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Camorra, condanne per oltre 140 anni di carcere per il clan Amato-Pagano

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Napoli– Colpo finale al clan Amato-Pagano, la potente costola criminale egemone a Melito, nell’hinterland nord di Napoli.

La Corte di Cassazione ha confermato la raffica di condanne inflitte in appello a gennaio 2024, per un totale di oltre 140 anni di carcere, rendendo definitive le pene per 21 dei 24 imputati coinvolti in un’inchiesta su traffico di droga e racket a tappeto.

Tre imputati, però, come anticipa Il Roma in edicola, vedono uno spiraglio: per Domenico Di Girolamo, Maria De Luca e Giuseppe Sinistro, la Suprema Corte ha annullato le condanne, rinviando il caso a una nuova sezione della Corte d’Appello.

L’inchiesta: un clan schiacciato

Il blitz del 2021 aveva smantellato la rete criminale capeggiata da Marco Liguori, consacrato come boss del clan Amato-Pagano. L’indagine, condotta con meticolosità dalla Procura di Napoli, aveva svelato un sistema di estorsione innovativo e tradizionale, con l’imposizione di tre rate annuali e l’obbligo per circa 500 vittime – tra esercenti e imprenditori – di acquistare gadget natalizi.

Al centro delle attività illecite anche il traffico di droga, che alimentava le casse del clan. Tra i nomi di spicco spicca Antonio Papa, ex presidente dell’associazione commercianti Aicast, accusato di essere un punto di riferimento per i rapporti con le vittime di estorsione. Sorprendente il suo appello alle forze dell’ordine nel marzo 2020, durante la pandemia, per proteggere i negozianti dai furti, mentre partecipava alle attività criminali del clan.

La sentenza della Cassazione

La maggior parte degli imputati ha scelto di non ricorrere in Cassazione, accettando le condanne dell’appello

. Per coloro che hanno presentato ricorso – Giuseppe Liccardo, Domenico De Mase, Raffaele De Pancis, Massimiliano Aricò, Vincenzo Maglione, Antonio Papa e Michele Riso – la Suprema Corte ha rigettato le istanze, rendendo definitive le pene. Un colpo di scena, invece, per Domenico Di Girolamo e Maria De Luca, difesi dall’avvocato Luigi Poziello, e Giuseppe Sinistro, assistito dal penalista Celestino Gentile, per i quali la Cassazione ha disposto l’annullamento delle condanne, aprendo la strada a un nuovo giudizio in appello.

Un sistema criminale smantellato

L’inchiesta ha messo in luce la pervasività del clan, che operava con summit organizzati nella sede dell’Aicast e incontri con le vittime del racket. Le indagini hanno rivelato un’organizzazione strutturata, capace di imporre il proprio controllo sul territorio attraverso minacce e un’efficiente rete di spaccio.

La sentenza definitiva rappresenta un duro colpo per il clan Amato-Pagano, ma la vicenda di Di Girolamo, De Luca e Sinistro tiene ancora aperto un capitolo giudiziario.

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Elenco delle condanne definitive

Antonio Papa: 13 anni e 4 mesi

Andrea Severino: 12 anni e 8 mesi

Marco Liguori: 7 anni e 8 mesi

Raffaele De Pancis: 7 anni e 7 mesi

Gianni Maisto: 8 anni e 4 mesi

Giuseppe Pellecchia: 8 anni e 4 mesi

Salvatore Chiariello: 7 anni e 4 mesi

Antonio Miliardi: 7 anni e 4 mesi

Raffaele Tortora: 7 anni

Sebastiano Aruta: 6 anni e 8 mesi

Domenico De Mase: 6 anni e 8 mesi

Fortunato Murolo: 6 anni e 8 mesi

Nicola Schiavone: 6 anni

Claudio Cristiano: 5 anni e 8 mesi

Salvatore Roselli (pentito): 5 anni e 4 mesi

Michele Riso: 4 anni e 8 mesi

Luciano De Luca: 4 anni e 5 mesi

Giuseppe Liccardo: 4 anni e 5 mesi

Vincenzo Maglione: 4 anni e 5 mesi

Rosario Balido: 3 anni e 4 mesi

Massimiliano Aricò: 2 anni e 8 mesi

Condanne annullate (con rinvio in appello):

Giuseppe Sinistro (9 anni e 4 mesi in appello)

Maria De Luca (8 anni in appello)

Domenico Di Girolamo (6 anni in appello)

 

(da sinistra 4 dei condannati: Antonio Papa, Marco Liguori, Claudio Cristiano e il pentito Salvatore Roselli)

RIPRODUZIONE RISERVATA Articolo pubblicato il 14 Giugno 2025 - 10:33 - Giuseppe Del Gaudio

Commenti (1)

La sentenza ha portato a un risultato importante per la giustizia, ma rimane da vedere come si sviluppera la situazione per i tre imputati con condanne annullate. La criminalità non scompare facilmente e richiede attenzione.

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