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Libia, ucciso in un agguato Saif al-Islam Gheddafi. Si spegne l’erede del colonnello.

Il figlio più noto del rais, una volta visto come il volto riformista del regime e poi ricercato dalla Corte Penale Internazionale, è stato colpito nel giardino di casa da un commando. Conferme da fonti vicine alla famiglia e dal suo avvocato. Il Paese nel caos dopo nuove violenze tra milizie.
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Saif al-Islam Gheddafi, figlio del defunto leader libico Muammar Gheddafi, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nel primo pomeriggio di martedì nella sua abitazione a Zintan, nella Libia occidentale.

L’attacco è stato portato da un commando di quattro uomini che, dopo averlo ferito gravemente nel giardino della residenza, sarebbe fuggito rapidamente. La notizia, riportata inizialmente dal canale satellitare Al Arabiya citando una fonte vicina alla famiglia, è stata confermata a AFP dal suo avvocato francese, Marcel Ceccaldi.

Il volto divisivo della Libia post-2011

Laureato alla London School of Economics e un tempo considerato il possibile successore riformista del padre, Saif al-Islam (48 anni) ha ricoperto un ruolo centrale e controverso nella storia recente della Libia. Dopo la caduta del regime nel 2011, la sua figura è rimasta estremamente influente e divisiva.

Ricercato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini contro l’umanità per la repressione delle proteste, era riemerso sulla scena politica annunciando la propria candidatura alle presidenziali del 2021, poi rinviate.

Scontri armati e scontri di potere

L’omicidio non è un episodio isolato, ma sembra legato a un nuovo picco di tensione nell’area. Secondo le fonti, l’agguato sarebbe stato seguito da diverse ore di duri scontri armati tra milizie locali e formazioni fedeli all’ex regime, divampati nella zona desertica di al-Hamada e nei pressi di Zintan.

L’avvocato Ceccaldi ha riferito di aver appreso, già da una decina di giorni, da un collaboratore di Saif al-Islam, che esistevano problemi circa la sua sicurezza.

Le reazioni: dal cordoglio alle ombre del passato

Immediata la reazione di chi lo ha sostenuto fino all’ultimo. Mohammed Abdulmuttalib al-Huni, suo ex consigliere, ha scritto su Facebook: “La mano del tradimento ha colpito e ha assassinato un uomo che amava la Libia e sognava la sua prosperità e rinascita”. La sua morte, tuttavia, chiude anche un capitolo giudiziario internazionale irrisolto, lasciando la Libia in un vuoto di potere sempre più pericoloso, dove le armi delle milizie continuano a fare la legge.

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Fonte REDAZIONE
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