Far West a Corso Umberto: oltre mezzo secolo di cella per i baby killer di Emanuele Tufano

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Si chiude con una pioggia di condanne il primo capitolo giudiziario sulla morte di Emanuele Tufano, il quindicenne rimasto sull’asfalto durante una sparatoria degna di un film d’azione tra le strade di Napoli.

Il giudice del Tribunale per i Minorenni ha inflitto pene per un totale che supera il mezzo secolo di reclusione, colpendo duramente le “paranze” che quella notte trasformarono il centro in un campo di battaglia.

La condanna più severa è stata comminata a F.F., che dovrà scontare 17 anni e quattro mesi. Seguono M.V. con 15 anni e quattro mesi e G.G. a 12 anni. Per quest’ultimo, la difesa  è riuscita a ottenere il riconoscimento delle attenuanti della minore età come prevalenti sulle aggravanti, riducendo la richiesta iniziale di oltre 16 anni.

Lo scontro tra paranze: Sanità contro Mercato

L’inchiesta ha cristallizzato una dinamica agghiacciante. Da una parte il gruppo della Sanità, legato alla galassia dei Sequino, dall’altra i ragazzi di Piazza Mercato, guidati da Gennaro De Martino.

Sul fronte di quest’ultimo gruppo, le condanne sono state meno pesanti ma comunque significative: 8 anni per A.F., e 7 anni e quattro mesi ciascuno per G.M. e A.P.. Nel collegio difensivo sono stati impegnati anche i legali Sergio Lino Morra e Valerio Esposito.

La ricostruzione: L’incursione finita nel sangue

Tutto ha inizio con una “stesa” o un’incursione armata. I ragazzi della Sanità decidono di invadere il territorio nemico. Ma il gruppo del Mercato non si fa trovare impreparato. Ne nasce un conflitto a fuoco incrociato: decine di bossoli bagnano il selciato nei pressi di Corso Umberto.

Emanuele Tufano, appena 15 anni, viene centrato dai proiettili e muore sul colpo. È l’inizio di una spirale di violenza che gli inquirenti hanno faticosamente ricostruito attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche.

Il blitz e l’ombra del “Tradimento”

L’omicidio Tufano non è rimasto un episodio isolato. Secondo le carte dell’inchiesta, quella morte ha generato una violenta rappresaglia interna. Le indagini hanno collegato il delitto Tufano a quello di Emanuele Durante, sospettato di essere il “traditore” che aveva fornito informazioni o attirato i compagni della Sanità in trappola.

Il culmine delle indagini è arrivato lo scorso maggio con un blitz interforze che ha portato all’esecuzione di sedici ordinanze di custodia cautelare. Le intercettazioni raccolte durante i mesi di sorveglianza hanno svelato un sottomondo di messaggi in codice sui social e conversazioni spregiudicate, dove la vita umana veniva pesata meno del controllo di un vicolo o di una piazza di spaccio.

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