

L'avvocato Petrucci
Nuovo scontro nel procedimento giudiziario aperto a Napoli per la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 e rivelatosi poi fatale.
Nel mirino della Procura ci sono due cardiochirurghi, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, entrambi indagati per il decesso colposo in concorso e falso, ipotesi legata a presunte modifiche nella cartella clinica del piccolo paziente.
A intervenire duramente è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino, che contesta la linea difensiva dei medici nell’ambito del procedimento relativo alla richiesta di misura interdittiva avanzata dagli inquirenti.
Secondo il legale della famiglia Caliendo, le difese dei due medici starebbero tentando di far escludere dal fascicolo del giudice per le indagini preliminari una relazione redatta da Oppido il 30 dicembre scorso.
“Le difese dei cardiochirurghi – afferma Petruzzi – stanno cercando, come già avvenuto senza successo con le sommarie informazioni testimoniali, di far escludere la relazione resa da Oppido il 30 dicembre, che insieme al diario clinico firmato dalla Bergonzoni costituirebbe il falso. Questo è inaccettabile”.
Il documento contestato rappresenterebbe, secondo la tesi dell’accusa e della parte civile, uno degli elementi centrali nell’ipotesi investigativa sulle presunte irregolarità nella documentazione sanitaria.
I due cardiochirurghi sono già comparsi davanti al gip Mariano Sorrentino in un primo ciclo di interrogatori preventivi, tenutosi prima delle festività pasquali.
Un secondo appuntamento è stato fissato per l’8 maggio, sempre davanti allo stesso giudice, nell’ambito del procedimento relativo alla richiesta di interdizione avanzata dalla Procura.
L’indagine prosegue parallelamente con un incidente probatorio, passaggio ritenuto centrale per chiarire i punti controversi della vicenda clinica.
Nel suo intervento, il legale della famiglia Caliendo respinge anche la ricostruzione difensiva secondo cui la relazione contestata dovrebbe essere considerata parte di un audit interno, e quindi non utilizzabile nel processo in base alla legge Gelli-Bianco sulla responsabilità sanitaria.
“Questa relazione – sostiene Petruzzi – non fa parte degli audit, che la legge considera inutilizzabili. In sostanza le difese dei due cardiochirurghi starebbero cercando di ottenere uno scudo penale che non esiste”.
L’avvocato sottolinea inoltre un’altra presunta contraddizione: “Da un lato sostengono che la scheda della circolazione extracorporea e la cartella anestesiologica, entrambe agli atti e con gli orari degli interventi, sarebbero false senza presentare una querela di falso; dall’altro tentano di eliminare quella che riteniamo la prova del falso”.
Petruzzi conclude con parole nette sull’andamento dell’indagine.
“Una volta ho detto che era finito il tempo della speranza e iniziava quello delle responsabilità. Oggi dico che è finito il tempo delle bugie e che comincia quello della verità”.