma, la vicenda avrebbe avuto un’ulteriore escalation. Alcuni componenti del gruppo, secondo l’accusa, si sarebbero presentati presso l’autonoleggio di Mondragone a bordo di auto e scooter, con il volto coperto da passamontagna.
Una volta entrati nei locali dell’attività commerciale, si sarebbero impossessati di un’auto intestata alla moglie del titolare, parcheggiata nel piazzale.
Un contributo decisivo alle indagini sarebbe arrivato dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza. Le immagini registrate nell’autonoleggio e quelle acquisite lungo i tragitti percorsi dagli autori delle presunte minacce e della rapina avrebbero consentito agli investigatori di individuare i presunti responsabili.
Le misure eseguite si collocano nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dall’ordinamento, i destinatari del provvedimento possono impugnare la misura cautelare e restano persone sottoposte a indagine, da considerare presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
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