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Anche San Giuseppe Vesuviano piange Alessandro Ambrosio: il "capotreno gentiluomo" ucciso senza un perché

Il 34enne, figlio di un ferroviere e talentuoso musicista, era originario della cittadina vesuviana dove vivono molti familiari. Fermato a Desenzano del Garda il presunto killer: un 36 croato in stato confusionale.
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San Giuseppe Vesuviano – Una ferita profonda che unisce l’Emilia alla Campania. La comunità di San Giuseppe Vesuviano si è svegliata nel dolore alla notizia della morte di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni ucciso due sere fa con una coltellata all’addome nel piazzale ovest della stazione di Bologna.

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Sebbene Alessandro vivesse da tempo ad Anzola dell’Emilia, le sue radici erano saldamente ancorate nel Napoletano, dove risiedono ancora numerosi parenti della famiglia Ambrosio.

L’arresto del presunto killer

La svolta nelle indagini è arrivata nella serata di ieri a Desenzano del Garda, nel Bresciano. Gli agenti della Polizia di Stato hanno bloccato Marin Jelenic, 36enne di nazionalità croata, ritenuto l’autore dell’omicidio.

L’uomo, rintracciato attorno alle 21:00 dopo una breve fuga che lo aveva portato a passare una notte in un dormitorio a Milano, è apparso in evidente stato confusionale. "So di essere ricercato, ma non so esattamente per cosa" sarebbero state le sue prime, spiazzanti parole davanti agli inquirenti. Resta ancora un mistero il movente di un gesto apparso, finora, di una violenza gratuita e inspiegabile.

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Chi era Alessandro: la musica, i numeri e la divisa

Alessandro Ambrosio non era solo un ferroviere stimato. Laureato in Statistica, aveva scelto di seguire le orme del padre Luigi, prendendone il posto sui binari dopo la pensione di quest’ultimo. Ma la sua vera anima risiedeva nelle note della sua chitarra. Conosciuto come un musicista talentuoso, Alessandro era un pilastro del Circolo culturale anzolese, con cui si esibiva regolarmente.

"Era un ragazzo di un'educazione fuori dal comune, ironico e goliardico", ricordano con strazio gli amici del Circolo. "Ambro era uno di noi. È impossibile accettare che una vita vissuta con tale gentilezza possa spegnersi così".

Il dolore della famiglia

Sul pianerottolo di casa, il padre Luigi Ambrosio fatica a trattenere le lacrime mentre ricorda quel figlio che era diventato il suo orgoglio. "Era benvoluto da tutti, amava lo sport e la musica", ha raccontato l'uomo, ancora sotto choc. Per il killer non ha parole d'odio, ma solo una domanda che esige risposta: "Voglio solo sapere perché l'ha fatto. L'ha colpito alle spalle".

Mentre Bologna e San Giuseppe Vesuviano si stringono attorno alla famiglia, le indagini proseguono per ricostruire gli ultimi istanti di vita di un giovane che tutti descrivono con un’unica parola: gentile.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE

Commenti (3)

Siamo inermi indifesi rispetto a certi folli che covando odio verso chi li accoglie e magari li sostiene anche economicamente. É incredibile non controllare questi pazzi che circolano liberamente.

E’ triste che succedono cose cosi brutte, specialmente a una persona che sembrava tanto gentile e amato. Speriamo che la giustizia faccia il suo corso e che la famiglia di Alessandro possa trovare un po’ di pace in questo momento difficile.

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