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USA pronti ai boots on the ground in Iran: tensione altissima, l’Europa in allerta

Pubblicato da
Sebastiano Vangone

La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase delicatissima. Secondo indiscrezioni delle ultime ore, a Washington si starebbe valutando seriamente l’ipotesi di un coinvolgimento diretto con truppe di terra — i cosiddetti boots on the ground. Una prospettiva che, se confermata, segnerebbe un salto di qualità drammatico nello scenario già incandescente del Medio Oriente.

A rafforzare il clima di massima tensione sono arrivate anche le parole di Donald Trump. Il presidente americano ha dichiarato di non escludere l’invio di soldati statunitensi in Iran “se necessario”, lasciando di fatto aperta la porta a un intervento diretto.

Trump: “Ci saranno se necessari”

Intervistato dal New York Post, Trump ha adottato una linea volutamente ambigua ma significativa:

“Non dico come ogni presidente: ‘Non ci saranno uomini sul campo’. Dico ‘probabilmente non ne abbiamo bisogno’ o ‘ci saranno se sono necessari’.”

Parole che, pur senza annunciare un dispiegamento imminente, confermano che l’opzione militare sul terreno è concretamente sul tavolo.

Il presidente ha inoltre sottolineato che l’operazione militare denominata Epic Fury sarebbe “molto in anticipo sui tempi previsti”, un’affermazione che lascia intendere una pianificazione già in fase avanzata.

Europa in stato di attenzione

L’eventuale ingresso diretto degli Stati Uniti nel conflitto aprirebbe scenari imprevedibili anche per l’Europa. L’Iran, infatti, negli anni ha più volte minacciato ritorsioni contro interessi e basi americane fuori dal Medio Oriente, comprese quelle presenti sul territorio europeo.

In Italia — dove sono operative diverse installazioni militari statunitensi — l’attenzione è già alta negli ambienti della sicurezza. Il punto critico è proprio l’incertezza: non è ancora chiaro quale possa essere l’orizzonte reale di questa crisi né fino a dove Teheran sia disposta a spingersi.

Il nodo NATO e il rischio allargamento

Lo scenario più temuto dagli analisti è quello di un allargamento del conflitto. Se l’Iran dovesse colpire un Paese membro della NATO, scatterebbe il meccanismo di difesa collettiva dell’Alleanza, con il rischio di trascinare più Paesi in uno scontro diretto.

Nelle ultime ore si moltiplicano le preoccupazioni anche dopo le notizie relative a tensioni nell’area di Cipro, Paese membro dell’Unione Europea e snodo strategico nel Mediterraneo orientale. Qualsiasi attacco diretto contro territori o interessi europei verrebbe inevitabilmente interpretato come un grave salto di livello nello scontro.

Una crisi in rapidissima evoluzione

Il quadro resta estremamente fluido. Le diplomazie sono al lavoro per evitare un punto di non ritorno, ma la sensazione diffusa è che la finestra per la de-escalation si stia rapidamente restringendo.

Nelle prossime ore saranno decisive le mosse di Washington e la reazione di Teheran. L’Europa osserva con crescente apprensione, consapevole che un eventuale errore di calcolo potrebbe trasformare una crisi regionale in un conflitto molto più ampio.

Articolo in aggiornamento.

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