

L’indagine sulla truffa delle false certificazioni mediche a Napoli ha preso il via a seguito di una segnalazione dell’ASL Napoli 1, scaturita da un esposto anonimo. A confermarlo è stato il procuratore aggiunto Sergio Amato, coordinatore della Sezione reati contro la pubblica amministrazione, durante una conferenza stampa presso la Procura di Napoli.
L’inchiesta ha portato a 96 indagati e all’esecuzione di 70 misure cautelari, di cui 67 tra custodia in carcere e arresti domiciliari. L’operazione ha visto l’impiego di carabinieri provenienti dai reparti NAS di tutta Italia, con il supporto del Comando Provinciale di Napoli.
Le indagini, condotte dai carabinieri del NAS, hanno fatto emergere un sistema illecito che coinvolgeva la falsificazione di atti e certificazioni pubbliche da parte di alcuni medici legali, oltre a episodi di corruzione e violazioni nel settore delle imprese funebri. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il meccanismo fraudolento grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali.
In un video diffuso dai NAS, si osservano scambi di denaro e documenti tra i titolari delle imprese funebri e i medici, con i primi che consegnavano ai secondi certificati già firmati. “Le imprese funebri si presentavano dal medico con la documentazione già pronta – ha spiegato il procuratore Amato – mentre il medico attestava di aver effettuato la visita domiciliare senza esservi mai recato e senza nemmeno prelevare campioni di DNA”.
L’inchiesta ha svelato un sistema consolidato di irregolarità che, secondo gli investigatori, potrebbe avere ramificazioni ancora più estese.
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