Napoli – La Circumvesuviana si conferma, per il decimo anno consecutivo, la peggiore ferrovia italiana. A certificarlo è il rapporto Pendolaria 2025, pubblicato ieri da Legambiente, che dipinge un quadro desolante della situazione: 12 mesi di disagi, guasti continui, cancellazioni improvvise e una drammatica fuga di passeggeri.
Secondo i dati, sono oltre 13 milioni i viaggiatori persi nell’ultimo decennio, segnale di una crisi di fiducia nei confronti di Eav, la società pubblica che gestisce il trasporto ferroviario nell’area metropolitana di Napoli.
La denuncia di Legambiente è netta: le promesse di rinnovamento – treni nuovi, maggiore frequenza e videosorveglianza – si scontrano con una realtà fatta di incendi, deragliamenti e silenzi. Il programma di consegna dei 57 nuovi treni, annunciato come soluzione per sostituire quelli ormai vecchi di 30 anni, procede a rilento, lasciando la rete sempre più vulnerabile e inadeguata.
I problemi si sono acuti di recente, con una lunga interruzione della tratta Napoli-Poggiomarino che ha ulteriormente penalizzato migliaia di pendolari. Massimo Aversa, segretario della Cisl Trasporti, ha rivolto un appello al presidente Fico: «Il report di Legambiente sancisce la chiusura di un altro anno nero per la Circumvesuviana.
Ritardi, disservizi e rischi per la sicurezza sono ormai all’ordine del giorno. Servono investimenti immediati su mezzi, tecnologia e personale, altrimenti il dossier del 2026 sarà solo l’ennesima conferma di un fallimento per Eav e per la Circumvesuviana».
Anche i dati regionali confermano il trend negativo: nel 2024 i viaggiatori sui treni regionali campani sono stati 255.535 al giorno, contro i 261.193 del 2019 e i 422.000 del 2009. «Non basta pensare a nuove infrastrutture – commenta Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania – se poi manca un’offerta di treni adeguata».
Non è solo la Circumvesuviana a pagare il prezzo di una gestione inefficiente: entra tra le peggiori d’Italia anche la tratta Salerno-Avellino-Benevento, definita da Pendolaria «un caso emblematico di ritardi, promesse e occasioni mancate». Il quadro generale è chiaro: la Campania chiede risposte concrete e tempi certi per invertire la rotta di un trasporto pubblico sempre più in crisi.
Fonte REDAZIONE






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