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La Fondazione Vassallo scrive al Viminale: dubbi e critiche sul flash mob per Cagnazzo

A Salerno si è svolto un flash mob a sostegno di Fabio Cagnazzo, accusato di concorso in omicidio legato all'assassinio di Angelo Vassallo.
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SALERNO – Un flash mob in difesa di Fabio Cagnazzo, imputato per concorso in omicidio con metodo mafioso nell’inchiesta sull’uccisione del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ha acceso un caso istituzionale. L’iniziativa si è svolta il 14 novembre davanti al Tribunale di Salerno, con la partecipazione – secondo quanto riferisce la Fondazione Vassallo – di persone che sono o sono state carabinieri.

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Un’immagine ritenuta “singolare e inquietante” dalla Fondazione, che questa mattina ha scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo e al Prefetto di Salerno Francesco Esposito, chiedendo spiegazioni e ricordando che lo stesso Ministero dell’Interno, insieme alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Giustizia, è costituito parte civile nel processo che vede Cagnazzo sotto accusa.

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Il testo della lettera pone interrogativi di ordine istituzionale e simbolico: uomini dello Stato che manifestano per un alto ufficiale imputato in un procedimento per omicidio premeditato, proprio davanti al luogo dove si celebra il processo. La Fondazione richiama anche la tradizione dell’Areopago, il tribunale “sacro” degli antichi greci per gli omicidi volontari, per sottolineare il peso morale del contesto.

Sul caso Vassallo, a quindici anni dall’assassinio del sindaco pescatore, l’ente guidato dalla famiglia continua a denunciare comportamenti ritenuti inopportuni o ostativi, ricordando le querele subite nel corso degli anni. “È spiacevole vedere uomini dello Stato continuare a seminare spine”, scrive la Fondazione, chiedendo chiarezza sull’eventuale autorizzazione del flash mob e ribadendo che “lo Stato è scalzo”, quindi vulnerabile, quando non sa proteggere i suoi simboli.


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