Passaporto scaduto, compagnia aerea condannata: non poteva negare l’imbarco per il volo verso Napoli

Una battaglia legale durata otto anni per tre biglietti aerei perduti, conclusasi con una sentenza che ristabilisce la gerarchia delle norme internazionali sui regolamenti interni delle compagnie aeree. Un cittadino svizzero ha ottenuto la condanna di Easyjet per un episodio risalente al 20 ottobre 2018, quando il vettore negò l’imbarco a sua figlia minorenne all’aeroporto di Lione. La destinazione era Napoli, ma per il personale di terra il passaporto della giovane, scaduto da appena 18 giorni, rendeva il viaggio impossibile.

La famiglia fu costretta a un’odissea: ritorno forzato nel centro di Lione, acquisto di biglietti dell’autobus per raggiungere la città partenopea via terra e perdita della prima notte di hotel già pagata. La compagnia low cost ha provato a difendersi citando una direttiva europea del 2004 che richiede documenti «in corso di validità» per la libera circolazione. Tuttavia, il tribunale giudiziario di Lione, con una sentenza emessa il 26 febbraio 2026, ha smontato la tesi del vettore richiamando un accordo del Consiglio d’Europa del 1957, ratificato da Italia e Francia, che prevale sulle normative successive.

Secondo i giudici, i trattati internazionali per favorire la circolazione tra i Paesi firmatari parlano chiaro: il passaporto può essere considerato valido anche se scaduto, purché da meno di cinque anni. La Corte ha applicato una giurisprudenza già consolidata dalla Cassazione nel 2020, che aveva visto Easyjet soccombere in un caso identico. Nonostante la compagnia precisi sul proprio sito che i documenti scaduti siano accettati solo per i voli interni, la giustizia francese ha ribadito che tale restrizione non può applicarsi ai voli tra Stati che hanno sottoscritto l’accordo del 1957.

Il verdetto è una vittoria totale per il passeggero svizzero. Easyjet è stata condannata a rimborsare 871,70 euro per le spese vive sostenute (biglietti persi, tasse, bus e hotel a Napoli) e a versare altri 2.000 euro per il danno morale subito dalla famiglia. A questi si aggiungono ulteriori 2.000 euro per le spese legali affrontate in quasi un decennio di carte bollate. Una sentenza che pesa come un macigno e che ricorda ai giganti dell’aria come i diritti dei passeggeri non possano essere cancellati da una policy aziendale.

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Vincenzo Scarpa

Vincenzo Scarpa, Giornalista Pubblicista per Cronache della Campania e Studente di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II. Appassionato di qualsiasi tipo di sport, ama scrivere e parlare principalmente di calcio

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