Napoli. “Le mafie sono come un’azienda: hanno bisogno di pubblicità. Su Tik tok si fanno vedere ricchi e potenti. Quando si vede un cantante su un pick-up con un mitra di finto oro con la maglia narcos e vediamo sotto quanti like ci sono e qualcuno lo invita a fare una lezione mi preoccupo e non posso stare zitto perchè il silenzio è complicità
Quando autorizzo che da una mia opera venga tratto un film e per un’ora c’è solo violenza, qual è il messaggio?”. Come suo costume il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, non usa mezze parole intervenendo alla presentazione del rapporto ‘Le mafie nel cyberspace’, realizzato dalla fondazione Magna Grecia.
Il suo messaggio è evidentemente diretto ancora una volta al noto rapper napoletano Geolier e a chi lo ha invitato il mese scorso a parlare con gli studenti della’Università Federico II di Napoli ma anche alla fiction Gomorra.
“Le organizzazioni criminali considerano ormai il ‘vecchio’ pizzo come qualcosa di superato”. Ha detto ancora il Procuratore Gratteri. E poi ha raccontato di aver scoperto a Napoli che la “camorra aveva creato una banca online che riciclava miliardi di dollari, con seimila clienti in Lombardia e nel Lazio e con sedi anche in Lituania e Lettonia. Il riciclaggio ammontava a più di tre miliardi e mezzo di euro, di cui solo due sono stati sequestrati”.
L’Italia è indietro nella lotta al crimine online
”La cosa che ci ha sorpreso è che nelle banche sequestrate abbiamo scovato tecnologie che la nostra Polizia giudiziaria nemmeno si sogna. Purtroppo nelle azioni di contrasto alle mafie, l’Italia è rimasta indietro rispetto a Paesi come Germania, Olanda e Belgio che ora devono aiutarci. Nelle forze dell’ordine mancano del tutto giovani ingegneri in grado di dare quella spinta di cui il nostro sistema ha bisogno. Stiamo perdendo troppo tempo e tanto campo”.
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