Fermata la faida nel clan Senese: 18 misure cautelari

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Una complessa operazione di polizia giudiziaria ha interrotto la scia di violenza che minacciava la stabilità della Capitale. Nelle prime ore di oggi, mercoledì 6 maggio 2026, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone. Le accuse, mosse a vario titolo dalla Direzione Distrettuale Antimafia, spaziano dall’associazione finalizzata al narcotraffico internazionale al sequestro di persona, fino al tentato omicidio.

La struttura del sodalizio e il controllo del territorio

L’indagine, avviata nel maggio 2025, ha permesso di delineare i contorni di una delle organizzazioni criminali più strutturate della città, con solidi contatti con il clan Senese. Il gruppo non si limitava alla distribuzione all’ingrosso di stupefacenti nelle piazze di spaccio romane, ma garantiva la propria egemonia attraverso il “metodo mafioso”.

Il controllo del territorio veniva esercitato con estrema fermezza, utilizzando la violenza come strumento ordinario per il recupero dei crediti e la gestione dei flussi di droga. Tra gli episodi documentati spiccano gravi azioni coercitive, tra cui il sequestro di un uomo a Sulmona per estorcere denaro al figlio e brutali aggressioni ai danni di intermediari e pusher insolventi.

Una faida sventata nel quartiere Tuscolano

Il cuore dell’attività investigativa ha riguardato il violento contrasto sorto con un gruppo rivale per la gestione delle zone di spaccio. Gli scontri erano già culminati in due tentati omicidi tra novembre e dicembre 2025, avvenuti in pieno giorno nel quartiere Tuscolano, mettendo a serio rischio l’incolumità dei passanti.

Grazie a un costante monitoraggio, i militari sono riusciti a prevenire un’ulteriore escalation di sangue: tra il 14 e il 19 aprile scorsi, sono stati infatti sventati ben cinque potenziali attentati. Per portare a termine queste azioni, i vertici dell’organizzazione avevano assoldato un professionista cileno proveniente dalla Spagna, individuato e monitorato in una base logistica a Ciampino.

Le ombre sul sistema carcerario

Un capitolo particolarmente delicato dell’inchiesta riguarda la permeabilità della casa circondariale di Roma Rebibbia. Le intercettazioni hanno documentato come i capi dell’organizzazione, pur se detenuti, riuscissero a mantenere contatti con l’esterno e a esercitare pressioni all’interno della struttura.

Secondo quanto emerso, il gruppo era in grado di condizionare l’assegnazione delle celle e di commissionare spedizioni punitive contro altri detenuti, a dimostrazione di una capacità di infiltrazione che oltrepassava le mura del carcere, rendendo necessario l’intervento risolutivo odierno per ripristinare la legalità.

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Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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